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LA TESSITRICE – L’inizio de IL SOGNO DEL RAGNO

VIA DA SPARTA

di Carlo Menzinger di Preussenthal

 

Credeva in infinite serie di tempo,

in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano,

si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

IL SOGNO DEL RAGNO

1 – LA TESSITRICE

 Dopo che tutte le fanciulle e tutti i giovani non sposati

sono stati rinchiusi in una sala oscura,

ciascuno portava con sé senza dote quella che aveva afferrato.

(Ermippo di Smirne[1])

 

Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un’età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l’avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

Non indossava nulla, ma era accaldata. Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Anche questa era tatuata. Il disegno raffigurava due anelli intrecciati. Non aveva altri tatuaggi. Non era stata lei a sceglierli. Per quel che ricordava, li aveva sempre avuti.

Aracne inspirava a fatica l’aria, densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro come il ventre afflosciato di una vacca morta di fame nessuna finestra si affacciava sull’esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dal peso della propria stanchezza. Aveva passato l’intera giornata a quel telaio infernale cui era legata tutti i giorni della settimana, ormai da molti anni. Troppi, rispetto ai pochi che aveva. Odiava quella stanza sotterranea, illuminata solo dal tremolare di torce puzzolenti, il cui fumo le bruciava gli occhi arrossati. Lei e le sue compagne tessevano senza posa per le brame del signor Zotikos. Non era il vero padrone. La filanda era gestita da sua moglie, che seguiva l’amministrazione per conto della Gerusia, ma tutte loro chiamavano quel buco la Filanda di Zotikos, anche se lui era più che altro il cane da guardia dell’amministratrice. Abbaiava e, a volte, mordeva. Dove non bastava la sua frusta, arrivava con l’unico pugno che gli era rimasto e a volte con i denti. Le tessitrici, ridendo, dicevano che con la padrona uggiolava, ma la cosa ad Aracne sembrava improbabile. Le donne lo descrivevano carponi leccare le natiche della moglie e sghignazzavano cercando di non farsi sentire. Anche Aracne rideva, ma la padrona non le interessava: la vedevano di rado e quindi consideravano il marito come il loro capo. Zotikos aveva lasciato l’esercito in seguito alla perdita di un braccio. Diceva che l’avevano “sfrondato” in battaglia, e da allora si occupava della fabbrica. Non lo faceva volentieri, perché per lui era un ripiego, attività poco onorevole per un militare, e quindi maltrattava piuttosto spesso le sue collaboratrici, sfogando la propria frustrazione. Pretendeva da loro un rigore e una disciplina cui si era abituato sotto le armi, ma le donne non erano soldati e non sembravano volergli dare soddisfazione. Questo lo irritava molto. Anche se non le mordeva, questo cane, per come le trattava, era come se lo facesse.

Aracne uscì in strada con grande sollievo, sebbene sapesse che, passata la notte, sarebbe dovuta tornare al telaio e così ancora il giorno dopo e quello dopo ancora, per un tempo che non prevedeva alternative né fine. Respirò a fondo l’aria della sera, riprendendo un poco di forza. Il vento raffreddò il sudore sulla pelle nuda.

I suoi lineamenti delicati, resi ancor più affilati dalla stanchezza, lasciavano sui muri ombre taglienti più lunghe di lei, già alta e slanciata. Presto sarebbe stato buio. Doveva affrettarsi. Camminando rasente alle pareti, come sua abitudine, quasi sperasse in tal modo di confondersi con la sua stessa ombra e di non essere notata, si avviò a qualche isolato da lì, verso la stanza del gineceo che divideva con Anthousa, una ragazza sua coetanea. Un bugigattolo scuro, una topaia nel quartiere più sporco, lontano dal mare, in quel grande edificio seminterrato popolato solo di schiave ilote, scarafaggi e sordidi sorci. Avrebbe preso dalla mensa un po’ di zuppa nera e si sarebbe subito buttata sul pagliericcio, per riprendere un po’ di energia, pensava.

Era difficile, per chi la incontrasse, nonostante la spossatezza che la pervadeva, non notare la bellezza dei suoi occhi verdi da gatta e i lunghi e foltissimi capelli neri, che teneva raccolti alla buona in un’ampia coda di cavallo, perché proprio non aveva il tempo di pettinarli come avrebbero meritato. Il laccio sulla nuca lasciava liberi solo i capelli sulla fronte con cui cercava di nascondere il tatuaggio, quel ragno di cui si sentiva prigioniera. Quanti giorni erano passati dall’ultima volta che li aveva potuti lavare? Non lo ricordava neppure. Avrebbe voluto farlo, ma la sera era sempre troppo stanca. Forse, pensava, era meglio così: non voleva sembrare bella. La sua bellezza la affaticava ed era fonte di guai. Aveva però l’incoercibile splendore dei diciassette anni. I suoi capelli, simili a un’immensa criniera, attiravano l’attenzione. Quel maledetto ragno che le avevano tatuato sulla fronte e da cui prendeva il nome calamitava gli sguardi. Pensandoci ci spinse sopra una ciocca di capelli della frangia. Come avrebbe voluto qualcosa con cui nasconderlo meglio! Sparta, però, non ammetteva l’uso degli abiti, né tantomeno di cappelli o veli per la testa. Mollezze inaccettabili e immorali.

Il sentiero polveroso e secco non era deserto, ma i passanti erano abbastanza rari e si affrettavano verso le rispettive abitazioni, essendosi ormai quasi fatto buio. La notte i controlli si allentavano, le pattuglie si facevano rare, i giovani in libertà andavano in caccia di sesso, risse e avventure. Nel silenzio si poteva sentire, sebbene lontano, il rumore della risacca. Gli abitanti di Neapolis amavano il loro mare e ne erano orgogliosi.

Con un fremito Aracne notò un gruppo di ragazzi venirle incontro. L’aria della sera era ancora calda, quasi afosa, e i giovani giravano senza tuniche o mantelli, com’era uso in estate in tutto l’impero di Sparta. Nudi, come anche lei era.

Senza tanti complimenti si avvicinarono e, girandole attorno, la squadrarono. Erano in quattro e mostrarono tutti di apprezzarne la sensualità. Non solo a parole. Strusciarono i loro corpi nudi contro la sua pelle, altrettanto esposta, esplicitando le proprie pulsioni.

