Archive for settembre 2020

ORFANI, MALATTIE, FUNERALI E ALTRE NUDITÀ

Credo che la parte migliore di “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, sia proprio il titolo. Quando mi procurai questo volume, penso di essere stato attratto sia da qualche recensione positiva che dal titolo. Di sicuro, ora, dimentico delle recensioni lette, l’ho preso per leggerlo tra i vari volumi che ho in attesa, proprio per il titolo.

Dave Eggers

Ebbene, io credo che ogni autore sigli una sorta di patto con i suoi lettori in due momenti fondamentali: con il titolo e con l’incipit.

Ebbene, in questo Dave Eggers ha di sicuro tradito e ingannato i propri lettori o almeno il sottoscritto, che ammette di aver abboccato all’amo.

Tradire i propri lettori non mi pare una bella cosa, non pensate?

Leggendo “L’opera struggente di un formidabile genio” ci si aspetta almeno che si parli di un qualche genio, se non addirittura di leggere un’opera “geniale”, tanto più che il lungo titolo parte proprio parlando di un’opera. In questo libro, invece, si parla di un ragazzo poco più che ventenne che rimane orfano dopo la malattia dei genitori e vive da solo con il fratellino dodicenne (o giù di lì).

Certo il poveretto affronta la malattia e la morte non solo dei genitori, ma anche di altri personaggi. Eppure, in tutto ciò c’è ben poco di “struggente”.

Il nostro protagonista passa il suo tempo giocando con il fratellino, creando una rivista che cerca di farsi notare pubblicando foto di gente normale nuda, incontrando amici e ragazze. Nulla di “formidabile”, direi.

Peraltro, il romanzo ha alcuni momenti abbastanza godibili, ma quando un autore tradisce la nostra fiducia, è difficile dargli un voto pieno.

Del resto, questa è essenzialmente l’autobiografia di un ragazzo che ha vissuto tra un po’ di gente malata e non c’è nulla di meno interessante delle biografie di persone normali, per quanto scritte bene e con alcune trovate apprezzabili. Un altro genere che non mi fa impazzire sono le storie di malattie e sofferenza da ospedale. Anche se, come qui, trattate con poco struggente leggerezza.Dave Eggers L'Opera Struggente di un Formidabile Genio Mondadori Strade Blu 2001

Insomma, un libro con una certa quantità di stoffa, ma che pretende di volare un po’ più alto di quanto riesca.

Altra parte piuttosto buona è la lunghissima prefazione, che forse vale più di altre parti del libro, anche se l’autore ci invita a saltarla a piè pari.

Mi chiedo, infine, chi sia questo Dave Eggers. Wikipedia mi risponde: “Dave Eggers (Boston, 12 marzo 1970) è uno scrittore, editore e saggista statunitense.”

Del romanzo scrive “Il suo primo libro, intitolato “A heartbreaking work of staggering genius”, edito negli U.S.A. nel 2000, è stato pubblicato nel 2001 in Italia con il titolo “L’opera struggente di un formidabile genio”. Il romanzo rappresenta una falsa autobiografia, che, riprendendo alcuni aspetti realmente avvenuti della sua vita, è invece per la maggior parte frutto della fantasia dell’autore.”

Esattamente come immaginavo.

MITI E LEGGENDE ABRUZZESI

Circa un anno fa Fate, pandafeche e mazzamurelli. Storie di miti, superstizioni e leggende d'Abruzzo - copertinaho pubblicato con l’editore abruzzese Tabula Fati (Gruppo Solfanelli) l’antologia di racconti distopici “Apocalissi fiorentine”. È capitato così che venissi contattato da un curatore di antologie della casa, David Ferrante, per partecipare a un progetto tutto abruzzese, la raccolta di racconti ispirati a miti e leggende di questa regione “Fate, Pandafeche e Mazzamurelli” (Tabula Fati, Luglio 2020). Sono nato a Roma e vivo a Firenze, ma la terra di D’Annunzio non mi è indifferente. Da ragazzino avevamo una casa per le vacanze vicino Tagliacozzo, nella Marsica, campagna aspra che sorgeva sotto la vetta tagliente del Monte Velino. Inoltre, mi è già capitato di scrivere storie gotiche, quale il romanzo a più mani “Il Settimo Plenilunio”. Dunque, ho accolto con piacere la proposta.

