Archive for marzo 2013

LA TV UCCIDE LA CULTURA

Ray Bradbury - Fahreheit 451

Ray Bradbury – Fahreheit 451

Una delle distopie forse più spesso citata di questi tempi è “Fahrenheit 451” di Ray Bradbury e questo non ci stupisce, perché forse ancor più di “1984”, è riuscita a prevedere e descrivere tanta parte del nostro tempo attuale.

Quello che ci mostra è il fagocitamento della cultura, rappresentata soprattutto dai libri, da parte della televisione, divenuta ormai tridimensionale e interattiva, con una sorta di finta chat monodirezionale.

Per inciso, la soluzione tecnica che porta alla TV 3D e all’equivalente dei nostri attuali grandi schermi sono, nel romanzo, delle stanze intere in cui ogni parete è uno schermo. Dal punto di vista tecnico Bradbury immagina anche la miniaturizzazione delle auricolari e cani robotizzati.

Se questo libro però, è tanto famoso non è per le invenzioni e le ambientazioni tecnologiche, ma per i roghi dei libri, di cui si sono purtroppo visti esempi reali durante il nazismo e ridicole imitazioni nostrane con falò di “leggi inutili”.

L’aspetto più inquietante e realistico di questo romanzo fantascientifico è il modo in cui, secondo Bradbury, il mondo sarebbe arrivato ad abolire e bandire i libri.

Il ricordo che avevo, da una precedente lettura giovanile, era di un potere centrale autoritario che applicava verso i libri la propria violenta censura, ma nel libro non è così. O meglio questo è solo ciò che succede dopo, nei tempi descritti dal testo. A portare a ciò, similmente a oggi, è il disinteresse per la cultura, surclassata dal fascino vacuo della televisione. A questo si unisce la paura di pensare, perché pensare significa capire e interrogarsi sul senso della vita e delle cose e questo può essere doloroso. La gente guarda la TV e ignora i bombardieri che passano sopra le loro teste per andare a combattere e devastare i Paesi vicini. A uccidere i libri è stato il disinteresse delle persone più che la censura del potere politico. Terribile!

Ray Bradbury - Fahrenheit 451

Ray Bradbury – Fahrenheit 451

È forse vero, come pensano i personaggi del libro, che la cultura porta dolore, perché ci aiuta a capire quanta ingiustizia, violenza, mancanza di senso, tristezza possa esserci nel mondo.

I personaggi di “Fahrenheit 451” vogliono essere felici, non vogliono soffrire. Vogliono essere distratti e intrattenuti dalle loro stanze della televisione, in cui i presentatori li chiamano per nome e i cui attori vengono chiamati La Famiglia, come se davvero lo fossero per gli spettatori.

I libri dunque vengono ora bruciati dai pompieri (in una sorta di contrappasso) e chi li nasconde viene punito, anche con la morte, ma a decretarne la fine sono state proprio le persone, quelle stesse che denunciano senza pietà i possessori di testi. Persino la moglie del protagonista, il pompiere pentito che nasconde in casa alcuni libri salvati dai suoi stessi roghi, denuncerà il marito, che sarà costretto a bruciare la loro stessa casa con tutto ciò che contiene.

Eppure il romanzo lascia uno spazio alla speranza. C’è sempre, ci sarà sempre, chi è pronto a combattere per salvare la cultura, la nostra storia. Il protagonista incontra, dunque, infine un gruppo di persone che impara a memoria i libri per poi poterli riscrivere un giorno, in tempi migliori. Ci vorrà però la deflagrazione esplosiva della guerra per annientare quel mondo e consentire la rinascita di uno nuovo e l’avvio di tempi migliori.

Ancora non siamo a tanto, ma queste letture dovrebbero istruirci e farci capire quanto male possa farci un’informazione passiva.

