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SCRIVERE I LUOGHI: PAOLO CIAMPI E LA NARRATIVA DI VIAGGIO

Caterina Perrone e Paolo Ciampi

Durante l’incontro letterario del GSF presso la Laurenziana del 19 Settembre 2019 abbiamo parlato di “Creare mondi immaginari”, spiegando l’importanza, nella narrativa fantastica, di una buona ambientazione originale.

Come ideale prosecuzione di quell’incontro, oggi (10 Dicembre 2019), sempre in via Magellano 13 rosso (Firenze Nova), abbiamo ospitato il grande narratore di luoghi Paolo Ciampi (che ho già più volte letto, recensito e apprezzato per la grande poeticità descrittiva) che c’ha raccontato come l’ambientazione sia al centro anche della narrativa di viaggio. I luoghi sono importanti non solo come percorsi ma possono essere descritti in quanto tali. Il tema della serata era, infatti “Scrivere i luoghi: la narrativa di viaggio”.

Ciampi ha evidenziato l’importanza di lanciare suggestioni piuttosto che fornire complesse descrizioni. A tal proposito ha citato il piccolo saggio da lui scritto con Alessandro Agostinelli e Tito Barbini “Parole in viaggio – Piccola guida di scrittura per viaggiatori veri e immaginari”, in cui è citato a sua volta (possiamo parlare di meta-citazione?) Ernie Pyle, che ha saputo descrivere lo sbarco in Normandia attraverso piccoli dettagli come gli strani oggetti che i soldati si erano portati dietro o anche ha raccontato come la grande domanda da porci sia “state raccontando un viaggio o guardandovi l’ombelico?” e come la narrazione sia a metà tra questi due approcci (il secondo simboleggia il parlarsi addosso ma può essere anche una certa autoreferenzialità: “parlo eternamente di me” scriveva Chateaubriand).

Come descrivere, dunque, i luoghi? Possiamo farlo in modo asciutto e distaccato o possiamo trasmettere le emozioni che questi ci danno (da quel che ho letto di Ciampi, mi pare questo il suo approccio).

Alcuni libri di Paolo Ciampi

E che cosa si porta dietro un autore durante i suoi viaggi? Si documenta prima o si lascia trasportare dalla scoperta?

Oggi con internet si è perso molto del gusto dell’esplorazione che era l’anima anche dei piccoli viaggi, tutto è già conosciuto e rischiamo di perdere il gusto della sorpresa.

Anche il narratore che voglia descrivere dei luoghi rischia di non saper più come dire qualcosa di nuovo, ma deve sempre ricordarsi di descrivere il mondo attraverso i propri occhi, che sono il valore aggiunto per ogni storia, attraverso la propria fantasia, che sempre aggiunge qualcosa di nuovo e originale anche ai luoghi più consueti ed ecco che la narrativa “realistica” o mainstream non sembra più tanto distante da quella fantastica, perché entrambe reinterpretano il mondo, chi meno, chi più. Per narrare i luoghi allora le suggestioni possono venirci da testi che parlano di cose magari del tutto diverse o possiamo portarci dietro le suggestioni di letture giovanili (come penso possa aver fatto Ciampi scrivendo la biografia dell’esploratore Beccari ne “Gli occhi di Salgari”) oi possiamo seguire i passi di un altro autore (come mi pare possa aver fatto in “Beatrice” o in “L’aria ride”).

Raffaele Masiero Salvatori, dell’Istituto Geografico Militare ha dato il suo contributo portando alcune riviste, antiche e recenti, prodotte da tale istituto.

Gli autori Caterina Perrone, Renato Campinoti, Paolo Orsini, Carlo Giannone e Antonella Cipriani

Spero che si possa presto organizzare qualcosa assieme a questo con anche Paolo Ciampi, autore anche di un piccolo libro di riflessioni sulla cartografia “Il sogno delle mappe”, la cui presentazione penso che ben si abbinerebbe con una visita ai loro archivi.

Ciampi ha anche accennato alla rivista di viaggi “Erodoto108” che meriterebbe di essere meglio scoperta, magari in un prossimo incontro.