David Ferrante mi ha dato precise istruzioni su come scrivere questo racconto: doveva trattare della leggenda della Grotta di Giannandrea, dei misteriosi lanci di pietre, dei tumuli funerari e dei lupari. C’ho aggiunto le mie memorie giovanili di Tagliacozzo (ormai perse nel tempo e quasi mito anch’esse) e le leggende sull’origine del popolo dei Marsi, devoto al Dio Mamerte, progenitore del dio della guerra romano Marte, con i riti della Primavera Sacra, e ne è nato così il racconto “Spirito di Lupo” in cui la voce narrante è dello stesso Dio Mamerte, che osserva con sconcerto il diffondersi della fede in un nuovo Dio venuto dall’Oriente. I lupi li ho presi un po’ a prestito dalla mia saga di romanzi ucronici “Via da Sparta”. Per entrambi sono debitore verso il saggio “Il lupo e il filosofo” di Mark Rowlands.

FATE E PANDAFECHE, IL VIAGGIO NELL'ABRUZZO MAGICO DI FERRANTE – Virtù Quotidiane – Il quotidiano enogastronomico abruzzese

David Ferrante

Ora ho finalmente ricevuto le mie copie del volume e ho così potuto leggere anche gli altri racconti, che ho trovato tutti molto belli, cosa che mi fa molto piacere. Mi sento dunque onorato di far parte di una raccolta di ottima qualità.

Come scrive David Ferrante nella “Presentazione”, con questo libro si intende “abbandonare il bisogno di logica e lasciarsi trasportare nell’apparente irrazionalità delle leggende e dei miti. Rendere feconda di stupore, fantasia e ingenuità la fredda terra del razionale raccontando il folklore, la sapienza del popolo”.

Abbiamo dunque ripreso in mano “storie che provenivano dal passato, impastate di pietre di montagna, acqua gelida di fiume, trasportate dal vento”.

Nel fantastico americano di rado si sente il respiro della Storia, la ricchezza della Geografia dei luoghi narrati. Questo, invece, c’è spesso nel fantastico italiano e, in particolare, in questa silloge.

Ecco così che nel racconto di apertura di Giovanni D’Alessandro (autore di rilievo che ha già pubblicato con Mondadori e Rizzoli) il protagonista è nientemeno che Publio Ovidio Nasone, il poeta sulmonese delle “Metamorfosi” (una sorta di enciclopedia dei miti latini). Vi si parla di spettri e filtri magici, degli antichi Marsi e dei Peligni.

Il mito del lupo mannaro ha origini antichissime e non è certo specifico dell’Abruzzo. Persino nella Bibbia si dice della trasformazione in lupo di Nabucodonosor. Nel XIX secolo ne scrivevano, per esempio. Baring-Gould, Maturin, Reynolds e Dumas, nessuno dei quali è, come è ovvio, abruzzese. Eppure “lu lupe manare” assume qui una sua diversa natura e connotazione. “Lu lupe manare è lu dimonie!”. Nel racconto di Laura Di Nicola si legge quello che forse è lo spirito con cui si narravano da noi queste storie:

Ada non raccontava mai ai suoi bambini le lugubri storie di mostri e stanassi con l’intento di spaventarli, come faceva la vecchia Maria, ma per insegnare loro che quella terra crudele e bellissima in cui erano nati apparteneva anche alle creature selvatiche, alle volpi, ai cinghiali e ai lupi, per cui dovevano averne rispetto e cercare di conviverci. Perché perfino la bestia dall’aspetto più terribile può celare un cuore puro, mentre spesso la malvagità dell’uomo usa la maschera di un lupo per manifestarsi.” Visione di un popolo che vive nella terra e con la terra. Peccato che l’illusione dell’uomo antico che vive in armonia con gli animali sia anch’essa solo una leggenda, se come appare ormai evidente l’umanità ha iniziato lo sterminio di tutte le specie animali di grandi dimensioni sin dalla preistoria, come si legge, per esempio nell’interessante saggio di Elizabeth Kolbert “La sesta estinzione”.La Pandafeche che ti paralizza nel sonno

Il curatore David Ferrante è presente anche con una sua storia, che ci parla di mazzamurelli, figura questa davvero locale, “quel folletto che è il tramite tra il mondo dei vivi e quello dei morti, che annuncia eventi buoni e cattivi e il passaggio di un guerriero”.

Il racconto ci rimanda a come era la vita nelle campagne italiane una o due generazioni fa, con la gente costretta a emigrare da una terra avara, con i giochi fatti di cose semplici, con la famiglia come punto di riferimento.