  • Vi prego, ragazzi – tentò di fermarli Aracne – apprezzo le vostre attenzioni, ma sono davvero molto stanca. Potete trovare ragazze più belle e riposate di me senza problemi, che sapranno farvi divertire assai meglio. Sarà per un’altra volta, via.
  • Perché mai? A noi piaci così! Vero, ragazzi?
  • A me piaci tu. Non voglio un’altra ragazza. A me piaci tu. A me piaci tu, tu, tu – canticchiò uno di loro, tastandole i capezzoli con le dita, prima pigiandoli e poi pizzicandoli.
  • Tu, tu, tuuu! – fecero eco altri due.
  • Guardate che bel bosco frondoso che ha laggiù! Ne avete mai visto uno così peloso?
  • Sottobosco frondoso e rigoglioso, direi, ci manca però qualche albero.
  • A quelli ci pensiamo noi, vero ragazzi?
  • Oh sì!
  • Oh sì, sì, sì! – cantilenarono in coro.
  • Non sono una buona amante, vi assicuro – tentò ancora di difendersi, ma sapeva già che le sue erano solo parole al vento. Le uscirono fiacche, senza speranza di essere ascoltate. Sentiva già la loro eccitazione premerle dura contro le gambe e nel solco tra le natiche. Aveva mani che la toccavano ovunque, soprattutto tra le cosce.

Due uomini di passaggio si avvicinarono, lanciarono uno sguardo distratto e proseguirono il loro cammino continuando a chiacchierare delle loro cose. Sull’altro lato della strada una donna aprì un portone e, dopo aver occhieggiato per un attimo la scena, rientrò in casa. Nella bella stagione a ogni angolo si potevano vedere corpi nudi stringersi in veloci amplessi sul selciato. Ogni bella ragazza sapeva che difficilmente di sera avrebbe potuto percorrere una via per intero senza dover cedere ad almeno un rapporto sessuale. Era diritto di ogni uomo o ragazzo prendere ogni donna volesse, purché fosse un’ilota[2], una schiava pubblica, com’erano la maggior parte degli abitanti di Neapolis. Diversa era la storia per le donne degli spartiati[3], i padroni della città e dell’Impero. A Neapolis, comunque non ce n’erano molte e difficilmente andavano in giro da sole a quell’ora. I ragazzi non avevano dovuto controllarle il tatuaggio con gli anelli intrecciati sulla mano per capire che era un’ilota. Una schiava si faceva riconoscere dal portamento e dall’aspetto. Per quanto bella fosse Aracne, non poteva competere con la maestosità delle spartiate, le padrone di Sparta, che camminavano con il passo felino delle regine.

Aracne notò i passanti, ma non fece nulla per attirare la loro attenzione, perché sapeva di non potersi opporre alla volontà di quei ragazzi. Essere presa così, in mezzo alla strada, dopo una dura giornata di lavoro, però proprio non le andava giù. Quelli poi non erano giorni buoni e la ragazza aveva una gran paura di restare incinta.

  • Forza! Non farci aspettare – la incitò un terzo ragazzo dai pettorali ben palestrati e ancora lucidi d’olio – non vedi che siamo pronti per te. È ora di fare un po’ di rimboschimento alla tua bella foresta – aggiunse mettendo spavaldo in mostra ciò che, pur distogliendo lo sguardo, Aracne già vedeva bene ergersi tra le sue gambe.

Il quarto, quello che ancora non aveva parlato, le si appiccicò contro il ventre, agguantandole le natiche con entrambe le mani, e prese a lambirle il collo – è ora di iniziare la semina – le sussurrò nell’orecchio mentre lo leccava.

Aracne, sentendo tutte quelle dita sulla pelle, cercò di divincolarsi a quella presa anche troppo esplicita, ma il primo che aveva parlato si mise alle sue spalle e la bloccò. La ragazza ebbe un sussulto quando sentì la pelle del ragazzo aderire contro la propria schiena nuda. Il ragazzo che l’aveva afferrata prima le si strofinò contro, scivolandole tra le gambe, sempre senza mollare la presa sul sedere. Uno le affondò la lingua in bocca. Il suo alito di cipolla e vino la disgustò. Un altro le baciava il collo. Li sentiva ovunque attorno a lei. Non le parevano più solo quattro. Le pareva un’intera enomotia[4] o forse una falange oplitica al completo. “Non di nuovo” pensò “non un’altra volta!” Eppure sentiva che, suo malgrado, anche lei si stava eccitando. Il fatto di essere stata scelta per quella veloce orgia stradale, poi, un poco la inorgogliva. La faceva sentire bella e desiderata, nonostante la stanchezza e il fastidio per la mancanza di libertà e di scelta in questi amplessi obbligati e violenti. La prima volta che le era capitato era spaventata. Ora, dopo che qualcosa del genere le capitava quasi ogni sera, nonostante a volte riuscisse a eccitarsi e a provare piacere, si sentiva soprattutto stanca e infastidita da questi assalti.

Una donna che chiudeva le imposte, guardandoli, scosse leggermente il capo, mentre il primo ragazzo già la possedeva, penetrandola con vigore. Il loro sudore si mescolava al suo. Sotto quella spinta non riuscì a trattenere l’eccitazione, si arcuò, buttando la testa all’indietro e quasi si gettò sulla bocca di un altro ragazzo che prese a baciarla, mentre scopriva che le sue mani cercavano di affondare nella carne del ragazzo che le stava davanti, attirandolo a sé. Contro la sua stessa volontà stava godendo. Spasmodicamente. Voluttuosamente. Appassionatamente. Quando tutti e quattro, infine, furono soddisfatti, la lasciarono sfiancata in terra e se ne andarono.

Solo uno di loro, le rivolse ancora la parola, salutandola con un:

  • Alla prossima, bel boschetto!

Poi si misero a canticchiare ridendo:

  • A me piaci tu. A me piaci tu, tu, tu.

