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LE DONNE IMMAGINARIE CI PARLANO

Il GSF – Gruppo Scrittori Firenze, dopo l’antologia “Le sconfinate” su donne che nella storia si sono mosse fuori dalle righe (e tante altre antologie), ripropone ora una nuova raccolta di racconti realizzati dai propri soci sotto forma di monologo (come nel precedente volume) con protagoniste donne immaginarie presenti in opere artistiche, letterarie, cinematografiche, teatrali, del mito, della canzone, della fiaba, della poesia, operistiche o di altre forme creative. Tra i generi si va dai classici, al mainstream, alla fantascienza, al giallo, all’horror, al fantastico.

Ne è nato un volume che riunisce cinquantadue personaggi femminili, descritti da cinquantadue autori in cinquantuno racconti, riportati nel volume in ordine alfabetico, ciascuno illustrato da un disegno di Enrico Guerrini, immagini tutte poi riunite nella copertina. Il volume, intitolato “Le immaginate” (Il Foglio, giugno 2023) è curato da Nicoletta Manetti e Cristina Gatti, con l’aiuto di un comitato di lettura di membri del GSF.

Le donne di questo libro spesso sono figure che escono dalle pagine e si confrontano con le opere da cui sono nate e talora con gli autori stessi che le hanno create, a volte per protestare per come sono state “immaginate”. A volte le troviamo descritte nello stesso periodo della vita in cui furono originariamente rappresentate, altre volte gli autori del GSF le immaginano a anni di distanza o, addirittura, proiettate nel nostro tempo dalle epoche in cui erano vissute, anche se molto lontane o addirittura in spazi fittizi o nell’aldilà.

Se ogni scrittore ha scelto donne diverse, alcuni autori sono stati scelti più volte come Alessandro Manzoni, Quentin Tarantino e, soprattutto, Walt Disney, Omero (considerando che molti personaggi del mito compaiono anche nelle sue opere). Mi ha, invece, stupito l’assenza di figure bibliche.

Alice disegnata da Enrico Guerrini
  • Si parte con Aida, in un monologo di Elisabetta Braschi che è quasi un saggio letterario, in cui la protagonista si confronta con l’opera verdiana e gli spettacoli che di questa sono stati allestiti.
  • Terza Agnoletti affronta Alatiel dal Decamerone di Boccaccio, la figlia del sultano di Babilonia, che si smarca dalle storie inventate su di lei, come quella dei nove uomini che l’avrebbero posseduta ma anche da quella sulla sua presunta verginità.
  • Carlo Menzinger di Preussenthal (chi è costui?) immagina l’Alice di Carroll ormai adulta, se non invecchiata, rinchiusa in un ospedale psichiatrico e ancora ossessionata dalle visioni del Paese delle Meraviglie e nel contempo alla ricerca di un Tempo Perduto dal sapore proustiano.
  • Nel monologo su Amelie di Gabriella Becherelli, la protagonista del film di Jan Pierre Jeunet, questa, alla ricerca di se stessa, a volte quasi confusa con l’attrice Audrey Tautou che l’ha interpretata, si racconta, osservando anche la realizzazione del film, in un’atmosfera surreale fra realtà e immaginazione: “Del resto vestire i panni di un altro è qualcosa che riguarda un po’ tutti nella vita: ci travestiamo, cambiamo atteggiamento, mettiamo una maschera, oppure immaginiamo di essere qualcun altro”. Racconto che sembra quasi ricollegarsi a quello su Alice con “la scatola di metallo: piccoli giocattoli, bigliettini, dettagli significativi che descrivono il mondo perduto dell’infanzia”, l’uomo di vetro che mi ricorda Humpty Dumpty, “il cinema” che “in fondo infrange il tempo”, “il tempo” che “sembra avere le ossa fragili come l’uomo di vetro”.
  • Paolo Dapporto, da bravo chimico, con la sua Andromaca ci fa notare il colossale salto culturale della guerra di Troia con il passaggio dalle armi di bronzo alle armi di ferro: “Vi rendete conto di quello che ci propone Glauco? Di combattere contro i nostri nemici in modo sleale, usando armi che loro non possiedono. Non è così che siamo stati educati e che educhiamo i nostri figli alle future battaglie”.
  • Renato Campinoti affronta il difficile amore e il suicidio di Anna Karenina, raffigurandola nell’aldilà, dove incontra Virginia Wolf e mentre viaggia tra Londra e Parigi, scoprendo la filantropia grazie a Angela Burdett-Cutts.
  • Francesco Fattorini da voce ad Artemide, la dea della caccia, mostrandola come una donna che per desiderio di libertà rifugge l’amore.

Silvia Alonso fa parlare Beatrix Kiddo, in arte Black Mamba, la protagonista del film di Quentin Tarantino “Kill Bill”, una serial killer affiliata a una banda di assassini che fanno capo al malavitoso ‘Bill’, qui alla ricerca di vendetta armata della sua katana.

  • Clarice Starling, la protagonista de “Il Silenzio degli innocenti” viene immaginata da Fausto Meoli ormai pensionata, a Firenze, ma sempre angosciata da Hannibal Lecter.
  • Un altro personaggio che ritroviamo invecchiato a pensare al proprio passato è la cattivissima Crudelia De Mon de “La carica dei 101”, che Maria Di Lisio vede ancora ossessionata dall’amica-nemica Anita. Una donna così fredda che per scaldarsi ha bisogno di pellicce e pepe!
  • Manna Parsì ha scelto per il suo monologo Daisy Buchanan de “Il grande Gatsby” per farne quasi il simbolo di tutte le donne senza coraggio, incapaci di amare, frivole e superficiali.
  • La Desdemona dell’Otello disegnata da Sylvia Zanotto, come altre donne dell’antologia, rivendica la propria personalità e l’importanza del proprio ruolo, mostrando un rapporto con l’altro sesso quanto mai contrastato, quasi fosse incapace di accettare il proprio essere donna, “Quell’io femmina che l’io maschio travolge”.
  • Despina, la cameriera frivola e insidiosa dell’opera di Mozart “Così fan tutte” è rinarrata da Brunetto Magaldi nel contempo come personaggio e come attrice, che si sente in dovere di specificare: “Io, nella realtà, sono ben diversa da quella frivola e amorale Despina”.
  • Giovanna Archimede sceglie Prassede, la vecchia bigotta che custodisce la virtù della Lucia dei “Promessi sposi”.
  • Oscilla un ragno sul suo filo instabile, Io son quel ragno penso e guardo Menelao, il mio sposo novello”. Comincia così il racconto sulla spartana Elena, la prima grande femme fatale della letteratura e non posso non pensare alla mia trilogia “Via da Sparta” (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”). So che Miriam Ticci li ha letti e non posso allora non chiedermi quanto questo racconto ne sia stato influenzato, ma la risposta è negativa: si tratta di ben altra storia e di una donna che alla fine proclama: “La verità è che io il mio primo uomo ancora l’aspetto, quello che avrà cura del nostro reciproco amore e per il quale io farò follie, costi quel che costi!
  • Il tenente Ellen Ripley interpretato da Sigourney Weaver in “Alien” e vari altri film successivi, romanzi, fumetti e videogiochi è una donna che pur non essendo bella ha molto stimolato l’immaginario maschile. Adriano Muzzi le rivendica un’altra identità:

“Chiariamo subito alcuni punti:

Io sono bionda, e non mora con i capelli appiccicaticci come l’attrice.

Sono muscolosa, ma anche formosa, ossia ‘bona’. Non sembro un maschiaccio.

Non sono affatto coraggiosa: ho agito come ho agito solo perché sono stata costretta dalle circostanze. Col cavolo che mi offrivo volontaria per cacciare quel maledetto mostro.”

