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QUANDO FIRENZE SEMBRA CHINA-TOWN

Risultati immagini per little china girl scudelettiNon è facile trovare un romanzo che parli dell’Italia con ritmi, toni e approccio da thriller internazionale. Non è banale trovare una storia che parli di mafie orientali con competenza (almeno apparente, dato che non sono qualificato per valutare la sostanza), mostrando una comunità cinese a Firenze credibile ma non per questo meno priva di fascino avventuroso. Non è comune trovare un’opera prima scritta con scioltezza e disinvoltura da professionista dellascrittura.

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Massimiliano Scudeletti

Eppure mi è capitato leggendo “Little China Girl” di Massimiliano Scudeletti. Il titolo è una citazione della celebre canzone di David Bowie e fa certo riferimento a una delle due belle gemelle figlie di un capo della Triade, forse a quella viva o forse a quella assassinata sulla quale il protagonista Alessandro indaga, entrando nei meandri di quest’organizzazione mafiosa assai più di quanto ci si potrebbe aspettare possa fare un italiano, seppure in stretti rapporti con una famiglia cinese.

La storia scorre via veloce tra mille avventure, intrighi, indagini, amori, colpi di scena e non ci si annoia mai.

Sarà anche il suo primo romanzo, ma, leggendo la quarta di copertina, scopro che Massimiliano Scudeletti ha realizzato documentari e spot televisivi, sia come sceneggiatore che come regista: in qualche modo deve aver messo a frutto quest’esperienza nella scrittura, così come il fatto che si occupi della scolarizzazione di adulti immigrati e che sia un appassionato della cultura cinese, spiega la sua competenza in merito.

 

 

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UN GIALLO A LUCI ROSSE CON 50 SFUMATURE DI ROSA (BELLADONNA).

Image result for la caSA è chiusa BelladonnaIl romanzo d’esordio di Rosa Belladonna, pubblicato da Porto Seguro Editore, “La casa è chiusa”, è giunto alla sua seconda edizione.

Ci riporta indietro di oltre sessant’anni, in un’Italia ancora non toccata dalla famosa Legge Merlin che chiuse le Case Chiuse. Ed è questo l’ambiente in cui Belladonna ci accompagna per parlarci di un delitto (forse doppio), con l’omicidio di un personaggio inviso a tutti e che tutti avrebbero voluto morto quando era vivo, un usuraio figlio di una famiglia di usurai. All’indagine poliziesca fanno da contraltare le storie delle ragazze che si definivano allegre ma che avevano ben poco di cui esser felici. Il giallo diventa allora testimonianza storica di un mondo mai del tutto scomparso, di un modo di vivere passato.

Rosa Belladonna

Belladonna è fiorentina d’adozione ma agrigentina di nascita e mescola con leggerezza italiano e siciliano (vezzo che dà un certo sapore alla narrazione ma che, anche in altri autori, poco perdono, preferendo personalmente l’uso di una lingua sola, o casomai l’uso del dialetto solo in certi dialoghi dove ha un senso usarlo, a meno che non si voglia fare una parodia come facciamo, per esempio, Simonetta Bumbi ed io in “Cybernetic love” mescolando inglese e italiano). Che cosa ne pensate?

A parte la scelta della lingua, il romanzo rimane una buona prova d’esordio per un’autrice che certo ha qualcosa da raccontare.

UN’AUTRICE CHE STA EMERGENDO DALL’OMBRA DELLA LUNA NUOVA

Image result for Valeria Marzoli Luna nuovaL’ombra della luna nuova” di Valeria Marzoli è al contempo un giallo, un romanzo storico e l’omaggio alla città di Castellamare di Stabia, dove l’autrice è nata, vive e lavora.

Il tempo della narrazione ci riporta indietro quasi di un secolo intero al 1931 (ci sono vicende però che hanno radici che si perdono nel 1915).

Sono gli anni del pieno rigoglio del fascismo. Gli anni del Duce e delle imprese di Italo Balbo. Sono anche gli anni del Cantiere Navale di Castellamare e del varo dell’Amerigo Vespucci dal medesimo cantiere.

Protagonista è un giovane Maresciallo (suggestivo il nome “Domenico Parescandalo”) che indaga sulla morte di un usuraio locale, uomo con molti nemici, un tal Filippo Suarato.

Da tutto questo nasce un affresco della vita e degli abitanti di questa parte del napoletano, reso più vivace dalle inserzioni di dialoghi in dialetto. Sebbene non ami l’uso del dialetto, qui lascia piena leggibilità al testo (forse perché il napoletano è uno dei pochi che capisco con facilità), non essendo dominante. In dialetto sono alcuni dei brani di canzoni d’epoca riportati, contribuendo a fare di questo volume, un piccolo “documento” storico.

I titoli dei capitoli sono frasi tratte da “I promessi sposi” di Alessandro Manzoni.

Di Valeria Marzoli Clemente avevo già letto “Colpire al cuore”, “Delitto perfetto” e la fiaba “Scricchiolino”.

Leggendo “L’ombra della luna nuova”, sottotitolo “A storia dô rre ‘e Castellamare”, ho avuto la sensazione che Valeria Marzoli abbia raggiunto una nuova maturità narrativa, liberandosi di alcune debolezze e muovendosi con piena padronanza nel romanzo.

Questa crescita si nota persino nel titolo, che mi pare avere una diversa profondità e simbolismo rispetto ai precedenti, e nella copertina, più professionale. È però soprattutto nella capacità di tratteggiare i personaggi, di organizzare la trama, di creare l’ambientazione che Valeria Marzoli si dimostra ormai autrice dalle spalle robuste e dalle capacità narrative ben sviluppate.

Sicuramente l’ambientazione storica giova all’ambientazione, ma anche la coerenza con cui i personaggi si muovono contribuisce a rendere la lettura piacevole e scorrevole, persino per uno come me che non ama troppo i gialli.

Di questo passo, non possiamo che aspettare con curiosità un nuovo romanzo di questa autrice che ben meriterebbe l’attributo di “emergente” che amo poco attribuire, preferendo di solito parlare di autori “poco noti”. In questo caso, però, la sensazione è proprio quella di vedere la sua scrittura emergere e delinearsi con forza crescente.

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Il varo della nave scuola Amerigo Vespucci

UNA DETECTIVE-STORY GIALLO-ROSA

Pane, marmellata e tèSono passati ormai alcuni anni da quando ho letto “Montecuccoli 1937-38”, la ricostruzione storica dell’attività di un Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, narrata dalla nipote Carla Casazza.

Leggo ora il suo nuovo giallo “Pane, marmellata e tè”, che racchiude tre racconti, uno più lungo e gli altri due progressivamente più brevi, che vedono al centro le indagini di una bella e giovane giornalista, Beatrice Ardenzi. Le tre storie sono consequenziali tra loro e quasi unite a formare un’unica vicenda, se non altro dal punto di vista sentimentale.

Carla Casazza

Si parte da una vera indagine su un serial killer, il cosiddetto “mostro della palude”, occasione per incontrare il Commissario Croci e l’agente Alessio Pelliconi, che si innamorano entrambi della bella giornalista.

Dal giallo si sfuma così nel rosa e Beatrice parte in vacanza con l’agente Pelliconi e lì si troverà a difendere una cara amica dall’accusa di omicidio nientemeno che del principe ereditario del Brunei. La loro storia procede e giungono al fidanzamento, funestato però da una duplice misteriosa morte, nuova occasione per una veloce e facile indagine.

Carla Casazza è una che conosce il mondo della scrittura, non per nulla fa l’agente letterario, l’editor e il manager editoriale e questo si vede nelle pagine di questo volumetto, scritto bene e con cura, scorrevole e gradevole, con dei personaggi che risultano simpatici.

Ritroveremo Beatrice Ardenzi & Co in qualche altra indagine?

 

 

 

Qui la scheda anobii.

 

Carlo Menzinger con “Pane, marmellata e tè”

L’ETRUSCO COLPISCE ANCORA.

Risultati immagini per etrusco tra i nuraghesIn vista della serata al Ristorante I 5 Sensi di Firenze del 13 dicembre in cui Alberto Pestelli presenterà il secondo volume delle avventure gialle del Maresciallo Cosimo Fantini dal titolo “Un Etrusco tra i nuraghes – Volume II” e io “Il sogno del ragno”, la mia ucronia spartana, ho letto le tre nuove storie dell’ispettore fiorentino trapiantato in Sardegna.

