BANDO DEL PROGETTO PER L’ANTOLOGIA DI RACCONTI “DAL PROFONDO”

Curatori: Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal

Quando nasce un romanzo, nasce un mondo, che dispiace lasciar andare con la lettura dell’ultima pagina.

Come autori di “Psicosfera”, ci siamo chiesti come questo libro potesse continuare a vivere e rinnovarsi.

La nostra scommessa è creare un’antologia di racconti che si rifacciano al mondo di “Psicosfera”, ma non scritti da noi stessi, quanto dai lettori del romanzo.

I Curatori dell’antologia sono Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani.

L’Editore non è ancora stato deciso e sarà scelto dai Curatori, a loro insindacabile giudizio, tra quelli che si dichiareranno interessati al progetto.

INVIO RACCONTI

Ogni Autore potrà inviare uno o più racconti inediti e da lui scritti, ispirati al romanzo “Psicosfera” (Tabula Fati, 2022), scrivendo a entrambi gli indirizzi: menzin@virgilio.it e mensolino@tiscalit.it e specificando nell’oggetto dell’email “DAL PROFONDO – titolo del racconto”, sostituendo alle parole “titolo del racconto” il nome dato al proprio elaborato.

SCADENZA

La scadenza per partecipare è il 30 Maggio 2023.

Gli Autori dei testi selezionati per la pubblicazione saranno avvertiti entro il 30 giugno 2023.

CARATTERISTICHE DEI RACCONTI

Ogni racconto dovrà:

  • avere una lunghezza compresa tra i 5.000 e i 15.000 caratteri;
  • essere scritto secondo le Regole Editoriali riportate di seguito;
  • ogni Autore potrà presentare anche più racconti, ma per un massimo di 30.000 caratteri;
  • riportare in allegato la Scheda di Adesione di seguito qui riportata.

SUGGERIMENTI PER LA SCRITTURA

Si invita a leggere “Psicosfera” per trarne ispirazione. Come supporto si suggeriscono alcuni temi presenti nel romanzo, per esempio:

  1. Sogni, visioni, apparizioni di santi, angeli e dei nel nostro passato sono tutti frutto del potere ESP di creature magmatiche che vivono nelle profondità della Terra e che guidano da sempre l’umanità e l’evoluzione di tutte le specie di superficie alla ricerca di quella più adatta a portare il loro pensiero tra le stelle.
  2. Sulla Terra c’è una comunità di telepati, la “Comunanza”, tra loro mentalmente connessi.
  3. Le creature magmatiche con poteri telepatici appartengono a specie tra loro diverse ma non sono parte del regno animale, né di quello vegetale, bensì di quello minerale. L’insieme di tutte queste creature è detto Popolo di Gaia. Tra loro sono in lotta per favorire una specie di superficie o un’altra e usarla per raggiungere le stelle. La cosiddetta Koinonia favorisce l’uomo. Sono loro ad avere creato la Psicosfera, in cui hanno teletrasportato alcuni astronauti per prepararli al viaggio verso Trappist-1.
  4. La Psicosfera è uno spazio chiuso all’interno della Terra, in continua evoluzione, per adattarsi alle esigenze degli esseri umani che vi sono rinchiusi, difenderli dalle forze magmatiche avverse e prepararli al viaggio verso le stelle.
  5. L’energia onirica ha generato la Psicosfera, ciò e coloro che contiene e potrà trasportarla verso le stelle.

I racconti possono, alternativamente e a titolo di esempio:

  • parlare di apparizioni, visioni o sogni guidati dagli esseri dell’abisso, anche ambientati nel passato o nel futuro, di telepati o persone capaci di teletrasportarsi;
  • essere sequel (seguendo o meno il suggerimento dell’epilogo di “Psicosfera”; ambientati sulla Terra come su Trappist-1), prequel  o spin-off del romanzo o storie comunque ambientate prima, durante o dopo dell’epoca del romanzo (ambientato nell’estate del 2036); possono svolgersi nella Psicosfera; sulla superficie terrestre o nello spazio;
  • approfondire alcuni dei suoi personaggi, narrandone la vita prima o dopo o durante gli eventi narrati in “Psicosfera”;
  • parlare delle creature magmatiche;
  • essere qualunque altra storia scelta dall’Autore che i Curatori dell’antologia reputeranno in qualche modo connessa con quanto narrato in “Psicosfera”.

Ove possibile i Curatori daranno supporto agli Autori pere rendere le loro storie il più possibili coerenti con il mondo di “Psicosfera”.

Insomma, massima libertà creativa. Vogliamo che dal romanzo possano nascere nuove idee, nuovi personaggi, nuovi mondi, nuove sensazioni.

Le opere che si richiameranno in modo più stretto a “Psicosfera” saranno privilegiate in fase di selezione.

Per sapere di più su “Psicosfera” consultare la pagina web: https://sites.google.com/site/carlomenzinger/home/psicosfera?authuser=0  e, in particolare le sezioni:

Trama

Spirito

Ambientazione

Personaggi

L’acquisto di una copia del romanzo è consigliata ma non obbligatoria. Chi lo acquistasse è invitato a mandare agli autori (scrivendo a menzin@virgilio.it e mensolino@tiscalit.it o postandola sui social) una propria foto con il libro, ma anche questo non è obbligatorio.

REGOLE EDITORIALI

  • File in formato .DOC o .DOCX (il formato .pdf non è ammesso);
  • Carattere Times New Roman corpo 12;
  • Interlinea 1.5;
  • Dialoghi tra i caporali «…»;
  • Pensieri e parole straniere in corsivo
  • Titoli tra le virgolette “…” (es. “La Divina Commedia”);
  • Frasi riferite all’interno di un dialogo, utilizzare le virgolette “…” (es. «Mi disse: “Troviamoci in Piazza della Signoria”»)
  • Punteggiatura fuori da virgolette o caporali;
  • Testo giustificato, senza spazi automatici fra i paragrafi e i rientri;
  • Rispetto delle regole grammaticali e ortografiche.


LIBERATORIA

Inviando il racconto, l’Autore autorizza i Curatori a concedere in licenza all’Editore il diritto esclusivo di pubblicare il proprio racconto nel Volume antologico relativo al presente progetto “Dal profondo” (il titolo dell’opera sarà definito in seguito).

L’esclusiva dell’Editore sarà limitata alla pubblicazione dei racconti all’interno dell’antologia, sia in formato cartaceo che in formato digitale, sia in Italia che all’estero.

I Curatori dell’antologia, a proprio insindacabile giudizio, selezioneranno i migliori racconti e li invieranno all’Editore, il quale potrà accettare o procedere a ulteriore scrematura prima della pubblicazione.

Nel caso non si raggiunga un idoneo numero di testi ritenuti validi non si procederà alla pubblicazione.

Puoi trovare il Bando anche qui.

