Archive for ottobre 2012

PERCHE’ JACOPO FLAMMER?

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale - Carlo Menzinger

Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale – Carlo Menzinger di Preussenthal

Dopo aver scritto romanzi complessi e densi di significati, spesso stratificati come piani di lettura e contenuti, con marcate scelte stilistiche, come “Il Colombo divergente” (giugno 1995-agosto 1997) e “Giovanna e l’angelo” (dicembre 2000-gennaio 2006), desideravo fare un percorso verso la semplicità e la linearità narrativa. Il primo passo, ancora un po’ inconsapevole, fu la stesura di “Ansia assassina” (luglio-ottobre 2006), un romanzo veloce e leggero, senza la pretesa di lanciare messaggi, ma solo con il desiderio di scrivere una storia. C’è stata allora (senza considerare i racconti e romanzi brevi di “Ucronie per il terzo millennio” e “Parole nel web”)  la scrittura a sei mani del romanzo “Il Settimo Plenilunio” (marzo 2006-marzo 2007), un tentativo di scrivere per un target di lettori giovanile e non particolarmente sofisticato.

Il vero passaggio verso la “narrazione per la narrazione”, mi parve però potesse essere la stesura di un romanzo per ragazzini. Mia figlia nel 2005 aveva otto anni, cominciava a interessarsi alla lettura e mi chiedeva dei miei libri, che però ancora non si prestavano a esser letti da lei. La sua richiesta di una storia a sua misura coincideva con il mio desiderio di semplificare la scrittura, fu così che mi cimentai con la stesura di un’avventura fantascientifica: “Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale” (novembre 2005-giugno 2007). Purtroppo il tempo che ho a disposizione per la scrittura è poco e così mia figlia cresceva più in fretta del protagonista, Jacopo Flammer, che nella prima stesura aveva otto anni e che feci invecchiare a nove, per adattarlo a lei.

Essendo un romanzo per ragazzi, mi sembrava doveroso illustrarlo. Cominciai così la ricerca di un disegnatore che mi piacesse. Dopo un paio di tentativi a vuoto, che mi fecero perdere tempo, perché la persona prescelta, pur essendosi mostrata interessata, non produceva i disegni richiesti, trovai su internet (Splinder) il bravo, preciso e creativo, Ludwig Brunetti, che si mise subito al lavoro producendo le prime tavole. Il tempo però continuava a passare. Fu così che il progetto del romanzo “Il Settimo Plenilunio” si trasformò da semplice romanzo collettivo in quella che chiamai una “gallery novel”: una storia illustrata da 17 artisti con 117 immagini, tra dipinti, disegni e foto.

Grecia 2012 - Carlo  Menzinger

Carlo Menzinger

Tra gli illustratori c’era il bravo, veloce e fantasioso Niccolò Pizzorno, cui chiesi di affiancare Ludwig Brunetti per completare i disegni di “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Siamo così arrivati a luglio del 2010, quando Liberodiscrivere (l’editore dei romanzi precedenti) accetta di pubblicare questo mio nuovo libro, anche se “dopo l’estate”. Ed eccoci a novembre 2010, con il libro stampato e pronto per essere distribuito! Peccato solo che mia figlia ormai abbia tredici anni e per lei sia forse più adatto “Il Settimo Plenilunio”, anche se confido che “Jacopo Flammer” possa piacere a lettori di qualunque età, purché amino le avventure in nuovi mondi di fantasia. Si tratta, in fondo, di un romanzo di fantascienza, con un bel viaggio nel tempo, fughe e scontri e tutte le avventure che possono capitare a tre ragazzini dispersi da soli nella preistoria. Che poi sia una preistoria un po’ particolare, perché visitata non solo dai protagonisti, ma anche da altre, misteriose e pericolose presenze provenienti da un tempo ucronicamente mutato, penso possa aggiungere ulteriore interesse alla storia. Ma spero possiate dirmi voi stessi cosa ne pensate.

Tra dicembre 2005 e ottobre 2006 ho scritto anche il seguito di questo libro, “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”. Tra il 2009 e il 2011, mentre il primo episodio aveva la storia che dicevo, l’ho revisionato più volte.

Nel frattempo, ho scritto anche “La Bambina dei Sogni (dal 20/02/2007 al 29/09/08), di nuovo una storia per adulti. Una sorta di thriller come “Ansia assassina”, ma più articolato e più ricco di riferimenti letterari, insomma una risalita verso il tipo di scrittura de “Il Colombo Divergente” e di “Giovanna e l’angelo”, ma per un’altra strada.

