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LA BAMBINA DEI SOGNI TRIDIMENSIONALE

Risultati immagini per Mariotta la quarta bambinaChe impressione prendere in mano “Mariotta, la quarta bambina”, il romanzo di Nadia Bertolani!

Apro il volume e che cosa leggo? Una citazione dall’Odissea che, guarda caso è presente anche nel mio romanzo “La bambina dei sogni”. E poi, già, mi accorgo che anche nel titolo c’è una bambina!

Leggo allora il brevissimo Prologo e una delle righe recita “Ma non sei dunque caduta dalla Torre?” La Torre! Anche questa è un elemento de “La bambina dei sogni” e che richiamerò poi in “Via da Sparta”.

L’impressione aumenta alla prima pagina della storia: “Mariotta è il mio incubo tridimensionale e feroce che mi fa gridare al risveglio”! Ma questa Mariotta è la mia Elena! Non lo mai definita “un incubo tridimensionale”, ma ne “La bambina dei sogni”, la piccola Elena, appariva nei sogni con una consistenza che pareva materiale. All’inizio non è un incubo, ma lo diventa poco per volta, fino a far urlare, anche lei (“un urlo alieno, incontenibile, senza fine”). C’è poi questo rapporto con i La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthallibri che la protagonista leggeva da bambina, scritti dall’uomo che sposerà da adulta, che ricorda la mescolanza di realtà, sogno e letteratura de “La bambina dei sogni”.

Il romanzo scritto dalla brava Nadia Bertolani, però, è un’altra cosa rispetto al mio. Tutt’altra cosa. Anche se a pagina 157 leggo ancora “è muta Mariotta, non parla, si limita a soffocarmi come fa nelle notti che condividiamo” e mi riappare “La bambina dei sogni”, che fa proprio così: ti soffoca in sogno.

 

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Nadia Bertolani

Si alternano, in “Mariotta, la quarta bambina”, parti in corsivo che ci riportano indietro al tempo dell’infanzia della protagonista e parti che si svolgono oggi. È un viaggio di “ritorno”. La protagonista, Fiammetta adulta, malvolentieri si ritrova nel paese della propria infanzia e lì molti “fantasmi” riprendono forma, a partire da un odioso ex, che anche ad anni di distanza non demorde.

Mariotta, la quarta bambina” in un certo senso è quasi il contrario de “La bambina dei sogni” che è un percorso verso la follia, mentre il bel romanzo di Nadia Bertolani è una storia di guarigione, di fuga da quell’incubo. Il percorso di Fiammetta è lento perché “non c’è mai fretta quando si procede all’indietro”.

Fiammetta, la protagonista, non è sola in questa sua ricerca della verità interiore da cui potrebbe derivarle finalmente la pace e la cancellazione dei fantasmi che la tormentano.

Nadia Bertolani

La aiuta uno psicologo di nome Baum (Albero), che c’è ma non si vede, quasi come Mariotta, l’amica di infanzia che le compare in sogno. “Non gli dico che Mariotta è morta, che della sua morte non ricordo nulla e per questo forse, lei mi fa visita ogni notte”.

Soprattutto la aiuta il marito più grande e maturo, quel Nicola Scudiero che a volte è Nicola, a volte Scudiero, dove il primo è il marito-amico, il secondo è lo scrittore che amava da bambina, il personaggio pubblico ma anche il suo padre-difensore.

A un certo punto si legge, per esempio, “raggiungo Nicola e abbraccio Scudiero”. In questo rapporto c’è quasi una schizofrenia repressa e non posso non pensare ad altri libri. Innanzitutto alla saga della “Torre Nera” del grandioso Stephen King, quella torre che ha ispirato la torre de “La bambina dei sogni”, quei romanzi in cui abbiamo descrizioni magistrali della schizofrenia e dell’infanzia. Mi chiedo, allora, se anche Nadia Bertolani abbia letto e amato questi libri o King in genere. C’è tanto Stephen King nell’infanzia di Fiammetta, con questa Torre misteriosa, con questi personaggi strani e muti come il bambino silenzioso che in realtà e un nano e la donna nera che siede fissandole senza parlare. Esseri reali o immaginari? C’è King in questo rapportarsi delle bambine tra loro, in questo sfidare le loro stesse paure. Dirò di più: per come è scritto potrebbe essere persino un libro scritto dal Re americano (“so che quella preda sono io”). O magari da Lansdale (“lei non sa di che cosa sono capaci i bambini”).

