SPARTA OVUNQUE!

Gli spartani ne “IL SOGNO DEL RAGNO”, non si salutano dicendosi ciao, buongiorno e buonasera, ma tra uomini dicono “Il mio scudo è per te” e la riposta può essere “Sparta ovunque!”

Tra donne si salutano dicendo “Il tuo ventre sia fecondo!” e rispondendo “Come i tuoi campi!”

Un uomo saluta una donna dicendo: “Il tuo ventre sia fecondo!” e la donna risponde “La tua spada affilata”.

Una donna si rivolge a un uomo con “Il tuo scudo ti protegga” e lui le risponde “Il tuo ventre sia fecondo.”

Oppure ci si saluta indistintamente con “Sparta ovunque!”, rispondendo allo stesso modo.

 

Dunque, Sparta ovunque!

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L’INSOPPRIMIBILE ESIGENZA DI CREARE

Quale scrittore non si è mai sentito porre la domanda “perché scrivi?” o, magari, se l’è posta lui stesso? Perché dunque scriviamo? Perché dipingiamo, facciamo musica, realizziamo sculture, cuciniamo, mettiamo su famiglia, arrediamo casa? Non è forse per un insopprimibile e incoercibile bisogno, per un desiderio che sormonta ogni altro? Quale bisogno? Quale desiderio? Il desiderio di creare. Un desiderio che è più di un desiderio. Creare è un bisogno, un’esigenza fondamentale dalla quale non possiamo sfuggire. Il contadino che semina il campo, il pastore che alleva il gregge, in fondo creano. Creano vita nuova con il loro lungo, lento e paziente lavoro. Lo stesso fa un artigiano. Lo stesso fa un’artista. È questa la magica forza che ha spinto l’umanità sin qui. È questo che ci rende umani. È questo che ci rende Dei. Dei! Sì, è questo in fondo che vorremmo essere, perché chi è che crea al massimo grado se non Dio? Ebbene come si può creare in letteratura?

Ogni autore crea dei personaggi, un’ambientazione, una storia. Più queste storie le sentiamo vicine e nel contempo diverse da ciò che conosciamo, più ci piacciono. Dio creò l’uomo a sua immagine e somiglianza. C’è sempre qualcosa del creatore nel creato, ma questo è e deve essere diverso da chi l’ha generato.

Si può dipingere un quadro o inventare un motivetto senza per questo fare arte, se queste opere sono prive di originalità, di novità. Facciamo arte nel momento in cui creiamo qualcosa di nuovo.

Quali generi letterari ci consentono di creare, di realizzare qualcosa di veramente diverso?

Quelli che maggiormente si discostano dal reale, dal quotidiano, dal vissuto, ma che da questi prendono origine. Quali generi letterari creano interi mondi nuovi, ci regalano nuovi fantastici universi da esplorare? Lo fanno, per esempio, la fantascienza, il fantasy, la distopia, l’utopia e l’ucronia. I primi li conoscete tutti benissimo. Qualcuno forse, però, non sa bene cosa sia l’ucronia.

Io dico che l’ucronia è la storia sognata. L’ucronia è la storia fatta con i “se”. L’ucronia significa raccontare come la storia sarebbe potuta essere e non è stata.

Ho scritto un romanzo, “Il Colombo divergente”, in cui immaginavo che Cristoforo Colombo non riuscisse a fare ritorno dal suo viaggio in cui scoprì l’America. Questa è ucronia.

In un altro romanzo “Giovanna e l’angelo”, ho immaginato che Giovanna D’Arco sopravvivesse al rogo in cui, invece, morì. Anche questa è un’ucronia. In questi romanzi descrivevo la biografia di questi personaggi e, a un certo punto, facevo deviare la storia. Mostravo gli effetti di queste variazioni nell’immediato.

Con “Il sogno del ragno” ho voluto fare di più. Con “Il sogno del ragno” ho fatto di più. Ho spostato la divergenza storica indietro di 2400 anni rispetto al momento della storia narrata. “Il sogno del ragno” racconta l’avventura di due ragazze di diciassette e diciotto anni ai giorni d’oggi, ma… ma il mondo in cui vivono è come io ho immaginato potesse essere, oggi, se 2400 anni fa Sparta, avesse sconfitto Tebe a Leuttra e quindi distrutto Atene. Immaginate già solo questo: non c’è più, si è persa tutta la cultura ateniese, quella che per noi è la cultura greca ma lo era solo di una delle tante polis. Non abbiamo più Socrate, Platone, Aristotele, Fidia, la filosofia, la scultura, l’architettura ateniese! E poi? Poi Sparta blocca l’espansione di Roma, la sua grande opera di unificazione europea, le strade, la giurisprudenza: non c’è più nulla. Si va avanti e non abbiamo la Rivoluzione Francese e quella industriale. E così via.

