Archive for dicembre 2009

GRAZIE AI LETTORI DI “UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO”

Ucronie per il terzo millennio - Allostoria dell'umanità da Adamo a Berlusconi - curata da Carlo MenzingerÈ tempo di tornare a ringraziare qualcuno dei lettori dei miei libri, come fatto qui con i lettori di Parole nel web, o con questo post, con cui avevo ringraziato invece gli ultimi lettori che avevano commentato il mio romanzo “Ansia assassina”, e con questo quelli de Il Colombo divergente o con questo quelli di di Giovanna e l’angelo. Altri lettori di questi libri sono arrivati successivamente e presto dedicherò anche a loro nuovi spazi.
Ora vorrei ringraziare chi ha letto ultimamente “Ucronie per il terzo millennio”. Di questa raccolta di racconti sono solo uno dei diciotto autori (oltre che il curatore), ma lo considero comunque uno dei “miei” libri.
 
Il libro può essere preso in prestito qui o acquistato qui mentre la scheda su www.scrivo.too.it è qui. Infine queste sono le pagine del mio blog dedicate a questo libro.
 
Lascio ora la parola (ringraziando) a chi l’ha commentato su “aNobii”:
 
Koalina: “mi sono divertita molto”
 
Enrico Matteazzi: “Menzinger, gli Ucronici e il sogno della storia: Questa raccolta di racconti la potete portare sotto l’ombrellone: si legge velocemente e molto volentieri: ogni racconto è appassionante, coinvolgente e lungo al punto giusto. Il mio consiglio? Leggete una di queste storie la sera prima di dormire. Ne vale la pena! Una raccolta fuori dalla storia curata (… ma non guarita!) facendo attenzione alla divergenza storica, dove cioè il nostro mondo avrebbe potuto prendere un’altra direzione. Ad ogni allostoria segue un paragrafo intitolato: "storia e divergenza", che elimina ogni confusione dovesse sorgere in merito all’effettiva piega che la storia ha preso.”
 
Carla Casazza:
Trama 8/10, Scrittura 9/10, Coinvolgimento 8/10.
Come sarebbe il mondo se Dio non avesse creato Adamo? E se a comandare fossero le donne?
E se Hitler avesse fatto il pittore o Berlusconi il cantante? Gli autori dell’antologia Ucronie per il terzo millennio. Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi (…) giocano con la storia passata e prossima, inventandosi situazioni al limite del reale ma che, se realmente accadute, avrebbero mutato i destini di poche o molte persone, a seconda dei casi.
Sono racconti di volta in volta comici, seri, ironici, malinconici. Toccano un po’ tutte le corde del sentire e ci aiutano a ripassare la storia perchè, leggendo, siamo stimolati a comprendere dove termina la finzione, la fantasia dell’autore, e dove inizia la storia reale, quella raccontata dai manulai scolastici.
Trattandosi di un’antologia e raccogliendo quindi scritture estremamente diverse le une dalle altre, può risultare a volte di lettura un po’ faticosa e – lo dico sinceramente – la buona capacità narrativa di alcuni degli autori che hanno contribuito a Ucronie si spegne in alcuni momenti perchè affiancata a prove letterarie meno convincenti.
Ma nell’insieme si tratta di un’opera assolutamente godibile e divertente che può introdurre i "profani" al genere ucronico, ancora sconosciuto ai più.
.”
 
Adelaide Cantafio:
“Ho letto, assieme ai miei alunni, in orario rigorosamente curriculare, quest’opera, curata dallo scrittore Carlo Menzinger, che comprende 46 racconti, una gustosissima carrellata di allostorie, di storie che non si sono mai realizzate, nelle quali i 18 autori (alcuni dei quali, compreso il curatore, conosciuti in altri siti di letteratura e poesia), in ordine cronologico “da Adamo a Berlusconi” (come recita il sottotitolo), ambientano le loro allostorie in un “non-tempo” che ipotizza i possibili sviluppi "altri" della Storia.
Un’ evasione dal rigoroso studio della storia?
Un gioco letterario? Come ho già avuto modo di dire, non importa la risposta, dal momento che ci troviamo di fronte
– a un affascinante modo di riflettere sugli accadimenti,
– a una simpaticamente ironica riflessione degli infiniti stati di probabilità circa il fluire del tempo,
– e al desiderio di scrutare e approfondire le possibili alternative a ciò che è stato… un partire, quindi, da un substrato di accadimenti, per soffermarsi sullo snodo, sul loro punto fondamentale e, poi, cambiarlo per fargli prendere una direzione anziché un’altra.Per questi motivi, di settimana in settimana si è fatto sempre più forte il convincimento che una tale lettura ha avuto ragione di procedere con entusiasmo mio e dei ragazzi, perché ogni autore, tra il serio e il faceto, ci offriva qualcosa di divertente e di veramente interessante, dal momento che elaborava contro-fatti convincenti, specialmente in una civiltà, come la nostra, che comincia a porsi delle domande su se stessa.
E poi… non è solo la novità a caratterizzare questa antologia, ma l’apporto culturale che ad essa si aggiunge, grazie all’input che a fine racconto offre la sintesi storica.
Il mio progetto prevede, a conclusione dei lavori, una creazione autonoma che gli allievi stessi presenteranno a inizio dell’anno scolastico 2009/10.
Grazie a Carlo Menzinger e a tutti i 18 autori, per avermi dato questa originalissima e interessantissima possibilità.”
 
