Archive for maggio 2009

Tre romanzi russi, l'Ucraina e niente ucronia

Ecco dei commenti che ho scritto circa un anno fa ma che ancora non ero riuscito a pubblicare e che riguardano due romanzi di Bulgakov e uno di Cechov.
LA GUARDIA BIANCA
 
BulgakovMikhail Bulgakov con questo romanzo non raggiunge gli elevatissimi livelli di creatività del suo capolavoro "Il Maestro e Margherita" ma rimane comunque un testo interessante soprattutto per chi sia curioso di conoscere la storia dell’Ucraina (*) e di quel difficile periodo a cavallo tra il 1918 e il 1919 in cui questa passò dal regime zarista a quello bolscevico attraverso le esperienze di governo etmanico di Skoropadskji (Hetman è il termine con cui è chiamato il capo dei cosacchi ucraini) e la veloce ed effimera conquista di Petljura (nazionalista ucraino). Brevi settimane ma di intensa violenza e cariche di enormi cambiamenti per questo popolo.
Splendide le frasi che aprono e chiudono il romanzo, da sole valgono l’intera lettura:
Grande fu, e terribile, l’anno 1918 dopo la nascita di Cristo, il secondo dall’inizio della rivoluzione. Fu ricco di sole in estate, ricco di neve in inverno, e due stelle stettero particolarmente alte nel cielo: la vespertina Venere, stella dei pastori, e il rosso, fremente Marte.”
(Michail Bulgakov – La guardia bianca – Mosca 1923-24- incipit)
 cosacchi ucraini
Tutto passa. Passano le sofferenze e i dolori, passano il sangue, la fame, la pestilenza. La spada sparirà, le stelle invece resteranno, e ci saranno, le stelle, anche quando dalla terra saranno scomparse le ombre persino dei nostri corpi e delle nostre opere. Non c’è uomo che non lo sappia. Ma perché allora non vogliamo rivolgere lo sguardo alle stelle? Perché?”
(Michail Bulgacov – La guardia bianca – Mosca 1923-24- finale)
 
(*) qui si parla di Ucrania, non di ucronia, nonostante il commento sia del sottoscritto! 😉
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UN BAMBINO SPEDITO NELLA STEPPA COME UN PACCO (CECHOV)
 
Anton CechovHo letto “La Steppa” di Anton P. Cechov, in un vecchio volume edito da Nuova Italia. Mi sono recentemente occupato di ucronia ed è, ora, tempo di occuparmi un po’ anche dell’Ucraina (che con l’ucronia ha in comune solo l’assonanza dei nomi, il che non è poco, dice qualcuno). Leggo su Wikipedia che nel 1887, Cechov, a causa dei suoi problemi di salute (primi sintomi della tubercolosi) fece un viaggio in Ucraina e al suo rientro iniziò a scrivere "La Steppa". Fu questo l’inizio della sua attività di scrittore a tempo pieno. Dunque, si tratta di un romanzo d’esordio per questo celeberrimo autore e questo mi rende particolarmente interessante la lettura, dato che recentemente ho letto molti romanzi di autori esordienti. Mi piace, dunque, ricercarvi i vezzi narrativi di chi scrive per la prima volta (o quasi). Devo dire, però, che di questi vezzi (auto-riferimento, mancanza d’ambientazione, astrattezza…) non ne ho colti molti. Vi è forse solo una certa esilità della trama ma è ampiamente compensata dalla ricchezza descrittiva dei personaggi e delle loro azioni.
I personaggi sono descritti, infatti, assai più tramite le loro azioni che tramite i loro pensieri. Indubbiamente, già da questa prima opera si coglie la grandezza dell’autore.
 