Il prossimo martedì (17/12/2019) saremo sempre alla Laurenziana, questa volta con Gianni Marucelli, Presidente di Pro Natura Firenze e direttore della rivista L’Italia l’Uomo l’Ambiente e affronteremo un tema non poi così distante: “Scrivere per l’ambiente”. Valuteremo anche possibilità per gli autori di collaborare alla rivista, che affronta non solo tematiche ambientali ma anche, appunto, “racconta i luoghi”.

 

 

 

Paolo Ciampi, Carlo Menzinger, la presidente del GSF Cristina Gatti e Massimo Acciai

 

RIFLESSIONI SUL SACRO

Con il GSF – Gruppo Scrittori Firenze, ho organizzato una serie di incontri presso la Laurenziana sui modi per pubblicare. Durante uno di questi abbiamo ospitato Alessandro Raveggi, curatore e fondatore della rivista letteraria italo-inglese THE FLR – The Florentine Literary Review, un magazine cartaceo, edito da The Florentine Press, che ospita racconti e poesie di autori italiani con testo a fronte in inglese.

Con l’occasione ho acquistato il numero 3 del 2018 che ha come argomento il “Sacro” (“Sacred”).

Il volume comprende, oltre all’editoriale di Alessandro Raveggi, i sei racconti:

 

Giordano Meacci – Free will for free

Laura Pariani – La sera dei Grandi Antichi

Paolo Zardi – La nuova lingua

Omar Di Monopoli – In principio era la bestia

Licia Giaquinto – La festa è finita

Francesco D’Isa – Estasi 2.0

 

e due poesie:

 

Andrea Ponso – Iconostasis

Vivian Lamarque – I nomi degli amanti

 

L’illustratrice del numero è Giada Fucelli, le traduzioni sono opera di Johanna Bishop.

 

A fine volume si possono leggere le ragguardevoli biografie degli autori.

 

Ho apprezzato soprattutto le atmosfere inquietanti de “La sera dei Grandi Antichi” e le suggestioni su un futuro che sembra già presente, in cui la lingua non più in grado di esprimere dissenso nel racconto di Paolo Zardi che parte dalla constatazione di come Facebook ci permetta di mettere dei “like” ma non il loro opposto e arriva a fare riflessioni su un mondo in cui “era impossibile essere infelici e quindi, con un sillogismo che non tutti sarebbero stati disposti a sottoscrivere, era impossibile pensare” ma anche sulla perdita di una lingua “adatta alla più antica delle comunicazioni, quella tra i vivi e i morti”.

Ancor più conturbante è l’incubo schizofrenico de “La festa è finita”.

Ed ecco poi le sperimentazioni religiose di Francesco D’Isa: “Abbiamo creato una singolarità, e il suo comportamento sembra confermare che oltrepassare l’umanità non significa potenziarla. S. non ha cercato dei superpoteri né l’immortalità, tutte doti che non avrebbero fatto altro che acuire la sua schiavitù, ma ha tentato di trascendere la forma che gli abbiamo imposto” o Giordano Meacci che scrive “Ogni tanto Dio pensa che non sia il caso di fare Dio, poi si ricorda di esserlo” o Omar di Monopoli che ci trascina in atmosfere apocalittiche nella Napoli giacobina

Tra le poesie mi sono riconosciuto nei versi di Vivian Lamarque quando confonde i nomi delle piante “Chiedo perdono all’Olmo / quando lo chiamo Faggio / e al Frassino quando lo chiamo / Acacia, quanto si offese il Carpino / quando non lo riconobbi: / a voltarsi di là umiliato / l’aiutò il vento” che mi hanno ricordato i miei racconti sugli alberi parlanti.

Suggestioni bibliche sostengono i versi di Andrea Ponso.

 

In conclusione, un volume intenso e denso di contenuti, scritto con cura e impaginato con stile.