Di nuovo riappare la Storia nelle pagine di Fabio Ferrante, con gli scontri tra le famiglie degli Orsini e dei Colonna, mentre si parla di un fantasma che protegge un antico tesoro. (“Pecchè ci sta lu fantasme, lu demonje scerrate”), ma anche di un mondo difficile, in cui un giovane per campare ha poche alternative “Ormai ha quindici anni, deve lavorare. Altrimenti si facesse prete”.

 

Melania Fusconi, autrice fantasy di cui ho già letto il romanzo “I cimeli ancestrali” (Tabula Fati, 2019), cita “Twilight”, ma ci parla piuttosto di erbe dai poteri magici come la Stregonia e cita anche il medico greco Discoride e il mito di Maia, da cui, secondo alcuni, deriverebbe il nome del mese di Maggio e che ha strane somiglianze con la vergine Maria, cui il mese è dedicato.

Silva Ganzitti, oltre che autrice, è editor di Tabula Fati (ha anche rivisto il mio “Apocalissi fiorentine”). Ci parla della leggenda di un antico e sventurato amore tra un capitano di ventura e una principessa, mutatasi poi in fantasma.

Fa dire a un suo personaggio, parole che credo non si possano non condividere: “Temevo che la storia della Ritorna diventasse un refrain commerciale, un altro di quei trucchetti per accalappiare turismo a buon mercato. Avevo un’altra idea dell’Abruzzo, e non volevo che venisse svenduto come una regione piena di superstizioni”.

Bella anche la riflessione finale: “la figura esile di donna, fatta di luce di luna, è al centro di quest’utopia che mi fa pensare alla morte come a una strana forma di vita, presente e assente allo stesso tempo”.

Annalisa Marcellini ci parla di fate, “creature piccolissime che si annidano soprattutto nelle fessure e nei crepacci, tra gli alberi secolari, oppure nei pressi delle sorgive”, ma anche esseri suscettibili, che si irritano facilmente, anche solo perché qualcuno ha bevuto a una fonte senza averle consultate, al punto di vendicarsi rapendo un bambino e sostituendolo con un loro figlio mostruoso.

Nel racconto di Angelo Marenzana (altro autore dal notevole curriculum) di nuovo compare la Storia e vediamo stregoni di paese assieme al XII Plotone della Brigata Maiella e ai tedeschi della Wermacht durante la Seconda Guerra Mondiale, con un gallo capace  di covare uova da cui “fa nascere lu basilische”, il “serpente a tre teste che uccide con lo sguardo” e “l’ommene divente de prete” come sotto gli occhi della mitica Medusa o nei film di Harry Potter.

Annarita Petrino, di cui ho già letto il romanzo fantascientifico “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” (Tabula Fati, 2019) ci parla dello Scijjone, un sifone che custodisce segreti demoniaci che, come scrive Ferrante, “se tagliato con lu cultelle de sante Libboije, scompare lasciando dietro di sé l’urlo di chi è stato ferito”.

Sono pochi quelli che sfuggono ai sifoni e possono raccontarlo”, scrive Annarita Petrino.

Nicoletta Romanelli ci racconta di come “nella magica notte di Ognissanti, così densa di presagi, il mondo dei vivi e quello dei morti entrassero in contatto e che gli spiriti tornassero a far visita alle loro famiglie.” Per Stephen King o altri autori dell’horror americano, questa potrebbe essere la base di una storia di paura. In Italia le cose girano diversamente: “Caterina si commuoveva sempre a questo pensiero, segno di un amore che non finisce con la morte”. Credo che in questa frase della Romanelli ci sia molto dello spirito che distingue la visione italiana (e abruzzese) del magico da quella anglo-americana, che, inevitabilmente ha contaminato tutta la letteratura mondiale, compresa la nostra, ma dalla quale quest’antologia pare magicamente vaccinata. Abbiamo qui un esempio di visione attraverso gli occhi di una morta che rimanda agli studi sul tema di H. G. Wells nell’antologia “L’uomo invisibile e dieci racconti”, ma l’autrice invece di renderci il senso di angoscia dell’inglese, conclude dicendo che la protagonista “aveva ricevuto un dono prezioso quella notte di tanti anni prima, aveva ricevuto la pace e la serenità del cuore”.

Inutile dire che anche in questo racconto compare la Storia e vi vediamo una bambina morire durante un bombardamento aereo nel 1944.

