Archive for luglio 2014

L’IMPOSSIBILE IMPRESA DI FARE UN ELENCO DI LIBRI PREFERITI

Ovvero la differenza tra libri e frutta

 

D’estate ci si lascia andare un po’ di più a pensieri oziosi. Mentre camminavo, mi chiedevo quale fosse il mio frutto preferito, da lì sono passato a stilarne una sorta di peraclassifica. Mi sono quindi chiesto cosa ne potessi fare? Pubblicarla su Facebook o sul blog? Il mio blog si occupa di libri, dunque mi è parso poco coerente oltre che, genericamente, inutile pubblicarla lì. Farlo su Facebook mi è parso, alla pari, quanto meno idiota. Mi sono però detto che avrei, invece potuto predisporre una lista di romanzi. Anche una simile lista è piuttosto fine a se stessa e di scarso interesse per i frequentatori dei social network, anche se non ne mancano esempi in giro.

Ho però cominciato a ragionare su come farla e pensato che forse di (leggermente) maggior interesse potrebbe essere una riflessione sul metodo per arrivare a una simile classifica.

Apparentemente scrivere le due liste (i frutti e i libri preferiti) sembrerebbe comportare un processo simile, ma ritengo che non sia così.

Se voglio indicare i miei frutti preferiti, posso agevolmente farlo con riferimento a un momento temporale preciso, per esempio (è sicuramente la scelta più facile) a oggi.

Sebbene per alcuni frutti siano passati mesi dall’ultima volta che li ho mangiati, ho ben chiaro quali siano i loro sapori e le sensazioni che ho provato. Di ciascuno, nel tempo, ho potuto provare diversi esemplari. Da ciascuna degustazione, ho tratto una percezione e un concetto preciso del singolo frutto (potremmo quasi dire “l’idea platonica del frutto”). È cioè facile risalire dalle particolari esperienze del passato a un’idea generale che posso ritenere attuale. Presumibilmente da bambino amavo frutti diversi da oggi, ma, a mia memoria, non ci sono state grosse variazioni.

Posso allora stilare la seguente lista, riportando tra parentesi una veloce motivazione:

1-      pere (amo soprattutto quelle succose, ma sono quasi sempre buone);

2-      mele (difficile trovarne una cattiva, ma quelle buone sono inferiori a una buona pera);

3-      banane (non ne mangerei in continuazione):

4-      manghi (sapore un po’ particolare e scomodi da mangiare);

5-      albicocche (devono essere mature);

6-      susine (se sono dure, non le sopporto);

7-      uva (peccato per i semi);

8-      ciliegie (purché non siano sfatte);

9-      ananas (purché non sia aspro);

10-   fragole (senza zucchero, spesso, non le riesco a mangiare).

libro anticoMi fermo ai primi dieci. Chiaramente non ho considerato frutti esotici non commercializzati che non conosco, ma se mi limito all’insieme dei frutti che comunemente si trovano in circolazione, predisporre l’elenco è piuttosto semplice. Ho dato la preferenza a frutta che consumo senza alcun trattamento. Le fragole sono finite a fondo lista, per esempio, perché mi piacciono con zucchero e panna, assai meno senza. Le pesche le tollero solo con aggiunta di zucchero. Lo stesso i mirtilli. Dunque non sono in lista. Anche gli elementi per decidere la posizione in classifica sono pochi e chiari (dolcezza, morbidezza, succosità, consistenza, asprezza, comodità).

Con i libri è tutto un altro discorso. Innanzitutto sono del tutto consapevole di avere una conoscenza limitatissima di tutti i libri pubblicati.

Solo su anobii sono censiti milioni di libri. Non è possibile neanche lontanamente ricordare o conoscere i nomi di tutti gli autori che abbiano pubblicato qualcosa. Anche per la frutta posso dire che ci sono in natura frutti che non consideriamo neppure, ma posso fidarmi abbastanza dell’esperienza delle generazioni che mi hanno preceduto e del fatto che la frutta commestibile e divenuta tale per effetto di opera di selezione umana. Posso dare per scontato che la frutta non consumata abitualmente sia meno buona dell’altra. Le eccezioni ritengo siano davvero limitate o, più probabilmente inesistenti. La mia selezione riguarda dunque quasi per intero l’universo “frutta commestibile commercializzata”.

Con i libri non è affatto così. Posso accedere a milioni di titoli. L’universo “libri leggibili commercializzati” è sterminato e inconoscibile per un singolo lettore. Non posso limitarmi a leggere i titoli consigliati da qualcuno, sia questo il comitato che assegna il Premio Nobel (ho letto pessimi romanzi di autoripremiati), la scuola italiana o di un’altra nazione, la critica letteraria (quali critici?), gli amici, i social network. Comunque sia, sono certo che non verranno considerati titoli ottimi e saranno invece suggeriti titoli che non apprezzerò come mi sarei potuto aspettare fidandomi del consiglio di lettura.