Anche il suo rapporto con l’alieno assume una nuova connotazione nel racconto.

  • Giusy Frisina scrive di Emma Bovary: “Sognavo l’Amore, ero innamorata di questa parola” le fa dire. Le fa anche constatare che “Flaubert voleva comunque farmi diventare un’eroina a tutti i costi e ci è riuscito perfettamente, al punto da farmi apparire, nello stesso tempo, peccatrice e santa”. Come in altri racconti di questo volume, la protagonista si confronta con il proprio autore e l’opera da cui è uscita, spostandosi dal piano dell’immaginario a quello del reale.
  • Nell’opera di Collodi la Fata Turchina, come il Grillo Parlante, ha un ruolo di guida per Pinocchio, un po’ materno, un po’ da docente. Nel suo monologo Antonella Cipriani la immagina alle prese con un ragazzo contemporaneo svogliato e troppo attratto dai videogiochi.
  • L’orchessa Fiona di Donatella Bellucci è alla ricerca di riscatto e di un diverso destino. Se la prende con il proprio autore e con tutti coloro che hanno descritto le donne nelle fiabe (ma non solo): “Delle povere inette, ingenue a rischio della vita, addormentate per anni, avvelenate, vessate oltre ogni limite, rinchiuse nelle torri, private della voce.
  • Indiana immagina una Ginevra che “sgattaiola fuori dal suo castello sulle ali di una carrozza, rinunciando al trono di Regina di Camelot. Raggiunge Versailles”.
  • Nicoletta Manetti ci parla del difficile rapporto di Giselda Materassi con le sorelle più grandi e il difficile nipote Remo un po’ scavezzacollo. Sorella un po’ Cassandra, un po’ “grillo parlante”.
  • Cristina Gatti scrive della Lullaby di “Colazione da Tiffany”, ovvero Holly Golightly che fu interpretata da Audrey Hepburn “una ragazza, reduce da un passato difficile, al tempo stesso dolce, caparbia, cinica e sognatrice che vive una vita altamente sregolata, fatta di mondanità, eccessi e di espedienti”, “inconsapevolmente sexy” divenuta “un’icona di eleganza”. Il personaggio si rapporta criticamente con il romanzo e il film che l’hanno rappresentata.
  • Chiara Sardelli dà voce a una delle pochissime figure femminili delle opere su Sherlock Holmes, Irene Adler, che compare in un solo racconto. L’immagina viaggiatrice nel tempo, assoldata da Churchill come spia contro il nazismo, donna vittoriana che mal si adatta ai tempi “moderni”.
  • Gianni Paxia ci parla della Jeanne di Maupassant che ne descrive “una vita che si rivela piena di delusioni da parte degli esseri umani, e, causa di maggiore sofferenza, di delusioni che arrivano da persone a lei vicine, anche dai genitori.”, ragazza cresciuta in convento, che arriva impreparata al matrimonio e alla prima notte di nozze, alla ricerca di amore, ma sentendosi sempre tradita da tutti, persino dal figlio.
  • Eleonora Falchi si cimenta con un classico della letteratura per ragazze, dando voce a Jo March di “Piccole donne” e facendola confrontare con i tempi moderni.
  • Gabriele Antonacci dà voce a una ninfa, Lena, che allevò il Dio Bacco come raffigurata nei versi di Michele di Lando nel XIV secolo, trasformandola in una testimone della storia.
  • La Margherita che fa parlare Gabriella Tozzetti esce da uno dei più intriganti romanzi della letteratura, “Il Maestro e Margherita” di Bulgàkov, colei che, innamorata del Maestro, presiede al ballo di Satana.
  • Claudia Piccini immagina che Mary Poppins, per la sua “voglia di donarsi ai più piccoli” sia trasportata “in un bellissimo paese dell’Italia, per prendersi cura di una persona speciale”. “Anna è sola, i suoi genitori l’hanno abbandonata appena nata, in una cesta di paglia, sulla spiaggia in riva al mare”. La piccola, che nel 2021 vive a Livorno, è affetta dalla Sindrome di Down.
  • La Medea di Roberto Riviello è moderna e contemporanea: “Cos’altro potrebbe fare, oggi, questa folle Medea se non: Rimuovere, Rimuovere, Rimuovere.” Come la mia Alice e altre “immaginate” la ritroviamo in una “Casa di cura ma lo so bene che è un manicomio”.
  • La Medusa di Cristina Scrigna più che un mostro mitologico è una donna tormentata.
  • La Minnie di Giovanna Checchi è la non più eterna fidanzata di Topolino ma una donna-topa ormai matura, sposata e alquanto stanca del proprio rapporto con il troppo perfetto Mickey Mouse.
  • Devo confessare di non conoscere Modesty Blaise cui dà voce Raffaele Masiero Salvatori, dunque fatico a comprendere quanto l’autore si discosti dal personaggio originario, “un’agente dei servizi segreti inglesi dopo un passato criminale”.
  • Anche troppo conosciuta, invece, la Monaca di Monza che Alba Gaetana Avarello dipinge come donna innamorata di un amore appassionato e violento.
  • Nanà, l’Imperatrice-Sfinge è fra le opere più imponenti del Giardino dei Tarocchi di Capalbio. Nilde Casale sceglie dunque non la protagonista di un romanzo, un film o un fumetto ma una statua. Una statua-casa. “Una Sfinge. Enorme e fluida, dai seni giganteschi, con due oblò al posto dei capezzoli. I capelli mi ricoprono la schiena e il sedere, ci puoi salire e camminare come su una terrazza.
  • Rosalba Nola anima Nora della “Casa di bambola” di Ibsen facendole incontrare in sogno il suo stesso creatore, che la vuole avvinta agli schemi da lui ideati: “Con voce flebile si disse lieto che avessi spezzato le catene del mio matrimonio. Ma poi si alzò e con rinnovato vigore mi promise che il miracolo mancato – di gloria, d’onore! – si sarebbe finalmente realizzato! Ma ancora una volta dovevo essere il personaggio obbediente che la sua penna aveva creato, continuare a fare sacrifici e senza mai un lamento”.
  • Vi ricordate di Pippilotta Pesanella Tapparella Succiamenta? Forse no. Ma certo ricordate il suo soprannome Pippi Calzelunghe. Di lei scrive Marco Tempestini, immaginandola adulta, seppur sempre ribelle, pronta ad aiutare in ogni modo i bambini poveri, persino regalando parte delle sue mitiche monete d’oro.
  • “Il nome della rosa” di Umberto Eco non è certo un romanzo erotico ma contiene al suo interno una delle scene che ricordo, anche nella versione cinematografica, come tra le più sensuali della letteratura italiana: l’incontro tra il giovane novizio e la bella mendicante, la Ragazza Senza Nome di cui ci parla Andrea Zavagli.
  • Roberto Mosi sceglie invece Melina, la protagonista di una fiaba della Val d’Adige, su una giovane contadina che si nasconde in una cesta di mele e sposa un principe per aver spezzato l’incantesimo della strega Baldassarra che lo aveva trasformato in un coleottero.
  • Rose Da Silva, una madre amorevole che partirà alla disperata ricerca della sua bambina Sharon scomparsa nei tetri anfratti di Silent Hillè la figura scelta da Matteo Alulli per il suo monologo in cui affronta “gli incubi più cruenti e deformi che si trascinano nella nebbia cittadina, la cui comunità nasconde una macabra e diabolica verità”. La storia è occasione per riflessioni sulla morale.
  • Anche Fabrizio De Sanctis sceglie un horror per il suo racconto, anche se con l’ironia di Quentin Tarantino: “Dal tramonto all’alba”. La sua protagonista è Santanico Pandemonium, la “regina” dei vampiri che infestano il From Dusk Till Dawn e ci parla del potenziale erotico del vampirismo.
  • Caterina Perrone non poteva che scegliere l’eroina de “Le mille e una notte”, Sharazàd, che con il suo erotismo e “con le sue storie farà dimenticare al re Shahriyàr il suo desiderio di vendetta contro la moglie che lo ha tradito”.
  • Laura Vignali nel descrivere la signora Frola, la fa uscire dalle pagine del libro e confrontarsi, pirandellianamente (visto l’autore) con il suo pubblico.
  • Miriam Cividalli Canarutto decide di dar voce a un personaggio secondario dei romanzi di Simenon, la moglie del commissario Maigret.
  • Carlo Giannone sceglie la protagonista di una poesia, La Spigolatrice di Sapri, rappresentata anche in alcune statue in cui la donna non si riconosce.
  • Francesca Tofanari e Oliva Cordella trasportano Teresa Raquin nel 2022 è le fanno rescindere il “contratto” che la lega con l’autore Emile Zola, ma se sei un personaggio è difficile uscire dai propri panni.
  • Gli dei sono immortali, dunque nulla di strano che Andrea Carraresi faccia vivere Teti ai nostri giorni, per rimpiangere la futilità della propria bellezza che non le è stata poi di grande aiuto e per lamentarsi della morte del figlio Achille.
  • Il volume dovrebbe contenere dei monologhi, ma spesso all’interno di questi compaiono dei dialoghi. Se il monologo è fatto da due donne (che non parlano in coro o che finiscono una le frasi dell’altra) possiamo ancora definirlo tale? Saimo Tedino sceglie di far parlare Thelma e Louise, che si raccontano le loro difficili vicende e si interrogano su quale regista potrebbe mai rappresentare al cinema la loro storia o quali attrici interpretarle meglio.
  • La Valentina di Crepax nelle pagine di Andrea Improta rimpiange l’infanzia mai avuta (essendo stata disegnata già adulta) e la mancanza di un vero amore nella propria vita, sebbene simbolo di bellezza.
  • Uno degli autori più rilevanti per la successiva letteratura fantastica è Wells e il suo “La macchina del tempo” è una delle opere più significative e ricca di influenze sulla scrittura successiva. Un personaggio di quest’opera ha però avuto sinora poco rilievo: Weena. Una fragile fanciulla degli eloi, una delle due razze evolutesi dall’umanità. Massimo Acciai Baggiani coglie l’occasione di descrivere il suo rapporto con il protagonista giunto dal passato per mostrare le difficoltà delle differenze culturali anche in un rapporto amoroso, in un caso come questo caratterizzato da enorme distanza tra i due modelli sociali.

