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PENSANDO A UN MONDO PIÙ SMART

Il n. 2 dell’Anno XI della rivista dell’Ordine degli Ingegneri ProgettandoIng è dedicato all’Informazione.

Sin dal n. 1 dell’Anno, la rivista si apre, dopo l’editoriale del curatore Giuliano Gemma, con dei miei contributi letterari.

Questa volta si comincia con l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” nel quale analizzo come questa muti nel corso dei vari cicli che compongono la grande storia futura della galassia immaginata dall’autore russo-americano Isaac Asimov.

Segue il mio racconto di fantascienza “Il campione”, sulla scelta da parte di una razza aliena di un campione di umanità da portare sul proprio pianeta.

Dopo i miei contributi inizia la parte più “ingegneristica” della rivista con l’articolo “La rivoluzione digitale: un’opportunità epocale per gli ingegneri” di Mario Ascari, che ci parla della “Quarta rivoluzione”, quella “Digitale”, preconizzando un mondo in cui oggetti elettronici siano in costante contatto e scambio reciproco mediante l’IoT, l’Internet-of-Things”, dopo l’ancora recente Terza Rivoluzione dell’elettronica.

Riprende il tema anche l’articolo di Enrico P. Mariani “Senza sicurezza una city non è smart”, che parte dalla definizione di Smart City, per raccontareRisultati immagini per smart city un contesto urbano con infrastrutture intelligenti, oggetti controllabili via internet (IoT) e big data, per parlarci di come i vari sistemi debbano rispondere a precise gerarchie per mantenere le necessarie sicurezze e impedire che un sistema di livello inferiore (vicino all’utente finale) non influisca su uno superiore.

Bruno Lo Torto, partendo da una riflessione sulla propria esperienza come ingegnere e su quello che per lui significa esserlo, nel suo “Ingegner sum, ingegneriae nihil a me alienum puto” ci spiega come le distinzioni tra i vari tipi di ingegneri siano limitative, essendo l’ingegneria una disciplina con una sua unitarietà, sempre più necessaria nella Fabbrica 4.0 che unisce robotica, produzione additiva e nanotecnologie, con un rinnovato sincretismo necessario a creare oggetti interdipendenti, come le Smart City, dove alla costruzione degli edifici occorre aggiungere l’elettronica e l’ingegneria delle informazioni per farli funzionare (semplifico un po’ banalmente io).

Risultati immagini per smart cityDopo questo viaggio nel futuro prossimo, che è quasi presente, Nicoletta Mastroleo ci riporta indietro nella storia, facendoci incontrare la figlia del grande Lord Byron, uno dei padri della letteratura gotica, che incontriamo nel suo articolo “Ada Byron e le origini dell’informatica”. La figlia del bardo fu, infatti, una matematica di pregio, che si dilettò con le prime macchine da calcolo.

Chiude la rivista un articolo di Fausto Giovannardi sull’architetto che realizzò la copertura dell’area olimpica di Monaco “Frei Otto & Pink Floyd”: il sistema fu ripreso, infatti, nei concerti del gruppo rock.

 

IF GOTICO: L’ULTIMO NUMERO DI TABULA FATI

Risultati immagini per IF GoticoCon il numero 19 dedicato al “Gotico” si è chiusa la collaborazione tra la rivista “IF – Insolito & Fantastico e l’Editore Tabula Fati (Solfanelli). Dal numero 20 (già uscito) il nuovo editore è, infatti, Odoya (Meridiano Zero).

Il volume monografico esplora questa volta la letteratura gotica.

Dopo l’introduzione del direttore della rivista Carlo Bordoni (“Gotico, neogotico, eredi del passato”), l’articolo del 1998 dello scomparso Romolo Runcini parla de “L’orrore ben temperato del fantastico irlandese: Yeats, Wilde e Stoker”, in cui spiega le differenze tra il senso del soprannaturale tra culture cattoliche come la nostra e quella irlandese e culture protestanti “C’è, nel protestante, una responsabilità civile e religiosa dell’individuo che invece il cattolico non può mantenere, poiché il sacro è delegato ai signori della Chiesa”. Questo, per inciso, forse spiega anche in parte il minor senso civico degli italiani rispetto ai popoli del nord Europa! Il rapporto del protestante con le scritture è diretto e non mediato dalla Chiesa come nel cattolicesimo. “La Bibbia, come sappiamo, a partire dal concilio di Trento, è stato il primo libro posto all’Indice, come i libri di Giordano Bruno, Campanella, Savonarola, Calvino, tutti eretici da bruciare.” I protestanti leggono costantemente la Bibbia, i cattolici, ancora oggi, mai.

Il fedele cattolico tempera, smussa questi sentimenti di paura, di smarrimento e raggiunge sì l’inconscio, ma lo raggiunge attraverso le forme più morbide, più addolcite dell’irreale: infatti il fantastico di Yeats, di Wilde e in parte anche quello di Stoker, è un fantastico che in fondo si apparenta al meraviglioso”.

Interessante anche la visione di Yeats, per il quale “a poet… never speaks directly as to someone at the breakfast table, there is always a phantasmagoria”.

Runcini spiega poi la nascita della mitologia irlandese fatta di elfi e nani come quella di un popolo di “uomini e donne, più piccolo e incapaci di comprendere quella grande rivoluzione che è stata la rivoluzione agraria, cioè la ruota, l’aratro e così via”.

Sarà lo sviluppo tecnologico del XIX secolo a far morire alcune forme d’arte. Per esempio “la ritrattistica fotografica da Daguerre a Nadar, mette in ginocchio schiere di pittori, poiché anche la gente comune può permettersi una foto.” Cambia così in quegli anni il rapporto con l’arte e la letteratura e in questo clima si sviluppa il gotico.