Mentre il suono della loro voce si perdeva nella notte estiva, Aracne rimase ancora qualche secondo in terra. I suoi capelli neri erano sparsi sul selciato, formando un’ampia chiazza scura che dall’alto, nell’oscurità crescente, la facevano quasi sembrare un cadavere bianco immerso nel suo sangue. Il respiro era affannato. Si sentiva sconvolta e ancora preda di quell’eccitazione indesiderata. Era troppo stanca e provata per rialzarsi subito. Sentiva il pavimento ruvido del marciapiede macchiarsi di sangue sotto la pelle nuda delle natiche e della schiena. Non era vergine. Neanche prima. La sua verginità era un ricordo d’infanzia. Il sangue veniva dai tagli provocati dallo sfregamento contro il terreno. I ragazzi non l’avevano picchiata, anche perché lei si era opposta solo a parole, sapendo di non averne diritto, ma, nell’eccitazione, non c’erano andati leggeri e l’avevano sbattuta contro il muro e il selciato. Un sasso le si era infilato nella schiena, scorticandola. Il sangue veniva da lì. Non badava però al dolore. Non a quello. Il sole era ormai tramontato e l’aria si era fatta un po’ meno calda, ma non fu per questo che Aracne ebbe un brivido che le percorse tutto il corpo. Mentre la possedevano, era quasi riuscita a dimenticarsi della sua paura, ma, adesso, da sola, il timore di essere rimasta incinta, la prese. Di nuovo. Quante volte doveva provare quell’angoscia? Quante altre volte avrebbero abusato così del suo corpo? Quante altre volte una creatura non desiderata sarebbe cresciuta nel suo ventre?

Avrebbe dovuto aspettare un altro mese per conoscere la verità, ma era fin troppo sicura di quale sarebbe stata.

Vedendola in terra, una donna che passava le chiese:

  • Tutto bene?
  • Sì, grazie, sono solo un po’ stanca.

Osservandola un attimo, alla donna fu chiaro cosa fosse successo e aggiunse:

  • Fortuna che ormai sono troppo vecchia: essere presa così per strada mi lasciava sempre sconvolta! Ora capita di rado e quasi mi dispiace – ammiccò – però vivo più tranquilla.

Aracne ne scrutò distrattamente i seni afflosciati e i peli del pube appena ingrigiti.

  • A volte vorrei essere già vecchia, per camminare in pace – le disse.
  • Non dirlo troppo forte, non sia mai che gli Dei ti sentano! La gioventù ha i suoi problemi ma anche le sue gioie!
  • Certo, lo so, e la vecchiaia ha i suoi dolori – erano frasi fatte, piccoli riti tra sconosciuti – ma vorrei poter essere più libera e decidere per me, per il mio tempo e il mio corpo.
  • Dovevi nascere uomo, allora – rise la donna, allontanandosi con un gesto di saluto – e magari spartiate!

La ragazza le sorrise, tirandosi su a sedere, ma non era d’accordo. Gioie? Quali erano le gioie della gioventù? Non l’aveva mai capito. Non le sembrava neanche che gli uomini se la passassero tanto meglio. Neppure loro disponevano veramente di loro stessi, anche se ne avevano, forse, l’illusione. Non certo gli iloti come lei. Non lì a Neapolis, all’ombra del Vesuvio, né in nessun luogo di Sparta, dal Mare Oceano alle più sperdute province della Chitrinodermia[5].

Aracne si rialzò e tornò al gineceo, a quella stanza poco illuminata che considerava la sua casa. Il sangue delle scorticazioni aveva già smesso di scorrere. Erano solo dei graffi. Non era certo quel sangue a preoccuparla. Pensava invece con angoscia a quello mestruale che tra pochi giorni forse non avrebbe visto.

Il gineceo non aveva porte. Si poteva entrare in ogni momento. La sua stanza si apriva sul corridoio, come gli alloggi delle altre donne. Quando arrivò in camera, la sua compagna di stanza già dormiva e la ragazza raggiunse il catino. L’acqua corrente non era un lusso da iloti. Con una spugnetta bagnata Aracne si sciacquò come poté e scivolò silenziosa sul pagliericcio abbracciandola senza svegliarla. Rinunciò persino a passare dalla mensa in cerca della zuppa fredda cui aveva pensato uscendo dal lavoro. Le era passata la fame.

COSI’ INIZIA “IL SOGNO DEL RAGNO” DI CARLO MENZINGER DI PREUSSENTHAL – PORTO SEGURO EDITORE – SETTEMBRE 2017

NOTE

[1] Ermippo di Smirne – FHG III, 37 = Ateneo, XIII 555b-c
[2] Iloti: il termine significa “conquistati”. Erano gli schiavi “pubblici” di Sparta. Non appartenevano, cioè a nessuno, ma all’intera città. Gli Iloti (in greco Εἱλῶται o Εἱλῶτες) erano, nel sistema sociale di Sparta, una parte della popolazione del territorio dominato dalla polis greca vivente in stato di schiavitù. Forse sarebbero i discendenti di chi abitava la Laconia prima dell’invasione e della conseguente sottomissione da parte dei Dori, verificatasi attorno al X secolo a.C., cui poi si aggiunsero, nel VIII e VII secolo, gli abitanti della Messenia, dopo la conquista della loro regione per opera di Sparta. Secondo un’ipotesi, l’etimologia del nome deriverebbe da Elo, una città della Laconia conquistata all’inizio dell’espansione spartana.
[3] Spartiati: cittadini di pieno diritto nell’antica Sparta.
[4] Enomotia: unità base della falange, composta da 23 opliti posti su 3 file di 8 uomini, comandati da 2 ufficiali Enomotarca, posizionato in prima fila e Ouragos, posto in ultima fila; due Enomotiai formavano una Pentecoste comandata da un Pentecontarco.
[5] Chitrinodermia: Asia (Terra degli uomini dalla pelle gialla)
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IL SOGNO DEL RAGNO PRESTO POTRÀ ESSERE IL VOSTRO!

Ci siamo! Il 7 Settembre 2017 ho firmato con Porto Seguro Editore per pubblicare IL SOGNO DEL RAGNO, il primo volume della trilogia VIA DA SPARTA.

 

IL SOGNO DEL RAGNO è ucronia, è avventura, è storia di crescita personale e di scoperta.

IL SOGNO DEL RAGNO parla della difficoltà di realizzare i propri sogni, parla del desiderio di trovare un mondo migliore o di cambiare quello in cui si vive.