Per evitare gli errori e i refusi che sempre emergono quando un autore non dispone di un buon editor che lo corregga, ho deciso di sottoporre (01/09/2011-14/04/2012) il romanzo alla revisione on-line, un processo che ho chiamato “web-editing” e che vede il coinvolgimento di vari lettori disponibili a fornire ciascuno il proprio apporto per migliorare la stesura prima della pubblicazione.

Il volume l’ho autoprodotto il 4 febbraio 2012 con Lulu e il 29 luglio 2012 con Ilmiolibro de La Repubblica. Il web-editing è un processo che continua ancora, dato che il volume, essendo autoprodotto, può venir corretto anche dopo la prima pubblicazione. Inoltre, ne ho fatto un’edizione ebook, che distribuisco in copy-left e che posso modificare all’istante. Di fatto, però, a oggi il libro è lo stesso del 14 aprile 2012.

Vista la positiva esperienza di web-editing de La Bambina dei Sogni, sto ora applicando lo stesso metodo a “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Spero che vorrete partecipare anche voi con i vostri consigli! Vi aspetto qui.

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ILLUSTRARE IL TERZO CAPITOLO DI JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Sto cercando illustratori e revisori per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI, il secondo volume della serie I GUARDIANI DELL’UCRONIA, che segue JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE.

CERCO CORRETTORI DI BOZZE!

È in corso la fase di web-editing: chiunque vuole può dare suggerimenti per migliorare il romanzo, dalla correzione di errori a consigli per la trama.

Chi volesse contribuire alla revisione on-line può farlo qui.

CERCO ILLUSTRATORI!

Si tratta di un romanzo di fantascienza per ragazzi, percui vorrei che come il precedente possa avere dei disegni.

JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE è stato illustrato da Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti.

Questa volta vorrei fare un lavoro simile a quello de Il Settimo Plenilunio, cioè trasformarlo in una “gallery novel“, ovvero in un romanzo illustrato da numerosi artisti.

Chiedo, quindi, a chi voglia partecipare un impegno ridotto eventualmente anche a un solo disegno. Se ne volete fare di più, questo però non può che farmi piacere. Vorrei solo una certa coerenza con le immagini già realizzate sia per questo romanzo, sia per il precedente (prima parte, seconda parte, terza parte).

Parlo di questo libro anche nel mio sito.

I personaggi da disegnare saranno oltre ai tre ragazzini, numerosi animali nati da evoluzioni alternative dei suricati, degli orsi, dei velociraptor, dei maiali, dei pappagalli. Inoltre, alcuni capitoli si svolgono nella terra di Govinia dove ogni passato e ogni futuro possibili si incontrano, dove è, quindi possibile incontrare gli esseri più strani, le architetture più misteriose, gli ambienti più irreali che possiate immaginare. Insomma dei paesaggi su cui sbizzarrire tutta la vostra fantasia!

Penso che un disegnatore potrà divertirsi a reinventare tutto ciò!

Finora hanno inviato i loro disegni:

Niccolò Pizzorno

Fabio Balboni

Marco Divaz

e altri hanno già promesso di contribuire (ma aspetto di vedere i loro disegni prima di citarli).

Ecco l’inizio del TERZO CAPITOLO

SURICATI

Mentre i bambini stavano cercando di far riaprire la Porta, alle loro spalle, da alcune delle numerose buche, che erano disseminate sulle colline attorno a loro, sbucarono alcune testoline tonde e pelose, dai nasi aguzzi e dai larghi occhi neri. I ragazzini erano talmente presi nel cercare di capire il funzionamento del telecomando, che non si resero conto che quegli strani animaletti dal pelo marrone argentato e dal dorso striato li stavano osservando incuriositi e che, poco per volta, stavano uscendo dalle loro tane.

“Ehi!” sussultò a un tratto Elisa guardandoli “Suricati!”

La bestiole presero a sciamare intorno a loro in un sinuoso ondeggiare di pellicce, in rapidi guizzare di piccoli e veloci muscoli, nel saettare di profondi sguardi neri.

CONTINUA QUI

Ecco come Fabio Balboni ha immaginato Elisa.

Elisa Dati vista da Fabio Balboni per Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

Elisa Dati – Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati – Fabio Balboni

Gli altri capitoli si possono leggere qui.