La riflessione principale che ho fatto riguardo questo libro di poche pagine (circa 100) steppariguarda, però, soprattutto il personaggio principale. Il titolo è “la steppa” ed è ambientato in Ucraina, dandoci un quadro affascinante di questo Paese che, proprio mentre leggevo, alcuni mesi fa, è stata oggetto di cronaca in merito all’eventualità di un suo ingresso nella Nato. Nonostante il titolo, però, l’autore sembra curarsi, piuttosto che del paesaggio, del giovane protagonista, Jegòruska, un bambino di nove anni che attraversa la steppa, prima con uno zio e poi con sconosciuti, per andare in una città in cui proseguire gli studi.
La riflessione che induce a fare questa lettura è su come, in poco più di un secolo sia cambiato il modo di rapportarsi degli adulti verso i bambini. Il mutamento, in realtà riguarda soprattutto gli ultimi anni, dato che fino ad una generazione o due fa le cose somigliavano molto a come le descrive Cechov.
Al giorno d’oggi i bambini (in Italia) sono dei piccoli principi a cui tutto è concesso e della cui salute psico-fisica tutti si preoccupano. Un tempo, come in questo racconto, non era così. Ne “La steppa” non siamo certo dalle parti di “David Copperfield”, nessuno fa o vuol fare del male a “Giorgietto” (come potremmo tradurre il suo nome), nessuno lo vuole sfruttare. Il bambino è, anzi, un piccolo privilegiato, un “signorino” che sta andando a studiare lontano da casa. Ciononostante, Jegòruska sembra solo un pacco sul carro dei viaggiatori, siano essi lo zio e l’amico prete o gli sconosciuti cui è affidato per un tratto. Lo zio, infatti, lo abbandona senza alcun rimorso o perplessità, come cosa di poca importanza.
Nessuno si preoccupa di lui, nessuno cerca di non farlo annoiare (cosa per la quale tanti genitori d’oggi si danno molto da fare). Quando si bagna o si ammala nessuno se ne cura più di tanto. Per non parlare del vitto, che non è certo studiato apposta per lui. Nessuno si preoccupa (forse un poco il vecchio) dell’umore di un bambino che è rimasto orfano di padre, ha abbandonato per un lungo periodo la madre ed è stato appena lasciato con sconosciuti dallo zio.
Davvero dei valori diversi, davvero un’assai diversa importanza dei bambini, di cui solo uno scrittore con la sensibilità di Cechov pare in grado d’interessarsi!

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ROMANZO TEATRALE
 
Romanzo teatrale- BulgakovPrima di partire per la Russia (dove sono stato la scorsa estate), avevo rispolverato un po’ di classici di questa terra.
Ho amato moltissimo Bulgakov per il suo "Il Maestro e Margherita", che non finirà mai di incantarmi. Da ragazzo ho apprezzato molto anche "Cuore di cane". Più sopra ho già detto de “La guardia bianca”.
Qualche mese fa ho, dunque letto anche “Romanzo Teatrale” o “Le memorie di un defunto”. Non è solo interessante perché scritto da un grande autore, perché descrive un Paese tutto da scoprire, ma anche per la sua ambientazione in un mondo al confine tra quello degli scrittori e quello del teatro. Narra, infatti, le tribolazioni di un piccolo giornalista sconosciuto che scrive un romanzo e tenta prima di pubblicarlo e poi di mandarlo in scena. Nonostante le difficoltà, sembra prossimo a realizzare i suoi sogni ma si scontra con un mondo chiuso in se stesso, che lo rifiuta non perché “incapace” o “inadatto”, ma proprio perché questo mondo è spaventato dal successo, che gli altri temono possa derivare dalla sua opera.
È una storia dal tocco finemente satirico (in cui si possono riconoscere le caricature dei divi del tempo), che ci insegna quanto poco siano, in sostanza, cambiate le cose. Le difficoltà incontrate dal protagonista Maksudov (piuttosto autobiografico) non sembrano molto diverse da quelle di un moderno autore ai tempi di internet, del print-on-demand e dell’informatica. Gli uomini sono sempre gli stessi e le invidie non hanno nazionalità o epoca. Il nuovo fatica sempre ad emergere e, spesso, viene sconfitto. I vecchi attori, se proprio non possono adattare la nuova commedia alla loro senescenza, preferiscono farla scomparire.
Questa trovata bulgakoviana pare quasi una metafora del mondo.