Con “Introduzione al gothic novel” torna a scrivere il curatore Carlo Bordoni spiegandoci come l’ambientazione del gotico (letteratura tipicamente nord-europea) sia di norma nell’esotico (per loro) paesaggio mediterraneo (Italia, Spagna, Corsica), con i suoi castelli, conventi, rovine, labirinti, segrete, scale, cripte, da cui proviene un senso di mistero, nutrendosi di maledizioni, segni premonitori, profezie. Il grande capostipite del gotico è “Il Castello di Otranto” (1764) di Horace Walpole, ambientato, appunto, nel Salento italiano. Anche “I misteri di Udolfo” (1794) di Ann Radcliffe vede un’ambientazione italiana (l’Appennino). Bordoni ci parla anche del “Vathek” (1784) di William Beckford (che avrà più ampio spazio in altri articoli della rivista), de “Il monaco” (1796) di Matthew G. Lewis, di Frankestein (1818) di Mary Shelley (non solo gotico ma certo uno dei primissimi esempi di fantascienza, se non il primo), di “melmoth, l’uomo errante” (1820) di Charles R. Maturin e, persino del ben più recente “Il nome della rosa” (1980) di Umberto Eco.

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Carlo Bordoni

L’articolo di Giorgio Rimondi “Trasformazioni e sopravvivenze” analizza la visione del sublime in Sigmund Freud “Per Freud – come lo leggo io – il sublime è uno dei maggiori interessi rimossi”.

Riccardo Gramantieri ci parla di “Thomas Tryon e il gotico americano”, spiegandoci come il gotico classico, fino a Charles Brockden Brown, si caratterizza per una “spiegazione naturale dei fenomeni che, per tutto il romanzo, erano supposti soprannaturali”. Nel gotico moderno (novecentesco), soprattutto grazie al contributo di H.P. Lovecraft, “la spiegazione dell’intreccio romanzesco esulerà dal reale”.

Per quanto riguarda l’America, il gotico, da “la festa del raccolto” (1973) di Thomas Tryon, si sviluppa attorno a comunità chiuse.

Parlando di gotico, come non ricordare Stephen King? Del suo “Shinning” parla diffusamente Barbara Sanguineti in “Impronte gotiche in Shinning”.

Riccardo Rosati con “Vathek: quando l’occidente sapeva guardare all’esotico” ci fa notare come “nell’epoca contemporanea non si sia più capaci di porci in relazione con la cultura orientale a differenza dei secoli passati” e “l’Occidente abbia perso qualsivoglia capacità empatica verso le altre culture”, perdendo “quella passione per l’Oriente tipica del XVIII e XIX secolo”, così ben descritta dal “Vathek” di Beckford.

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Poe e Lovecraft

Per Borges l’inferno rappresentato da Beckford era il “primo realmente atroce della letteratura”. Per Rosati il “Vathek” potrebbe “essere descritto in vari modi: ridondante, falsamente morale, arabeggiante. Noi preferiamo giudicarlo attraverso le parole di un’amica personale di Beckford, Lady Craven, la quale così si espresse: <<Bello, orribilmente bello>>.

Carl Einstein, che pure lo critica, sostiene che questo testo abbia inaugurato “la serie di libri che ci hanno dato conoscenza ed esercizio di arte pura, che hanno sospinto l’arte nel campo di un’immaginazione conchiusa e le hanno conferito la forza di un organismo in sé perfetto”.

Giuseppe Panella ci parla di uno dei più geniali autori italiani in “L’inferno che stiamo attraversando. Dino Buzzati scrittore gotico” a proposito del suo “Il colombre”, in cui le porte dell’Inferno si aprono a Milano, un inferno che somiglia maledettamente al mondo in cui viviamo e del suo “Poema a fumetti”, una moderna versione del mito di Orfeo ed Euridice.

Molti sono stati gli emuli del maestro del gotico H.P. Lovecraft, ma in “Mondi e visioni della notte. Da Lovecraft ai gotici moderni” Walter Catalano individua come veri continuatori dello spirito lovecraftiano la triade Michel Houllebecq, Michele Mari e Thomas Ligotti.

Se Lovecraft è di certo un padre del gotico, cosa dire di Edgar Allan Poe? Ce ne parla Vito Tripi in “Poe oltre Poe” in cui indaga come questo maestro sia stato visto e reinterpretato da fumetti, TV e cinema.

Non avrei mai pensato che il Faust di Goethe potesse essere considerato una parodia del gotico, come farebbe pensare il titolo dell’articolo di Chiara Nejrotti e, in effetti, anche l’articolo sembra dirne altro.

Tim Burton, nella citazione iniziale dell’articolo di Max Gobbo “Le suggestioni gotiche del cinema di Tim Burton”, confessa di non aver letto molto, ma di sicuro deve aver visto molti film, dato che molte delle sue opere sono rifacimenti di film o loro rivisitazioni (da “La fabbrica di cioccolato” a “Il pianeta delle scimmie”). Innegabile, poi, è che molta della sua produzione abbia atmosfere gotiche, se non di più, dal corto “Frankenweenie” che si rifà al classico di Mary Shelley, al più tenebroso dei “Batman”, a “Edward Mani di Forbice”.

Sembra tratto direttamente dal precedente numero di “IF” sulla “Fantareligione”, l’articolo di Claudio Asciuti “Solo un dio ci può salvare”. Articolo che si riaggancia anche alla mia ultima lettura “Europa e Islam” con considerazioni come “Per l’occidente monoteista però religione è il culto che ha a che fare con una delle tre Religioni del Libro”; “l’hinduismo o il buddismo paiono credenze di seconda mano”; “la religione, quale essa sia ha un nucleo fondante che il mythos”. Ci parla, poi, di Dick, Lovecraft, Machen, Blackwood, Leiber, Hoffmann, Kafka, Tolkien e Borges (dimenticandosi però di Lewis!).

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Frankestein

E Dracula? Della creature di Bram Stoker parla Jole Ottazzi in “Conte Dracula: vittima o carnefice” che inizia con uno strano diagramma che mette in relazione vivi, morti, non-morti e non-vivi. Dracula nasce da “un’eliminazione delle possibilità: non può vivere, non può morire, non può risorgere, non può neppure andare all’inferno come malvagio punito e, in ogni caso, non può essere salvato”.

A Pierfrancesco Prosperi sono dedicati un’intervista e lo spazio per il racconto “Un vecchio diario” che ci parla delle più classiche apparizioni ossessive del gotico, con il loro trasferirsi da una vittima alla successiva.

Il racconto di S. Gaut vel Hartman si chiama “Lo scricchiolio del gelo” e comincia con l’inquietante ritorno di Adolf Hitler che si arrampica dal fondo di un pozzo. Scopriremo, però, una realtà più complessa, di cloni e imitazioni teatrali. Con toni che sfiorano più volte il surreale.

