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AVVENTURE SPAZIALI DI UN’INVESTIGATRICE ARTIFICIALE

Risultati immagini per Karma AvversoCome in un romanzo del Ciclo dei Robot di Isaac Asimov in “Karma avverso” troviamo un investigatore artificiale che indaga su un duplice omicidio. Anzi, per essere più precisi si tratta di un’investigatrice e a differenza dell’asimoviano Daniel A. Olivaw non è un robot ma una graziosa biosynth della serie Afrodite, quelle progettate per scopi sessuali, praticamente una Sexy Doll intelligente. Una creatura forse più simile allora a Pris o a Rachael di “Blade Runner”, questa Lidy F0642 4L2 inventata dalla coppia Emiliano Mecati e Alessio Seganti.

Il volume, edito nella collana “Scif-fi Collection” da Tabula Fati, è ambientato in un futuro con una nuova datazione che ne rende difficile l’esatta definizione cronologica ma considerato che la vicenda comincia nell’anno 1369 del Calendario Coloniale, possiamo immaginare che ci dividano da questo tempo almeno altrettanti anni, dato che siamo ancora ben lungi da aver iniziato una qualsivoglia colonizzazione di mondi esterni.

Si dice che il mondo è piccolo, ma forse lo è anche la Galassia, perché Oerth e Sele somigliano maledettamente alla Terra e alla Luna e non vorrei svelare troppo del finale dicendo che nelle ultime pagine c’attende una sorpresa che un po’ mi ha ricordato un altro classico della fantascienza, un romanzo del francese Pierre Boulle, da cui sono stati tratti almeno nove film e alcuni telefilm, di cui non rivelo il titolo (ma mi pare evidente) per non spoilerare troppo.

Interessante il grande sforzo di un’intera comunità per realizzare un processo di terraformazione e importanti i messaggi di allarme verso la fragilità dei mondi.

Facile affezionarsi alla protagonista, questa ragazza sintetica che affronta nemici tanto più grandi di lei per scoprire e rivelare una verità scomoda che va ben oltre il disvelamento del mistero della morte di un uomo importante (lei in realtà indaga sullo “spegnimento” di una sua simile, un’altra ragazza artificiale, vittima collaterale dell’omicidio principale). In questo Lidy è quasi una sorella di Harry Potter, dell’Ender di Scott Card, del Wade Watts di Cline (“Player one”) o della mia Aracne (“Via da Sparta”).

World Sf Italia

Alcuni autori Tabula Fati al festival di World SF Italia dell’Impruneta (Firenze) a maggio 2019. Oltre all’editore Marco Solfanelli, si riconoscono Carlo Menzinger e i due autori di “Karma avverso”: Alessio Seganti ed Emiliano Mecati

Di solito non amo i gialli, ma qui, come in un buon Asimov, l’ambientazione fantascientifica, l’incalzante ritmo delle avventure e un mistero ben più grande di un semplice triste e meschino omicidio (come in tante ben più noiose detective story), tengono incollati alle pagine dall’inizio alla fine e danno più di una ragione per andare avanti e appassionarsi alla narrazione.

Non per nulla il romanzo è arrivato finalista al Premio Vegetti 2019. Peccato non abbia vinto, ma di sicuro gli autori sapranno rifarsi alla prossima occasione, perché la stoffa non manca.

Difetti? Forse il titolo “Karma avverso”, che poco dice della storia e anzi fa pensare a storie orientaleggianti. E poi, scusate, ma a me pare che la nostra cara Lidy F0642 4L2 sia piuttosto fortunata ad attraversare tante peripezie così felicemente.

CONTROLLARE IL FLUSSO DEL TEMPO

In occasione della fiera milanese della letteratura fantastica “Stranimondi 2019”, ho partecipato alla presentazione del volume “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini, pubblicato da Edizioni della Vigna, del medesimo Gruppo Editoriale Tabula Fati – Solfanelli che ha pubblicato il mio “Apocalissi fiorentine”, che ho avuto modo di presentare in coda all’intervento di Piccinini e che molte tematiche condivide con questo libro, da quelle sulle mutazioni del tempo alle tematiche ambientali.