Come è diversa la visione dell’infanzia di Fiammetta da quella del suo marito-autore preferito-salvatore-Nicola-Scudiero che proclama: “Viva i bambini (…) lasciate che siano energici sognatori avventurosi, lasciate che leggano e fate in modo che non dimentichino mai il favoloso mondo dell’infanzia”.

Scudiero crede nella fantasia, nell’utopia e nell’ucronia: “il fantastico è qualcosa di portentoso, il non-luogo e il non-tempo dove tutti, ma

Carlo Menzinger con “Mariotta, la quarta bambina”

specialmente i bambini, possono valicare le montagne dell’impossibile e approdare ai porti dell’improbabile” e ancora “inviterò solo a riflettere su quello che avete perduto se vi siete dimenticati della vostra infanzia”, che conserva in sé “un tesoro inestimabile: la capacità di andare oltre il reale”, perché “senza il motore formidabile della fantasia Marco Polo non avrebbe raggiunto il Catai, Colombo non sarebbe approdato nelle Americhe”.

Nicola non ha mai pensato che i bambini andassero protetti dalla paura” “è così che impareranno a fronteggiarla quando la incontreranno davvero”.

Ma in quest’infanzia non c’è solo quella letteraria di King, c’è la nostra. La mia e quella di chi, come me è oltre la prima metà della propria vita. Certo non l’infanzia dei nostri figli tecnologici e iperconnessi.

Quel gioco del “PA”, per esempio, lo facevamo anche noi. Inventare un linguaggio che si potesse capire solo noi bambini. Il nostro era più complesso, direi, ogni vocale era sostituita così: a diventava AGASÀ, e diventava EGHESÉ, i si mutava IGHISI. Venivano fuori paroloni lunghissimi che peraltro capivamo. Per esempio Cane diventava Cagasàneghesé.

Oltre ai bambini, in “Mariotta, la quarta bambina” ci sono due gatti, che aprono e chiudono la storia, dai normi metaforici di Rimpianto e Sollievo. La loro presenza forse non è essenziale ma sono forse chiavi di lettura, sia del percorso di Fiammetta (diminutivo che mi pare possa indicare il restare nell’infanzia della protagonista), sia della funzione metaforica oltre che psicologica di Mariotta, giacché “Mariotta non era altro che questo: l’infanzia brutalmente conclusa”.

Psicologicamente Mariotta nasce da un senso di colpa (“Un Fiammetta condannata ad ascoltare per sempre le parole più terribili della sua vita. È colpa tua! E condannata a non dimenticarle”). Senso di colpa che già era nato nel momento della decisione dei suoi genitori di traslocare da Torralta a Milano, quando la bambina Fiammetta chiede se quel trasloco sia colpa sua e ottiene solo un silenzio indifferente.

Il primo passo verso la guarigione di Fiammetta è quando realizza “adesso so come è morta Mariotta!” ma, in realtà, è ancora lontanissima dalla guarigione.

La seguiamo questa Fiammetta, adulta e bambina, pagina per pagina, con partecipazione e coinvolgimento, perché questa è una di quelle storie che ti prendono e ti restano dentro. Un libro autopubblicato con “Ilmiolibro”, che i grandi editori si sono, come troppo spesso accade, scioccamente persi. Un libro da leggere e far leggere.

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L’ETRUSCO COLPISCE ANCORA.