AVVENTURE SPAZIALI DI UN’INVESTIGATRICE ARTIFICIALE

Risultati immagini per Karma AvversoCome in un romanzo del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov in “Karma avverso” troviamo un investigatore artificiale che indaga su un duplice omicidio. Anzi, per essere più precisi si tratta di un’investigatrice e a differenza dell’asimoviano Daniel A. Olivaw non è un robot ma una graziosa biosynth della serie Afrodite, quelle progettate per scopi sessuali, praticamente una Sexy Doll intelligente. Una creatura forse più simile allora a Pris o a Rachael di “Blade Runner”, questa Lidy F0642 4L2 inventata dalla coppia Emiliano Mecati e Alessio Seganti.

Il volume, edito nella collana “Scif-fi Collection” da Tabula Fati, è ambientato in un futuro con una nuova datazione che ne rende difficile l’esatta definizione cronologica ma considerato che la vicenda comincia nell’anno 1369 del Calendario Coloniale, possiamo immaginare che ci dividano da questo tempo almeno altrettanti anni, dato che siamo ancora ben lungi da aver iniziato una qualsivoglia colonizzazione di mondi esterni.

Si dice che il mondo è piccolo, ma forse lo è anche la Galassia, perché Oerth e Sele somigliano maledettamente alla Terra e alla Luna e non vorrei svelare troppo del finale dicendo che nelle ultime pagine c’attende una sorpresa che un po’ mi ha ricordato un altro classico della fantascienza, un romanzo del francese Pierre Boulle, da cui sono stati tratti almeno nove film e alcuni telefilm, di cui non rivelo il titolo (ma mi pare evidente) per non spoilerare troppo.

Interessante il grande sforzo di un’intera comunità per realizzare un processo di terraformazione e importanti i messaggi di allarme verso la fragilità dei mondi.

Facile affezionarsi alla protagonista, questa ragazza sintetica che affronta nemici tanto più grandi di lei per scoprire e rivelare una verità scomoda che va ben oltre il disvelamento del mistero della morte di un uomo importante (lei in realtà indaga sullo “spegnimento” di una sua simile, un’altra ragazza artificiale, vittima collaterale dell’omicidio principale). In questo Lidy è quasi una sorella di Harry Potter, dell’Ender di Scott Card, del Wade Watts di Cline (“Player one”) o della mia Aracne (“Via da Sparta”).

World Sf Italia

Alcuni autori Tabula Fati al festival di World SF Italia dell’Impruneta (Firenze) a maggio 2019. Oltre all’editore Marco Solfanelli, si riconoscono Carlo Menzinger e i due autori di “Karma avverso”: Alessio Seganti ed Emiliano Mecati

Di solito non amo i gialli, ma qui, come in un buon Asimov, l’ambientazione fantascientifica, l’incalzante ritmo delle avventure e un mistero ben più grande di un semplice triste e meschino omicidio (come in tante ben più noiose detective story), tengono incollati alle pagine dall’inizio alla fine e danno più di una ragione per andare avanti e appassionarsi alla narrazione.

Non per nulla il romanzo è arrivato finalista al Premio Vegetti 2019. Peccato non abbia vinto, ma di sicuro gli autori sapranno rifarsi alla prossima occasione, perché la stoffa non manca.

Difetti? Forse il titolo “Karma avverso”, che poco dice della storia e anzi fa pensare a storie orientaleggianti. E poi, scusate, ma a me pare che la nostra cara Lidy F0642 4L2 sia piuttosto fortunata ad attraversare tante peripezie così felicemente.

LA SAGA DEI FIGLI DEL PADRE ASSENTE

Risultati immagini per i fratelli michelangelo vanni santoniRisale ormai a oltre dieci anni fa la mia prima lettura di qualcosa scritto da Vanni Santoni, conosciuto negli anni gloriosi di anobii, la piattaforma letteraria in cui ho conosciuto tantissimi autori. Lessi allora due volumi, la raccolta di micro-racconti “Personaggi precari” e “Gli interessi in comune”, la prima edita nel 2007 da RGB Scrittomisto e poi ripubblicata da Voland nel 2017, il secondo edito da Feltrinelli nel 2008 e ora uscito da poco (2019) per Laterza.