Ray Bradbury

Ray Bradbury

A mitigare la distopia immaginata da Bradbury, abbiamo oggi internet che è molto di più di una TV interattiva: un sistema di comunicazione diffuso e difficilmente controllabile in modo centralizzato, ma non per questo dobbiamo e possiamo accettare l’appiattimento culturale che deriva dalla perdita del mondo rappresentato dalla letteratura. Oltre a internet, questo nostro XXI secolo ci ha, per fortuna, dato anche il print-on-demand, le auto pubblicazioni e gli ebook. Tutti strumenti, specie l’ultimo, che consentono il diffondersi dei libri, quelli antichi ma anche quelli nuovi. Se la tendenza alla loro scomparsa è forte, questi strumenti attivano e consentono lo sviluppo di forze contrarie che ci lasciano lo spazio – spero – per un ottimismo maggiore di quello con cui poteva guardare allora il recentemente scomparso Ray Bradbury.

 

Firenze, 20/08/2012

 

 

libri che bruciano

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NON È UN PAESE PER BAMBOCCIONI

Tra gli ultimi cento libri che ho letto uno dei migliori (forse il migliore in assoluto) è stato “La Strada” (vincitore del Pulitzer per la narrativa) di Cormac McCarthy.

Cormac McCarthy - Non è un Pese per Vecchi

Cormac McCarthy – Non è un Pese per Vecchi

Non potevo dunque non leggere anche “Non è un Paese per Vecchi”, che mi pare abbia avuto persino più successo dell’altro, sia come romanzo che come film, essendo stato il romanzo che l’ha fatto conoscere al grande pubblico.

Ne ho ottenuto impressioni molto differenti.

Ci sono autori poliedrici capaci di scrivere cose molto diverse, per cui non stupisce se un romanzo piace ad alcune persone e un altro ad altre che non hanno apprezzato il primo.

La Strada” e “Non è un Paese per Vecchi” però non sono così diversi tra loro. Si tratta, in fondo, di due distopie, anche se il primo è una distopia apocalittica, fantasiosa e futuristica e il secondo descrive un presente reale e crudele, un’America precisa e attuale, un Texas e un Messico come si possono leggere sui quotidiani.

Quello che cambia tra i due libri è soprattutto il numero di personaggi.

La Strada” è il viaggio solitario di un uomo e un bambino. “Non è un Paese per Vecchi” narra, come il primo, una fuga verso una meta imprecisa. Moses è persino più solo dell’Uomo de “La Strada”, ma accanto alla sua storia seguiamo quella del killer che lo insegue e quella dello sceriffo che insegue entrambi. Sembra quasi la trama di un western, ma leggendolo non si pensa a cowboy e banditi.

Tutti e tre sono dei solitari, uomini pronti a tutto. La caratteristica principale di questo libro credo sia qui. Credo che questo sia uno dei suoi pregi e, per me, forse il suo maggior difetto: i tre personaggi rappresentano tre mondi diversi, ma sono tra loro così simili, che all’inizio li confondevo tra loro.

Cormac McCarthy

Cormac McCarthy

Questo perché? Perché forse rappresentano la distopia del nostro mondo contemporaneo, il suo gelo, il suo non essere un paese per uomini deboli, per “bamboccioni” o per vecchi. È un mondo così cupo e violento che solo uomini dal sangue freddo come loro sono in grado di sopravvivere e morire. Sì, anche morire, dato che persino loro muoiono, nella carneficina che si spande attorno a loro. I loro tre mondi sono, in realtà, lo stesso: il nostro.

Se “La Strada” mi aveva appassionato, questo libro faccio più fatica a inserirlo in una graduatoria. I personaggi minori, mi paiono troppi. I percorsi dei tre personaggi principali si intrecciano, ma rimangono distinti, togliendo, in qualche modo unità alla storia.

Il quadro disegnato è realistico e inquietante nella sua spietatezza e questo non si può non apprezzare, ma se non avessi letto prima “La Strada”, forse avrei capito e apprezzato meno questo romanzo e sarebbe passato molto più tempo prima di riprendere in mano un romanzo di McCarthy.

Stando così le cose, invece, penso che gli darò ancora una chance e che proverò presto qualcos’altro di suo, forse “Suttree” che i critici considerano la sua opera migliore.