In questo blog ne abbiamo già parlato qui:

Capitolo 1

Capitolo 2

Oltre il Giordano – La solitudine dei matematici

La solitudine dei numeri primi - Paolo Giordano

Finalmente ci sono riuscito. Ho letto “La solitudine dei numeri primi” di Paolo Giordano. Un libro di cui avevo sentito parlare molto bene alla sua uscita e di cui mi era capitato di leggere commenti contrastanti anche se in prevalenza positivi in seguito. Si tratta del primo romanzo di un esordiente italiano piuttosto giovane, almeno rispetto a me, essendo nato nel 1982, quando io già stavo finendo il liceo.

È un romanzo il cui primo capitolo mi ha fatto subito pensare a quel piccolo capolavoro di Stephen King intitolato “La bambina che amava Tom Gordon”, con la piccola Alice persa tra le nevi montane. Solo che qualcosa da cui King ha tirato fuori un intero, emozionante romanzo, qui si esaurisce in sole nove pagine. Del resto sapevo già che il libro parlava d’altro e non del rapporto di una bambina con la montagna e la natura (peccato!).

Anche il secondo episodio potrebbe essere un buon incipit per una storia horror, con il bambino che “elimina” la sorella gemella deficiente. Ma Giordano decisamente non è King! Quella che ci regala è la storia di una “remotissima vicinanza” (come definivo il rapporto trai protagonisti di “Giovanna e l’angelo”, il cui tema, in fondo, è lo stesso), la storia di due “numeri primi gemelli” (come spiega Giordano sono due numeri primi separati tra loro solo da un altro numero, come il 17 e il 19, per intendersi), la storia di due persone che sembrano fatte per stare l’una con l’altro, ma che non riescono mai a colmare questa distanza che li separa.

Numeri primi

Numeri primi

È anche una storia sulla malattia dello spirito e della mente. Alice è decisamente anoressica  e Mattia, con la sua passione per i numeri sfiora l’autismo, ma il suo personaggio non raggiunge certo gli estremi – e il fascino – dei protagonisti di storie come “Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte”, di “Rain man” o magari di “Oltre il giardino”.

Eppure qui la malattia non sembra raggiungere gli estremi, Mattia, tutto sommato, anche nonostante il suo masochismo (che lo porta a infliggersi tagli sulla pelle), riesce a confondersi e a sembrare normale, riesce a muoversi nell’ambiente circostante con una certa impacciata sicurezza (ma non fatelo guidare!). Alice non mangia e per non farsi scoprire fa strani acrobatismi con il tovagliolo (l’episodio del bagno che trabocca è un po’ scontato e ricorda troppi episodi simili, compreso un altro Peter Seller, come quello di “Holliwood Party”), eppure la sua malattia, a parte uno svenimento, non la porta agli estremi del danno e del dolore fisico estremo, la sua somatizzazione si limita all’estrema magrezza (non poi così eccessiva dato che più d’uno la trova “carina” o, all’inglese, “cute”). Messaggio forse non proprio politically correct, perché nasconde il vero orrore del suo stato.

La storia è trascinante e l’ho letta molto più in fretta di quanto pensassi o volessi, perché ti spinge ad andare avanti. La mancanza di lieto fine è un’innegabile pregio, che dimostra in questo autore un certo coraggio anticonformista che fa ben sperare per lui, soprattutto vista la sua giovane età. Fa ben  sperare, perché forse il maggior difetto di questo libro è proprio l’opposto, quello cioè di narrare una storia tutto sommato abbastanza comune: la difficoltà di dichiarare i propri sentimenti, il proprio amore, caratteristica centrale di tutti i romanzi adolescenziali alla Meyer o alla Moccia, tanto per citare due autori di moda.

Oltre il Giardino - Peter Sellers

Oltre il Giardino – Peter Sellers

Il rischio che rimane è quello di un sequel in cui i due si ritrovano e si sposano! Speriamo che Giordano non si lasci tentare. Forse questo accrescerebbe la sua fama, ma lo spingerebbe verso un gruppo di autori assai poco interessanti.

Se avessi avuto la fortuna di leggere “La solitudine dei numeri primi” appena uscito, se non fosse stato edito da Mondadori e non fosse stato già un bestseller, l’avrei magari osannato come il libro di un autore di grande potenziale e tutto da scoprire.