Come si legge nell’interessante introduzione firmata da Adalberto Cersosimo, il romanzo di Piccinini, che parla di una squadra speciale di poliziotti che lottano contro i paradossi derivanti dai viaggi nel tempo, ha vari precedenti illustri, innanzitutto “La legione del tempo” (1938) di Jack Williamson e “La pattuglia del tempo” (1955) di Poul Anderson. In entrambi, come ne “Il tempo è come un fiume”, ritroviamo delle organizzazioni impegnate a intervenire nei momenti critici della storia per ristabilire la linea temporale originaria. Di recente ho letto un altro romanzo basato sulla stessa idea: “I riparatori del tempo” (Porto Seguro Editore, 2019) di Federica Milella.

A queste opere si aggiungono altre in cui i protagonisti, sebbene non strutturati in una vera e propria organizzazione, lottano comunque per ristabilire l’ordine degli eventi alterato da un viaggio nel tempo, quale “Due volte nel tempo” (1940) di Manly Wade Wellmann, che spiega l’esistenza di Leonardo da Vinci con un paradosso temporale, o la celeberrima serie di film “Ritorno al futuro”.

L’idea di un’organizzazione che controlli il tempo, ma non per ristabilire quello originale, bensì per avere un futuro migliore la troviamo invece ne “La fine dell’eternità” di Isaac Asimov.

Come in parte si capisce dal titolo, per PiccininiIl tempo è come un fiume”, ma non nel senso che segue un unico percorso dalla montagna al mare, bensì, come in effetti fanno i fiumi, il suo corso a volte può incontrare un ostacolo e l’acqua può muoversi un po’ a destra, un po’ a sinistra di una roccia. Se la roccia è grande, il fiume potrebbe addirittura dividersi. Magari prima o poi le due metà confluiranno in un nuovo fiume, ma potrebbero anche restare separati. La Polizia Temporale del romanzo di Piccinini cerca di evitare che il fiume si divida.

Questa visione somiglia solo in parte con la mia idea di universi divergenti, sulla cui base ho scritto varie ucronie e, in particolare, la serie di romanzi di “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”. In questi romanzi definisco il tempo non come un fiume ma come un frattale, una serie di linee che si dividono e uniscono infinite volte. Supero il concetto stesso di paradosso, immaginando che ogni scelta, ogni azione diversa porti alla creazione di un universo divergente, che coesiste con gli altri. Il compito dei miei Guardiani dell’Ucronia è così quello di evitare le “invasioni” da un universo all’altro, non che il tempo muti percorso, cosa non rilevante, dato che tutte le storie possibili coesistono lungo diverse linee del frattale. In ogni caso, entrambi non vediamo (narrativamente parlando) il tempo come una retta, ma come una serie di linee divergenti e convergenti e questo mi pare singolare nel panorama delle storie sui viaggi nel tempo.

Un’altra similitudine di questo romanzo con le mie opere è che anche Piccinini usa il termine ucronia, che non mi risulta sia, invece, utilizzato nel resto della narrativa su i viaggi nel tempo e parla, come me, di universi divergenti e non dei più comuni mondi paralleli.

“«Viene da un universo parallelo?»

«Mmm. Noi ricercatori preferiamo parlare di linee temporali divergenti: è più preciso…»” (pag. 175).

Anche la sua visione dell’ucronia, almeno in teoria (in pratica direi che io sono più drastico) mi pare simile alla mia nei suoi effetti dirompenti, se Piccinini crede in quanto scrive a pagina 168:

Come recitava un vecchio proverbio americano: mancò un chiodo e si perse il ferro, mancò il ferro e si perse il cavallo, mancò il cavallo e si perse il messaggio, mancò il messaggio e si perse la guerra”.

Altra peculiarità di questo romanzo è che è ambientato soprattutto a MiTo, la grande area metropolitana che, nel 2151, immagina unificare Milano e Torino. Credo che questo faccia riferimento a un’idea urbanistica degli anni ’80 o ’90, per un progetto che chiamava l’area proprio MiTo. Anche in qualcosa che ho scritto io se ne parla.

Da apprezzare c’è quindi lo sforzo di fare fantascienza ambientata in Italia (come ho provato a fare anche io con l’antologia distopica “Apocalissi fiorentine” e altri racconti). Non dico che ogni autore dovrebbe ambientare le sue storie nel proprio Paese, ma se non siamo noi italiani a scrivere storie in Italia, dobbiamo attendere che lo facciano altri, che assai meno bene conoscono la nostra nazione, con risultati da brochure turistica?

Se i riferimenti ai grandi autori dei viaggi nel tempo sono evidenti, è altrettanto chiaro che Piccinini è uno che la fantascienza la conosce e la ama.Risultati immagini per Franco Piccinini Il tempo

Sebbene sia in Italia, questa MiTo a volte mi ricorda “Abissi d’Acciaio” (1953) e gli altri romanzi del ciclo dei robot di Isaac Asimov, e un omaggio al grande autore russo-americano, mi paiono anche le Tre Leggi della Cronotica, che appaiono all’inizio del volume e ricordano, ovviamente le Tre Leggi della Robotica asimoviane, così come il suo investigatore mi fa pensare a Elijah Baley, anche se lui, a volte, si sente più simile all’agente 007 (pag. 218).

Un altro autore citato, mi pare Arthur C. Clarke (“Le fontane del paradiso”, 1979) con i suoi ascensori spaziali (pag. 133), mentre gli specchi solari con cui sono illuminate le strade all’ombra di alti grattacieli, mi ricordano i pozzi di luce del mio “Via da Sparta”.

Italiana questa MiTo, sì, ma quanto mai multietnica e multiculturale, con potenti mafie internazionali che s’incontrano e scontrano, in primis, quella cinese. E il mistero da risolvere, legato a paradossi temporali, riguarda una potente figura, apparentemente morta in modo naturale, creando grandi squilibri tra queste comunità.

In conclusione, una storia in puro stile fantascientifico, che gli amanti del genere di sicuro apprezzeranno, sia per i numerosi riferimenti culturali, sia per l’originalità e la vivacità della trama, che coinvolge sempre e trascina fino alla fine.

 

AAA – ASTROLOGIA E ANIMALI ASSASSINI

Guida il tuo carro sulle ossa dei mortiL’anno scorso il Premio Nobel per la Letteratura non fu assegnato per uno scandalo tra i giurati, così quest’anno abbiamo avuto la contemporanea proclamazione del premio per il 2018 e il 2019. Quello del 2018 è andato all’autrice polacca Olga Tokarczuk.

Ne ho, dunque, letto ora “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti”, titolo che si rifà a un verso di William Blake. Non a caso, perché la “trama secondaria” vede l’anziana protagonista intenta a tradurre con un amico i versi del poeta inglese.

Janina Duszejko (nome complicato per noi italiani, ma che anche la protagonista non ama), vive un po’ alla giornata, insegnando saltuariamente inglese e facendo la custode di una casa tra i boschi. Quasi fosse un giallo, vediamo la donna indagare su una serie di misteriose morti che, mediante l’astrologia e alcune tracce rinvenute, vedrebbero come colpevoli gli animali, in una sorta di vendetta verso cacciatori e allevatori particolarmente crudeli nei loro confronti.

La svolta finale è un rovesciamento di una regola del giallo, di cui proprio ieri sentivo parlare, dicendo “ovviamente questa è una cosa che in un giallo non può esserci”. Non voglio rovinarvi la lettura, per cui non dirò di cosa si tratta.

La motivazione del premio è stata “Per un immaginario narrativo che con passione enciclopedica rappresenta l’attraversamento dei confini come forma di vita”. Di sicuro lo sviluppo narrativo di “Guida il tuo carro sulle ossa dei morti” è ricco di immaginazione. Quanto all’attraversamento dei confini, ovviamente la giuria non deve aver fatto riferimento al fatto che qui la storia si svolge al confine tra Polonia e Cechia, che gli animali attraversano più volte, ma piuttosto al superamento dei limiti tra i generei letterari, alla capacità di lanciare un messaggio ecologista con ironia, all’esaltazione della vita in ogni sua forma, con la protagonista che combatte con chi considera gli animali inferiori a noi o addirittura senz’anima. Forse il vero confine che dovremmo imparare ad abbattere davvero è quello tra umano e animale, tra civiltà e natura. Che cosa s’intenda per “passione enciclopedica”, da questo romanzo non traspare e probabilmente fa riferimento alla ricchezza della sua opera complessiva.

Devo dire che il Premio Nobel alternativamente mi delude e convince o mi lascia in una sorta di guado.

Olga Tokarczuk

Olga Tokarczuk, Premio nobel per la letteratura 2018.