Organizzo degli incontri letterari con Barbara Carraresi per conto del GSF Gruppo Scrittori Firenze e cercavamo qualcuno che potesse testimoniare di un percorso da una piccola casa editrice a una grande e ripensai così a Santoni, che dopo Feltrinelli, oltre che a Laterza era anche approdato a Mondadori.

Santoni è stato così protagonista di un interessante serata il 5 Settembre 2019, presso la Laurenziana di Firenze dal titolo “Come pubblicare con un grande editore”.

In seguito, lo abbiamo ospitato ancora per presentare il suo nuovo romanzo familiareI fratelli Michelangelo”, (Mondadori, 2019). È stata così per me occasione per leggere ancora qualcosa di suo.

I fratelli Michelangelo” è opera, con le sue oltre seicento pagine, assai più corposa non solo del veloce libretto “Personaggi precari”, ma anche del romanzo “Gli interessi in comune”. Oserei quasi dire che si tratta di una saga familiare e che per quattro dei cinque fratelli Michelangelo che ne sono protagonisti si sarebbe ben potuto fare un singolo romanzo, magari con un quinto a chiusura, che ne vedesse l’incontro con il padre Antonio Michelangelo.

Ovviamente, non si parla qui di Michelangelo Buonarroti, anche se siamo a Firenze. La storia è contemporanea, o meglio ambientata in un passato ancora recente. Vi si narra di un padre importante e piuttosto famoso, ingegnere, artista e regista, che, ormai anziano, dà appuntamento a Saltino nella località climatica di Vallombrosa (a est di Firenze) a quattro dei suoi cinque figli, avuti da diverse donne.

Ne seguiamo così le vicende di ciascuno, con le loro perplessità sulle motivazioni che possono aver indotto quel padre sempre così assente a richiamarli e a farli incontrare tra loro.

Non ne nasce tanto un’opera corale, quanto, appunto, una serie di romanzi brevi strettamente collegati, in cui, in ogni racconto, un figlio ha la sua centralità e che sembrano voler essere storie sull’assenza del padre ma finiscono per essere più che altro vicende di figli con un padre assente.

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

A Firenze e al Valdarno, luoghi che direi tipici della narrativa di Santoni, cui qui si aggiunge quella propaggine della città che è Vallombrosa, si uniscono località assai diverse e le storie si allargano verso altri continenti.

Trovo, in particolare, rilevante il viaggio in India di uno di loro, così diversi da certi pellegrinaggi in quel Paese alla ricerca del sé o di una diversa religiosità o magari di esperienze allucinogene. Dato che “Gli interessi in comune” era praticamente una piccola enciclopedia sulle sostanze stupefacenti, mi sarei aspettato che in una simile occasione Santoni c’avrebbe parlato di droghe e così è stato ma qui non è come nel primo romanzo un narrare di esperienze di stati alterati della mente, ma si parla traffico di droga. Il ragazzo parte con degli amici con le migliori intenzione per impiantare un business in India, le cose vanno male e pensano bene di ripiegare sul traffico di sostanze illegali, ma le cose volgono in fretta al peggio.

Altro figlio, altre ambientazioni ed ecco con Cristiana, la figlia artista, lo spunto per parlare di arte, del difficile mondo dell’arte contemporanea, con la lotta per emergere e farsi vedere, con il quasi disperato tentativo di cercare di inventare qualcosa di originale e non possono non colpire i formicai riempiti di metallo, la borsa fatta con la pelle del proprio gatto, il drone ricoperto dalla pelle di un altro, i materiali messi a disposizione di certe mosche perché ne facciano nidi “artistici”.

Non si tratta di un romanzo d’avventura, ma non manca l’azione qua e là a vivacizzarlo e penso, per esempio, al cinematografico scontro con i ladri.

Del resto, oltre al mondo dello spaccio internazionale, incontriamo anche quello delle arti marziali, praticate ad alti livelli da Rudra, un altro dei figli, che, tanto per dare un po’ di colore sociale è anche omosessuale, con quel che ne consegue in termini familiari, sebbene i genitori si dimostrino al passo con i tempi attuali e tutto sommato discretamente aperti.