Come posso fare la mia lista? Chiaramente dovrò avere l’onesta di dire: “questi sono i libri che mi sono piaciuti di più, tra quelli che ho letto”, analogamente a quanto faccio per la frutta, ma mentre il campione di frutta da me esaminato in cinquant’anni di vita lo considero esaustivo, pur essendo un “grande lettore” (leggendo circa un libro a settimana), nella mia vita ho letto solo una parte infinitesimale della produzione letteraria mondiale e persino di quella nazionale. Non so quanti libri ho letto, ma posso fare una stima (per eccesso), immaginando di aver letto circa 50 libri all’anno per 43 anni (dal mio settimo anno al mio cinquantesimo). La semplice moltiplicazione mi dà 2.150 libri. Immaginiamo di considerare solo 1 milione di libri “importanti” (stima decisamente modesta): vuol dire che ne ho letti appena lo 0,215%! E tra questi ci sono molti libri “inessenziali” e senza alcuna speranza di finire in classifica.

Le differenze tra libri e frutta non finiscono qui.

Il problema con i libri, è che la mia valutazione dipende da numerosissimi fattori. Diciamo che, in linea di massima, mi aspetto che un libro eccella, almeno come trama, personaggi, stile, originalità generale, sensazioni trasmesse, struttura, ambientazione, spettacolarità, suspance, avventura, linguaggio e che abbia, magari, anche alcuni elementi che gli danno sostanza come magia, amicizia, amore, competizione, conflitto, ritualità, crescita, morte (insomma quelli che ho chiamato gli “ingredienti magici” commentando i romanzi di Harry Potter).

La mia valutazione di ciascuno di questi elementi differisce di anno in anno, se non di momento in momento.

Leggere un libro in un giorno o in un altro mi dà diverse sensazioni. Se leggo un bel romanzo di un autore mai letto prima, posso esserne affascinato, ma quando poi ne leggo un secondo, sebbene esattamente pari al primo, le mie sensazioni sono molto meno favorevoli, anche se i pregi dei due libri sono gli stessi. Questo perché la nuova lettura non ha aggiunta nulla alla prima. Dunque valuterò meno il secondo romanzo. Il giudizio avrebbe potuto essere invertito se la lettura fosse avvenuta in ordine inverso. Due autori che mi hanno dato questa sensazione sono Dan Brown e Joe R. Lansdale. Leggere “Il codice Da Vinci” mi è piaciuto molto. Ripetere l’esperienza con “Angeli e Demoni” ha rinnovato il piacere (con in più un’ambientazione in luoghi a me ben noti che mi incuriosiva). La lettura de “Il simbolo perduto” mi ha dato una sensazione di inutilità, ripetendosi esattamente gli stessi schemi. Al punto che ancora non oso leggere “Inferno”, sebbene l’ambientazione fiorentina mi stimoli. Ritengo che se avessi letto i tre libri in ordine inverso, sarei stato deluso da “Il Codice Da Vinci” almeno quanto lo sono stato da “Il simbolo perduto”.

Indubbiamente poi si attraversano nella vita diverse fasi, in ciascuna delle quali amiamo di più o di meno certi libri. Nel fare questo elenco dobbiamo tenere conto solo dei nostri gusti attuali?

Se da bambino amavo Emilio Salgari, da ragazzino Isaac Asimov, da adolescente Herman Hesse e Milan Kundera li dovrei porre ai primi posti del mio elenco o, considerando che oggi non li considero così interessanti come allora, dovrei escluderli? Per poter valutare una lettura del passato dovrei rifarla oggi, ma questo è difficile, avendo ancora migliaia, se  non milioni di libri mai letti da esplorare. Non posso ricominciare da capo solo per fare una graduatoria. Di recente sto rileggendo i cicli di Isaac Asimov e, chiaramente, le sensazioni sono ben diverse da quelle di 30-40 anni fa, sia perché sono cambiato io, sia perché sono cambiate la letteratura e il mondo.

Come conciliare dunque i gusti degli infiniti Carlo Menzinger che si sono succeduti negli ultimi cinquant’anni? Una soluzione potrebbe essere quella di concentrarsi solo su autori e romanzi che oggi mi danno le sensazioni più positive. Un’altra potrebbe essere di ponderare di più le letture recenti, ma non escludere quelle vecchie. Un’ulteriore soluzione potrebbe essere di cercare di dare pari peso alle letture più amate, cercando di ricordare quali siano stati i libri che mi sono di volta in volta piaciuti di più. Nessuno degli elenchi che potrei ottenere con questi metodi sarebbe soddisfacente, perché sarei consapevole della sua imperfezione. C’è poi il limite della memoria. Riuscirei a ricordarmi veramente tutte le sensazioni positive e negative lasciatemi da tutti i libri che ho letto e confrontarle tra loro?

Insomma, se una lista di frutta può essere fatta e, ugualmente lascia insoddisfatti, perché sappiamo di aver escluso forse ingiustamente, per esempio noci e castagne, una lista dei libri preferiti è pressoché impossibile da fare in modo soddisfacente.

Eppure a un lettore e a un autore tocca spesso dover rispondere all’apparente banale (ma insidiosissima) domanda: quali sono i tuoi libri preferiti? Occorre dunque trovare un compromesso.

 

Proviamo allora a costruire assieme un possibile elenco.

Ultimamente ho segnalato sul mio blog i libri migliori tra quelli letti nell’anno.

