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CONTINUA LA MIA COLLABORAZIONE CON LA RIVISTA “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Dopo le uscite di Marzo e Aprile, anche nel numero di Maggio 2017 della rivista Italia Uomo Ambiente, diretta da Gianni Marucelli e curata da AlbertoRisultati immagini per auto assassina Pestelli, appare un mio articolo questa volta dedicato ai rischi e danni legati all’uso delle automobili dal titolo “Cosa fare quando scopriamo che il nostro miglior amico è un seriale killer?”.

Grazie a Gianni e Alberto per quest’opportunità e grazie ancora a Gianni Marucelli per la bella visita guidata del Giardino di Boboli (Firenze) da lui organizzata con Pro-Natura Firenze, cui ho partecipato nei giorni scorsi.

ULTIME TRACCE D’INCHIOSTRO

Risultati immagini per prime forme di scritturaNella mia vita di ultracinquantenne che ama scrivere, ho visto cambiare quest’attività e tutto ciò che gira attorno al mondo dei libri in modo così radicale, che ben poco di ciò che è avvenuto prima mi pare sia stato altrettanto rivoluzionario, se non le tre invenzioni fondamentali della storia della scrivere:

  1. la scrittura;
  2. la scrittura fonetica;
  3. la stampa a caratteri mobili.

L’invenzione della scrittura non è stato un evento immediato, ma il frutto di una lunga evoluzione preceduta dalla comparsa di simboli e sembra sia avvenuta in Mesopotamia nel 3.400 avanti Cristo e, indipendentemente, in Mesoamerica nel 600 a.C., e forse altrettanto autonomamente in Egitto nel 3.200 a.C. e in Cina nel 1200 a.C.

Il fatto che la scrittura, come forse il linguaggio, sia nata indipendentemente o quasi in più luoghi, dimostra quanto questo sia un bisogno innato nell’uomo.

Il primo alfabeto noto è quello fenicio, che era, in origine, di tipo consonantico. L’alfabeto greco, derivato da quello fenicio, ha introdotto simboli per i suoni vocalici.

Johann Gutenberg stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con la tecnica della stampa a caratteri mobili. Altri stampatori in Europa, Risultati immagini per stampa a caratteri mobiliperò, in quegli anni si stavano già avvicinando alla tecnica.

L’uso dell’inchiostro e poi delle penne resero la scrittura assai più agevole.

La storia della scrittura comprende anche progressi ed evoluzioni nel campo dei supporti su cui scrivere (dalle tavolette d’argilla, ai papiri alla carta) e degli strumenti utilizzati per farlo, ma dai tempi di Gutenberg, l’evoluzione non ha subito altri salti paragonabili fino a pochi anni fa.

 

Che cosa sarebbe dunque avvenuto di così rivoluzionario in questi ultimi tempi?

Varie cose. Vorrei qui limitarmi a raccontare questo progresso in base alla mia esperienza personale, che penso possa dare un’idea di come cambiarono le cose nelle case italiane e di tutto il mondo, senza la pretesa di voler fare un’analisi storica. Quando ero bambino, negli anni ’60 del XX secolo, nessuno aveva in casa un computer. Ne usai per la prima volta uno alla fine del liceo e si trattava di un oggetto assai primitivo, il Sinclair XZ Spectrum, un microcomputer a 8 bit basato sul microprocessore Z80A, originariamente dotato di 16 kB di ROM contenenti il linguaggio BASIC, di 16 kB di RAM espandibili a 48 kB e di una caratteristica tastiera in lattice con 40 tasti multifunzione. La Sinclair Research Ltd iniziò a produrlo nel 1982: Risultati immagini per Sinclair ZX Spectrumavevo 18 anni! Altri amici avevano il Commodore 64 (più diffuso), un home computer della Commodore Business Machines Inc., commercializzato dal 1982 al 1993.

Per scrivere la tesi di laurea in casa avevo un PC a floppy disk e utilizzavo Wordstar, uno dei primi programmi di videoscrittura commerciali che, prodotto nel 1978 dalla MicroPro International Corporation, fu reso disponibile in ambiente MS-DOS solo nel 1982. Raggiunse un alto grado di diffusione nella prima metà degli anni ottanta, diventando uno dei più diffusi word processor dell’epoca. Era uno dei software che veniva insegnato anche all’università.

Fino ad allora scrivevo racconti e tentativi di romanzi su quaderni ad anelli, migliori di quelli a fogli fissi, perché quando dovevo correggere qualcosa potevo sostituire i fogli. Poi dovevo battere a macchina la versione finale, con una macchina da scrivere meccanica. Ne esistevano però già di elettriche, anche se il beneficio del loro uso era relativo.

Utilizzare un word processor fu ciò che mi permise di scrivere finalmente un romanzo. Potevo correggere agevolmente ciò che scrivevo. Scrivevo per Risultati immagini per prime macchine videoscritturastratificazioni successive, ovvero prima buttavo giù un testo semplice, poi lo integravo con vari passaggi successivi. Con un quaderno questo non era impossibile, ma molto più laborioso e richiedeva la riscrittura di intere parti. Con wordstar bastava usare il taglia e incolla e interi brani si potevano spostare prima e dopo. Il lavoro divenne più facile, ma anche la qualità dei testi migliorò, essendo possibili facili revisioni.

Wordstar era, però, un sistema poco agevole, per fare un semplice grassetto occorreva creare dei blocchi di parole e incasellarle tra caratteri speciali e così per tutto il resto.

Non era certo il primo programma di videoscrittura: Astrotype era del 1968. Quando comparve avevo quattro anni, ma non aveva certo una diffusione di massa. Solo pochi anni prima mia madre aveva frequentato corsi di dattilografia e stenografia! La stenografia ha ormai perso ogni utilità.