E in tutto questo affannarsi per il successo, economico, artistico o sportivo, è forse proprio il padre, che più dei figli sembra essersi dato da fare nel ricercare il successo, persino in campi diversi, a dire verso la fine il vero senso di ogni cosa: “Essere felici a casa è il massimo risultato dell’ambizione, diceva Samuel Johnson, e basterebbe questa frase a misurare la portata dei miei fallimenti…”.

13 Novembre 2019: Vanni Santoni e Carlo Menzinger alla Laurenziana (Firenze)

I figli si interrogano su che cosa abbia da dire loro il padre, se sia morente e abbia qualcosa da rivelare, se ci sia un’eredità da dividere, ma mentre camminano tutti assieme nel bosco di Vallombrosa, verso questa misteriosa meta dove ogni cosa, forse, sarà svelata, cogliamo un’altra riflessione di Antonio Michelangelo, che ci dà, forse, il senso della storia:

Sai, già farsi ascoltare è molto, per un vecchio. È un miracolo, in effetti, un miserabile miracolo, come avrebbe detto Michaux, che un vecchio riesca a farsi ascoltare dai propri figli, a farsi seguire lungo una strada, quale che sia; ma è pur vero, ghigna, che con una messinscena così stramba, ormai che siete qui, vi verrebbe difficile non farlo: anche solo per vedere dove voglio arrivare!”

Johnson, Michaux: ho riportato due frasi e, entrambe, contengono una citazione. Non è un caso, perché Santoni è uno che non solo scrive, ma, come dovrebbe essere sempre, legge anche molto e sembra amare i libri, al punto che questo “I fratelli Michelangelo” è quanto mai ricco di citazioni e rimandi ad altri autori e altre storie.

Non solo Santoni legge, ma, come ha ottimamente dimostrato nell’incontro con la nostra associazione, è uno che la scrittura la insegna (tra l’altro all’importante Scuola Holden) e ne conosce bene i metodi e la tecnica, come anche qui si vede. Insomma, uno che ha storie da raccontare e sa come farlo.

POESIE PRATAIOLE

Oggi ho scovato tra i libri ancora da leggere un libricino scritto e prodotto da Guido De Marchi e illustrato da Elena Pongiglione. Si tratta de “I racconti del prato”, una raccolta di allegre poesiole per bambini, tutte rigorosamente in rima e di 4 versi, che parlano con delicata ironia, in stile filastrocca, di animali e piante del prato. Le illustrazioni sono forse un po’ troppo raffinate per un bambino, ma i quadretti poetici sono graziosi e piacevoli.

De Marchi è poeta e pittore che conosco ormai da vari anni e che ha anche collaborato alla mia gallery novel “Il Settimo Plenilunio”.

Risultato immagini per i racconti del prato di Guido De Marchi"

UN RIFUGIO UTOPISTICO CONTRO IL SURRISCALDAMENTO GLOBALE

L'ultimo rifugioC’è una nuova etichetta che è da poco più di un decennio è attribuita a una parte della fantascienza: “climate fiction”. Si tratta di storie che parlano delle problematiche legate alle variazioni climatica, in primo luogo il surriscaldamento globale, generato dal buco nello strato di ozono che protegge la nostra atmosfera, ma anche il suo opposto, ovvero improvvisi congelamenti del pianeta. La “climate fiction” puoi, poi, estendersi agli effetti collaterali del clima, come la perdita di biodiversità (vera emergenza della nostra civiltà), l’innalzamento del livello dei mari, gli incendi, la desertificazione e così via. A sua volta, può considerarsi parte dell’eco-fiction.

Persino nella mia ultima antologia “Apocalissi fiorentine” ci sono alcuni racconti che si potrebbero far rientrare nel genere e l’intero volume vuol essere un tentativo di portare vicino alle persone (parlando di una città italiana) le fragilità ambientali e, nello specifico, urbane.

Piero Dolara ha scritto un romanzo, “L’ultimo rifugio” (sotto titolo “Armageddon”, nel volume si parla, giustamente, spesso di warmageddon), che rientra a pieno titolo nella “climate fiction”.

