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ORFANI, MALATTIE, FUNERALI E ALTRE NUDITÀ

Credo che la parte migliore di “L’opera struggente di un formidabile genio” di Dave Eggers, sia proprio il titolo. Quando mi procurai questo volume, penso di essere stato attratto sia da qualche recensione positiva che dal titolo. Di sicuro, ora, dimentico delle recensioni lette, l’ho preso per leggerlo tra i vari volumi che ho in attesa, proprio per il titolo.

Dave Eggers

Ebbene, io credo che ogni autore sigli una sorta di patto con i suoi lettori in due momenti fondamentali: con il titolo e con l’incipit.

Ebbene, in questo Dave Eggers ha di sicuro tradito e ingannato i propri lettori o almeno il sottoscritto, che ammette di aver abboccato all’amo.

Tradire i propri lettori non mi pare una bella cosa, non pensate?

Leggendo “L’opera struggente di un formidabile genio” ci si aspetta almeno che si parli di un qualche genio, se non addirittura di leggere un’opera “geniale”, tanto più che il lungo titolo parte proprio parlando di un’opera. In questo libro, invece, si parla di un ragazzo poco più che ventenne che rimane orfano dopo la malattia dei genitori e vive da solo con il fratellino dodicenne (o giù di lì).

Certo il poveretto affronta la malattia e la morte non solo dei genitori, ma anche di altri personaggi. Eppure, in tutto ciò c’è ben poco di “struggente”.

Il nostro protagonista passa il suo tempo giocando con il fratellino, creando una rivista che cerca di farsi notare pubblicando foto di gente normale nuda, incontrando amici e ragazze. Nulla di “formidabile”, direi.

Peraltro, il romanzo ha alcuni momenti abbastanza godibili, ma quando un autore tradisce la nostra fiducia, è difficile dargli un voto pieno.

Del resto, questa è essenzialmente l’autobiografia di un ragazzo che ha vissuto tra un po’ di gente malata e non c’è nulla di meno interessante delle biografie di persone normali, per quanto scritte bene e con alcune trovate apprezzabili. Un altro genere che non mi fa impazzire sono le storie di malattie e sofferenza da ospedale. Anche se, come qui, trattate con poco struggente leggerezza.Dave Eggers L'Opera Struggente di un Formidabile Genio Mondadori Strade Blu 2001

Insomma, un libro con una certa quantità di stoffa, ma che pretende di volare un po’ più alto di quanto riesca.

Altra parte piuttosto buona è la lunghissima prefazione, che forse vale più di altre parti del libro, anche se l’autore ci invita a saltarla a piè pari.

Mi chiedo, infine, chi sia questo Dave Eggers. Wikipedia mi risponde: “Dave Eggers (Boston, 12 marzo 1970) è uno scrittore, editore e saggista statunitense.”

Del romanzo scrive “Il suo primo libro, intitolato “A heartbreaking work of staggering genius”, edito negli U.S.A. nel 2000, è stato pubblicato nel 2001 in Italia con il titolo “L’opera struggente di un formidabile genio”. Il romanzo rappresenta una falsa autobiografia, che, riprendendo alcuni aspetti realmente avvenuti della sua vita, è invece per la maggior parte frutto della fantasia dell’autore.”

Esattamente come immaginavo.

SE ZUCKERBERG FOSSE UN ALIENO

Mark Zuckerberg ha donato 13,6 milioni alla ricerca - Periodico Daily

Mark Zuckerberg

Quando durante una presentazione collettiva di autori della casa editrice Porto Seguro (i cosiddetti Porto Seguro Show) ascoltai una brevissima descrizione del romanzo “Social control” (sottotitolo “La verità di Tim Works”) di Lamberto Burgassi mi feci l’idea che fosse quasi un saggio sulle “devices” (termine spesso usato in tale occasione) o quanto meno un romanzo che mettesse in guardia dall’uso inconsulto di tablet, smartphones e PC da parte dei bambini.

Quello che mi sono trovato a leggere è stata piuttosto una storia di fantascienza “con” bambini (direi, piuttosto che “per” bambini), in cui un fanciullo della scuola primaria si trova a fronteggiare, con ben pochi alleati, un’invasione aliena attuata tramite il “Social control”, permesso da un uso pervasivo degli strumenti informatici e del web, dove al posto di Facebook abbiamo una cosa assai simile chiamata Ferguson e allo stesso modo sono mascherati i nomi di altri prodotti elettronici.