Nel 1983 la Microsoft creò Word e già eravamo un passo avanti come usabilità. Era più “user friendly”, come già si diceva. Ricordo che nel 1991, quando ero nell’esercito italiano, usavo delle macchine di videoscrittura simili a computer ma con all’interno solo un software per scrivere. Gli ufficiali davano lettere e rapporti scritti a mano alle segretarie e ai soldati di leva che li ricopiavano a macchina. Le macchine per la sola videoscrittura durarono poco. Poco dopo entrai a lavorare al Monte dei Paschi di Siena. All’Ufficio Marketing avevamo solo due computer in una dozzina di persone e, mi pare, un paio di macchine da scrivere! Oggi sarebbe impensabile.

Risultati immagini per Il colombo divergentePoter scrivere su un PC fu, insomma, un grande salto avanti, eppure internet non era ancora facilmente accessibile quando scrissi la prima edizione del mio romanzo “Il Colombo divergente” (pubblicato nel 2001). Il web era nato già negli anni sessanta, ma l’Italia ci si collegò (terzo Paese al mondo) solo il 30 aprile 1986. Fino al 1995, però, internet era una rete utilizzata soprattutto dalla comunità scientifica e dalle associazioni governative e amministrative. La diffusione di massa della rete iniziò con i primi mesi del Terzo Millennio. Lo usai per la prima volta in Ufficio quando ero in Direzione Generale a Siena attorno al 1996. Solo un paio di postazioni in ufficio ne erano dotate e se si voleva accedere si doveva chiedere al collega che usava abitualmente quel computer di spostarsi.

Il Colombo divergente” è un’ucronia, cioè un romanzo che immagina un diverso svolgimento della storia. Per scriverlo, nella seconda metà degli anni Novanta, ho dovuto cercare, a volte acquistare e leggere numerosi libri e testi vari per potermi documentare. Quando scrissi “Giovanna e l’angelo”, nei primi anni del Duemila, già avevo accesso in rete e ho potuto così integrare la documentazione cartacea su Giovanna d’Arco mediante informazioni raccolte nel web. Certo, allora, i motori di ricerca erano meno efficienti e le informazioni reperibili erano molte meno di adesso, ma fu di sicuro un grande vantaggio e mi evitò di cercare in librerie e biblioteche. Divenne più facile verificare anche piccoli dettagli. La certezza sulle informazioni prese in rete era minore di quella di testi cartacei, ma dovendo scrivere solo un romanzo di fantasia, per me le basi storiche dovevano essere solo una base di partenza e questo poteva bastare.

 

Insomma, videoscrittura e internet hanno del tutto cambiato il modo di scrivere in pochi anni. Eppure la rivoluzione non finisce qui, dato che, di norma, uno scrittore non si limita a scrivere per sé, ma vuole (se non deve) entrare in contatto con i lettori (almeno potenziali). Anche qui le cose sono cambiate molto, soprattutto, di nuovo grazie a internet, ma non solo.

Il Colombo divergente” nacque prima del mio accesso al web, ma grazie a questo. Al momento di trovare un editore, ero iscritto ad alcuni neonati siti di scrittura creativa, tra cui l’ancora esistente www.liberodiscrvere.it che prevedeva da parte degli utenti l’inserimento di brani che erano poi letti dagli altri frequentatori del sito e da questi votati. Anche l’editore poteva rilasciare dei voti. A un certo punto fecero una selezione on-line e il mio romanzo, assieme ad altri quattro, ottenne un buon punteggio e fu quindi scelto per la pubblicazione. Per farlo conoscere mi avvalsi sia del sito dell’editore, sia di altri siti web. Aprii allora il mio primo sito internet, la cui evoluzione è ora www.menzinger.it, anche se ho cambiato la piattaforma.

Il web era diventato uno spazio in cui lettori e scrittori si incontravano e scambiavano opinioni. Stavano nascendo le community. Ce n’erano già per ogni tipo di interesse. I siti di scrittura proliferarono e nacquero i blog. Il blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). Era il 1997, l’anno in cui nacque mia figlia. A quanto leggo su wikipedia, il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer, del software che ne permette la pubblicazione. Il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno da Jorn Barger. I blog aprirono nuovi spazi per gli scrittori. Mi iscrissi alla piattaforma Splinder, dove c’era una community di scrittori e lettori molto attiva. Ci conobbi molti dei miei lettori e vari altri autori. Cominciai a scrivere sistematicamente recensioni dei libri che leggevo e a pubblicarle sul mio blog. Lo aprii il 20 novembre 2007, Risultati immagini per Parole nel webl’anno in cui pubblicai la seconda edizione de “Il Colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”, “Ansia assassina”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Il blog era anche uno strumento di promozione dei libri che pubblicavo, oltre che uno strumento per reclutare illustratori. Fu anche una delle basi che usai quando attivai il processo di revisione on-line dei testi, ma di questo parleremo un po’ più avanti. “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio” sono due volumi da me curati che riuniscono scritti anche di altri autori. Sono nati nel web e grazie al web. “Parole nel web” contiene scritti a quattro mani, realizzati per scambio di mail, in parte con gente conosciuta in community. “Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di 18 autore che ho trovato e reclutato tramite il Laboratorio di Scrittura di Liberodiscrivere.

