Archive for ottobre 2017

QUALCHE FOTO DELL’ULTIMA PRESENTAZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO”

Ringrazio ancora tutto il pubblico della serata del 19 ottobre, che si è letteralmente accalcato nel Caffè degli Artigiani per ascoltare i miei sproloqui sull’ucronia, i tempi e mondi alternativi, le tecniche di scrittura, l’editoria e, più nello specifico, il mio nuovo romanzo IL SOGNO DEL RAGNO, che ci introduce alle avventure della giovane Aracne in fuga da un mondo distopico contemporaneo ma ucronicamente dominato da un Impero Spartano, che nessuno spazio lascia ai lussi, alle mollezze e alle debolezze, che non conosce la famiglia, è regolato da altre regole sociali, politiche e morali, in cui gli abiti sono proibiti, violenza sessuale, omosessualità e pederastia sono vissuti come normali, in cui la gran parte della popolazione è schiava, in cui, sebbene la società sia maschilista, dato che gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di fatto controllano e governano tutto il resto (e scusate se è poco!).

Presentava la serata la cortese e giovane Lucrezia Neri, editor del romanzo, affiancata dal romanziere, giallista e grande esperto di storia fiorentina Sergio Calamandrei, caro amico nonché già mio compagno di avventure in altre imprese come la stesura della gallery novelIl Settimo plenilunio” o la partecipazione all’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio” o mio coautore nel volume “Parole nel web”. Erano presenti per Porto Seguro Editore Paolo Cammilli e alcune sue collaboratrici. Un ringraziamento a tutti loro, per aver contribuito a vivacizzare la serata con i loro interventi e le loro domande.

Vorrei ora pubblicare qualche immagine della serata. Altre foto le potete trovare qui su facebook.

 

A chi non avesse potuto partecipare, segnalo che il volume è già in vendita nelle principali librerie on-line (Amazon, IBS, Feltrinelli, LibreriaUniversitaria…) e ordinabile in qualunque libreria “fisica”. Se, ovviamente, volete averne una copia autografa potete chiederla a me (menzin@virgilio.it) e provvederò a inviarvela con piego libro (spese di spedizione a mio carico).

 

 

 

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È SOLO GRAZIE A ROMANZI COME QUESTO CHE LA TERRA ESISTE ANCORA!

Livello 7” di Mordecai Roshwald è un romanzo che ci introduce subito a un’atmosfera claustrofobica, in questo Livello 7, sotterraneo e isolato dal Risultati immagini per Mordecai Roshwaldmondo, in cui dei militari vivono e dovranno a continuare a vivere per il resto delle loro esistenze per scongiurare, scatenare o gestire una possibile guerra nucleare. Sono persone senza dei nomi e, anche tra loro, si chiamano usando dei codici. Combattono contro un Nemico non definito altrimenti e dunque combattono una guerra tra un generico Noi e un generico Nemico. Tutto è asettico e impersonale. Quando si ha in mano le sorti dell’umanità, non si può badare alle singole persone, contano solo i numeri.

Ricevono ordini categorici da una voce dietro un vetro oscurato (e penso a “Maze Runner”). Hanno dodici bottoni da premere per scatenare vari livelli di guerra atomica (e penso al bunker di “Lost”). Vivono nella sicurezza di questo bunker dal quale possono attaccare ma non essere attaccati, dal quale possono distruggere l’intero pianeta ma non essere uccisi loro stessi. In un certo senso sono dei militari particolarmente fortunati, se vivere imprigionati in un buco può dirsi una fortuna, rispetto a morire al sole.

Roshwald in 2012

Mordecai Marceli Roshwald (May 26, 1921 – March 19, 2015) was an American academic and writer. Born in Drohobycz, Ukraine to Jewish parents, Roshwald later emigrated to Israel.[2] His most famous work is Level 7 (1959), a post-apocalyptic science-fiction novel. He is also the author of A Small Arrmageddon (1962) and Dreams and Nightmares: Science and Technology in Myth and Fiction (2008).

Un “filosofo” racconta loro che nel Livello 7 tutto è meglio che all’esterno. Persino la democrazia, perché loro ubbidiscono solo a ordini impersonali che vengono da una voce anonima ma che rappresenta tutti loro. Persino la libertà al Livello 7 è migliore, perché sebbene prigionieri in un abisso da cui non potranno mai uscire, lì dentro possono fare quello che vogliono. Peccato che molte cose siano proibite, come i giochi d’azzardo e gli scherzi e che abbiano comunque da rispettare regole precise e che non ci sia neppure un libro (per non parlare dei film, che non sono neppure citati).