Forse, in definitiva, “Social control” è proprio quello che mi ero immaginato all’inizio, ma sotto forma di metafora, in quanto il rischio (reale) di un uso inconsulto del web è qui amplificato dall’idea che sia favorito da degli alieni, per motivi loro di colonizzazione del nostro pianeta, attuata tramite l’indottrinamento, soprattutto delle giovani generazioni, avvalendosi in questo del supporto della scuola e dei docenti (conniventi o alieni mascherati).Amazon.it: Social control. Le verità di Tim Works - Burgassi, Lamberto -  Libri

Certo, suona un po’ strano che questo bambinetto riesca quasi da solo a mettere in crisi un piano che scopriamo avere origini che affondano indietro nel tempo per millenni e, in questo, c’è forse la volontà dell’autore di fare un prodotto rivolto alla stessa fascia d’età del protagonista Tim Works, un ragazzino considerato un po’ turbolento e che è poco gradito ai propri insegnanti.

L’altra peculiarità di questa storia è che è stata ambientata in un passato recente, in cui lo sviluppo del web era ancora ai primordi e se ne immagina la crescita esponenziale, poi avvenuta, come una previsione per un (tetro) futuro di “Social control”.

 

TUF, IL RICREATORE DI MONDI E I SUOI GATTI PSIONICI

George R.R. Martin accusato di razzismo: ha "osato" citare ...Prima di scrivere, dal 1999 a oggi, la celeberrima saga “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco” da cui è stata tratta una delle più fortunate serie TV “Il Trono di Spade”, George R.R. Martin si era dedicato, con un ciclo di racconti, a un’altra saga “Il viaggio di Tuf”, composto però non di numerosi romanzi ma solo di sette racconti, pubblicati in varie occasioni (dal 1976 al 1985) e poi raccolti nel 1987 in unico volume.

Vi si narra di un corpulento capitano di astronave mercantile che durante un naufragio spaziale riesce a salvarsi e a prendere possesso di una colossale nave inseminante detta “L’Arca”, lunga ben trenta chilometri, abbandonata da oltre mille anni dalla scomparsa “Corporazione dell’Ingegneria Ecologica” e popolata di minacciose creature frutto di clonazioni, compreso un tirannosaurus rex. Dopo varie vicissitudini, Tuf ne diviene il solo abitante umano e comandante, accompagnato solo dai suoi gatti dai poteri psionici (essenzialmente li usa per leggere il pensiero delle sue controparti). Impara così a trasformarsi in un geniere ambientale. Si sposta di pianeta in pianeta e grazie ai poteri dell’Arca ne risolve i problemi ecologici, impiantando nuove specie da lui create mediante clonazioni incrociate e guadagnando milioni di “standard” la moneta della Galassia. In un caso si oppone contro l’uso dei combattimenti tra animali fornendo alle dodici casate locali mostri sempre più pericolosi, fino a far collassare il loro sistema di supremazia basato su tali scontri. Spesso ritorna sul medesimo pianeta afflitto da una sovrappopolazione (40 miliardi di abitanti) e da scarsità di risorse, per trovare ogni volta nuove soluzioni.

L’antologia ha un’impostazione ecologista e mostra dei mondi con una gran varietà di creature aliene, ma sempre dominati da umani, secondo la miglior tradizione asimoviana. Considererei quest’opera di Martin un buon esempio di creazione di mondi immaginari fantascientifici (del resto, nel fantasy, con le “Cronache del Ghiaccio e del Fuoco”, questo autore si è collocato tra i migliori autori del genere e tra i più grandi creatori di mondi immaginari).Il viaggio di Tuf - George R. R. Martin - copertina

Numerosi i riferimenti biblici, soprattutto nei titoli dei racconti. Una delle prime storie scritte ha per protagonista persino un novello Mosè.

I racconti peccano un po’ dal punto di vista stilistico per l’abitudine di delegare ai dialoghi la descrizione delle situazioni e delle loro possibili evoluzioni. Anche in questo Martin mi pare segua un po’ troppo la scuola asimoviana. Tale approccio, con le continue trattative sul prezzo che Tuf richiede ai vari mondi per i propri servizi, rendono la lettura meno gradevole di quanto avrebbe potuto essere. L’essere poi racconti pubblicati individualmente, porta a talune ripetizioni, per chiarire e ricordare eventi già visti in precedenti storie.

FRAMMENTI DI STORIA RACCONTATI

Paolo Ciampi e la passione per l'ambiente ⋆ La Nuova EcologiaLeggo sempre con piacere i libri del prolifico autore fiorentino Paolo Ciampi, per la sua capacità di descrivere luoghi e persone reali con sguardo di osservatore acuto e tocco da poeta mai sdolcinato od ovvio, sia nei saggi che nei brani di narrativa. Sono ogni volta occasione di riflessione.