Risultati immagini per etrusco tra i nuraghesIn vista della serata al Ristorante I 5 Sensi di Firenze del 13 dicembre in cui Alberto Pestelli presenterà il secondo volume delle avventure gialle del Maresciallo Cosimo Fantini dal titolo “Un Etrusco tra i nuraghes – Volume II” e io “Il sogno del ragno”, la mia ucronia spartana, ho letto le tre nuove storie dell’ispettore fiorentino trapiantato in Sardegna.

Il volume (la cui copertina è stata dipinta dall’autore stesso) comprende, infatti, i tre romanzi brevi:

“La guerra dei torroni”

“Solo per i tuoi gnocchi”

“Lassù, dove i sogni volano”.

Come nel primo volume, alle indagini del Maresciallo fanno da contorno le sue vicende familiari e alcune pause eno-gastronomiche. In questa seconda trilogia, i personaggi che gravitano attorno a Cosimo Fantini hanno assunto maggior spessore e più precise connotazioni. Nel secondo racconto, addirittura, sembra di essere in una duplice saga familiare, più che in un giallo, con da una parte la famiglia del Maresciallo, coinvolta in prima persona delle indagini e, dall’altra, la famiglia della suora di clausura, la cui vicenda è al centro del romanzo. Famiglia che va dilatandosi con una serie di colpi di scena che qui, ovviamente non anticipo. Nel terzo racconto il ruolo del Maresciallo è quasi defilato rispetto alle famiglie del bambino siriano malato di displasia ossea e vittima di un attentato (che più che terroristico sembra un atto di bullismo portato all’estremo), quella originaria e quella adottiva.

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Alberto Pestelli

Rispetto alla prima trilogia ho avuto la percezione che in questo secondo volume la parte descrittiva del contesto socio-ambientale abbia avuto un maggior sviluppo, quasi che Pestelli, nel procedere con lo sviluppo delle vicende abbia virato i suoi interessi dal giallo alla ricostruzione di dinamiche interpersonali. Del resto il nostro Maresciallo è in pensione e questo ben si concilia con casi non prettamente “da scrivania”.

Il primo racconto si svolge durante una gara, guarda caso, culinaria per la preparazione dei torroni. Il secondo ci porta nel mondo delle monache di clausura, indagando su violenze e autoritarismi familiari,  e il terzo si spinge su temi sociali più impegnativi, parlandoci di razzismo, di malattie invalidanti, del dramma del popolo siriano, di adozione e del difficile mestiere di genitore di un figlio gravemente malato.

La sensazione leggendo le due trilogie è di un’evoluzione e di una crescita nella scrittura di questo autore, che non sembra più accontentarsi della semplice indagine poliziesca e della curiosità gastronomica ma che, attraverso la pagina scritta è tentato dall’approfondimento di meditazioni sociali. Ci si chiede, allora, che sorprese ci riserverà la terza trilogia.

FIRENZE IN MOTO

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri “ProgettandoIng” esce ormai regolarmente con ampissimo ritardo. Ho appena ricevuto la mia copia dell’ultimo numero pubblicato il n.3 dell’anno XI (ovvero il numero che sarebbe dovuto uscire a luglio-settembre 2016). Il tema di questo numero è “Movimento”.

Dopo l’editoriale, come di consueto, il primo è un mio contributo. In questo caso si tratta del racconto surreale “Firenze in moto” che non parla di una gita in motocicletta per Firenze, bensì di una strana situazione per cui la città, al mattino, si risveglia ruotata su se stessa, con effetti catastrofici.

Ogni numero della Rivista dell’Ordine degli Ingegni di Firenze affronta un tema specifico. Questa volta si parla di “Movimento”. Dopo l’editoriale e il racconto la rivista lascia spazio agli articoli tecnici “La movimentazione manuale dei carichi”, “I sistemi di gestione per la qualità”, “L’importanza della logistica”, “Gli strumenti di pianificazione delle amministrazioni locali” e “La nascita dell’Autovelox”.

La rivista è scaricabile on-line dal sito dell’Ordine.