Il mondo esterno li crede morti. Non sono lì per scelta. Il protagonista ascolta l’annuncio del suo compito e del futuro di eterno isolamento comprendendolo ma non assimilandolo subito. Solo dopo, con il ragionamento, ne afferrerà la drammatica portata: lui e tutta la sua discendenza non usciranno mai da lì, per almeno 5 secoli! “Livello 7” è dunque riflessione sul senso della vita e della morte, della guerra, dell’esistenza, della libertà.

Il Livello 7 è uno spazio sotterraneo del tutto autonomo e indipendente per i successivi 500 anni. Ha, infatti, cibo ed energia per 500 persone per un simile periodo. L’aria è prodotta con apposite serre sotterranee e l’acqua è filtrata dal terreno.

I militari ascoltano la musica tramite una sorta di antica filodiffusione (chi si ricorda della filodiffusione?): hanno solo due canali, uno di musica classica e uno di musica leggera. La musica sembra variare all’infinito, ma dopo 12 settimane scopriranno che ricomincia da capo, che le musiche sono limitate. Scopriranno che tutto è limitato. Se lo è in un mondo aperto, lo è a maggior ragione in questo loro piccolo mondo chiuso.

La gente scelta per questa missione è tutta psicologicamente autonoma, ovvero non è particolarmente propensa ai sentimenti, anche se qualcuno finisce per vacillare. A un certo punto vengono autorizzati a sposarsi, in una sorta di matrimonio a tempo, dato che le coppie avranno per sé solo un’ora al giorno in apposite stanze.

Sono come astronauti che debbano colonizzare un mondo alieno inospitale, ma vivono sotto il suolo della nostra Terra. Sembra un romanzo sulle navi generazionali, che trasportano piccole comunità per generazioni fino a mondi lontani. E penso a “Universo” di Robert Heinlein.

Il loro si chiama Livello 7 perché ci sono altri 6 livelli sotterranei oltre alla superficie della Terra, che a volte chiamano Livello 0. Più aumenta il numero dei livelli più sono piccoli e sepolti in profondità e al sicuro da una guerra nucleare.

La gente del Livello 7 si sente privilegiata, ma sebbene tutto sia così ben congegnato non tutto andrà come previsto.

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Fungo atomico

Livello 7” è un romanzo apocalittico del 1959, anni di guerra fredda e di paura di catastrofi nucleari. Anni in cui si cominciavano a costruire rifugi atomici in cui rintanarsi come topi in fuga da un esercito di gatti. Erano anni in cui la gente cominciava davvero ad aver paura che quello che gli Americani avevano sperimentato alla fine della Seconda Guerra Mondiale sterminando la popolazione inerme di Hiroshima e Nagasaki potesse ripetersi in America o in Europa o su scala mondiale. Fu forse soprattutto questa paura a tenere lontana una Terza Guerra Mondiale. Oggi ce ne siamo dimenticati. Le nuove generazioni non sanno cosa sia la paura del nucleare e allora, forse, farebbero bene a leggere romanzi come “Livello 7”, perché il potenziale nucleare odierno è maggiore e più tremendo di quello degli anni ’50 e perché all’epoca erano solo due superpotenze a scontrarsi minacciando un’escalation di armamenti, mentre oggi anche piccoli Paesi, magari guidati da leader infantili con smanie di potere, hanno il potere di premere qualcuno dei dodici bottoni di “Livello 7”, perché oggi in bottoni non sono più in basi militari segrete di due sole potenze avverse, ma sparsi ovunque sul pianeta e bastano un paio di bravi fisici per creare ordigni micidiali. Se si hanno armi di distruzione di massa e non se ne ha paura, la fine rischia di essere maledettamente vicina. Ciò che ci salvò durante la Guerra Fredda fu la paura. Paura alimentata anche da romanzi come questo. Dobbiamo essere grati ad autori come Mordecai Roshwald, perché senza di loro forse oggi ni non saremmo qui. “Livello 7” è un romanzo di fantascienza, ma andrebbe inserito tra quei romanzi che a volte vengono suggeriti nelle iniziative c.d. “leggere per ricordare”. Autori come Mordecai Roshwald meriterebbero un monumento come a degli eroi che abbiano salvato il mondo. Il romanzo magari non sarà narrativamente perfetto, troppo semplice, con un mondo troppo schematico, ma il suo valore di monito è talmente alto da renderlo una lettura imprescindibile.