MENZINGER IN OFFERTA SPECIALE

In tempi di pandemia non riusciamo più a incontrarci, fare presentazioni e partecipare a fiere e altri eventi, ma i nostri libri sono sempre lì che aspettano di trovare nuovi lettori.

Vorrei allora proporvene alcuni a prezzi speciali, sperando vi vada di leggerli o magari, visto che Natale si avvicina, di regalarli.

Sono libri che potete ordinare sui siti on-line, ai soliti prezzi, oppure ve li posso spedire io con piego-libro e, se volete, una dedica speciale.

Ecco i libri che vi propongo:

SPARTA OVUNQUE: sette racconti scritti da sette autori e ambientati nell’universo divergente della mia saga ucronica “VIA DA SPARTA”.

APOCALISSI FIORENTINE: una raccolta di racconti distopici che sembrano scritti apposta per questi giorni, sulle fragilità del mondo viste come fossero di una città. C’è persino un virus letale da debellare!

VIA DA SPARTA: romanzo ucronico che immagina le avventure di una schiava ilota in fuga in un mondo contemporaneo in cui la storia ha mutato corso facendoci vivere sotto il ferreo controllo dell’Impero di Sparta.

La saga comprende tre volumi: 

IL SOGNO DEL RAGNO

IL REGNO DEL RAGNO 

LA FIGLIA DEL RAGNO.

IL NARRATORE DI RIFREDI: alla scoperta del quartiere fiorentino di Rifredi e di uno dei suoi autori Massimo Acciai Baggiani, attraverso interviste, recensioni, racconti e poesie.

E veniamo alle offerte (comprese le spese di spedizione):

SPARTA OVUNQUE: € 10,00

APOCALISSI FIORENTINE: € 10,00

VIA DA SPARTA (un volume a scelta tra IL SOGNO DEL RAGNO, IL REGNO DEL RAGNO e LA FIGLIA DEL RAGNO): € 9,00

IL NARRATORE DI RIFREDI: € 5,00

LA BAMBINA DEI SOGNI: € 9,00

Questi sono già prezzi scontati, ma se comprerete più di un volume, voglio scontarli ancora:

2 volumi € 18

3 volumi: € 25

4 volumi: € 30

5 volumi: € 36

Per chi ordina almeno 3 volumi, in regalo IL NARRATORE DI RIFREDI.

Per me sono prezzi sotto-costo, come invito alla lettura. Spero che vorrete, poi, farmi sapere che cosa ne pensate con un commento o una recensione in rete.

Si può pagare con bonifico, paypal o ricarica telefonica (quest’ultimo sistema solo per alcuni importi).

Sono anche disponibile a fare scambi con libri scritti da voi e posso valutare di regalarvene una copia se mi promettete una recensione (sincera) su uno spazio con un po’ di visibilità.

Contattatemi qui o su facebook.

LA RIVOLUZIONE SOVIETICA DEI ROBOT

Come non leggere “RUR Rossum’s Universal Robots”, il testo teatrale ceco di Karel Capek (Malé Svatoňovice, 9 gennaio 1890 – Praga, 26 dicembre 1938) che, nel 1920, introduce il termine “robot”, si pone come una delle prime opere di fantascienza e come riferimento per un’ampissima letteratura successiva?

Questo caposaldo della letteratura europea risente del clima politico a ridosso della rivoluzione russa. I robot immaginati sono forse più vicini al mostro di Frankestein ideato da Mary Shelley che alle macchine antropomorfe di Isaac Asimov, poiché sono esseri organici, in tutto simili a noi (e identici tra loro sebbene alcuni di aspetto maschile e altri femminile). Oggi li diremmo piuttosto androidi, ma il termine robot (“lavoratore” in ceco) nasce proprio da qui.

Dapprima si vede in queste creature il modo per affrancare l’umanità dal lavoro. Giustamente i personaggi immaginano che con lo sviluppo di tali automi ogni cosa costerà meno e non sarà più necessario lavorare. Purtroppo, il mondo moderno non sembra voler seguire questa semplice logica e ad avvantaggiarsi dell’automazione non sono le masse ma solo pochi.

Il dramma teatrale assume presto toni di distopia in quanto i robot, cui uno dei personaggi dona la capacità di provare emozioni, si ribellano all’uomo (ormai divenuto sterile e demotivato), che considerano una creatura inferiore, sterminandolo. Rimasti soli i robot, però, non conoscendo la “formula” per creare altri come loro e non potendo riprodursi sessualmente scoprono di essere anch’essi destinati all’estinzione. La “natura” si mostra però forte e tra due di loro scoccherà la scintilla dell’amore e, pare, la possibilità di procreare, dando così vita a una nuova umanità di “lavoratori artificiali” ma liberi.

Da notare che quando i robot danno vita a una loro “rivoluzione dei lavoratori” gli umani pensano che l’essere loro tutti uguali li rende più forti e che quindi dovrebbero da quel momento in poi creare “robot nazionali” e non più “universali”, ognuno con diversi colori della pelle, lingue, nazionalità, costruiti per odiarsi tra loro, in modo da non insidiare l’umanità. Ma non ci sarà il tempo per mettere in atto un simile piano.

Siamo insomma più dalle parti delle prime distopie che non della fantascienza classica di venti o

Karel Capek (Malé Svatoňovice, 9 gennaio 1890 – Praga, 26 dicembre 1938)

trent’anni dopo.

Viene da pensare soprattutto alla rivoluzione socialista de “Il tallone di ferro” (1908) di London o alla critica del conformismo sovietico di “Noi” (1921) di Zamjatin.

L’idea di un’umanità sterile la ritroveremo, invece, in tempi più recenti in “Gli eredi della Terra” (1976) di Kate Wilhelm.

Inutile e complesso, invece, elencare le innumerevoli opere in cui ritroviamo esseri robotici.

IL SIGNORE DEI LUPI

L’ucronia è sia un modo per studiare la storia immaginandone sviluppi alternativi, sia un’occasione per raccontarli sotto forma di romanzo o racconto. Le divergenze storiche connesse al nazismo e al fascismo sono quelle più sfruttate dagli autori di ucronia. Basti pensare ai celeberrimi “La svastica sul sole” di Dick e “Fatherland” di Harris. Talora l’ucronia si mescola con la fantascienza e allora Turtledove nel ciclo “Invasione” fa interrompere la Seconda Guerra Mondiale da un’invasione aliena o Norman Spinrad immagina un Adolf Hitler divenuto scrittore di fantascienza in “Il Signore della Svastica”.

Altri esempi sono “Il complotto contro l’America” di Roth, “Il processo numero 13” di Pierfrancesco Prosperi, i film “Iron Sky” di Vorensola e “Bastardi senza gloria” di Tarantino, per finire con il mio racconto “Il pittore di Branau” (“Ucronie per il terzo millennio”, Liberodiscrivere 2007) in cui immagino che Hitler non sia bocciato alla scuola d’arte e prosegua le sue attività artistiche rinunciando alla politica.