Spesso i nostri cammini si sono incrociati tra presentazioni, incontri e festival letterari. A volte i nostri nomi sono apparsi appaiati in qualche volume o iniziativa. Penso ovviamente al suo contributo alla mia biografia “Il sognatore divergente” (Porto Seguro Editore, 2018), scritta da Massimo Acciai Baggiani, ma anche alla più recente antologia “Fiorentini per sempre” (Edizioni della Sera, 2020) in cui figuriamo entrambi come autori.

Leggo ora la sua raccolta di racconti “Tra una storia e una birra” (Betti Editrice, 2019) che mi autografò in occasione del Pisa Book Festival 2019. Durante la presentazione mi aveva particolarmente incuriosito la presenza di una storia sul Cimitero degli Inglesi, luogo cui avevo da poco dedicato anche io un racconto in “Apocalissi fiorentine” (Tabula Fati, 2019).

Il volume parte con un interessante parallelo tra due persone di nome Felice, il primo uno sfortunato imprenditore amico dell’autore, l’altro Felice Brancacci, il mecenate che finanziò, indebitandosi, l’omonima cappella fiorentina realizzata da Masaccio e Masolino.

Di un’altra imprenditrice parla il racconto che segue, una donna in carriera, che a un certo punto mollò tutto e si ritrovò a declamar versi nel mercato di Sant’Ambrogio, tra zingari e mendicanti. Si chiamava Beatrice, come la poetessa analfabeta di Pian degli Ontani, qui rammentata, cui Ciampi dedicò un delizioso libello.

Di nuovo, poi, Ciampi, parlando di un vecchio amico, si trova a narrarci anche di Filippo Pananti, un poeta minore.Amazon.it: Tra una birra e una storia - Ciampi, Paolo - Libri

Eccomi, quindi, a “Florence Spoon River”, il racconto che attendevo di leggere sul cimitero degli acattolici fiorentini, assai diverso da quello da me scritto (non avevo dubbi) ma così denso di nomi e vite e opere di tanti artisti stranieri che popolarono Firenze nel XIX e ancora nel XX secolo, quando tedeschi, russi o svedesi erano definiti dai fiorentini tutti “inglesi”. Alcuni di questi “acattolici”, come si diceva allora, sono gli stessi personaggi del mio testo.

Quello che segue è forse il racconto migliore e certo il più istruttivo. Nulla, infatti, sapevo della tragica fine degli oltre quattromila passeggeri del piroscafo Oria, misteriosamente affondato l’11 febbraio del 1944, trasportando soprattutto soldati italiani che, dopo il voltafaccia del 1943, si opponevano al Duce e che i tedeschi stavano deportando.

Quasi surreale la vicenda dell’uomo che vende errori, ma in fondo è pur vero che gli errori danno il sapore alla vita e, come dicevano i latini, sbagliando si impara, dunque non tutto il male viene per nuocere. Perché, allora, non comprarsi degli errori belli e confezionati, come un corso di vita vissuta?

Si parla poi di Siena e dell’affresco del Buongoverno, anche per dire che “questo è il Buon Governo, la terra che si è fatta sicura per chi cammina”. Frase e idea suggestiva. Ciampi è autore di viaggio che ama camminare (come me) e posso capirlo. A volte, questa frase può preludere a un intero programma politico, anche se non trovo sia una priorità. Credo che la presunzione che chi parta debba anche arrivare, sia una delle grandi debolezze del nostro tempo, mentre il viaggiare dovrebbe essere prima di tutto avventura, con tutti i suoi rischi e le sue incertezze.

Il blues finale ci mostra come persino un pasto nella stazione di Milano possa dare qualche soddisfazione.

DIARIO DI UNO PSICOPATICO

Sito ufficiale di Gabriella Bertizzolo - RitrattoCi si può innamorare di una malattia mentale? Floriana, donna felicemente sposata ma con seri problemi psicologici, prova per un ragazzo con problemi psichiatrici e ricoverato in ospedale un’attrazione che sembra essere più verso la situazione di disagio esistenziale di Davide, detto “Johnny”, che verso lui stesso. Davide, a sua volta, ha paura di incontrare l’amore vero e alterna le sue pulsioni sessuali tra la masturbazione e la frequentazione di prostitute, un’autentica droga per lui, anche se non riesce a trovare denaro sufficiente per pagarle. Trova ben poco aiuto dalla famiglia, che lo rifiuta. La sorella Teresa è pronta a fare la spia con i genitori, fino a quando, in uno dei suoi incontri a pagamento, il ragazzo si imbatté proprio in lei e scopre che arrotonda così le sue entrate.