Immagina, infatti, che in un futuro inquietantemente prossimo il 2029, le scorte alimentari della Terra si esauriscano per effetto, appunto, del surriscaldamento e che l’intera civiltà umana collassi.

Editor del volume, pubblicato da Porto Seguro, è stato Massimo Acciai Baggiani, che un giorno mi ha chiesto, per quale motivo sia Dolara, sia io nel mio racconto “La giusta paura”, di prossima uscita sulla rivista “L’area di Broca”, avessimo scelto il 2029 come anno per eventi similmente drammatici.

Nel mio caso è stato solo il desiderio di mostrare come l’emergenza climatica sia un problema attuale, nostro, e non di generazioni future. Posso immaginare che lo stesso valga per Piero Dolara.

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Piero Dolara

Il romanzo mescola questa situazione distopica con la creazione del tutto utopistica di una comunità di artisti e uomini di ingegno vario, che si è riunita in grandi grotte sui Monti Sibillini, vicino Roma, per preservare la cultura umana. Come antichi monaci atei, riproducono opere esistenti ma cercano anche di produrne di nuove, soprattutto in campo musicale e pittorico. Lo stesso ultimo rifugio è stato realizzato da un grande architetto, dando sfoggio di inventiva.

Questo volume andrebbe fatto leggere a chi sostiene che la fantascienza si dimentica troppo spesso dell’arte, come è stato di recente sostenuto in un convegno a Stranimondi (Milano, 12-13 ottobre 2019, “Michelangelo e la luna. Perché le arti hanno un ruolo così marginale nella fantascienza?”, relazione di Franco Ricciardello): è vero, ma ci sono delle eccezioni.

Incredibilmente questa comunità utopistica sopravvive per anni senza avere quasi contatti con l’esterno e senza saperne nulla. Quando, finalmente, si decideranno a uscire dal loro rifugio, scopriranno un mondo assai diverso da come lo avevano lasciato.

Da leggere per riflettere sul futuro e su quello che stiamo facendo (o non facendo) per il nostro pianeta.

 

illustrazione di Valentina Pellizzari, tratta da “Apocalissi fiorentine”.

PISA BOOK FESTIVAL E ALTRI EVENTI

Gli ultimi giorni sono stati tutti una successione di eventi letterari, che mi hanno visto coinvolto in vari modi.

Venerdì 8 Novembre 2019 sono stato ospite dell’Associazione Arcobaleno (Firenze) per la presentazione del volume collettivo “Perché non siamo fatti per vivere in eterno?, curato da Massimo Acciai Baggiani, con la partecipazione di 11 autori, e i cui proventi vanno all’associazione stessa. È stata per me occasione per raccontare le mie esperienze di scrittura collettiva e le diverse tecniche di coordinamento usate in tali occasioni. “Perché non siamo fatti per vivere in eterno?” è stato, per esempio scritto con la tecnica del round robin, ovvero ogni autore riprende quanto scritto dagli autori precedenti e lo sviluppa. Tra gli undici autori c’è anche un misterioso K. Von Zin.

Poiché il romanzo presentato era  una storia di vampiri, ho anche fatto un piccolo approfondimento sulle motivazioni che spingono, a mio avviso, oggi gli autori a scrivere storie di licantropi e vampiri, riprendendo quanto da me scritto ai tempi della pubblicazione del volume collettivo illustrato da me curato “Il Settimo Plenilunio” (Ed. Liberodiscrivere, 2010). Da una parte credo che le creature della notte rappresentino un po’ la paura del diverso e siano espressione delle perplessità verso l’arrivo di “migranti”, dall’altra, credo che il successo del genere presso gli adolescenti deriva dal fatto che i giovani vivono in tale fase un forte mutamento e provano una sorta di paura-attrazione verso l’adulto che emerge in loro, che ricorda in qualche modo la mutazione in lupo del licantropo o la trasformazione in vampiro di chi è morso da uno di essi (non dimentichiamone le implicazioni sessuali a questo spesso connesse).