IL SOGNO DEL RAGNO vi porterà in un mondo diverso, vi farà scoprire che quel che è stato poteva non essere, che quel che è potrebbe essere diverso, che nulla deve essere dato per scontato.

Siete sicuri che tutto debba essere così com’è? Siete sicuri che non ci siano alternative al sesso eterosessuale, al matrimonio, alla famiglia, al consumismo, alla globalizzazione, all’industrializzazione, alla tecnologia, al denaro, ai vestiti, a internet, all’informatica, al tran tran quotidiano?

Riuscite a immaginare un mondo diviso tra padroni e schiavi, uomini e donne, dove gli uomini si occupano solo di guerra e politica?

Chi pensate che comandi in una simile società maschilista, che non tiene in alcun conto le donne, queste o gli uomini? Chi comanda veramente in una società dove economia, scienza, ingegneria sono gestite solo e soltanto da donne?

Dal capitolo 4 de IL SOGNO DEL RAGNO

Dal capitolo 4 de IL SOGNO DEL RAGNO

Come possono pochi spartiati dominare da soli su centinai di milioni di schiavi iloti?

Come può un impero estendersi per metà del globo senza una tecnologia moderna?

Dove ci avrebbe portato un diverso sviluppo della scienza?

Se l’elettronica oggi non esistesse, la meccanica fosse agli inizi, l’elettricità una novità, quale altra forma di scienza o tecnologia avrebbe potuto svilupparsi?

Tutto questo potresti scoprirlo leggendo IL SOGNO DEL RAGNO.

 

Ti piacerebbe immergerti in una grande avventura, seguire due ragazze giovani e bellissime che inseguono i loro sogni. Una, Aracne, una schiava ilota, cercando un posto diverso dove vivere, libera, lei è il figlio della violenza che porta in grembo, l’altra, una padrona spartiata, Nymphodora, cercando di cambiare la città in cui vive, l’immensa capitale sotterranea dell’Impero di Sparta?

Ti piacerebbe esplorare una Terra che, ai nostri giorni, è del tutto diversa da come la conosci, perché quasi 2400 anni fa Sparta, anziché essere sconfitta da Tebe, ha vinto e ha iniziato la sua espansione, cancellando Atene e la sua cultura, bloccando lo sviluppo dell’Impero Romano e creando un mondo del tutto diverso, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti?

Dal Capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

Dal Capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

Vuoi seguire i passi della grande fuga di Aracne dal mondo ucronico dominato da Sparta alla ricerca della libertà, dell’amore e di un mondo migliore per chi, come lei, ilota, è nata schiava in un impero dominato dai guerrieri spartiati?

Vuoi seguire questa diciasettenne, appena violentata in strada, senza la possibilità di protestare o rivendicare qualche diritto, non avendone alcuno in quanto schiava ilota, che fugge all’inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per il bambino che porta in grembo frutto di quell’assalto brutale in strada dopo un’estenuante giornata di lavoro?

 

Vuoi scoprire questo mondo in parte distopico, ma soprattutto diverso dal nostro, per effetto di 2400 anni di divergenza storica?

 

Vuoi affrontare con Aracne prigionia, fughe, naufragi, conoscere gente diversa senza mai arrendersi, ma sempre con la tentazione di farlo?

 

Se hai risposto almeno una volta di sì, allora devi leggere “IL SOGNO DEL RAGNO”.

Dal capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

Dal capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è l’inizio di un’avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è un romanzo di Carlo Menzinger di Preussenthal edito nel Settembre 2017 da Porto Seguro Editore.

 

Porto Seguro Editore è una casa editrice di Firenze.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è il primo volume della trilogia “VIA DA SPARTA“.

Non perderlo! Prenota la tua copia. Chiedila a me.

IL SOGNO DEL RAGNO STA PER COMINCIARE!

Ci siamo! Il 7 Settembre 2017 ho firmato con Porto Seguro Editore per pubblicare “IL SOGNO DEL RAGNO”, il primo volume della trilogia “VIA DA SPARTA”.

Comincia la  grande fuga di Aracne dal mondo ucronico dominato da Sparta alla ricerca della libertà, dell’amore e di un mondo migliore per chi, come lei, ilota, è nata schiava in un impero dominato dai guerrieri spartiati.

Attraverso il violento e spietato Impero di Sparta, che, in un universo divergente e alternativo, ai giorni nostri domina metà del pianeta, la diciasettenne Aracne, appena violentata in strada, senza la possibilità di protestare o rivendicare qualche diritto, non avendone alcuno in quanto schiava ilota, fugge all’inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per il bambino che porta in grembo frutto di quell’assalto brutale in strada dopo un’estenuante giornata di lavoro.

 

Quasi 2400 anni fa Sparta, anziché essere sconfitta da Tebe, ha vinto e ha iniziato la sua espansione, cancellando Atene e la sua cultura, bloccando lo sviluppo dell’Impero Romano e creando un mondo del tutto diverso, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti. È un mondo in parte distopico, ma soprattutto diverso dal nostro, per effetto di 2400 anni di divergenza storica.

 

Oggi, in questo tempo alternativo, Aracne è una schiava in fuga verso un sogno, attraverso le terre di Sparta, di cui scoprirà facce inattese. Affronterà prigionia, fughe, naufragi, conoscerà gente diversa e sarà più volte tentata di arrendersi.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è l’inizio di un’avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è un romanzo di Carlo Menzinger di Preussenthal edito nel Settembre 2017 da Porto Seguro Editore.

 

Porto Seguro Editore è una casa editrice di Firenze.

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è il primo volume della trilogia “VIA DA SPARTA“.

PENSANDO A UN MONDO PIÙ SMART

Il n. 2 dell’Anno XI della rivista dell’Ordine degli Ingegneri ProgettandoIng è dedicato all’Informazione.

Sin dal n. 1 dell’Anno, la rivista si apre, dopo l’editoriale del curatore Giuliano Gemma, con dei miei contributi letterari.

Questa volta si comincia con l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” nel quale analizzo come questa muti nel corso dei vari cicli che compongono la grande storia futura della galassia immaginata dall’autore russo-americano Isaac Asimov.

Segue il mio racconto di fantascienza “Il campione”, sulla scelta da parte di una razza aliena di un campione di umanità da portare sul proprio pianeta.