 

Per il 2013 avevo segnalato:

1)      Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve

2)      Il giardino segreto

3)      Il vecchio e il mare

4)      Il signore delle mosche

5)      Caino

6)      Middlesex

7)      Le vergini suicide

8)      Lo scudo di Talos

9)      Il complotto contro l’America

10)  Intervista con il vampiro

11)  Il seggio vacante

12)  David Copperfield

13)  La cattedrale del mare

 

Per il 2012, in ordine sparso, citavo come migliori letture:

 

Per il 2011 scrivevo:

“Al primo posto segnalerei La Strada di McCarthy, il miglior libro tra quelli letti quest’anno e forse anche in passato. In classifica lo farei seguire subito da altri romanzi di qualità, come Trilogia della città di K., La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempoCecitàNon Lasciarmi e Io sono Leggenda.

Appena un gradino più sotto segnalarei ItL’indagine del Tenente GregoryLa solitudine dei numeri primi, Esercizi di stileMille e una luna, L’uomo greco, Il ProfetaIl Trono di Spade, Uomini che odiano le Donne, Alexandros, Io sono Dio e Accabadora.

Tra gli esordienti mi hanno colpito soprattutto Massimiliano PrandiniSilvio Donà Alessandro Bastasi.”

 

Per gli anni precedenti non ho classifiche ma ho gli elenchi dei libri letti e ricostruirei così quella del 2010:

1-      Il donatore – Lois Lowry – Giunti

2-      It – Stephen King – Sperling & Kupfer (letto nel 2010 e finito all’inizio del 2011)

3-      Incubi – Dean R. Koontz – Sperling & Kupfer

4-      Amabili resti – Alice Sebold – e/o

 

E così il 2009:

1-      Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

2-      L’Alchimista – Paul Coelho

3-      Solaris – Stanislaw Lem

4-      La fine dell’eternità – Isaac Asimov

E il 2008:

1-      Harry Potter e i doni della Morte – Joanne K. Rowling – Edizioni Salani

2-      Finzioni – Jorge Luis Borge –Einaudi

3-      Il Libro degli Yilané – Harry Harrison – Editrice Nord.

4-      La steppa – Anton Cechov – La Nuova Italia

5-      Il mondo nuovo – Aldous Huxley – Oscar Mondadori

6-      Roma Eterna – Robert Silverberg

7-      Il cacciatore di aquiloni – Khaled Hosseini – Piemme

 

L’ultimo anno per il quale ho un censimento sistematico delle letture è il 2007, ne estrarrei i seguenti titoli:

1-      Come dio comanda – Niccolò Ammaniti

2-      L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafón – Mondadori

3-      Lolita – Vladimir Nabokov – La Biblioteca di Repubblica

4-      I pilastri della terra – Ken Follett – Oscar Mondadori.

5-      Fuori da un evidente destino – Giorgio Faletti – Baldini, Castaldi Dalai Editore

6-      Lo strano caso del cane ucciso a mezzanotte – Mark Haddon – Einaudi

7-      Harry Potter e il Principe Mezzosangue – J. K. Rowling – Salani Editore

8-      La verità del ghiaccio – Dan Brown – Mondadori

9-      Do androids dream of electric ship – Philip K. Dick – Ballantine Books

10-   Imperium – Robert Harris – Arrow Books

 

Per questi primi sei mesi del 2014 segnalerei, più o meno alla pari, ma in ordine sparso:

–          La chiamata dei tre di Stephen King

–          Terre desolate di Stephen King

–          Acqua buia di Joe R. Lansdale

–          Cielo di sabbia di Joe R. Lansdale

–          Norwegian Wood – Tokyo Blues di Haruki Murakami

 

Vediamo allora di fare una classifica delle letture dal 2007 a fine giugno 2014. Alcuni libri appartengono a dei cicli che costituiscono di fatto una storia unitaria, accorperei dunque i sette romanzi della Rowlings su Harry Potter e il ciclo della Torre Nera di King.

 

1-      La Strada – Cormac McCarthy

2-      Harry Potter (ciclo) – Joanne K. Rowling

3-      La Torre Nera (ciclo) – Stephen King

4-      Il Supplizio del Legno di Sandalo – Mo Yan

5-      Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

6-      Kafka sulla Spiaggia – Haruki Murakami

7-      Armi, Acciaio e Malattie – Jared Diamond

8-      Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve – Jonas Jonasson

9-      La moglie dell’uomo che viaggiava nel tempo – Audrey Niffenegger

10-    Se Niente Importa – Jonathan Safran Foer

11-   Trilogia della città di K. – Agota Kristof

12-   22/11/’63 – Stephen King

13-    Finzioni – Jorge Luis Borges

14-   Il vecchio e il mare – Hernest Hemingway

15-   It – Stephen King

16-   Cecità – José Saramago

17-   Che ne è stato di Te, Buzz Aldrin? – Johan Hasrtad

18-   Io sono Leggenda – Richard Matheson

19-   L’Alchimista – Paul Coelho

20-   Il donatore – Lois Lowry

21-   Il Libro degli Yilané – Harry Harrison

22-   L’ombra del vento – Carlos Ruiz Zafón

23-   Non Lasciarmi – Kazuo Ishiguro

24-   Il giardino segreto – Francis Hodgson Burnett

25-    Lolita – Vladimir Nabokov

26-   Solaris – Stanislaw Lem

27-   Caino – José Saramago

28-   Cielo di sabbia – Joe R. Lansdale

29-   I pilastri della terra – Ken Follett

30-   La fine dell’eternità – Isaac Asimov

31-   Il signore delle mosche – William Golding

 

Un simile elenco, per quanto impreciso, rappresenta però un quadro abbastanza corretto delle letture più interessanti che ho fatto negli ultimi anni. Indubbiamente, però lascia fuori moltissimi libri che ho letto negli anni precedenti. Mi parrebbe ingiusto tralasciare tanti titoli che hanno avuto un discreto peso nella mia formazione. Per aggiungerli alla classifica, dovrei però affidarmi solo alla memoria. Penso, innanzitutto, a tutte le letture fatte da bambino (già allora leggevo molto, forse persino un libro al giorno). E cosa dire dei fumetti?