Con questo racconto si conclude questa enciclopedica carrellata di protagoniste e di monologhi, da leggersi soprattutto come invito alla lettura, alla conoscenza, alla visione e all’approfondimento delle opere citate, testimonianza dello sterminato patrimonio culturale in cui ci muoviamo, dove il mito, la fiaba, il fumetto, il cinema, la TV, la scultura, la poesia, l’opera, la canzone, la narrativa di ogni genere possono in pari misura generare nuovi stimoli culturali, nuove percezioni, nuove storie.

Il volume sarà presentato il 12 Giugno 2023 alle ore 16 presso l’Auditorium del Consiglio Regionale della Toscana in via Cavour 14 (Firenze).

RAGAZZE “CATTIVE”

Periodo intenso di pubblicazioni questo per il GSF Gruppo Scrittori Firenze che dopo aver pubblicato due antologie nel 2021, “Gente di Dante” (Tabula Fati) sul poeta fiorentino e “Accadeva in Firenze Capitale” (Carmignani), esce ora con la prima antologia per il 2022 e già annuncia la prossima. Si tratta del volume curato da Nicoletta ManettiLe sconfinate” (Carmignani) che riunisce i monologhi di 14 autori dell’associazione che danno voce a 15 donne “fuori dai confini”, contro-corrente, persino negative e violente.

Insomma non la solita antologia sulle donne e a favore delle donne, ma un volume dal quale emerge tutta la malvagità femminile, pur senza una critica verso questo sesso, che forse qui raggiunge la vera parità con i maschi: nella cattiveria, nella perversione, nella lussuria, nella violenza. “Non-eroine per eccellenza”. “A volte si tratta di donne perfide, crudeli, mostruose” si legge nella “Valutazione editoriale Premio Città di Come” che fa da prefazione al volume.

Sono soprattutto autrici ad aver aderito, ma non solo. Il primo racconto, per esempio, è di Roberto Mosi e dà voce ad Antigone che, come attraverso una sorta di macchina del tempo, parla a un gruppo di persone di oggi che sta allestendo a Pisa un’opera teatrale sull’opera sofoclea a lei dedicata. È proprio lei a parlare ma suona strano sentirle dire di precedenti contatti in videoconferenza! Una Pisa che ci narra, potrebbe avere origini, più mitiche che reali, proprio nella sua Tebe. Donna ribelle, Antigone, condannata a morire d’inedia, sepolta viva, come il Conte Ugolino, a Pisa, affinché “le nostre mani non si macchino del sangue di questa donna”. Come ai tempi dell’Inquisizione si bruciava gli eretici e le streghe per non versare il loro sangue. La condanna di Antigone è occasione per una riflessione politica: “fino a che punto lo Stato con le sue leggi più o meno arbitrarie può forzare a compiere atti aberranti”?

E poi eccoci a Cleopatra, la lussuriosa regina d’Egitto. Lussuriosa? “Amore? No, passione piuttosto, piacere senza limiti. Ossessione del piacere. Perché chiamarla lussuria? Suona spregevole?” afferma la sovrana per mano di Caterina Perrone, che ci mostra poi, con il suo punto di vista, i suoi rapporti con i grandi romani Cesare, Antonio e Ottaviano. Quest’ultimo non disposto a piegarsi al suo fascino di donna non troppo bella ma affascinante e sempre provocante, nelle movenze e negli abiti discinti.

Sceglie una serial killer Fabrizio De Sanctis, Ersébet Bathory, creatrice di macchine di tortura. Versione femminile di Barbablù (il Maresciallo De Rais di cui scrissi nel mio “Giovanna e l’angelo”), finché scelse le sue vittime tra il popolo rimase impunita. Sceglierle tra la piccola nobiltà segna la sua fine.

La vediamo ormai catturata: “Parlo al nulla. Il Nulla nel quale credete di avermi rinchiusa da… Da quanto? Non so. Non m’importa”.

Ecco poi Cristina Gatti, presidente dell’associazione, che ancora una volta si cimenta con la sua amata Mary Shelley, che ha portato anche a teatro. Una donna che è non solo la creatrice del celebre mostro, la creatura realizzata da Victor Frankestein mettendo assieme parti di cadaveri e dandogli vita, opera iniziatrice della fantascienza e nel contempo dell’horror e del romanzo gotico. Una donna che è stata anche poetessa, moglie affezionata e madre sfortunata, orbata dei suoi figli. La sua immagine più intima è quella che ci regale l’autrice.

Nel loro sconfinare queste donne non sempre diventano simboli del male, a volte il loro desiderio di andare contro le regole e il comune sentire è volto a un profondo desiderio di fare il bene, di salvare e aiutare l’umanità, non limitarsi a essere “la donna di un solo uomo. Troppo restrittivo, troppo confinato. Il mio destino è occuparmi dell’umanità intera, e posso farlo attraverso la cura e l’assistenza” fa dire l’infermiera Antonella Cipriani alla sua infermiera Florence Nightingale (1820-1910) in questo racconto ambientato durante un’altra Guerra di Crimea. Non mancano anche qui i toni cupi, un po’ pulp, anche se solo per negazione: “Adesso il fetore di escrementi, sangue rappreso, sudore, carne putrida, fogne maleodoranti è soltanto un lontano ricordo” perché “la mortalità malaria e colera è notevolmente calata”. Altri tempi, altri mali, stessi mali. Stessi anni in cui la mia bisnonna Teresita Ruata esercitava la medicina. Professione rara e difficile per una donna, che fu poi costretta ad abbandonare.