Dopo i miei contributi inizia la parte più “ingegneristica” della rivista con l’articolo “La rivoluzione digitale: un’opportunità epocale per gli ingegneri” di Mario Ascari, che ci parla della “Quarta rivoluzione”, quella “Digitale”, preconizzando un mondo in cui oggetti elettronici siano in costante contatto e scambio reciproco mediante l’IoT, l’Internet-of-Things”, dopo l’ancora recente Terza Rivoluzione dell’elettronica.

Riprende il tema anche l’articolo di Enrico P. Mariani “Senza sicurezza una city non è smart”, che parte dalla definizione di Smart City, per raccontareRisultati immagini per smart city un contesto urbano con infrastrutture intelligenti, oggetti controllabili via internet (IoT) e big data, per parlarci di come i vari sistemi debbano rispondere a precise gerarchie per mantenere le necessarie sicurezze e impedire che un sistema di livello inferiore (vicino all’utente finale) non influisca su uno superiore.

Bruno Lo Torto, partendo da una riflessione sulla propria esperienza come ingegnere e su quello che per lui significa esserlo, nel suo “Ingegner sum, ingegneriae nihil a me alienum puto” ci spiega come le distinzioni tra i vari tipi di ingegneri siano limitative, essendo l’ingegneria una disciplina con una sua unitarietà, sempre più necessaria nella Fabbrica 4.0 che unisce robotica, produzione additiva e nanotecnologie, con un rinnovato sincretismo necessario a creare oggetti interdipendenti, come le Smart City, dove alla costruzione degli edifici occorre aggiungere l’elettronica e l’ingegneria delle informazioni per farli funzionare (semplifico un po’ banalmente io).

Risultati immagini per smart cityDopo questo viaggio nel futuro prossimo, che è quasi presente, Nicoletta Mastroleo ci riporta indietro nella storia, facendoci incontrare la figlia del grande Lord Byron, uno dei padri della letteratura gotica, che incontriamo nel suo articolo “Ada Byron e le origini dell’informatica”. La figlia del bardo fu, infatti, una matematica di pregio, che si dilettò con le prime macchine da calcolo.

Chiude la rivista un articolo di Fausto Giovannardi sull’architetto che realizzò la copertura dell’area olimpica di Monaco “Frei Otto & Pink Floyd”: il sistema fu ripreso, infatti, nei concerti del gruppo rock.

 

CONTINUA LA MIA COLLABORAZIONE CON LA RIVISTA “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Dopo le uscite di Marzo e Aprile, anche nel numero di Maggio 2017 della rivista Italia Uomo Ambiente, diretta da Gianni Marucelli e curata da AlbertoRisultati immagini per auto assassina Pestelli, appare un mio articolo questa volta dedicato ai rischi e danni legati all’uso delle automobili dal titolo “Cosa fare quando scopriamo che il nostro miglior amico è un seriale killer?”.

Grazie a Gianni e Alberto per quest’opportunità e grazie ancora a Gianni Marucelli per la bella visita guidata del Giardino di Boboli (Firenze) da lui organizzata con Pro-Natura Firenze, cui ho partecipato nei giorni scorsi.

ULTIME TRACCE D’INCHIOSTRO

Risultati immagini per prime forme di scritturaNella mia vita di ultracinquantenne che ama scrivere, ho visto cambiare quest’attività e tutto ciò che gira attorno al mondo dei libri in modo così radicale, che ben poco di ciò che è avvenuto prima mi pare sia stato altrettanto rivoluzionario, se non le tre invenzioni fondamentali della storia della scrivere:

  1. la scrittura;
  2. la scrittura fonetica;
  3. la stampa a caratteri mobili.

L’invenzione della scrittura non è stato un evento immediato, ma il frutto di una lunga evoluzione preceduta dalla comparsa di simboli e sembra sia avvenuta in Mesopotamia nel 3.400 avanti Cristo e, indipendentemente, in Mesoamerica nel 600 a.C., e forse altrettanto autonomamente in Egitto nel 3.200 a.C. e in Cina nel 1200 a.C.

Il fatto che la scrittura, come forse il linguaggio, sia nata indipendentemente o quasi in più luoghi, dimostra quanto questo sia un bisogno innato nell’uomo.

Il primo alfabeto noto è quello fenicio, che era, in origine, di tipo consonantico. L’alfabeto greco, derivato da quello fenicio, ha introdotto simboli per i suoni vocalici.

Johann Gutenberg stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con la tecnica della stampa a caratteri mobili. Altri stampatori in Europa, Risultati immagini per stampa a caratteri mobiliperò, in quegli anni si stavano già avvicinando alla tecnica.

L’uso dell’inchiostro e poi delle penne resero la scrittura assai più agevole.

La storia della scrittura comprende anche progressi ed evoluzioni nel campo dei supporti su cui scrivere (dalle tavolette d’argilla, ai papiri alla carta) e degli strumenti utilizzati per farlo, ma dai tempi di Gutenberg, l’evoluzione non ha subito altri salti paragonabili fino a pochi anni fa.

 

Che cosa sarebbe dunque avvenuto di così rivoluzionario in questi ultimi tempi?

Varie cose. Vorrei qui limitarmi a raccontare questo progresso in base alla mia esperienza personale, che penso possa dare un’idea di come cambiarono le cose nelle case italiane e di tutto il mondo, senza la pretesa di voler fare un’analisi storica. Quando ero bambino, negli anni ’60 del XX secolo, nessuno aveva in casa un computer. Ne usai per la prima volta uno alla fine del liceo e si trattava di un oggetto assai primitivo, il Sinclair XZ Spectrum, un microcomputer a 8 bit basato sul microprocessore Z80A, originariamente dotato di 16 kB di ROM contenenti il linguaggio BASIC, di 16 kB di RAM espandibili a 48 kB e di una caratteristica tastiera in lattice con 40 tasti multifunzione. La Sinclair Research Ltd iniziò a produrlo nel 1982: Risultati immagini per Sinclair ZX Spectrumavevo 18 anni! Altri amici avevano il Commodore 64 (più diffuso), un home computer della Commodore Business Machines Inc., commercializzato dal 1982 al 1993.