Firenze, 06/08/2012

LA REALTÀ ALTERATA DALLA SUGGESTIONE

Antonio Scurati - Il Bambino che sognava la Fine del Mondo

Antonio Scurati – Il Bambino che sognava la Fine del Mondo

Il Bambino che sognava la Fine del Mondo” di Antonio Scurati è un romanzo sul potere delle suggestione collettiva. Narra una storia di pedofilia che dilaga nella città di Bergamo, scegliendo come voce narrante un protagonista che, ricordando alcuni sogni infantili, sospetta di avere subito, lui stesso, violenze durante l’infanzia. Ne nascono quindi osservazioni particolarmente condivise da parte del protagonista, che assiste al diffondersi in città dei sospetti verso alcuni sacerdoti e insegnanti.
Spero di non anticipare troppo della trama, scrivendo che la vicenda si rivelerà tutta una montatura, creata da una donna psicotica, e che le stesse sensazioni del protagonista, che lo inducevano a credere in un proprio torbido passato, finiranno per sciogliersi nel nulla.

Antonio Scurati

Antonio Scurati

Con un occhio attento alle aberrazioni della società italiana contemporanea, Scurati ci mostra così la forza persuasiva dei media, capaci di far credere a realtà immaginarie, come gli italiani purtroppo dovrebbero sapere già bene.
Il suo, però, non è un semplice messaggio di condanna dei mezzi di informazione. È una più profonda riflessione sulla suggestione e l’autosuggestione, sulla realtà e l’immaginario. Ed è questo a rendere, almeno per me, particolarmente interessante il romanzo, amando sempre esplorare la capacità del nostro cervello di rielaborare le informazioni che le pervengono dal mondo esterno, creando a volte false memorie, come descritto da Scurati, o correlazioni fittizie, da cui può derivare una successione immaginaria di deduzioni.

Insomma, la realtà, filtrata dalla mente umana, diventa soggettiva. Le emozioni collettive annullano il potere della razionalità e delle riflessione scientifica.

Firenze 24/02/2012

sognatrice

DREAMS BABY: nascita di un romanzo

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

La bambina dei sogni – Carlo Menzinger di Preussenthal

La Bambina dei Sogni” è un romanzo che parla dei problemi dell’adozione, del potere del sogno, degli incubi, della follia, dell’incerto confine tra sogno, invenzione letteraria e fantasia.

È una storia ambientata in Italia ai giorni nostri, ma i riferimenti letterari affondano nella storia. Il ritmo è veloce e le prospettive cambiano spesso, stupendo e stimolando il lettore a indagarne i nuovi sviluppi.

La Bambina dei Sogni” nasce dalle costole di tutti i romanzi precedenti. È il risultato di un percorso di ricerca stilistica che è iniziato con opere articolate e complesse come “Il Colombo Divergente” e “Giovanna e l’Angelo”, in cui la trama principale e l’avventura che questa  descrive sono solo il supporto per descrivere mondi, simboli, metafore e altro. Dopo questi primi romanzi, il desiderio era quello di cercare una scrittura più semplice e diretta, senza messaggi nascosti da interpretare. Nasce così il veloce “Ansia assassina”. Non c’è più la scrittura in seconda persona, non c’è più un’ambientazione in un passato da ricostruire, ma il veloce succedersi di alcune vicende concatenate, tutte volte a descrivere l’assenza del protagonista. Per avvicinarsi ancora di più a una scrittura elementare e diretta, l’approccio migliore sembrava allora quello di scrivere un romanzo per giovani. Nascono così la storia di vampiri e licantropi “Il Settimo Plenilunio” e, soprattutto, il romanzo per bambini “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, con il suo seguito ancora inedito “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Con questi passaggi il percorso di ricerca di un approccio alla scrittura più semplice si conclude e inizia una nuova fase ascendente
Bambina con gattoverso una scrittura più complessa, ma in modo nuovo, con maggior attenzione alla raffigurazione diretta e al linguaggio lineare. Nasce così “La Bambina dei Sogni”, come “Ansia assassina” si avvicina alle caratteristiche del thriller, pur non seguendone a pieno il canone. Come “Il Settimo Plenilunio”, presenta una trama con elementi espressamente fantastici, legati qui al paranormale. Il soprannaturale è, del resto, in varia misura presente in tutta la produzione. Come le prime ucronie “Il Colombo Divergente” e
Giovanna e l’Angelo”, anche “La Bambina dei Sogni” nasce da un lavoro di ricerca bibliografica ed è ricco di citazioni letterarie (oltre a quelle che aprono ciascun capitolo, ve ne sono numerose all’interno del testo, più o meno evidenti).
soffocare sotto il peso del sognoLa grande novità di questo romanzo consiste nel coinvolgimento di internet nella sua revisione. In un processo che è stato definito “web-editing”, decine di lettori di diversi siti web hanno letto il romanzo in anteprima, suggerendo correzioni e segnalando refusi, puntando così a un risultato con una qualità editoriale il più possibile vicina (se non superiore) a quella offerta dalle maggiori case editrici.