Chiude questo interessante volume Manuela Toto che ci parla di pandafeche, malocchi e profezie.

Vivevamo ai margini di un pensiero fisso che come un chiodo aveva trapassato mio nonno e poi mio padre: il mondo è un luogo ostile e non ti puoi fidare”. Visione arcaica e forse contadina, dalla quale nascono facilmente le paure e la credenza che il male venga perché qualcuno ce lo getta addosso, ci fa il malocchio. E il malocchio si accompagna alla maldicenza, che nei paesi può fare danni anche più seri, “decideva le sorti sociali di ogni alunno della scuola. La mia targa appesa al collo diceva che ero malvagia come mia nonna Mimì: «capelli neri, cattivi pensieri»”. Bastava poco per trovarsi un’etichetta attaccata addosso.

I bambini nascono morti solo alle famiglie cattive”: tanto può credere la superstizione!

E le pandafeche che cosa sono? Un’altra delle tante forme dell’incubo (di cui ho scritto nel mio romanzo “La bambina dei sogni”) in forma femminile: “questi umani sono solo involucri di paure antiche e io non faccio altro che nutrirmi del terrore con cui ciascuno di loro è nato”.

Non posso che concludere complimentandomi con gli altri autori e con il curatore per la coerenza e l’omogeneità che è riuscito a dare a questo volume, opera di fantasia ma pur sempre testimonianza di una cultura e di uno spirito locale, ma che risente di contaminazioni che vengono anche da molto lontano.

READING “LIBERI DAL COVID” – Riprendono gli Incontri del GSF alla Laurenziana

GSF

Dopo la lunga interruzione dovuta alla pandemia, giovedì 1 Ottobre 2020 alle ore 19,30, riprendono finalmente gli Incontri del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana (via Magellano 13 R, a Firenze Nova, accanto ai campi sportivi) con una serata speciale, spostata dal consueto orario delle 18,00 alle 19,30 per abbinarla a un’apericena.

Sarà un reading, con musica, sul tema “Liberi dal covid“. Alle letture di racconti e poesie si alterneranno brani musicali eseguiti da Nicola Ronchi e Fabrizio De Sanctis.

Molti dei brani che saranno letti sono stati scelti tra quelli che hanno partecipato al WEN (Week-End del Narratore) sul tema “Covid-19“.

Vi aspettiamo numerosi nel giardino del ristorante, con le solite misure di sicurezza, per una serata che speriamo possa essere catartica e aprirci verso un nuovo futuro più sereno e… libero dal covid.

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ANTROPOCENE, IL TEMPO DEL HOMO GENOCIDA

On borrowed time? Extinction of man possible, author tells BU crowd | News | dailyitem.com

Elizabeth Kolbert

Il saggio di Elizabeth Kolbert, vincitrice del Premio Pulitzer, “La sesta estinzione”, ha un titolo importante e tratta un tema cruciale, che nessuno può e deve ignorare: l’umanità sta distruggendo tutte le altre specie viventi, portando all’estinzione, in tempi rapidissimi, milioni di specie, come e più dei cinque grandi mutamenti che in passato portarono a gravissime perdite di biodiversità, il più famoso dei quali (anche se non il più grave), fu quello che decretò la fine dei dinosauri.

Un pianeta così depauperato sarà un pessimo mondo, infernale direi, da lasciare ai nostri figli e che potrebbe privare i nostri nipoti del mondo civile e socialmente organizzato cui ci siamo colpevolmente abituati, trasformandoci in consumatori accaniti.

 

Elizabeth Kolbert (1961) non è una scienziata e neppure, mi pare, un’ecologista accanita, ma solo una giornalista che ha fatto scrupolosamente il suo dovere indagando sul più atroce dei delitti, il genocidio di milioni di specie vegetali, animali e micotiche, perpetrato dalla scimmia glabra sin dalla sua comparsa sulla Terra.

La sua indagine mostra, infatti, come già molti di noi sanno ma altri si rifiutano di credere, che la distruzione delle altre specie a opera dell’ingiustamente detto homo sapiens è stata perpetrata fin dalla preistoria, dimostrando come gli animali di grossa taglia si siano estinti nelle varie parti del mondo ogni volta che vi compariva lo spietato sapiens.