“Il portale” è un racconto di Alex Barcaro, che ci parla di angeli, della loro guerra con gli arcangeli e di Portali.

Andrea Ferrari con “L’incontro” ci parla della sottile linea tra la vita e la morte e di ciò che si trova nel mezzo.

Come non parlare di ville abbandonate? Lo fa Andrea Franzoni con “Il simulacro”, dove troviamo una figlia misteriosamente scomparsa, sospetti di stregoneria, “orribili uomini dalla faccia bianca”. Una storia che ci lascia con l’attesa di uno svolgimento ulteriore.

Di un’altra casa parla “L’ombra dei migratori” di Massimo Prandini, con un nono piano “etereo”.

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Thomas Tyron

Segue quindi un estratto del romanzo di Emilio Salgari “Le meraviglie del duemila”, in cui due viaggiatori del tempo, si risvegliano dopo cento anni, nel 2003, e scoprono come sia cambiato il mondo. Un mondo che solo in parte somiglia al nostro. Avevo già letto il romanzo in tempi recenti, essendomi incredibilmente sfuggito quando ero bambino e divoravo tutto ciò che questo autore avesse scritto. Da questo estratto noto un’insolita attenzione per l’epoca in cui fu scritto verso il consumo di carne: gli abiti e il cibo sono vegetali. “Stoffa vegetale. Già da sessant’anni abbiamo rinunciato a quella animale, troppo costosa e poco pulita in paragone a questa” e “Vi avverto che è un pranzo a base di vegetali: ma queste pietanze non sono meno nutrienti e non vi parranno meno saporite.

Donato Altomare riprende (“Ancora sulle biblioteche”) il suo progetto di segnalazione di biblioteche disponibili ad accogliere collezioni di libri fantastici.

Walter Catalano recensisce il nuovo romanzo di David Cronenberg “Divorati” in “Nel labirinto di Cronenberg”, dove, a quanto pare, questo regista e autore non ha abbandonato il gusto per certe rappresentazioni crude e violente della corporeità umana, quindi Catalano ci parla de “Il futuro di Urania”, la celebre rivista di fantascienza con cui io e tanti altri siamo cresciuti.

Seguono varie recensioni più brevi, tra cui vorrei ricordarmi dell’ucronia “Il richiamo del corno” di Sarban.

Chiude il numero l’articolo di Claudio Asciuti “Linus e il regressio ad uterum” da cui mi pare di capire che la rivista Linus non sia più, purtroppo, quella di una volta.

 

ROBOT E ANDROIDI: ALLE ORIGINI DI INSOLITO E FANTASTICO

Risultati immagini per robot e androidi IFDa tempo pensavo di ordinare il primo volume della rivista “IF – Insolito & Fantastico”, ma non mi decidevo mai. Sono, infatti, abbonato alla rivista a partire dal numero 2 e avevo tutti i numeri tranne il primo! Con il numero 20 “IF” ha cambiato editore passando da Solfanelli a Odoya (Meridiano Zero). Mi sono detto che se non mi fossi affrettato a ordinare il numero a Solfanelli, avrei rischiato di non trovarlo più e così finalmente l’ho acquistato, assieme al numero 19, che nel cambio di editore mi ero perso.

Come i numeri successivi, nuovo e vecchio editore, anche questo primo numero è “monografico”, nel senso che gli articoli presenti trattano un tema specifico, che, nel caso, come si legge dal titolo del numero è “Robot e androidi”.

Questa uscita non prevede alcun mio contributo, poiché questi sono iniziati solo dal numero 3.

Curatore era già allora Carlo Bordoni, cui immagino si debba l’editoriale introduttivo non firmato che illustra gli intenti della rivista e spiega come il nome si rifaccia a quello della storica omonima pubblicazione che poi si fuse con Galaxy nel 1974.

Il primo articolo è di Romolo Runcini che, come spiegato nell’editoriale, era il direttore di “Labirinti del fantastico”. Il tema dell’articolo è più ampio di quello della rivista e riguarda “Il fantastico e l’immaginario del nostro tempo”.

Sarà Franco Brambilla a calarci più direttamente nell’argomento con “L’uomo e il suo doppio” in cui fa una carrellata di questa storica figura partendo dal dramma “R.U.R.” di Čapek, passando per le leggi della robotica di Asimov, “2001 Odissea nello spazio” di Clarke, “Il pianeta proibito” di Stuart, il “Giardiniere di uomini” di Sheckley, “il film Alien” di Scott, “Il cacciatore di androidi” di Dick.Risultati immagini per androidi

S’intitola “Lunga vita alla nuova carne” la riflessione di Domenico Gallo che approfondisce la precedente analisi, andando persino indietro nel tempo, esaminando l’opera di Kafka, di Shelley, di Odle, della Moore, arrivando poi a esaminare la fantascienza del periodo classico.

Riccardo Gramantieri ci parla degli androidi e degli organismi cibernetici ne “La letteratura cyborg di William Burroughs e Kathy Acker”.

Fondamentale per il volume è la riflessione di Carlo Bordoni “Karel Čapek : il primo robot non si scorda mai” sulla nascita della letteratura robotica e il precedente rappresentato dalla rappresentazione teatrale di questo autore ceco: “R.U.R.”.

Risultati immagini per westworldGiuseppe Panella s’interroga “Sulla tecnologia e il suo feticcio”, facendo “Ipotesi su Michael Crichton”, l’autore di “Westworld”, quella sorta di lunapark tecnologico robotizzato che è stato prima trasformato nel celebre film interpretato da Yul Brinner e poi dalla serie TV con Anthony Hopkins. Ma anche de “L’uomo terminale”, il cui cervello è collegato a un computer centrale.

Imprescindibile, sul tema, un’analisi dell’opera dell’autore del Ciclo dei Robot. Se ne occupa Alessandro Vietti con “Isaac Asimov e le leggi della robotica”.

Dell’autore di “Metropolis” con la sua Eva Futura, la prima macchina sexy del cinema, scrive Francesco Galluzzi in “Robot e spettri in Fritz Lang”.

