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PENSANDO A UN MONDO PIÙ SMART

Il n. 2 dell’Anno XI della rivista dell’Ordine degli Ingegneri ProgettandoIng è dedicato all’Informazione.

Sin dal n. 1 dell’Anno, la rivista si apre, dopo l’editoriale del curatore Giuliano Gemma, con dei miei contributi letterari.

Questa volta si comincia con l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” nel quale analizzo come questa muti nel corso dei vari cicli che compongono la grande storia futura della galassia immaginata dall’autore russo-americano Isaac Asimov.

Segue il mio racconto di fantascienza “Il campione”, sulla scelta da parte di una razza aliena di un campione di umanità da portare sul proprio pianeta.

Dopo i miei contributi inizia la parte più “ingegneristica” della rivista con l’articolo “La rivoluzione digitale: un’opportunità epocale per gli ingegneri” di Mario Ascari, che ci parla della “Quarta rivoluzione”, quella “Digitale”, preconizzando un mondo in cui oggetti elettronici siano in costante contatto e scambio reciproco mediante l’IoT, l’Internet-of-Things”, dopo l’ancora recente Terza Rivoluzione dell’elettronica.

Riprende il tema anche l’articolo di Enrico P. Mariani “Senza sicurezza una city non è smart”, che parte dalla definizione di Smart City, per raccontareRisultati immagini per smart city un contesto urbano con infrastrutture intelligenti, oggetti controllabili via internet (IoT) e big data, per parlarci di come i vari sistemi debbano rispondere a precise gerarchie per mantenere le necessarie sicurezze e impedire che un sistema di livello inferiore (vicino all’utente finale) non influisca su uno superiore.

Bruno Lo Torto, partendo da una riflessione sulla propria esperienza come ingegnere e su quello che per lui significa esserlo, nel suo “Ingegner sum, ingegneriae nihil a me alienum puto” ci spiega come le distinzioni tra i vari tipi di ingegneri siano limitative, essendo l’ingegneria una disciplina con una sua unitarietà, sempre più necessaria nella Fabbrica 4.0 che unisce robotica, produzione additiva e nanotecnologie, con un rinnovato sincretismo necessario a creare oggetti interdipendenti, come le Smart City, dove alla costruzione degli edifici occorre aggiungere l’elettronica e l’ingegneria delle informazioni per farli funzionare (semplifico un po’ banalmente io).

Risultati immagini per smart cityDopo questo viaggio nel futuro prossimo, che è quasi presente, Nicoletta Mastroleo ci riporta indietro nella storia, facendoci incontrare la figlia del grande Lord Byron, uno dei padri della letteratura gotica, che incontriamo nel suo articolo “Ada Byron e le origini dell’informatica”. La figlia del bardo fu, infatti, una matematica di pregio, che si dilettò con le prime macchine da calcolo.

Chiude la rivista un articolo di Fausto Giovannardi sull’architetto che realizzò la copertura dell’area olimpica di Monaco “Frei Otto & Pink Floyd”: il sistema fu ripreso, infatti, nei concerti del gruppo rock.

 

IL CROLLO DELLA GALASSIA VATICANA

Risultati immagini per il risveglio di endymionEccomi al quarto capitolo della saga “I Canti di Hyperion” di Dan Simmons, una delle opere più complesse, articolate e affascinanti della fantascienza di fine millennio.

Il risveglio di Endymion” (1997) è il seguito di “Endymion” (1995), con cui costituisce quasi un mini-ciclo, avendo per protagonisti Raul Endymion ed Aenea, assenti nei primi due volumi, e l’ultimo della quadrilogia, cui si possono, in realtà aggiungere anche il romanzo “Gli orfani di Helix” (1999, pubblicato nell’antologia “Universi lontani” curata da Silverberg) e un paio di racconti (“Remembering Siri” e “The Death of the Centaur”, entrambi nell’antologia “Prayers to Broken Stones”, il primo, però, ha lo stesso nome dell’ultimo racconto di “Hyperion” e mi chiedo se non siano la stessa cosa). Ho letto la quadrilogia ma non questi altri testi.