I blog non furono uccisi da facebook e twitter, ma questi gli fecero molto male! La piattaforma Splinder, su cui avevo il mio blogLa legenda di Carlo Menzinger”, chiuse e il 20 dicembre 2011 dovetti traslocare su WordPress, ma la comunità si disperse. WordPress è una buona piattaforma, ma la sua comunità non ha più la vivacità dei primi tempi pioneristici. Il blog era uno spazio in cui si potevano esprimere pensieri in forma articolata e compiuta. I post avevano lunghezze di svariate righe (oltre a contenere immagini e video). Facebook ridusse terribilmente questi spazi. Era più veloce, raggiungeva più gente, era più invasivo, ma, per gli autori, secondo me, fu un peggioramento nettissimo, soprattutto perché svuotò i blog. Facebook è una community ma è più difficile individuarci dei gruppi di interesse comune, come si riusciva a fare bene con i blog. Twitter è peggio ancora. Un cicaleccio inconsistente, il diffondersi di messaggi troppo stringati per avere sostanza. Uso Facebook e sono su Twitter ma non lo uso più e rimpiango i tempi di Splinder!

Nel 2006 nacque aNobii, un bel portale di libri e lettori. Vi entrai quasi subito, aprendovi la mia Libreria virtuale. Era, innanzitutto, un sistema per catalogare i propri libri. Si rivelò un’ottima community per far conoscere i miei libri e incontrare lettori e altri autori.

 

Le rivoluzioni sono finite? Per nulla. Ancora non vi ho scritto dell’editoria, dei sistemi di pubblicazione.

Già ho accennato al fatto che il web è un sistema per la selezione degli autori da parte degli editori, mediante l’organizzazione di concorsi e simili iniziative e un modo per pubblicare brevi testi e farseli leggere senza l’intermediazione degli editori.

Con la nascita delle tecniche di print-on-demand, poi, gli editori si sono liberati dal vincolo del numero di copie. Divenne possibile pubblicare piccoli autori e stampare solo venti o trenta copie, magari anche una sola. Se c’era richiesta, l’editore stampava, se no non lo faceva e poteva così ridurre i costi. Fu così possibile a molti autori minori essere pubblicati. Questo, però, si è portato dietro che al piccolo editore non conveniva revisionare o promuovere il testo. Si limitava a pubblicarlo o magari a organizzare un paio di serate di presentazione. Tutta pubblicità anche per lui: magari tra il pubblico si annidava un altro autore in cerca di pubblicazione! Da lì il passo verso l’autopubblicazione fu breve. A che serviva un editore che era ormai solo uno stampatore?

Dopo aver pubblicato varie cose con Liberodiscrivere e altri editori, con il thriller “La bambina dei sogni” volli tentare la via dell’autopubblicazione.

Già con “Il Settimo Plenilunio” avevo reperito numerosi illustratori in rete che avevano trasformato il romanzo in quella che chiamai una “gallery novel”: 117 illustrazioni di 17 artisti diversi, tra pittori, disegnatori e fotografi.

Ne scelsi uno, Angelo Condello, e gli chiesi di farmi la copertina del romanzo. Poi mi inventai una cosa che volli chiamare “web-editing”: pubblicai “La bambina dei sogni” a puntate su www.liberodiscrive.it”, linkai i capitoli sul mio blog e condivisi le pagine del blog su facebook. Creai anche un gruppo apposito su aNobii. Il romanzo fu letto in anteprima da numerose decine di lettori. A tutti chiedevo di segnalarmi errori e refusi e come migliorare il libro.

Avevo ottenuto un editing non professionale ma consistente. Pubblicai nel 2013 con Lulu. Questo mi consentì di poter continuare a revisionare il testo anche dopo la prima pubblicazione. Visto che il libro era comunque già in rete, lo diffusi in copy-left, cioè gratuitamente e già che c’ero ne creai un e-book che distribuii in svariati formati, La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthaldall’epub, al mobi, al pdf ad altri. Il self-publishing era esploso intorno al 2009 con il lancio dei primi lettori di eBook di massa, il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes&Noble. In Italia credo siano arrivati più tardi. IlMioLibro della Feltrinelli arriva nel 2011, Lulu poco prima e YouCanPrint poco dopo. Lulu è un sito internazionale che pubblica in sei lingue dal 2002.

Ripetei l’esperienza del self-publishing con “Jacopo Flammer nella terra dei suricati” (il sequel di “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”), anche questo, come “Il Settimo Plenilunio” fu illustrato da vari artisti.

Ho parlato di e-book. L’e-book è l’altra grandissima rivoluzione di quest’epoca. Rende il libro leggero. In tutti i sensi. Per l’editore significa tagliare i costi di stampa e distribuzione e arrivare direttamente al lettore. Per l’autore significa la stessa cosa e in più poter avere un accesso ancora più facile alla pubblicazione. Per i lettori significa libri molto meno cari. A dir il vero, praticamente gratis, dato che molti sono ufficialmente distribuiti gratuitamente e tutti gli altri sono in circolazione in rete in copie pirata. Oggi, chi volesse violare le leggi del copyright, potrebbe trovare quasi qualunque libro in rete e scaricarlo senza pagare nulla di più del costo della connessione internet.

Questo ucciderà l’editoria o la rivitalizzerà? Certo lascerà delle vittime sul campo, ma io credo che si debba solo cambiare approccio. I libri non i devono più vendere. Si deve vendere la pubblicità che li accompagna. Non dovranno essere né i lettori, né gli editori, né tantomeno gli autori a pagare per la diffusione delle pubblicazioni gratuite. Questo sarà un nuovo mercato in cui ognuno potrà ricavarsi il suo spazio, semplicemente scaricando i costi (ormai assai ridotti) su chi voglia usare un dato libro come veicolo per il proprio messaggio commerciale (o di altra natura). Autori e editori (se ce ne sarà bisogno) potranno cercare sponsor su mercati appositi e vendere spazi promozionali nei propri libri. Probabilmente più che di editori in futuro potrà esserci bisogno di mediatori pubblicitari.