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Westworld

Si apre quindi, dopo la parte saggistica, la sezione narrativa con il racconto di Renato Pestriniero “A sua immagine e somiglianza”, che prospetta l’avvento di una nuova razza di uomini, in parte meccanizzati, al fine di svolgere al meglio lavori in ambienti ostili, come lo spazio.

In “Scrivete a Donna Cibernetica” Andrea Coco immagina un’androide bionico di sesso femminile che si rivolge alla rubrica di una rivista per esprimere i suoi problemi relazionali.

Con “Daneel” Alessandro Vietti ci porta in un mondo che ricorda quello del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov, con un robot domestico il cui nome Daneel ricalca persino quello dell’eroe della saga R. Daneel Olivaw. La prima Legge della Robotica asimoviana lo costringe a leggere compulsivamente.

Vincenzo Bosica, che chiude la sezione narrativa, in “Capsule”, immagina un mondo in cui il trapianto di organi artificiali ha raggiunto estremi distopici.

La rassegna è dedicata a “L’uomo-auto di J.G. Ballard”, ovvero al romanzo “Crash” e altre opere dell’autore inglese. Ne scrive Riccardo Gramantieri.

Diego Zandel fa una “Intervista a Juan Gomez Jurado”, l’autore spagnolo di “Ultima ora nel deserto”, su una ricerca all’Indiana Jones del Sacro Graal.

Segue quindi, in ricordo di Franco Fossati, un suo vecchio articolo su “Il fantastico e la fantascienza nei fumetti”, seguito da un editoriale che ricorda la sua scomparsa nel 1996.

Chiudono il volume varie recensioni di opere recenti, sia di saggistica che di narrativa.

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ULTIME TRACCE D’INCHIOSTRO

Risultati immagini per prime forme di scritturaNella mia vita di ultracinquantenne che ama scrivere, ho visto cambiare quest’attività e tutto ciò che gira attorno al mondo dei libri in modo così radicale, che ben poco di ciò che è avvenuto prima mi pare sia stato altrettanto rivoluzionario, se non le tre invenzioni fondamentali della storia della scrivere:

  1. la scrittura;
  2. la scrittura fonetica;
  3. la stampa a caratteri mobili.

L’invenzione della scrittura non è stato un evento immediato, ma il frutto di una lunga evoluzione preceduta dalla comparsa di simboli e sembra sia avvenuta in Mesopotamia nel 3.400 avanti Cristo e, indipendentemente, in Mesoamerica nel 600 a.C., e forse altrettanto autonomamente in Egitto nel 3.200 a.C. e in Cina nel 1200 a.C.

Il fatto che la scrittura, come forse il linguaggio, sia nata indipendentemente o quasi in più luoghi, dimostra quanto questo sia un bisogno innato nell’uomo.

Il primo alfabeto noto è quello fenicio, che era, in origine, di tipo consonantico. L’alfabeto greco, derivato da quello fenicio, ha introdotto simboli per i suoni vocalici.

Johann Gutenberg stampa tra il 1448 e il 1454 a Magonza il primo libro con la tecnica della stampa a caratteri mobili. Altri stampatori in Europa, Risultati immagini per stampa a caratteri mobiliperò, in quegli anni si stavano già avvicinando alla tecnica.

L’uso dell’inchiostro e poi delle penne resero la scrittura assai più agevole.

La storia della scrittura comprende anche progressi ed evoluzioni nel campo dei supporti su cui scrivere (dalle tavolette d’argilla, ai papiri alla carta) e degli strumenti utilizzati per farlo, ma dai tempi di Gutenberg, l’evoluzione non ha subito altri salti paragonabili fino a pochi anni fa.

 

Che cosa sarebbe dunque avvenuto di così rivoluzionario in questi ultimi tempi?

Varie cose. Vorrei qui limitarmi a raccontare questo progresso in base alla mia esperienza personale, che penso possa dare un’idea di come cambiarono le cose nelle case italiane e di tutto il mondo, senza la pretesa di voler fare un’analisi storica. Quando ero bambino, negli anni ’60 del XX secolo, nessuno aveva in casa un computer. Ne usai per la prima volta uno alla fine del liceo e si trattava di un oggetto assai primitivo, il Sinclair XZ Spectrum, un microcomputer a 8 bit basato sul microprocessore Z80A, originariamente dotato di 16 kB di ROM contenenti il linguaggio BASIC, di 16 kB di RAM espandibili a 48 kB e di una caratteristica tastiera in lattice con 40 tasti multifunzione. La Sinclair Research Ltd iniziò a produrlo nel 1982: Risultati immagini per Sinclair ZX Spectrumavevo 18 anni! Altri amici avevano il Commodore 64 (più diffuso), un home computer della Commodore Business Machines Inc., commercializzato dal 1982 al 1993.

Per scrivere la tesi di laurea in casa avevo un PC a floppy disk e utilizzavo Wordstar, uno dei primi programmi di videoscrittura commerciali che, prodotto nel 1978 dalla MicroPro International Corporation, fu reso disponibile in ambiente MS-DOS solo nel 1982. Raggiunse un alto grado di diffusione nella prima metà degli anni ottanta, diventando uno dei più diffusi word processor dell’epoca. Era uno dei software che veniva insegnato anche all’università.

Fino ad allora scrivevo racconti e tentativi di romanzi su quaderni ad anelli, migliori di quelli a fogli fissi, perché quando dovevo correggere qualcosa potevo sostituire i fogli. Poi dovevo battere a macchina la versione finale, con una macchina da scrivere meccanica. Ne esistevano però già di elettriche, anche se il beneficio del loro uso era relativo.

Utilizzare un word processor fu ciò che mi permise di scrivere finalmente un romanzo. Potevo correggere agevolmente ciò che scrivevo. Scrivevo per Risultati immagini per prime macchine videoscritturastratificazioni successive, ovvero prima buttavo giù un testo semplice, poi lo integravo con vari passaggi successivi. Con un quaderno questo non era impossibile, ma molto più laborioso e richiedeva la riscrittura di intere parti. Con wordstar bastava usare il taglia e incolla e interi brani si potevano spostare prima e dopo. Il lavoro divenne più facile, ma anche la qualità dei testi migliorò, essendo possibili facili revisioni.