Alla classifica andrebbero dunque aggiunti almeno i seguenti (in ordine sparso):

–          Il lupo della steppa – Herman Hesse

–          L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

–          I Pirati della Malesia (ciclo) – Emilio Salgari

–          I Corsari delle Bermude (ciclo) – Emilio Salgari

–          I Viaggi Straordinari (ciclo) – Jules Verne

–          Cento anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

–          Così parlò Zarathustra – Friedrich Nietzsche

–          Uno, nessuno e centomila – Luigi Pirandello

–          Il castello – Franz Kafka

–          La metamorfosi – Franz Kafka

–          L’interpretazione dei sogni – Sigmund Freud

–          Il ritratto di Dorian Gray – Oscar Wilde

–          Doctor Faustus – Thomas Mann

–          Memorie di un cacciatore – Ivan Turgenev

–          Sogno di una notte di mezza estate – William Shakespeare

–          Candide – Voltaire

–          Il principe – Niccolò Macchiavelli

–          Le tragedie – Sofocle

–          Odissea – Omero

–          Iliade – Omero

–          Guerra e Pace – Lev Tolstoj

–          Il maestro e Margherita – Michail Afanas’evič Bulgakov

–          Cuore di cane – Michail Afanas’evič Bulgakov

–          Il processo – Franz Kafka

–          L’arte di amare- Erich Fromm

–          Ipotesi su Gesù – Vittorio Messori

–          Il complesso dell’imperatore- Carolus L. Cergoly

–          I figli della terra (ciclo) – Jean M. Auel

–          La collina dei conigli – Richard Adams

–          I nostri antenati (ciclo) – Italo Calvino

–          Il deserto dei tartari – Dino Buzzati

–          I cicli Robot, Impero e Fondazione (cicli) – Isaac Asimov

–          Il nome della Rosa – Umbero Eco

–          Il codice Da Vinci – Dan Brown

–          Narciso e Boccadoro – Herman Hesse

–          Siddharta – Herman Hesse

–          Ti con Zero – Italo Calvino

–          1984 – George Orwell

–          La fattoria degli animali – George Orwell

–          Il piccolo principe – Antoine de Saint- Exupéry

–          Vita e avventure di Robinson Crusoe – Daniel Defoe

–          La peste – Albert Camus

–          Il male oscuro – Giuseppe Berto

–          Il popolo dell’autunno – Ray Bradbury

–          Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll

–          Il pianeta delle scimmie – Pierre Boulle

–          Trilogia di Topolino – Walt Disney

–          Viaggio allucinante – Isaac Asimov

–          Oblomov – Ivan Goncharov

–          Avere o essere – Erich Fromm

–          Ulisse – James Joyce

–          Moby Dick – Herman Melville

–          Al Dio sconosciuto – John Steinbeck

–          Furore – John Steinbeck

–          Visioni – William Blake

–          O Capitano! Mio capitano! – Walt Whitman

–          La Divina Commedia – Dante Alighieri

–          Paradiso Perduto – John Milton

–          La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl

–          La collina dei conigli – Richard Adams

–          I fiori del male – Charles Baudelaire

–          Il gabbiano Jonathan Livingstone – Richard Bach

–          I viaggi di Gulliver – Jonathan Swift

–          Orlando – Virginia Wolf

 

Sicuramente ne ho dimenticati molti importanti (per me). Volutamente non ho riportato alcuni titoli che mi stanno ancora più a cuore: quelli che ho scritto io. Se avessi inserito in lista almeno questi:

–          Il Colombo divergente – Carlo Menzinger

–          Giovanna e l’angelo – Carlo Menzinger

–          La bambina dei sogni – Carlo Menzinger

considerato il numero di volte che li ho letti e la rispondenza ai miei gusti, dovrebbero di sicuro occupare le primissime posizioni.

 

Mescolare le due liste (quella del passato più antico e quella delle ultime letture) non sarebbe corretto, ma in conclusione di questa lunga riflessione, vorrei almeno tirar fuori una lista di libri (che sono stati) fondamentali per me. Quello che cercherò di fare è di immedesimarmi nell’epoca in cui li ho letti. Darò dunque pari peso alle letture infantili, giovanili e dell’epoca adulta. Questo porterà la lista a essere sbilanciata dal peso delle opere lette nei primi anni, quando l’emozione della lettura era ancora intatta e più forte.

 

1-      I pirati della Malesia (ciclo) – Emilio SalgariFoto: seguiteci su www.caffeinamagazine.it

2-      I viaggi straordinari (ciclo) – Jules Verne

3-      Alice nel paese delle meraviglie – Lewis Carroll

4-      I viaggi di Gulliver – Jonathan Swift

5-      Iliade e Odissea – Omero

6-      Trilogia di Topolino – Walt Disney

7-      Harry Potter (ciclo) – Joanne K. Rowling

8-      Cento anni di solitudine – Gabriel Garcia Marquez

9-      Vita e avventure di Robinson Crusoe – Daniel Defoe

10-   Il lupo della steppa – Herman Hesse

11-   L’insostenibile leggerezza dell’essere – Milan Kundera

12-   Il maestro e Margherita – Michail Afanas’evič Bulgakov

13-   La metamorfosi – Franz Kafka

14-   Gli antenati (ciclo) – Italo Calvino

15-   Il deserto dei tartari – Dino Buzzati

16-   La strada – Cormac McCarthy

17-   Robot, Impero e Fondazione (cicli) – Isaac Asimov

18-   Il Vangelo secondo Gesù Cristo – Josè Saramago

19-   Il piccolo principe – Antoine de Saint- Exupéry

20-   1984 – George Orwell

21-   La fabbrica di cioccolato – Roald Dahl

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UCRONICO, MA NON SOLO – Intervista su FIORIENTINOISIAM

Chiara Sardelli mi ha intervistato per FIORENTINOISIAM.

Ecco il testo che sarà presto pubblicato:

 

Prima di tutto ti ringrazio per avere accettato di essere ospitato su questo Blog. 

 

Carlo Menzinger di Preussenthal

Carlo Menzinger di Preussenthal

Grazie a te e a chi leggerà queste righe. È passato qualche mese dall’ultima volta che ho rilasciato un’intervista e mi fa piacere poter ricapitolare alcune cose con voi.


1 ) Vuoi presentarti agli amici di “Ospiti, Gente che viene, Gente che torna“? 

 

Chi sono? Il modo in cui ci si presenta dipende sempre molto dal contesto in cui questo ci viene richiesto.

È difficile definirsi con un’etichetta. Dovrei forse solo dire: sono un uomo. Intendendo con questo che sono un padre, un marito, un figlio, uno che lavora, sogna e spera. Non è questa però la risposta che ci si attende.

Quando qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita e immagino si aspetti una risposta sintetica mi limito a dire che sono un bancario, però lo faccio sempre con un lieve disagio, perché mi riconosco poco in questa definizione. Anche dal punto di vista lavorativo, la mia attività ricorda ben poco quella del tipico bancario. Lavoro, infatti, nella finanza strutturata e, attualmente, mi occupo di project financing. Purtroppo, molti non sanno che cosa questo voglia dire. Se mi viene chiesto, rispondo che ci occupiamo della gestione di contratti molto complessi per il finanziamento di infrastrutture come autostrade, ospedali, metropolitane o impianti per la produzione di energia.

Potrei entrare in maggiori dettagli, ma su questo blog si parla di libri e quindi la mia risposta dovrebbe essere “sono uno scrittore” o, forse, con maggior precisione “sono un romanziere”, dato che, sebbene io abbia scritto e pubblicato anche poesie e racconti, mi riconosco soprattutto nelle opere di maggior respiro. Sono davvero uno scrittore? Forse no, dato che per vivere faccio il bancario e scrivere per me è solo un hobby, quindi è una risposta che di solito non do.

Come romanziere, vengo spesso identificato come un autore ucronico, genere ora forse un po’ più noto che in passato, ma tuttora abbastanza sconosciuto al grande pubblico. Per ucronia, in letteratura, si intende la narrazione di eventi diversi da quelli realmente avvenuti, la Storia scritta con i “se” e, magari anche con i “ma”. Per fare degli esempi concreti, voglio citare alcuni dei miei romanzi. “Il Colombo divergente” ci parla del viaggio del navigatore genovese oltre l’oceano, ma, diversamente, da quanto ci insegna la Storia, lo vediamo incapace di riferire le proprie scoperte in Europa, con conseguenze enormi per la Storia mondiale. “Giovanna e l’angelo” ci mostra Giovanna D’Arco che sul rogo sogna di sopravvivere a se stessa e di riconquistare la Francia. “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” è una miscela di ucronia e fantascienza, con il protagonista che viaggia nel tempo fino alla preistoria, dove incontrerà una razza evolutasi dai velociraptor fino alla civiltà. In tutti questi casi, la Storia (o addirittura l’evoluzione) diverge dal suo percorso reale e ne esploriamo le conseguenze.

Non ho scritto però solo ucronie, ma anche thriller come “La Bambina dei sogni” o “Ansia assassina”. Molti sono comunque i generi letterari che vorrei esplorare e affrontare.


2) Su Anobii hai attivato diversi gruppi (per esempio “Web-editing”, “Mitologia cristiana” e “Ucronie”). Sei anche presente mettendo a disposizione i tuoi libri in catena di lettura nel Gruppo “Due chiacchiere con gli autori”. Che cosa hai ricavato da queste esperienze? 

 

Nel bene e nel male, credo di essere un autore “internet”. Il mio primo romanzo fu selezionato dall’editore a seguito della votazione dei lettori in rete. Alcuni lavori li ho realizzati con altri autori incontrandoci nel web, altri, grazie a esperienze come quella del “Web-editing”, che ho portato avanti in anobii nel Gruppo che citavi (ma anche su wordpress, facebook e altrove), li ho sottoposti a lettura e revisione preventiva da parte dei lettori in rete prima di arrivare alla pubblicazione e anche dopo, predisponendo le edizioni successive.

Preso atto, purtroppo, che i piccoli editori non sono in grado di fare del buon editing ai testi dei propri autori, ho voluto cercare delle soluzioni. Ho così tentato un processo che mi piace chiamare “web-editing”, mettendo i miei romanzi a disposizione per la lettura gratuita in rete e pregando chi mi legge di segnalare tutto ciò che non ama o che trova sbagliato nel testo. Per il romanzo “La bambina dei sogni” ho così ottenuto molte decine di lettori che si sono espressi, a volte con precisione che arrivava al dettaglio di correggere ogni singolo paragrafo. Sono rimasto arbitro dei loro suggerimenti e ultimo responsabile del romanzo così prodotto, ma ho potuto ridurre moltissimo la presenza di piccoli errori e refusi e anche avere alcuni suggerimenti interessanti a livello di costruzione della storia.

Finito questo lavoro, ho realizzato un e-book che tuttora si può leggere gratuitamente scaricandolo dal mio sito www.menzinger.too.it . La cosa non è finita lì, perché, tenendo conto dei numerosi commenti ricevuti in rete, molti su anobii, ho curato le edizioni successive.

Ho poi ripetuto l’esperienza con il romanzo “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”.

Non penso di poter guadagnare con i miei libri, quindi oltre a distribuire gratuitamente gli e-book, su anobii è possibile prenderli in prestito in edizione cartacea. Seguo questo metodo da anni, con grande soddisfazione, perché mi permette di entrare in contatto diretto con i lettori, di confrontarmi con loro, di capire le emozioni che sono stato in grado o meno di suscitare.

Non credo nello scrittore chiuso in se stesso. Credo che la scrittura sia un atto collettivo. Già con la semplice lettura compiamo un atto creativo. Ogni lettore, con la propria fantasia, leggendo, interpreta a modo suo il romanzo. Anche se l’autore scrive da solo, i libri li scrive sempre con il lettore. È importante la fantasia di entrambi. Lo scrittore è il demiurgo che la suscita nel lettore. Questo avviene sempre. Se in aggiunta a ciò può esserci anche un dialogo tra i due, l’opera non può che giovarsene.
3) Recentemente alcuni istituti superiori sul territorio fiorentino ti hanno invitato a presentare agli studenti un genere letterario, l’ucronia, che è centrale nella tua produzione. I giovani come hanno accolto quest’iniziativa? A quali temi o strategie narrative ti sono sembrati più interessati? 

 

Ho scoperto solo dopo aver pubblicato il mio romanzo ucronico “Il Colombo divergente” che questo poteva far parte del genere letterario definito “ucronia”. Da allora ho capito sempre più che l’ucronia ha un enorme potenziale narrativo.

La fantascienza classica sembra aver esaurito la sua linfa con la fine del grande sogno della conquista dello spazio. I viaggi interstellari non sembrano alla nostra portata e quelli interplanetari serviranno a portarci solo su mondi sterili.

Il fantasy appare limitato dalle sue stesse ambientazioni e personaggi.

In letteratura abbiamo bisogno di nuovi spazi per liberare la fantasia.

Riscrivere la storia, secondo me, può essere lo spazio in cui muoversi. Immaginare evoluzioni alternative può essere la vera alternativa alle storie di alieni e al fantasy.

L’ucronia può insegnarci che ogni minimo gesto può portare a sviluppi diversi della storia. Questo ci fa capire l’importanza di ciascuno di noi. Se ciascuno di noi può mutare il futuro di tutti, ciascuno di noi è importante. C’è, insomma, nell’ucronia anche una morale importante.

L’ucronia può farci sognare che le cose avrebbero potuto andare diversamente. L’ucronia è la storia sognata. Non necessariamente utopia, non necessariamente distopia. I mondi alternativi, quelli che chiamo “universi divergenti” possono essere per certi aspetti migliori del nostro, ma per altri peggiori.

L’ucronia è più equilibrata e razionale dell’utopia e della distopia, ma non per questo meno fantasiosa.

Ho dunque deciso di fare il possibile, nel mio piccolo, per far conoscere questo genere. Ho organizzato quelle che chiamavo “serate ucroniche” per parlarne, realizzato, assieme ad altri diciassette autori l’antologia “Ucronie per il terzo millennio” e, come dicevi, incontrato alcuni studenti nelle scuole.

Credo, infatti, che siano i giovani i più sensibili alle potenzialità della fantasia, al sogno di creare nuovi mondi. Sono i giovani quelli che ancora si interrogano sui perché.

L’ucronia ci aiuta a dare una risposta ai perché. Se immagino un mondo diverso, devo capire perché è cambiato, perché non è come quello in cui viviamo. Specularmente capisco meglio perché il nostro e così e non è diverso.

C’è un fortissimo interesse educativo in questo. Per ogni fascia di età.

La serie su “Jacopo Flammer”, pensata per i bambini, è stata letta con soddisfazione nelle scuole elementari, creando grande curiosità negli scolari, come le storie più mature dell’antologia o dei romanzi che citavo creano curiosità negli adolescenti e negli adulti.

Nei miei romanzi, del resto, non c’è solo speculazione storica, ma ci sono vita e avventura. Sono storie di personaggi con un loro spessore, che si potrebbero incontrare anche in romanzi non ucronici.