Gli e-book hanno portato anche un’altra rivoluzione, per ora ancora poco compresa e conosciuta che si chiama T.T.S., che per quanto riguarda la mia vita di lettore è stato qualcosa pari a imparare a leggere per la prima volta.

Leggere un e-book ha enormi vantaggi e proprio non capisco quelli che dicono che vogliono leggere solo su carta e che proprio non possono leggere su schermo.

Un e-reader può contenere, nelle dimensioni di un piccolissimo tascabile centinaia se non migliaia di libri. Più di quelli che si possono leggere in una vita. Io penso di poter essere considerato un forte lettore con i miei 50-70 libri letti ogni anno. In 50 anni sono solo 2.500-3.000. Potrebbero starmi tutti in tasca, dentro un e-reader. Non devo più caricarmi la valigia quando viaggio, non ho più bisogno di librerie sempre straboccanti e mai sufficienti.

Posso leggere un libro di mille pagine tenendo l’e-rader in mano (il volume con tante pagine sarebbe troppo pesante). Posso leggere quello che mi pare in pubblico, senza che nessuno Risultati immagini per PocketBook Touchpossa sbirciarmi la copertina!

Posso trovare in rete e ricevere quasi all’istante quasi ogni titolo. Posso creare quante copie voglio dei miei libri ed evitare di perderli e darli in prestito agli amici senza temere che non me li restituiscano.

Posso leggere mentre leggo, guido, vado in palestra, cucino o faccio altre simili attività poco impegnative. Leggi mentre guidi? Ma sei pazzo, direte voi. Certo che no. Quando guido non rispondo neppure al cellulare! Posso però leggere con il TTS, con il Text-To-Speech ovvero con un sintetizzatore vocale. Il mio lettore, PocketBook Touch, ne ha uno che legge qualsiasi formato e nelle principali lingue. Trasforma qualunque testo in parole. Se non avessi il TTS dei 50-70 libri che leggo in un anno potrei leggerne al massimo una dozzina. Ascoltare un libro mentre si fanno altre cose, richiede una certa attenzione e questo, secondo me, è un bene perché aiuta il cervello a tenersi agile e attento. Adoro il TTS e non saprei più vivere senza. Purtroppo gli apparecchi che lo hanno sono pochissimi e temo che, se il mercato continuerà a ignorarli, potrebbero sparire, nonostante i progressi dell’intelligenza artificiale in altri campi. Certo ci sono anche gli audiolibri, ma non sono la stessa cosa, innanzitutto perché sono molti meno. Di solito non ci sono saggi in audiolibro. Con il TTS, invece si può leggere davvero tutto, per genere e formato, dal rtf, al word, all’epub, al mobi.

In conclusione, in questo mezzo secolo ho visto la nascita di:

  • personal computer;
  • videoscrittura;
  • internet;
  • siti di scrittura creativa;
  • blog;
  • print-on-demand;
  • self-publishing;
  • facebook;
  • e-book;
  • sintesi vocale (Text-To-Speech).

Vi sembra poco? A me no. A pare che sia cambiato il mondo intero. Il libro, il simbolo del nostro essere umani, il simbolo della storia (che, per convenzione, ha inizio con la nascita della scrittura), non è morto, ma è cambiato. Ha cambiato forma e modi di lettura. L’inchiostro e la carta stanno morendo. Ce ne dispiace, ma non troppo. Il nuovo è promettente. Ci guardiamo attorno con un po’ di nostalgia e cerchiamo le ultime tracce di inchiostro, poi alziamo gli occhi e guardiamo verso il futuro e, almeno per quanto riguarda i libri, ci pare di poter sorridere.

LA RIVISTA IF CAMBIA EDITORE

La mitica IF Rivista di letteratura fantascientifica, torna in veste rinnovata per i tipi delle Edizioni Odoya di Bologna. Il direttore Carlo Bordoni presenta la nuova rivista, che avrà una grafica tutta nuova e cadenza semestraVisualizzazione di IF20-Utopia-copertina-2016-bassa.jpgle. Il primo numero della nuova serie, presentato dai curatori Riccardo Gramantieri e Giuseppe Panella, è dedicato all’Utopia: un modo per festeggiare i Cinquecento anni dalla pubblicazione dell’iconico libro di Thomas More.

Saggi di Giuseppe Panella, Riccardo Gramantieri, Alessandro Scarsella, Susanna Becherini, Bruno Vitiello, Carlo Bordoni, Alessandro Fambrini, Carlo Menzinger, Silverio Zanobetti, Domenico Gallo, Giulia Iannuzzi, Adele Tiengo.

L’articolo di Carlo Menzinger sarà sulle utopie asimoviane.

Interventi e recensioni di Valerio Evangelisti, Walter Catalano, Maria Teresa Chialant, Gianfranco de Turris, Luigi Annibaldi.

IF20 sarà presentato ufficialmente Venerdì 9 Dicembre, alle ore 14 (Sala Turchese), all’interno di “Più Libri Più Liberi”

Roma, Palazzo dei Congressi dell’Eur.

IF/UTOPIA n. 20, a cura di G. Panella e R. Gramantieri, Odoya, Bologna 2016, pp. 176, € 14.

Abbonamento annuale (2 numeri): € 20.00

+ Un libro omaggio della casa editrice Meridiano Zero

+ Gadget e merchandising Odoya/Meridiano Zero

Per informazioni: info@odoya.it

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IF rivista di letteratura fantascientifica

diretta da Carlo Bordoni
Registrata presso il Tribunale
di Bologna n. 8444/2016
Edizioni Odoya s.r.l.

