UNA DETECTIVE-STORY GIALLO-ROSA

Pane, marmellata e tèSono passati ormai alcuni anni da quando ho letto “Montecuccoli 1937-38”, la ricostruzione storica dell’attività di un Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, narrata dalla nipote Carla Casazza.

Leggo ora il suo nuovo giallo “Pane, marmellata e tè”, che racchiude tre racconti, uno più lungo e gli altri due progressivamente più brevi, che vedono al centro le indagini di una bella e giovane giornalista, Beatrice Ardenzi. Le tre storie sono consequenziali tra loro e quasi unite a formare un’unica vicenda, se non altro dal punto di vista sentimentale.

Carla Casazza

Si parte da una vera indagine su un serial killer, il cosiddetto “mostro della palude”, occasione per incontrare il Commissario Croci e l’agente Alessio Pelliconi, che si innamorano entrambi della bella giornalista.

Dal giallo si sfuma così nel rosa e Beatrice parte in vacanza con l’agente Pelliconi e lì si troverà a difendere una cara amica dall’accusa di omicidio nientemeno che del principe ereditario del Brunei. La loro storia procede e giungono al fidanzamento, funestato però da una duplice misteriosa morte, nuova occasione per una veloce e facile indagine.

Carla Casazza è una che conosce il mondo della scrittura, non per nulla fa l’agente letterario, l’editor e il manager editoriale e questo si vede nelle pagine di questo volumetto, scritto bene e con cura, scorrevole e gradevole, con dei personaggi che risultano simpatici.

Ritroveremo Beatrice Ardenzi & Co in qualche altra indagine?

 

 

 

Qui la scheda anobii.

 

Carlo Menzinger con “Pane, marmellata e tè”

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L’UOMO CHE GIOCAVA CON SE STESSO

L'immagine può contenere: sMSNico è un ludopatico. Nico è un maniaco depressivo. Nico è un uomo bipolare. Nico è un ragazzo di venticinque anni che sta buttando via la sua vita. Ogni mossa di Nico lo butta sempre più giù, lo rovina sempre più, lo spinge sempre più verso la marginalità sociale.

Di Nico ci parla Tommaso Randazzo nel suo romanzo “Mancu li cani”. Tommaso Randazzo è un educatore professionale per migranti che conosce il mondo di chi vive ai limiti della società e ritrasmette la sua conoscenza in questo romanzo vivo e vibrante.

Il suo protagonista, all’inizio, fa il buttafuori, partecipa a incontri di lotta clandestina e gioca d’azzardo senza moderazione. Non proprio un gran curriculum. Sarà però la lotta a portarlo fuori dalla spirale del gioco d’azzardo in cui lo sta ficcando la sua ludopatia incontrollata.

Quel che mi è piaciuto meno di questo romanzo credo sia il titolo “Mancu li cani” che mi ha dato la sensazione potesse essere una storia giocata tutta su slang di vario genere, su sensazioni forti da discoteca e sala giochi. Il libro è, forse, un poco anche questo ma è anche molto di più. Lo avessi scritto io lo avrei intitolato “L’uomo che giocava con se stesso” o “L’uomo bipolare” o “Il ludopatico” o chissà come.

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Tommaso Randazzo

Mancu li  cani”, ci parla del dramma di un ragazzo che vede la propria vita scivolare via per colpa propria e che non riesce ad afferrarla, a bloccarne la caduta, il crollo. “Mancu li cani” ci parla di un intero mondo di sopraffazione, di ricatto, di usura, con il suo satellite della prostituzione, della nuova tratta di schiavi che vengono invogliati a salire sui barconi della falsa speranza, attratti dalle sirene illusorie di un mondo migliore. “Mancu li cani” ci parla di gente per la quale “il costo della vita e lo stipendio medio hanno litigato da tempio  e non si parlano più”, gente tranquilla e normale, ma che non ce la fa a sbarcare il lunario e si ritrova nei centri sociali, assieme a gente che c’è finita per vicende ben più tetre di droga, alcol e sfruttamento.