Un ringraziamento va dunque a tutti coloro che hanno contribuito a rendere questo libro migliore.

Firenze, 11/02/2012

 

PERCHÉ GLI EURO-ASIATICI DOMINANO IL PIANETA TERRA?

Jared Diamond - Armi, acciaio e malattie

Jared Diamond – Armi, acciaio e malattie

Non sono uno storico e non sono aggiornato sulle moderne teorie storiografiche, ma “Armi, acciaio e malattie” (edito nel 1997) mi è parso un saggio rivoluzionario. Se qualche esperto del settore, dovesse leggere queste righe, spero possa confermare quanto affermo. In caso contrario, non potrò che essere lieto che lo studio della Storia abbia già preso uno sviluppo tanto moderno. Il fatto che il libro abbia vinto il Premio Pulitzer, mi fa però pensare di non essere troppo lontano dalla verità.

L’autore Jared Diamond non nasce come storico. È, infatti, un biologo e un fisiologo statunitense, che ha studiato a Cambridge, nel Regno Unito, è ha avuto importanti esperienze lavorative in Nuova Zelanda.

In questa brevissima sintesi della sua biografia, credo ci siano le basi della sua intuizione. La Storia è comunemente considerata una materia letteraria, non per nulla nelle scuole viene insegnata dallo stesso professore di italiano, geografia e, talora, lettere antiche.

Uno sguardo scientifico alla Storia può, però, portare a risultati sorprendenti. È vero, come scrive lo stesso Diamond, che la Storia non consente esperimenti in laboratorio, ma è così per molte altre scienze, da quelle naturali, alla geologia, all’astronomia. Non per questo le consideriamo materie “letterarie”. Ci sono, in Storia, interessanti “esperimenti naturali”, ovvero spontanei, che l’uomo può osservare e comparare tra loro. Così fa Diamond.

Basterebbe il diverso approccio di questo libro, che come dice il sottotitolo offre un “Breve storia degli ultimi tredicimila anni” per rendere il volume interessante.

La lettura si dimostra però irrinunciabile, appena si capisce a quale annoso quesito tenta di rispondere: perché l’uomo bianco sta dominando il mondo?

La domanda è ricca di implicazioni sociali e politiche, ma l’approccio è un altro.

Jared Diamond

Jared Diamond

L’autore stesso fornisce già nelle prime pagine delle risposte, per poi esaminarle e argomentarle nel seguito, quindi spero di non fare uno spoiler eccessivo spiegando, con una banalizzazione di cui chiedo venia (se volete leggerne in modo più professionale, vi invito a leggere il testo stesso) alcune delle sue conclusioni che mi sono parse più interessanti.

L’uomo bianco domina il mondo perché è il più forte, il più intelligente, il più bello e ha la pelle chiara. Ci credete? Spero per voi di no. Non ci crede neppure Diamond e, dopo averlo letto, credo che anche il razzista più becero dovrebbe provare dei seri dubbi.

In sostanza, le popolazioni euro-asiatiche (il discorso non vale solo per gli europei, basta aprire qualunque libro di Storia) hanno vinto la competizione evolutiva con gli africani (che erano partiti in vantaggio), gli americani indigeni e gli australiani- neo zelandesi, per questioni geografiche.