La donna scelta da Andrea Zavagli oggi l’avremmo chiamata hostess. All’epoca fu coniato un nome apposta per lei e altre come lei: lorette. Aveva inventato un modo nuovo di dare piacere agli uomini, accompagnandoli nella vita e non solo a letto. Si chiamava Rose Alphonsine Plessis ma si faceva chiamare Marie Duplessis. Di lei e della sua breve vita, stroncata ad appena ventitré anni (quante giovani vite stroncate troppo presto in questo volume, quasi un destino!), scriverà uno dei suoi amanti, Alexandre Dumas ne “La signora delle Camelie” ma anche il librettista de “La traviata” di Giuseppe Verdi.

Camille Claudel fu la modella, l’allieva e l’amante di Auguste Rodin e questo suo rapporto con il grande artista ha un po’ oscurato la sua arte. Nel racconto di Marco Tempestini la troviamo in manicomio che sogna di vivere su Marte, un pianeta dove trova finalmente la sua dimensione e tutti ne riconoscono l’autonoma grandezza.

Non mi chiamo Suzanne. Da piccola a Montmartre, ero Marie Clementine, la figlia bastarda della lavandaia” così si presenta Suzanne Valadon nel racconto della curatrice Nicoletta Manetti. Un’artista più nota per le sue relazioni che per la sua arte, madre di Maurice Utrillo, in rapporti con pittori come Degas, Renoir e Toulouse-Lautrec. Quest’ultimo le diede il nome biblico della donna spiata dai vecchioni, per la sua attività di modella.

Nel racconto troviamo una donna alla ricerca dell’arte e dell’amore “era dell’amore che in realtà ero innamorata. Comunque, in ognuno vedevo una possibile via d’uscita. Ero bugiarda, infedele, ma a mio modo ero vera. Facevo ciò che mi andava di fare, solo quello. Ero io a scegliere”.

Gabriella Tozzetti ci parla poi di Marina Cvetaeva e del suo innamoramento per Sonja Parnok. Anche in questo racconto ritroviamo la Crimea: suggestioni di questi tempi di guerra? Eppure, i racconti dovrebbero essere precedenti.

Mi ha colpito qui un’affermazione messa in bocca al personaggio “per scrivere avevo bisogno di entusiasmarmi, provare emozioni, innamorarmi più e più volte”. Nel leggere questo volume mi sono, infatti, chiesto quale sia la differenza di approccio al tema dell’antologia tra gli autori e le autrici e più in generale che cosa distingua lo scrivere maschile da quello femminile. Forse la risposta è proprio in questo bisogno tutto femminile. Credo che un uomo per scrivere non abbia bisogno tanto di emozioni quanto di idee, di ambientazioni, di contesti. Le emozioni ci sono, ovviamente, ma vengono dopo. O forse no. Merita una riflessione.

Ho sempre scritto per tutta la mia vita perché traboccavo di sentimenti, ma adesso non mi sono rimaste che l’umiliazione, la solitudine, la paura” scrive Gabriella Tozzetti. E io? Io ho sempre scritto perché trabocco di idee, di trame, di ambientazioni nuove, di personaggi. Umiliazione, solitudine e paura sarebbero semmai fonti d’ispirazione. Sta qui la differenza?

Arriviamo così a un racconto maschile, quello di Nicola Ronchi sulla saponificatrice di Correggio Leonarda Cianciulli. Non sarà dunque un caso se un uomo, come alcuni racconti prima Fabrizio De Sanctis, non sceglie una poetessa o una pittrice ma un’assassina? Non che questo racconto sia privo di emozioni e sentimenti, ma prevale la trama noir di questa donna malata, di cui delinea la psicologia sin dall’infanzia: “mia madre diceva che ero stata uno sbaglio”. Una donna la cui prima ossessione era: “dovevo uccidermi, dunque, e dovevo farlo in modo spettacolare, comico”.

Molti di questi racconti sono narrazioni delle protagoniste in fin di vita. Quasi che il loro essere sconfinate dovesse trovare un limite almeno nella morte.

Ecco poi alcune profezie infauste a incupire la narrazione: “avrai figliolanza, ma tutti i figli tuoi moriranno”. Sarà proprio la paura della morte del figlio a scatenare la furia omicida di Leonarda Cianciulli, dopo diciassette gravidanze con solo 4 figli sopravvissuti. Sono cose che ti provano. “Vedo nella tua mano destra il carcere e nella sinistra il manicomio”.

Ecco poi il racconto di Andrea Zurlo (non fatevi ingannare dal nome, si tratta di un’autrice argentina, non di un uomo). Quasi a voler contraddire quanto scrivevo sopra, la Zurlo sceglie, in modo forse un po’ maschile, un’eroina, Tina Modotti. Eroina? Sì, ma anche fotografa. Ecco! Personaggio che ha combattuto in Messico e Spagna. Donna determinata: “Domandati sempre chi sei e da dove vieni e dove vuoi andare. Devi decidere tu chi vuoi essere e non piegarti a diventare quello che gli altri pretendono da te, soprattutto se sei una donna” proclama all’inizio del racconto.

Gabriella Becherelli prende una sorta di macchina del tempo, un po’ come ha fatto Roberto Mosi nel primo racconto e fa dialogare Frida Kahlo e Artemisia Gentileschi in due monologhi intrecciati.

Io sono Artemisia,” “unica donna del mio tempo a essere una pittrice. Sono venuta per presentarvi Frida, l’altra donna che ha fatto della sua vita un autoritratto”. Monologhi alternati da versi.

Sylvia Zanotto parla della scrittrice Violette Leduc e del suo amore saffico non corrisposto per Simone de Beauvoir.

L’iraniana Manna Parsì sceglie l’autrice della sua terra Forough Farrokhzad, morta giovanissima in un incidente stradale. L’autrice ci parla dei rapporti familiari e con Dio: “Mio padre mi ripeteva che Dio era buono e nessuno era come lui. Ma io, peccatrice, sapevo bene che era come tutti gli altri. Anche lui non perdonava.”.

Chiude la raccolta il più giovane degli autori di questa raccolta, Saimo Tedino (che ha anche realizzato il bel trailer dell’antologia), con un racconto che appare il più moderno nei toni oltre che nella protagonista, la cantante Amy Whinehouse che dice di sé “Potevo essere felice e invece mi sono impegnata a essere triste.” Troppo alcol e troppe droghe. “Amy, tu ami chi non ti vuole, tu ami chi non sa amarti” le ripete ossessivo l’amico Reg, che le dice anche “Io non voglio essere complice della tua morte.

Alla fine, però, vediamo anche lei, troppo giovane, in fin di vita: “Sono morta guardando me stessa. Una pesciolina in un acquario di vodka e vergogna.”

Si chiude così questa rassegna di anti-eroine, ma l’avventura non finisce. Il Gruppo Scrittori Firenze, sta già programmando un altro volume sulle donne, non più donne della storia, ma donne nate dalla letteratura, dal cinema, dal fumetto, all’immaginario. Non so come si chiamerà il nuovo volume ma dentro di me lo chiamo già “Le immaginarie”.