I primi due volumi (“Hyperion” – 1989 – e “La caduta di Hyperion” – 1990) sono ambientati alcuni secoli prima degli ultimi due, ma le due coppie sono strettamente connesse e in “Il risveglio di Endymion” non solo ritroviamo molti dei personaggi di “Hyperion” e la disunità di questa prima opera completa il suo annullarsi in una storia unitaria, ma molti dei misteri che avevamo incontrato nelle centinaia di pagine precedenti, qui si chiariscono, nel bene e nel male, perché i misteri sono spesso il motore delle storie e la loro soluzione può sempre deludere qualcuno. Mi ha deluso? Direi di no, anche se forse avrei preferito lasciarmi cullare ancora dalla magia del mistero. Il finale è arrivato così come lo immaginavo e aspettavo ormai da centinaia di pagine prima e ho potuto osservare Raul Endymion nelle ultime pagine con la sufficienza supponente del lettore onnisciente che già immagina gli eventi futuri.

 

Se “Endymion” ci trasporta in una galassia diversa da quella dominata dall’Egemonia e dal Tecno Nucleo che abbiamo conosciuto con “Hyperion”, ovvero in una galassia dominata da un Papa che risorge a ogni morte, dalla Chiesa Cattolica e dal suo braccio armato, la Pax, “Il risveglio di Endymion” ci spiega meglio questa rinascita della Chiesa Cattolica e i segreti del suo potere, ma ci porta anche attraverso mondi dominati da altre fedi e, in particolare, ci fa ritrovare la protagonista Aenea, ormai non più bambina, circondata da una comunità buddista, creando così l’occasione per un raffronto anche teologico-filosofico tra cristianesimo e buddismo.

Il ciclo si conferma uno dei più brillanti esempi di fantareligione, con la sua capacità di esplorare sviluppi futuri delle fedi che dominano oggi il nostro pianeta, trasposte in una galassia composta di numerosi mondi diversi.

Se il nuovo sacramento della Resurrezione ha reso potente la Chiesa e il suo braccio secolare, la Pax, come abbiamo già appreso nel precedente volume, qui scopriamo una nuova filosofia che parte dal concetto di Amore inteso come forza fisica, con le sue leggi, e lo estende a qualcosa che viene definito il Vuoto che Lega, che è il senso di tutte le fedi e superstizioni. Tramite il Vuoto che Lega, Aenea spiega persino la resurrezione originale, quella di Cristo. Scopriremo, infine, dal millenario Martin Sileno, che il Vuoto che Lega è la Sfera Dati dell’Universo. Sileno spiegherà tramite il Vuoto che lega anche l’attività degli scrittori: “È questo, ragazzo, ciò che fanno gli scrittori, gli artisti, i creatori. Ascoltano il Vuoto e cercano di udire i pensieri dei morti. Sentire il loro dolore. Il dolore dei vivi, anche. Trovare una musa è solo il modo di un artista o di un sant’uomo per mettere un piede nella porta principale del Vuoto che lega”. Il Vuoto che Lega è anche alla base del Teletrasporto.

 

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Dan Simmons

I Canti di Hyperion”, nonostante l’insolito ruolo centrale della religione, sono però anche una grande space opera, con viaggi e battaglie spaziali e vera fantascienza, con il tentativo di immaginare  vari sistemi per muoversi da una stella all’altra, dai Portali, alle navi Hawkings, agli Astrotel, al Tempo Veloce, con la descrizione di mondi incredibili come il gigante gassoso su cui finisce Endymion e dove è possibile vivere (o sopravvivere) negli strati più altri dell’atmosfera o come i mondi ramificati degli Ouster, mondi spesso popolati da creature frutto di una fervida fantasia razionale. A volte attraversando questi strani pianeti sembra quasi di essere in una moderna versione de “I viaggi di Gulliver”, altre volte si pensa ai Cicli asimoviani, sia per la prevalenza di esseri umani su mondi lontani, sia per il rapporto/ conflitto tra intelligenza umana e artificiale, sia, infine, per la presenza di esseri umani provenienti da una Terra dimenticata in Asimov e scomparsa in Simmons.

Gioca, Simmons, a creare nuovi mondi, a viaggiare nel tempo e nello spazio, a immaginare diverse forme di intelligenza, a riflettere sull’uomo e la sua natura e il suo rapporto con il soprannaturale e la filosofia.

A volte certe descrizioni storiche o geografiche possono prolungarsi un po’, ma subito l’autore sa riprendersi e scaglia il lettore in nuove avventure dal ritmo mozzafiato, scontri, arrampicate, voli, scalate, nuotate negli ambienti più insoliti e spesso ostili, in una sfida continua non solo alla morte, ma alle leggi fisiche e logiche, pur ricercando (e trovando) sempre un filo conduttore, come solo un maestro della scrittura può fare.

Sebbene siano passati secoli dagli eventi del primo romanzo, gli effetti distorsivi dei viaggi spaziali, i viaggi nel tempo, la memoria, i trattamenti anti-invecchiamento, i flash-back ci fanno ritrovare personaggi dei romanzi precedenti in un rimescolio di eventi e vite da capogiro.

Avventure, rapporti umani, tecnologie diverse, creature immaginarie ma razionalmente spiegate, mistero, ambientazioni originali, si mescolano con una ricchezza di contenuti sconosciuta alla maggior parte delle opere letterarie.

Risultati immagini per AeneaSe di norma un romanzo di fantascienza si accontenta di immaginare un sistema per viaggiare nello spazio, qui, come detto, ne troviamo numerosi diversi e alternativi, basati su differenti principi. Se di norma la fantascienza si limita a immaginare il conflitto con una razza aliena o un’intelligenza tecnologica, qui abbiamo lo scontro tra gli umani che mantengono il loro DNA originale e modificano l’ambiente (lo terraformano) e quelli (gli Ouster) che preferiscono adattarsi all’ambiente, arrivando persino a colonizzare gli spazi interplanetari, adattando il proprio genoma, ma abbiamo anche un conflitto con un’entità tecnologica onnipresente ed estesa quale il Tecno Nucleo, abbiamo la presenza di androidi, ciborg e cibridi e altre forme di intelligenza artificiale non necessariamente legate al Tecno Nucleo, abbiamo i Crucimorfi, parassiti prodotti dal Tecno Nucleo per controllare l’umanità, trasformandola in una sorta di riserva di memoria, abbiamo, in questo quarto volume, la comparsa di creature aliene originali, abbiamo il conflitto tra la Pax e le altre religioni, che questa cerca di spazzar via mediante crociate al limite del genocidio (anche se le popolazioni non cattoliche vengono addormentate e sfruttate come banchi di memoria dal Tecno Nucleo, alleato-padrone della Pax). Abbiamo Osservatori alieni dai grandi poteri, che potrebbero aver ispirato quelli della serie TV “Fringe” (2008-2013) ideata da J.J. Abrams, Alex Kurtzman e Roberto Orci. L’androide A. Bettik, peraltro, sembra la versione meno attiva del robot asimoviano R. Daneel Olivaw (“Fondazione e Terra”) per i rispettivi ruoli nelle sorti della Galassia.

Sembrerebbe che persino un’opera cinematografica di grande impatto come “Matrix” (film di Larry e Andy Wachowski del 1999), possa essere debitrice di Simmons per questi umani addormentati e collegati a delle macchine intelligenti, così come per il moto in Tempo Veloce dello Shrike, di Nemes e dei suoi tre cloni.

Ad arricchire ulteriormente quest’opera già fin troppo ricca c’è il messaggio di Colei Che insegna, Aenea, che lei stessa riassume con due parole “Scegli ancora” e che proveremo a semplificare dicendo che nessuna scelta deve mai essere definitiva, che tutto deve sempre essere rimesso in discussione, cosa che Simmons fa continuamente anche all’interno di questo ciclo, dove appena ti pare di essere alla risoluzione di un’avventura o di un problema, subito ci regala uno sviluppo o un’alternativa inattesa. Aenea conosce il futuro, ma come un sogno, come un ricordo di qualcosa che dovrebbe avvenire, che potrebbe avvenire, ma il futuro è solo un’ipotesi e può sempre cambiare. Il futuro sembra scritto, sembra segnato dal Destino, eppure non lo è, può prendere diverse strade, per effetto di questo libero arbitrio (“Scegli ancora”). I personaggi attraversano lo spazio a distanza astronomiche, ma anche il tempo, in avanti e indietro, in modi e con mezzi sempre diversi, dalla Rachel che ridiventa bambina e che qui ritroviamo adulta, ma diversa dalla Moneta che era diventata, allo Shrike, che viene dal futuro e ci torna quando vuole e altera il ritmo del tempo attorno a se, alle capsule di criofuga, che congelano lo scorrere degli anni per i protagonisti, alle tecniche antinvecchiamento.

Endymion” si apriva con le parole “Sono sicuro che leggi questo scritto per la ragione sbagliata.

Se lo leggi per imparare che cosa si prova a far l’amore con un messia, il nostro messia, allora non dovresti proseguire nella lettura, perché sei poco più d’un voyeur.

Se lo leggi perché sei un appassionato dei Canti del vecchio poeta e muori dalla voglia di sapere quale fine hanno poi fatto i pellegrini su Hyperion, rimarrai deluso. Non so che cosa sia accaduto alla maggior parte di loro: vissero e morirono quasi tre secoli prima della mia nascita.

Se leggi questo scritto per capire meglio il messaggio di Colei Che Insegna, anche in questo caso rimarrai forse deluso. Ero interessato a lei come donna, lo confesso, non come maestra o come messia.

Se lo leggi infine per scoprire il destino di lei, o addirittura il mio, leggi il documento sbagliato. Per quanto il suo e il mio destino sembrino inevitabili e prestabiliti come per qualsiasi persona, non ero con lei, quando si compì il suo, e il mio attende l’atto conclusivo proprio mentre scrivo queste parole.”

Il terzo volume del Ciclo, in effetti, non dà queste risposte. A farlo, ci pensa, invece, “Il risveglio di Endymion”.

 

In conclusione, “I Canti di Hyperion” si confermano con questo quarto volume, come una delle più grandiose, ricche e creative opere di fantascienza e della letteratura di fine XX secolo. “Il risveglio di Endymion” è parte ineliminabile di tale Saga e contribuisce alla quadratura del cerchio, o se meglio preferite alla “chiusura del Ciclo”, fornendo le spiegazioni e gli sviluppi di tutto ciò che i precedenti tre libri avevano lasciato aperto.

In questo, però, forse, Dan Simmons si dimostra meno innovativo che in molti altri aspetti della sua narrativa: questo è un altro punto in cui sembra seguire la scuola di Isaac Asimov, che spesso scriveva fantascienza come se stesse scrivendo un giallo. Nell’opera del grande autore della Si-Fi classica abbondano, infatti, le spiegazioni, al limite del pedante, di ogni evento e mistero.

Risultati immagini per galassiaSimmons sa essere molto più leggero di quello che mi pare si possa considerare il suo maestro, e, soprattutto, evita il difetto di inserire le spiegazioni in dialoghi-monologhi tra i protagonisti. Anche lui, però, non sa resistere alla tentazione di fornire una spiegazione. Purtroppo, molto spesso si sente commentare “questo libro / film lascia troppi temi aperti / domande aperte”. E allora? Dico io: e allora?

La letteratura deve porci le domande, deve darci la magia del mistero. Le risposte le deve dare il lettore, dentro di sé, ogni lettore a modo suo. Le risposte scientifiche e tecniche ai quesiti della fantascienza le dovranno dare la scienza e la tecnologia. Non è compito degli autori.

Per carità, Asimov e Simmons sono dei maestri nel dare risposte e svelare misteri, ma non è questo che vogliamo da loro.

Dateci il mistero e lasciateci crogiolare e fantasticare in esso. Lasciateci cercare, magari per il resto dei nostri miseri giorni, la soluzione ai vostri dilemmi. “Essere o non essere?” si chiedeva l’Amleto shakespeariano. Qual è la risposta? Non è molto più importante la domanda?

Le domande possono essere grandiose, le risposte possono essere banali.

Come insegna ironicamente Douglas in “Guida galattica per gli autostoppisti”, la risposta alla domanda fondamentale sulla vita, l’universo e tutto quanto, finalmente trovata da un supercomputer chiamato Pensiero Profondo, dopo un’elaborazione durata sette milioni e mezzo di anni, è “42”.

Anche le risposte più geniali, in letteratura, rischiano di non essere all’altezza delle domande.

NUOVA COLLABORAZIONE CON “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per alluvione FirenzeQuest’anno, oltre ad aver avviato la collaborazione con la rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze “Progettando.Ing”, ho anche iniziato a pubblicare sulla rivista fiorentina “Italia Uomo Ambiente”.

Sono già stato presente nelle uscite di Marzo e Aprile sia con il racconto fantastico sull’alluvione di Firenze “L’angelo del fango”, diviso in due parti nei due numeri, sia con gli articoli sui nuovi pianeti individuati di recente “La scoperta del nuovo sistema solare di Trappist-1 dimostra che siamo stupidi” e “Come arrivare su Trappist-1”, che vogliono essere anche una riflessione sul ruolo dell’umanità su questo pianeta e sulla necessità di preservarlo.

Colgo l’occasione per ringraziare entrambe le riviste per l’opportunità che mi stanno offrendo.

LA FANTASIA CREATRICE DELLA MAY

Risultati immagini per la terra dai molti coloriÈ appena uscito su “Progettando.Ing” un mio articolo intitolato “I costruttori di universi” che inizia con queste parole:

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.”

A cool chick!

Julian May

Quando l’ho scritto non avevo ancora letto “La terra dai molti colori” (1981) di Julian May, ma questo libre e quest’autrice rientrano di certo a pieno titolo nella categoria della Letteratura che Costruisce Mondi. La piccola magia creata con questo romanzo da Julian May consiste nell’immaginare una galassia futura popolata da numerose razze intelligenti oltre all’umana e che convivono più o meno pacificamente tra loro, costituendo il Milieu Galattico. In questo universo, poi, inserisce una porta temporale che da questo futuro non troppo lontano, torna indietro di sei milioni di anni, nel pliocene della nostra vecchia cara Terra. Si tratta di una porta a senso unico e con una sola destinazione. Non è, insomma, una macchina del tempo che possa portarci nell’epoca che vogliamo: va solo nel pliocene, un po’ come la porta temporale di “22/11/’63” di Stephen King, che riportava invariabilmente allo stesso giorno e alla stessa ora del 1960. Qui, però, la porta è come un canale mobile tra il futuro e il pliocene, nel senso che se il signor X parte il giorno dopo del signor Y, arriva nel pliocene un giorno dopo di lui. Abbiamo così due “mondi immaginari” collegati, ma la fantasia della May non si ferma affatto qui. Dato che questa porta, creata nel 2034 da Theo Guderian, è ormai aperta da quasi un secolo, dall’altra parte sono passate circa centomila persone. Dovrebbero quindi aver creato una comunità di una certa importanza nella preistoria. Oltretutto, ognuno attraversa il tempo portandosi attrezzi e oggetti vari. Tutto ciò non sembrerebbe creare paradossi temporali, forse per l’enorme distanza tra i due tempi interessati, eppure tanta tecnologia e tanta gente passata nel passato dovrebbero avere effetti su tutto il futuro, salvo immaginare linee temporali autonome come nel mio ciclo su “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”. Nel primo volume della saga, questo non sembra, ma rimane il sospetto che non sia così e che lo scopriremo nei prossimi volumi. Nelle prime cento pagine del libro, però non sappiamo nulla di quello che avviene nel pliocene. Che ci sia una comunità di uomini moderni è solo un’ipotesi plausibile, perché niente e nessuno torna indietro se non invecchiato di 6 milioni di anni. Immaginiamo dunque un terzo “mondo” di umani moderni all’interno del secondo e generato dal primo. Tra l’altro, la gente che decide di effettuare il salto indietro, si presenta piuttosto peculiare e molti attraversano il varco mascherandosi in vario modo (pirati, principesse, guerrieri…). Finalmente, dopo un’attesa che mi è parsa troppo lunga (circa cento pagine), arriviamo nella preistoria e scopriamo che la fantasia della May ha partorito un quarto “mondo”, che è qualcosa del tutto diverso da quello che si immaginava nel primo. Non vorrei dire molto altro, ma per far capire perché quest’opera sia un ottimo esempio di creatività, non posso non dire che nel pliocene non ci sono solo le creature che i paleontologi si aspettano, ma anche una razza aliena, diversa da quelle note nel futuro e proveniente da molto lontano. Non solo! Questa razza, pur umanoide, ha la peculiarità di generare figli tra loro molto diversi, al punto che si dividono in due popoli antagonisti, Tanu e Friulag. Non solo! La May immagina anche che alcuni individui della galassia futura siano dotati di poteri metapsichici e che lo stesso sia per gli alieni arrivati nella preistoria.

Insomma, un’ambientazione tra le più ricche, articolate e fantasiose della fantascienza, che, da sole, farebbero venir voglia di proclamare che si tratta di un capolavoro.

Non me la sento, però, di considerarlo pienamente tale, perché i personaggi sono buoni, anzi qualcosa di più, ma non siamo all’ottimo e la trama è accettabile, diciamo pure buona, eppure non è riuscita a coinvolgermi pienamente.

Il grande, notevole, fascino dell’opera rimane la sua ambientazione, questa mescolanza di mondi e culture, ma ci sono alcuni punti in cui l’attenzione vacilla, sebbene la trama sia abbastanza dinamica. Un’altra cosa mi è dispiaciuta è che ho iniziato a leggerlo sperando di avere a che fare con una storia di ambientazione preistorica, ma questo pliocene è talmente ricreato, che non lascia spazio ad avventure di sopravvivenza contro una natura selvaggia, come avevo sperato di leggere. Interessante è uno spunto per collegare fantascienza e fantasy, che forse potrebbe essere sviluppato nei prossimi volumi.

La Saga del Pliocene comprende altri tre romanzi (“Il collare d’oro”, “Il re non nato” e “L’avversario”) pubblicati tutti tra il 1981 e il 1984 e sono collegati al “Ciclo del Milieu Galattico”, pubblicato tra il 1987 e il 1996.

Probabilmente mi lascerò tentare dai prossimi volumi della saga, sperando che gli eventi prendano una piega più coinvolgente. Un universo così non può essere trascurato.Risultati immagini per pliocene

LA BUONA VECCHIA FANTASCIENZA INGLESE

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John Wyndham

Risultati immagini per il risveglio dell'abisso wyndhamIl risveglio dell’abisso” (“The Kraken Wakes”), pubblicato nel 1953 da John Wyndham, pseudonimo di John Wyndham Parkes Lucas Beynon Harris (Knowle, 10 luglio 1903 – Londra, 11 marzo 1969), è uno dei più classici romanzi di quegli anni d’oro per la fantascienza di lingua inglese. Se in quel periodo spopolavano gli autori americani, Wyndham, pur essendo cittadino britannico ebbe la sua dose di fama con questo romanzo e con altri capisaldi come “Il giorno dei trifidi” e “L’invasione degli ultracorpi”, vere pietre miliari del genere.

L’affascinante ipotesi di questo romanzo è che delle creature abitanti gli abissi oceanici, a decine di chilometri di profondità, abbiano sviluppato una civiltà del tutto diversa dalla nostra e, provocati dall’umanità, muovano al contrattacco, rivelandosi assai più potenti di noi e soprattutto irraggiungibili e inconoscibili, mistero che dà particolare dignità alla narrazione. Se questi esseri marini siano di origine aliena o si siano sviluppati negli abissi degli oceani terrestri non è dato sapere,Risultati immagini per il risveglio dell'abisso wyndham anche se la vicenda comincia con strani oggetti luminosi che, provenienti da cielo, si immergono in mare.

La storia ha sviluppi apocalittici e si presenta come un’originale rappresentazione di invasione aliena, con l’interessante raffigurazione di creature in grado di svilupparsi intellettualmente nonostante le tenebre profonde e le altissime pressioni in cui vivono. Sebbene non le mostri mai direttamente, Wyndham ci
presenta delle creature profondamente diverse da noi per origini, mentalità ed esigenze vitali, cosa quanto mai apprezzabile in un’opera che esplora i confini del possibile e quanto di più lontano possibile dai ridicoli alieni antropomorfi di serie televisive come Star Trek o di altra fantascienza di qualità decisamente inferiore. Sebbene non definirei quest’opera un capolavoro della letteratura, essendo forse un po’ troppo semplice e sviluppando troppo velocemente gli effetti di questa devastante invasione, rimane comunque ancora oggi uno tra i romanzi più originali e consistenti della fantascienza.

SOPRAVVIVERE IN UN MONDO OSTILE

Risultati immagini per Tom Godwin RagnarokCi sono libri importanti, libri ricchi di contenuti, libri che ti insegnano qualche cosa e libri che si leggono con piacere.

I superstiti di Ragnarok” forse non sarà un libro importante o ricco di contenuti e non credo m’abbia insegnato molto, a meno che non mi capiti un giorno di vivere su un pianeta ostile ad alta gravità, forte escursione termica e predatori ferocissimi, ma è senz’altro un libro che ho letto con piacere, con grande piacere, e questa forse è la cosa più importante.