Per scrivere la tesi di laurea in casa avevo un PC a floppy disk e utilizzavo Wordstar, uno dei primi programmi di videoscrittura commerciali che, prodotto nel 1978 dalla MicroPro International Corporation, fu reso disponibile in ambiente MS-DOS solo nel 1982. Raggiunse un alto grado di diffusione nella prima metà degli anni ottanta, diventando uno dei più diffusi word processor dell’epoca. Era uno dei software che veniva insegnato anche all’università.

Fino ad allora scrivevo racconti e tentativi di romanzi su quaderni ad anelli, migliori di quelli a fogli fissi, perché quando dovevo correggere qualcosa potevo sostituire i fogli. Poi dovevo battere a macchina la versione finale, con una macchina da scrivere meccanica. Ne esistevano però già di elettriche, anche se il beneficio del loro uso era relativo.

Utilizzare un word processor fu ciò che mi permise di scrivere finalmente un romanzo. Potevo correggere agevolmente ciò che scrivevo. Scrivevo per Risultati immagini per prime macchine videoscritturastratificazioni successive, ovvero prima buttavo giù un testo semplice, poi lo integravo con vari passaggi successivi. Con un quaderno questo non era impossibile, ma molto più laborioso e richiedeva la riscrittura di intere parti. Con wordstar bastava usare il taglia e incolla e interi brani si potevano spostare prima e dopo. Il lavoro divenne più facile, ma anche la qualità dei testi migliorò, essendo possibili facili revisioni.

Wordstar era, però, un sistema poco agevole, per fare un semplice grassetto occorreva creare dei blocchi di parole e incasellarle tra caratteri speciali e così per tutto il resto.

Non era certo il primo programma di videoscrittura: Astrotype era del 1968. Quando comparve avevo quattro anni, ma non aveva certo una diffusione di massa. Solo pochi anni prima mia madre aveva frequentato corsi di dattilografia e stenografia! La stenografia ha ormai perso ogni utilità.

Nel 1983 la Microsoft creò Word e già eravamo un passo avanti come usabilità. Era più “user friendly”, come già si diceva. Ricordo che nel 1991, quando ero nell’esercito italiano, usavo delle macchine di videoscrittura simili a computer ma con all’interno solo un software per scrivere. Gli ufficiali davano lettere e rapporti scritti a mano alle segretarie e ai soldati di leva che li ricopiavano a macchina. Le macchine per la sola videoscrittura durarono poco. Poco dopo entrai a lavorare al Monte dei Paschi di Siena. All’Ufficio Marketing avevamo solo due computer in una dozzina di persone e, mi pare, un paio di macchine da scrivere! Oggi sarebbe impensabile.

Risultati immagini per Il colombo divergentePoter scrivere su un PC fu, insomma, un grande salto avanti, eppure internet non era ancora facilmente accessibile quando scrissi la prima edizione del mio romanzo “Il Colombo divergente” (pubblicato nel 2001). Il web era nato già negli anni sessanta, ma l’Italia ci si collegò (terzo Paese al mondo) solo il 30 aprile 1986. Fino al 1995, però, internet era una rete utilizzata soprattutto dalla comunità scientifica e dalle associazioni governative e amministrative. La diffusione di massa della rete iniziò con i primi mesi del Terzo Millennio. Lo usai per la prima volta in Ufficio quando ero in Direzione Generale a Siena attorno al 1996. Solo un paio di postazioni in ufficio ne erano dotate e se si voleva accedere si doveva chiedere al collega che usava abitualmente quel computer di spostarsi.

Il Colombo divergente” è un’ucronia, cioè un romanzo che immagina un diverso svolgimento della storia. Per scriverlo, nella seconda metà degli anni Novanta, ho dovuto cercare, a volte acquistare e leggere numerosi libri e testi vari per potermi documentare. Quando scrissi “Giovanna e l’angelo”, nei primi anni del Duemila, già avevo accesso in rete e ho potuto così integrare la documentazione cartacea su Giovanna d’Arco mediante informazioni raccolte nel web. Certo, allora, i motori di ricerca erano meno efficienti e le informazioni reperibili erano molte meno di adesso, ma fu di sicuro un grande vantaggio e mi evitò di cercare in librerie e biblioteche. Divenne più facile verificare anche piccoli dettagli. La certezza sulle informazioni prese in rete era minore di quella di testi cartacei, ma dovendo scrivere solo un romanzo di fantasia, per me le basi storiche dovevano essere solo una base di partenza e questo poteva bastare.

 

Insomma, videoscrittura e internet hanno del tutto cambiato il modo di scrivere in pochi anni. Eppure la rivoluzione non finisce qui, dato che, di norma, uno scrittore non si limita a scrivere per sé, ma vuole (se non deve) entrare in contatto con i lettori (almeno potenziali). Anche qui le cose sono cambiate molto, soprattutto, di nuovo grazie a internet, ma non solo.

Il Colombo divergente” nacque prima del mio accesso al web, ma grazie a questo. Al momento di trovare un editore, ero iscritto ad alcuni neonati siti di scrittura creativa, tra cui l’ancora esistente www.liberodiscrvere.it che prevedeva da parte degli utenti l’inserimento di brani che erano poi letti dagli altri frequentatori del sito e da questi votati. Anche l’editore poteva rilasciare dei voti. A un certo punto fecero una selezione on-line e il mio romanzo, assieme ad altri quattro, ottenne un buon punteggio e fu quindi scelto per la pubblicazione. Per farlo conoscere mi avvalsi sia del sito dell’editore, sia di altri siti web. Aprii allora il mio primo sito internet, la cui evoluzione è ora www.menzinger.it, anche se ho cambiato la piattaforma.