Oggi, molto delle regole, della cultura, della morale di Sparta sopravvivono. È una forzatura, d’accordo. Prima o poi Sparta sarebbe crollata. Ma è un romanzo: immaginate che ci sia ancora! Che mondo avremmo? Gli spartani erano divisi tra liberi e schiavi, i cosiddetti spartiati e iloti, tra uomini e donne, ognuno con ruoli ben precisi. La guerra era una costante. Gli spartiati, gli uomini liberi, erano una minoranza. Per sopravvivere erano sempre in guerra, verso l’interno, con gli iloti e verso l’esterno contro i paesi vicini. Guerra continua. Stato militare! E le famiglie? Non ci sono più! Gli spartani vivevano separati: le donne nei ginecei, gli uomini nelle caserme. I bambini dopo i 7 anni erano allevati dallo stato. E il sesso? L’omosessualità era persino più normale dell’eterosessualità. La pedofilia era uno strumento di agoghé, di educazione! La tecnologia? I greci disprezzavano il “mekaniké”, la meccanica, la tecnica. Gli spartani ancora più. Consideravano il lavoro un’attività disdicevole. La sola attività onorevole per uno spartiate era la guerra! E il consumismo? Neanche a parlarne! Per gli spartani ogni lusso era bandito. La sanità? La morte risolveva ogni problema: chi compiva 55 anni, in questo romanzo, veniva fatto morire, per chi si ammalava gravemente c’era una sola medicina: l’eutanasia.

Insomma, un mondo del tutto diverso. E queste sono le premesse. Questo è il contesto in cui vi narro la mia storia, l’avventura della giovane Aracne, una schiava pubblica, che, violentata in strada come tante altre volte, rimane incinta e decide di fuggire per sfuggire a certe regole per le quali rischia di essere punita lei, al posto dei suoi violentatori. Fugge per salvarsi, per salvare il bambino frutto della violenza che porta in grembo, ma anche per inseguire un sogno di un mondo migliore. Si chiama Aracne, in greco “ragno”, perché ha un misterioso ragno tatuato sulla fronte, e questo è “Il sogno del ragno”. Il romanzo si chiama “Il sogno del ragno” per questo, ma anche perché racconta la storia sognata, l’ucronia, di Sparta, Sparta che estende la sua tela ovunque nel mondo, come un ragno. Questo è “Il sogno del ragno”.

Paolo Ciampi, San Francesco e il buddismo ai 5 Sensi.

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Paolo Ciampi

Questo pomeriggio (8/11/2017), per  il ciclo Pro Natura “Itinerari tra Storia, Natura e Culture” avrà luogo l’incontro con lo scrittore e giornalista fiorentino Paolo Ciampi, che ci presenterà il suo libro “Per le Foreste Sacre – un buddista nei luoghi di San Romualdo e San Francesco“.

L’incontro inizierà alle ore 18,00 presso la sala conferenze del Ristorante bar “I 5 Sensi“, Via Pier Capponi 3 AR, Firenze. Spero di poterci essere anche io. Sono curioso di conosce questa nuova biografia scritta da Ciampi, di cui ho già molto apprezzato

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Beatrice” e “Gli occhi di Salgari“. Il primo parla delle vicende di una poetessa analfabeta vissuta nei monti tra la Toscana e l’Emilia e il secondo di Odoardo Beccari, un esploratore fiorentino la cui opera ispirò il grande scrittore Emilio Salgari. La penna di Ciampi ha saputo toccare in modo tanto poetico le loro vite, da rendere queste biografie quasi dei romanzi.