Il protagonista, affetto da sindrome maniaco-depressiva o, per essere più precisi da disturbo bipolare, alterna fasi di maggior sanità a momenti di crisi che arrivano a sfociare in autentica violenza, alternando i ritorni a casa a ricoveri in varie strutture e affrontando un paio di processi, uno per stupro e un altro per aggressione, fino a riuscire a riconoscersi pienamente nell’etichetta di “psicopatico”.

La storia di “Figlio di Mercurio” (Leonida Edizioni, 2013), primo romanzo, ma non prima pubblicazione, di GabriellaAmazon.it: Figlio di Mercurio [la mente ri(s)cattata] - Bertizzolo ... Bertizzolo, ci parla dei suoi difficili rapporti con la famiglia che non lo capisce e non lo accetta, con gli psichiatri, psicologi e terapeuti con cui talora instaura rapporti malati o fantasiosi. Il percorso verso questo riconoscimento finale, che si accompagna a uno sforzo per riacquistare una normalità, portandolo persino a frequentare un corso di laurea in Lettere, sembra però spingerlo sempre più verso la malattia mentale.

La narrazione è ben costruita, il protagonista ha una sua profondità, l’ambientazione è realistica e concreta, tra Ferrara e i dintorni, in un periodo storico ben delineato negli ultimi anni del XX secolo, rendendo la lettura scorrevole e coinvolgente.

Il romanzo ha vinto il Premio Gaetano Cingari nel 2009 e il Premio Letterario Nazionale di Calabria e Basilicata nel 2010.

AVVENTURE SULLE PERIGLIOSE STRADE TOSCANE

20° Puntata -UN LIBRO CON TE - YouTubeKiller on the road” (Porto Seguro, 2018) è un thriller di Patrizia Torsini (già autrice di “Acqua alla gola”), che partendo dalla testimonianza casuale da parte di due ragazzi di un duplice omicidio, ci porta in un giro per la Toscana che è un po’ anche romanzo “on the road”, se non fosse che il viaggio si snoda nel mondo del narcotraffico, della prostituzione e del riciclaggio di denaro.

Del romanzo “on the road” mantiene, però, gli incontri casuali, la scoperta di nuove amicizie e nuovi amori, nonché di un territorio che, qui, è la Toscana, dove il mistero dei suoi antichi abitatori, gli etruschi, aleggia sullo sfondo con piccole suggestioni fantascientifiche. La Toscana che ci mostra non è quella di Firenze e dei centri turistici più noti, ma è tutta da scoprire. Questo secondo romanzo della Torsini è anche occasione per sottolineare alcune problematiche ambientali come il progetto di cementificazione della Val di Lima, contro cui si battono alcuni Amazon.it: Killer on the road - Torsini, Patrizia - Libripersonaggi. Tra le pagine ritroviamo una grande passione dell’autrice: il kayak.

Il titolo si ispira a una canzone dei Doors che ritorna ossessiva nella mente di uno dei protagonisti.

La storia si dipana da Prato verso Lucca e sorprende un po’ vedere una Toscana così “pericolosa” e malata, ma, in fondo, se la fantascienza può e deve far atterrare i dischi volanti a Lucca, perché il thriller non dovrebbe far parcheggiare i narcotrafficanti a Prato?

Patrizia Torsini ha pubblicato in questi giorni il nuovo, terzo, romanzo “L’importanza di chiamarsi Bloody Mary”.

L’UOMO CHE VISSE DUEMILA ANNI E TORNO’ INDIETRO DA SUA MADRE

Quando scrivo un romanzo, di solito sono convinto di realizzare un’opera nuova, qualcosa che non sia mai stato scritto prima. La storia che sto scrivendo ora era nata come una riscrittura dell’Apocalisse di Giovanni e si è trasformata poi nella vita eterna di Lazzaro, quello fatto risorgere da Gesù.

Capirete quindi la mia curiosità quando mi cadde l’occhio su un titolo che mi faceva pensare al mio protagonista: “Lazarus Long, l’immortale” (“Time enough for love”, 1973), dove il cognome pareva già una premessa di anticipazione di quel stavo scrivendo e il seguito del titolo lo confermava! Andai allora a ricercare la trama:

“Lazarus Long, il Capostipite, è l’ultimo sopravvissuto dei componenti originari delle Famiglie Howard, un gruppo di persone che tramite selezione genetica e tecniche di rigenerazione biologica ha aumentato di molto la propria aspettativa di vita. Siamo nel 4272 e l’umanità ha colonizzato l’intera galassia, anche grazie al contributo di quest’uomo, che nelle sue molte vite si è spesso spinto oltre le nuove frontiere, rendendolo una leggenda vivente.” Queste le prime parole della trama secondo wikipedia. Sufficienti a farmi tirare un respiro di sollievo: storia ben diversa dalla mia.

