Archive for maggio 2011

CREATURE INQUIETANTI

Bestiario stravagante - Massimiliano PrandiniChe piacere quando si scopre un bel libro. Il piacere è doppio quando il libro è edito da una casa editrice minore e l’autore è poco conosciuto. Da un besteseller o da un classico mi aspetto, infatti, sempre il massimo ma a volte vengo deluso. Da un autore che vende le copie a decine e non a migliaia o milioni ci si aspetta forse meno, ma spesso i suoi libri sono degni di quelli più celebri.
Un esempio di bella sorpresa è stato per me “Bestiario stravagante” di Massimiliano Prandini, edito da Damstar.
Devo dire che il titolo mi aveva tratto un po’ in inganno. Mi aspettavo un libro che parlasse di animali buffi o al più mitologici o magari un “bestiario” di uomini stravaganti, di tipi strani, eccentrici, bizzarri (secondo il senso etimologico del termine).
Non è questo il caso. Forse un titolo più appropriato sarebbe stato “Creature inquietanti”. Protagonisti di questa raccolta di tredici racconti sono, infatti, vampiri, licantropi, zombie, alieni e altri esseri mostruosi.
Nulla di nuovo sotto il sole, dirà qualcuno, ma non è così. Il bravo Prandini si dimostra capace di muoversi con disinvoltura nei cliché di genere, creando delle storie che hanno una loro originalità.
Sarà che le storie con finale a sorpresa e paranormale mi stimolano sempre, ma questi racconti sono stati per me come delle ciliegie: uno tirava dietro l’altro e appena avevo finito di leggerne uno, mi chiedevo subito: “chissà cosa avrà inventato questo Prandini per il prossimo”.

Si comincia con un racconto apocalittico ambientato in uno scenario che mi ricorda “IlVampira. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it per Il Settimo Plenilunio  deserto dei Tartari” di Buzzati, con un fortilizio nel deserto da cui si attende un arrivo misterioso. Solo che qui, a differenza che nel romanzo di Buzzati, qualcuno arriva e il finale fa sorridere per la sua arguzia.
Il secondo racconto ha i toni di un vero horror, con equilibrati messaggi iniziali che preparano l’atmosfera e un agghiacciante mostro alieno degno del miglior horror.
Nel terzo, nell’ottavo e tredicesimo racconto, Prandini gioca con la realtà e l’illusione.
Nel quinto racconto gli intrighi amorosi di tre coppie mal mescolate si trasformano in un preparato finale da zombie.
Eccezionale la quinta prova, per come riesce a innovare il canone dei racconti sui licantropi e per la bella ambientazione.
Il sesto racconto mi fa quasi pensare a un prequel del nostro “Il Settimo Plenilunio” (romanzo collettivo illustrato di cui sono coautore e curatore) con la guerra economica dei vampiri e il progetto di realizzare un sangue alternativo.
Inquietante il cassonetto infernale della settima storia, che sembra quasi uscito dalla penna di Stephen King.
La nona, quasi una storia di fantasmi, ci parla della debolezza delle nostre percezioni.
Il decimo mostro che ci regala Prandini è finalmente un animale, un tenero cucciolo che si rivela essere l’emissario di un fantomatico e inquietante “Stato”, dai connotati leggendari e quasi infernali, creatura che, in base alle mie conoscenze, mi pare di totale invenzione dell’autore.
Licantropo. Illustrazione di Luca Oleastri - www.innovari.it per Il Settimo PlenilunioDavvero stravagante è l’undicesimo personaggio, che si cimenta in una buffa storia con un’agghiacciante sexy-doll futuristica.
Al dodicesimo capitolo affrontiamo l’ossessione e la follia umana negli affetti familiari.

Insomma 140 pagine da leggersi tutte d’un fiato, se ancora ce ne rimane dopo la lettura delle prime pagine, e un autore da tenere d’occhio.

Una curiosità: ho notato spesso i ringraziamenti finali nei bestseller, in cui vengono citate decine di nomi, facendo la considerazione che con un ampio staff, scrivere un buon libro sia più facile.
Anche Prandini, cosa insolita per un autore “poco noto”, fa i suoi ringraziamenti a ben una decina di persone e a un intero gruppo, quello del laboratorio di scrittura collettiva Xomegap, di cui è uno dei fondatori. Insomma, anche qui l’unione fa la forza, a quanto pare e si conferma che le esperienze di scrittura collettiva aiutano di sicuro la maturazione di ogni autore.