Wordstar era, però, un sistema poco agevole, per fare un semplice grassetto occorreva creare dei blocchi di parole e incasellarle tra caratteri speciali e così per tutto il resto.

Non era certo il primo programma di videoscrittura: Astrotype era del 1968. Quando comparve avevo quattro anni, ma non aveva certo una diffusione di massa. Solo pochi anni prima mia madre aveva frequentato corsi di dattilografia e stenografia! La stenografia ha ormai perso ogni utilità.

Nel 1983 la Microsoft creò Word e già eravamo un passo avanti come usabilità. Era più “user friendly”, come già si diceva. Ricordo che nel 1991, quando ero nell’esercito italiano, usavo delle macchine di videoscrittura simili a computer ma con all’interno solo un software per scrivere. Gli ufficiali davano lettere e rapporti scritti a mano alle segretarie e ai soldati di leva che li ricopiavano a macchina. Le macchine per la sola videoscrittura durarono poco. Poco dopo entrai a lavorare al Monte dei Paschi di Siena. All’Ufficio Marketing avevamo solo due computer in una dozzina di persone e, mi pare, un paio di macchine da scrivere! Oggi sarebbe impensabile.

Risultati immagini per Il colombo divergentePoter scrivere su un PC fu, insomma, un grande salto avanti, eppure internet non era ancora facilmente accessibile quando scrissi la prima edizione del mio romanzo “Il Colombo divergente” (pubblicato nel 2001). Il web era nato già negli anni sessanta, ma l’Italia ci si collegò (terzo Paese al mondo) solo il 30 aprile 1986. Fino al 1995, però, internet era una rete utilizzata soprattutto dalla comunità scientifica e dalle associazioni governative e amministrative. La diffusione di massa della rete iniziò con i primi mesi del Terzo Millennio. Lo usai per la prima volta in Ufficio quando ero in Direzione Generale a Siena attorno al 1996. Solo un paio di postazioni in ufficio ne erano dotate e se si voleva accedere si doveva chiedere al collega che usava abitualmente quel computer di spostarsi.

Il Colombo divergente” è un’ucronia, cioè un romanzo che immagina un diverso svolgimento della storia. Per scriverlo, nella seconda metà degli anni Novanta, ho dovuto cercare, a volte acquistare e leggere numerosi libri e testi vari per potermi documentare. Quando scrissi “Giovanna e l’angelo”, nei primi anni del Duemila, già avevo accesso in rete e ho potuto così integrare la documentazione cartacea su Giovanna d’Arco mediante informazioni raccolte nel web. Certo, allora, i motori di ricerca erano meno efficienti e le informazioni reperibili erano molte meno di adesso, ma fu di sicuro un grande vantaggio e mi evitò di cercare in librerie e biblioteche. Divenne più facile verificare anche piccoli dettagli. La certezza sulle informazioni prese in rete era minore di quella di testi cartacei, ma dovendo scrivere solo un romanzo di fantasia, per me le basi storiche dovevano essere solo una base di partenza e questo poteva bastare.

 

Insomma, videoscrittura e internet hanno del tutto cambiato il modo di scrivere in pochi anni. Eppure la rivoluzione non finisce qui, dato che, di norma, uno scrittore non si limita a scrivere per sé, ma vuole (se non deve) entrare in contatto con i lettori (almeno potenziali). Anche qui le cose sono cambiate molto, soprattutto, di nuovo grazie a internet, ma non solo.

Il Colombo divergente” nacque prima del mio accesso al web, ma grazie a questo. Al momento di trovare un editore, ero iscritto ad alcuni neonati siti di scrittura creativa, tra cui l’ancora esistente www.liberodiscrvere.it che prevedeva da parte degli utenti l’inserimento di brani che erano poi letti dagli altri frequentatori del sito e da questi votati. Anche l’editore poteva rilasciare dei voti. A un certo punto fecero una selezione on-line e il mio romanzo, assieme ad altri quattro, ottenne un buon punteggio e fu quindi scelto per la pubblicazione. Per farlo conoscere mi avvalsi sia del sito dell’editore, sia di altri siti web. Aprii allora il mio primo sito internet, la cui evoluzione è ora www.menzinger.it, anche se ho cambiato la piattaforma.

Il web era diventato uno spazio in cui lettori e scrittori si incontravano e scambiavano opinioni. Stavano nascendo le community. Ce n’erano già per ogni tipo di interesse. I siti di scrittura proliferarono e nacquero i blog. Il blog è un particolare tipo di sito web in cui i contenuti vengono visualizzati in forma anti-cronologica (dal più recente al più lontano nel tempo). Era il 1997, l’anno in cui nacque mia figlia. A quanto leggo su wikipedia, il 18 luglio 1997, è stato scelto come data di nascita simbolica del blog, riferendosi allo sviluppo, da parte dello statunitense Dave Winer, del software che ne permette la pubblicazione. Il primo blog è stato effettivamente pubblicato il 23 dicembre dello stesso anno da Jorn Barger. I blog aprirono nuovi spazi per gli scrittori. Mi iscrissi alla piattaforma Splinder, dove c’era una community di scrittori e lettori molto attiva. Ci conobbi molti dei miei lettori e vari altri autori. Cominciai a scrivere sistematicamente recensioni dei libri che leggevo e a pubblicarle sul mio blog. Lo aprii il 20 novembre 2007, Risultati immagini per Parole nel webl’anno in cui pubblicai la seconda edizione de “Il Colombo divergente”, “Giovanna e l’angelo”, “Ansia assassina”, “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio”. Il blog era anche uno strumento di promozione dei libri che pubblicavo, oltre che uno strumento per reclutare illustratori. Fu anche una delle basi che usai quando attivai il processo di revisione on-line dei testi, ma di questo parleremo un po’ più avanti. “Parole nel web” e “Ucronie per il terzo millennio” sono due volumi da me curati che riuniscono scritti anche di altri autori. Sono nati nel web e grazie al web. “Parole nel web” contiene scritti a quattro mani, realizzati per scambio di mail, in parte con gente conosciuta in community. “Ucronie per il terzo millennio” è un’antologia di 18 autore che ho trovato e reclutato tramite il Laboratorio di Scrittura di Liberodiscrivere.