Divergenze storiche del fascismo sono state scritte da Stocco (“Nero italiano”), Brizzi (“L’inattesa piega degli eventi”), Pierfrancesco Prosperi (“Il 9 maggio”), Davide Tarò (“Corazzata Spaziale Mussolini”), Michele Rocchetta (“Extrema Ratio” e “L’ombra del Duce”).

Che cosa potrebbe aggiungere allora “Wolf” (2016 – sottotitolo “La ragazza che sfidò il destino”) di Ryan Graudin a una simile produzione?

Aggiunge. Questa autrice del South Carolina, immaginando una Germania che ha invaso la Gran Bretagna e sconfitto la Russia con l’aiuto dei Giapponesi, vede Hitler ancora vivo nel 1956 e a capo di un Terzo Reich che domina l’Europa e non solo, costruisce sopra un’avventura vivace e appassionate. Anche in questo caso non mancano elementi fantascientifici, in quanto si immagina che i genetisti nazisti siano riusciti a creare dei mutanti in grado di assumere i connotati di altre persone. Il frutto di un simile esperimento è la piccola protagonista Yael che nel 1944 scappa da un campo di concentramento grazie a tale potere e viene poi reclutata dalla Resistenza per assassinare il Führer. Assume infatti l’aspetto di Adele Wolfe, ragazza che l’anno prima ha vinto la grande corsa motociclistica tra Berlino e Tokyo, sperando così, vincendo di nuovo, di avvicinare Hitler e assassinarlo.

La storia dunque non è semplice ucronia, ma, con tinte fantascientifiche, si snoda come romanzo di crescita adolescenziale e come romanzo ludico-sportivo con toni che mi hanno fatto pensare a “La lunga marcia” di King, a “Maze Runner” di Dashner, a “Hunger Games” di Collins, a “Player One” di Cline, a “Il gioco di Ender” di Scott Card o  a “L’unico sesso” di Linda Lercari.

Insomma, un’ucronia con la leggerezza di una letale corsa in moto tra ragazzi, che sanno essere più spietati degli adulti, come già insegnava “Il Signore delle mosche” di Golding.

Ryan Graudin

LA NOIOSA TELECINESI SISMICA DEGLI OROGENI

Quando un libro che avrebbe alcuni elementi per appassionarmi mi annoia e fatico a seguirlo e a ricordarmi di che cosa parla mi viene da chiedermi se sia colpa mia, se mi trovo per caso in un momento in cui la mia attenzione è bassa. Eppure ho letto “La quinta stagione” di N. K. Jemisin subito dopo aver riletto per l’ennesima volta il sempre sorprendente “Alice nel Paese delle Meraviglie” e un romanzo che mi ha appassionato oltremodo come “Nella quarta dimensione” di Cixin Liu, mentre ora ne sto leggendo un altro non meno avvincente (“Wolf” di Ryan Graudin). Penso allora che il difetto sia nel volume, nonostante abbia vinto ben tre Premi Hugo e avviato una saga. “La quinta stagione” mi è parso scritto da un principiante, con cambi di tempo e di punto di vista di cui non ho ben compreso il senso. Ho apprezzato lo sforzo di creare neologismi e inventare un mondo “sismico” con esseri come gli orogeni con uno straordinario potere telecinetico che consente loro di agire sulle faglie sismiche e sulle rocce. Mi è parso un po’ vago, abusato, poco definita e forse banale la suddivisione in classi dei personaggi (orogeni, custodi, elite, innovatrici, granelli, mangiapietra, immoti). Ho trovato alcune parti descrittive inutili e contrarie al più elementare “show don’t tell”. Mi è parsa troppo vaga la descrizione della fede in Padre Terra. E dire che ho appena pubblicato un romanzo (“Psicosfera”) che ha proprio al suo centro la telecinesi e la struttura della Terra, dovrei essere quindi particolarmente sensibile al genere!

Insomma, un romanzo che non mi ha preso. Fantascienza o fantasy? Forse più vicino al fantasy per questo suo creare classi di individui e per i poteri quasi magici degli orogeni, di cui non mi pare si tenti alcuna classificazione scientifica.

Non penserei di leggere i successivi.

Nora Keita Jemisin (Iowa City19 settembre 1972

CREDERE NELL’MPOSSIBILE RENDE FELICI

Ho già letto vare volte “Le avventure di Alice nel Paese delle Meraviglie” (“Alice’s Adventures in Wonderland”), comunemente abbreviato in “Alice nel Paese delle Meraviglie” (“Alice in Wonderland”) (1865) di Lewis Carroll, visto innumerevoli volte (soprattutto quando mia figlia era piccola) il film della Disney del 1951, e, più di recente “Alice in Wonderland” di Tim Burton del 2010.

Torno a leggere questo volume, in un edizione che comprende anche “Attraverso lo specchio”, in quanto ho appena scritto un racconto per l’antologia che Nicoletta Manetti sta curando per il Gruppo Scrittori Firenze sulle figure femminili in letteratura e mi faceva piacere controllare la coerenza con quanto da me scritto.

Considero questo geniale piccolo romanzo una delle opere fondamentali della letteratura, non certo un semplice libro per l’infanzia. Noto, anzi, che le sue ambientazioni, persino nella versione disneyana, suscitano nei bambini più piccoli una certa inquietudine.

È, infatti, un’opera che parla di follie, allucinazioni, non-sense, rovesciamenti dei rigidi usi dell’Inghilterra vittoriana. Un libro, insomma, per molti aspetti rivoluzionario e “sconvolgente”.

Lewis Carroll, pseudonimo di Charles Lutwidge Dodgson (Daresbury27 gennaio 1832 – Guildford14 gennaio 1898)

Tutto appare stravolto nel mondo alla rovescia di Alice, dove animali, oggetti e piante parlano, il cibo è qualcosa di pericoloso, che può farti crescere o rimpicciolire, in cui una dispotica Regina di Cuori e una Duchessa con arie da massaia non vogliono far altro che tagliare teste. Un mondo, insomma, piuttosto spaventoso, se non fosse così assurdo da risultare spesso comico, come è certo nelle intenzioni dell’autore, Charles Lutwidge Dodgson, che scrive sotto lo pseudonimo di Lewis Carroll.

Mondo in cui, chissà se è voluto, dominano solo tre colori, assai netti e vividi, quelli della bandiera inglese: rosso, bianco e blu, mentre gli altri, a parte il verde, sembrano scomparsi.

