Archive for gennaio 2019

LA NOSTRA GENTE

Risultati immagini per c'è gente che MiliottiHo incontrato Anna Genni Miliotti in occasione di alcuni eventi organizzati da Porto Seguro Editore, tra cui la fiera letteraria Firenze Libro Aperto. Questo editore, tra le altre cose, ha pubblicato i primi due volumi della mia saga “Via da Sparta”, la mia biografia “Il sognatore divergente”, scritta da Massimo Acciai Baggiani, e il libro di memorie familiari “C’è gente che” di Anna Genni Miliotti. Ne avevo avuto notizia anche tramite un amico che è cugino dell’autrice e che in una pagina del volume è menzionato, anche se senza cognome.

Leggere storie familiari ingenera in me sempre dei sensi di colpa. Essendo uno che scrive (non oso usare il termine scrittore – come dice l’autore mio amico Sergio Calamandrei, noi, al più, siamo “scriventi”) e avendo una lunga e complessa storia familiare alle spalle (o forse “sulle” spalle, dato che è quanto mai “impegnativa”), in questi casi penso a tutto quello che potrei (e forse dovrei) scrivere.

Nel mio caso avrei materiale per descrivere più di 1200 anni di Storia e il mio grande dubbio è come metterlo in forma originale e gradevole per il lettore. Da dove partire poi?

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Anna Genni Miliotti

Come risolve il problema Anna Miliotti? Direi che si limita alle ultime generazioni, alle persone che ha conosciuto direttamente e soprattutto non segue un ordine strettamente cronologico ma ritrae ora un personaggio, ora un altro. Ne risulta una scrittura semplice e immediata, in cui la buona conoscenza dei fatti e delle persone descritte rende particolarmente vivace e “vicini” i personaggi.

Non manca di dare alcune connotazioni d’ambiente, come quando parla delle “incomprensioni” campanilistiche tra fiorentini e pratesi, della difficoltà di definirsi per chi ha origini “miste” (ma pur sempre toscane, che dovrei dir io che ho sangue che affluisce da tutta Europa), dell’industria tessile pratese, dei rapporti tra pratesi e cinesi, dei nostri anni, dei nostri usi e costumi.

La sensazione, fin dalle prime pagine, è di un mondo a me sì vicino, dato che vivo ormai da anni a Firenze, ma “raggiunto” da strade ben diverse. E questo fa aumentare i miei sensi di colpa di cui all’inizio, dicendomi che anche la mia storia familiare meriterebbe di esser raccontata, perché ogni storia è diversa dalle altre e, come questa narrata dalla Miliotti, può stupire e incuriosire il lettore, proprio per questo misto di aspetti in cui ci riconosciamo con altri che ci sono del tutto alieni. Una ricetta agro-dolce, ma di sicuro effetto.

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Prato

Eppure io non oserei parlare di “gente che” mi è così vicina. Anna Genni Miliotti ha il coraggio di farlo e di renderci un quadro, proprio per questo emotivamente vivo e sentito.

Proprio mentre finivo di leggere le sue pagine, mi sono trovato a rovistare tra documenti e foto di un secolo fa. Queste e il suo libro, mi hanno messo voglia di scrivere, magari partendo proprio da lì, da quegli anni ‘20 di un altro secolo e di un altro millennio.

Gli anni di cui parla la Miliotti sono, invece, quelli della seconda metà del XX secolo e di questo primo ventennio. A vederla l’avevo giudicata più giovane, mia coetanea, ma leggo che nel 1969, quando io facevo ancora l’asilo, frequentava l’università. Anche questi pochi anni contribuiscono a mutare il punto di vista su un’epoca che entrambi stiamo attraversando.

LA DIGNITÀ SOTTO ASSEDIO

Risultati immagini per rockland ToninelliAlla fine di Settembre ho incontrato e conosciuto Marco Toninelli, presente con i suoi libri in uno degli stand di Firenze Libro Aperto.

Ho preso uno dei suoi romanzi “Rockland” e ora l’ho letto con il piacere che sempre provo quando scopro un buon autore tra quelli poco noti al pubblico.

Difficile catalogare “Rockland” anche se l’idea di fondo non può che dirsi fantascientifica: il paese di Rockland, un mattino si risveglia completamente isolato dal resto del mondo.

