ROSSO DI SANGUE

libro

Ho incontrato Vincenzo Gualano durante una presentazione collettiva di sette autori di Porto Seguro Editore presso la Laurenziana di Firenze Nova, dove ora organizzo alcuni incontri letterari.

Il suo “Lacrime rosse” è un libricino esile di poesie e aforismi. Durante quell’incontro Roberto Balò presentava il suo “Saga”, una raccolta di poesie fantascientifiche. Ed ecco che leggendo i primi versi di “Lacrime rosse” ho avuto la sensazione di trovarmi davanti a un altro singolare esempio di poesia di genere: “poesia horror”. Abbondavano, infatti, espressioni come “Il mio amore è un cranio”, “la mia solitudine è formata /dalla compagnia della mia parte malvagia”, “il mio stato d’animo sempre più macabro”, “come un cuore macabro che sorride per ironia”, “rivoltante come la mia bellezza che cammina sui / morti”, “i cuori marci che ha creato per odiare”, “farmi resuscitare da un viscido sepolcro”, “non aver paura, / dei fiori marci che ti regaleranno /e della tua giovane carne / che pian piano si sgretola”, “la lacrima rossa incomincia a sbiadire”, “La notte lugubre sovrasta le foglie”, “in agguato come la morte” e qui mi fermo ma potrei proseguire.

Andando avanti con la lettura, ho visto però che il tema della morte e del macabro non erano i soli di questi versi. Forte è anche quello dell’amore (ed ecco che torniamo su un terreno più consono alla poesia) (“dolce è il tuo sorriso avvolto da stelle”), della perdita dell’altro (“il vero amico della mia vita infantile”, “oh mio caro nonno / un tuo sorriso mi è mancato”, “rimembro subito il tuo volto pieno di luce”, “le tue ali mi sfiorano il volto”, “Dove sei? Dove sei?”) e forse di sé, del rapporto con il divino (“ogni mio dipinto è una preghiera”), dell’identità (“Voglio essere solo ciò che sono e non apparenza”), dell’arte (“Vorrei poter trasformare in Arte anche chi mi sta accanto”).

L'immagine può contenere: 1 persona

Vincenzo Gualano

Nella sua prefazione Massimo Acciai Baggiani ci ricorda come Gualano non sia solo un poeta, ma un’artista eclettico, dedito soprattutto alle arti visive. Singolare è come Gualano ne parla in “Come Re Mida”: “dovrò riuscire a trovare il modo / che tutto ciò che tocco diventi Arte e diventi denaro!”, “poter trasformare la mia passione in Arte / e di conseguenza in denaro!” Beata illusione, mi verrebbe da dire! Come se arte e denaro vadano a braccetto e non piuttosto si sfuggano. Sarà che per me l’arte (e la scrittura nello specifico) è l’opposto del lavoro e quindi della creazione di ricchezza, ma quest’idea di far soldi con l’arte mi ha fatto un po’ sorridere tristemente, pensando a quanto abbiano a penare gli artisti solo per rifarsi delle spese.

Un’opera di Vincenzo Gualano

Mi riconosco, invece, quando dichiara “per essere me dovete già nascere droga”, “Non c’è bisogno che mi droghi perché sono già io droga” o “sono in questo mondo solo per regalare emozioni” o, narcisisticamente, “Non seguo mai una moda perché sono già io la moda”.

PERDERSI NELLA DROGA

Bianca di polvereHo conosciuto la M. McLaw a Firenze Libro Aperto in occasione del lancio de “Il regno del ragno” e ho acquistato per caso il suo libro “Bianca di polvere”. Si tratta di un’autrice italiana e McLaw è solo un alias di Marianna Cimmino (così si legge nel risvolto di copertina) o, come si dice oggi, un nickname, termine più appropriato per un’autrice che come lei viene dal mondo del web e dei social, in particolare Instagram e lo sottolineo, perché io che pur mi considero autore web sono ancora legato al mondo morto dei blog trovo Facebook troppo sintetico e continuo a vedere Instagram come un mondo di immagini difficile da adattare alla scrittura).

Da Instagram approda dunque nel 2018 a questo suo primo romanzo, un’opera forte e dura come un pugno nello stomaco, che ti colpisce subito con un incipit sanguinolento e prosegue trascinando il lettore nel mondo della droga e dello spaccio, con personaggi spinti “da un avido, selvaggio e sempre più costante bisogno di cocaina” (pag. 73).