Ugualmente, il fatto che questo Lazarus abbia vissuto duemila anni, mi ha indotto a leggere al più presto il romanzo. Una precisazione: Lazarus non ha molte vite come scrive wikipedia, ma una lunga vita di cui vengono raccontati alcuni episodi.

L’autore è nientemeno che l’americano Robert Anson Heinlein (Butler, 7 luglio 1907 – Carmel-by-the-Sea, 8 maggio 1988), uno dei massimi autori della fantascienza classica e il testo è considerato il suo testamento letterario. Si colloca alla fine del ciclo di opere sulla cronologia del futuro ed è anche il romanzo più lungo di Heinlein.

L’ho letto, ovviamente, con interesse e abbastanza con piacere, anche se non mi ha entusiasmato, soprattutto per la sua frammentarietà, essendo, di fatto, una raccolta di racconti ambientati in vari periodi della vita di Lazarus. Quando, poi, per dimostrare la saggezza di questo matusalemme del futuro Heinlein comincia a elencare aforismi a volte reazionari, mi ha piuttosto disturbato. Se è questo il suo “testamento”, mi pare poca e triste cosa.

Eccone qualche aforisma a caso:

L’uccisione di un anarchico o di un pacifista non dovrebbe essere considerala «omicidio» in senso legale.Amazon.it: Lazarus Long, l'immortale - Heinlein, Robert A ...

Nel caso dei «naturalisti» questo odio è comprensibile: sono tipi poco amabili. Ma l’odio è un’emozione troppo forte per provarla nei loro confronti: meritano al massimo pietà e disprezzo.

Un «maschio pacifista» è una contraddizione in termini. Quasi tutti i sedicenti «pacifisti» non sono pacifici; assumono semplicemente colori falsi. Quando cambia il vento, innalzano la bandiera pirata.

La specializzazione va bene per gli insetti.”

Guardati dall’altruismo. È basato sull’autoinganno, radice di tutti i mali.”

Scrivere non è una cosa di cui ci si debba necessariamente vergognare… ma fallo in privato, e dopo lavati le mani.”

Se l’universo ha uno scopo più importante di portare a letto la donna che ami e di fare un bambino con la sua entusiastica collaborazione, io non l’ho mai saputo.”

Ogni volta che le donne hanno preteso l’eguaglianza assoluta con gli uomini, hanno finito invariabilmente per ritrovarsi nei guai. Ciò che sono e ciò che possono fare le rende superiori agli uomini, e la loro tattica giusta consiste nel pretendere privilegi speciali, tutti quelli che possono ottenere. Non dovrebbero accontentarsi mai dell’eguaglianza. Per le donne, l’eguaglianza è un disastro”.

La storia registra qualche caso in cui la maggioranza avesse ragione?

La visione molto americana di un progresso inevitabile, nonostante momenti di crisi e di regresso, associata al concetto di miglioramento della razza umana nelle sue caratteristiche di longevità e salute sono portanti nella visione che sostiene questo romanzo

 

Time Enough for Love: The Lives of Lazarus Long: Amazon.it ...Tra tante affermazioni reazionarie, però, se ne possono trovare anche alcune su cui riflettere:

Non danneggiate i vostri figli rendendo loro facile la vita.”

Non sottovalutare il potere della stupidità umana.”

In una discussione in famiglia, se salta fuori che hai ragione tu… chiedi subito scusa!

Non spaventare mai un piccolo uomo. Ti ucciderà.”

La differenza tra la scienza e le discipline confuse è che la scienza richiede il ragionamento, mentre le altre discipline richiedono soltanto erudizione.”

È possibile che la percentuale delle puttane oneste e competenti sia superiore a quella degli idraulici e molto superiore a quella degli avvocati. Ed enormemente superiore a quella dei professori.”

La competenza in un campo non si estende in altri campi. Ma spesso gli esperti la pensano così. Più il loro campo di competenza è ristretto, e più è probabile che la pensino così.”

Se «tutti sanno» che una cosa sta così, allora non sta così per niente: puoi scommetterci diecimila a uno.”

Si possono fare impazzire gli animali mettendone troppi in un recinto troppo piccolo. L’Uomo sapiens è l’unico animale che lo fa volontariamente a se stesso.”

 

Comunque, non temete, si tratta di un vero romanzo e non di una collezione di aforismi, che sono solo degli intermezzi tra le varie storie.