Allo stesso modo la favoletta del sapiens come evoluzione degli altri tipi di homo se è indubbiamente vera nel senso che discendiamo da specie di primati meno “evolute” e questi da altri tipi di scimmie, non è però da leggersi come uno sviluppo lineare in cui una specie di homo semplicemente muta in un’altra. Man mano che nascevano delle mutazioni, le specie da cui queste provenivano continuavano a esistere. Vi fu, dunque, una coesistenza, sul pianeta, di diverse specie di homo e queste sono scomparse là dove sono entrate in contatto con la specie più invasiva: il sapiens, come assai bene racconta anche il saggio “Da animali a Dei” di Yuval Noha Harari.

Dalla rivoluzione industriale in poi la nostra opera distruttrice ha subito una spaventosa accelerazione che i tempi tecnologici attuali, con una crescita demografica esponenziale e irresponsabile, abbinata a un’impennata dei consumi di risorse naturali pro-capite, hanno portato a ritmi da catastrofe apocalittica totale.

 

Non potevo, dunque, non leggere questo saggio della Kolbert, (la quarta edizione del 2018, edita da Beat – prima edizione originale del 2014), di cui già avevo letto degli stralci, che ebbi l’occasione di citare nel mio post “Sopravvivremo alla sesta estinzione di massa?”, cui rimanderei per un’analisi più dettagliata del fenomeno.

 

Per quanto riguarda il libro, va detto, che speravo di trovarvi un’analisi più sistematica della perdita di biodiversità che stiamo affrontando. La scelta della giornalista, comunque interessante, invece, è piuttosto quella di esaminare alcuni eventi specifici (direi quasi alcune “prove” da presentare a un ipotetico giudice che volesse giudicare questo folle genocida che devasta la Terra), come la scomparsa dei mastodonti, dell’uomo di Neanderthal, dell’alca gigante, delle ammoniti, dei rinoceronti, dei pipistrelli, delle rane, del po’ouli e della barriera corallina e, nel contempo, di esaminare alcuni fenomeni come la nascita della Nuova Pangea (le comunicazioni umane hanno trasportato specie da una parte all’altra del pianeta, cancellando le distanze che in passato avevano favorito il crearsi delle biodiversità), la creazione di “isole sulla terraferma” (ovvero la frammentazione degli habitat naturali a opera delle infrastrutture umane, che rendono gli ambienti troppo piccoli perché molte specie possano sopravvivere), l’acidificazione dei mari (che li rende inabitabili), il drammatico effetto del surriscaldamento sugli alberi (incapaci di migrare abbastanza in fretta verso zone con temperature a loro adatte), l’innegabile effetto antropico sulle estinzioni.

 

Interessante è anche l’analisi di come il concetto di estinzione delle specie abbia faticato ad affermarsi ancor più di quello di evoluzione, di cui è evidente corollario. Nel XIX secolo non si riusciva a comprendere che delle specie potessero non esistere più e si immaginava che, da “qualche parte” se ne trovassero ancora degli esemplari. Da qui la grande difficoltà di spiegare i resti fossili dei mastodonti e dei dinosauri che cominciavano a emergere.

La vita, Cuvier fu il primo a riconoscerlo, aveva una storia; e questa storia era segnata da perdite e costellata da eventi troppo terribili perché la mente umana potesse anche solo immaginarli” (pag.119).

Il termine catastrofista venne coniato nel 1832 da William Whewell, uno dei primi presidenti della Società Geologica di Londra” (pag. 63), che non voleva attribuirgli connotazioni negative e si definiva egli stesso un “catastrofista”. Fino ad allora non c’era neppure un termine per chi studiava questo tipo di eventi!

 

Condivo poi la visione della Kolbert sulla casuale (e direi presunta) superiorità dell’uomo, secondo la quale “la ragione per cui questo libro è stato scritto da un bipede munito di peli e non da uno ricoperto di squame, ha più a che fare con la disgraziata sorte dei dinosauri che con una qualunque particolare virtù dei mammiferi” (pag. 115).

2001: Odissea nello Spazio | - MovieMag - La Rivista di Cinema Online

Affascinante i riferimenti al ruolo di muschi e funghi come forze in grado di favorire l’estinzione o la sopravvivenza di specie animali e vegetali. I muschi “contribuirono a sottrarre all’aria anidride carbonica. Se fosse così, la Prima Estinzione di Massa sarebbe stata causata dalle piante” (pag.130). “Il fungo aveva sterminato praticamente ogni castagno negli Stati Uniti, qualcosa come 4 miliardi di alberi”. Di questi tempi ci si preoccupa di virus tutto sommato non troppo devastanti come il covid-19. Un fungo potrebbe creare danni simili a quelli provocati al castagno anche ad altre specie.