Giochi di parole e non-sense ci conducono attraverso un percorso di follia che

però è anche di crescita, di iniziazione, di formazione: Alice, bambina di sette anni e mezzo, si ritrova da sola a dover affrontare questo universo inquietante e riesce a trovare dentro di sé la forza e il coraggio per farlo. Riesce a comprendere come il reale sia illusorio e tutto è possibile, che i gatti possono svanire nell’aria lasciando solo un ghigno, che si può crescere mangiando un fungo, che può affrontare da sola una regina bizzosa e il suo esercito di carte da gioco, che può ignorare la saccenza professorale del bruco blu come le regole della tavola del Cappellaio Matto o della cucina piena di pepe della Duchessa, che le filastrocche possono dire quel che vogliono, che le parole possono significare ciò che desideriamo, che nello specchio tutto è rovesciato, anche il tempo. Tutto ha una sua logica, anche l’impossibile. Anzi, la mattina a colazione occorre credere a sei cose impossibili per essere felici.

UNA MAESTOSA E COMPLESSA TRILOGIA

Superati gli anni della cosiddetta fantascienza classica, due erano per me le saghe più affascinanti per complessità, originalità e fantasia creativa: il ciclo della “Torre Nera” (1982-2012) di Stephen King e “I Canti di Hyperion” (1989-1997) di Dan Simmons. Ora che ho completato la lettura del terzo volume della saga di Liu Cixin, penso che a questi cicli si possa più che degnamente accostare la trilogia dei “Tre corpi”, composta daIl problema dei tre corpi” (2017), “La materia del cosmo” (2108) e “Nella quarta dimensione” (2018), tre romanzi autoconclusivi pur strettamente collegati tra loro e in logica successione cronologica. Poiché ogni volume pare concludere la storia, non escluderei che il ciclo possa continuare.

Questi tre romanzi contengono al loro interno talmente tante idee che se ne sarebbero potute trarne decine di romanzi. Sono al contempo un ritorno alla fantascienza classica, in quanto pongono di nuovo speculazioni scientifiche al loro centro, ma anche innovativi per i temi trattati e il diverso approccio.

Liu Cixin (Yangquan, 1963) gioca soprattutto con la fisica, come si può capire dai titoli, in una girandola di trovate che si succedono senza posa l’una dopo l’altra.

Se nel primo volume è centrale il complesso sviluppo di una civiltà su un mondo con tre soli (Alpha Centauri), con enormi e imprevedibili variazioni climatiche, nel secondo mi pare abbia un particolare peso il concetto che non abbiamo mai incontrato alieni perché ogni civiltà teme le altre e se ne sta nascosta: appena si fa scoprire viene distrutta.

Il terzo romanzo “Nella quarta dimensione” ci parla di universi a quattro, due e dieci dimensioni e alla possibilità di passare dall’uno all’altro e di usare queste trasformazioni dimensionali come armi micidiali.

Dire che i tre romanzi parlano di questo, però sarebbe fare loro un grosso torto, perché sono molto di più.

Se i riferimenti storici de “Il problema dei tre corpi” sono ben più recenti, “Nella quarta dimensione” comincia a Costantinopoli nel 1453, durante la caduta dell’Impero Bizantino, con Costantino XI Paleologo, una Maga e una coppa d’oro.

La scena si sposta però ben presto nel futuro, esplorando secoli sempre più distanti.

Si riprende, infatti, presto là dove ci aveva lasciato “La materia del cosmo”, con i tentativi dell’umanità di

Liu Cixin

difendersi dall’aggressione dei trisolariani con il potere affidato agli Asceti Impenetrabili e con la repressione dei tentativi di “Escapismo” (abbandonare la Terra). Troviamo quindi un’umanità il cui sviluppo scientifico e tecnologico è vincolato e bloccato dal potere trisolariano, che impedisce loro di sviluppare viaggi spaziali con strumenti migliori dei primitivi razzi chimici. Gli umani sono controllati dai trisolariani mediante i sofoni (intelligenze artificiali subatomiche create mediante il dispiegamento di un protone multidimensionale su due dimensioni e il suo successivo “rimpacchettamento”) che conoscono ogni loro iniziativa e dunque i terrestri non possono sfruttare alcun effetto sorpresa per combatterli.

Il primo tentativo degli umani per contrastare i trisolariani, la cui tecnologia pare molto superiore, è un’ingegnosa sonda che usa la propulsione di varie bombe nucleari fatte deflagrare lungo il suo percorso. Ne raccoglie l’energia con un’immensa vela solare. Suo scopo è portare un cervello umano (un uomo intero peserebbe troppo) su Alpha Centauri per creare una trappola ai Trisolariani. Umani e trisolariani, infatti, pur essendo in guerra tra loro, non si sono mai incontrati “fisicamente”. Il tentativo apre la porta per interessanti considerazioni su crioconservazione e viaggi spaziali, per i quali l’autore offre sviluppi innovativi.

Il cervello che sarà spedito nello spazio è quello di Tianming, che avevamo già conosciuto per aver regalato una stella alla protagonista Cheng Xin. Stella che avrà un suo ruolo nel romanzo.

Questo progetto, detto “Risalita” sarà solo il primo dei fallimenti dell’umanità in questo romanzo e andrà ad aggiungersi ai precedenti della saga. Un’ idea che caratterizza questo romanzo è quella di futuro regressivo, proprio il contrario dell’ottimismo utopistico della fantascienza classica. Non solo l’intera trilogia è un progressivo decadere attraverso apocalissi successive sempre più gravi, ma Liu Cixin sembra volerci dire che prende questo suo pessimismo cosmico dalla Storia, in cui le dinastie cinesi sono andate decadendo nel loro succedersi. Una visione della Storia che definirei Postmoderna ma quanto mai attuale e quanto mai in sintonia con mie opere come “Apocalissi fiorentine” e l’ancora inedito “Quel che resta di Firenze”.

Ecco poi il fallimento della nave “L’età del Bronzo” fuggita nello spazio profondo, il cui equipaggio sopravvive grazie al cannibalismo e i cui superstiti sono condannati per questo al loro ritorno.

Ecco poi un’era di decadenza, in cui l’umanità diviene effemminata, difendendosi dalla guerra grazie alla minaccia della Deterrenza (una sorta di Guerra Fredda che i recenti eventi fanno sembrare non più così remota), restando in stallo, in quanto minacciano di rivelare l’uno l’esistenza dell’altro mondo ad altre razze: si è ormai appreso che appena un mondo mostra di essere abitato da esseri intelligenti è distrutto da qualche altra civiltà, che teme di subire analoga sorte. La protagonista Cheng Xin, che attraversa le ere grazie alla crioconservazione nota come non ci siano più uomini veri. Non è la sola a farsi ibernare. La insegue attraverso il tempo, per ucciderla, Thomas Wade. Fallisce e Cheng Xin diviene Tiranno della Spada, colei cioè che può decidere la distruzione della Terra, per non farla cadere in mani aliene. Decide di non esercitare il suo potere condannando l’umanità a un’ancora peggiore decadenza. L’umanità riceve dai trisolariani moltissime nuove conoscenze scientifiche, ma molte si rivelano un inganno e portano i terrestri a seguire studi senza uscita. In cambio i trisolariani ricevono il modello sociale, le arti e la cultura del nostro mondo. Sarà l’accesso a bolle quadridimensionali a permettere all’umanità di sconfiggere i trisolariani le cui armi principali, le “gocce” si avvalgono di analoghi principi “dimensionali”. Il pericolo però ora viene da altri nemici alieni, che distruggono Trsisolaris, la cui posizione è stata rivelata dalla Terra. Essendo il nostro mondo molto vicino è solo questione di tempo prima che altri alieni ci scoprano e distruggano.