Il volume (la cui copertina è stata dipinta dall’autore stesso) comprende, infatti, i tre romanzi brevi:

“La guerra dei torroni”

“Solo per i tuoi gnocchi”

“Lassù, dove i sogni volano”.

Come nel primo volume, alle indagini del Maresciallo fanno da contorno le sue vicende familiari e alcune pause eno-gastronomiche. In questa seconda trilogia, i personaggi che gravitano attorno a Cosimo Fantini hanno assunto maggior spessore e più precise connotazioni. Nel secondo racconto, addirittura, sembra di essere in una duplice saga familiare, più che in un giallo, con da una parte la famiglia del Maresciallo, coinvolta in prima persona delle indagini e, dall’altra, la famiglia della suora di clausura, la cui vicenda è al centro del romanzo. Famiglia che va dilatandosi con una serie di colpi di scena che qui, ovviamente non anticipo. Nel terzo racconto il ruolo del Maresciallo è quasi defilato rispetto alle famiglie del bambino siriano malato di displasia ossea e vittima di un attentato (che più che terroristico sembra un atto di bullismo portato all’estremo), quella originaria e quella adottiva.

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Alberto Pestelli

Rispetto alla prima trilogia ho avuto la percezione che in questo secondo volume la parte descrittiva del contesto socio-ambientale abbia avuto un maggior sviluppo, quasi che Pestelli, nel procedere con lo sviluppo delle vicende abbia virato i suoi interessi dal giallo alla ricostruzione di dinamiche interpersonali. Del resto il nostro Maresciallo è in pensione e questo ben si concilia con casi non prettamente “da scrivania”.

Il primo racconto si svolge durante una gara, guarda caso, culinaria per la preparazione dei torroni. Il secondo ci porta nel mondo delle monache di clausura, indagando su violenze e autoritarismi familiari,  e il terzo si spinge su temi sociali più impegnativi, parlandoci di razzismo, di malattie invalidanti, del dramma del popolo siriano, di adozione e del difficile mestiere di genitore di un figlio gravemente malato.

La sensazione leggendo le due trilogie è di un’evoluzione e di una crescita nella scrittura di questo autore, che non sembra più accontentarsi della semplice indagine poliziesca e della curiosità gastronomica ma che, attraverso la pagina scritta è tentato dall’approfondimento di meditazioni sociali. Ci si chiede, allora, che sorprese ci riserverà la terza trilogia.

LE INDAGINI ENOGASTRONOMICHE DI UN TOSCANO IN SARDEGNA

Alberto Pestelli è autore fiorentino nato dalle “scuderie” della casa editrice genovese “Liberodiscrivere”, dove lo conobbi frequentando il Laboratorio di Scrittura. Ne lessi la sua prima prova d’autore presente nella raccolta “Il volo dello struffello” e contribuì poi alla raccolta di racconti “Ucronie per il terzo millennio”, da me curata, opere entrambe edite appunto da Liberodiscrivere.

Carlo Menzinger con “Un Etrusco tra i Nuraghes”

Non ci siamo mai persi del tutto di vista da allora, ma si può dire che ci siamo comunque  ritrovati nella collaborazione per la rivistaItalia Uomo Ambiente” promossa dall’associazione Pro Natura e di cui Alberto Pestelli è Coordinatore e alla quale ho recentemente contribuito con alcuni miei articoli e racconti.

Ultimamente Alberto Pestelli ha creato un personaggio, l’ispettore Cosimo Fantini, fiorentino di nascita, sardo di adozione cui ha già dedicato sei romanzi editi e almeno altrettanti in arrivo.

Ho letto ora la prima trilogia, riunita in un solo volume dal titolo “Un Etrusco tra i Nuraghes – Volume I” che riunisce i romanzi “Un bicchiere di Carignano del Sulcis”, “Per un chicco di Muristellu in più” e “Pici e bici”. Come si può intuire da questi titoli, l’elemento eno-gastronomico è ricorrente e talora assume un ruolo centrale nella trama.

Per essere più precisi il protagonista Cosimo Fantini sarebbe un maresciallo maggiore dei carabinieri del R.I.S. di Cagliari in pensione.