Il web era diventato uno spazio in cui lettori e scrittori si incontravano e scambiavano opinioni. Stavano nascendo le community. Ce n’erano già per ogni tipo di interesse. I siti di scrittura proliferarono e nacquero i blog. Il blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). Era il 1997, l’anno in cui nacque mia figlia. A quanto leggo su wikipedia, il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer, del software che ne permette la pubblicazione. Il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno da Jorn Barger. I blog aprirono nuovi spazi per gli scrittori. Mi iscrissi alla piattaforma Splinder, dove c’era una community di scrittori e lettori molto attiva. Ci conobbi molti dei miei lettori e vari altri autori. Cominciai a scrivere sistematicamente recensioni dei libri che leggevo e a pubblicarle sul mio blog. Lo aprii il 20 novembre 2007, Risultati immagini per Parole nel webl’anno in cui pubblicai la seconda edizione de “Il Colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”, “Ansia assassina”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Il blog era anche uno strumento di promozione dei libri che pubblicavo, oltre che uno strumento per reclutare illustratori. Fu anche una delle basi che usai quando attivai il processo di revisione on-line dei testi, ma di questo parleremo un po’ più avanti. “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio” sono due volumi da me curati che riuniscono scritti anche di altri autori. Sono nati nel web e grazie al web. “Parole nel web” contiene scritti a quattro mani, realizzati per scambio di mail, in parte con gente conosciuta in community. “Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di 18 autore che ho trovato e reclutato tramite il Laboratorio di Scrittura di Liberodiscrivere.

I blog non furono uccisi da facebook e twitter, ma questi gli fecero molto male! La piattaforma Splinder, su cui avevo il mio blogLa legenda di Carlo Menzinger”, chiuse e il 20 dicembre 2011 dovetti traslocare su WordPress, ma la comunità si disperse. WordPress è una buona piattaforma, ma la sua comunità non ha più la vivacità dei primi tempi pioneristici. Il blog era uno spazio in cui si potevano esprimere pensieri in forma articolata e compiuta. I post avevano lunghezze di svariate righe (oltre a contenere immagini e video). Facebook ridusse terribilmente questi spazi. Era più veloce, raggiungeva più gente, era più invasivo, ma, per gli autori, secondo me, fu un peggioramento nettissimo, soprattutto perché svuotò i blog. Facebook è una community ma è più difficile individuarci dei gruppi di interesse comune, come si riusciva a fare bene con i blog. Twitter è peggio ancora. Un cicaleccio inconsistente, il diffondersi di messaggi troppo stringati per avere sostanza. Uso Facebook e sono su Twitter ma non lo uso più e rimpiango i tempi di Splinder!

Nel 2006 nacque aNobii, un bel portale di libri e lettori. Vi entrai quasi subito, aprendovi la mia Libreria virtuale. Era, innanzitutto, un sistema per catalogare i propri libri. Si rivelò un’ottima community per far conoscere i miei libri e incontrare lettori e altri autori.

 

Le rivoluzioni sono finite? Per nulla. Ancora non vi ho scritto dell’editoria, dei sistemi di pubblicazione.

Già ho accennato al fatto che il web è un sistema per la selezione degli autori da parte degli editori, mediante l’organizzazione di concorsi e simili iniziative e un modo per pubblicare brevi testi e farseli leggere senza l’intermediazione degli editori.

Con la nascita delle tecniche di print-on-demand, poi, gli editori si sono liberati dal vincolo del numero di copie. Divenne possibile pubblicare piccoli autori e stampare solo venti o trenta copie, magari anche una sola. Se c’era richiesta, l’editore stampava, se no non lo faceva e poteva così ridurre i costi. Fu così possibile a molti autori minori essere pubblicati. Questo, però, si è portato dietro che al piccolo editore non conveniva revisionare o promuovere il testo. Si limitava a pubblicarlo o magari a organizzare un paio di serate di presentazione. Tutta pubblicità anche per lui: magari tra il pubblico si annidava un altro autore in cerca di pubblicazione! Da lì il passo verso l’autopubblicazione fu breve. A che serviva un editore che era ormai solo uno stampatore?

Dopo aver pubblicato varie cose con Liberodiscrivere e altri editori, con il thriller “La bambina dei sogni” volli tentare la via dell’autopubblicazione.

Già con “Il Settimo Plenilunio” avevo reperito numerosi illustratori in rete che avevano trasformato il romanzo in quella che chiamai una “gallery novel”: 117 illustrazioni di 17 artisti diversi, tra pittori, disegnatori e fotografi.

Ne scelsi uno, Angelo Condello, e gli chiesi di farmi la copertina del romanzo. Poi mi inventai una cosa che volli chiamare “web-editing”: pubblicai “La bambina dei sogni” a puntate su www.liberodiscrive.it”, linkai i capitoli sul mio blog e condivisi le pagine del blog su facebook. Creai anche un gruppo apposito su aNobii. Il romanzo fu letto in anteprima da numerose decine di lettori. A tutti chiedevo di segnalarmi errori e refusi e come migliorare il libro.

Avevo ottenuto un editing non professionale ma consistente. Pubblicai nel 2013 con Lulu. Questo mi consentì di poter continuare a revisionare il testo anche dopo la prima pubblicazione. Visto che il libro era comunque già in rete, lo diffusi in copy-left, cioè gratuitamente e già che c’ero ne creai un e-book che distribuii in svariati formati, La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthaldall’epub, al mobi, al pdf ad altri. Il self-publishing era esploso intorno al 2009 con il lancio dei primi lettori di eBook di massa, il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes&Noble. In Italia credo siano arrivati più tardi. IlMioLibro della Feltrinelli arriva nel 2011, Lulu poco prima e YouCanPrint poco dopo. Lulu è un sito internazionale che pubblica in sei lingue dal 2002.

Ripetei l’esperienza del self-publishing con “Jacopo Flammer nella terra dei suricati” (il sequel di “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”), anche questo, come “Il Settimo Plenilunio” fu illustrato da vari artisti.

Ho parlato di e-book. L’e-book è l’altra grandissima rivoluzione di quest’epoca. Rende il libro leggero. In tutti i sensi. Per l’editore significa tagliare i costi di stampa e distribuzione e arrivare direttamente al lettore. Per l’autore significa la stessa cosa e in più poter avere un accesso ancora più facile alla pubblicazione. Per i lettori significa libri molto meno cari. A dir il vero, praticamente gratis, dato che molti sono ufficialmente distribuiti gratuitamente e tutti gli altri sono in circolazione in rete in copie pirata. Oggi, chi volesse violare le leggi del copyright, potrebbe trovare quasi qualunque libro in rete e scaricarlo senza pagare nulla di più del costo della connessione internet.