FraAngel82:
Era la prima volta che mi confrontavo con la lettura di un’Ucronia. Non conoscevo questo genere di narrativa, ma ne avevo sentito parlare. Devo dire che l’impatto è stato dei più positivi. La cosa che più mi ha colpito leggendo il volume (dove sono raccolti testi di vari autori, differenti per stile narrativo) è stato il fatto di trovarmi di fronte a un gioco narrativo estremamente colto e intellettualmente stimolante. Si ripercorre a grandi tappe al storia dell’umanità, con ironia, ma anche con una grande conoscenza della storia, senza la quale non si potrebbero creare delle divergenze. Le ricostruzioni, infatti, sono accurate, realistiche, plausibili, finanche probabili. A volte ciò che viene cambiato è un dettaglio, ma un dettaglio significativo che muta la storia. È stato come fare un viaggio sulla macchina del tempo, divertendosi a cambiare la storia.
Ovviamente, trattandosi di antologia, ci sono racconti che mi hanno colpito di più e altri di meno, ma l’impressione globale resta molto positiva. Con due lodi particolari per i racconti che aprono e chiudono l’antologia. Il primo, breve, ma assolutamente centrato, è una stilettata di ironia, che pone subito il lettore dell’umore giusto e gli fa capire che nella lettura dovrà stare molto attento. L’idea di Dio che decide di creare l’uomo e poi ci ripensa mi ha fatto molto sorridere, anche perché non è che noi siamo proprio una delle creazioni meglio riuscite visti i danni che stiamo provocando al pianeta… quindi, chissà, forse sarebbe stata una variante interessante della storia.
E l’ultimo… l’ultimo, dal mio punto di vista, più che un’ucronia è un’utopia! Veramente spassoso e in parte consolatorio. Anche perché quasi fino alla fine non viene rivelata a pieno la divergenza e l’effetto che si viene a creare aumenta la curiosità e l’attesa.
Insomma, nel complesso, un ottimo testo! Originale e divertente. Assolutamente da leggere.”
 
Tyreal:
Gustoso. Il primo aggettivo che mi viene in mente per un’antologia del genere è un parallelo con la cucina. E come la cucina il libro propone un sacco di ingredienti diversi, lasciandosi amalgamare in una pietanza che alla fine del pasto lascia decisamente soddisfatti, anche se magari i singoli ingredienti non sono sempre eccezionali.
L’antologia meriterebbe anche e soltanto per l’attenzione ai singoli momenti storici, non sempre legati al personaggio famoso o al momento eclatante e straconosciuto, ma spesso condizione al contorno di momenti apparentemente casuali, rivelatisi poi fondamentali per la nostra storia. Letteralmente spettacolare il riscritto primo incontro di Dante con Beatrice, sottilmente geniali alcuni racconti quasi autoreferenziali del curatore, simpatica la scelta dell’ultimo brano, poetiche le visioni di chi ha scelto la propria città o il momento storico amato per dare un nuovo senso alla storia. Se dovessi trovare un difetto, forse in alcuni momenti si perde un po’ la sensazione di allostoria per manifesta ignoranza del lettore (=me) riguardo l’evento narrato, che essendo fin troppo dettagliato e settoriale non risulta "sbagliato" fin quando il curatore stesso non interviene alla fine del brano spiegando cosa accadde veramente in quel contesto; è comunque una sensazione che si verifica raramente, ed è più un limite del lettore (=sempre me) che degli autori. Consigliatissimo insomma a tutti, credo che lo adoreranno proprio gli appassionati della nostra storia, capaci di cogliere gli infiniti riferimenti infilati dagli autori.”
 
Grazie a tutti!
 