Occorre trovare un modo per dimostrare alla galassia che i terrestri sono inoffensivi. Tra le trovate più sorprendenti c’è il tentativo di ridurre la velocità della luce per renderci invisibili.

Ricompare Tianming, cui i trisolariani hanno ridato un corpo, che rivela a Cheng Xin come difendersi mediante tre fiabe in cui cela quanto ha appreso dai trisolariani, che, sebbene, il loro mondo sia stato distrutto mantengono il controllo sulla Terra mediante i sofoni. Va detto che anche queste fiabe, di fatto un’unica storia, hanno la loro autonoma capacità narrativa.

Parte un piano per nascondere grandi astronavi dietro i giganti gassosi del Sistema Solare, in modo da proteggerle dalla deflagrazione quando gli alieni disintegreranno il Sole. Peccato che l’arma usata contro la Terra non sarà la stessa che ha distrutto Alpha Centauri, cogliendo di sorpresa i terrestri. Si torna, infatti, a parlare di universi a più dimensioni e della possibilità di trasformare uno a tre dimensioni in uno a quattro o due dimensioni. Questo si rivela essere un’arma più potente di quelle sinora note.

Mentre il Sistema Solare si appiattisce in due dimensioni, si cerca un modo per preservare almeno la memoria dell’umanità. Ecco poi popoli alieni che cercano di far annichilire l’universo per tornare a un nuovo Big Bang e ricreare uno spazio multidimensionale.

Ecco la protagonista che sopravvive in una sorta cubo (Universo 647) che segue strane regole dimensionali, dal quale può tornare sul mondo della stella che gli ha donato il suo amico Tiamming.

In un modo o nell’altro, dunque Cheng Xin attraversa tutte le ere inventata Liu Cixin: Era Comune (fino alla scoperta della civiltà trisolariana), Era della Crisi, Era della Deterrenza, Era Post Deterrenza, Era della Trasmissione, Era del Bunker, Era Galattica.

Le basi “scientifiche” di questo volume sono dunque soprattutto legate ai concetti di universi con diversi numeri di dimensioni, ma non mancano altre trovate come la sonda che viaggia con esplosioni nucleari o le comunicazioni mediante onde gravitazionali. Una delle prime riflessioni che questo romanzo induce a fare è su come la Vita influisca sulla morfologia e la geologia dei pianeti.

Il tema degli universi con diverse dimensioni fa pensare a “Flatlandia” (1884) di Edwin Abbott Abbott ma anche a “Le cosmicomiche” (1963) e “Ti con zero” (1967) di Italo Calvino o al più recente “Stormachine” (2018) di Franci Conforti.

Quello che rende dunque affascinante questa trilogia non è solo la ricchezza e varietà di situazioni descritte, ma anche l’intelligenza e abbondanza di riflessioni su tematiche scientifiche, che aprono nuovi orizzonti narrativi per la fantascienza.

APOCALISSI E SUGGESTIONI FIORENTINE

La mia antologia di racconti “Apocalissi fiorentine” mi sta dando delle buone soddisfazioni. Con questo libro ho voluto raccontare momenti di crisi della storia della città, passati e futuri, per mostrare la fragilità del nostro mondo applicata a un contesto urbano. Spero si possa, comunque, considerare anche un libro divertente e piacevole. Lo arricchiscono le immagini realizzate dagli studenti della facoltà di architettura di Firenze.

Tra tutti quelli editi in Italia nel 2019, il racconto “Collasso domotico”, presente in questo volume, è stato scelto per l’antologia “Mondi paralleli” (Delos Digital) curata da Carmine Treanni e che riunisce, come recita il sottotitolo “Il meglio della fantascienza italiana indipendente 2019”. “Apocalissi fiorentine” è entrata in finale per il Premio Vegetti 2021 e l’antologia “Mondi Paralleli” ha vinto addirittura il Premio Italia!

E ora sta per uscire un intero saggio (autrice Chiara Sardelli, editore Solfanelli) dedicato a questi racconti: “Suggestioni fiorentine nella narrativa di Carlo Menzinger”!

Dopo che Massimo Acciai Baggiani mi aveva dedicato il volume “Il sognatore divergente” (Porto Seguro Editore, 2018), che analizza la mia produzione letteraria fino al 2018, sono stato dunque ora onorato da questo secondo saggio sulle mie opere.

Vorrei dunque ringraziare Chiara Sardelli e Massimo Acciai Baggiani per questo grande impegno, Carmine Treanni per aver selezionato il racconto, le giurie dei Premi Vegetti e Italia per il loro apprezzamento, i tre editori per aver pubblicato e sostenuto queste opere.

LA NASCITA DI PSICOSFERA

Di rado, per me, scrivere un libro è cosa veloce. Innanzitutto, perché scrivere non è il mio mestiere e viene dopo molte altre cose. Troppo poco è il tempo che posso dedicargli.

Sta finalmente per uscire “Psicosfera”, il romanzo scritto a quattro mani con Massimo Acciai Baggiani. Ne iniziai il cammino con una certa ritrosia, quando Massimo me lo propose. Ho sempre troppe cose in mente da voler scrivere, per avviare altri progetti, ma pensavo sarebbe stato semplice e rapido. Avevo conosciuto Massimo il 28/09/2017 (alla presentazione de “Il sogno del ragno” presso l’Hotel Excelsior) e me lo propose, credo verso aprile 2018. Sono dunque trascorsi 4 anni tra il mio coinvolgimento e la pubblicazione.

Massimo mi presentò una bozza di romanzo scritto da lui nel 2016, da completare assieme. Lo aveva chiamato “Il tenebroso ignoto cuore” e parlava di una Terra cava all’interno, di telepati e teletrasporto. Ne discutemmo un po’ e immaginai di lavorarci qualche mese. Massimo, che conosce molto bene tutta la mia produzione avendo persino scritto la mia biografia letteraria “Il sognatore divergente”, avrebbe voluto inserirci il mio Jacopo Flammer, un personaggio dei romanzi della saga che lo vede protagonista, che, tra le altre cose, ha doti telepatiche, ma non mi convinse. Dovendo prendere qualche mio personaggio (questa era la sua idea), preferii attingere a “La bambina dei sogni” e ne rubammo la piccola Elena Dati, che diventò Yelena Adamov, e Oberon, che mantenne il nome. I due personaggi conservano alcune delle caratteristiche del mio romanzo, ma sono diventati altro.