Del mondo futuro Heinlein cerca di mostrare soprattutto la differente morale di una società in cui il sesso sia libero (“La seconda nozione in ordine di assurdità è che l’accoppiamento sia peccaminoso in se stesso”), con famiglie allargate e serene, una nudità disinibita, liberi incesti. Su quest’ultimo punto insiste particolarmente, sia, per esempio, con l’episodio dei gemelli allevati per accoppiarsi tra loro con la lunga disquisizione statistico-genetica sui rischi di accoppiamento da consanguinei, sia con il viaggio nel tempo e l’incontro con la propria madre, con cui il protagonista, affetto da un non dichiarato complesso di Edipo, si innamora e vorrebbe fare sesso.

Tra i racconti sono privilegiati quelli ambientati nel tempo reale (ovvero non nel futuro dell’autore), percui non abbiamo una vera e completa visione sul futuro immaginato dall’autore. Nell’ultima parte l’eternamente giovane Lazarus, per esempio, ritorna sulla Terra nel 1917, per assistere alla propria infanzia e incontrare i propri genitori. Nella prima Lazarus ricorda come fosse diverso guidare un aereo nel XX secolo, ma poco capiamo di come si guidi nel 4272 (2200 anni dopo la stesura del romanzo, immagino).

Lo sguardo sul mondo e la società è marcatamente americano e risente dell’epoca storica post-1968, in cui fu scritto, gli aspetti tecnico-scientifici del futuro descritto non presentano particolare originalità al punto che considererei l’opera essenzialmente fantascienza sociologica.

ITALIANI NELLO SPAZIO

UN LIBRO CON TE CON MARIO RAGIONIERI 16 ottobre 2019 - YouTubeChi legge poca fantascienza tende spesso a confonderla con la space opera (l’epopea spaziale o epica spaziale) che, in realtà ne sarebbe solo un sottogenere, ambientato tipicamente nello spazio esterno, caratterizzato dall’avventura romantica e spesso melodrammatica con viaggi interstellari e, non di rado, battaglie spaziali, in immensi universi spesso dominati da imperi galattici (come ci spiega wikipedia). La fantascienza offre molti altri scenari.

Nell’ambito della space opera appare assai frequente l’incontro con alieni umanoidi. Basti pensare alla celeberrima saga Star Trek o a Star Wars (seppur caratterizzata da una maggior varietà di tipologie aliene).

Personalmente credo altamente improbabile incontrare alieni antropomorfi. Sono certo che la natura ha molta più fantasia di noi e dubito che eventuali razze intelligenti abbiano fattezze simili alle nostre. Dubito anche che le razze intelligenti debbano diventare per forza razze tecnologiche. Come ho già scritto penso, anzi, che le specie tecnologiche siano condannate a una brevissima esistenza, cosa che le rende particolarmente rare.

Mario Ragionieri, fiorentino della scuderia di Porto Seguro, è un autore assai prolifico ma che si diletta abitualmente nello scrivere corposi saggi storici sugli ultimi secoli. Lessi, per esempio, un suo studio sui rapporti tra Togliatti e Stalin.

Tra un saggio e l’altro, Ragionieri si dedica talora anche alla fantascienza, di cui si professa cultore.

Ho letto così il suo “Viaggio nel cuore del sistema di Antares” (Porto Seguro Editore, Ottobre 2018) che rientra appunto nella space opera con alieni antropomorfi.

Il romanzo ha molto di Star Trek o di Spazio 1999, con il continuo passare di questa nave da esplorazione da un mondo sconosciuto all’altro, incontrando ogni sorta di ominidi, da quelli tecnologicamente evoluti a quelli che vivono come cavernicoli. Certo le differenze tra loro e noi non sembrano essere molte, se ogni tanto nasce persino qualche rapporto erotico. Più che far l’amore, i nostri astronauti direi però che pensano a far la guerra. Su ognuno dei numerosissimi mondi visitati non mancano occasioni per sparatorie, incendi (strano nello spazio vuoto!) e scontri di ogni tipo con armi laser o di altro genere.

Come Ragionieri ricorda ripetutamente, la nave spaziale è armatissima e si trova assai spesso coinvolta in pesanti Viaggio nel cuore del sistema di Antaresscontri militari con varie razze aliene. Siamo nel 2287 e l’umanità è ormai in grado di padroneggiare i viaggi nell’iperspazio, anche se spesso vediamo i nostri esploratori muoversi alla velocità di 70.000 chilometri al minuto tra un pianeta e l’altro, affrontando ominidi cannibali o variamente aggressivi. Sebbene gli umani cerchino sempre di lanciare messaggi di pace, lo fanno assai goffamente, come quando bombardano, a mo’ di saluto, una nave aliena, facendola oscillare pericolosamente e poi si stupiscono che il loro saluto sia confuso con un atto ostile.