Peraltro, c’è un’ipotesi per spiegare le precedenti grandi estinzioni ovvero che “il riscaldamento degli oceani abbia favorito il proliferare di batteri che producono idrogeno solforato, il quale risulta velenoso per la maggior parte delle altre forme di vita” (pag. 130): un messaggio dal passato che ci parla di un possibile futuro.

Pare ormai innegabile, infatti, il surriscaldamento in corso. “L’attuale concentrazione di diossido di carbonio nell’aria – di poco sopra le 400 parti per milione – è superiore a quella registrata in qualunque altro momento negli ultimi ottocentomila anni. Molto probabilmente è più alta che in qualunque altro momento negli ultimi milioni di anni” (pag. 141). Tutto questo sta portando a innalzamenti della temperatura globale media dai 2 ai 3,8 gradi centigradi.

Il diossido di carbonio non è il solo killer da noi assoldato per autodistruggerci. “L’acidificazione degli oceani ha giocato un ruolo in almeno due delle estinzioni incluse nei Big Five” (pag. 149) e ci sta dando un’ottima mano a far piazza pulita della vita nei mari.

Alla fine degli anni Ottanta E.O. Wilson calcolò che “il tasso di estinzione attuale fosse «maggiore nell’ordine delle La sesta estinzione - Elizabeth Kolbert - copertinadiecimila volte rispetto a quello di fondo riscontrato in natura»” (pag. 225) e temo che da allora le cose siano peggiorate piuttosto che migliorare. Si estinguerebbe, in pratica, “una specie ogni ora” (pag. 226).

Il divulgatore Alan Burdick definisce l’Homo sapiens «verosimilmente il più efficace invasore nella storia biologica” (pag. 253).

Questa nostra tendenza distruttiva e invasiva è un male per il pianeta ma non è certo un bene per l’umanità.

Come scrive l’ecologo dell’Università di Stanford Paul Ehrlich “portando alle estinzione le altre specie, il genere umano sta recidendo il ramo su cui esso stesso si posa” (pag. 319).

Volete continuare a segare il ramo?

 

Fiera del Thriller & Noir 2020

Un articolo di Massimo Acciai Baggiani sulla Fiera del Thriller e del Noir organizzata dal Collettivo Scrittori Uniti.

Segreti di Pulcinella

Di Massimo Acciai Baggiani

Il 2020 sarà senz’altro ricordato, nell’ambiente letterario, anche per il gran numero di eventi online che hanno sostituito, causa Covid, gli incontri in presenza. Certo, per quanto ben organizzata, una fiera da seguire davanti a uno schermo è un’altra cosa: non si possono toccare i libri, sfogliarli, stringere la mano agli autori, magari scambiare due parole con loro. La Fiera del Thriller & Noir di Claudio Secci tuttavia non ha fatto sentire troppo la mancanza di queste piccole cose: è stato un incontro entusiasmante, ricchissimo e intenso. Una maratona iniziata alle 10 di domenica mattina e terminata nove ore dopo, quando il sole era già calato oltre le nubi temporalesche di questa serata di finestate [1].

La preparazione di quest’evento, che ha visto coinvolti 24 autori, non deve essere stata cosa da poco per il CSU (Collettivo Scrittori Uniti); Claudio ha avuto infatti…

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PRODIGI DELLA VISTA E PERICOLI DELLA SCIENZA

Herbert George Wells (21 September 1866 – 13 August 1946), known primarily  as H. G. Wells, was a prolific English write… | Scrittori, Letteratura,  Personaggi famosi

Herbert George Wells (21 September 1866 – 13 August 1946)

H.G. Wells, pseudonimo di Herbert George Wells (Bromley, 21 settembre 1866 – Londra, 13 agosto 1946), è stato uno dei grandi anticipatori della fantascienza e del fantastico, basti pensare, tra le opere più celebri, al suo “La macchina del tempo”, precursore di infinite storie sull’argomento, “La guerra dei mondi”, alla base di tante opere su invasioni aliene o a “L’isola del Dottor Moreau”, sulle potenzialità e gli orrori della genetica, ma la sua produzione è ben più ampia.