Se quello a Peter Handke per il 2019 è più prossimo alla delusione, questo mi ha, invece, maggiormente convinto. Diciamo che il romanzo scorre bene, ha una sua trama, ha personaggi ben delineati e un’ambientazione valida. In particolare, la caratterizzazione mediante soprannomi dei personaggi, li rende ben caratterizzati, facilmente individuabili e meglio ricordabili. L’ambientazione essenziale, nei boschi e in poche case, ha una sua individualità ed è parte integrante della trama. Questa a sua volta, a parte le divagazioni su William Blake, che sono solo parzialmente giustificate, porta avanti con sapienza gli indizi per la soluzione finale, del tutto giustificata e ben anticipata, senza dilungarsi e senza fretta eccessiva. Insomma, un buon libro. Buono come molti altri che ho letto e che magari non hanno vinto alcun premio. Un’autrice di sicuro degna di lettura e rilettura. Addirittura da Premio Nobel? Lasciatemi leggere altro.

COME SCRIVERE GIALLI E NOIR

Anche il Quinto Incontro (29/10/2019) del GSF – Gruppo Scrittori Firenze all’ASD Laurenziana è stato quanto mai interessante.

Il giallista e saggista Sergio Calamandrei ha relazionato i presenti sul tema “La struttura nascosta sotto la superficie del giallo e del noir” ovvero “come scrivere, dal punto di vista tecnico, un giallo o un noir che catturi il lettore”.

Il tema è già stato trattato in più occasioni da Calamandrei e se ne può leggere sia nel numero 4 del 2010 della rivista IF – Insolito & Fantastico diretta da Carlo Bordoni (Tabula Fati Edizioni), sia sul sito www.calamandrei.it alla pagina http://www.calamandrei.it/la-struttura-profonda-del-giallo-e-del-noir/ .

Avevo già sentito questa relazione, trovandola molto utile, persino per chi come me non scrive gialli.

Per esempio, l’individuazione dei personaggi Archetipi dell’Eroe (Il Re / Demiurgo;           Il Guerriero; Il Mago / Ricercatore; L’Amante / Marito), le Stazioni della narrazione (sette obbligatorie e quattro facoltative), i Quattro Strumenti di Costruzione Espliciti (Buildings Tools), i Cinque Strumenti di Costruzione Nascosti (Hidden Tools), la Mousetrap e, soprattutto l’Ottagono Magico (il Risolutore, il Dissolutore, il Mentore, il Traditore / la Spia, il Razionale, l’Emotivo, lo Scettico, l’Entusiasta) possono essere applicati a qualunque genere di scrittura. Mi riprometto di tenerli presenti anche per il romanzo che sto scrivendo.

Abbiamo avuto il piacere di avere tra i nostri ospiti in sala anche Leonardo Gori, uno dei maggiori giallisti fiorentini (celebre la sua serie di romanzi con protagonista il Capitano Bruno Arcieri, citati dallo stesso Calamandrei), che ha contribuito con interessanti osservazioni e manifestando il proprio apprezzamento per l’intervento di Sergio Calamandrei e la condivisione di quanto descritto.

Gli incontri del GSF proseguiranno Martedì 12 Novembre, sempre alle ore 18,00 all’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R, con Vanni Santoni (autore Mondadori, Feltrinelli, La Terza, ecc.), che già aveva partecipato sul tema “Come pubblicare con un grande editore” e che interverrà su “Dagli Interessi in comune ai Fratelli Michelangelo, Vanni Santoni racconta il suo ultimo libro e il percorso fatto per arrivarci dall’esordio”.

Qui è possibile vedere il video integrale dell’incontro.

Sergio Calamandrei all'ASD Laurenzina il 29/10/2019.

Sergio Calamandrei all’ASD Laurenzina il 29/10/2019.

AMORI, ABBANDONI E FURTI NELLA FIRENZE CHE FU

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Alberto Pestelli

Dopo aver letto le due trilogie “pestelliane” “Un etrusco tra i nuraghesVol. I e Vol. II, i racconti di “Ucronie per il terzo millennio” e quelli de “Il volo dello struffello”, affronto ora il primo “romanzo integrale” di Alberto Pestelli, che abbandonato, al meno per un po’, il personaggio del maresciallo maggiore Cosimo Fantini, ci trascina con “Gli addormentatori di via del Cocomero” in una Firenze di metà XIX secolo, con un racconto che, come sua consuetudine, mescola vicende familiari e qualche facile mistero, di cui s’immagina facilmente il colpevole e forse persino l’epilogo, quasi che la trama gialla serva più che altro come spunto per narrare le vicende, in questo caso, di un orfano, un “gittatello” abbandonato nella ruota dello Spedale degli Innocenti, che crescerà per diventare (come l’autore) uno “speziale”, ovvero un farmacista e andrà alla ricerca della sua famiglia perduta, sperimentando, nel frattempo i primi amori.Risultati immagini per addormentatori di via del cocomero

Il titolo e la trama fanno riferimento all’antico nome di via Ricasoli e ad alcuni ladri francesi, gli Endormeurs, che erano soliti addormentare le loro vittime con potenti sonniferi a base di stramonio, la cui opera è qui trasposta in ambito toscano.