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MONDO NUOVO

IL MONDO NUOVO
 
Il mondo nuovo - Aldous HuxleyIl mondo nuovo” di Aldous Huxley è un romanzo distopico del 1932 che descrive un mondo futuro particolarmente inquietante. Questo romanzo, assieme a “1984” di Orwell è forse la più importante distopia del XX secolo. Nella lettura c’è forse qualche passaggio un po’ datato, ma nel complesso si tratta di una storia ancora estremamente attuale.
A fronte del totale pessimismo orwelliano, Huxley dipinge un mondo Aldous Huxleyall’apparenza felice, illusoriamente utopico.
Orwell nel 1948, appena uscito dall’esperienza nazista, immagina una società autoritaria e con pesanti meccanismi di controllo della popolazione e relativa repressione.
Huxley, all’alba dell’esperienza nazista, immagina un governo totalitario ma utopisticamente volto a “imporre la felicità” al popolo.
Nel “mondo nuovo” la vita di ciascuno è decisa e programmata fin dalla nascita. È stata abolita la famiglia (termini come “padre”, “madre”, “figlio” sono considerate parolacce, lo coccole materne sono viste come un’oscena perversione)  e i bambini nascono in bottiglie (anticipando la fecondazione in vitro). Ciascuno è condizionato dalla nascita alla morte mediante una serie di messaggi ripetuti in sonno (tecnica definita “ipnopedia”), mediante i quali ciascuno impara a vivere secondo le regole proprie della casta cui appartiene. Il mondo è infatti diviso in classi, dove gli Alfa e i Beta sono destinati alle attività superiori, mentre i Delta, i Gamma e gli Epsilon, vengono tarati in modo da essere volutamente “inferiori”, resi cioè appositamente imperfetti, e poi condizionati in modo da amare la propria condizione di vita e di lavoro.
Il divertimento è un dovere sociale e la felicità “condizionata” il solo stato mentale possibile. Dove l’animo vacilla, interviene una droga, il soma, priva di effetti collaterali.
È un mondo "perfetto", questo di Huxley, dove ognuno è lieto della propria condizione sociale e della propria attività, dove nessuno di preoccupa del passato e del futuro. Perfetto, sì, ma artificiale. Un mondo in cui il controllo è nelle mani di pochissimi uomini, che decidono cosa sia bene e cosa sia male.
Si potrebbe pensare che Huxley, ad un certo punto della storia, ci mostri che il meccanismo s’inceppa e il popolo si ribella e riconquista la libertà di pensare e scegliere, ma non è così.
C’è un solo  uomo, della casta superiore (gli unici capaci di un minimo di riflessione)  che comincia a chiedersi se questa felicità sia veramente ciò che vuole e c’è un Selvaggio (un uomo venuto da una sorta di riserva, in cui vi sono ancora delle persone che vivono alla vecchia maniera) che viene portato nel mondo civile e che mostra di non capirlo e di non approvarlo, ma per il resto nulla muta veramente. Il meccanismo è ormai blindato. Per l’umanità pare non ci sia più scampo da questa gioia perenne e vuota, in cui l’arte, la filosofia, la riflessione, la storia e la religione non esistono più, in questo enorme circo vacuo, dove nessuno soffre e tutti stanno comodi.
Inutile il grido del Selvaggio “Ma io non ne voglio di comodità. Io voglio Dio, voglio la infelicepoesia, voglio il pericolo reale, voglio la libertà, voglio la bontà. Voglio il peccato.”
Insomma” risponde il Governatore Mustafà Mond “voi reclamate il diritto di essere infelice.”
Ebbene sì” risponde il Selvaggio “io reclamo il diritto di essere infelice.”
Ma questo diritto nel “mondo nuovo” non esiste più. Inutile ribellarsi. Nessun tentativo di cambiare il mondo può avere successo. “La civiltà non ha assolutamente bisogno di nobiltà e di eroismo” afferma Mustafa Mond.
Il Selvaggio però non si rassegna e continua a vivere a modo suo, leggendo, citando e imitando le opere di Shakespeare, apprese da un antico libro, forse una sola delle due copie rimaste (l’altra la possiede il Governatore supremo), poiché Shakespeare come tutti gli autori passati è ora proibito e le sue parole appassionate riescono solo a confondere e sconvolgere l’oggetto della sua passione. L’amore, infatti, non esiste più, c’è solo il sesso, praticato liberamente da tutti con chiunque voglia, fin da bambini, e la vita di coppia è guardata con profondo orrore.
 