Ho più volte scritto (a proposito, per esempio, de “L’enigma di Pitagora”, “Fantaetruria” o “Apocalissi fiorentine”) che gli autori italiani di fantastico dovrebbero cercare di ambientare le loro storie nel proprio Paese. Ragionieri è andato oltre questo proposito. Su questa nave i personaggi hanno tutti nomi italiani (il protagonista si chiama Mario come l’autore): insomma, sembrerebbe che l’autore, patriotticamente, immagini che tra 267 anni avremo un’Italia superpotenza spaziale! Se gli italiani già ora si possono incontrare in ogni parte del pianeta, sembrerebbe che in questo futuro saranno ovunque nella Galassia! Italia ovunque! (per parafrasare il titolo di un’antologia cui partecipo, di prossima pubblicazione). E mi viene in mente il film “Fascisti su Marte” (2006) di Corrado Guzzanti e Igor Skofic.

E voi che ne dite? Credete negli alieni antropomorfi? Ci saranno italiani fuori del sistema solare?

UNIDENTIFIED BURIED OBJET (U.B.O.)

Stephen King - Wikipedia

Stephen King

Pare che nell’antichità, per esempio in Grecia, fosse normale bere il vino annacquato. Io non sono né un appassionato, né un esperto di vini, ma credo che annacquare un buon vino, un po’ lo uccida.

Ci sono vigne che di norma producono vini pregiati. Una di queste, in letteratura, si chiama Stephen King. Difficilmente un libro scritto da lui non ha qualcosa di buono, anzi di norma sono ottimi. A volte gli autori di successo, però, pare che scrivano come se fossero pagati per numero di pagine (temo che spesso sia così). Avviene dunque che quando hanno una buona idea, invece di offrirla ai lettori pura e perfetta, si sentono in dovere di annacquarla. Temo sia questo il caso di “Le creature del buio” (“The Tommyknockers”, 1987) di Stephen King (Maine, 21/09/1947).

La buona idea alla base è: che cosa fareste se trovaste un’antica astronave aliena sepolta in giardino. A quest’idea ne accompagna un’altra altrettanto buona: immaginate che dopo migliaia di anni l’astronave sepolta, questo oggetto che avrei chiamato Unidentified Buried I grandi vini italiani: il Chianti - la RepubblicaObjet (U.B.O.), sia ancora attivo, praticamente vivo, anche se i suoi passeggeri paiono morti. Giusto un grande come King poteva aggiungere la terza idea: man mano che l’astronave viene disseppellita, comincia ad agire sui corpi e sulle menti delle persone dei dintorni, ovvero del paesino di Haven. La gente diventa molto abile con la tecnologia e la scienza, ma nel frattempo perde l’aspetto umano.

Fin qui un’ottima base per una storia di fantascienza con una certa originalità e con qualche elemento horror (già, King lo considerano un autore horror, ma anche qui per me siamo molto di più dalle parti della fantascienza e, come ho già scritto spesso il Re del Maine è assai di più). C’è anche molto altro di buono nel romanzo, come, per esempio, il rapporto tra i due protagonisti Bobby Anderson e Jim Gardener, il bambino che fa sparire il fratello, spedendolo su un altro mondo tramite un portale spazio-tempo da lui stesso creato, e impazzisce, l’idea di alieni tecnicamente evoluti ma incapaci di comprendere la scienza, le orde di persone mutate che inseguono Gardener e varie altre cose.

Di cattivo c’è l’acqua! Tanta acqua in cui le idee buone affogano. Troppe pagine. Troppe digressioni. Certo non siamo ai livelli di prolissità di un Dostojewski, ma qui l’autore vien meno a una regola di scrittura che se non ricordo male fu profferita dallo stesso King: “non ci sia una sola pagina in cui non succeda qualcosa”. Diciamo che qualcosa, in effetti, nelle pagine di King succede sempre, anche in queste, ma in alcune pagine de “Le creature del buio”, quel che succede non è particolarmente interessante o utile alla trama.

Pazienza. È stata comunque una bella lettura e di certo non mi ha scoraggiato dal leggere altro del Re, ma non lo consiglierei come primo libro a chi non lo ha mai letto o non ha mai letto fantascienza. Buono soprattutto per chi ama il vino annacquato. Personalmente preferisco i sapori forti cui la vigna del Re mi ha abituato.

 

LA GESTIONE DEI VAMPIRI NEL COMUNE DI ROMA

Pierfrancesco Prosperi, classe 1945, è autore di tutto rispetto, che pubblica ormai da quasi dodici lustri (dal 1960), con al suo attivo numerosissimi romanzi, oltre 140 racconti apparsi sulle principali testate e antologie Quando l'Islam ci invaderà. Intervista a Pierfrancesco Prosperi - Destra.it  | Destra.itdel settore (Urania, Galassia, Oltre il Cielo, Robot, I romanzi del Cosmo, Futuro, Futuro Europa, Interplanet) oltre che su vari quotidiani, e tradotti più volte all’estero e un’attività di soggettista e sceneggiatore di signori fumetti come “Topolino”, “Martyn Mistére”, “Intrepido”, “Il Monello”, “Zona X” e altri.