INATTESA SORPRESA

Ieri ho ricevuto dall’Editore Tabula Fati due copie del n. 18 della rivista “IF – Insolito & Fantastico“. Ogni numero è sempre dedicato a un tema specifico. Questa era la volta di “Star Trek“. Sebbene abbia seguito anni fa le prime stagioni, non ritenendo avere nulla di originale da dire sul tema, questa volta non avevo inviato nulla da pubblicare all’editore.

E’ stata così una piacevole sorpresa scoprire, mentre censivo il volume su anobii, che tra gli autori c’era anche un certo Carlo Menzinger! lo vedete nella copertina qui accanto.

Giugno 2014

Carlo Menzinger di Preussenthal (Roma, 3 Gennaio 1964)

Menzinger?” mi sono detto? Come è possibile? Guardando all’interno ho scoperto che avevano pubblicato il mio racconto ucronico “L’altra Gerusalemme“, in cui si immagina che alla fine della Seconda Guerra Mondiale sia stato costituito uno Stato per gli ebrei non in Palestina ma in Germania. Il racconto si svolge in due momenti diversi: la prima ad Hannover nel 1948, durante la nascita dello Stato di Israele, e la seconda nel 2014, mostrando come è cambiato il mondo.

Come immaginate che sarebbe stata la situazione in Medio Oriente? E in Europa? Non vi dico come l’ho immaginata io: leggetela su “IF – Insolito & Fantastico n. 18“.

Per ricevere il volume o abbonarsi: rivistaif@yahoo.it

Vedi anche: http://insolitoefantastico.blogspot.it/

 

IPOTESI SUL FUTURO DELLA SOCIETÀ

Ci insegna wikipedia che “La fantapolitica è un filone narrativo che si concentra nel descrivere un sistema politico o una situazione politica ipotetici, ambientati spesso in un futuro prossimo. (omissis)

Il termine italiano è una parola macedonia tra fantasia (o fantastico) e politica, con significato di “politica fantastica”, analogamente alla parola fantascienza. Il termine e il relativo genere hanno avuto una notevole diffusione a partire dai primi anni sessanta. In ambito anglosassone è usata l’espressione political fiction.

La fantapolitica, nelle opere odierne di narrativa e cinema, è spesso assimilata a un sottogenere della fantascienza. Tali opere possono utilizzare riferimenti ad una ipotetica società del futuro o a fatti accaduti e persone esistenti, o descrivere l’evoluzione futura di una situazione politica presente. Non mancano tuttavia esempi, anche classici, di romanzi fantapolitici ambientati in un mondo immaginario, in cui si fa ampio ricorso all’allegoria o si attribuiscono a personaggi o popoli evidentemente inventati vizi e difetti che l’autore intende “mettere alla berlina”, in genere a scopo satirico o moraleggiante.

Aggiungerei che se i fatti narrati fossero nel passato, con buona probabilità saremmo nell’ambito dell’ucronia più che della fantapolitica.

Quella sorta di enciclopedia della letteratura fantastica che è la rivista “IF – Insolito e Fantastico”, dedica dunque il numero 17 di questo 2015 alla “Fantapolitica” cui sono dedicati gli articoli e i racconti di questo volume, come di consueto monografico e, come sempre, rigorosamente di 128 pagine in formato “libro”.

Essendo un genere sviluppatosi negli anni ’60 del secolo scorso, in piena Guerra Fredda, il tema più ricorrente della fantapolitica era la paura della bomba atomica e del comunismo, visto come regime totalitario. Ce ne parla anche il curatore della rivista Carlo Bordoni nel suo articolo introduttivo.

Che la fantapolitica sia uno strumento della politica è tema che sviluppa Domenico Gallo, che cita anche la stroncatura a “1984” di Orwell, fatta da Palmiro Togliatti, riportata a seguire.

Dei romanzi di Brian Aldiss ci parlano sia Riccardo Gramantieri, sia Carlo Bordoni. Della fantapolitica a sfondo religioso scrive Giuseppe Panella. Dei rapporti tra questo genere e la sincronicità tratta Max Gobbo, mentre di Robert Heinlein (ma non siamo più dalle parti della fantascienza?) scrive Vittorio Piccirillo. Esiste una branca della fantapolitica dedicata a quel politicante di Berlusconi? Pare di sì, a quel che scrive Lucasz Jan Berezowki.

Di “Fuga da New York” di Carpenter e del suo sequel scrive Dalmazio Frau, mentre i “Diari di Turner” di MacDonald sono raccontati da Diego Sobrà.

Un’analisi del genere viene affrontata da Gianfranco De Turris e Tomaz Skocki ci parla di come è trattato in Polonia.

Alla sezione di saggistica, come al solito, fa seguito la parte di narrativa, che comprende sia brani scelti dall’editore, sia i vincitori del concorso per racconti a tema.

Vi leggiamo così, fuori concorso, brani di Giovanni Agnoloni (di cui avevo già recensito il romanzo distopico “Sentieri di notte” e che qui si cimenta nella narrazione di un viaggio spaziale con allucinazioni), Fernando Iwasaki Cauti (che ci offre una serie di micro racconti di pochissime righe, a volte molto taglienti ed efficaci- della sua scrittura ci scrive poi Chiara Boschiero) e il classico Camille Flamarion (e il suo amore siderale)

In concorso erano invece Darkum Neik (ci mostra un Sudamerica sovieticizzato), Dario Marcucci (storia dal sapore distopico) e Juri Casati (il suo divertente racconto ci spiega alcuni eventi storici recenti con il naufragio di una nave aliena in Corea del Nord).