Massimo aveva immaginato una Terra completamente vuota all’interno e aveva in mente soprattutto “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne. Ci si chiese chi potesse popolare questo mondo. Pensando a Jacopo Flammer avrebbe anche avuto senso immaginare dei dinosauri evoluti, come gli intelliraptor della mia saga. Pensammo anche un mondo sotterraneo popolato di vampiri, magari riprendendo qualche personaggio da “Il Settimo Plenilunio”, che avevo scritto con Simonetta Bumbi. Un pianeta cavo mi pareva però troppo irrealistico. È nata così l’idea delle creature magmatiche. Da tempo pensavo che la fantascienza mostra poca fantasia nel generare alieni. Troppo antropomorfi e comunque troppo spesso sono animali. In alcuni racconti ne ho immaginati di vegetali. In un racconto, “Le pietre di Marte” (pubblicato su Dimensione Cosmica nel 2020, ma scritto vari anni prima), avevo immaginato degli alieni “di pietra”. Sviluppammo l’idea abbinandola al concetto di telepatia.

Due grandi romanzi ci hanno ispirato in particolar modo: “Solaris” di Lem e “2001 Odissea nello spazio” di Clarke. Dal primo abbiamo preso l’idea di un pianeta capace di creare persone dai sogni degli astronauti, dal secondo l’idea di un’evoluzione eterodiretta. A parte ciò “Psicosfera” ha ben poco dei due romanzi, a parte alcune citazioni-omaggio ma questi sono due elementi importanti.

Il romanzo è cresciuto soprattutto attorno ai personaggi inventati da Massimo Acciai, i cosmonauti russi, l’astronauta marziano, il ragazzo italiano capace di teletrasportarsi, la madre telepate del cosmonauta e la ragazza che l’aiuta. Rispetto alla bozza originale è cambiata però sia l’ambientazione che la trama, che l’intera impostazione dell’opera.

Abbiamo fatto leggere il romanzo a mia sorella Silvia che ci diede i primi suggerimenti, poi a un lettore esperto che ci fece una scheda di commento in base alla quale cambiammo molte cose. Lo presentammo quindi alla casa editrice Tabula Fati che ci affidò all’editor Silva Ganzitto che prima ci diede dei consigli generali sulla cui base rivedemmo ogni cosa. Le consegnammo quindi questa nuova versione del romanzo e lei entrò nei dettagli a correggere e modificare. Ci pareva di aver finalmente concluso. Il romanzo scorreva e aveva un senso, ma l’editor ci suggerì di passarlo a dei Beta-reader. Lo lessero quindi Sergio Calamandrei e Chiara Sardelli. Io credo che non esista un modo perfetto e unico per scrivere un romanzo, perché ogni “lettore critico” ha sempre qualcosa da suggerire. Accogliemmo i loro consigli, quanto mai sensati, stravolgendo ancora una volta l’impianto. L’editor non si aspettava un lavoro simile e rimase perplessa, avviando così un’ulteriore revisione! Ogni volta avevamo in mano un romanzo che era sempre lo stesso eppure diverso dal precedente! Migliorava? Credo di sì. Credo sia migliorato ogni volta anche se la prima versione che demmo in lettura penso che avrebbe potuto comunque funzionare. L’attuale “Psicosfera” è dunque un romanzo perfetto? Mi piacerebbe poter dire di sì, ma ovviamente non sarebbe vero. Chiunque potrebbe ancora darci consigli differenti per riscriverlo. È questa un’esperienza che feci già, molto più estesa, con “La bambina dei sogni”, che sottoposi alla lettura di una cinquantina di lettori prima di pubblicarlo: ognuno diede dei consigli diversi. Alcuni li misi in pratica. Lo pubblicai poi in self-publishing, continuando a sollecitare critiche e correzioni dai lettori. Ne ricevevo e continuavo a cambiarlo. Facendone decine di edizioni successive. Questo è uno dei vantaggi del self-publishing. Un editore mi avrebbe mandato al diavolo molto presto!

Del resto quasi tutti i miei romanzo sono stati oggetto di radicali riscritture, anche senza l’apporto di lettori esterni. Penso per esempio a “Il Colombo divergente”, scritto da diversi punti di vista e con diversi tempi.

Che cos’è diventato alla fine “Psicosfera”?

Un romanzo di fantascienza ESP che innova il concetto di alieni, che fornisce una spiegazione, fantasiosa, a divinità, apparizioni, visioni, sogni ma anche dà un senso all’evoluzione e alla propagazione della vita. È anche un romanzo che utilizza in modo diverso i poteri psionici ben noti a tanta letteratura. È una storia che non manca di lanciare il suo allarme per la devastazione del pianeta su cui viviamo, ma che nel denunciare i danni della perdita di biodiversità, desertificazione, inquinamento, sovrappopolazione e altro, lascia uno spazio all’ottimismo, seppur su basi del tutto fantasiose.

È anche una bella avventura, ricca di colpi di scena e sorprese che spero vi potrà avvincere e trascinare in una lettura che spero non sia fine a se stessa e possa lasciare qualcosa, un’occasione per una riflessione su chi siamo e dove stiamo andando.

Il volume sarà presentato il 20 e 21 maggio 2022 al Salone del Libro di Torino.

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal- Psicosfera – Tabula Fati, 2022

LA MAGIA EVOLUTIVA DELLE “PATOLOGIE” MENTALI

Quanto c’è da imparare sulla mente umana! Ancora oggi appare come una macchina biologica complessa e misteriosa. Quanti possono essere i modi in cui il pensiero può essere organizzato e quanti i modi per definire una mente “intelligente”.

Avevo già letto, anni fa, l’affascinante testo di neurologia di Oliver Sacks (Londra, 9 luglio 1933 – New York, 30 agosto 2015) “L’uomo che scambiò sua moglie per un cappello” che mi aveva fornito tante suggestioni. Leggo ora dello stesso autore il non meno stimolante “Un antropologo su Marte”.

Come nell’altro volume, anche qui sono raccontati, con grande capacità comunicativa, alcuni casi umani molto concreti, con tanto di nome del paziente esaminato, quasi dei veri racconti, non meno interessanti di storie inventate, tanto sono singolari e diverse dal nostro vissuto quotidiano.

Il Dottor Sacks, infatti, crede che i pazienti vadano conosciuti nella loro vita di tutti i giorni e quindi non si limita mai a vederli a studio o in ambulatorio ma vive e viaggia persino con loro.

Ecco il caso del pittore che, a seguito di un incidente, è affetto da acromatopsia e riesce a percepire le lunghezze d’onda ma non i colori. Vede ora il mondo come sfumature di grigio e non riesce più a godersi neppure la musica, che percepiva in modo cromatico. In realtà questa patologia porta a non vedere neppure il grigio. Noi, abituati alla distinzione tra foto e TV in bianco e nero e a colori possiamo immaginare in tal modo la loro visione, ma questa è pura assenza di colore, grigio compreso. Parlare di grigio è qui come parlare di tenebra per un cieco o di silenzio per un sordo.