Come non pensare al film “La fuga di Logan”, ma li si narrava un futuro lontano, con un mondo esterno devastato. Qui dell’esterno non sappiamo nulla. Penso anche alla serie TV “Wayward Pines” con Matt Dillon, ma lì la scelta di isolamento è voluta da alcune persone all’interno del paese e ci sono altri sviluppi legati allo scorrere del tempo.

Toninelli ci narra altro. Quello di cui ci parla Toninelli è la vita nuova che nasce in quello spazio ristretto.

Nessuno sa e capisce che cosa abbia provocato quell’isolamento. Ci sono alte torri tutto attorno, cui non è possibile avvicinarsi. Ci riesce solo lo “scemo del villaggio” Blue. Nulla manca alla cittadina, però, perché i “nemici” o chiunque sia ad averli isolati, fornisce loro cibo e tutto ciò di cui necessitano. Sebbene gli abitanti sappiano che questo nemico “non ci minaccia, non ci aggredisce, sembra non voler invadere la nostra terra, anzi ci manda ogni ben di dio e ci guarda da lontano”, c’è chi progetta rivolte e cerca di osteggiarlo.

Pian piano si formano nuove alleanze. Prende il potere un gruppetto armato fino ai denti che fa capo allo sceriffo e che si definisce “I Veri Americani”. Altri provano a resistergli, ma la sproporzione delle forze è notevole.

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Marco Toninelli

La violenza prende il sopravvento e appaiono toni distopici. Si pensa alle comunità di “The walking dead”. Rischia di rimetterci le penne proprio il povero Blue, utilizzato come kamikaze involontario, poi ci sono abusi sessuali che finiscono peggio.

Alla fine, sarà Blue (o forse no) a resettare tutto, perché occorre “cercare di mantenere un giusto equilibrio tra bene e male” e così decide (misterioso come ne abbia il potere) di “cancellare i segni e le storie che abbiamo raccolto perché non sono degni di diventare memorie nella storia delle storie. In tal modo sarà concessa una seconda opportunità” ed ecco che l’orologio si resetta alle ore 06:18:29 del 20 maggio 2016, la stessa ora in cui tutto era cominciato e ogni cosa pare dimenticata e cancellata e il mistero del magico isolamento resta tale, perché, credo, a Toninelli, non interessa risolverlo ma parlarci di come siamo, come esseri umani, simili agli abitanti di Rockland che hanno “messo sotto assedio la loro dignità con l’inadeguatezza delle azioni e dei pensieri”.

Nel finale, insomma, “Rockland” si rivela qualcosa come una magica fiaba moderna, con la sua morale di condanna di un mondo che emargina “i più svantaggiati, i diversi, perché li avvertiamo come una minaccia al nostro benessere” (la citazione si chiude, in realtà, con un punto interrogativo, che ometto).

 

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IL REGNO DEL RAGNO – Due ragazze in fuga in un mondo distopico

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VIA DA SPARTA” descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Sparta ha vinto a Leuttra contro Tebe,  sconfitto e distrutto Atene. Dunque, niente neoclassicismo, rinascimento, rivoluzione francese. Sparta è ora un grande impero.

IL REGNO DEL RAGNO” narra le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato.

Tutto è molto diverso. Per esempio, ogni lusso è abolito, persino i vestiti, mollezze barbariche.

La società è divisa tra una piccola classe dominante di spartiati e un gran numero di schiavi iloti. Uomini e donne vivono separati. Gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di tutto il resto. Ogni donna può avere più mariti. Omosessualità e pedofilia sono normali. L’eterosessualità, ostracizzata, è  riservata alla sola procreazione. Anche l’amore è ben diverso, senza romanticismo e amor cortese.

Aracne, una schiava pubblica ilota, violentata per l’ennesima volta, fugge dalla provincia dell’Impero per cercare un mondo migliore. Nymphodora, una ricca ragazza spartiata, nella capitale, sogna di cambiare il mondo e costruire grattacieli.

Con “IL REGNO DEL RAGNO” lo scenario si allarga con molti nuovi personaggi oltre a quelli già incontrati ne “IL SOGNO DEL RAGNO”, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono e il loro rapporto si colora di sesso lesbico e amicizia.

Nymphodora e Aracne, riprendono la fuga verso nord, scoprendo segreti, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

 

 

 

 

 

 

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