Immagine correlata

M. McLaw (Palermo, 1987)

Il romanzo però non si ferma lì, perché la protagonista, la Bianca del titolo, ha una personalità complessa, che si rivela un po’ per volta e nasconde segreti importanti, che lei stessa ignora, avendoli rimossi. Già, perché pur essendo un romanzo d’azione questo è anche un lavoro di ricostruzione psicologica, realizzata con un buon tocco, che difficilmente si trova in opere d’esordio, con un vicino di casa “Buco di Culo” che è una sorta di “nemico immaginario”. Un romanzo che ci parla di un mondo difficile, che è un po’ quello di tutti noi, anche se ne mostra il risvolto più cattivo, in cui “ci si diverte a denigrare il prossimo fino al momento in cui, all’improvviso, quello da liquidare diventi tu” (pag. 11) e “alle persone non importa nulla di comprendere il dolore di un altro” (pag. 39).

Leggendo mi viene alla mente “Gli interessi in comune” di Vanni Santoni (che il 5/9/19 sarà ospite del GSF alla Laurenziana), ma per notare la totale differenza di approccio al tema droga. Santoni esplora in ogni capitolo gli effetti di una specifica droga e mostra un mondo di amici che vivono le esperienze con gli allucinogeni in modo quasi goliardico. La McLaw invece ci parla solo della cocaina e della pesantezza della dipendenza, di come questa svuoti la vita di chi l’assume.

Non ho idea se questa storia abbia basi autobiografiche o se si rifaccia in qualche modo a esperienze di qualcuno di conosciuto. Spero non sia così, sia per la salute dell’autrice, sia soprattutto perché questo sarebbe segno che la McLaw ha una buona capacità inventiva e potrebbe dunque presto sfornare altre opere interessanti, essere insomma una buona promessa per la letteratura italiana, soprattutto se saprà spostarsi anche su narrazioni diverse.

Risultati immagini per cocaina

 

VIA DA SPARTA – Tecnologia

In un mondo moderno dominato da Sparta, che ha cancellato la cultura ateniese, impedendo così la nascita di classicismo, rinascimento e tutto quello che ne consegue, anche la rivoluzione industriale non è avvenuta. Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta, spinta dal desiderio di selezione dei “migliori” tipica di Sparta.

Vuoi scoprire le avventure di Arcane e della sua padrona e amante Nymphodora in questo mondo ucronico?

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

QUATTRO ROMANZI MESCOLATI

Le pietre della lunaCon “Le pietre della luna” (1997) Marco Buticchi  (La Spezia, 2 maggio 1957) scrive assieme più romanzi, i cui capitoli si alternano, legati da ben poco a parte la presenza di alcune statuette del paese di Luna che ricompaiono nelle varie storie.

La trama principale riguarda un antico romano, il legionario Giuno, originario di Luna (colonia romana in Liguria fondata nel 177 a.c. alle foci del fiume Magra), che affronta una gran quantità di avventure, con alti e bassi che lo portano a essere più volte imprigionato, costretto a diventare gladiatore (questa parte ha ispirato il celebre film di Ridley Scott “Il gladiatore”), fino a diventare tribuno e poi senatore di Roma. Le pietre appartengono alla sua famiglia e gli sono sottratte quando è accusato ingiustamente di aver rubato il bottino di guerra di Roma, un ingente tesoro.

Giuno scrive la sua storia che è ritrovata, riletta e reinterpretata in epoca moderna in un’altra vicenda che si alterna alla principale.

Altra storia è quella ambientata nel diciassettesimo secolo che narra di due galeoni spagnoli che trasportano un grande tesoro (tema ricorrente nel volume). A bordo c’è un discendente di Giuno, il frate Pietro Di Marzio che ha ricopiato la storia di Giuno e che ha, ovviamente, con sé le famose statuette.

Marco Buticchi

Alla fine della Seconda Guerra Mondiale Buticchi immagina, quasi ucronicamente, che Hitler riesca a fuggire in America, sfuggendo alla morte e che i suoi beni (terzo tesoro) siano trasportati da un sommergibile che però affonda, portando con sé le fantomatiche pietre di Luna.

Nel 1995 viene recuperato dagli americani il sommergibile e si scopre che un asteroide sta per colpire e distruggere la Terra. Sarà un discendente di Giuno e frate Pietro a guidare lo shuttle che distruggerà il meteorite, ovviamente portando a bordo le pietre di Luna.