Il suo genere prediletto è l’ucronia, ma spazia in molti campi del fantastico, compresa la fantascienza.

Ne leggo ora questa insolita satira politica che è “Vlad 3.0”, sottotitolo “I vampiri di Roma” (Porto Seguro Editore, 2019), impreziosita grazie a un’attenzione alla storia, tipica di un autore di ucronie, si pensi, per esempio, alla scelta di Ariccia come rifugio per i Signori della Notte e all’interessante digressione sulla storia della cittadina e del suo ponte.

Con “Vlad 3.0Prosperi scherza con il romanzo gotico, riprendendone gli stereotipi sui vampiri e ridicolizzandoli con la loro trasposizione in ambiente romano, e, nel contempo, crea una spassosa satira della burocrazia, corruzione, rissosità e incompetenza dei politici nostrani, mostrandoci tutte le debolezze dell’amministrazione capitolina, quale che ne sia il colore politico. I riferimenti sono spesso reali, sia ai luoghi dell’urbe, sia ai partiti politici che la popolano. Solo i nomi dei politici e le loro azioni sono inventate.

La divertente idea di base è che i vampiri decidano di immigrare nella capitale e di stabilirvi la loro base, lasciando Romania e Transilvania. Ne nascono  problemi su come difendersi dalla loro violenza, sul loro riconoscimento come cittadini italiani, su come gestirne il pensionamento (dato che sono quasi immortali), e come garantire loro altri diritti. Si scontrano fazioni politicamente trasversali di personaggi pro e contro i vampiri. Dietro ogni tematica, sono evidenti temi centrali del dibattito politico attuale.

Ed ecco che Prosperi ci mostra un surreale capitolato di gara per assegnare a una ditta la devampirizzazione, ecco i proclami dei vari partiti, ecco gli articoli di giornali. E tutto questo con i vampiri divisi, alla “Twilight”, tra cattivi e buoni (che si nutrono di MetaSangue, sangue sintetico, un po’ come ne “Il Settimo Plenilunio” che scrissi anni fa con Simonetta Bumbi, tema poi ripreso da Calamandrei con “Sangue gratis”). C’è anche qui la figlia del protagonista che (come la Bella della Meyer) si innamora di uno dei vampiri (ovviamente di quelli buoni).

L’autore cita (pag. 36, per esempio) e dimostra concretamente di ben conoscere la letteratura gotica dal “Dracula” di Stoker alle creature di Matheson, King, Barker, Polidori, Rice, Newman, ma anche la produzione cinematografica di serie B che ne è derivata, creandone una rivisitazione che non potrà non deliziare gli appassionati del genere che vi rivedranno molti stereotipi ridisegnati con delicata fantasia, basti pensare a una delle prime apparizioni dei vampiri nel romanzo, che, in un quadretto che mi è parso delizioso, arrivavano fluttuando a mezz’aria e “tenevano le braccia leggermente sollevate, piegate vicino al busto, con le dita delle mani riunite a punta e dirette in basso. Come coniglio o marmotte sollevati sulle zampe posteriori”.

Esaminando le ragioni del successo del fenomenoTwilight” avevo immaginato che  l’adolescente sentendo un altro Vlad 3.0 - Porto Seguro Editorese stesso che gli cresce dentro, avesse inconsciamente paura del sé adulto, vedendolo come qualcosa di separato dal proprio io attuale, in qualche modo mostruoso, portandolo a identificarsi nel vampiro o, meglio, nel licantropo: ora sono così, mi vedi così, ma dentro sono diverso, domani potrei essere un altro.

Anche in questo romanzo di Prosperi i giovani cadono più facilmente di altri preda dei vampiri, attratti dal loro fascino trasgressivo, ma “Vlad 3.0” mira a far divertire, riflettere sul malfunzionamento delle nostre amministrazioni più che interrogarsi sulle pulsioni adolescenziali e fare riflessioni sulla natura umana, l’immortalità, la violenza dentro ciascuno di noi. Un umorismo più legato alla nostra realtà amministrativa che all’assurdità del vampirismo, come, per esempio, in serie comiche come la neo-zelandese “Vita da vampiro – What We Do in the Shadows” di Taika Waititi e Jemaine Clement in cui, pure, troviamo vampiri alle prese con i problemi della vita quotidiana.

Di “Vlad 3.0.” ha scritto anche Massimo Acciai su I Segreti di Pulcinella.

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