Il romanzo di Tom Godwin racconta di una spedizione di colonizzazione terrestre diretta verso il pianeta Athena, che viene assaltata da una razza aliena che schiavizza metà di loro e lascia gli altri a morire sul mondo inospitale di cui scrivevo sopra. Un luogo in cui vivere è impossibile, sopravvivere difficilissimo. Un piccolo gruppo di umani ci riesce e lo fa per alcune generazioni e dopo duecento anni tende una trappola agli alieni per conquistare una loro astronave e vendicare i loro Risultati immagini per Tom Godwin Ragnarokantenati.

Adoro le storie di sopravvivenza, di lotta con la natura e di ingegnosità e, da questo punto di vista il romanzo è valido. La scrittura è buona e gran parte della storia appare credibile. Forse l’accelerata del finale (in effetti, si parla proprio di “accelerazione”) è un po’ troppo fantasiosa, ma è anche vero che molto del futuro dei reietti di Ragnarok rimane nei loro sogni e non sappiamo se si realizzeranno veramente. Godwin poteva lasciare, magari, un finale più aperto.

Un buon autore che ancora non conoscevo e scoperto grazie alla “Fratellanza della Fantascienza”. Peccato che abbia scritto ben poco d’altro! La storia è ben equilibrata e coinvolgente, nonostante il succedersi delle generazioni, che potrebbe disorientare, dato che i protagonisti cambiano spesso, ma seguiamo comunque l’evoluzione delle famiglie di sopravvissuti e il vero protagonista è tutto il gruppo, che persegue con costanza il proprio scopo e la propria lotta. Molto bello anche il rapporto che si instaura con gli animali selvaggi del pianeta.

C’è anche un sequel: “I reietti dello spazio”.

 

NAUFRAGIO TRA UNA FOLLA DI UMANOIDI

Com’è possibile che i terrestri giunti sul lontano pianeta Tschai vi trovino altri esseri umani e numerose razze di umanoidi? Se c’è qualcosa che mi fa qualificare un romanzo di fantascienza come di Serie B, sono gli alieni umanoidi, ma Jack Vance è uno dei maestri del genere e nel suo “Naufragio sul Pianeta Tschai” sono gli stessi naufraghi a porsi questa domanda e a trovare una possibile risposta. Si tratta del primo volume di una serie, quindi, non avendo ancora letto gli altri volumi, non potrei dire se l’ipotesi formulata troverà conferma, ma quello che il protagonista intuisce è che, ai tempi degli uomini preistorici una delle razze aliene che vive su Tschai passò dalla Terra e da lì rapì alcuni dei nostri antenati e lo stesso fece su altri pianeti, trasformando così Tschai in un crogiolo di razze aliene. Gli umani e le altre razze, nel frattempo, nel corso dei millenni si sono evoluti in varie sottorazze.

Trovo strano, però, che oltre agli umani, dalla terra siano arrivati anche i cavalli (mentre non si citano altre specie animali), sebbene in epoca preistorica il loro addomesticamento non fosse iniziato e, quindi, non fosse già legati agli umani.

Jack Vance, vero nome John Holbrook Vance (San Francisco, 28 agosto 1916 – Oakland, 26 maggio 2013),

Il romanzo è sostanzialmente l’avventura dell’unico superstite di una spedizione spaziale, che, dopo aver imparato a tempo di record e alla perfezione la lingua locale, si destreggia tra feroci indigeni, belle fanciulle (praticamente una principessa) da salvare, scialuppa spaziale da recuperare, sacerdotesse combattive e vendicative, combattendo con successo e riuscendo persino a diventare il capo di una città di umani, dopo averli aiutati  a liberarla dagli oppressori di una razza aliena.

La parte più interessante dell’ambientazione è la ricchezza di razze umanoidi, ma nessun altro aspetto del pianeta è descritto con pari dettaglio (fauna, flora, morfologia, architettura). Anche la tecnologia non eccelle per originalità, essendo rappresentata da classiche astronavi, armi al plasma, zattere
volanti e poco più.

La caratterizzazione dei personaggi è più legata all’identificazione razziale che non ad approfondimenti psicologici.

Insomma, non direi che sia un’opera indimenticabile, anche se l’ho letta con piacere e potrei persino leggere i prossimi volumi anche solo per il gusto di sapere come andrà a finire la vicenda.

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