4) Per come ti conosco, sei un convinto assertore che la fantasia e l’immaginazione siano fondamentali per l’ispirazione a scrivere. Quali autori hanno influito di più sul tuo immaginario? Quali autori più di recente ti hanno interessato e stimolato ad approfondire temi a te cari? 

 

Oscar Wilde e Carlo Menzinger a Londra

Hai perfettamente ragione! Quando leggo un romanzo, la prima cosa che mi affascina è la creatività, la fantasia, la capacità di raccontare qualcosa che non sia il quotidiano. Non mi interessano i diari delle casalinghe o degli impiegati. È letteratura anche quella, per carità, ma per i miei gusti, manca di qualcosa di fondamentale. Creare nuovi mondi, far sognare: è questo l’importante. Si può farlo anche parlando del passato o di paesi lontani.

Prima parlavo dei limiti del fantasy. Autori come Tolkien e Lewis hanno avuto la capacità di creare mondi immaginari, ma oggi ci si limita spesso a imitarli. La Rowlings, con Harry Potter, ha saputo andare oltre, mescolando il mondo reale della sua Inghilterra con quello fantasioso di maghi ed elfi. I suoi romanzi non sono semplici storie per ragazzi. Hanno avuto meritatamente il loro colossale successo perché sono storie che contengono molti degli elementi necessari a dare consistenza a un romanzo: trama, struttura, ambientazione, magia, mondi paralleli, linguaggio nuovo, amicizia, crescita, lotta tra bene e male ma anche con piccoli nemici, spettacolarità, competizione, suspance, paura, morte, avventura. In quanti romanzi ritroviamo tutto ciò? Esaminate le vostre letture e vedrete che sono ben pochi!

 

Parrà strano, visto quanto sono diversi da me, ma se devo citare autori che hanno ispirato i miei precedenti romanzi, potrei dire “Il nome della rosa” di Umberto Eco per “Il Colombo divergente”, “Orlando” di Virginia Wolf per “Giovanna e l’angelo”, il “Libro degli Ylané” per “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, ma dietro ciascuno di questi c’è tutta una lunga bibliografia di romanzi e saggi.

Le mie letture sono molto varie e spaziano dai classici di ogni epoca, ai romanzi stranieri, alla letteratura di genere, ai best-seller, agli autori sconosciuti italiani. Ultimamente sto cercando di scoprire alcuni premi Nobel che non avevo ancora letto, ma spesso con risultati poco entusiasmanti.

Non sempre i romanzi che mi piacciono di più sono per me fonte di ispirazione. Spesso, anzi, sono molto più ispirato da quelli che non mi sono piaciuti affatto. Se leggo qualcosa che mi piace, vuol dire che è già stata scritta e difficilmente potrò fare di meglio. Se leggo qualcosa che non funziona, mi chiedo perché e come l’avrei scritta io. “Ansia assassina”, per esempio, è nato così. Avevo letto un raccontino che non mi diceva nulla, su una coppia a letto che aspettava il rientro del figlio. L’ho riscritto a modo mio ed è nato il primo capitolo del romanzo.

Tra i romanzi letti nel 2013 che mi sono piaciuti di più ci sono “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson (un modo rivoluzionario di scrivere in modo allegro un romanzo storico), “Il giardino segreto” di F.H Burnett (una bella avventura di crescita e scoperta), “Il vecchio e il mare” di Hemigway (che mi ha riconciliato con un autore che non amavo), “Il signore delle mosche” di Golding (una storia di sopravvivenza che mostra l’istinto ferino di ciascuno di noi) e “Caino” di Saramago (un altro capolavoro ucronico del premio Nobel portoghese).

In questi mesi sto poi rileggendo tutti i cicli di Isaac Asimov, che durante la mia adolescenza fu il mio autore preferito. Oggi lo amo meno, ma era un grande creatore di mondi. Da bambino, invece leggevo soprattutto Salgari, la cui fantasia è figlia della geografia.

Stephen King

Un autore che ho scoperto di recente e che considero dotato di una capacità narrativa straordinaria è Stephen King, di cui sto leggendo ora i romanzi del ciclo “La Torre Nera” (una citazione la trovate persino ne “La bambina dei sogni”).

Un altro autore che ho scoperto da poco è Joe R. Lansdale, quasi un “vice King” per la sua capacità di creare tensione e suspance, se non fosse che mi pare un po’ troppo ripetitivo nei suoi temi. C’è poi un autore di cui non riesco ancora a capire quanto sia geniale: Haruki Murakami. Tra gli autori orientali, presto attenzione anche al recente premio Nobel Mo Yan. Tra gli italiani, ultimamente sto apprezzando la tecnica, forse un po’ scolastica, di Valerio Massimo Manfredi. Tra gli ucronici dovrei forse approfondire la lettura di Philip Roth.

Se dovessi fare lo stesso elenco tra un mese lo farei di sicuro diversamente, come l’avrei fatto diverso un mese fa. I miei gusti letterari cambiano sempre, cerco sempre un autore che sappia stupirmi. Ogni tanto qualcuno ci riesce, ma poi devo trovarne un altro.
5) Ci spieghi come nasce il progetto di un tuo romanzo e come passi dall’idea alla realizzazione? 