Per quanto sia un mondo ancora assai diverso dal nostro, questo inizio del XXI secolo ricorda forse di più il mondo nuovo, che non l’inizio del secolo scorso per molti aspetti.
Nel “mondo nuovo”, per controllare meglio la popolazione questa viene resa il più possibile omogenea (anche mediante la manipolazione genetica), nel nostro tempo la globalizzazione ci porta ad agire e pensare tutti allo stesso modo, ad avere gli stessi desideri e a consumare gli stessi prodotti in ogni angolo del globo.
Nel mondo nuovo si inventano sempre giochi nuovi e nuovi divertimenti per distrarre le persone e nel nostro tempo… non è forse ormai lo stesso?
Nel capitolo 3 si legge una frase illuminante “Vi rendete conto della pazzia che rappresenta il permettere alla gente di fare dei giochi complicati che non aiutino in alcun modo il consumo?” Il divertimento serve non solo a distrarre e intrattenere la gente ma anche a far funzionare l’industria medesima.
Nel mondo nuovo la famiglia è considerata un’orrenda bizzaria animalesca, retaggio di un passato dimenticato, nel nostro mondo la famiglia si sta riducendo a piccoli nuclei nevrotici, emotivamente insufficienti a loro stessi.
Nel “mondo nuovo” tutti sono condizionati dai messaggi ipnopedici notturni, nel nostro tempo siamo condizionati dalla televisione e dalla pubblicità, che incessantemente ci ripetono i soliti concetti, le solite affermazioni, fino a farci credere che siano la verità.
Nel romanzo la genetica non è particolarmente evoluta a livello tecnico (il nostro presente è forse più avanti) ma è utilizzata in modo sistematico per creare gruppi di cloni (la tecnica immaginata è un’altra ma il risultato similare), esseri tutti con le medesime caratteristiche e quindi più armonici per lavorare assieme e meglio controllabili. Oggi si discute sull’eticità della manipolazione genetica e saremmo in grado di fare già molto di più dei Selezionatori del libro. Ci si chiede per quanto tempo reggerà il fragile argine che pone limiti alla tecnica e se saremo in grado di usare questa preziosa scienza per il bene dell’umanità e del pianeta e non per il controllo politico e il potere di pochi.
 
RITORNO AL MONDO NUOVO
 
Nell’edizione Mondadori de “Il mondo nuovo” che ho letto, il romanzo è stampato assieme a “Ritorno al mondo nuovo”. Non si tratta del seguito del romanzo ma di un saggio scritto dallo stesso Huxley nel 1958, a proposito della sua opera.
Interessante è l’analisi che ne fa a distanza di ventisette anni e una Guerra Mondiale. Siamo ormai in clima da Guerra Fredda, ci sono state le esperienze di Hitler, Mussolini, Stalin, Mao e le tecniche anticipate nel 1932 si sono sviluppate. Huxley vi affronta vari argomenti che erano alla base del romanzo.
Innanzitutto illustra come, secondo lui, la sovrappopolazione ci spingerà inevitabilmente verso un mondo soggetto a forti controlli centrali, per effetto della scarsità delle risorse e della necessità di gestire masse esorbitanti. Vede poi incombente il rischio che Silvio Berlusconi - Imprenditore al Governola Grande Impresa si intrometta nel governo della popolazione. Immagina che il totalitarismo possa dunque avere due facce, da una parte quella del Grande Governo, sui modelli nazista, stalinista o maoista, e dall’altra un mondo dominato dalle multinazionali o, come scrive lui, dalla Grande Impresa e non si può non pensare subito all’influenza delle società petrolifere sul governo del medioriente e persino degli Stati Uniti o all’attuale esperienza italiana, anche se lui non faceva alcun accenno ad una Grande Impresa che oltre al potere economico e politico disponesse addirittura anche di quello mediatico. Sotto il controllo dello Stato o dell’Impresa egli osserva che “radio e giornali continueranno a parlare di democrazia e di libertà, ma quelle due parole non avranno più senso.”
L’autore esamina poi le tecniche della propaganda, mostrando come questa si stesse già allora affinando e ne anticipa i recenti sviluppi, che sono sotto i nostri occhi.
Consiglia anche, utopisticamente, “ una legislazione che impedisca ai candidati politici di spendere oltre una determinata somma per le campagne elettorali e proibisca il ricorso alla propaganda di tipo antirazionale, vanificando l’intero processo democratico.”
Quale pubblicitario, commerciale o di partito, penserebbe mai al giorno d’oggi di fare una campagna che non sia emozionale piuttosto che razionale?
HitlerUn po’ meno attuali appaiono il capitolo sulle tecniche di lavaggio dei cervelli (tipici di uno stato violento e tirannico) e sulla persuasione chimica mediante l’uso di droghe.
Interessante l’analisi delle tecniche di persuasione hitleriane. Già il fuhrer aveva chiaro il concetto, ben noto al del marketing moderno, che “solo la ripetizione costante riuscirà alla fine ad imprimere un concetto nella memoria della folla”. Solo gli intellettuali paiono refrattari a questa insistenza e non si lasciano controllare e irreggimentare, infatti per Hitlergli intellettuali si sbandano a destra e a manca, come galline sull’aia. Con loro non si può far storia; non possono servire come componenti di una comunità.”
 
Dunque si tratta, nel complesso di un volume che, in questi nostri tempi, faremmo bene a leggere tutti, se non altro per riflettere su quanto di quello che è stato previsto da Huxley sia già nel nostro mondo e quanto si stia per realizzare.
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