Intanto, si parlerà ancora de “Le sconfinate” lunedì 22 marzo 2022 alle 17,30 alla BibiloteCanova, via Chiusi 4/3 A (Firenze). È richiesta la prenotazione.

UN MOSCHETTIERE PER AMICO

Joannin” (Bertoni Editore, 2021) è il primo romanzo di Antonietta Toso, autrice nata a Rovigo che da

Amazon.it: Joannin - Toso, Antonietta, Caruana, Anthony - Libri

poco ha aderito al GSF – Gruppo Scrittori Firenze, città in cui vive, dopo un’interessante, lunga, esperienza australiana.

Ne è protagonista Giovanni Padovan, che conosciamo bambino con il soprannome di Joannin e vediamo crescere tra mille traversie. Perde la madre. Il padre, divenuto un ubriacone, lo abbandona nelle mani dell’amico Ernesto, padre vedovo di una bambina della sua età, Catia, di cui man mano s’innamora. Scoppia la Seconda Guerra Mondiale è, sebbene esentato, parte volontario come militare, ottenendo il rancore e il rifiuto del padre adottivo che lo chiama “assassino” per aver voluto sostenere le guerre di Mussolini, pur non essendovi costretto. Rancore che durerà negli anni e gli renderà difficile avvicinare ancora la bella Catia, che ama sempre più. La prende larga e per riavvicinarsi a Ernesto e ottenerne il consenso alle nozze diventa attivista del Partito Liberale, in cui il padre adottivo militava. Ma anche questo espediente non sembra bastare a farlo perdonare.

Accompagnano Joannin la fiducia astrologica nelle stelle e un amico immaginario, il forte e saggio moschettiere Athos, rubato dalle pagine di Dumas.

Nulla di strano che un bambino scelga un simile eroe come compagno, ma Joannin continuerà a parlargli nella sua testa anche da adulto, facendosi a volte scoprire e additare per questa sua piccola follia.

È diverso da come me lo rimanda la mia memoria infantile questo Athos. Per me i moschettieri erano soprattutto simbolo degli ideali di solidarietà e cameratismo con il loro celebre “Uno per tutti. Tutti per uno” e rispetto alle tre figure meno marcate dei moschettieri brillava assai di più il ribelle e coraggioso D’Artagnan. Questo Athos schizofrenico, invece, nella sua antica saggezza, lo consiglia ripetendogli che lui è unico e speciale. Certo, immagino sia quanto un orfano vorrebbe sempre sentirsi dire, ma è un messaggio un po’ egoistico per un moschettiere.

Joannin” appare dunque come la biografia di un ragazzo, ma soprattutto come romanzo di crescita e iniziazione, di volontà di superare le difficoltà e di realizzarsi.

Bastano poche soddisfazioni, peraltro, a far inorgoglire il nostro Joannin, come le mostrine da caporale e, infine, quelle da sergente maggiore, che lo fanno sentire importante. Molte sono, però, le avversità che deve affrontare, non ultimo il mal sottile, il morbo di Koch, la funesta tubercolosi, che tanti danni creò nel passato, che gli stronca la carriera militare e pare rischiare di fare altrettanto con la sua stessa vita. La sua amicizia schizofrenica con Athos lo porterà persino in manicomio.

Non è tipo, però, da sotterfugi e affronta la vita muso duro: “Sarebbe misero da parte mia cercare di ottenere cose con mezzucci e di nascosto. Devo essere libero di vivere la mia vita sentimentale come voglio, alla luce del sole” e continua sempre a inseguire l’amore della sua Catia, alfine convinto che “anche con le scarpe e gli abiti imbrattati di calce e di cemento lei gli avrebbe corrisposto. Comprese che l’amore non esegue calcoli né prende misure”. Un’illusione?

Una vita, un’avventura, un sogno, un desiderio di rivalsa: “Joannin” è tutto questo e altro ancora. Una prima opera intensa, densa e emozionante per quest’autrice che sono curioso di conoscere cos’altro potrà produrre.

Antonietta Toso | Genius Scuola di scrittura creativa
Antonietta Toso

CRUISE THRILLER AVVENTUROSO

Una crociera pericolosa - Milena Beltrandi - copertina

Milena Beltrandi l’ho conosciuta e apprezzata per la prima volta leggendo un suo racconto presente nell’antologia “Toscani per sempre” (Edizioni della Sera, 2019), curata da Paolo Mugnai, con prefazione di Eugenio Giani e postfazione di Alessandro Benvenuti. L’abbiamo quindi accolta con un suo contributo nel volume “Gente di Dante” (Tabula Fati, 2021), che ho curato con Caterina Perrone, e quindi nelle fila del GSF – Gruppo Scrittori Firenze.

Leggo ora per la prima volta un suo romanzo, “Una crociera pericolosa” (Europa Edizioni 2020) restandone favorevolmente colpito per la vivacità narrativa e la ricchezza di dettagli.

Si tratta di un thriller di spionaggio-poliziesco, la lotta di due agenti speciali contro una cosca malavitosa legata alle case da gioco illegali e alla prostituzione, con un Console da salvare da un oscuro ricatto e un difficile tentativo di infiltrazione.  Terza figura di rilievo è l’amica-collega del protagonista, che questo cerca di mettere in salvo per essere poi aiutato da lei stessa.

Va detto che la copertina, con un paesaggio marittimo, pur mosso, non rende pienamente l’idea del

ILMIOLIBRO - AZZURRO COME GLI OCCHI DI LORETTA - Libro di Milena Beltrandi
Milena Beltrandi (Fidenza, 25 Giungo 1954)

romanzo, che si rivela un’autentica avventura, ricca di colpi di scena. Non mi aspettavo poi l’accuratezza con cui Milena Beltrandi descrive alcuni passaggi, come, uno per tutti, l’intervento chirurgico subito da Milo. Non so se questi particolari siano sempre corretti, ma appaiono sempre verosimili. Frasi come “le lenti ad alta definizione con trattamento multistrato” aiutano, poi, a dare una percezione di conoscenze tecniche alla narrazione.

Una buona prova per quest’autrice di cui leggerò presto altro.

UN CUORE ETRUSCO TRA LE ONDE DELLA STORIA

Sovente i popoli restano legati alle loro origini storiche per quanto remote. Questo vale di certo anche

Navicello etrusco - Roberto Mosi Libro - Libraccio.it

per i Toscani, che ricordano con nostalgia i momenti di maggior gloria della propria storia da, andando a ritroso, gli anni in cui Firenze fu capitale del regno d’Italia[1], ai tempi del Granducato di Toscana per arrivare sino ai fasti del popolo etrusco. Le origini etrusche sono anzi quelle di cui vanno più fieri, se non altro perché non rappresentano un fugace momento di gloria passeggera ma appunto l’origine della propria cultura.

Il poeta Roberto Mosi sembra ben conoscere e immedesimarsi in questa passione per i tempi precedenti la dominazione romana.

Ciò traspare, in particolare, nel volume che mi è or ora capito di finir di leggere, “Navicello etrusco”, titolo che prosegue quasi nel sottotitolo “per il mare di Piombino” (Edizioni Il Foglio, 2018).

Che etruschi fossero alcuni dei primi re di Roma è cosa se non certa, almeno probabile. Che anche etrusco fosse quel Dardano che fondò Troia, dalla quale partì poi Enea per una sorta di viaggio di ritorno verso la nostra penisola e per porre le basi di Roma forse è solo leggenda.

Per i Greci, per esempio, questo figlio di Zeus ed Elettra nacque in Arcadia e da lì si spostò in Dardania, poi ridenominata Teucria per suo nipote Troo, terra dove sorse poi Troia.