 

Sono un autore che scrive per stratificazioni successive. Innanzitutto lotto contro le nuove idee. Questa è stata la prima cosa che ho imparato a fare. Sono sommerso da La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthalidee per nuovi romanzi. Cerco di tenerle da parte e di concentrarmi su quella principale e su quella costruisco la mia storia. Non devo permettere a nuove idee di interferire. La tentazione è di scrivere in contemporanea cento storie, ma già faccio fatica a portarne avanti una. Devo concentrarmi su quella. Di solito ho in mente una bozza di trama, ma nulla di troppo definito. Storia e personaggi prendono forma poco per volta, per aggiunte successive. La scrittura dei miei romanzi dura anni, anche perché posso dedicar loro poco tempo. Nel frattempo leggo molto. Ogni lettura mi fa crescere e cambiare. Ogni volta che rimetto mano alla storia sono diverso e questo si riflette nella scrittura, rendendola, credo, più ricca.

Credo che la scrittura a più mani, di cui ho fatto esperienza, per esempio con “Parole nel Web” o “Il Settimo Plenilunio”, sia utile a sviluppare aspetti diversi di una trama o di un personaggio. Se l’autore è uno solo, un effetto simile si ottiene con il tempo: rileggendo e riscrivendo la stessa storia a distanza di mesi è quasi come se a farlo sia una persona diversa.

Quando la storia sembra finita, nel senso che ci sono la prima e l’ultima pagina, l’incipit e il finale e tutto quello che sta nel mezzo, il mio romanzo non è affatto pronto. A quel punto sono forse a un terzo del lavoro. Iniziano le varie revisioni, riletture, riscritture. Fino al giorno in cui decido che, sebbene sarebbe possibile andare ancora avanti all’infinito, è tempo di confrontarmi con i lettori.

Saranno loro a dirmi se c’è ancora modo di migliorare. Lo facevano in passato con i loro commenti e le loro recensioni. Lo fanno ora anche con il “web-editing”.


6) Qual’è stato il primo lavoro che hai pubblicato? Ci vuoi parlare del rapporto con i tuoi editori? 

 

Carlo Menzinger presenta a Milano presso la FNAC la prima edizione de Il Colombo divergente

La mia prima pubblicazione fu “Viaggio intorno allo specchio”, una raccolta di poesie giovanili, edita nel 1989 da un editore romano. Fu un’esperienza che mi tenne alla larga dagli editori per un bel po’!

L’opera fu pubblicata monca, senza che potessi mai vedere le bozze di stampa. La promessa distribuzione e promozione non avvenne mai e, l’ammetto, fu anche la prima e unica volta che pubblicai con la formula del “contributo dell’autore”.

Fu solo nel 2001 che incontrai un nuovo editore, “Liberodiscrivere” dell’Architetto Antonello Cassan, che mi permise di pubblicare il romanzo “Il Colombo divergente” con un contratto semplice e pulito e che, nel suo piccolo, mi supportò nell’uscita.

Il rapporto è poi felicemente proseguito con varie opere successive, sia scritte che curate da me.

Ultimamente, però, pur non avendo problemi con loro, volendomi sentire più libero di perseguire il mio progetto di “web-editing” ho fatto ricorso alla piattaforma “Lulu”, grazie alla quale sono rimasto pienamente titolare dei miei diritti e posso fare nuove edizioni dei miei romanzi in qualunque istante voglia, senza attendere il momento opportuno del piano editoriale. I miei ultimi romanzi sono, infatti, usciti sia in e-book totalmente gratuiti scaricabili da www.menzinger.too.it, sia in cartacei prodotti da “Lulu” o “IlMioLibro” de La Repubblica, di cui ho ritirato di volta in volta le versioni superate da revisioni successive e ripubblicato la versione più aggiornata. Una libertà che neppure un editore flessibile, pur attrezzato con tecnologia “on-demand”, mi consentirebbe.
7) Hai un sogno nel cassetto, a cui ancora devi porre mano?

 

+Ahimé, ne ho infiniti! Innanzitutto, limitandomi a parlare di libri, vorrei poter pubblicare con un grande editore che voglia davvero investire in modo importante su un mio libro.

Ho poi tantissime idee che vorrei trasformare in romanzi. Sto ora lavorando soprattutto su una grande ucronia su Sparta. Finora ho scritto soprattutto allostorie che mostrano il momento in cui la Storia muta. Vorrei ora fare vedere come sarebbe il mondo molti secoli dopo una “divergenza”.

Sogno poi di scrivere un romanzo ispirato all’apocalisse, ma non pensate alle solite storie catastrofiche. È qualcosa che si ricollega piuttosto alla mia idea di poter sfruttare dal punto di vista letterario la “mitologia cristiana”. Ho anche abbozzato qualcosa sul nostro tempo, su questo mondo pieno di persone egoiste che pensano soprattutto al proprio comodo, senza badare alle conseguenze su

gli altri delle proprie azioni.

E poi… inutile pensare ad altro: solo per completare questi tre libri mi ci vorranno anni!

 

Prima di lasciarci vuoi dedicarci un pensiero, un aforisma, un verso… ?

Jorge Luis Borges

 

Questa è la domanda più difficile!

Forse potrei riportare la citazione che ho messo all’inizio del romanzo che sto scrivendo ora e che ci parla dell’ucronia ma anche del futuro e delle nostre potenzialità:

Credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

 

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