A farmelo piacere c’è poi un altro dei miei tarli fissi: il concetto che basti un attimo per cambiare la vita o la Storia (come nell’ucronia). Qui le esistenze dei due protagonisti prendono la direzione di cui leggiamo per una piccola scelta della loro infanzia, all’apparenza inconsistente. Ma ogni decisione porta delle conseguenze.

Di solito da un bestseller mi aspetto di più (spesso vengo deluso; è più facile avere grandi sorprese da autori sconosciuti, come mi è capitato con Laura Costantini, Loredana Falcone, Alessandra Libutti, Paolo Ciampi, Alessandro Bastasi e non pochi altri), ma in fondo il successo non è una colpa, dunque non mi porrò nelle fila dei detrattori di questo libro. Aspetto solo di leggere ancora qualcosa di Giordano, per capire in che direzione vada.

Firenze, 30/01/2011

Paolo Giordano

Paolo Giordano

99 RIFLESSIONI SULLA SCRITTURA

Esercizi di stile - Raymond Queneau

Esercizi di stile – Raymond Queneau

In quanti modi si può raccontare la stessa storia? Raymond Queneau, il fantasioso autore de “I Fiori Blu”, in “Esercizi di stile” lo fa in 99 modi diversi. Certo ne esistono molti altri, come nota Umberto Eco, che il volume ha tradotto (testo francese a fronte) adattando i giochi linguistici alla nostra lingua e che ha scritto la prefazione (la postfazione, invece è di Stefano Bartezzaghi), ma 99 variazioni per un libro sono un buon numero.

E come avvengono questi cambiamenti? Spesso applicando figure retoriche, altre volte cambiando la voce narrante o il punto di vista o il tono o facendo dei giochi linguistici.

Raymond Queneau

Raymond Queneau

La lettura ne risulta affascinante e stimolante e l’esile trama del racconto, si arricchisce e inspessisce con i vari passaggi e alla fine, dopo averlo visto sotto così tante angolazioni, questo giovane uomo dal collo lungo e dallo strano cappello ci diventerà familiare e sebbene tutto quello che faccia sia protestare perché gli hanno pestato i piedi e discutere con un amico sulla posizione di un bottone, la sua figura rimarrà impressa nella fantasia e nella memoria del lettore come quella dei grandi protagonisti dei romanzi.

Il grande merito di Queneau è di parlare di scrittura, di farci vedere in quanti modi diversi si possa scrivere e come sia dovere di ogni autore saperne immaginare sempre di nuovi, senza scrivere nulla in merito, ma semplicemente mostrandoci come si fa.

Se “I Fiori Blu” ha ispirato parte del mio “Giovanna e l’Angelo”, la parlata degli strani personaggi di “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati” nasce direttamente dalla lettura di questo libro.

CARI VECCHI VAMPIRI DI UN TEMPO ANDATO

Nicole Kidman - Stoker

Nicole Kidman – Stoker

Gli autori più recenti ci hanno abituato a convivere con vampiri che frequentano i licei, dall’aria affascinante, a volte persino di animo buono (e non parlo solo della saga di “Twilight). Fu, del resto, forse “Dracula di Stoker il primo vampiro a presentarsi con aspetto da gentiluomo, pur essendo un essere la cui malvagità prevaleva su ogni caratteristica positiva.

Ci dimentichiamo, allora, le origini di questa figura letteraria e leggendaria assieme. Ci dimentichiamo l’orrore che suscitava nei lettori ottocenteschi. Ci dimentichiamo le sue origini animalesche, la sua parentela con il pipistrello e, in particolare, con quella razza detta, appunto, vampiro.

vampiro

Vampiro

Ben venga allora l’opera meritevole di Antonio Daniele, critico esperto di narrativa gotica e già curatore della nuova edizione de “Il Vampiro” di Mistrali, il primo romanzo italiano sull’argomento. Daniele ha riunito nel volume “Vampiriana”, edito da Keres, otto racconti di altrettanti autori italiani, scritti tra il 1885 e il 1917, tutti antecedenti “Dracula”, che è del 1922, ma successivi all’opera di Mistrali, del 1869.

Tra gli autori ritroviamo persino Emilio Salgari, che si associa comunemente a storie di pirati e corsari, ma che aveva invece allargato la sua opera anche ad altri generi, come la fantascienza (vedi Le Meraviglie del Duemila) e il romanzo gotico.