 

Di seguito vorrei ricordare i numeri di IF usciti sinora:

  1. Robot
  2. Oltretomba
  3. Ucronia
  4. Giallo & Noir
  5. Vampiri
  6. Altrimondi
  7. Distopie
  8. Fumetti
  9. Alieni
  10. Apocalisse
  11. Mainstream
  12. Fantascienza sociologica
  13. Ottocento fantastico
  14. Fuera del Mundo
  15. Fantareligione
  16. Protofantascienza
  17. Fantapolitica
  18. Star Trek

 

Ho partecipato spesso alla rivista con miei articoli, che colgo l’occasione per ricapitolare qui (il numero è quello della rivista, seguito dal titolo dell’articolo):

3 – “Ma cos’è l’ucronia?

5 – “Perché scrivere di vampiri nel terzo millennio?

6 – “I dinosauri sono ancora tra noi”.

7 – “Franco Mistrali, il primo vampiro italiano”.

9 – “Yukio Mishima, gli alieni sono tra noi”.

10 – “La più grigia delle distopie

13 – “L’evoluzione del vampiro ottocentesco”.

 

Nel numero 3 compare anche il mio racconto “Il pittore di Branau”, un’ucronia su Hitler tratta dall’antologia “Ucronie per il terzo millennio”.

 

Inoltre, nei seguenti numeri, sono presenti le recensioni di Antonio Daniele a:

8 – il romanzo illustratoIl Settimo Plenilunio”, da me scritto con Simonetta Bumbi e la collaborazione di Sergio Calamandrei e illustrato da 17 artisti.

13 – il mio thriller “La Bambina dei Sogni”.

L’EVOLUZIONE DELLA SCRITTURA – Intervista a Carlo Menzinger

Ieri su Postpopuli è uscita un’intervista che mi ha fatto Giovanni Agnoloni, che riporto di seguito.

 

  • Hai deciso di dedicarti soprattutto alla narrativa per bambini e ragazzi. Perché?

    L’intervistatore Giovanni Agnoloni

A dire il vero amo scrivere storie molto diverse e le mie prime esperienze sono state con romanzi per adulti. Come età, intendo, non certo a “luci rosse”. Decisi di scrivere il primo volume della serie di romanzi per ragazzi “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia” quando mia figlia di sette anni mi chiese se avevo scritto qualcosa che le potessi leggere. Cominciai così a scrivere le avventure di un bambino della sua età (poi aumentata a 8 anni, per adeguarla alla sua, che era cresciuta) che si ritrova  a vivere in una preistoria alternativa. Scelsi la preistoria perché era nel programma di quell’anno della scuola dell’infanzia. Volli infatti fare un romanzo che fosse sia divertente per un bambino, sia utile come strumento didattico, sia gradevole per un lettore adulto. Chiamai il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”. Purtroppo prima che riuscissi a pubblicarlo, mia figlia era già molto più grande! Comunque in seguito ho scritto anche il secondo volume “Jacopo Flammer nella terra dei suricati” e abbozzato il terzo.

Giugno 2014

Carlo Menzinger -Nato a Roma il 3 Gennaio 1964 (Foto giugno 2014)

Non c’è comunque nessuna scelta di dedicarmi in modo esclusivo a questo gruppo di lettori. Con altri autori ho scritto la gallery novel (un romanzo scritto a più mani e illustrato da 17 artisti) “Il Settimo Plenilunio” che uscì precorrendo i tempi di “Twilight” e che parla di un conflitto tra umani, vampiri e licantropi. Lo considero il solo romanzo adolescenziale da me scritto. I thriller “Ansia assassina” e “La bambina dei sogni” sono invece per un pubblico maturo e non impressionabile e che ricerca letture lineari e immediate. Romanzi come “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” sono invece per un pubblico più attento e meditativo. Se “Ansia assassina” si potrebbe definire un “fast-book”, questi sono certo “slow-book”.

 

  • Al centro delle tue storie c’è soprattutto il tema dell’ucronia, già oggetto di un’ampia tradizione letteraria. Che cosa vi trovi di particolarmente affascinante?

Il mio primo romanzo, “Il Colombo divergente”, scritto nella prima metà degli anni ’90, è un’ucronia, ma devo confessare che quando lo scrivevo non sapevo di scrivere qualcosa che potesse essere catalogato in tal modo, del resto l’ucronia è solo uno degli aspetti che lo caratterizzano. Fu mentre già scrivevo “Giovanna e l’angelo” (un’altra ucronia, più onirica), che cominciai a scoprire il genere.

Sebbene l’ucronia abbia le sue radici nel XIX secolo con Geoffroy Louis (Histoire de la Monarchie universelle: Napoléon et la conquête du monde”  – 1836 -, rivisto come “Napoleone apocrifo”– 1841) e con Renouvier (“Uchronie” del 1857) che ha dato il nome al genere, e precedenti addirittura in epoca romana (un breve brano di Tito Livio), in realtà è fondamentalmente un genere piuttosto nuovo e tolti alcuni esempi precedenti come “La svastica sul sole” di Dick (1962) e “L’ultima tentazione di Cristo” (1955) di Nikos Kazantzaki, si può dire che il genere sta riscontrando solo di recente (dopo la scrittura de “Il Colombo divergente”) un certo seguito tra autori e lettori, con opere di Saramago (“Il vangelo secondo Gesù Cristo” del 1991, di Harris (“Fatherland” del 1992), King (“22/11/’63” del 2011) o Silverberg (“Roma Eterna” del 2004), solo per citarne alcuni.