Fu piuttosto Virgilio a narrare che Dardano venisse dall’etrusca Corythus ed è lì che il poeta latino fa tornare Enea, alla ricerca della terra degli avi.

Questa versione sposa il fiorentino Mosi quando scrive “Dardano partì dall’Etruria / per fondare la città di Troia”, ma questa è per lui occasione per suggerirci con levità l’immagine di moderni viaggi per la medesima rotta, quelli dei “migranti in fuga” di oggi.

E già, perché Mosi, con uno sguardo alla storia antica, tiene però i piedi saldi nella quotidianità e non la dimentica mai.

La sua Toscana è una “terra che ha smesso / le vesti proletarie per i vestiti / raffinati della cultura”, che, però, mai può dimenticare le proprie basi contadine. Mosi alla cultura del suo popolo è sempre attento, così come ai miti antichi, come ha mostrato anche nel suo “Prometheus”, che ci parla, per brevi fotografie poetiche, dei tanti muri di ogni tempo.

Come può far intuire il titolo, “Navicello etrusco” non ci canta solo della terra ma anche e soprattutto del mare. Quello tra Populonia e Piombino in particolare, la rotta del ferro degli antichi avi.

E questa raccolta di versi è un viaggio attraverso queste acque ma anche attraverso il mare della Storia.

Il volume è diviso in due parti, l’una dedicata a Turan, la dea etrusca dell’amore, che come Narciso ama specchiarsi, l’altra richiama l’immagine della statuetta votiva denominata da D’Annunzio “L’Ombra della Sera” (facile per il lettore non comprenderne il riferimento, che pare solo una poetica descrizione dello scorrere del tempo). Due parti ma un unico viaggio nel tempo che ci porta ad assistere, per velocissimi accenni, piccoli flash fotografici, alle invasioni barbariche, all’attraversata del Mediterraneo di Rutilio Namaziano, alle invasioni dei Goti e San Cerbone, alla caccia alle streghe, a Napoleone all’Elba con Maria Walewska[2], alla Seconda Guerra Mondiale con la batteria di Punta Falcone, ai disoccupati dell’era industriale, ai migranti di oggi.

Scorgo poi in questi versi il passo dello stesso Roberto Mosi sulle spiagge del litorale toscano, Baratti, Populonia, Vada.

Le onde mormorano alla spiaggia/ bianca, la luna invade / il silenzio della camera”.

Mi lascio andare alle onde, il fresco / dell’acqua accarezza il mio nuoto leggero”.

Eccolo mentre osserva “Marta e Anna” che “sono / padrone della spiaggia. // Marta compone un tappeto / di ciottoli”. Eccolo mentre affronta le fatiche dei vacanzieri, “il serpente di macchine. / Una striscia ininterrotta / di lamiere scintillanti”. Eccolo che “Dalla terrazza dell’albergo” respira “l’aria del mare”.

Eccolo attento osservatore della natura, delle “Zone libere / zone che sfuggono al nostro controllo, / meritano rispetto per la loro verginità / per la loro disposizione naturale all’indecisione. / La diversità / trova rifugio su il ciglio della strada”.


[1] Mosi ha partecipato con un proprio racconto sulle case di ferro all’antologia “Accadeva in Firenze Capitale” del GSF – Gruppo Scrittori Firenze, curata da Sergio Calamandrei e Cristina Gatti e a “Gente di Dante” sempre del GSF, curata da Carlo Menzinger e Caterina Perrone, con un racconto su Corso Donati.

[2] Su Elisa Baciocchi, la sorella dell’imperatore legata alla Toscana, Mosi ha scritto il saggio “Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone”.

MERCATO DELL’ARTE AL PARTERRE DI FIRENZE

Sabato 11 e domenica 12 Dicembre 2021, dalle 10,00 alle 19,00 si svolgerà nella Sala dei Marmi del Parterre di Firenze (Piazza della Libertà 12) il “Mercato dell’Arte”.

Il GSF – Gruppo Scrittori Firenze sarà presente con un proprio banco e i libri di alcuni soci.

Io porterò questi (tutti scontati al prezzo indicato qua sotto):

VIA DA SPARTA Vol. 1 – IL SOGNO DEL RAGNO (Porto Seguro, 2017)

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

Genere: ucronia

La bella schiava Aracne, stuprata senza diritto di ribellarsi, fugge dal violento mondo ucronico dominato da Sparta, che ha cancellato Atene e i suoi insegnamenti, alla ricerca della libertà, dell’amore e di un mondo migliore per sé e per il bambino che porta in grembo. Altrove la ricca e ribelle Nymphodora sogna incompresa città diverse.

Prezzo: € 10,00

VIA DA SPARTA Vol. 2 – IL REGNO DEL RAGNO (Porto Seguro, 2018)

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

Genere: ucronia

Nel mondo violento e spietato dominato da Sparta, la giovane e bella schiava Aracne, con la sua padrona, amica e amante Nymphodora, fugge all’inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per suo figlio, nato dall’ennesimo stupro da lei subito. Tra mille avventure scopriranno, a loro rischio e pericolo, letali segreti, tra cui uno che riguarda la sua stessa esistenza.

Prezzo: € 10,00

Il regno del ragno. Via da Sparta

VIA DA SPARTA Vol. 3 – LA FIGLIA DEL RAGNO (Porto Seguro, 2019)

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

Genere: ucronia

Il ragno tatuato sulla fronte di Aracne è un marchio il cui significato nasconde scomodi segreti, che porteranno nuovi guai alla giovane donna e ai suoi amici in fuga verso un mitico nord dove sperano di trovare un mondo diverso, ma dovranno prima affrontare nuove avventure, fronteggiare un’accoglienza piuttosto “gelida” e adattarsi a un modo nuovo di vivere.

Prezzo: € 10,00

La figlia del ragno. Via da Sparta

VIA DA SPARTASPARTA OVUNQUE (Tabula Fati, 2002)

Autori: Massimo Acciai Baggiani, Donato Altomare, Sergio Calamandrei, Linda Lercari, Carlo Menzinger di Preussenthal, Paolo Ninzatti, Pierfrancesco Prosperi

Genere: ucronia

7 autori, con storie ambientate in luoghi ed epoche diverse, reinterpretano a modo loro l’universo immaginario di “Via da Sparta”, in cui ventiquattro secoli di storia, hanno cambiato ogni aspetto, dalla società, all’economia, alla famiglia, al sesso, all’arte, alla scienza, alla tecnica, alla religione, agli usi e costumi, alla politica, all’alimentazione, all’urbanistica e architettura.

Prezzo: € 10,00

Sparta ovunque. Sette racconti ambientati nell'universo di Via Da Sparta

APOCALISSI FIORENTINE (Tabula Fati, 2020)

Autore: Carlo Menzinger di Preussenthal

Genere: distopia

Narra di fragilità urbane e ambientali e di come Firenze, nel passato, abbia rischiato di scomparire e come, in futuro, potrebbe trovarsi a cessare di esistere. Contiene 46 illustrazioni degli studenti di Architettura di Firenze. Il racconto “Collasso domotico” è stato selezionato per “Mondi paralleli- Il meglio della fantascienza italiana indipendente 2019”, vincitrice del Premio Italia 2021.

Prezzo: € 10,00

Apocalissi fiorentine

GENTE DI DANTE (Tabula Fati, 2021)

Autori: Gruppo Scrittori Firenze

Curatori: Carlo Menzinger di Preussenthal e Caterina Perrone

Genere: racconti storici

Omaggio del GSF ai settecento anni dalla morte di Dante Alighieri. La “Gente di Dante” non è solo quella di Firenze del 1200 e 1300 o delle sue opere, siamo anche noi, che a lui ancora ci ispiriamo, scrittori appassionati e coinvolti non da un ricordo ma dalla presenza viva della sua figura e della sua storia. Volume diviso in “La suggestione della storia” e “L’incanto della fantasia”.