L’autore, di professione farmacista, mette qui a frutto le proprie conoscenze dei poteri delle erbe e dei medicinali.

Pestelli in quest’opera, più organica e completa delle precedenti, dimostra una crescente maturità letteraria, cimentandosi con una narrazione di più ampio respiro e con un contesto ambientale più complesso quale quello del romanzo storico, seppur di stretta delimitazione geografica fiorentina, città in cui vive l’autore stesso. Gli giova senz’altro parlare di farmaci di cui è esperto, dando concretezza all’intreccio.

QUANDO FIRENZE SEMBRA CHINA-TOWN

Risultati immagini per little china girl scudelettiNon è facile trovare un romanzo che parli dell’Italia con ritmi, toni e approccio da thriller internazionale. Non è banale trovare una storia che parli di mafie orientali con competenza (almeno apparente, dato che non sono qualificato per valutare la sostanza), mostrando una comunità cinese a Firenze credibile ma non per questo meno priva di fascino avventuroso. Non è comune trovare un’opera prima scritta con scioltezza e disinvoltura da professionista dellascrittura.

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Massimiliano Scudeletti

Eppure mi è capitato leggendo “Little China Girl” di Massimiliano Scudeletti. Il titolo è una citazione della celebre canzone di David Bowie e fa certo riferimento a una delle due belle gemelle figlie di un capo della Triade, forse a quella viva o forse a quella assassinata sulla quale il protagonista Alessandro indaga, entrando nei meandri di quest’organizzazione mafiosa assai più di quanto ci si potrebbe aspettare possa fare un italiano, seppure in stretti rapporti con una famiglia cinese.

La storia scorre via veloce tra mille avventure, intrighi, indagini, amori, colpi di scena e non ci si annoia mai.

Sarà anche il suo primo romanzo, ma, leggendo la quarta di copertina, scopro che Massimiliano Scudeletti ha realizzato documentari e spot televisivi, sia come sceneggiatore che come regista: in qualche modo deve aver messo a frutto quest’esperienza nella scrittura, così come il fatto che si occupi della scolarizzazione di adulti immigrati e che sia un appassionato della cultura cinese, spiega la sua competenza in merito.

 

 

Risultati immagini per Modelle gemelle cinesi

 

UN GIALLO A LUCI ROSSE CON 50 SFUMATURE DI ROSA (BELLADONNA).

Image result for la caSA è chiusa BelladonnaIl romanzo d’esordio di Rosa Belladonna, pubblicato da Porto Seguro Editore, “La casa è chiusa”, è giunto alla sua seconda edizione.

Ci riporta indietro di oltre sessant’anni, in un’Italia ancora non toccata dalla famosa Legge Merlin che chiuse le Case Chiuse. Ed è questo l’ambiente in cui Belladonna ci accompagna per parlarci di un delitto (forse doppio), con l’omicidio di un personaggio inviso a tutti e che tutti avrebbero voluto morto quando era vivo, un usuraio figlio di una famiglia di usurai. All’indagine poliziesca fanno da contraltare le storie delle ragazze che si definivano allegre ma che avevano ben poco di cui esser felici. Il giallo diventa allora testimonianza storica di un mondo mai del tutto scomparso, di un modo di vivere passato.

Rosa Belladonna

Belladonna è fiorentina d’adozione ma agrigentina di nascita e mescola con leggerezza italiano e siciliano (vezzo che dà un certo sapore alla narrazione ma che, anche in altri autori, poco perdono, preferendo personalmente l’uso di una lingua sola, o casomai l’uso del dialetto solo in certi dialoghi dove ha un senso usarlo, a meno che non si voglia fare una parodia come facciamo, per esempio, Simonetta Bumbi ed io in “Cybernetic love” mescolando inglese e italiano). Che cosa ne pensate?

A parte la scelta della lingua, il romanzo rimane una buona prova d’esordio per un’autrice che certo ha qualcosa da raccontare.

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