Fu proprio quando scoprii l’impressionante potenziale narrativo dell’allostoria e l’incredibile quantità di ucronie che possono essere narrate, che decisi di fare il possibile per far conoscere questo genere ancora tanto ristretto e creai un gruppo di 18 scrittori e assieme realizzammo l’antologia “Ucronie per il terzo millennio”, con la quale abbiamo cercato di coprire, a grandi linee, un po’ tutte le epoche storiche. La maggior parte dei romanzi ucronici è, infatti, purtroppo focalizzata su nazismo e fascismo o al massimo sulla storia romana, ma c’è grande carenza di divergenze medievali o di altre epoche.

Il grande fascino di questa forma narrativa è proprio la possibilità di descrivere un’enorme quantità di storie diverse, unendo il rigore del romanzo storico alla creatività della fantascienza. È un genere ancora tutto da sviluppare, anche se molti nomi di rilievo ci si stanno avvicinando.

 

  • I tuoi romanzi hanno nella meraviglia e nello straniamento due effetti fondamentali. Trovi che siano due elementi carenti, nella narrativa per adulti di stampo realistico?

La letteratura, come il cinema, devono stupire, meravigliare e portarci in mondi lontani. La letteratura come cronaca del quotidiano, dell’ordinario, del reale spesso viene considerata come più “importante”, ma credo che sia un grande fraintendimento. Più un’opera è creativa, immaginifica, fantasiosa più affascina, trascina, coinvolge. Fantastico non vuol dire lontano da ciò che ci tocca veramente. Significa trascurare la materialità dei problemi e delle vicende reali, per dare attenzione al cuore, all’anima, al sogno, all’essenza stesa dell’essere umano, che si differenzia dagli altri esseri viventi proprio per questa sua capacità di vivere con la mente, per questa imprescindibile necessità di sognare.

Quale autore è più grande di quello che riesce a creare mondi alternativi, che riesce a farci dimenticare i problemi di ogni giorno e ci trascina nelle pagine del suo libro, facendoci, per poco, quasi credere di essere altrove?

 

  • La tua scelta del copyleft a cosa è dovuta? Alle difficoltà del mondo editoriale o a un’istanza ideale di tipo educativo?

Purtroppo dobbiamo prendere atto che, soprattutto in Italia, gli autori che vivono dei propri libri, solo di quelli, sono davvero pochissimi. Qualcuno parlava di una decina. Questo non vuol dire che con qualche libro non si possa guadagnare qualcosa di significativo, ma riuscire a farlo sistematicamente è cosa per pochi. Inoltre, ho potuto constatare per esperienza personale che i piccoli e medi editori non hanno le risorse per investire sui libri che pubblicano in termini di revisione dei testi, promozione e marketing. Cosa me ne faccio allora di una casa editrice? Rappresenta una garanzia di maggior qualità del libro edito? Purtroppo neanche questo. I piccoli editori a pagamento pubblicano di tutto. I piccoli editori non a pagamento selezionano un po’ di più, ma persino i grandi editori pubblicano libri vergognosi.

Constatato che dando i propri libri a pagamento ai lettori, gli incassi per l’autore sono spesso poca cosa, il passaggio successivo, allora, non può che essere quello di autopubblicarsi e regalare i propri libri.

Usare il copyleft con un editore è, infatti, più difficile, dato che questo, per definizione, è un’impresa e come ogni azienda mira a un profitto e quindi non può certo regalare i libri.

L’autore, invece, se scrive per sé e per essere letto, può farlo: può regalare i propri libri. Può usare il copyleft.

Certo per regalare libri cartacei occorre essere piuttosto ricchi (qualcosa come un mecenate alla rovescia, un autore che finanzia il suo committente!). La stampa ha costi che non possono certo essere azzerati e che, anzi, se le copie stampate sono poche, per ciascuna sono piuttosto elevati.

Il copyleft è invece reso possibile dall’e-book. Ogni libro, anche un e-book ha dei costi, che sono innanzitutto quello dell’impegno dell’autore, ma anche quelli dell’editing e della promozione, ma un e-book non ha costi di stampa e di distribuzione. Immaginando che l’autore regali il proprio lavoro, rimane il problema dell’editing, che ho risolto con una cosa che chiamo “web-editing”, ovvero faccio leggere prima della stesura finale i miei libri a decine di persone con il preciso intento di correggerli e migliorarli.

Con e-book, web-editing e copyleft superiamo la catena autore-editore-distributore-negozio-lettore, mettendo in contatto diretto e immediato autore e lettore, con scambio continuo e costante di confronti. I miei romanzi in copyleft vengono continuamente adattati e revisionati sulla base dei consigli dei lettori. De “La bambina dei sogni” non ho fato due o tre edizioni ma un numero enorme di micro-edizioni, che non ho mai contato. Per ogni refuso corretto potevo fare un nuovo e-book! Questo migliora anche la qualità, ma non si può fare con le logiche di un editore.  Scrivere non è più un mestiere (se mai lo è stato), ma comunicazione diretta con il mondo.

 

  • Nelle tue opere adotti uno stile semplice e fluido. È una scelta che vuole rifuggire da certi stilemi intellettuali del mondo letterario o solo un riflesso dell’età media dei tuoi lettori?

Il mio primo romanzo edito, “Il Colombo divergente”, credo sia piuttosto complesso e articolato. Ha diversi piani di lettura, giochi di parole, allusioni al misticismo e non solo, simbolismi non svelati, personaggi da scoprire, riferimenti a diverse teorie storiografiche, riflessioni, la narrazione in una difficile seconda persona, l’uso del presente per una storia passata. Tale complessità però era inserita in una trama (la scoperta dell’America) abbastanza semplice e in un racconto che poteva essere letto anche solo come un’avventura. Già allora mi preoccupavo di essere “leggibile”.