 

Paolo Ciampi e l’editore Luca Betti

Sabato 9 Novembre ero al Porto Seguro Show, che questo mese si è tenuto al Porto di Mare (Firenze). Come da consuetudine venivano presentati i nuovi autori del mese della casa editrice Porto Seguro, questa volta circa una ventina, più alcuni dei precedenti. Come di consueto, mi sono ritagliato un piccolo spazio per presentare la mia trilogia ucronica “Via da Sparta”, che descrive le avventure di una giovane schiava violentata e incinta in fuga attraverso un presente distopico in cui Sparta domina il mondo e la cultura ateniese è stata cancellata. A luglio, infatti, è uscito il terzo volume della saga “La figlia del ragno”. L’editore Paolo Cammilli mi ha coinvolto in un dibattito pubblico sul mondo dell’editoria. Non ha, infatti, condiviso l’analisi fatta durante il recente

Gaia Rau, vanni Santoni e Alberto Casadei

incontro da me organizzato assieme a Barbara Carraresi, per il GSF Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana con Vanni Santoni sul tema “Come pubblicare con un grande editore”, tema poi approfondito nel successivo incontro “Riflessioni sull’editoria”. Cammilli, sostiene, infatti, che le grandi casi editrici prendono in considerazione gli autori solo dopo che hanno venduto grandi numeri e che questi si possono fare anche con case editrici come Porto Seguro e che, anzi, alcuni loro autori già hanno raggiunto vendite significative. Nell’incontro della Laurenziana era stato sostenuto, invece, che alle grandi case editrici, si passa solo arrivando da certe riviste letterarie e da queste a case editrici di un  certo tipo.

 

Domenica 10 Novembre sono stato a visitare il Pisa Book Festival assieme a Massimo Acciai Baggiani, che ha già scritto un ampio resoconto della nostra giornata, cui rimando per chi ne volesse sapere di più. In sostanza, a parte il giro degli stand, soprattutto di case editrici di media e piccola dimensione, ho partecipato a quattro incontri, la presentazione dell’antologia di climate fiction “Antropocene” curata da Roberto Paura e Francesco Verso (era presente quest’ultimo); la presentazione della nuova antologia di racconti del poeta della narrativa di viaggio Paolo CiampiTra una birra e un racconto”; la presentazione dell’ultimo giallo di Vichi da parte del giallista Leonardo Gori (di recente incontrato alla relazione di Sergio Calamandrei sulla “Struttura nascosta del giallo e del noir”, tenuta alla Laurenziana per il GSF) e, infine, la presentazione del nuovo romanzo familiare di Vanni SantoniI fratelli Michelangelo”, edito da Mondadori, e della riedizione del romanzo “Gli interessi in comune” con Laterza (la prima edizione era Feltrinelli).

Con l’occasione ho conosciuto gli autori del Collettivo Scrittori Uniti e Claudio Secci è stato così gentile da farmi intervistare da Chiara De Muro

Francesco Verso

Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal

Arrighetta Casini, Vincenzo Sacco e Clara Vella

 

Lunedì 11 Novembre mi sono recato presso la SMS di Rifredi dove le professoresse Clara Vella e Arrighetta Casini tenevano il loro consueto incontro letterario del lunedì e presentavano il nuovo romanzo di Vincenzo Sacco, già presidente del GSF Gruppo Scrittori Firenze,  “L’uguaglianza delle ossa”. Il romanzo giallo ambientato nella Napoli di fine XVIII secolo, ci porta nel mondo dei lazzeri napoletani. Ne avevo già una copia, che spero di leggere presto. Di Sacco, ho  apprezzato di recente “Come la sabbia nel deserto”.