 

E TU DI CHE COSA HAI PAURA?

Risultati immagini per nero urlanteCon “Nero urlante”, torno a leggere questa pregevole congrega di autori che già avevo incrociato leggendo “Nelle fauci del mostro”.

Ho acquistato “Nero Urlante”, un’antologia edita da Mauro Pagliai e curata da Andrea Gamannossi, al Caffè-Teatro-Libreria Niccolini, durante la presentazione della raccolta di racconti.

Nero urlante” sembra quasi una prosecuzione  di “Nelle fauci del mostro”, visto che molti sono gli autori in comune, che riconosco dal precedente volume in primis il curatore di entrambi i testi, Andrea Gamannossi, nonché Sergio Calamandrei, di cui ho letto molte altre cose, Paolo Piani, Arianna Niccolai, Stefano Rossi, Simone Innocenti, Bernardo Fallani, Mirko Tondi, Vario Cambi, Paolo Romboni, cui si aggiungono qui Davide Gadda e Bernardo Fallani.

Devo dire che la qualità di questo volume mi pare superiore a quella, pur meritevole di “Nelle fauci del mostro”, forse, immagino, perché nel primo volume il tema era assai più ristretto e limitante per la creatività degli autori, giacché si parlava del famoso mostro di Firenze, che assassinava le coppiette che si appartavano in vie poco frequentate.

Nero urlante”, invece, ha come tema la paura, argomento assai più ampio e su cui ciascuno ha certo di più da dire.

Introduce la raccolta di 11 storie (il sottotitolo recita “11 scritti di paura”) il racconto del curatore Andrea Gamannossi, che dà il titolo alla raccolta, “Nero urlante”, che ci parla del vuoto che si è creato dentro una giovane donna, priva di memoria, riempito solo da un urlo straziante. Bello il finale, che ovviamente non anticipo.

Prende quindi la penna Mirko Tondi con il suo “Strategie di resistenza” sulla paura del volo. Anche qui abbiamo un bel finale che rovescia la prospettiva.

Il successivo “Fantasmi a sorpresa” di Paolo Piani parte dalla paura di un bambino per i fantasmi che il padre, in modo un po’ bizzarro, pensa di risolvere assoldando un detective privato, solo per tranquillizzare il piccolo, ma con sviluppi inattesi.

Segue Sergio Calamandrei con il suo suggestivo “Mi vogliono uccidere” che mostra un uomo distrutto dopo aver perso tutto al gioco e aver truffato i propri clienti, che teme di essere assassinato e si confida con un bambino. La morte è in agguato ma sotto spoglie imprevedibili.

Andrea Gamannossi e Arianna Niccolai

La giovane Arianna Niccolai con “Lo sguardo del cervo” esplora una paura singolare, la teofobia, la paura del divino, in un racconto dagli sviluppi mistici. Avrei detto che una simile fobia dovesse essere del tutto immaginaria, ma a quanto pare esiste davvero!

Vario Cambi, in “Occhi ridenti”, ci racconta il mescolarsi di una strana paura dei treni con il tragico attentato alla stazione di Bologna del 2 agosto 1980.

Paolo Romboni, con “Terapia d’urto” ci parla della claustrofobia e di una drastica cura dagli effetti negativi.

Si muove su un altro piano stilistico, rispetto al resto dell’antologia, il racconto allucinato di Stefano Rossi “Delirio fobico”, sulle crisi d’astinenza da droga.

Piuttosto fuori tema è, invece “A biscondola” di Simone Innocenti, un dialogo in totale brain-storming, se così possiamo dire, in cui la paura è solo uno degli argomenti toccati e dove non c’è poi tutto questo disagio, del resto stare a bisgondola, ci spiega l’autore, vuol dire stare bene.

David Gadda, con “Il volo” ci riporta sul piano delle fobie, parlandoci della moderna paura di volare e di un’allucinazione connessa.

Il termine “apofenia” è stato coniato nel 1958 da Klaus Conrad, che la definì come un'”immotivata visione di connessioni” accompagnata da una “anormale significatività”. I due protagonisti del racconto “Apofenia” di Bernardo Fallani sono vittime della propria apofenia complottistica che li porta a dubitare l’uno dell’altra.