Alcune alterazioni della vista presentano vantaggi evolutivi. Per esempio, gli effetti da daltonismo, durante la Seconda Guerra Mondiale erano usati sui bombardieri per la loro capacità di distinguere i dettagli.

Ecco l’Hare Krishna che per un tumore al cervello subisce una lesione al lobo frontale, si inebetisce e viene considerato un “beato” dai suoi compagni. Perde la memoria recente e ricorda solo gli anni ’60 e vive come se non fossero mai finiti. Ha perso la percezione temporale, percui non riesce a immaginare che persone viste anni prima possano essere le stesse che vede ora. Per lui guardare la televisione significava ascoltarla. Non guarda lo schermo e non riesce a concepire di farlo.

Assai interessante anche la Sindrome di Tourette, che oltre ai vari tic, comporta spesso forme di ossessione. Questo tipo di malati nel medioevo veniva considerati posseduti, perché non avevano il controllo dei propri corpi e delle proprie azioni, come se qualcuno li manovrasse dall’interno.

Anche questa è una “malattia” che potrebbe considerarsi un percorso evolutivo alternativo. Alcuni tourettici, per esempio, sono molto veloci a sparare. Mi vengono in mente certi western in cui il pistolero, oltre che velocissimo con la sua arma, era ossessionato dal non dare le spalle a nessuno, per esempio sedendo in un saloon, tipica ossessione tourettiana. I pistoleri sono allora un po’ tourettici?

Oliver Sacks

Ecco il caso della persona che operata riacquista la vista ma non riesce subito a capire che cosa vede perché la sua mente non associa le forme alle cose. Vede colori indistinti e solo quando il chirurgo gli parla comprende che quello che ha davanti è un viso. Talora le persone che riacquistano la vista continuano a comportarsi come se fossero ancora cieche e faticano a riconoscere gli oggetti, che prima riconoscevano toccando. La differenza nella percezione tra un cieco e un vedente è che per il primo è temporale e per il secondo spaziale. Il cieco misura gli spazi con il tempo necessario a percorrerli.

Noi, che non siamo affetti da alcuna patologia, percepiamo il mondo per effetto della combinazione di quanto percepiamo con tutti i sensi. Immagino quanto potrebbe essere sconvolgente acquisire all’improvviso un nuovo senso, soprattutto se non lo abbiamo mai neanche immaginato.

Ecco Franco, il pittore italo-americano, che ossessionato dalla perdita del paese natale Pontito in Toscana, continua a vederlo in tutte le angolazioni e tutti i dettagli e lo riproduce in centinaia di quadri. Arriva a confondere il passato con il presente e a vedere il suo paese come sovrapposto alla realtà che sta vivendo, in reminiscenze epilettiche. Joyce e Proust appaiono analogamente ossessionati dal passato e dai luoghi dell’infanzia. Nasce la considerazione che non esiste la memoria, ma solo l’atto del ricordare, diverso per ciascuno. In una mente “sana”, ricordare è sempre un ricostruire il passato, mai una riproduzione. Sono patologiche le forme di memoria “perfette”, tipo “registrazione”.

Altrettanto interessante è la patologia del paziente che non riesce a percepire i movimenti e vede le cose e le persone attorno a sé come in fotogrammi staccati, sorprendendosi, per esempio, dell’apparizione improvvisa di una persona in una stanza, anche se questa, ovviamente c’è entrata poco per volta. Sono dovute a questa patologia alcune visioni e apparizioni?

Interessante poi quanto riportato in una nota:

9) Nel 1877, Gladstone, in un saggio intitolato On the Colour Sense of Homer, parla dell’uso omerico di espressioni come “il mare colore del vino”. Si trattava solo di una convenzione poetica, oppure Omero, e con lui i Greci, vedevano il mare in modo diverso da noi?” Omero si riferiva a un mare al tramonto o davvero la percezione dei colori può essersi evoluta in pochi secoli?

Che dire poi delle persone vissute sempre nella giungla, incapaci di percepire le distanze di oggetti lontani, come montagne, quando portati in spazi aperti o del bambino che chiede alla mamma di darle dei pupazzetti confondendo per tali delle persone in cima a un palazzo distante o a quello che vedendo uno scarabeo su una finestra lo immagina come enorme nel prato lontano.

Errori di percezione che possono aver generato tante leggende del passato.

Esamina quindi alcuni casi di bambini savant o enfant prodige affetti dalla “sindrome dell’idiota sapiente”. Persone, non solo bambini, dalle grandi abilità ma con forti deficit emotivi. Ecco il piccolo autistico Tom capace di riprodurre ogni brano musicale senza aver studiato musica. Ne esegue persino uno con una mano, uno con l’altra e un terzo a voce. Ecco i “calcolatori umani” capaci di elaborazioni matematiche complesse ma senza essere consapevoli del metodo di calcolo usato. Ecco Steven, bambino con sindrome di Asperger, capace di dipingere con grandissimo dettaglio cose viste per pochi attimi.

Sorprendente è come i savant riescano a svolgere queste loro complesse attività senza prestarvi particolare attenzione, facendo cioè in contemporanea altre cose, come se una parte della loro mente lavorasse per conto proprio. Asperger riuscì a comprendere come gli autistici abbiano potenziali che possono essere espressi, imparando a non vederli come ritardati. Ci sono persone affette dalla sindrome che riescono, potenziando le proprie capacità, a superare i deficit della percezione emotiva, come nel caso, raccontato nel capitolo che dà il titolo al volume, della donna autistica diventata manager nel settore dell’allevamento. Pare che possano farlo quando non rifiutano la patologia ma vivono in armonia con essa, sviluppandone il potenziale.

Tutte queste malattie possono presentare alcune delle loro caratteristiche in individui considerati “sani” e, forse, contribuiscono all’eccezionalità di alcuni di loro, permettendo a tali individui di emergere in qualche modo. Persino la creatività potrebbe esserne influenzata, anche se, per esempio, l’incapacità di essere soggettivi ed empatici nelle persone con sindrome di Asperger, ne rende assai difficile il suo emergere.

Alla fine di questa istruttiva lettura mi viene da chiedermi se davvero queste “malattie” non siano piuttosto diversi percorsi evolutivi, per ora fallimentari, ma che, magari debitamente indirizzati, potrebbero portare verso un uomo nuovo.

Davvero il nostro modo di ragionare e percepire le cose è il solo possibile? Ora che ci occupiamo di intelligenze artificiali non potremmo esplorare queste “deviazioni” della mente per fare delle IA migliori di noi?

MAQUILLAGE UCRONICO PER FANTANAZISMO

Il Signore della Svastica” (“Iron Dream”, 1972) di Adolf Hitler… anzi, no, pardon, di Norman Spinrad (New York, 15 settembre 1940) è una scatola di cioccolatini dozzinali nascosta in una bella confezione regalo.