Risultati immagini per statue votive Selena

Statuetta votiva di Selene

Questo in breve. Insomma, un romanzo storico d’avventura, che si tinge di mistero e che arriva a trasformarsi in fantascienza, con accenni di ucronia, muovendosi in quasi due millenni di storia.

La vicenda più affascinante è certo quella di Giuno, ma anche le altre appassionano e scorrono piacevolmente, sebbene qualche perplessità mi lasci la parte fantascientifica (e si badi che amo il genere e le commistioni tra storia e fantascienza) che sembra troppo scollata dal resto.

Non mi è chiaro, però, per quale motivo Buticchi non abbia scritto invece quattro romanzi o una raccolta di quattro racconti. In questo modo la storia appare più complessa e articolata che se le singole parti fossero rimaste tali e quindi a qualcuno il romanzo potrà forse parere più “ganzo”, ma personalmente avrei preferito leggerle come opere autonome, dato che il collegamento mi è parso un po’ debole, ma Buticchi è autore affermato e di successo ed evidentemente questo modo di scrivere riceve i dovuti apprezzamenti. La storica e restauratrice Sara Terracini e l’agente segreto Oswald Breil sono protagonisti di una dozzina di libri, compreso questo romanzo, anche se, almeno ne “Le pietre della Luna” hanno ruoli secondari, rispetto per esempio a Giuno e ai suoi discendenti.

Risultati immagini per il gladiatore

Russell Crowe ne “Il gladiatore” di Ridley Scott

VIA DA SPARTA – Educazione (agoghé)

Dopo i tre anni i bambini vanno all’asilo tutto il giorno e i maschi cominciano il loro addestramento. La sera tornano nel Gineceo. A sei anni vengono separati dalla madre che deve lasciare il Gineceo e entrano nel Ginnasio, dove resteranno, per essere formati alla guerra e essere istruiti, fino a sedici anni. Dai sedici anni gli spartiati vanno in Accademia dove diventano soldati. A ventidue diventano guerrieri mediante il rito della cripteia, durante il quale devono uccidere almeno un ilota. Dopo possono andare a vivere dove vogliono, ma molti vivono in Caserma per tutta la vita e per tutta la vita rimangono militari, anche se svolgono altre attività.

Raramente i maschi frequentano l’Anoteregnosia (Università degli Studi) o Scuola di Conoscenza Superiore, frequentata quasi solo da ragazze. Se lo fanno, frequentano i corsi di Strategia Militare, Tecniche Belliche, Metallurgica, Approvvigionamento, Balistica, Armamenti e Disciplina. Solo di recente, alcuni sono attratti dalla facoltà di Euantropogenetica (che studia come creare mutanti).

Le facoltà tradizionali sono Somatologia (medicina), Logistica, Agraria, Matematica, Geometria, Fisica, Chimica, Biologia, Genetica, Geoporia, Organizzazione e Ingegneria. Quelle più recenti sono Architettura, Eugenetica Animale, Eugenetica Vegetale ed Euantropogenetica.

Gli uomini, in linea generale, si occupano di questioni militari e politiche e le donne di tutto il resto, dall’economia alla scienza.

Questo è solo uno dei tanti aspetti del mondo ucronico di VIA DA SPARTA.

Scoprilo leggendo i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

GLI ABATI, UNA FAMIGLIA DIMENTICATA

GLI ABATI DI ANTONELLA BAUSIÈ passato parecchio tempo da quando ho acquistato “Gli Abati”, il saggio scritto da Antonella Bausi e pubblicato da Porto Seguro Editore e ancora non ero riuscito a leggerlo, sommerso come sempre da centinaia di letture.

Ho approfittato delle ultime vacanze per farlo ed è stata una piacevole e interessante scoperta.