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IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo 18

Altri due artisti hanno aderito al progetto per la realizzazione della "gallery novel" IL SETTIMO PLENILUNIO.

Con loro il numero degli illustratori sale a 18, che con noi tre autori, porta il volume a riunire 21 persone in un progetto che vede, forse per la prima volta, un romanzo scritto a sei mani, venir illustrato e interpretato da così tanti disegnatori, pittori, illustratori e fotografi.

I due nuovi artisti sono Fabio Balboni e Daniela Divani, che hanno aderito subito con numerose immagini.

Ecco quindi  il disegno realizzato da Fabio Balboni per questo capitolo 18.

 

Il capitolo 17 è stato l’ultimo che potrete leggere per intero on-line. Per gli altri vi dobbiamo chiedere di aspettare la pubblicazione del volume.

Vi lascio qui le righe del capitolo che hanno "ispirato" quest’immagine:

Il portone s’aprì cigolando, lasciando uscire all’esterno una cascata di luce.

De mastris apre la porta della sua villa. Illustrazione di Fabio Balboni per Il Settimo Plenilunio.

Dentro si vedevano enormi lampadari di cristallo carichi di luci, tutte accese. L’ingresso era in marmo ed un paio di grosse statue troneggiavano accanto alla porta. Raffiguravano due figure umane, ma avevano entrambe qualcosa d’insolito e inquietante.

Quella alla destra dei visitatori raffigurava una donna nuda, giovane e bella, ritratta nell’atto di fuggire, anche se il suo volto, rivolto all’indietro, verso Chew, non esprimeva semplicemente paura ma anche una sorta di desiderio, che si sarebbe forse potuto definire morboso. Chew notò che la donna, per qualche motivo incomprensibile, teneva una mano appoggiata sul collo.
La seconda statua, alla loro sinistra raffigurava invece un uomo di mezza età, elegantemente vestito, con abiti antichi. Apparentemente non aveva nulla a che fare con l’altra statua, eppure il suo sguardo era infisso negli occhi della ragazza e il suo corpo, pur non correndo, esprimeva come una pulsione a slanciarsi in direzione della donna. Il suo sorriso sembrava quasi un ghigno.
In mezzo a quelle due statue, ritto sul pavimento decorato con disegni in marmo vermiglio, s’ergeva un uomo, anch’egli elegante, sebbene di un’eleganza un po’ più moderna. Era una persona che aveva tutta l’aria di chi sia abituato non solo a comandare ma anche ad essere ubbidito. Stupiva quasi che, in un luogo tanto fastoso, fosse lui ad aprire la porta con le sue stesse mani, invece di dare ordine a qualche cameriere o maggiordomo.
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Ed ecco ora, un’immagine realizzata da Daniela Divani, che rappresenta il bacio tra Chew e Esha, di cui avete già letto nei precedenti capitoli.

Il bacio tra Chew e Esha. Illustrazione di Daniela DIvano per Il Settimo Plenilunio

Tutti e due ci hanno mandato anche altre immagini, che potete trovare su PLENILUNIO7, ma vorrei farvi ora vedere due diverse interpretazioni di Esha vista da Fabio e Daniela.

La prima immagine è Esha vista da Fabio Balboni e la seconda è sempre la licantropa Esharhamat, ma vista da Daniela Divano:

Esharhamat interpretata da Fabio Balboni per Il Settimo Plenilunio

Esharhamat interpretata da Daniela Divano per Il Settimo Plenilunio.

 Bravi, vero?