Questo ucciderà l’editoria o la rivitalizzerà? Certo lascerà delle vittime sul campo, ma io credo che si debba solo cambiare approccio. I libri non i devono più vendere. Si deve vendere la pubblicità che li accompagna. Non dovranno essere né i lettori, né gli editori, né tantomeno gli autori a pagare per la diffusione delle pubblicazioni gratuite. Questo sarà un nuovo mercato in cui ognuno potrà ricavarsi il suo spazio, semplicemente scaricando i costi (ormai assai ridotti) su chi voglia usare un dato libro come veicolo per il proprio messaggio commerciale (o di altra natura). Autori e editori (se ce ne sarà bisogno) potranno cercare sponsor su mercati appositi e vendere spazi promozionali nei propri libri. Probabilmente più che di editori in futuro potrà esserci bisogno di mediatori pubblicitari.

Gli e-book hanno portato anche un’altra rivoluzione, per ora ancora poco compresa e conosciuta che si chiama T.T.S., che per quanto riguarda la mia vita di lettore è stato qualcosa pari a imparare a leggere per la prima volta.

Leggere un e-book ha enormi vantaggi e proprio non capisco quelli che dicono che vogliono leggere solo su carta e che proprio non possono leggere su schermo.

Un e-reader può contenere, nelle dimensioni di un piccolissimo tascabile centinaia se non migliaia di libri. Più di quelli che si possono leggere in una vita. Io penso di poter essere considerato un forte lettore con i miei 50-70 libri letti ogni anno. In 50 anni sono solo 2.500-3.000. Potrebbero starmi tutti in tasca, dentro un e-reader. Non devo più caricarmi la valigia quando viaggio, non ho più bisogno di librerie sempre straboccanti e mai sufficienti.

Posso leggere un libro di mille pagine tenendo l’e-rader in mano (il volume con tante pagine sarebbe troppo pesante). Posso leggere quello che mi pare in pubblico, senza che nessuno Risultati immagini per PocketBook Touchpossa sbirciarmi la copertina!

Posso trovare in rete e ricevere quasi all’istante quasi ogni titolo. Posso creare quante copie voglio dei miei libri ed evitare di perderli e darli in prestito agli amici senza temere che non me li restituiscano.

Posso leggere mentre leggo, guido, vado in palestra, cucino o faccio altre simili attività poco impegnative. Leggi mentre guidi? Ma sei pazzo, direte voi. Certo che no. Quando guido non rispondo neppure al cellulare! Posso però leggere con il TTS, con il Text-To-Speech ovvero con un sintetizzatore vocale. Il mio lettore, PocketBook Touch, ne ha uno che legge qualsiasi formato e nelle principali lingue. Trasforma qualunque testo in parole. Se non avessi il TTS dei 50-70 libri che leggo in un anno potrei leggerne al massimo una dozzina. Ascoltare un libro mentre si fanno altre cose, richiede una certa attenzione e questo, secondo me, è un bene perché aiuta il cervello a tenersi agile e attento. Adoro il TTS e non saprei più vivere senza. Purtroppo gli apparecchi che lo hanno sono pochissimi e temo che, se il mercato continuerà a ignorarli, potrebbero sparire, nonostante i progressi dell’intelligenza artificiale in altri campi. Certo ci sono anche gli audiolibri, ma non sono la stessa cosa, innanzitutto perché sono molti meno. Di solito non ci sono saggi in audiolibro. Con il TTS, invece si può leggere davvero tutto, per genere e formato, dal rtf, al word, all’epub, al mobi.

In conclusione, in questo mezzo secolo ho visto la nascita di:

  • personal computer;
  • videoscrittura;
  • internet;
  • siti di scrittura creativa;
  • blog;
  • print-on-demand;
  • self-publishing;
  • facebook;
  • e-book;
  • sintesi vocale (Text-To-Speech).

Vi sembra poco? A me no. A pare che sia cambiato il mondo intero. Il libro, il simbolo del nostro essere umani, il simbolo della storia (che, per convenzione, ha inizio con la nascita della scrittura), non è morto, ma è cambiato. Ha cambiato forma e modi di lettura. L’inchiostro e la carta stanno morendo. Ce ne dispiace, ma non troppo. Il nuovo è promettente. Ci guardiamo attorno con un po’ di nostalgia e cerchiamo le ultime tracce di inchiostro, poi alziamo gli occhi e guardiamo verso il futuro e, almeno per quanto riguarda i libri, ci pare di poter sorridere.

LA RIVISTA IF CAMBIA EDITORE

La mitica IF Rivista di letteratura fantascientifica, torna in veste rinnovata per i tipi delle Edizioni Odoya di Bologna. Il direttore Carlo Bordoni presenta la nuova rivista, che avrà una grafica tutta nuova e cadenza semestraVisualizzazione di IF20-Utopia-copertina-2016-bassa.jpgle. Il primo numero della nuova serie, presentato dai curatori Riccardo Gramantieri e Giuseppe Panella, è dedicato all’Utopia: un modo per festeggiare i Cinquecento anni dalla pubblicazione dell’iconico libro di Thomas More.

Saggi di Giuseppe Panella, Riccardo Gramantieri, Alessandro Scarsella, Susanna Becherini, Bruno Vitiello, Carlo Bordoni, Alessandro Fambrini, Carlo Menzinger, Silverio Zanobetti, Domenico Gallo, Giulia Iannuzzi, Adele Tiengo.

L’articolo di Carlo Menzinger sarà sulle utopie asimoviane.

Interventi e recensioni di Valerio Evangelisti, Walter Catalano, Maria Teresa Chialant, Gianfranco de Turris, Luigi Annibaldi.

IF20 sarà presentato ufficialmente Venerdì 9 Dicembre, alle ore 14 (Sala Turchese), all’interno di “Più Libri Più Liberi”

Roma, Palazzo dei Congressi dell’Eur.

IF/UTOPIA n. 20, a cura di G. Panella e R. Gramantieri, Odoya, Bologna 2016, pp. 176, € 14.

Abbonamento annuale (2 numeri): € 20.00

+ Un libro omaggio della casa editrice Meridiano Zero

+ Gadget e merchandising Odoya/Meridiano Zero

Per informazioni: info@odoya.it

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IF rivista di letteratura fantascientifica

diretta da Carlo Bordoni
Registrata presso il Tribunale
di Bologna n. 8444/2016
Edizioni Odoya s.r.l.
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