Tra gli scritti più noti c’è anche “L’uomo invisibile” (scritto nel 1881 e pubblicato nel 1897), un romanzo breve che ho avuto ora il piacere di leggere in una raccolta quasi omonima che riunisce anche alcuni suoi racconti (“L’uomo invisibile e dieci racconti” Club degli Editori):

 

  1. L’uomo invisibile (ROMANZO, The Invisible Man: A Grotesque Romance, 1897)
  2. Il bacillo rubato (The Stolen Bacillus, 1894)
  3. Fioritura di una strana orchidea (The Flowering of the Strange Orchid, 1894)
  4. All’osservatorio di Avu (In the Avu Observatory, 1894)
  5. L’uomo volante (The Flying Man, 1893)
  6. Il sorprendente caso della vista di Davidson (The Remarkable Case of Davidson’s Eyes, 1895)
  7. La storia di Plattner (The Plattner Story, 1896)
  8. Il fu signor Elvesham (The Story of the Late Mr. Elvesham, 1896)
  9. Sotto il bisturi (Under the Knife)
  10. La camera rossa (The Red Room, 1896)
  11. Un vetrino sotto il microscopio (A Slip Under the Microscope, 1896)

 

Non so quanto sia frutto di una scelta di chi ha composto l’antologia e quanto sia casuale, ma molte di queste storieL' uomo invisibile e dieci racconti - Libro Usato - Club degli Editori - Il  laccio nero | IBS pongono al loro centro la percezione visiva.

Questo è palese nel romanzo iniziale (“L’uomo invisibile”), dove l’invisibilità del protagonista è spiegata con le proprietà di rifrazione e riflessione della luce, ma anche in altre storie dove i protagonisti si trovano a vedere luoghi lontani, l’oltretomba, il proprio corpo distaccato dalla mente, ad attraversare l’universo in volo o a prendere il corpo di un altro uomo (e quindi vedere attraverso i suoi occhi e la sua mente) e compaiono persino i fantasmi, che, in fondo, sono un po’ la variante paranormale dello scientifico uomo invisibile.

Sono racconti che mettono in guardia dai limiti e i rischi della scienza, soprattutto se applicata alle vite comuni, come quella dello scienziato nel romanzo principale, che, divenuto invisibile, si trova in gran difficoltà nei rapporti con il resto delle persone, o il rischio della diffusione di epidemie, o la possibile aggressività delle piante. Anche in questo Wells è stato un anticipatore.

La centralità dell’uomo, della sua vita e dei suoi problemi rendono queste opere sempre vive e profonde e mai semplice descrizione di ipotesi scientifiche, mostrando la via più virtuosa a tutta la fantascienza ventura.

Un grande classico che non si può non leggere se si ama la letteratura nella sua forma più creativa.

 

SE ZUCKERBERG FOSSE UN ALIENO

Mark Zuckerberg ha donato 13,6 milioni alla ricerca - Periodico Daily

Mark Zuckerberg

Quando durante una presentazione collettiva di autori della casa editrice Porto Seguro (i cosiddetti Porto Seguro Show) ascoltai una brevissima descrizione del romanzo “Social control” (sottotitolo “La verità di Tim Works”) di Lamberto Burgassi mi feci l’idea che fosse quasi un saggio sulle “devices” (termine spesso usato in tale occasione) o quanto meno un romanzo che mettesse in guardia dall’uso inconsulto di tablet, smartphones e PC da parte dei bambini.

Quello che mi sono trovato a leggere è stata piuttosto una storia di fantascienza “con” bambini (direi, piuttosto che “per” bambini), in cui un fanciullo della scuola primaria si trova a fronteggiare, con ben pochi alleati, un’invasione aliena attuata tramite il “Social control”, permesso da un uso pervasivo degli strumenti informatici e del web, dove al posto di Facebook abbiamo una cosa assai simile chiamata Ferguson e allo stesso modo sono mascherati i nomi di altri prodotti elettronici.

Forse, in definitiva, “Social control” è proprio quello che mi ero immaginato all’inizio, ma sotto forma di metafora, in quanto il rischio (reale) di un uso inconsulto del web è qui amplificato dall’idea che sia favorito da degli alieni, per motivi loro di colonizzazione del nostro pianeta, attuata tramite l’indottrinamento, soprattutto delle giovani generazioni, avvalendosi in questo del supporto della scuola e dei docenti (conniventi o alieni mascherati).Amazon.it: Social control. Le verità di Tim Works - Burgassi, Lamberto -  Libri

Certo, suona un po’ strano che questo bambinetto riesca quasi da solo a mettere in crisi un piano che scopriamo avere origini che affondano indietro nel tempo per millenni e, in questo, c’è forse la volontà dell’autore di fare un prodotto rivolto alla stessa fascia d’età del protagonista Tim Works, un ragazzino considerato un po’ turbolento e che è poco gradito ai propri insegnanti.