Questo racconto chiude questa snella e gradevole antologia di 156 pagine, che più che una raccolta horror è un’analisi narrativa delle fobie umane, dalla paura della perdita, a quella del volo (analizzata due volte), dei fantasmi, degli assassini, del divino, dei treni, dei luoghi chiusi, del buio, dell’astinenza e dei complotti.

E tu, di che cosa hai paura?

Risultati immagini per Nero urlante Calamandrei

Antonio Pagliai, Andrea Gamannossi e Sergio Calamandrei

IL SOGNO DEL RAGNO disponibile su tutti gli store on-line!

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IL PIACERE DI SCOPRIRE UN BUON LIBRO

Risultati immagini per la setta catanzaroNon so se a qualcuno di voi è mai capitato il piacere di scoprire un libro. Ogni tanto mi capita di leggere qualcosa senza pormi grandi aspettative e di essere invece piacevolmente sorpreso.

Se leggo il romanzodi un autore importante e che magari ha già venduto un milione di copie o ha vinto il nobel, il minimo che mi aspetto è che sia un bel libro, eppure, non sempre è così. Quando si ha invece la ventura di essere tra i primissimi lettori di un romanzo, di cui si sa ben poco e di un autore ancora poco conosciuto, in genere le aspettative, almeno le mie, sono piuttosto basse. Eppure più di una volta ho avuto il piacere di apprezzare di più il libro di un cosiddetto “esordiente” (io preferisco dire “autore poco noto”) che non un best-seller o l’opera di un personaggio famoso.

Avevo conosciuto Fiorenzo Catanzaro il giorno in cui mi recai da Porto Seguro Editore per firmare il contratto per la pubblicazione del mio romanzo “Il sogno del ragno”. Fiorenzo Catanzaro era lì per lo stesso motivo: stava firmando il suo contratto con l’editore per il romanzo “La setta”.

Il 28 settembre scorso c’è stato un convegno degli autori di Porto Seguro al Westin Excelsior, dove entrambi abbiamo presentato i nostri romanzi. Sentita la sua esposizione, ho deciso di comprare il volume, anche se le vicende sulle sette sataniste non è che mi ispirino particolarmente, così come non amo molto i gialli. Dunque, eravamo nella tipica situazione in cui si comincia a leggere un libro senza grandi aspettative.

Gli autori Carlo Menzinger, Chiara Sardelli, Sergio Calamandrei e Fiorenzo Catanzaro al convegno di Porto Seguro del 28 Settembre 2017

Eppure fin dalle primissime pagine ho capito che Fiorenzo Catanzaro è uno che sa scrivere. La scrittura e fluida e chiara e, cosa più difficile, i dialoghi e le situazioni sono credibili. Il romanzo è, di fatto, un giallo, ma Fiorenzo Catanzaro lo affronta un po’ “alla larga”, nel senso buono, nel senso che ci ha messo dentro dell’altro, dei sentimenti, dei personaggi, delle ambientazioni, e lo ha fatto non come qualcuno che abbia voluto aggiungere ingredienti tanto per far lievitare un

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Fiorenzo Catanzaro

piatto, ma perché tutto quanto contribuisce a creare una storia, che prima che un giallo, per me, è una vicenda umana. Forse per questo mi è piaciuto, anche se non amo le storie con gli ispettori/ detective che vanno a caccia di un colpevole. Il romanzo si chiama “La setta”, e questo potrebbe far pensare a un horror, con  sevizie e torture, ma, se ci sono, queste sono solo dietro le quinte. Il titolo, per carità, è giusto e giustificato, ma forse induce a pensare a un altro tipo di libro, magari allontanando qualche lettore potenziale da un libro piacevole e che una volta iniziato ti dà la voglia di finirlo tutto d’un fiato.

 

 

UN FANTASY CHE SI MUTA IN GIALLO

Risultati immagini per La maga di ReinkarPrendete una maga che combatte contro uno stregone, che agisce avvalendosi di poteri oscuri, poi contro una strega, la Signora del Silenzio, e poi, divenuta regina, resiste alle lusinghe di un re che vorrebbe sposarla, il tutto tra animali fantastici come chimere, lupi, unicorni e draghi parlanti (solo quelli di zaffiro, però!), folletti, spiriti e altre creature immaginarie, troni contesi, intrighi di palazzo, profezie, castelli di ghiaccio, paludi di veleno, il labirinto delle gole di pece, colonnati e foreste, sortilegi, specchi magici, sacrifici umani. Tutto questo e altro ancora lo troverete ne “La maga di Reinkar” di Alessia Francone, che con tanti e tali elementi non può che dirsi un fantasy, in cui non manca nessuno degli elementi del genere. Saremmo insomma dalli parti de “Il signore degli anelli”, de “Le cronache di Narnia”, de “Il trono di spade” e, magari un po’ dalle parti della saga di Harry Potter.