Prezzo: € 15,00

Gente di Dante. 1321-2021. Racconti per i 700 anni dalla morte di Dante Alighieri

Vi aspettiamo! Se non potete venire, potete comunque acquistare i volumi sui principali store, seguendo i link.

Carlo Menzinger di Preussenthal

www.menzinger.it

GIALLO E NERO A LUCI ROSSE

L'Angelo veste Sado di [Silvia Alonso (Brè Edizioni)]

Ho scoperto Silvia Aonzo, in arte Alonso, in occasione della selezione dei racconti per l’antologia “Gente di Dante” (Tabula Fati, 2021), da me curata assieme a Caterina Perrone per il Gruppo Scrittori Firenze per la ricorrenza dei 700 anni dalla morte dell’Alighieri. Avevamo indetto un bando e Silvia Alonso ha risposto inviando il suo racconto “Ready Infernum Player”, che mi colpì molto per l’accostamento tra il sommo poeta e Spielberg, oltre che per lo stile coinvolgente e la trasformazione del viaggio dantesco nei passaggi di livello di un videogame. Il racconto si è anche classificato secondo per la sessione racconti inediti sull’inferno dantesco al Premio Letterario Internazionale Creati-Vita Firenze (15 Maggio 2021).

Leggo ora un suo romanzo che nel titolo fa il verso, questa volta, al film “Il diavolo veste Prada” (2006) di David Frankel, con Meryl Streep. Si intitola, infatti, “L’angelo veste Sado” (Bré Edizioni, 2021), un giallo a forti luci rosse, ambientato nel mondo dei locali per soli uomini e del sado-masochismo, con Mistress dominatrici, Slaves assoggettati e pronti a godere del proprio dolore. Una detective-story in cui l’ambientazione prevale forse sull’indagine.

In comune con “Ready Infernum Player” ritroviamo poco più del nome di uno dei locali, Infernum, e una

Eccomi! | Silvia Alonso - Writer - Scrittrice
Silvia Alonso

riflessione sull’esoterismo in Dante Alighiei. Per il resto si viaggia piuttosto sui binari della seduzione a tinte forti, dove la concretezza dell’attrazione fisica niente ha di platonico e in cui l’artisticità ginnica della pole dance sfuma nell’erotismo della lap dance, dove due ragazzine si avvicinano a quest’attività partendo dal fascino degli esercizi attorno a un palo ai giardinetti.

E come nel più classico dei gialli non mancano il morto e l’assassino.

Ora che Silvia Alonso è entrata a far parte del Gruppo Scrittori Firenze, il nostro Marco Cibecchini avrà finalmente un’altra autrice che si cimenta con l’erotismo con cui confrontarsi.

I SEGNI DURATURI DELL’EFFIMERO PASSAGGIO DI NAPOLEONE

Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone. Storie francesi da Piombino a  Parigi : Mosi, Roberto: Amazon.it: Libri

Il saggio “Elisa Baciocchi e il fratello Napoleone”, sottotitolo “Storie francesi da Piombino a Parigi” di Roberto Mosi è una vivida guida dei luoghi napoleonici in Toscana, da Piombino, all’Elba, a Lucca, a Massa e a Carrara e soprattutto di quelli dello Stato di Piombino affidato alla sorella Elisa e al marito e poi del Principato di Lucca, retto dalla coppia.

Furono pochi gli anni dell’ascesa e caduta di Napoleone, una decina quelli del Principato di Lucca della sorella, ma anni importanti per il rinnovamento della regione.

L’Imperatore dava grande importanza alle città, impegnandosi a rinnovarle, ma anche alle vie di comunicazione, che, sull’esempio dell’Impero Romano, sono alla base del consolidamento di un impero.

Anche l’arte subì un notevole impulso, divenendo terreno fertile per artisti come David e Canova.

Importanti le risorse minerarie della Toscana, dai marmi di Carrrara al Ferro di Piombino e dell’Elba, tanto determinante in tempo di guerra.

Il saggio ci conduce a scoprire la vita del tempo, la moda, il modo di mangiare, le feste, la quotidianità di questa famiglia assurta da una piccola nobiltà a un impero di portata europea. Difficili, però, sono le veloci ascese, come insegna non solo la storia dell’imperatore corso (ma di origini toscane, essendo la famiglia di San Miniato), ma anche quella di Alessandro Magno, Carlo Magno o persino, nella sua negatività, Adolf Hitler. Gli imperi possono nascere in breve ma più in fretta crescono, più in fretta crollano, privi della connessione con i poteri preesistenti, che primo o poi si riorganizzano. Eppure, anche queste meteore sanno lasciare segni duraturi nella memoria del mondo.

Questo volume di Mosi, ci aiuta a ricostruire quelli del passaggio toscano di questo grande e della sua famiglia.

Roberto Mosi davanti al Museo Casa di Dante il 13 Settembre 2021 per le celebrazioni dei 700 anni dalla morte dell’Alighieri.

ESORDIO PRATESE DELLA GENTE DI DANTE

Ieri, 8 Settembre 2021, nell’elegante cornice di Palazzo Datini a Prato, il GSF Gruppo Scrttori Firenze ha presentato le ultime due antologie di narrativa storica dell’associazione, l’ormai rodato “Accadeva in Firenze Capitale” (edito ad aprile 2021 da Carmignani) e l’ancora in via di pubblicazione da parte del Gruppo Editoriale Tabula Fati Solfanelli “Gente di Dante”.

L’evento si inseriva in una mostra d’arte su Dante Alighieri organizzato dall’associazione Arte Bellariva a Palazzo Datini, in una giornata particolare per la città di Prato, la festa del patrono.

Accadeva in Firenze Capitale”, antologia curata da Cristina Gatti e Sergio Calamandrei, presenta racconti legati agli anni dal 1865 al 1871, ed è stata realizzata per i 150 anni dalla fine di tale periodo.

Gente di Dante”, volume curato da Caterina Perrone e Carlo Menzinger, vuole raccontare i personaggi delle opere e del tempo di Durante Alighieri, di cui in questi giorni cade la ricorrenza dei 700 anni dalla morte.

All’antologia, che riunisce 36 racconti dei soci, le prefazioni del dantista Massimo Seriacopi e del giornalista Paolo Ciampi, oltre aun appendice a cura del Museo Casa di Dante hanno collaborato 40 persone, che qui ringraziamo per la partecipazione, collaborazione ed entusiasmo.

Da tante voci e dalla grande ricchezza della biografia e dell’opera dantesca è scaturito un volume che colpisce per la sua articolazione e varietà, pur mantenendo centrale la celebrazione del sommo poeta e, soprattutto, la figura umana, vuoi di Dante stesso, visto oltre che come poeta e scrittore, come uomo a tutto tondo, guerriero, politico, mercante, diplomatico, marito e padre, vuoi dei personaggi che rappresentavano il suo tempo o di quelli da lui raffigurati nelle sue opere.

Alcuni autori hanno privilegiato la forma classica del racconto storico, con il rigoroso rispetto delle fonti, altri hanno preferito dar maggior sfogo alla fantasia, a volte persino adottando forme narrative diverse, passando dal viaggio nel tempo, all’ucronia, all’attualizzazione del messaggio dantesco, all’ironia, al sogno e persino al videogame.

È stato quindi deciso di riunire i racconti in due parti di pari lunghezza ed entrambe di 18 racconti, la prima intitolata “La suggestione della storia”, la seconda “L’incanto della fantasia”. A voi dirci quale approccio preferite.