CARLO AL MONTECARLA

Dopo la serata elegante nel fastoso Westin Excelsior e quella “spartana” nell’intimoCaffè degli Artigiani”, il 9 Novembre 2017 alle 20,00 ci sarà la terza presentazione fiorentina de IL SOGNO DEL RAGNO al Montecarla Club di Firenze, in via de’ Bardi 2. Un contesto alquanto kitsch per presentare un romanzo ambientato in un mondo agli antipodi, questo presente ucronico in cui si vive ancora come ai tempi di Sparta, dato che la città greca, sconfitta Tebe a Leuttra, ha distrutto Atene e tutta la sua cultura e soggiogato Roma, estendendo il proprio impero ucronico-distopico fino ai nostri giorni. Saranno presenti vari autori della scuderia di Porto Seguro, ma quando sarà il mio turno vi parlerò delle avventure della schiava ilota Aracne, in fuga da questo impero spartano, attraverso grandi peripezie.

Il romanzo, intanto, è già in vendita sui principali siti-on line (Amazon, Internetbookshop, La Feltrinelli, Mondadori Store, Libreria Universitaria)  e acquistabile in qualsiasi libreria.

Se ne volete una copia autografa, non avete che da venire al Montecarla Club giovedì 9. Se proprio non ci riuscite, posso spedirvene una io, con piego libro.

A presto e buona lettura!

L’AMORE, LA MEMORIA E IL FANTASY DEL NOBEL

Risultati immagini per il gigante sepolto di kazuo ishiguroIl gigante sepolto” di Kazuo Ishiguro, autore da poco premiato con il premio nobel di cui avevo già letto la splendida ucronia “Non lasciarmi”, è un fantasy che parte con un passo diverso dagli altri, non saprei se con passo da gigante, ma pur sapendo di leggere una storia del genere, ci si comincia a muovere in un mondo in cui la magia sembra esserci, ma non essere poi così evidente. Non ci corrono, insomma, subito incontro, folletti, gnomi e giganti. Quanto a presenza di magia e creature fantastiche, siamo più dalle parti de “Il trono di spade”, che de “Il signore degli anelli” o di “Harry Potter”. Mentre i modesti emuli di Tolkien e Lewis spesso scrivono solo avventure per bambini cresciuti di principesse da salvare e draghi da uccidere, Ishiguro utilizza il fantasy come uno strumento per narrarci di altro. Ci parla, dunque, soprattutto della memoria, della sua mancanza, del suo ruolo nelle cose del mondo e nei rapporti tra le persone e, soprattutto, nell’amore. E di amore, in fondo, questo romanzo parla, pur non essendo certo una storia d’amore nel senso classico, con due giovani che si amano tra mille peripezie. Qui si parla soprattutto di amore senile. Di come muti in una coppia che si avvicina alla fine dei propri giorni assieme, di come le cose belle e brutte che sono capitate loro abbiano contribuito a creare un legame forte, diverso dalla semplice passione, dal colpo di fulmine, che all’improvviso può legare due giovani.

Per parlarci di questo Ishiguro usa un drago, che non vediamo quasi mai, ma il cui fiato ha sparso sul mondo e sulla nostra coppia di vecchi la dimenticanza. C’è insomma nel romanzo un drago, come ci sono orchi e qualche altra creatura magica, ma, se ci fa caso, l’autore ci ha messo qualcosa di diverso da quello che avrebbe potuto metterci un autore totalmente occidentale. Il drago non è solo una creatura aliena, un mostro da combattere con spada e lancia. Si sente qualcosa dello spirito animista dell’antico Giappone. Il Risultati immagini per il gigante sepolto di kazuo ishigurodrago qui è una sorta di divinità minore, anche se la sua magia è mossa da un sortilegio dell’antico, mitico Merlino, qui ormai morto. Come in varie culture asiatiche, spesso i draghi giapponesi sono divinità dell’acqua, associate alle precipitazioni e ai fiumi, tipicamente rappresentati come grandi creature serpentine senza ali ma con lunghi artigli. Anche di questo drago (una femmina) si dice che “sembra un verme” e lo troviamo in fondo a una grotta e lì sarà affrontato, non in una battaglia aerea come quelle, per esempio, de “Il trono di spade”.

Ci muoviamo, allora, assieme ai due vecchi dalla memoria corta. Eppure la loro è ben più lunga di quella di tanti giovani delle loro terre.  Non sono solo loro, in effetti, ad avere poca memoria, ma tutto il mondo, da quando vi è calata quella che i vecchi chiamano “La Nebbia”, un qualcosa che nasconde i ricordi.