I blog non furono uccisi da facebook e twitter, ma questi gli fecero molto male! La piattaforma Splinder, su cui avevo il mio blogLa legenda di Carlo Menzinger”, chiuse e il 20 dicembre 2011 dovetti traslocare su WordPress, ma la comunità si disperse. WordPress è una buona piattaforma, ma la sua comunità non ha più la vivacità dei primi tempi pioneristici. Il blog era uno spazio in cui si potevano esprimere pensieri in forma articolata e compiuta. I post avevano lunghezze di svariate righe (oltre a contenere immagini e video). Facebook ridusse terribilmente questi spazi. Era più veloce, raggiungeva più gente, era più invasivo, ma, per gli autori, secondo me, fu un peggioramento nettissimo, soprattutto perché svuotò i blog. Facebook è una community ma è più difficile individuarci dei gruppi di interesse comune, come si riusciva a fare bene con i blog. Twitter è peggio ancora. Un cicaleccio inconsistente, il diffondersi di messaggi troppo stringati per avere sostanza. Uso Facebook e sono su Twitter ma non lo uso più e rimpiango i tempi di Splinder!

Nel 2006 nacque aNobii, un bel portale di libri e lettori. Vi entrai quasi subito, aprendovi la mia Libreria virtuale. Era, innanzitutto, un sistema per catalogare i propri libri. Si rivelò un’ottima community per far conoscere i miei libri e incontrare lettori e altri autori.

 

Le rivoluzioni sono finite? Per nulla. Ancora non vi ho scritto dell’editoria, dei sistemi di pubblicazione.

Già ho accennato al fatto che il web è un sistema per la selezione degli autori da parte degli editori, mediante l’organizzazione di concorsi e simili iniziative e un modo per pubblicare brevi testi e farseli leggere senza l’intermediazione degli editori.

Con la nascita delle tecniche di print-on-demand, poi, gli editori si sono liberati dal vincolo del numero di copie. Divenne possibile pubblicare piccoli autori e stampare solo venti o trenta copie, magari anche una sola. Se c’era richiesta, l’editore stampava, se no non lo faceva e poteva così ridurre i costi. Fu così possibile a molti autori minori essere pubblicati. Questo, però, si è portato dietro che al piccolo editore non conveniva revisionare o promuovere il testo. Si limitava a pubblicarlo o magari a organizzare un paio di serate di presentazione. Tutta pubblicità anche per lui: magari tra il pubblico si annidava un altro autore in cerca di pubblicazione! Da lì il passo verso l’autopubblicazione fu breve. A che serviva un editore che era ormai solo uno stampatore?

Dopo aver pubblicato varie cose con Liberodiscrivere e altri editori, con il thriller “La bambina dei sogni” volli tentare la via dell’autopubblicazione.

Già con “Il Settimo Plenilunio” avevo reperito numerosi illustratori in rete che avevano trasformato il romanzo in quella che chiamai una “gallery novel”: 117 illustrazioni di 17 artisti diversi, tra pittori, disegnatori e fotografi.

Ne scelsi uno, Angelo Condello, e gli chiesi di farmi la copertina del romanzo. Poi mi inventai una cosa che volli chiamare “web-editing”: pubblicai “La bambina dei sogni” a puntate su www.liberodiscrive.it”, linkai i capitoli sul mio blog e condivisi le pagine del blog su facebook. Creai anche un gruppo apposito su aNobii. Il romanzo fu letto in anteprima da numerose decine di lettori. A tutti chiedevo di segnalarmi errori e refusi e come migliorare il libro.

Avevo ottenuto un editing non professionale ma consistente. Pubblicai nel 2013 con Lulu. Questo mi consentì di poter continuare a revisionare il testo anche dopo la prima pubblicazione. Visto che il libro era comunque già in rete, lo diffusi in copy-left, cioè gratuitamente e già che c’ero ne creai un e-book che distribuii in svariati formati, La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthaldall’epub, al mobi, al pdf ad altri. Il self-publishing era esploso intorno al 2009 con il lancio dei primi lettori di eBook di massa, il Kindle di Amazon e il Nook di Barnes&Noble. In Italia credo siano arrivati più tardi. IlMioLibro della Feltrinelli arriva nel 2011, Lulu poco prima e YouCanPrint poco dopo. Lulu è un sito internazionale che pubblica in sei lingue dal 2002.

Ripetei l’esperienza del self-publishing con “Jacopo Flammer nella terra dei suricati” (il sequel di “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”), anche questo, come “Il Settimo Plenilunio” fu illustrato da vari artisti.

Ho parlato di e-book. L’e-book è l’altra grandissima rivoluzione di quest’epoca. Rende il libro leggero. In tutti i sensi. Per l’editore significa tagliare i costi di stampa e distribuzione e arrivare direttamente al lettore. Per l’autore significa la stessa cosa e in più poter avere un accesso ancora più facile alla pubblicazione. Per i lettori significa libri molto meno cari. A dir il vero, praticamente gratis, dato che molti sono ufficialmente distribuiti gratuitamente e tutti gli altri sono in circolazione in rete in copie pirata. Oggi, chi volesse violare le leggi del copyright, potrebbe trovare quasi qualunque libro in rete e scaricarlo senza pagare nulla di più del costo della connessione internet.

Questo ucciderà l’editoria o la rivitalizzerà? Certo lascerà delle vittime sul campo, ma io credo che si debba solo cambiare approccio. I libri non i devono più vendere. Si deve vendere la pubblicità che li accompagna. Non dovranno essere né i lettori, né gli editori, né tantomeno gli autori a pagare per la diffusione delle pubblicazioni gratuite. Questo sarà un nuovo mercato in cui ognuno potrà ricavarsi il suo spazio, semplicemente scaricando i costi (ormai assai ridotti) su chi voglia usare un dato libro come veicolo per il proprio messaggio commerciale (o di altra natura). Autori e editori (se ce ne sarà bisogno) potranno cercare sponsor su mercati appositi e vendere spazi promozionali nei propri libri. Probabilmente più che di editori in futuro potrà esserci bisogno di mediatori pubblicitari.

Gli e-book hanno portato anche un’altra rivoluzione, per ora ancora poco compresa e conosciuta che si chiama T.T.S., che per quanto riguarda la mia vita di lettore è stato qualcosa pari a imparare a leggere per la prima volta.