 

Scattate con Lumia Selfie

IL FILO SPEZZATO DI ARIANNA

Pieranna Lovotti

Arianna… una storiadi Pieranna Lovotti è un racconto di vita vissuta, è una narrazione sul disagio dell’essere, è un romanzo breve che disegna un percorso di crescita, sofferenza, ricerca di sé, è (chissà!) quasi un’autobiografia, un testo sofferto, su cui si sente che l’autrice ha dato molto di sé.

Arianna… una storiaè ancora un’opera inedita, che ho avuto il piacere e l’onore di leggere sia in fase di stesura, sia ora che è completo, perché, sì, questo breve romanzo sarebbe ormai maturo per trovare un editore che lo pubblichi, magari con un titolo più accattivante, che caratterizzi meglio l’opera rispetto a questo titolo così generico (anche se potrebbe, in fondo, funzionare) che autore ed editore dovranno cercare, forse, assieme. A me verrebbe in mente, visto il nome della protagonista, che ricorda quello della mitica Arianna con il filo che Teseo stendeva nel labirinto, “Il filo di Arianna” o “Il filo spezzato” o “Arianna nel labirinto”. In fondo anche l’Arianna di Pieranna Lovotti, come chi sfidava il Minotauro, si è persa in un labirinto e cerca un filo per uscirne.

UN FANTASY CHE SI MUTA IN GIALLO

Risultati immagini per La maga di ReinkarPrendete una maga che combatte contro uno stregone, che agisce avvalendosi di poteri oscuri, poi contro una strega, la Signora del Silenzio, e poi, divenuta regina, resiste alle lusinghe di un re che vorrebbe sposarla, il tutto tra animali fantastici come chimere, lupi, unicorni e draghi parlanti (solo quelli di zaffiro, però!), folletti, spiriti e altre creature immaginarie, troni contesi, intrighi di palazzo, profezie, castelli di ghiaccio, paludi di veleno, il labirinto delle gole di pece, colonnati e foreste, sortilegi, specchi magici, sacrifici umani. Tutto questo e altro ancora lo troverete ne “La maga di Reinkar” di Alessia Francone, che con tanti e tali elementi non può che dirsi un fantasy, in cui non manca nessuno degli elementi del genere. Saremmo insomma dalli parti de “Il signore degli anelli”, de “Le cronache di Narnia”, de “Il trono di spade” e, magari un po’ dalle parti della saga di Harry Potter.

La scrittura, spesso indiretta, più raccontata che visiva, crea un distacco magico dalla realtà, rendendo gli eventi spesso distanti, come antiche leggende di cui si sono persi nel tempo i dettagli. Le vicende di Selene ripercorrono quasi un percorso di iniziazione e comunque di crescita, con l’eroina che impara la magia nell’incantata Foresta di Smeraldo, apprende cose inattese su di sé, diviene regina, affronta prove sempre nuove e difficili. Tutto ciò nella prima parte del romanzo.

Nella seconda troviamo un po’ più di azione che all’inizio e la storia diventa un piccolo giallo, con tanto di omicidio, di un presunto colpevole da scagionare e poi in fuga, di un re-giudice quanto mai parziale. Si tratta di una sorta di detective-story ma ambientata in una corte fantasy.

Certo, però, che leggendo le ultime pagine del volume, ci si dimentica un po’ di tutto quello che avevamo letto prima, perché la nostra maga e regina Selene indaga, con l’aiuto della cugina del re locale, ma senza l’ausilio né dei poteri e dell’autorità che le deriverebbero dall’essere la sovrana di un Risultati immagini per dragoPaese straniero, per giunta alleato, né, soprattutto, dei propri poteri magici e il colpevole, non credo di fare spoiler in questo, non è né un drago né un unicorno. Insomma, sebbene i personaggi siano gli stessi, all’inizio attraversiamo velocemente una serie di situazioni da fantasy e, alla fine, assistiamo a un’indagine che somiglia assai di più a quella di uno Sherlock Holmes in gonnella e corona, che a un Harry Potter o magari a un fantascientifico  Elijah Baley asimoviano.