La confezione regalo sono la prefazione e la postfazione del romanzo, sicuramente le parti meglio riuscite. Con la prima si spiega ucronicamente che “Il signore della svastica è unanimemente riconosciuto come il capolavoro di Adolf Hitler il celebre scrittore di fantascienza morto a New York nel 1954. La genesi del romanzo, che precedette di poche settimane la morte dell’autore, è singolare come il contenuto del libro. Hitler scrisse la storia di Feric Jaggar, il signore della svastica, in una sorta di delirio allucinato.

Con la seconda, che si immagina scritta nel 1959 dopo la morte ucronica di Hitler, si fa un’analisi psicologica dell’autore (facendo emergere Hitler come un malato di mente) oltre a descrivere il nuovo contesto internazionale, conseguente alla divergenza ucronica della mancata ascesa al potere di Hitler, che nel 1919, dopo il fallimento del partito nazionalsocialista, emigra in America dedicandosi alla fantascienza, prima come illustratore e poi come autore: “L’Unione Sovietica tiranneggia l’Eurasia come un bruto ubriaco. La maggior parte dell’Africa subisce la sua influenza e le repubbliche del Sud America cominciano a sgretolarsi. Solamente quel grande lago nippo-americano che è il Pacifico si erge quale ultimo baluardo della libertà in un mondo che sembra destinato ad essere sommerso dalla marea rossa.”

L’idea di fondo è quella di un romanzo di fantascienza scritto da un Hitler americanizzato, ma ancora convinto delle sue idee di una razza superiore che debba dominare il mondo.

Norman Spinrad

La trovata è interessante e piuttosto buona, se non fosse che divergenze storiche connesse al nazismo e al fascismo sono quelle più sfruttate dagli autori di ucronia, prima e dopo di questo romanzo. Basti pensare ai celeberrimi “La svastica sul sole” di Dick e “Fatherland” di Harris. Poiché i nazisti di Spinrad si scontrano con degli alieni, appare inevitabile il confronto con la saga di Turtledove “Invasione”, opera notevolmente superiore, sia per la miglior caratterizzazione dei personaggi, alieni compresi, sia per la sua coralità, in cui tutte le parti in causa sono degnamente rappresentate, mentre nel romanzo Hitler-Spinrad la sola caratterizzazione degli alieni è di tipo fisico.

Altri esempi sono “Il complotto contro l’America” di Roth, “Il processo numero 13” di Pierfrancesco Prosperi, i film “Iron Sky” di Vorensola e “Bastardi senza gloria” di Tarantino.

Divergenze storiche del fascismo sono state scritte anche da Stocco (“Nero italiano”), Brizzi (“L’inattesa piega degli eventi”), Pierfrancesco Prosperi (“Il 9 maggio”), Davide Tarò (“Corazzata Spaziale Mussolini”), Michele Rocchetta (“Extrema Ratio” e “L’ombra del Duce”) per finire con il mio racconto “Il pittore di Branau” (“Ucronie per il terzo millennio”, Liberodiscrivere 2007) in cui immagino che Hitler non sia bocciato alla scuola d’arte e prosegua le sue attività artistiche rinunciando alla politica.

Adolf Hitler

Un Hitler scrittore non è ipotesi poi così campata in aria, avendo lui scritto quell’opera involontariamente surreale che è il “Mein Kampf” (nel volume troviamo persino una sua bibliografia immaginaria: L’IMPERATORE DEGLI ASTEROIDI, I COSTRUTTORI DI MARTE, ALLA CONQUISTA DELLE STELLE, IL CREPUSCOLO DELLA TERRA, IL SALVATORE DELLO SPAZIO, LA RAZZA SUPERIORE, L’ORDINE MILLENARIO, IL TRIONFO DELLA VOLONTÀ, DOMANI IL MONDO).

Pur non originalissime la prefazione e l’introduzione forniscono comunque un quadro suggestivo. Peraltro, la scelta di “dissociarsi” da Hitler fatta dal postfattore postumo (si immagina sia scritta nel 1959) evidenziando come l’opera sia frutto di una mente malata, mi ha lasciato piuttosto perplesso, come se lo stesso Spinrad fosse consapevole di aver scritto fantascienza dozzinale e cercasse di dire che l’ha fatto apposta, perché uno come Hitler non poteva certo scrivere meglio.

Così il fascino collettivo di questo romanzo di fantascienza scritto piuttosto male si rivela in una combinazione unica di fantasia, realizzazione politica, feticismo patologico e ossessione fallica, e nella malia che si crea osservando una mente strana, morbosa e completamente diversa dalla nostra che rivela se stessa senza esserne cosciente nell’illusione bizzarra che i suoi impulsi più violenti e perversi, lungi dall’essere causa di vergogna, siano princìpi nobili e nobilitanti giustamente abbracciati dal cuore dell’umanità” scrive lo stesso Spinrad nella postfazione.

Che sia scritto piuttosto maleemerge innanzitutto da:

  • la sovrabbondanza di scene di battaglia e guerra, che ho trovato assai poco coinvolgenti,
  • un assai poco originale uso di armamenti della Seconda Guerra Mondiale in un futuro lontano, su un mondo dominato da alieni; vediamo solo nel finale, con il trionfo del sogno eugenetico, una scienza un po’ più progredita;
  • la presenza di alieni (simboleggianti ebrei e sovietici) assai poco caratterizzati;
  • dalla scarsità di umorismo in un’opera che per le sue caratteristiche dovrebbe essere in qualche modo satirica;
  • dall’assenza di personaggi in cui immedesimarsi, con un eroe negativo quale Feric Jaggar, che non appare neppure abbastanza malvagio da renderlo antipatico, tutto preso a difendere il pianeta dagli alieni e a consegnarlo a Veri Uomini, Camice Grigie e SS.

Nella postfazione si fa notare come l’opera sia feticistica e piena di simboli fallici, a partire dalla Gran Mazza di Held, che Jaggar, novello Artù con novella Excalibur, è il solo a poter sollevare e usare, come le donne siano del tutto assenti e le SS, in un mondo alfine devastato e desertificato, si riproducano per clonazione (maschile).

Insomma, se volete stare al gioco di Spinrad e accettare che questo sia il romanzo di un esaltato, forse riuscirete ad apprezzarlo. Se il giochino, invece, non vi convincerà, forse vi verrà il sospetto che qualcuno (Spinrad o il suo editor) abbia preso un romanzo modesto e abbia avuto la (quasi) geniale trovata di infilarlo in una scatola (abbastanza) luccicante.

Peccato che il fiocco che lo chiude abbia un sapore anticomunista da Guerra Fredda, con questi russi cattivi che, senza Hitler, avrebbero conquistato il mondo. Figuriamoci se i russi si mettono a invadere un altro Paese! O no?

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