Per chi ancora non lo sapesse "Il Settimo Plenilunio" è il titolo della "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Abbiamo pubblicato on-line su www.liberodiscrivere.it i primi diciasette capitoli del romanzo. Del diciottesimo, vi lasciamo solo le righe di sopra e l’incipit che potete leggere sotto. Per leggerlo tutto, dovrete aspettare la pubblicazione del volume.

Abbiamo ormai molto più di cento immagini, tutte bellissime e degne di essere pubblicate e che potete vedere dal link PLENILUNIO7. Per la versione cartacea alcune, però, le abbiamo scartate, a malincuore, e altre dovremo scartarle forse con ancora maggior dispiacere qunado arriveremo al momento della pubblicazione. Molto dipenderà dall’editore e da quante immagini ci consentirà di mantenere, ma certo questi diciotto artisti saranno tutti presenti e non è detto che non ci possa ancora essere posto per qualcun altro.

Se vi va di partecipare, aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia. Per la pubblicazione ancora ci vorrà un po’ di tempo, ma affrettatevi, perché davvero c’è rimasto pochissimo posto.

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua), infatti, l’idea è di raccogliere in un libro il romanzo e i disegni di tutti questi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto (in ordine di arrivo) Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara, Lexi, Pino Santoro, Alessandro GiovagnoliGuido De Marchi, Alessandro FantiniGiuseppe Iannolo, Elena Masia, Luca Oleastri, Fabio Balboni e Daniela Divanodiciotto illustratori!

Le immagini raccolte sono, come detto, già tante. Ora comincia la "caccia ad un editore" interessato a questo libro davvero speciale, che potrà essere anche il catalogo di una o più mostre da farsi con i bellissimi quadri, disegni e fotografie che ci avete inviato.

Questo è l’inizio del diciottesimo capitolo

IL CASTELLO

Una nebbiolina umida si levava dai campi. “Dobbiamo essere vicini a qualche fiume” pensò distrattamente Chew, mentre con la coda dell’occhio continuava ad ispezionare la sua collega.Quella donna l’inquietava. Si era da poco messo con una ragazza e non avrebbe voluto invischiarsi in altre storie, nonostante quello che avevano fatto poco prima. Non era affatto quella la sua intenzione, se avevano fatto del sesso era stato… un caso, non c’era vera volontà da parte sua, pensava, eppure… Eppure i suoi occhi correvano sempre furtivi verso di lei, verso le gambe sottili, verso quel sorriso enigmatico, verso quei capelli ardenti.

Chi era veramente questa Esharhamat? C’era qualcosa di anomalo in lei, eppure di stranamente familiare.

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Vorrei però farvi ancora vedere un’ipotesi di copertina che ci ha mandato Angelo Condello (si vedono Esha e Sonia). Che ne dite?

Ipotesi di copertina per Il Settimo Plenilunio realizzata da Angelo Condello

Inutile dire che anche gli altri artisti continuano a mandarci immagini. Ecco, ad esempio, un nuovo contributo per il finale di Arturo Di Grazia:

Lo sconro di De Mastris con un licantropo. Illustrazione di Arturo Di Grazia per Il Settimo Plenilunio

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

 Grazie a Daniela per aver parlato di questo progetto qui.

I MAGNIFICI SETTE

I Magnifici Sette

Mi capita spesso di leggere libri scritti da autori poco noti, di cui i media non parlano e di scoprire che hanno scritto romanzi belli e interessanti. Sono certo che questo non è capitato solo a me. Vorrei che chiunque avesse letto qualche autore poco conosciuto facesse il possibile per renderlo meno “ignoto”. La mia idea è che chi legga questo post lo copi o lo invii al maggior numero possibile di contatti o lo inserisca nel proprio sito o blog, dopo aver sostituito le brevi recensioni che trova di seguito con altre scritte da lui (chi non avesse sette libri da segnalare, può lasciare tutti o parte di quelli indicati, ma è pregato comunque di diffondere il messaggio).
 
COME FUNZIONA
Scegliere sette libri di autori poco noti che ci sono piaciuti.
Scrivere per ogni libro  solo tre/ cinque righe di descrizione, indicando, se possibile perché si consiglia la lettura.
 
Ecco i miei “magnifici sette” (l’ordine è casuale, non si tratta di una classifica):
 
1.      Nero Italiano – Giampietro Stocco – Frili Editore
Nero italiano - Giampietro StoccoStocco è uno dei più attivi, efficaci e importanti autori di ucronie (romanzi che descrivono sviluppi alternativi della Storia). È interessante vedere come immagina un’Italia degli anni ’70 in cui il fascismo non è caduto. Buona la trama e ben caratterizzati i personaggi. Stile pulito e lineare.
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2.      New York 1920 – Laura Costantini e Loredana Falcone – Maprosti & Lisanti Editore
New York 1920 - Costantini e FalconeStile impeccabile, bel ritmo narrativo, personaggi con il giusto spessore che ci trascinano in una lettura che, per quanto lunga non concede pause al lettore, spingendolo ad andare avanti. Un’efficace e realistico affresco dell’epoca.
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3.      La morale di Pietra – Monica Caira Monticelli – Davide Zedda Editore
La morale di Pietra - Caira MonticelliUn libro che reclama di essere letto sino in fondo. Una storia che ha il tocco ed il respiro dei grandi romanzi veristi italiani. La protagonista ha, nella seconda parte del libro, il vigore e la moralità della Lupa verghiana. Ricco di grandi emozioni, ci parla di “come eravamo”.
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4.      Giovanna e la tempesta verticale – Giulia Ghini – Edizioni Lulu
Giovanna e la tempesta verticale - GhiniRomanzo intrigante, originale e fantasioso. Storia non priva di momenti di poesia. Un racconto strano, che si avventura nel paranormale, che si muta in investigazione, quasi fosse un giallo, che scava nel profondo della psiche dei personaggi. Innovativo senza inutili sperimentalismi.
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5.      Prendimi e uccidimi – Rossella Drudi – Edizioni Graus
Prendimi e uccidimi - DrudiSceneggiatrice da vent’anni, per la prima volta passa alla narrativa e la sua esperienza si sente benissimo in questo romanzo, che ha il ritmo ed il respiro di un buon film. Un thriller con tutti i crismi. La storia, avvincente e ben scritta, ti “prende e…” trascina.
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 6.      La fossa comune – Alessandro Bastasi – 0111 Edizioni.
La fossa comune - BastasiStoria intensa e ricca, che descrive le vicissitudini di un italiano nella Russia di Eltsin. Attenta è la ricostruzione storico, politica, culturale dell’ex URSS, uscita dalla Perestroika gorbachoviana. Godibile la vicenda del protagonista, disegnato con profondità e intensità.
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7.      Beatrice – Paolo Ciampi – Edizioni Polistampa
Beatrice - CiampiCon questo romanzo potrete scoprire in un colpo solo due poeti: la poetessa estemporanea Beatrice Bugelli di Pian degli Ontani e l’autore Paolo Ciampi, che di lei ci parla.L’autore, esprimendosi in una narrativa appassionata, ci restituisce la poesia schietta e sincera di questa poetessa di montagna.
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Cliccando sul link è possibile leggerne un mio commento più esteso.
Avevo già postato un altro elenco, simile a questo su aNobii nella discussione “I MAGNIFICI SETTE– 7 libri consigliati da noi” all’interno del Gruppo “Due chiacchiere con gli autori” e già in molti hanno creato, anche in quello stesso 3D, i loro elenchi.
Questi autori sono solo alcuni di quelli che ho letto più di recente ma ce ne sono ancora molti altri che meriterebbero una menzione. Ne trovate un elenco qui e altre recensioni qui.
Post Post del 08/06/09: c’è persino chi ha indicato i miei libri trai suoi preferiti!Vedi qui
Cos’è un Post Post? Un Post Scriptum fatto in un Post! 😉
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