Il merito è tutto del territorio. L’Eurasia ha il grande vantaggio di disporre della fascia climatica omogenea più lunga del pianeta, grazie al suo assetto est-ovest, mentre le Americhe e l’Africa sono orientate da Nord a Sud, l’Australia è troppo piccola e desertica.

Inoltre, l’Eurasia, pur disponendo di una fascia climatica omogenea, non ha un clima costante ovunque, essendoci al suo interno, mari, isole, laghi, montagne e pianure. Presenta ostacoli naturali ma non insormontabili come i vasti mari dell’Oceania o il deserto del Sahara.

Questo ha fatto sì che disponesse di un maggior numero di ecosistemi e che questi fossero tra di loro in comunicazione. Da questo è derivata una maggior varietà di piante e animali con caratteristiche tali da essere in grado di vivere anche nei territori limitrofi.

In tanta varietà, l’uomo è riuscito ad avere una maggior scelta di piante e animali addomesticabili.

Questo ha fatto sì che al suo interno, nella Mezza Luna Fertile, come in Cina, nascessero e si diffondessero l’agricoltura e la pastorizia e le popolazioni di nomadi cacciatori-raccoglitori si trasformassero in contadini e pastori stanziali, sviluppando grandi civiltà e organizzandosi in entità di grandi dimensioni.

Non solo. La vicinanza con gli animali che deriva dalla domesticazione, ha fatto sì che i virus degli animali subissero delle mutazioni e si adattassero all’uomo. Poco per volta. L’Eurasia ha subito grandi epidemie, ma è sopravvissuta, generando i necessari anticorpi. Quando gli europei sono entrati in contatto con altre popolazioni che non avevano avuto lo stesso sviluppo si sono sì ammalati, ma mai in modo epidemico e drammatico come è capitato, per esempio, a Inca e Aztechi, che furono sconfitti più dalle nostre malattie che non dalle nostre armi.

Insomma, pastorizia, agricoltura e malattie hanno permesso agli euro-asiatici di dominare gli altri continenti.

E perché li hanno conquistati gli Europei e non i Cinesi, che nel XV secolo avevano un grande e forte impero e una tecnologia in molti campi superiore? Perché, conseguentemente, negli ultimi 5 secoli la pluri-millenaria supremazia cinese ha subito un rallentamento (che ora sembra esaurirsi)?

Proprio perché la Cina era, da secoli, un grande e compatto impero monolitico. Quando al suo interno prevalse una fazione, per dominare l’altra decise di rinunciare alla flotta (che era controllata dalla fazione perdente) . Questa decisione fu presa da pochi uomini, pochi decenni prima della partenza di Cristoforo Colombo. Se avesse vinto l’altra fazione, una flotta tanto evoluta con buona probabilità avrebbe potuto precederlo o almeno arrivare nelle nuove terre nello stesso periodo.

Dunque, l’Europa fu fortunata? Non solo. La fortuna ha sempre le sue ragioni. Anche questa volta sono nella geografia. L’Europa ha un territorio più vario della Cina, con isole, penisole, catene montuose come Alpi, Pirenei, Urali e Appennini che dividono i popoli. E questi hanno dato vita a miriadi di staterelli. In quell’epoca nascevano i grandi Stati nazionali, ma l’Europa restava divisa in una miriade di centri di potere.

Colombo offrì i propri servigi al Portogallo e alla Gran Bretagna, in Italia Genova non lo sostenne né nessuna delle altre potenze marinare locali. Fu solo la Spagna, che usciva vittoriosa dal conflitto con i mori e che stava cacciando dalle sue terre gli ebrei, a sentirsi così forte da finanziare un’impresa che poteva apparire all’epoca poco affidabile.
– Se l’Europa fosse stata un impero monolitico sotto la guida dei regnanti portoghesi dell’epoca, la scoperta dell’America sarebbe stata rimandata (e… io non avrei mai scritto “Il Colombo Divergente” in cui immagino che Colombo rimanga prigioniero degli aztechi, sovvertendo, in altro modo, le sorti della Storia).