Firenze, 03/04/2011

IL MANCATO DAN BROWN SPAGNOLO

Jorge  Molist - L'anello de Tempio L’anello del Tempio” dello spagnolo Jorge Molist (Edizioni Sperling & Kupfer) mi è stato regalato qualche tempo fa ma, fino alla fine del 2009 ancora non l’avevo letto. Nel cercare trai libri in attesa di lettura qualcosa da portarmi nel mio viaggio di fine anno a Barcellona, ho notato che il libro è ambientato nel capoluogo catalano, percui l’ho messo in valigia e iniziato in albergo, non lontano dalle Ramblas che vi compaiono più volte. Ho poi scoperto che viene persiono citato un paio di volte un ristorante in cui sono stato durante questo viaggio: Els Quatre Gats. La trama del resto sembrava promettente.
 
Se nella trilogia di Dan Brown sul Professor Langdon gli elementi sono sempre gli stessi: una caccia al tesoro, un’associazione potente e misteriosa, l’attrazione tra un uomo e una donna, riferimenti storici, si potrebbe dire che “L’anello del Tempio” si potrebbe confondere con uno dei romanzi dell’autore de “Il Codice Da Vinci”.
Purtroppo Molist non mi pare all’altezza di ambire alla definizione di “Dan Brown iberico”.Jorge  Molist
In questo libro un’avvocatessa americana, abbandona la New York delle Perdute Torri Gemelle (già questo rifarsi a una tragedia mi è parso una forzatura) per tornare nella natia Barcellona, dove resterà intrigata nei rapporti con vecchi amici d’infanzia e un mistero a base di Templari, anelli e trittici medievali, con tanto di trafficanti d’arte cattivi a metterle i bastoni tra le ruote.
La storia sembrerebbe affascinante eppure non sono mai riuscito a entrare veramente in sintonia con il libro, pur essendo scritto bene e con una certa tecnica.
Probabilmente ciò che me l’ha reso poco gradevole sono state alcune ingenuità come il (troppo lungo) testo medievale scritto in modo troppo moderno (si scopre subito che non è autentico, ma allora perché mettercelo? Solo per raccontarci un po’ di Medioevo? Oltretutto non sembra essenziale alla trama) o altre (troppo banali) digressioni storiche (che non mi sono parse fondamentali per la storia).
Oppure a rendermelo poco gradevole saranno state frasi traballanti come “Si sentivano le note di una musica francese, provenienti da una di quelle vecchie radio di legno verniciato, prima dell’era del transistor” (non manca qualcosa?) o magari scene un po’ fuori posto come il bagno nudi in mare con una comunità di rasta-hippie, apparsa solo per l’occasione o forse la forzata presenza di personaggi omosessuali, che pur non risultando grottesca, sembra messa lì per fare “effetto”.
Sarà stato il rivolgersi ad un pubblico che, secondo l’autore, dovrebbe ignorare ogni principio di storia al punto da scrivere dialoghi come il seguente:
<<“Hai sentito parlare di Epaminonda?”
“Chi è, un abitante di Paperopoli?” scherzai, cercando di sdrammatizzare. Mi sembrava il nome di un eroe greco, ma non ne sapevo molto di più.
“Epaminonda, il principe tebano” rispose con un sorriso.>>
anelloOppure mi avrà convinto poco questa avvocatessa che dell’avvocato sembra non aver nulla e che si dibatte come in un romance o in un romanzo rosa, tra l’amore per il bel Mike, ricco personaggio di Wall Street e l’amico d’infanzia Oriol, presunto omosessuale, e che si sente persino attratta dal bel mafioso Artur (ma sono così i mafiosi?).
Insomma, è un libro con buoni elementi ma con varie, piccole, debolezze che mi hanno reso faticosa e lenta la lettura.
 
Firenze, 24/01/2010
 

Esseri perduti

 Trilogia della città - Agota Kristof“Sono convinto, Lucas, che ogni essere umano è nato per scrivere un libro, e per nient’altro. Un libro geniale o un libro mediocre, non importa, ma colui che non scriverà niente è un essere perduto, non ha fatto altro che passare sulla terra senza lasciare traccia.”

Agota Kristof – Triolgia della città (pag. 210) 

E tu, quanti esseri perduti conosci?
 Agota Kristof

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