Ecco così che, da questa nebbia, poco a poco i personaggi prendono forma, il paesaggio si delinea, la storia si svela e compaiono persino le prime creature fantastiche e, in particolare, si comincia a parlare di questo mitico drago, i cui poteri sembra vadano al di là di quel che i più credono e che assume via via un ruolo sempre più centrale nella storia.

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Kazuo Ishiguro (カズオ・イシグロ? o 石黒 一雄 Nagasaki, 8 novembre 1954) è uno scrittore giapponese naturalizzato britannico, vincitore del premio Nobel per la letteratura nel 2017

All’inizio del romanzo si parla, come si diceva, soprattutto dell’importanza della memoria, di come l’amore si nutra di ricordi e di quanto sia difficile un amore senza memoria di sé. La vicenda si muove con il passo lieve delle fiabe in questo mondo incantato più per la mancanza di passato che per la magia. Mancanza di passato che non vuol dire però sua reale assenza, perché lo spazio della narrazione è spazio storico o pseudo-storico. Siamo in Gran Bretagna, tra britanni e sassoni e Artù non è morto da molto. Incontriamo persino uno dei suoi mitici cavalieri, il suo nipote Galvano, ormai molto anziano, ma sempre bardato nella sua antica armatura e pronto a esser paladino dei deboli ed eroe nelle imprese più ardue e la magia di Merlino ancora permea ogni cosa. Sembrerebbe un classico fantasy di derivazione arturiana, ma le origini anglo-nipponiche dell’autore si fanno sentire e, soprattutto, si fa sentire la penna di un uomo che sa scrivere e che è solito farlo anche con storie di altro genere. All’apparenza, dunque, ci regala un fantasy dei più classici, ma nella sostanza la storia è ben altro.

LA FINE DELL’ACQUA, L’ITALIA, L’UOMO, L’AMBIENTE

Mentre continua il grande caldo iniziato quest’estate, con splendide giornate assolate e senza pioggia, oggi, 1 Novembre 2017, sul sito www.italiauomoambiente.it è uscito il numero 10 della rivista, scaricabile gratuitamente, che contiene un mio articolo sulle risorse idriche del nostro pianeta dal titolo “LA FINE DELL’ACQUA

Scaricatelo qui.

QUALCHE FOTO DELL’ULTIMA PRESENTAZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO”

Ringrazio ancora tutto il pubblico della serata del 19 ottobre, che si è letteralmente accalcato nel Caffè degli Artigiani per ascoltare i miei sproloqui sull’ucronia, i tempi e mondi alternativi, le tecniche di scrittura, l’editoria e, più nello specifico, il mio nuovo romanzo IL SOGNO DEL RAGNO, che ci introduce alle avventure della giovane Aracne in fuga da un mondo distopico contemporaneo ma ucronicamente dominato da un Impero Spartano, che nessuno spazio lascia ai lussi, alle mollezze e alle debolezze, che non conosce la famiglia, è regolato da altre regole sociali, politiche e morali, in cui gli abiti sono proibiti, violenza sessuale, omosessualità e pederastia sono vissuti come normali, in cui la gran parte della popolazione è schiava, in cui, sebbene la società sia maschilista, dato che gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di fatto controllano e governano tutto il resto (e scusate se è poco!).

Presentava la serata la cortese e giovane Lucrezia Neri, editor del romanzo, affiancata dal romanziere, giallista e grande esperto di storia fiorentina Sergio Calamandrei, caro amico nonché già mio compagno di avventure in altre imprese come la stesura della gallery novelIl Settimo plenilunio” o la partecipazione all’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio” o mio coautore nel volume “Parole nel web”. Erano presenti per Porto Seguro Editore Paolo Cammilli e alcune sue collaboratrici. Un ringraziamento a tutti loro, per aver contribuito a vivacizzare la serata con i loro interventi e le loro domande.

Vorrei ora pubblicare qualche immagine della serata. Altre foto le potete trovare qui su facebook.

 

A chi non avesse potuto partecipare, segnalo che il volume è già in vendita nelle principali librerie on-line (Amazon, IBS, Feltrinelli, LibreriaUniversitaria…) e ordinabile in qualunque libreria “fisica”. Se, ovviamente, volete averne una copia autografa potete chiederla a me (menzin@virgilio.it) e provvederò a inviarvela con piego libro (spese di spedizione a mio carico).

 

 

 

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