Alberto Pestelli con una copia de Il sogno del ragno

Ciascun romanzo della trilogia è autonomo e autoconclusivo ma la figura del protagonista e degli altri personaggi seguono un loro sviluppo e ci si affeziona loro man mano che si procede con la lettura. L’interesse del lettore diviene così duplice, da una parte per lo sbrogliarsi dell’indagine e dall’altro per le vicende umane dei personaggi, coinvolti (se non travolti) in prima persona dagli eventi. Siamo così partecipi del lento recupero della salute del maresciallo, dopo un attentato, della salute della sua amica, il sergente maggiore Carmen Mura e dell’evoluzione del rapporto tra i due.

La lettura è anche occasione per scoprire, con la guida sapiente di Pestelli, alcune peculiarità dei vini e dei cibi delle due regioni in cui le storie si dipanano, Sardegna e Toscana che, non a caso, sono anche le due “patrie” dell’autore, nel senso di terre d’origine dei genitori.

Insomma, un interessante e riuscita prova di questo autore che ancora non avevo conosciuto su testi di così ampio respiro da consigliare agli amanti del giallo e della buona cucina.

IL PIACERE DI SCOPRIRE UN BUON LIBRO

Risultati immagini per la setta catanzaroNon so se a qualcuno di voi è mai capitato il piacere di scoprire un libro. Ogni tanto mi capita di leggere qualcosa senza pormi grandi aspettative e di essere invece piacevolmente sorpreso.

Se leggo il romanzodi un autore importante e che magari ha già venduto un milione di copie o ha vinto il nobel, il minimo che mi aspetto è che sia un bel libro, eppure, non sempre è così. Quando si ha invece la ventura di essere tra i primissimi lettori di un romanzo, di cui si sa ben poco e di un autore ancora poco conosciuto, in genere le aspettative, almeno le mie, sono piuttosto basse. Eppure più di una volta ho avuto il piacere di apprezzare di più il libro di un cosiddetto “esordiente” (io preferisco dire “autore poco noto”) che non un best-seller o l’opera di un personaggio famoso.

Avevo conosciuto Fiorenzo Catanzaro il giorno in cui mi recai da Porto Seguro Editore per firmare il contratto per la pubblicazione del mio romanzo “Il sogno del ragno”. Fiorenzo Catanzaro era lì per lo stesso motivo: stava firmando il suo contratto con l’editore per il romanzo “La setta”.

Il 28 settembre scorso c’è stato un convegno degli autori di Porto Seguro al Westin Excelsior, dove entrambi abbiamo presentato i nostri romanzi. Sentita la sua esposizione, ho deciso di comprare il volume, anche se le vicende sulle sette sataniste non è che mi ispirino particolarmente, così come non amo molto i gialli. Dunque, eravamo nella tipica situazione in cui si comincia a leggere un libro senza grandi aspettative.

Gli autori Carlo Menzinger, Chiara Sardelli, Sergio Calamandrei e Fiorenzo Catanzaro al convegno di Porto Seguro del 28 Settembre 2017

Eppure fin dalle primissime pagine ho capito che Fiorenzo Catanzaro è uno che sa scrivere. La scrittura e fluida e chiara e, cosa più difficile, i dialoghi e le situazioni sono credibili. Il romanzo è, di fatto, un giallo, ma Fiorenzo Catanzaro lo affronta un po’ “alla larga”, nel senso buono, nel senso che ci ha messo dentro dell’altro, dei sentimenti, dei personaggi, delle ambientazioni, e lo ha fatto non come qualcuno che abbia voluto aggiungere ingredienti tanto per far lievitare un

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Fiorenzo Catanzaro

piatto, ma perché tutto quanto contribuisce a creare una storia, che prima che un giallo, per me, è una vicenda umana. Forse per questo mi è piaciuto, anche se non amo le storie con gli ispettori/ detective che vanno a caccia di un colpevole. Il romanzo si chiama “La setta”, e questo potrebbe far pensare a un horror, con  sevizie e torture, ma, se ci sono, queste sono solo dietro le quinte. Il titolo, per carità, è giusto e giustificato, ma forse induce a pensare a un altro tipo di libro, magari allontanando qualche lettore potenziale da un libro piacevole e che una volta iniziato ti dà la voglia di finirlo tutto d’un fiato.

 

 

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