Leggere un e-book ha enormi vantaggi e proprio non capisco quelli che dicono che vogliono leggere solo su carta e che proprio non possono leggere su schermo.

Un e-reader può contenere, nelle dimensioni di un piccolissimo tascabile centinaia se non migliaia di libri. Più di quelli che si possono leggere in una vita. Io penso di poter essere considerato un forte lettore con i miei 50-70 libri letti ogni anno. In 50 anni sono solo 2.500-3.000. Potrebbero starmi tutti in tasca, dentro un e-reader. Non devo più caricarmi la valigia quando viaggio, non ho più bisogno di librerie sempre straboccanti e mai sufficienti.

Posso leggere un libro di mille pagine tenendo l’e-rader in mano (il volume con tante pagine sarebbe troppo pesante). Posso leggere quello che mi pare in pubblico, senza che nessuno Risultati immagini per PocketBook Touchpossa sbirciarmi la copertina!

Posso trovare in rete e ricevere quasi all’istante quasi ogni titolo. Posso creare quante copie voglio dei miei libri ed evitare di perderli e darli in prestito agli amici senza temere che non me li restituiscano.

Posso leggere mentre leggo, guido, vado in palestra, cucino o faccio altre simili attività poco impegnative. Leggi mentre guidi? Ma sei pazzo, direte voi. Certo che no. Quando guido non rispondo neppure al cellulare! Posso però leggere con il TTS, con il Text-To-Speech ovvero con un sintetizzatore vocale. Il mio lettore, PocketBook Touch, ne ha uno che legge qualsiasi formato e nelle principali lingue. Trasforma qualunque testo in parole. Se non avessi il TTS dei 50-70 libri che leggo in un anno potrei leggerne al massimo una dozzina. Ascoltare un libro mentre si fanno altre cose, richiede una certa attenzione e questo, secondo me, è un bene perché aiuta il cervello a tenersi agile e attento. Adoro il TTS e non saprei più vivere senza. Purtroppo gli apparecchi che lo hanno sono pochissimi e temo che, se il mercato continuerà a ignorarli, potrebbero sparire, nonostante i progressi dell’intelligenza artificiale in altri campi. Certo ci sono anche gli audiolibri, ma non sono la stessa cosa, innanzitutto perché sono molti meno. Di solito non ci sono saggi in audiolibro. Con il TTS, invece si può leggere davvero tutto, per genere e formato, dal rtf, al word, all’epub, al mobi.

In conclusione, in questo mezzo secolo ho visto la nascita di:

  • personal computer;
  • videoscrittura;
  • internet;
  • siti di scrittura creativa;
  • blog;
  • print-on-demand;
  • self-publishing;
  • facebook;
  • e-book;
  • sintesi vocale (Text-To-Speech).

Vi sembra poco? A me no. A pare che sia cambiato il mondo intero. Il libro, il simbolo del nostro essere umani, il simbolo della storia (che, per convenzione, ha inizio con la nascita della scrittura), non è morto, ma è cambiato. Ha cambiato forma e modi di lettura. L’inchiostro e la carta stanno morendo. Ce ne dispiace, ma non troppo. Il nuovo è promettente. Ci guardiamo attorno con un po’ di nostalgia e cerchiamo le ultime tracce di inchiostro, poi alziamo gli occhi e guardiamo verso il futuro e, almeno per quanto riguarda i libri, ci pare di poter sorridere.

AMORE, AMICIZIA, MISTERO E MORTE A FIRENZE

Risultati immagini per simona merlo sessantuno chiodiIn occasione della recente fiera del libro di Firenze (Firenze Libro Aperto), ho partecipato ad alcune presentazioni e acquistato qualche libro. Giuseppe Previti, attento lettore e commentatore di gialli che ho il piacere di conoscere era presente presso uno stand in cui venivano presentati un paio di volumi, “Il gioco dei nomi” di Luigi Bicchi e “Sessantuno chiodi” di Simona Merlo. Ci siamo dunque seduti ad ascoltare.

Come più volte ho avuto modo di dire, non sono un amante del giallo, categoria cui appartengono entrambe le opere, ma la presentazione di “Sessantuno chiodi” mi ha incuriosito, così ho aggiunto il volume, impreziosito dall’autografo dell’autrice, alla mia “spesa” in Fiera.

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Simona Merlo

Simona Merlo, giornalista e scrittrice, nasce a Palermo, ma vive a Firenze, dove ha ambientato la sua storia. Già, dunque, l’ambientazione m’incuriosiva, essendo anch’io un neo-fiorentino. Si tratta, in effetti, di un giallo, con tanto di morta e indagine, ma l’aspetto dei rapporti umani tra i protagonisti è importante. Lo stile, che forse risente dell’esperienza professionale di chi scrive per i giornali, è asciutto, con frasi brevi e capitoli corti se non cortissimi. Non c’è però concitazione nella narrazione, che si sviluppa con i suoi tempi, senza correre verso l’epilogo, in un’opera comunque certo non lunga. L’impressione alla fine è che si voglia indagare assai più le amicizie e gli amori di questo gruppo di persone che condivide un appartamento, piuttosto che arrovellarsi nella ricerca dell’omicida, sempre che di omicidio si tratti e il lettore si lascia portare in mezzo a questi coinquilini, divenendo quasi uno di loro.Nessun testo alternativo automatico disponibile.

 

INIZIO COLLABORAZIONE CON PROGETTANDO.ING

Costruzioni

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri di FirenzeProgettando.Ing” mi ha chiesto di collaborare, fornendo un contributo “letterario” con il quale introdurre gli articoli tecnici che compongono tradizionalmente la pubblicazione.

L’uscita dei numeri è piuttosto in ritardo, così solo ora è uscito il volume relativo al primo trimestre 2016.

Ognuno ha un tema di riferimento. Questa volta è “Costruzioni”.

Ho così preparato un articolo intitolato, appunto “I costruttori di universi” che parla degli scrittori che nelle loro opere immaginano mondi diversi e un racconto di fantascienza su un’invasione aliena “verde”, intitolata “I costruttori”.

Il volume può anche essere letto in formato elettronico sul sito dell’ordine alla pagina http://www2.ordineingegneri.fi.it/documenti/notiziario/ProgettandoIng%202016-01.pdf

RISCOPRENDO LA RIVISTA “ROBOT”.

Risultati immagini per rivista Robot 78Mi sono abbonato ad alcuni numeri della rivista Robot, edita da Delos. Ho così letto il  numero 78 (38 della nuova serie, anno XIV) di questa rivista storica, che ricordavo di aver letto da ragazzino. Pare, infatti, che i primi numeri risalgano al 1976 e che quest’anno ricorra il quarantennale della pubblicazione. La rivista fu fondata da Vittorio Curtoni.

Il numero, che alterna racconti e saggi e interviste e lascia spazio ad autori italiani e stranieri, si apre con un interessante editoriale di Silvio Sosio sulla babele informativa in cui stiamo vivendo, con miriadi d’informazioni di incerta provenienza e che spesso millantano posizioni in contrasto con la scienza e la conoscenza “ufficiali”, rendendo difficile comprendere quanto siano inventate o basate su teorie inconsistenti.

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Vittorio Antonio Maria Curtoni (San Pietro in Cerro, 28 luglio 1949 – Piacenza, 4 ottobre 2011) è stato uno scrittore di fantascienza e traduttore italiano.

Il primo racconto della rivista è “Nostra Signora della Strada” di Sarah Pinsker, la storia di un gruppo musicale ambientata in un futuro in cui la musica è fruita soprattutto tramite riproduzioni tridimensionali dei concerti e in cui questo gruppo di hippie post-moderni si ostina a suonare nei locali di persona, anziché in proiezione. Ne esce uno spaccato di vita in un mondo dal sapore leggermente distopico.

Segue un’intervista a George R.R. Martin, l’autore della serie di romanzi “Le Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” che racconta di come abbia sempre inventato storie, anche quando era ragazzino e giocava con dei pupazzetti, di come ha imparato ad amare la lettura e la fantascienza e dei suoi esordi come autore di questo genere. Davvero l’America di allora è molto diversa dall’Italia di oggi, basti pensare che Martin dice di aver ricevuto una quarantina di rifiuti per un racconto inviato a varie riviste: dove potremmo trovare oggi in Italia 40 riviste a cui scrivere?

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George R.R. Martin

Alla domanda su quali consigli darebbe oggi al suo se stesso giovane, Martin risponde:

<<Non dovresti mai scegliere di scrivere come tecnica per fare soldi, per farti un nome o qualunque altra soddisfazione esterna. Se devi scrivere, se dentro di te ci sono dei racconti, se quando eri piccolo inventavi nomi e storie per i tuoi soldatini spaziali, se le storie si presentano a te, poniti la domanda “E se nessuno mi darà mai un centesimo per i miei racconti? Li scriverò lo stesso?” E se la risposta è sì, allora sei uno scrittore.>>

Beh, se il criterio è questo, potrei persino dichiarare di essere uno scrittore!

 

Il secondo racconto (“I corridori” di Lorenzo Crescentini) ci porta in un mondo in cui attraverso dei varchi temporali strane creature meccaniche, simili a velocissimi cani, arrivano a predare e colpire inesorabili. Una bella riflessione sui loop temporali.

 

L’articolo “Family Opera” di Donato Rotelli esplora le forme di sessualità alternative presenti nella Space Opera, fornendo interessanti spunti di lettura. Mi sono segnato da leggere “La mano sinistra delle tenebre” di Ursula K. Le Guin e “Embassytown” di China Miéville.

 

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Gianfranco de Turris (Roma, 19 febbraio 1944) è un giornalista, saggista e scrittore italiano, studioso della letteratura del fantastico in Italia.

In “E se domani” Gianfranco De Turris ci porta in un’interessate carrellata attraverso l’ucronia, distinguendo tra le storie che immaginano uno sviluppo storico partendo dalla vittoria di personaggi negativi e creando quindi delle ucronie distopiche e quelle al contrario che disegnano delle ucronie quasi utopiche. Tra le illustrazioni noto la copertina del numero 3 di “IF – Insolito & Fantastico”, volume dedicato all’ucronia e che segna il mio esordio di collaboratore alla rivista di cui De Turris è assiduo e valido supporto.

 

Il racconto di Domenico Gallo “Vedi la mia gente che non può morire” ci porta in un’Italia appena uscita dalla Seconda Guerra Mondiale.

 

Giuseppe Lippi ci racconta la storia quarantennale della rivista “Robot” nell’articolo “Una rivista vi seppellirà!”, con accenni alle altre riviste di genere attive negli anni ’70.

 

Due dei racconti che seguono hanno un’insolita ambientazione africana. “Le piantagioni” di Luigi Calisi ci parla di un’Africa futura in cui l’agricoltura è gestita tramite esoscheletri e droni, che è troppo facile trasformare in armi. “Poiché ho toccato il cielo” di Mike Resnick ci regala una simpatica e gradevole storia/fiaba ambientata su un pianeta dove una popolazione africana, i kikuyu, si è rifugiata per ricreare le condizioni di vita antecedenti all’arrivo dei bianchi, cancellando il ricordo della tecnologia, la cui if3-ucronia-webpresenza, però, non manca nella capanna dello stregone, il mundumugu del villaggio, solo depositario della conoscenza. Sarà una ragazzina curiosa e intelligentissima a spezzare questo incantesimo.

 

Tra i due racconti africani incontriamo prima Piero Schiavo Campo, che ci parla di “Isaac Asimov e dell’intuizione della psicostoria”, cercando di dimostrare come oggi questa scienza, inventata dal fantasioso russo-americano, mediante la quale sarebbe possibile prevedere i grandi flussi della storia, potrebbe quasi essere realizzata. Troviamo poi “Un pomeriggio sul pianeta Terra”, in cui Susanna Raule ci racconta come Sherlock Holmes sia stato, in realtà, un alieno in missione sulla Terra e come il più grande mistero da lui risolto sia stato scoprire il significato della frase “Tienilo sempre dentro i pantaloni” da applicarsi nelle missioni in epoca vittoriana sul terzultimo pianeta del nostro sistema. Segue l’intervista a Franco Brambilla, l’illustratore di Urania.

 

Mi è già arrivato il n. 79 di “Robot” e mi appresto a leggerlo.

 

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