Carlo Menzinger con il romanzo di Tommaso Randazzo

Mancu li cani” ci parla anche del vuoto interiore di questa società consumista che permette l’esistenza delle slot machine, delle sale da gioco, degli psicofarmaci, ma anche delle automobili a benzina solo per interessi economici di chi ha il potere: “Siamo vuoti, come il riflesso del mare negli occhi dei pesci stecchiti al bancone dei surgelati”.

Perché ci sono gli interessi economici delle case farmaceutiche, perché è più facile fare così che occuparsi veramente dei problemi. Ad esempio, ormai hanno inventato le macchine che vanno a energia solare, ma abbiamo sostituito le macchine a benzina? No, cazzo, no!”.

Insomma, “Mancu li cani” è un romanzo importante, è una una storia di vita vissuta, mal vissuta, ma anche la denuncia di un mondo in rovina di cui siamo tutti colpevoli, come scopre lo stesso Nico, diventando con questa consapevolezza, per una volta, davvero un piccolo eroe, lanciandosi in un’ultima follia, ma questa volta non più per avidità, ma per il suo opposto.

ALTRE DUE PRESENTAZIONI

Mercoledì 13 e sabato 14 Dicembre, ho avuto l’occasione di presentare altre due volte il mio romanzo IL SOGNO DEL RAGNO (VIA DA SPARTA). Mercoledì, in un’atmosfera più raccolta, abbiamo potuto parlare a lungo e diffusamente del mio romanzo e della raccolta di racconti gialli di Alberto PestelliUn Etrusco tra i Nuraghes – Vol. II”. Ci hanno coadiuvato nella presentazione gli scrittori Sergio Calamandrei e Gianni Marucelli, aprendo un bel dibattito con gli amici di Pro Natura presenti, assieme ad altri, nella saletta del Ristorante I Cinque Sensi di Firenze.

Sabato è stato il classico “Porto Seguro Show”, con tanti autori e tantissimo pubblico. Il mio intervento è stato breve, ma è stata una bella occasione per incontrare tanti autori visti in precedenti occasioni e per conoscerne di nuovi. Questi incontri, infatti, anche se a volte possono sembrare un po’ caotici, con così tanta gente, mi hanno sempre permesso di farmi conoscere da gente nuova e in poche settimane dalla sua uscita IL SOGNO DEL RAGNO sta avendo ormai numerosi apprezzamenti, al punto che, purtroppo sabato, molti, che avrebbero voluto comprare il mio romanzo, sono rimasti a “bocca asciutta” perché il volume si è esaurito e la ristampa non è arrivata in tempo.

Segnalo comunque che è ora di nuovo disponibile e può essere richiesto a me (per chi vuole una dedica), che lo posso spedire con piego libro, o acquistato in qualunque sito on-line, se non ordinato nelle librerie di fiducia di ciascuno.

Di seguito per comodità i link per acquistarlo:

Amazon

Internetbookshop

La Feltrinelli

Mondadori Store

Ed ecco il video del mio intervento da Porto Seguro che una dei presenti mi ha gentilmente fatto avere.

Questo invece è il link del video della prima presentazione al Westin Excelsior, il giorno in cui il romanzo è uscito (28/9/2017).

 

L’autore de IL SOGNO DEL RAGNO, Carlo Menzinger, e l’editore Paolo Cammilli di Porto Seguro

LA GRECIA ANTICA AI GIORNI NOSTRI, CON LIEVE PROFONDITÀ

Afrodite bacia tuttiAfrodite bacia tutti” di Stefania Signorelli è una raccolta di racconti che, in via molto generale e diverso, realizza lo stesso intento del mio “Il sogno del ragno” ovvero traslare il mondo greco antico ai giorni d’oggi. “Afrodite bacia tutti” però non è un’ucronia e il mondo contemporaneo che descrive è proprio il nostro, solo che popolato da personaggi saltati fuori dalle opere omeriche o dalla mitologia greca.

 

Stefania Signorelli (Palazzolo sull’Oglio -Brescia -12 luglio 1973)

Troviamo così una bambina estremamente bella, di nome Afrodite, che cresce facendo innamorare di sé ogni uomo, ma sposando il più brutto di loro, lo storpio Efesto, che, modernamente e rassegnatamente troviamo a cancellare i filmati degli amplessi della moglie con altri da… youporn. C’è Ercole che, abbandonato da Megara, vive in un monolocale. C’è la psicologa Eco perdutamente innamorata del suo bellissimo paziente diciasettenne Narciso, malato di hikikomori, che non esce più dalla sua camera dove passa il tempo al PC. C’è un’Elena surreale, che letteralmente perde la testa per Paride. C’è un capo ufficio dall’ira achillea. C’è uno strano, tirchio Mida. C’è una Penelope che aspetta con rabbia e amore il suo perduto Ulisse, incerta se mandargli un SMS. C’è una vendicativa Megera cui è stato rubato il fidanzato dalla miglior amica. C’è uno strano incontro di una cliente con il seduttivo fioraio Phobos. C’è Teseo che si perde nella casa di Arianna, cui è tornato dopo un abbandono di quarant’anni. C’è un Anchise che vive in una casa di riposo. C’è persino Pandora con il suo vaso.

 

Sono racconti vivaci e frizzanti, arricchiti da una scrittura lineare e scorrevole ma intermezzata da piccole frasi a sorpresa come “lei sembrava una rosa inzuppata nella panna”, “leggera come una farfalla. Di più che una farfalla. Una ragnatela”, “piccoli, aguzzi, beffardi. I denti di ghiaccio sono solo canini”, “la luce cade dritta dall’alba, perfettamente perpendicolare ai pensieri”, “faccia da gabbia in cerca di un canarino”, “il sole è pallido come una tettoia d’amianto”, “l’amico è ora un pesce rosso che si dibatte sul selciato”.

A queste frasi, che mi paiono la vera ricchezza di queste storie, se ne aggiungono altre di riflessione come “ora che comprendeva bene chi era, voleva non esserlo” o “la vita non sarà un granché caro mio, ma ho proprio paura sia tutto quello che abbiamo”, che danno una certa profondità a questi racconti volutamente lievi, quasi aerei.

 

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Carlo Menzinger con l’antologia di Stefania Sognorelli

MAGICHE AVVENTURE MEDIEVALI

Davide Savorelli è uno degli autori della vivace casa editrice fiorentina Porto Seguro, che in questi mesi sta raccogliendo attorno a sé moltissimi Risultati immagini per i giorni prima Savorelliscrittori, soprattutto toscani.

L’ho conosciuto il 28 settembre scorso in occasione del Porto Seguro Show che si tenne al Westin Excelsior di Firenze. Il suo “I giorni prima” fu uno dei titoli che, in quella serata mi colpì maggiormente, innanzitutto per l’ambientazione storica medievale (l’anno del Signore 1116), ma anche per il suo coniugare storia e aspetti magici, tanto importanti in quell’epoca affascinante.

Ho finalmente letto il volume che acquistai allora ritrovandovi, in effetti, proprio queste caratteristiche.

I giorni prima” sono un’avventura popolaresca, che vede protagonisti mugnai, taglialegna, preti, puttane in un’Italia basso medievale ben ricostruita. Tutto si snoda a partire da una profezia apocalittica, che dà il sale della storia e ne dirige il senso.

Si snodano rapporti variamente intricati tra i personaggi, con la vecchia veggente alemanna Aldovisa e la sua giovane aiutante Britta, che pur non essendo le vere protagoniste, mantengono un ruolo centrale nella trama. Tra questi rapporti troviamo, innanzitutto intrecci amorosi, persino tra religiosi, ma anche piccoli intrallazzi, non ultimo il tentativo di trafugare le spoglie del locale San Teobaldo, che all’inizio della narrazione incontriamo ancora in vita.

Davide Savorelli (Poggio Rusco – MN – 1970 – giornalista e scrittore)

La vicenda si svolge tra luoghi dai nomi facilmente riconoscibili come Lucca e Verona e altri di piccole e grandi località che nel tempo hanno mutato del tutto o in parte il proprio nome (seppure son sopravvissute), come Hostilia, Brixello, Polirone, Flesso, Pado, Lirone, Veicengia.

I luoghi principali della vicenda sono la Vangadicia e la Carpanea. Pur non essendo riuscito a ricostruire esattamente la geografia della storia, ho però notato un lavoro di ricerca e ricostruzione storico-geografica da parte dell’autore che ho particolarmente apprezzato.

Il romanzo scorre con un tono piuttosto allegro, nonostante l’incubo di un misterioso evento in arrivo (che, senza anticipare quale sia, mi pare proprio evento storicamente attestato), la magia vi compare più che altro come visione superstiziosa del mondo e timore dell’azione diabolica. Vi è un solo episodio, tutto sommato ristretto come numero di righe anche se con una certa rilevanza per la trama, in cui ci si muove davvero nel soprannaturale, quando, brevemente, gli animali nella stalla di Milano si mettono a confabulare tra loro. Non meno misterioso e intrigante, in effetti (dai personaggi è considerato demoniaco), il rapporto tra la scrofa orba del mugnaio e due gattini neri trovatelli che questa allatta come figli propri. Interessante anche la ricostruzione delle credenze popolari attorno alla natura demoniaca dei tartufi (taruffoli).

In conclusione è stata una lettura piacevole, che scorsa via veloce, con il desiderio costante di continuare a leggere e di scoprire come le avventure dei personaggi si sarebbero dipanate.

E ora Davide Savorelli ha appena pubblicato un nuovo romanzo: “L’anno di Silla”! Non resta che scoprire anche questo.

Carlo Menzinger con il romanzo di Davide Savorelli

LA FANTAPSICHIATRIA UCRONICA

Risultati immagini per l'uomo che credeva di essere se stessoHo trovato “L’uomo che credeva di essere se stesso” tra i romanzi della “Fratellanza della Fantascienza” di Anobii, eppure questo romanzo dell’inglese David Ambrose si può dire solo in parte fantascienza. Semmai saremmo più dalle parti della “fantapsichiatria”, se un simile genere esiste, e non mancano elementi per poter inserire questo romanzo tra quelli che, in qualche modo si occupano di ucronia.

L’inizio parte alla grande, con il protagonista subito coinvolto in una serie di incidenti mortali, che lo riguardano direttamente e da cui scampa miracolosamente, o che riguardano la moglie e il figlio.

Poi le cose si complicano e ci si sposta dalle parti della schizofrenia (anche se nel libro si dice che, quello di Rick – Richard non è un vero e proprio caso di schizofrenia). Da lì, si scopre che, forse, per effetto di uno di tali incidenti, il protagonista vive due vite (e si tirano in ballo persino le teorie quantistiche sugli universi paralleli), anzi, le viveva, prima che le due personalità non si trovassero a convivere nel medesimo corpo.

David Ambrose

Mentre Richard vive e ricorda un mondo che è il nostro. Rick viene da un universo divergente (ma qui lo chiamano mondo parallelo, pur spiegando che le divergenze temporali sono perpendicolari) in cui John Kennedy non è morto (e neppure Marylin Monroe) e, alla fine naturale del suo mandato, gli è succeduto il fratello Bob, anche lui non assassinato. E non si può qui non pensare ai disperati tentativi del viaggiatore nel tempo di “22/11/’63” di Stephen King.

Comunque, l’aspetto storico-ucronico, ne “L’uomo che credeva di essere se stesso” ha un peso relativo. Tutto è incentrato sul protagonista e sugli psichiatri e psicologici che cercano di capire qualcosa di questa sua sorta di schizofrenia.

I rivolgimenti della “verità” che si credeva di aver scoperto, sono numerosi, rendendo quest’opera interessante e avvincente, anche se forse un po’ troppo contorta e anche se viaggiare nel tempo usando la mente è un concetto che credo di aver già sentito, anche se ora mi sfugge dove e se la possibilità di mettere in comunicazione universi divergenti si può trovare anche nel mio “Via da Sparta”.

Risultati immagini per schizofrenia

QUEL CHE INSEGNA “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il sogno del ragno” è ucronia. L’ucronia è la descrizione di mondi alternativi, universi divergenti, in cui qualcosa nel passato è cambiato, mutando il corso della storia. L’ucronia, dunque, è storia immaginaria. Mi piace dire che sia “storia sognata”, nel senso che ciascuno di noi può sognare un mondo diverso, supponendo che un dato evento non si sia verificato o si sia verificato in altro modo. Abbiamo così varie ucronie in cui la Germania vince la seconda guerra mondiale, nel mio “Il Colombo divergente” immagino che Cristoforo Colombo non riesca a comunicare la scoperta dell’America, in “Giovanna e l’angelo” Giovanna D’Arco sopravvive al rogo.

La grande sfida de “Il sogno del ragno” è descrivere il nostro tempo, un mondo a noi contemporaneo, ma frutto di una divergenza storica, ucronica, avvenuta non solo 20 o 100 anni fa, ma ben 2.400 anni fa. Si immagina che allora Sparta abbia sconfitto Tebe a Leuttra e non viceversa. Ne conseguono la distruzione di Atene con tutta la sua cultura, l’espandersi di Sparta, l’arresto dello sviluppo dell’Impero Romano e tutta una serie di cambiamenti che fanno sì che oggi metà del mondo sia dominato da Sparta. Un mondo molto “spartano”, essenziale, innanzitutto, ma anche un mondo del tutto diverso. Uomini e donne vivono separati. Matrimonio e famiglia sono intesi in tutt’altro modo. Ogni lusso è bandito. Del consumismo non se ne mai sentito parlare. I vestiti sono considerati un vezzo superfluo. La proprietà privata non esiste. Da una parte c’è una comunità di Uguali, gli Spartiati, tra i quali non sono accettate differenze, ma che sono un’oligarchia che domina su un gran numero di schiavi pubblici, gli Iloti. L’elettronica non esiste. La meccanica è ai livelli ottocenteschi, un po’ tipo “steampunk”. In compenso c’è un forte controllo demografico, c’è una maggior attenzione verso l’ambiente, c’è uguaglianza tra i membri della stessa classe, ma anche sfruttamento schiavistico degli Iloti. C’è una grande attenzione alla selezione della razza, che ha portato a uno sviluppo della genetica che qui ancora non abbiamo conosciuto. E c’è la guerra. Guerra costante, perché il controllo degli Spartiati sugli Iloti e sulle popolazioni assoggettate o confinanti funziona solo tramite uno stato di guerra e polizia costante. È una società maschilistica, ma in cui le donne hanno un immenso potere, perché gli uomini si occupano solo di questioni militari e politiche e tutto il resto è in mano alle donne. La “medicina” più usata è l’eutanasia. Gli uomini e le donne che raggiungono i 55 anni devono morire per fare spazio ai giovani e avere un mondo sempre efficiente.

Il grande insegnamento di questo romanzo e dell’ucronia in genere è che tutto ciò che conosciamo, potrebbe non esserci, che oggi potremmo vivere in un mondo del tutto diverso. Forse peggiore o forse migliore. L’ucronia ci insegna a guardare il mondo e la storia con occhi nuovi. A chiederci continuamente “e se invece?”

Il sogno del ragno” descrive un mondo distopico, ma non totalmente, perché nulla è mai del tutto bianco o del tutto nero. L’universo di “Via da Sparta” è talmente diverso dal nostro, che non possiamo che provare repulsione per il tipo di vita che propugna, eppure vediamo che molti personaggi lo vivono come normale.