Non vorrei avervi dato l’impressione di avervi ormai già detto tutto di questo libro. Ho solo semplificato. C’è molto di più. Le singole argomentazioni dietro queste tesi sono affascinanti. C’è forse qualche ripetizione, come se l’autore si immaginasse che molti suoi lettori non lo dovessero leggere per intero o che ne dovessero leggere le singole parti a distanza di tempo. Io l’ho divorato in pochi giorni e quindi questo mi ha un po’ infastidito, ma è un difetto che perdono volentieri a un autore che ha comunque il pregio della chiarezza e della semplicità e che ha scritto un libro che può essere letto da tutti e che anzi raccomanderei vivamente nei Licei.

Firenze, 28/07/2012

 

Leggi anche:

– Collasso – La fine delle civiltà passate e presenti

NON SI UCCIDE COSÌ ANCHE IL SECONDO CAVALLO?

Erri De Luca - Tre Cavalli

Erri De Luca – Tre Cavalli

A riempire una stanza basta una caffettiera sul fuoco”. “A barattare la precisione dell’ago con lo schianto della pressa sulla lamiera”. “Strette dentro quattro mosse di fatica”.  “Una parola appesa all’attaccapanni del secolo passato”. “Un naso saldo come una prua”.

Io credo che il successo di Erri De Luca risieda in grandissima parte nel suo stile di scrittura e nella capacità di scrivere frasi come le precedenti.

Credo anche, però, che questo sia il suo grande limite.

Le frasi citate, infatti, non le ho selezionate tra tutti i suoi libri o nell’intero romanzo, ma sono tutte concentrate nelle pagine 14 e 15 di “Tre cavalli”. E non ci vivono da sole!

Ciascuna in sé da un tocco speciale alla pagina. Come si suol dire, però, il troppo, alla fine, stroppia.

Erri De Luca

Erri De Luca

Tre cavalli” è una bella lettura, con un bel protagonista, una trama esile, ma che scorre bene. Chi ama questo suo modo di scrivere potrà gridare al capolavoro. Posso capire, però, che ci sia anche chi esce da queste pagine con una certa irritazione. Il manierismo non a tutti piace. Io mi pongo nel mezzo. Magari leggerò ancora di questo autore (qualcosa ho già in libreria), ma non mi precipiterò su un altro suo libro. Ci vuole tempo per digerire frasi così.

Una delle cose che mi è piaciuta di più è la motivazione del titolo: ogni uomo vive come tre cavalli. Il protagonista, che vive il suo amore leggero da cinquantenne, dichiara di aver appena ucciso il suo secondo cavallo. Forse il romanzo si sarebbe dovuto chiamare così: “Il secondo cavallo”.

De Luca il suo deve averlo ucciso a forza di metafore.

Firenze, 21/07/2012

A CACCIA DI SIRENE NELLA LONDRA VITTORIANA

Federica Soprani e Vittoria Corella - La Società degli Spiriti

Federica Soprani e Vittoria Corella – La Società degli Spiriti

Una scrittura attenta al dettaglio, precisa e scorrevole caratterizza il romanzo di Federica Soprani e Vittoria CorellaLa Società degli Spiriti” edito da Lite Editions. Una storia ambientata in un’Inghilterra ottocentesca, cui lo stile si adatta prendendone un po’ i ritmi, tanto da far pensare, all’inizio, ai classici dell’horror del XIX secolo, a Poe o a Stoker. Poi lo scettico investigatore (si tratta di un giallo dalle tinte paranormali), accompagnato da un sofisticato medium, seguendo le tracce di un macabro omicidio, finirà in uno stranissimo bordello dove vive una creatura fantastica e dove il reale assume forme sconosciute.

sirena

sirena

Scorre via veloce questa storia, incuriosendo e avvincendo, mentre i personaggi si scavano un loro posto nella memoria del lettore.

Considerando che non stiamo parlando di autrici affermate, ma di scrittrici alle prime armi (credo si tratti per entrambe del primo romanzo) il risultato è davvero pregevole e non posso che far loro i miei complimenti augurando tutto il successo possibile per questo libro il cui principale difetto è forse quello di finire troppo presto!

Firenze, 09/03/2013

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