La scrittura, spesso indiretta, più raccontata che visiva, crea un distacco magico dalla realtà, rendendo gli eventi spesso distanti, come antiche leggende di cui si sono persi nel tempo i dettagli. Le vicende di Selene ripercorrono quasi un percorso di iniziazione e comunque di crescita, con l’eroina che impara la magia nell’incantata Foresta di Smeraldo, apprende cose inattese su di sé, diviene regina, affronta prove sempre nuove e difficili. Tutto ciò nella prima parte del romanzo.

Nella seconda troviamo un po’ più di azione che all’inizio e la storia diventa un piccolo giallo, con tanto di omicidio, di un presunto colpevole da scagionare e poi in fuga, di un re-giudice quanto mai parziale. Si tratta di una sorta di detective-story ma ambientata in una corte fantasy.

Certo, però, che leggendo le ultime pagine del volume, ci si dimentica un po’ di tutto quello che avevamo letto prima, perché la nostra maga e regina Selene indaga, con l’aiuto della cugina del re locale, ma senza l’ausilio né dei poteri e dell’autorità che le deriverebbero dall’essere la sovrana di un Risultati immagini per dragoPaese straniero, per giunta alleato, né, soprattutto, dei propri poteri magici e il colpevole, non credo di fare spoiler in questo, non è né un drago né un unicorno. Insomma, sebbene i personaggi siano gli stessi, all’inizio attraversiamo velocemente una serie di situazioni da fantasy e, alla fine, assistiamo a un’indagine che somiglia assai di più a quella di uno Sherlock Holmes in gonnella e corona, che a un Harry Potter o magari a un fantascientifico  Elijah Baley asimoviano.

Questo romanzo, a quel che capisco, è preparatorio ai due che seguono e dunque ora che sono stati introdotti l’ambientazione e i personaggi, immagino che i volumi successivi ci faranno affrontare nuove avventure con la regina-maga-investigatrice Selene e già mi chiedo in quali altre vesti la ritroveremo.

RINGRAZIAMENTI AI PARTECIPANTI ALLA SERATA UCRONICA

Un sentito ringraziamento a tutto il pubblico della serata del 19 ottobre, che si è letteralmente accalcato nel Caffè degli Artigiani per ascoltare i miei sproloqui sull’ucronia, i tempi e mondi alternativi, le tecniche di scrittura, l’editoria e, più nello specifico, il mio nuovo romanzo IL SOGNO DEL RAGNO, che ci introduce alle avventure della giovane Aracne in fuga da un mondo distopico contemporaneo ma ucronicamente dominato da un Impero Spartano, che nessuno spazio lascia ai lussi, alle mollezze e alle debolezze, che non conosce la famiglia, è regolato da altre regole sociali, politiche e morali, in cui gli abiti sono proibiti, violenza sessuale, omosessualità e pederastia sono vissuti come normali, in cui la gran parte della popolazione è schiava, in cui, sebbene la società sia maschilista, dato che gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di fatto controllano e governano tutto il resto (e scusate se è poco!).

Presentava la serata la cortese e giovane Lucrezia Neri, editor del romanzo, affiancata dal romanziere, giallista e grande esperto di storia fiorentina Sergio Calamandrei, caro amico nonché già mio compagno di avventure in altre imprese come la stesura della gallery novelIl Settimo plenilunio” o la partecipazione all’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio” o mio coautore nel volume “Parole nel web”. Erano presenti per Porto Seguro Editore Paolo Cammilli e alcune sue collaboratrici. Un ringraziamento a tutti loro, per aver contribuito a vivacizzare la serata con i loro interventi e le loro domande.

 

A chi non avesse potuto partecipare, segnalo che il volume è già in vendita nelle principali librerie on-line (Amazon, IBS, Feltrinelli, LibreriaUniversitaria…) e ordinabile in qualunque libreria “fisica”. Se, ovviamente, volete averne una copia autografa potete chiederla a me (menzin@virgilio.it) e provvederò a inviarvela con piego libro (spese di spedizione a mio carico).

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