E questo, forse, è un altro messaggio del libro: cercare di comprendere la diversità, cercare di capire che quello che, a prima vista, ci può sembrare del tutto negativo, in realtà ha in sé aspetti positivi, così come non esiste una perfetta utopia, non c’è una distopia assoluta. In questi tempi, in cui la tentazione del razzismo riemerge, “Il sogno del ragno”, mostrandoci un mondo immaginario ci aiuta, spero, a farci capire che se siamo così non è per merito nostro o per “volontà divina”, che non esiste una “razza eletta”, ma che se un popolo domina sugli altri è solo per la forza del caso. Basta poco a mutare la storia e le sorti dei popoli e delle nazioni. Sparta oggi non esiste più. Invece, potrebbe esserci ancora e aver impedito la nascita degli Stati Uniti d’America, della Russia, della Gran Bretagna. Nazioni che si credo le più potenti, se solo qualche piccola cosa fosse avvenuta nel passato, potrebbero non essere quel che sono o non esserci affatto.

Il sogno del ragno ci insegna anche qualcosa sulla storia reale, perché questo moderno Impero di Sparta ha molto della Sparta storica, che pochi di noi conoscono davvero del tutto. Ogni capitolo è corredato da una citazione, spesso di storici antichi. Piccole frasi che ci fanno capire come certi aspetti descritti nel romanzo, che ci possono sembrare del tutto fantasiosi, in realtà nella vera Sparta era proprio così o molto simili. Per esempio, era normale che le donne avessero più mariti, era normale che i giovani spartiati uccidessero gli iloti senza motivo, solo come rito di iniziazione, era normale che gli uomini pranzassero senza le donne nei sissizi, la pederastia e l’omosessualità erano comuni e così via: Sparta era diversa da Atene, da cui tanto abbiamo preso. Sparta, anche quella vera, era molto diversa da noi.

Il sogno del ragno”, però, non è un libro di storia, né tanto meno di filosofia. “Il sogno del ragno” è un romanzo d’avventura e di vita, di crescita e di scoperta.

Il sogno del ragno” narra la fuga di Aracne (“ragno” in greco), una schiava pubblica ilota di diciassette anni da una Napoli ucronica verso la Scandinavia, i Regni Perieci del Nord” alla ricerca di un mondo diverso e magari migliore. Aracne è appena stata violentata, per l’ennesima volta, perché questo è normale e accettato. È incinta e vuole un mondo in cui la schiavitù e la violenza non esistano, in cui la sua vita e quella del frutto della violenza che porta in grembo non siano a rischio. È questo il suo sogno, il sogno di Aracne. In questa fuga la ragazza impara che per i sogni si deve combattere, che non ci si deve arrendere davanti agli ostacoli e ai fallimenti, ma anche che occorre stare attenti ai piccoli successi, che portano ad adagiarci, ad accontentarci, perdendo di vista il nostro obiettivo principale.

La seconda protagonista de “Il sogno del ragno” è un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di Aracne, ma che vive nel cuore dell’Impero di Sparta, nella capitale Lacedemone. È una spartiate e per giunta figlia di due personaggi importanti dell’Impero. Eppure anche lei si ribella. Anche lei ha dei sogni. Vorrebbe cambiare questo mondo. Vorrebbe cambiare il modo di costruire le case e le città, ora “spartane” e, soprattutto, sotterranee. Vorrebbe che il matrimonio non avesse solo finalità economiche e procreative, ma che fosse l’unione di due anime, che fosse l’unione di due persone che si amano.

Il cammino delle due ragazze si avvicina progressivamente, fino all’incontro finale, che prelude a nuove, più incredibili avventure e scoperte di questa Sparta, che è più complessa di quanto sembri, con numerose sfaccettature e piccoli mondi, isole nascoste da scoprire, cose da imparare, per crescere e raggiungere una diversa consapevolezza.

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Di questo e di altro parleremo domani Sabato 16 Dicembre 2017 al Porto Seguro Show in via dei Renai 23 (Firenze).

 

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