Il romanzo successivo su Giovanna D’Arco, “Giovanna e l’angelo”, ripeteva per stile e impostazione la struttura de “Il Colombo divergente”, aggiungendoci l’elemento onirico, il mutamento dei personaggi e la descrizione dell’indifferenza del mondo davanti al mutamento.

Fu proprio la constatazione di essere arrivato a livelli troppo complessi a spingermi in un percorso di semplificazione della mia scrittura. La prima occasione mi fu data dal mio editore di allora “Liberodiscrivere” che mi chiese la pubblicazione di un romanzo di poche pagine. Ne approfittai per scrivere un veloce pulp-thriller (“Ansia assassina”) che, innanzitutto, spostava la scena dal passato al presente e al mondo di oggi, tornava a una più canonica terza persona e rinunciava all’approfondimento psicologico dei personaggi, che venivano presentati in una rapida carrellata, dove le vicende di uno erano subito sostituite da quelle di un altro e dove le azioni di ciascuno (e non certo i loro pensieri) descrivevano il vero protagonista, assente fino all’ultimo capitolo, ma centrale in tutti gli altri.

Il mio percorso verso la semplicità non era completo. Quale libro meglio di uno per ragazzi, per tornare a uno stile semplice, con una trama cronologica, un punto di vista esterno focalizzato sul protagonista, descrizioni a volte quasi didattiche! Nasce così il primo volume della serie “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”, ovvero “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”. Nel frattempo, lungo la stessa strada c’era stato anche il romanzo per adolescenti “Il Settimo Plenilunio”, ma essendo opera di scrittura a 6 mani e di illustrazione a 34 mani, si pone un po’ fuori da tale percorso personale. Credo che la semplicità in letteratura sia un enorme conquista e che solo i più grandi autori la raggiungano. In poesia gli haiku ne sono uno splendido esempio e tra le raccolte di versi ne ho pubblicata anche una in cui tento di approcciare questa forma poetica: “Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto”. Quanta complessità nella semplicità di soli tre versi! Mi piacerebbe molto riuscire a scrivere opere non banali ma semplici come “Il piccolo principe”, “Il gabbiano Jonathan Livingstone”, “L’alchimista”, “Candide” o il recente “The giver”, ma credo che il mio percorso in tal senso ora si sia interrotto e dovrò cercare di conciliare la mia vocazione naturale verso il complesso con uno stile il più possibile lineare e diretto. Questo, del resto, era nelle mie intenzioni sin dall’inizio: cercare la semplicità per tornare verso il complesso.

Quello che amo è il complesso che si cela dietro il semplice. La magia di un atomo che pare indivisibile, ma al suo interno contiene un universo!

 

  • Hai mai pensato di scrivere un romanzo realistico? E quali sono adesso i tuoi progetti narrativi?

Nulla è più reale della fantasia. Come ho già detto rispondendo a una domanda precedente, considero il genere fantastico decisamente superiore a quello realistico, e gli autori fantastici più abili di quelli realistici ma questo non toglie che a volte abbia la tentazione di scrivere un romanzo calato nella realtà di oggi, per poter descrivere in modo diretto il mondo che ci circonda. Ne ho persino in bozza uno che parla della maleducazione degli italiani e dell’arroganza di alcune persone nel nostro Paese, ma non so se lo completerò mai.

Carlo Menzinger_inverno_1967

Carlo Menzinger nel 1967

Al momento (ovvero negli ultimi anni) sto cercando di scrivere una nuova ucronia, un po’ per colmare l’assurda situazione che fa sì che io sia considerato un autore ucronico, quando i miei due romanzi ucronici li ho scritti prima di conoscere il genere e dopo, come ucronie, ho scritto solo racconti o le storie di fantascienza con Jacopo Flammer, che non sono certo ucronie pure.

Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” narrano il momento in cui la Storia muta il suo corso. Quello che voglio fare ora è scrivere un’ucronia in cui si vedano gli effetti di una divergenza temporale a distanza di secoli. Dirò solo che questa variazione è avvenuta nell’antica Grecia e che la storia è ambientata oggi. Questo comporta la difficile ricostruzione di un mondo con in mezzo due millenni e mezzo in cui le cose sono andate diversamente. Tutto deve essere diverso, ma, per poter essere accettabile e comprensibile per i lettori, non troppo!

Di progetti, per quando l’avrò finito, ne ho moltissimi altri, alcuni appena abbozzati. Mi piacerebbe scrivere di fantascienza (ho in mente, per due romanzi diversi, un’apocalisse “speciale” e un mondo post-apocalittico di cui non dico nulla). Sono anche tentato di scrivere un seguito a “La bambina dei sogni” (anche se il suo finale aperto è tale per restare tale) e mi sento un po’ in dovere di proseguire le avventure di Jacopo Flammer.

LA BAMBINA DEI SOGNI – Download gratuito

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal 

Una bambina persa nella metropolitana. Una misteriosa accompagnatrice. Un’irresistibile attrazione.

Strani sogni sempre più simili a incubi.

Un potere incontrollabile e che può diventare letale.

Il potere di mutare i sogni in incubi.

Il potere di entrare nei sogni.

IL POTERE DI UCCIDERE CON UN SOGNO.

 

Realtà, sogno e letteratura si mescolano in un crescendo di drammaticità e allucinazione.

 

LA BAMBINA DEI SOGNI si può scaricare da qui http://www.datafilehost.com/d/3855be68

 

Questa è la pagina di Carlo Menzinger su Lulu (dove si può ordinare una copia cartacea della versione del 20 agosto 2013).

Questa è la pagina di Carlo Menzinger su Ilmiolibro.it (dove si può ordinare una copia cartacea della versione del 29 luglio 2012).

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