Questo romanzo, a quel che capisco, è preparatorio ai due che seguono e dunque ora che sono stati introdotti l’ambientazione e i personaggi, immagino che i volumi successivi ci faranno affrontare nuove avventure con la regina-maga-investigatrice Selene e già mi chiedo in quali altre vesti la ritroveremo.

IL SOGNO DEL RAGNO E I SUOI FRATELLI

Ieri sera, 28 settembre 2017, lasciato il Westin Excelsior, IL SOGNO DEL RAGNO ha finalmente raggiunto i suoi fratelli che lo aspettavano con ansia… assassina.

Per i primi che si prenoteranno posso offrire l’eccezionale prezzo “sotto-costo” di € 10,00.

Spedizione con piego-libro.

Scrivetemi su menzin@virgilio.it per ordinarlo.

PRESENTAZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO” AL WESTIN EXCELSIOR

Si è tenuta ieri, 28/09/2017, la presentazione inaugurale del romanzo ucronico IL SOGNO DEL RAGNO nella suggestiva cornice della Sala degli Affreschi del Westin Excelsior, sullo splendido lungarno fiorentino, in Piazza Ognissanti. La grande sala era gremita di pubblico, che si è attardato dalle 19,30, sebbene si dovesse iniziare alle 20,30, sino a tarda sera per ascoltare la presentazione delle novità editoriali di Porto Seguro, tra cui il primo volume della saga di VIA DA SPARTA, che narra le avventure di due giovani ragazze in un mondo attuale, ma ucronico e forse distopico, in cui Sparta esiste ancora ed è un impero che controlla gran parte del mondo, imponendo regole e costumi assai diversi da quelli a cui siamo abituati, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti. Persino gli abiti sono considerati un lusso deprecabile e la gente non li usa.

Oggi, in questo tempo alternativo, Aracne è una schiava in fuga verso un sogno, attraverso le terre di Sparta, di cui scoprirà facce inattese. Affronterà prigionia, fughe, naufragi, conoscerà gente diversa e sarà più volte tentata di arrendersi.

IL SOGNO DEL RAGNO” è l’inizio di un’avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

Ad accompagnare l’autore c’erano l’editore Paolo Cammilli, Lucrezia Neri che ha curato l’editing del romanzo e Anna Meola che ha curato gli aspetti contrattuali. Mancava, purtroppo, il grafico Angelo Condello, che ha realizzato la copertina de IL SOGNO DEL RAGNO, come già in passato quella de LA BAMBINA DEI SOGNI, oltre ad aver vivacemente contribuito all’illustrazione della gallery novel IL SETTIMO PLENILUNIO.

Ecco il video con la presentazione de IL SOGNO DEL RAGNO.

Molti gli autori presenti con i loro libri:

21.04.2015 di Federico Pipitone

BASSA FINANZA di Claudio Volpi

BIOGRAFIA DI UN CANE di Maurizio Mandarano

I GIORNI PRIMA di Davide Savorelli

VIA DA SPARTAIL SOGNO DEL RAGNO di Carlo Menzinger di Preussenthal

LA SETTA di Fiorenzo Catanzaro

MANCU LI CANI di Tommaso Randazzo

MENTRE SIENA DORME di Andrea Giacomo Siveri

NOBLESSE di Iacopo Riani

NONOSTANTE TE di Lorella Carli

POESIE ESPRESSE PER CUORI DISTRATTI di Paolo Baratti Noimann

SOLD OUT di Daniele Locchi

RADICI di Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli

Ho acquistato LA SETTA e I GIORNI PRIMA, ma spero di poter leggere anche gli altri.

Una gran bella serata. Grazie a tutto il pubblico presente, agli altri autori, all’editore e al suo staff.

 

 

The Westin Excelsior

 

 

La Sala degli Affreschi del Westin Excelsior

 

Carlo Menzinger e Lucrezia Neri

 

The Westin Excelsior

 

The Westin Excelsior

 

Carlo Menzinger nella Sala degli Affreschi in attesa di parlare de IL SOGNO DEL RAGNO

VEDI QUI ALTRE FOTO DELLA SERATA.

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