L’altra peculiarità di questa storia è che è stata ambientata in un passato recente, in cui lo sviluppo del web era ancora ai primordi e se ne immagina la crescita esponenziale, poi avvenuta, come una previsione per un (tetro) futuro di “Social control”.

 

REINCARNAZIONI, RESURREZIONI E TOPI GIGANTI

Jonathan Carroll

Mele bianche” di Jonathan Carroll (New York, 26 gennaio 1949) è un romanzo strano, difficilmente inseribile in un genere. Anche se si parla di resurrezioni e morti-viventi ha ben poco del romanzo gotico. Anche se parla di vita oltre la morte, di figure che paiono angeli, di dialoghi con i morti, di reincarnazioni non lo definirei né paranormale, né ESP. Se ne avesse la stessa poetica e musicalità, si potrebbe avvicinare al realismo magico sudamericano, ma il suo mondo è quello più razionale del nord. La sola categoria in cui inserirlo, credo sia appunto quello delle “storie strane”, un po’ surreali, ma anche tanto mainstream nel voler descrivere la vita e i sentimenti dei personaggi.

Una storia in cui il protagonista si sdoppia schizofrenicamente in un topone parlante:

Gli ricomparve davanti soltanto quando Ettrich ebbe riportato suo figlio a casa di Kitty e fu risalito in taxi. Era seduto davanti, accanto all’autista ignaro di tutto perché poteva vederlo soltanto Vincent Ettrich: a tutti gli altri era invisibile. Un topone parlante che pesava più di trenta chili. Si chiamava Alan Wales.

 

L’aveva visto per la prima volta in ospedale, sull’ascensore. Era buio pesto da quando l’ascensore si era bloccato ed era andata via la luce. Così Ettrich non si rese conto subito di star conversando con un roditore. Credeva di parlare con se stesso, con Vincent Ettrich morto. Il che era vero, ma in quel momento ancora non sapeva che, quando tornano sulla terra, simili esseri assumono le forme più sorprendenti. Come quella di un topo gigante di nome Alan Wales.”

Era una delle poche cose che adesso Ettrich sapeva con assoluta certezza: esiste in ognuno di noi un essere vivente e Amazon.it: Mele bianche - Carroll, Jonathan, Olivieri, L. - Libriuno morto, e sono entrambi essenziali a guidarci attraverso l’intera esistenza umana e a ricondurci al mosaico.”

Il dialogo con questo se stesso morto assume toni paradossali, ma questo sdoppiamento mi ricorda un po’ la scissione di Cristoforo Colombo in Nascita, Vita e Morte ne “Il Colombo divergente” (Liberodiscrivere, 2001):

Alan Wales si limitò a fissarlo. Vincent non sapeva cosa fosse più inquietante, un topone che non apriva bocca oppure uno che parlava con la tua voce.

«Continui a scambiarmi con la Morte, Vincent. Io non sono la Morte, io sono te da morto».

Ecco personaggi morti che dialogano tra loro, cercando di venire a capo di strani vuoti di memoria.

Ecco la madre che parla con il figlio veggente nascituro ancora nel suo ventre.

Ecco il risorto schizzinoso verso il nuovo corpo da “indossare”:

“Non gli piaceva l’idea di indossare quei cadaveri appena tirati fuori dalla tomba, a cui era stata data soltanto una spazzolata approssimativa, come a un giubbotto in un negozio dell’usato”.

Ecco le riflessioni un po’ surreali sulla vecchiaia:

Sulla terra invecchiare corrisponde a diventare gradualmente invisibili. Non te ne sei mai accorto? L’unica volta in cui la gente nota i vecchi è quando combinano qualche guaio, quando sono intrattabili, o quando muoiono. Altrimenti nessuno li vede, perché non contano nulla.

Ecco la nonna morta che spiega alla nipote l’aldilà:

«È così. È la differenza tra la calma chiarezza alla fine del sesso e il momento dell’orgasmo».

Isabelle sorrise maliziosa. «Pensavo che la vita fosse un cabaret. Ora mi dici che è un orgasmo?».”

 

Lettura interessante, dunque, ma un po’ straniante, capace di sorprendere. Forse non è un capolavoro ma sa tenere alta l’attenzione del lettore (e non è poco), incuriosirlo ed essere originale.

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