A dir il vero anche il suo “Il Vampiro della Foresta” ha un sapore molto salgariano, a partire dall’ambientazione, che non è un castello dei Carpazi, ma una foresta pluviale dell’Uruguay. I protagonisti non sono dei gentiluomini inglesi, ma due avventurieri siciliani in cerca di fortuna e il vampiro è proprio un pipistrello succhia-sangue, ammaestrato da un indigeno, che per opera dell’animale cerca di scacciare gli invasori del suo territorio. Per estensione, nel racconto anche l’indigeno verrà definito vampiro.

Vampiriana - a cura di Antonio Daniele

Vampiriana – a cura di Antonio Daniele

Vedete, insomma, come possa essere diverso l’approccio al tema, rispetto alla saga della Meyer.

In “Vampiriana” troviamo poi due esempi di storie narrate da un pazzo, quella di Francesco Ernesto Morando,Vampiro Innocente”, e quella di Giuseppe Tonsi, “Il Vampiro”. Nel primo il narratore vendica la morte di una fanciulla uccisa dal fratello, un bambino-vampiro. Nel secondo il narratore finisce in manicomio per l’omicidio del direttore di una scuola, che sospetta di aver ucciso, vampirescamente, la figlia.

Chi parla di vampiri, insomma, non può essere capito o creduto e la sua sorte è il manicomio. Il vampirismo è, ancora, un fenomeno misterioso, non accettato e non accettabile. Le vittime sono bambini, ad accentuare l’orrore.

No, non ridere!” sono le prime parole di “Un Vampiro” di Luigi Capuana. Chi parla di vampiri, se non è preso per pazzo, nel XIX secolo, viene infatti quantomeno deriso. Poi il personaggio aggiunge “vengo da te appunto per avere la spiegazione di fatti che possono distruggere la mia felicità, e che già turbano straordinariamente la mia ragione”. Il vampirismo, anche qui, è visto come follia di chi lo descrive, come orrore che devasta la vita. Quello che segue è un dialogo tra un uomo di scienza e un poeta, con i diversi punti di vista che ci si può ben immaginare dalle due figure. Il vampiro descritto hai i tratti del fantasma, se non dello zombie. Si tratta di un marito morto che torna a perseguitare la moglie e il figlio.

Antonio Daniele

Antonio Daniele

Daniele Oberto Marrama, con il suo “Il Dottor Nero”, ci offre una storia che fa quasi pensare a “Il Ritratto di Dorian Gray” con un vampiro che sembra riprender vita attraverso un ritratto antico per tornare a vendicarsi dell’amata, colpevole di non averlo atteso dopo che egli è morto, sposandosi con un altro.

In queste due storie, appare dunque già la figura del vampiro-amante, anche se, rispetto ai racconti moderni, nel momento in cui l’uomo cessa di essere amante o marito diviene vampiro e non c’è mescolanza dei due momenti. L’orrore nasce dal fatto che chi prima amavamo ora è causa di paura, dolore e morte.

Un’altra trasformazione la troviamo nel sacerdote che si muta in vampiro descritto da Vittorio Martella nel suo “Il Vampiro”. Qui non è l’amato che diviene mostro, ma una figura rispettata e ritenuta buona, per sua natura e per ruolo, che si muta in malefica. L’ambientazione, come per Salgari, è nuovamente nelle foreste del Sudamerica.

Emilio Salgari

Emilio Salgari

Ne “Il Vampiro” di Giuseppe De Feo siamo quasi dalle parti degli esseri notturni che riemergono dalle tombe.

L’ambientazione, sebbene si svolga in Tripolitania, è egizia, come egizio è il vampiro, che, di notte, sembra prendere vita da un’antica statua sepolcrale.

Con “Vampiro”, Enrico Boni, ci offre, infine, un bell’esempio di una delle prime cacce a questi morti-viventi. Un gruppo di uomini si unisce e con i consigli di uno di loro, si reca a piantare un chiodo nel cuore di uno stregone che, dopo tempo, giace integro nella sua bara.

Se le vittime sono talora donne, mai lo sono, in questa antologia, i vampiri. Carmilla (racconto del 1872) di Le Fanu, la donna-vampiro, non vi trova imitatori.

Che queste creature della notte in quegli anni fossero ancora una novità, lo si desume, io credo, anche dalla frequenza con cui il termine “vampiro” compare nei titoli di questi racconti. Gli autori, evidentemente, non sentivano l’esigenza di differenziare particolarmente i loro personaggi da quelli esistenti. D’altra parte, però, il termine doveva essere già ben noto ai lettori e sufficiente a far capir loro di cosa si parlasse.

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