 

Martedì 12, Vanni Santoni, reduce dal Pisa Book Festival, è stato di nuovo ospite del GSF Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana, questa volta per presentare, da me intervistato, i medesimi libri appena illustrati a Pisa “I fratelli Michelangelo” e “Gli interessi in comune”. Santoni c’ha raccontato come i personaggi de “Gli interessi in comune” si siano nel tempo sviluppati in altri tre romanzi e abbia quindi sentito l’esigenza di riproporre la storia di partenza. “I fratelli Michelangelo” sono, invece, un grande affresco familiare nel quale Santoni racconta di un padre con cinque figli, avuti da quattro madri diverse, che non si conoscono tra loro e, ormai adulti, sono chiamati a incontrarsi, per motivi misteriosi, da questo padre assente. È occasione per parlare di paesi diversi, spostando la scena in varie parti del mondo, e per descrivere il nostro tempo, così svuotato d’ideali. Il tema della droga, centrale ne “Gli interessi in comune”, come momento di sperimentazione ed esperienza, ritorna qui soprattutto nella sua accezione economica. Anche l’India che vi compare è più un contesto economico sociale, che non il mondo in cui nel secolo scorso, si andava alla ricerca di sé, di nuovi cammini spirituali o di esperienze con sostanze stupefacenti.

Come evidenziavo durante l’incontro, mi sono riletto la mia recensione del 2008 della prima edizione de “Gli interessi in comune”, dove concludevo: “E segnatevi questo nome: Vanni Santoni, perché ne sentirete parlare presto ancora”. Credo di non essermi sbagliato.

Carlo Menzinger presenta Vanni Santoni

Infine, ieri, mercoledì 13, sono stato ospite della più antica associazione ambientalista italiana, Pro Natura, di cui sono membro, per presentare il mio nuovo romanzo, pubblicato con il Gruppo Editoriale Tabula Fati, con marchio World SF Italia, uscito in occasione del festival Stranimondi 2019 di Milano, “Apocalissi fiorentine”.

Massimo Acciai Baggiani presenta “Apocalissi fiorentine” di Carlo Menzinger

Introdotto dal presidente di Pro Natura Firenze, Gianni Marucelli, Massimo Acciai Baggiani, già autore della mia biografia letteraria “Il sognatore divergente”, ha fatto un excursus sulle mie opere precedenti e introdotto il volume.

Era presente anche il professor Marcello Scalzo, curatore delle immagini che arricchiscono il volume con rielaborazioni grafiche della città di Firenze, che ha illustrato il progetto grafico portato avanti con i suoi studenti per vari anni, di cui il volume riporta solo una selezione.

Apocalissi fiorentine” è un’antologia di racconti distopici che, in ordine cronologico, affronta momenti di crisi della città di Firenze, dalla sua fondazione a un futuro immaginario, con l’intento di evidenziare la fragilità della storia, delle città e del mondo nel suo insieme, in una sorta di piccolo campanello d’allarme per le tante problematiche che ci minacciano, quali perdita di biodiversità, surriscaldamento, deforestazione, desertificazione, inquinamento, tensioni sociali, terrorismo, guerre. Il volume si muove così tra ucronie, fantascienza, climate fiction e surreale.

La serata è stata intensa e le tematiche affrontate hanno scatenato un acceso dibattito.

Carlo Menzinger intervistato da Chiara Di Muro

Come risultato di queste intense giornate letterarie, la già lunghissima lista dei libri da leggere si è arricchita di nuovi volumi che vanno ad aggiungersi ai miei scaffali (per fortuna che ora leggono soprattutto e-book, perché gli spazi vanno scarseggiando):

  • Lamberto Burgassi – Social control – La verità di Tim Works – PSE
  • Renato Campinoti – Non mollare Caterina – PSE
  • Marcovalerio Bianchi – Il precipizio – PSE
  • Vincenzo Sacco -L’uguaglianza delle ossa – PSE
  • Roberto Paura e Francesco Verso, a cura di – Antropocene – Future fiction
  • Jean-Pierre Filiou – Le apocalissi nell’Islam – O barra O Edizioni
  • Paolo Ciampi – Tra una birra e una storia – Betti
  • Vanni Santoni – I fratelli Michelangelo – Mondadori
  • Alberto Pestelli – Un etrusco tra i nuraghes – Vol. III – Youcanprint

Oggi poi mi è arrivato per posta anche:

  • Pierparide Tedeschi – La mutazione – Edizioni Solfanelli

Di seguito i link ai video:

Chiara Di Muro intervista Carlo Menzinger al Pisa Book Festival

Presentazione di Apocalissi fiorentine

Presentazione di “Perché non siamo fattio per vivere in eterno?”

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