La serata è iniziata con una visita del Palazzo e della mostra dantesca là allestita. Quindi Cristina Gatti, Nicoletta Manetti, Antonella Cipriani e Jonathan Rizzo hanno alietato il pubblico con la lettura a più voci de “Le rose di Dostojevski”, della stessa Manetti, presente nell’antologia “Accadeva in Firenze Capitale”.

I curatori di questo volume, hanno quindi raccontato i temi presenti, le modalità e le motivazioni del libro.

A loro volta i curatori di “Gente di Dante” hanno illustrato l’antologia per poi dare spazio a Daniela Corsini, autrice della copertina per presentarsi e agli autori in sala per dei veloci accenni ai loro racconti. Sono così intervenuti, nell’ordine, Crisitina Gatti, Antonella Cipriani, Nicoletta Manetti, Caterina Perrone, Miriam Ticci, Rosalba Nola, Manna Parsì, Renato Campinoti, Massimo Acciai Baggiani, Gabriele Antonacci e Carlo Menzinger.

I prossimi incontri per “Gente di Dante” saranno:

  • 13 Settembre ore 18,00 Piazza davanti Casa di Dante – Breve intervento dei curatori di “Gente di Dante” nel corso del reading dantesco – Via Santa Margherita 1
  • 17 Settembre ore 18,00 circa – PRESENTAZIONE DELL’ANTOLOGIA “GENTE DI DANTE” – Giardino della Biblioteca Buonarroti, a Firenze – Viale Alessandro Guidoni, 188
  • 30 Settembre ore 17,00 – PRESENTAZIONE DELL’ANTOLOGIA “GENTE DI DANTE” – Circolo degli Artisti Casa di Dante a Firenze – Via Santa Margherita 1
  • 18 Ottobre ore 17,00 – PRESENTAZIONE DELL’ANTOLOGIA “GENTE DI DANTE” – SMS Rifredi Via Vittorio Emanuele II, 303

IL GALLES DI ARTÙ E CIAMPI

Ottima miscela un autore come Paolo Ciampi e uno dei grandi miti europei, quello di Re Artù, di Merlino, dei cavalieri

In compagnia di re Artù. In viaggio per Galles e Cornovaglia con leggende e  cavalieri - Paolo Ciampi - Libro - Ugo Mursia Editore - Viaggi, scoperte e  tradizioni | IBS

della Tavola Rotonda e della ricerca del Sacro Graal. Ne è nato un volume dal titolo “In compagnia di Re Artù” (sottotitolo “In viaggio per Galles e Cornovaglia con leggende e cavalieri”), edito da Mursia nel 2019.

Paolo Ciampi è autore che ho letto in più occasioni e che ho portato nel GSF Gruppo Scrittori Firenze, per il quale attualmente riveste il ruolo di Presidente del premio letterario “La Città sul Ponte”.

Giornalista, è narratore di luoghi e di viaggi. Lo conobbi anni fa per un libro sul grande esploratore Odoardo Beccari che ispirò Emilio Salgari “Gli occhi di Salgari”, cui seguirono molte altre appassionanti letture, tutte caratterizzate da uno sguardo poetico sulle cose, da una grande cultura, da una stimolante capacità di citare altri autori e di collegare storie, eventi e personaggi.

Questo volume non è da meno. Libro di viaggio “dove la storia incontra la leggenda”. Ne esco con una lunga lista di autori o titoli che vorrei ora leggere o rileggere, come Dylan Thomas, Thomas Malory (“Storia di Re Artù e dei suoi cavalieri”), Thomas Hardy, Bruce Chatwin (“Sulla collina nera”), Goffredo di Monmouth (“Storia dei re di Britannia”), T.S. Eliot (“La terra desolata”) e Mark Twain con la sua grande ucronia “Un americano alla Corte di Re Artù” (il viaggio nel passato di un “cittadino di un paese dal passato corto, ma convinto di incarnare l’idea stessa di futuro”, opera fondamentale della mia infanzia letteraria). Perché King Arthur è personaggio leggendario la cui storia, quella vera, è fatta più che altro di ipotesi e supposizioni. È quasi più un personaggio letterario che uno storico, per quanto sono numerose le opere scritte, girate, musicate su di lui e il suo mondo magico e cavalleresco, su Lancillotto e Ginevra, su Percival- Parsifal, su Galvano-Gawain-San Galgano, su Uther Pendragon, su Merlino-Myrddin, su Mordred il traditore-usurpatore, su Giuseppe di Arimatea e il Santo Graal, su luoghi come l’isola di Avalon (l’isola delle mele, l’isola di vetro), il regno di Logres, la Cambria (antico nome del Galles), i monti Brecon Beacons dove furono radunati i Cavalieri della Tavola Rotonda, le isole Scilly dove si rifugiarono. E vorrei ricordarmi qui anche del gigante pluriomicida che giace a Yr Wyddfa, ucciso da Artù, o il suo conterraneo Idris (altro mitico gigante), o di Madoc-Madog, il gallese che si narra sia giunto con cento uomini in America al tempo delle Crociate, prima dei vichinghi e di Colombo.

Vorrei qui appuntare decine di citazioni prese da questo libro, a partire da quelle introduttive, sia di opere d’altri sia di riflessioni dello stesso autore.

Mi limito ad alcune, con il proposito di farne buon uso in futuro:

Intervista a Paolo Ciampi, scrittore e viaggiatore responsabile | IT.A.CÀ
Paolo Ciampi

Create miti su voi stessi, anche gli dèi hanno cominciato così” di Stanilslaw Jerzy Lec.

I miti a cui si crede tendono a diventare veri” di George Orwell.

Il silenzio di quell’uomo è meraviglioso da ascoltare” di Thomas Hardy.

Can you tell me where my country lies?” di Peter Gabriel, quello dei Genesis.

Chi disprezza l’altrui credo abbassa il proprio credendo di esaltarlo” di Ashoka, un potente re indiano.

Nel deserto nudo, sotto un cielo indifferente” di Lawrence d’Arabia.

Time and tide wait no men”, scritto su una panchina gallese.

If nothing goes right, go left”, su una mattonella in vendita in un negozio di Hay-on-Wye, la “capitale mondiale del libro”, una cittadina che ha deciso di accumulare ovunque libri su libri.

Ecco, poi, lo sguardo attento di Ciampi verso la natura che gli fa paragonare la campagna toscana a quella inglese “un altro miracolo che non è solo della natura e non è solo dell’uomo, ma della natura e dell’uomo insieme, attraverso secoli e secoli di lavoro sapiente.

Viva la mia campagna e viva la campagna britannica”.

Eccolo che citando San David, presunto nipote di Re Artù, e il suo “fate le piccole che avete visto fare e sentito dire da me”, osserva “Fate le piccole cose: mi piace. Perfino la traversata a piedi di un continente comincia dal primo passo”, vera filosofia del fare.

Eccolo, parlando di miti e di fiabe, citare il grande John Ronald Reuel Tolkien sostenendo (quanto hanno ragione entrambi!) che “le fiabe sono cosa seria, da adulti. Non sottovalutate mai elfi, orchi, anelli magici” (scrive Ciampi).

Eccolo quindi concludere nelle ultime pagine che “Artù è vero, che le sue storie sono vere, lo sono perché sono dentro i libri, continueranno a esserlo finchè ci saranno i libri” e anche, in fondo, che “Artù oggi sia ancora l’attesa del buon governo e della buona politica” di cui avremmo tutti un gran bisogno.

Un libro “In compagnia di Re Artù” da cercare, leggere e conservare, come tutte le buone letture e magari da tenere in valigia per un viaggio in Galles e Cornovaglia, fuori dai soliti itinerari e con un filo conduttore che dia un senso al viaggiare.

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