Temo sia passato un po’ da quando ho letto l’ultimo saggio o romanzo storico sulla storia di Firenze. Credo che le ultime cose furono la biografia romanzata di Michelangelo di Irving Stone “Il tormento e l’estasi” e la telenovela “I Medici” di Matteo Strukul e il saggio “Ascesa e caduta di casa Medici” di Christopher Hibbert. Devo dire che “Gli Abati” mi ha forse interessato e coinvolto più di tutti e tre. Sarà perché Antonella Bausi è fiorentina e scrive della sua città con spirito toscano, senza gli scivoloni nella fantasia degli autori stranieri, sarà perché dei Medici e di Michelangelo ci pare ormai di sapere tutto e leggerne ci stupisce ormai poco, mentre della famiglia degli Abati sappiamo (o meglio “io” so) poco. Dunque, la lettura è stata tutta una piacevole scoperta. Si aggiunga a questo che lo scritto della Bausi, sebbene non realizzato da un addetto ai lavori, è un saggio e quindi poco indulge a ricostruzioni fantasiose che talora suonano artificiose.

Il sottotitolo è “La vera famiglia di Dante?” e certo serve a incuriosire il lettore. Pare, in effetti, che la madre del Sommo Poeta fosse proprio un Abati. Ma il volume, pur trattando l’argomento, non cerca tanto di dimostrare parentele dell’Alighieri con i più celebri membri del casato, quanto di far luce su una nobile e potente famiglia fiorentina, che essendosi schierata dalla parte sbagliata (i ghibellini) ha finito per essere discredita dai vincenti guelfi al punto che le tracce della sua storia hanno finito quasi per perdersi.

Antonella Bausi

Antonella Bausi

Il lavoro della Bausi è stato dunque di meticolosa ricostruzione e raccolta dei pochi documenti che ancora ne parlano e pur senza pretendere di farne una riabilitazione, ha rigorosamente cercato di ridare loro la dignità storica che si meritavano, per essere stata a lungo una delle famiglie più influenti di Firenze, ormai nota quasi solo per “Bocca degli Abati, il fellone di Montaperti, ricordato da Dante nel XXXII Canto dell’Inferno” al punto che la famiglia veniva definita nel suo insieme “una banda di infami”.

L’opera della Bausi è stata ardua anche perché “Le omonimie si riscontrano spesso e bisogna essere quanto mai prudenti nell’identificazione dei personaggi” e non mancano “numerose abbreviazioni dei nomi e dei titoli”, scritti talora con “grafia suscettibile di errori”, il tutto aggravato dalla “mancanza di censimenti ufficiali e di registri parrocchiali ben precisi” di quei tempi. Il fatto poi che molti membri della famiglia subirono l’esilio da Firenze nel 1303 ha contribuito a disperderne le tracce.

Erano anni intensi e affascinanti in cui era forte il “desiderio di sopraffazione che pervadeva l’animo dei fiorentini nei confronti dell’antica nobiltà di origine germanica. Ciò avveniva, perché rientrava nella politica espansionistica del Comune di Firenze” che cercava di rendersi “indipendente dall’Imperatore o dal Signore che lo rappresentava” e questo contribuisce a rendere la lettura interessante.

Perché Antonella Bausi affronta questa complessa impresa? Per una sorta di sfida con un amico, un moderno Abati, con cui era solita scherzare sul loro ruolo ai tempi della celebre battaglia di Montaperti. E già, parra strano a chi non è toscano, ma Fiorentini e Senesi ancora si bisticciano su una battaglia del 1260 e, talora, si chiedono da che parte fossero i loro antenati in quella contesa tra amici dell’imperatore e amici del papa, tra ghibellini e guelfi.

Leggendo, non ho potuto che interrogarmi su dove fossero i miei. Io non sono toscano, sebbene viva da un quarto di secolo a Firenze, ma qualcuno dei miei antenati fu certo parte di quello scontro ed era dal lato degli Abati, più ghibellino di loro, più filo-imperiale degli Uberti e degli altri ghibellini: Manfredi.

Ed ecco che questa lettura ancora una volta mi spinge a pensare che sia tempo che io scriva la storia di una famiglia che ha attraversato l’Europa per secoli: la mia. A dir il vero, ho cominciato, ma mi pare impresa improba e non so se arriverò mai in fondo. Certo se riuscirò a venirne a capo, un suo spazio nell’eventuale bibliografia potrà averlo anche “Gli Abati”.

Inferno: Girone dei Traditori: Dante e Bocca degli Abati. Divina Commedia. 1880

LIBRI DI CARLO MENZINGER SCONTATI

Mentre LA FIGLIA DEL RAGNO comincia a essere in vendita sui principali siti on-line (anche se spesso manca la copertina), scopro ora che alcuni miei libri sono in vendita su Amazon a prezzi davvero scontati.

Non perdete l’occasione!

Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: