Posts Tagged ‘racconti’

MICRO-POESIA E FANTASCIENZA A RIFREDI

Risultati immaginiQuando il 28 Settembre 2017 ho incontrato per la prima volta Massimo Acciai Baggiani, era già da tempo tra i miei contatti facebook, ma non c’eravamo mai visti di persona. Il 28 ci siamo visti al convegno di Porto Seguro al Westin Excelsior, dove presentava un libro scritto a 6 mani con suo cugino Pino Baggiani, memoria storica della famiglia, e Italo Magnelli, illustratore del volume “Radici” sulla storia del Mugello e della famiglia Baggiani.

Roberto Balo e Massimo Acciai Baggiani con le signore del circolo SMS di Rifredi

Ho visto che il 16 Ottobre, cioè oggi, avrebbe presentato un altro libro al SMS di Rifredi e visto che ero in zona sono passato a trovarlo e sentire la presentazione fatta da due signore che gestiscono il circolo letterario del SMS che si riunisce ogni lunedì alle 17,00. Massimo Acciai Baggiani presentava un’antologia di racconti strutturata come il Decamerone, cioè con dodici amici che si raccontano una storia per uno, facendo due giri, per un totale di 24 racconti dal titolo “La compagnia dei viaggiatori del tempo” giacché i racconti di fantascienza sono ambientati in varie epoche del passato e del futuro. Massimo Acciai Baggiani, però, non si limita a scrivere storie di famiglia e racconti fantascientifici, ma oggi ha presentato anche una raccolta di sue poesie scritte negli ultimi 25 anni “25 – Antologia di un quarto di secolo”. La cosa particolare di quest’antologia è che non è un libro ma l’editore Isketziae l’ha stampata su un unico foglio A4, ripiegato poi nelle dimensioni di un biglietto da visita.

Durante la presentazione ci sono state lette alcune di queste poesie e un racconto dell’antologia. Era presente anche l’editore di Isketziae Edizioni Roberto Balò, anche lui un poeta.

Ho acquistato entrambi e ricevuto in omaggio anche il volume “Antologia del 3° Concorso Letterario Segreti di Pulcinella”. Quando li avrò letti, vi farò sapere qualcosa di più.

 

Massimo Acciai Baggiani

Annunci

I COSTRUTTORI DI UNIVERSI

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.

Con questo non voglio togliere nulla a opere che raccontano il nostro quotidiano, la nostra storia, il nostro ambiente, la nostra natura, la nostra vita, la nostra quotidianità ovvero al realismo, al verismo, alle biografie, al romanzo storico, al giallo, al noir, al romanzo psicologico, sentimentale o erotico. Del resto, non a caso ho ripetuto più volte l’aggettivo possessivo. Molti sono attratti da ciò che sembra loro appartenere, esser loro vicino. Viene più naturale descrivere qualcosa che sentiamo come “nostro”.

Del resto, però, quanto è forte anche l’impulso di costruire, di creare? Non è forse questo impulso che ha sospinto l’umanità dai suoi primi passi scimmieschi ai viaggi spaziali, all’edificazione delle città e dei monumenti, alle grandi invenzioni della tecnica, alle scoperte scientifiche, ai capolavori della pittura, della scultura, della musica, della letteratura, del cinema, della fotografia, della moda, alle opere dell’artigianato e dell’industria e a ogni forma di realizzazione concreta?

Risultati immagini per creazione di adamo

Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti

Sarà pur vero che anche altri animali costruiscono nidi, dighe, formicai, piccoli attrezzi, ma se vi è una specie che ha fatto del costruire una sua caratteristica dominante è proprio l’umanità. Ci sentiamo uomini perché costruiamo e realizziamo opere.

Credo, dunque, che impresa più grande e apprezzabile del semplice descrivere e raccontare, sia quella dei creatori di mondi nuovi. I loro libri non sono (o non devono essere) inferiori agli altri nella capacità di analisi del mondo, dell’animo umano, della natura, dell’ambiente, ma a questa dote devono aggiungere in massimo grado la fantasia, la creatività e devono saperle usare con logica e raziocinio, oltre che con una certa dose di fascino e d’incantamento. Creare mondi nuovi, sebbene solo letterari, è quanto di più vicino all’opera divina l’uomo possa immaginare. Rendere abitabili (“terraformare”) nuovi pianeti potrebbe essere il senso e dell’esistenza dell’umanità e la sua meta, compensazione per l’esaurimento e la consunzione delle risorse della nostra Terra. In attesa di ciò, sogniamo e creiamo mondi letterari!

Maggiore mi pare la maestria di chi riesce a trasportarci in realtà diverse e sconosciute facendoci comunque sentire a casa, facendoci sembrare questi mondi fantastici come reali e veri.

Risultati immagini per creazione mondoÈ questa la magia di un numero piuttosto ristretto di autori. Spesso appartengono a “letterature di genere” e sapete tutti bene come queste siano considerate dai fieri accademici come letterature di seconda classe, popolari, se non popolaresche.

In questo dico che costoro s’ingannano o vogliono ingannarsi, forse essendo incapaci di un simile genio, incapaci di cogliere il nobile anelito all’edificazione.

Tra gli autori che costruiscono mondi, troviamo le grandi penne del fantasy, del romanzo gotico, della fantascienza, dell’utopia, della distopia, dell’ucronia e di altre forme letterarie ma anche autori non catalogabili nella letteratura di genere.

Ognuno di questi generi ha le sue regole e spesso i loro mondi si somigliano un po’ tra loro, perché dopo che i grandi hanno tracciato il primo disegno, altri ne ricalcano il tratto, sebbene con deviazioni più o meno importanti.

Scrivere di fantasy, così, diventa difficile senza considerare le opere, per esempio, di Tolkien, Lewis, Bradley, Brooks, Pratchet e questi a loro volta Risultati immagini per creazione mondoaffondano le loro radici culturali nella mitologia classica, mesopotamica o nordica e ci regalano un universo di miti, allegorie, metafore, popolato da maghi, elfi, gnomi, troll, streghe, fate e hobbit che si ravviva e rinnova di autore in autore. Ai nomi classici andrebbero aggiunti quelli di scrittori che si sono discostati dalle regole del genere, creando opere di notevole importanza come, per esempio, King e la Rowling.

Anche il romanzo gotico ha radici antichissime. Il mito del vampiro nasce dalle leggende popolari di gran parte dell’Europa e si collega a figure di esseri non-morti presenti in numerose culture umane. Tra i non-morti, il vampiro si caratterizza per l’abitudine di succhiare il sangue. Il termine ha origine slava. Nasce dall’antica paura che un morto possa tornare in vita e tormentare i viventi. L’usanza di seppellire i morti potrebbe avere motivazioni igieniche, ma il deporre sulla tomba pesanti lapidi sembra riconducibile alla medesima paura che ha generato le creature della notte.

Pare che il più antico testo che parli di esseri simili, sia una tavoletta babilonese su cui è incisa una formula magica per proteggersi dagli etimmé, i demoni succhia-sangue. Di simili esseri parlano anche gli antichi greci e romani (Filostrato e Flegone Tralliano) e il mito trova sviluppi in epoche successive.

Sarà però tra il XIX e il XX secolo che il vampiro, con PolidoriLe Fanu, Presket PrestBram Stoker, Connell e altri, diverrà soggetto letterario di romanzi di successo, riprendendo poi energia in questo XXI secolo, con canoni mutati.

Risultati immagini per mondo fantasyAnche per la licantropia le origini si perdono nelle tradizioni popolari e persino nella Bibbia si legge che Nabucodonosor fu trasformato in lupo. Gli egizi, peraltro, veneravano il Dio-sciacallo Anubi e il Dio-lupo Ap-uat che traghettava i morti nell’Aldilà.
La leggenda più diffusa vuole che il lupo mannaro assuma sembianze animalesche con la luna piena. Invenzione più moderna è che possa essere ucciso solo da una lama d’argento. In epoche più recenti si è sviluppata la credenza che la licantropia fosse una vera e propria malattia. In letteratura i licantropi fanno la loro comparsa in alcuni romanzi ottocenteschi come quelli di Baring-Gould, Maturin, Reynolds e Dumas.

E qui tralascio di parlare di fantasmi, zombie, fate, streghe e maghi e di tutto quanto è stato scritto su di loro.

I mondi del fantasy e del romanzo gotico sono sì mondi immaginari, ma fortemente legati ad alcune regole, ad alcune creature immaginarie o mitiche che compaiono, in una forma o in un’altra in tutte queste opere. Di fatto, con ogni romanzo visitiamo regioni diverse del medesimo pianeta.

In parte anche la fantascienza soffre di simili ripetizioni. Dopo che alcuni grandi creatori hanno inventato futuri e mondi alieni, altri sono corsi a imitarli, ed ecco moltiplicarsi alieni antropomorfi, insettiformi, scimmieschi, viaggi spaziali, pianeti misteriosi le cui forme si ripetono in innumerevoli variazioni.

Muovendo dunque i passi dalle invenzioni ottocentesche di Verne e Wells, si arriva alle opere di Zamjatin, Huxley, Orwell, Asimov, Bradbury, Wyndham, Clarke, Matheson, Blish, Heinlein, Dick, Lem, Sheckley, Boulle, Vonnegut, Pohl, King, Sagan e molti altri loro pari, che ora certo sto Risultati immagini per mondo fantasyingiustamente dimenticando, o loro emuli.

Ho citato a parte utopia, distopia e ucronia, sebbene alcuni vogliano far rientrare la prima e la terza tra la fantascienza come sotto-generi, ma ritengo che queste tre categorie abbiano caratteristiche proprie, sebbene, come avrete notato, ho citato tra gli autori di fantascienza anche grandi nomi della distopia come Zamjatin, Huxley e Orwell. Spesso, infatti, la fantascienza tende a descrivere mondi negativi e i due generi si confondono.

Altro discorso vale per l’utopia, genere che viene ravvicinato alla filosofia, con il suo tentativo di suggerire mondi migliori in cui potremmo vivere o verso cui potremmo aspirare. Il termine utopia deriva dal greco ο (“non”) e τόπος (“luogo”) e significa “non luogo”, anche se l’ο è facilmente confuso con “ευ” (“buono”) e si parla quindi di utopia, pensando piuttosto a un “eutopia”. Il termine fu coniato dal filosofo Tommaso Moro e giocava proprio su questo equivoco: descrivere un buon luogo per vivere, ma che non esiste.

Le grandi utopie del passato sono spesso riconducibili a filosofi. Vi possiamo annoverare persino “La Repubblica” di Platone, sebbene antecedente all’invenzione del termine, e opere come “La Città del Sole” di Tommaso Campanella o “La nuova Atlantide” di Francesco Bacone.

Risultati immagini per mondo fantascientificoLa distopia è il contrario dell’utopia e descrive società inumane e spaventose. Non certo luoghi in cui al lettore verrebbe voglia di vivere.

La distopia si presta così a essere strumento politico per denunciare, parlando di universi immaginari, le storture del mondo contemporaneo e, in particolare, la tirannia e le dittature. Non è satira, ma spesso s’ispira ad analoghi obiettivi. Altre volte si limita a descrivere i risultati di qualche catastrofe, come nelle distopie apocalittiche o post-apocalittiche.

Il termine pare sia stato coniato nel 1868 dall’inglese John Stuart Mill, che parlava, con il medesimo significato, anche di cacotopia.

Possiamo così leggere opere come “Il padrone del mondo” di Benson, “Il tallone di ferro” di London, “Noi” di Zamjatin, “Il Mondo Nuovo” di Huxley e “1984” di Orwell, che ci introducono a opere successive dal sapore post-apocalittico come “Io sono leggenda” di Matheson o “La strada” di McCarthy.Risultati immagini per mondo fantascientifico

Utopia e distopia sono solitamente considerate e apprezzate per il messaggio politico e morale, in positivo o in negativo, che intendono trasmettere, ma ne vorrei qui sottolineare la potenza creativa, la capacità di costruire mondi, simili al nostro ma diversi, con loro regole e strutture, sebbene migliori o peggiori per qualche aspetto determinante. Questa capacità creativa è più comunemente apprezzata per altre opere di genere fantascientifico e, a mio avviso, appare in misura superiore nella distopia che nel romanzo gotico e nel fantasy, che giocano in scenari spesso consolidati, innovando poco.

 

Se c’è, però, un genere che sembra fatto apposta per creare nuovi mondi, per il solo gusto del costruire, dell’immaginare, del creare, questo è l’ucronia.

Sebbene la conoscenza si stia diffondendo, sono ancora in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. Quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nel 2001, il termine mi pareva meno noto di oggi. La pubblicazione in seguito di nuove opere, come “22.11.’63” di Stephen King, “Il complotto contro l’America” di Philip Roth, gli ultimi volumi della saga “Colonizzazione” di Harry Turtledove, “Roma Eterna” di Robert Silverberg o i nostrani “L’inattesa piega degli eventi” di Enrico Brizzi e “Occidente” di Mario Farneti ha contribuito alla conoscenza del genere tra il grande pubblico, anche se non riscuote ancora la fama che meriterebbe.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario, che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.Risultati immagini per mondo steampunk

L’ucronia si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico. Mediante eventi immaginari o la narrazione di scelte mai fatte in realtà, l’allostoria modifica la Storia, facendole prendere percorsi nuovi. Presenta dunque al lettore una versione alternativa della Storia. Non una sua differente interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. L’ucronia costruisce dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente (come lo definii ne “Il Colombo divergente”) in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come nel mio romanzo “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea “quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcun intento letterario (su internet si possono persino leggere elenchi di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, è spesso considerato, al pari della distopia, come parte della fantascienza.

Ha, però, caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese pare che l’ucronia sia nota come “counterfactual history” o “alternate history”. Per una volta almeno, i termini “mediterranei” sembrano però più sintetici e suggestivi, per cui, almeno questa volta, lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sul sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané“Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”“A Rebel in Time”) e addirittura Winston Churchill (“Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg”). Ricordavate che lo statista inglese ha persino vinto un premio nobel per la letteratura?

Dopo di lui e dopo José Saramago il cui “L’ultima tentazione di Cristo” può considerarsi un’ucronia, il premio nel 2017 è andato per la terza volta a un autore del genere, a quel Kazuo Ishiguro che ha scritto la distopia ucronica “Non lasciarmi”.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo Risultati immagini per ultima tentazione di cristoche gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale, come racconta Turtledove in “Invasione”? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima, se la Storia è alterata con una Macchina del Tempo, dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Se, invece, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo nell’ucronia o nella fantascienza? Sono fantascienza o ucronia i miei romanzi “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, in cui, attraverso dei portali, è possibile viaggiare da un universo divergente a un altro e raggiungere versioni del mondo in cui l’evoluzione si è svolta diversamente che nella realtà?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie” e vi faccio rientrare anche il ciclo dei Guardiani dell’Ucronia con il mio Jacopo Flammer.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”, ovvero l’ucronia è la Storia sognata da ciascuno di noi.

Se preferite, potremmo anche dire che ucronia è costruire universi divergenti, in cui il tempo “diverge” dalla propria linea.

Se con “Il Colombo divergente” e “Giovanna d’Arco” ho scritto delle ucronie, con “Via da Sparta”, di cui è uscito il 28 Settembre 2017 il primo volume “Il sogno del ragno”, ho voluto non solo scrivere un’ucronia ma anche, nel mio piccolo, costruire un mondo.

I primi due romanzi, infatti, raccontano una storia nel momento in cui la narrazione si discosta dalla realtà. Con “Via da Sparta” ho voluto, invece, immaginare gli effetti di una divergenza storica (o ucronica, se preferite) a distanza di secoli. Il romanzo si basa su due divergenze, la principale risalente a 2400 anni fa (la sconfitta, mai avvenuta di Tebe da parte di Sparta) e l’altra riguarda il Giappone. Sull’altra metà del pianeta regnano i samurai di Nippon-koku, il Giappone, dopo che nel 1540 d.c., Hideyory (il figlio di quel Hydeyoshi che attaccò la Corea) e suo figlio Hidetara riuscirono a sottomettere la Cina.

Quello che descrivo, dunque, è un mondo contemporaneo ma del tutto mutato per gli effetti combinati nel tempo di queste due divergenze.

Quest’ucronia si basa sull’idea che ogni mutamento del passato abbia ripercussioni crescenti sulle epoche future, pertanto il mondo descritto è quanto di più diverso potremmo immaginare da quello reale. Il romanzo rifiuta il concetto di predestinazione, che si può trovare in altre ucronie o in storie di viaggi nel tempo in cui nonostante il passato sia cambiato, il presente resta uguale o quasi.

Via da Sparta” è utopia e distopia al tempo stesso. È un mondo ucronico con luci e ombre. A qualcuno potrà sembrare migliore a qualcuno peggiore di quello reale, ma è solo diverso. Il sogno dei suoi protagonisti è quello di renderlo migliore o, almeno, di trovare un loro spazio, una piccola parte di mondo in cui riconoscersi, un’isola costruita a loro misura in cui rifugiarsi (non a caso tante sono le isole che incontreranno, ma nessuna è quella che cercano).

Nell’Impero di Sparta ci sono due classi: gli spartiati che comandano e gli iloti, loro schiavi. Un’altra forte distinzione è tra uomini e donne. Gli spartiati maschi si occupano solo di guerra e politica, le loro donne di tutto il resto, gli iloti svolgono tutti i lavori più umili, ma i maschi sonosoprattutto militari.

Uomini, donne e bambini vivono separati tra loro e, sebbene esistano i matrimoni, sono solo accordi economici e riproduttivi, mentre sesso e amore (tra loro spesso separati) si svolgono al di fuori. L’amore omosessuale è considerato quello vero, ma è accettato anche quello eterosessuale. La violenza sessuale è accettata.

Chi supera i 55 anni viene eliminato. L’eutanasia è la principale soluzione per molte malattie.

Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta. Grazie alla continua selezione uomini e animali sono cambiati e i grandi progressi recenti della genetica hanno accelerato il processo selettivo, verso cui Sparta punta da secoli. La genetica è utilizzata anche per la codificazione d’informazioni, mediante manipolazione del DNA (qui detto COGE) e la generazione di energia.

La proprietà e il denaro non esistono. Tutto è di Sparta, che affida temporaneamente alle sue donne la gestione delle proprietà sulla base del merito militare dei mariti. Le donne possono sposarne contemporaneamente quanti ne vogliono, gli uomini invece una sola, ma fuori del matrimonio possono avere rapporti sessuali con altri uomini e donne. Il disprezzo per il lusso e le comodità hanno portato anche al divieto dell’uso “inutile” dei vestiti, pertanto i personaggi, quando non indossano armature o non fa troppo freddo, vanno in giro nudi e disprezzano chi si copre.

La capitale dell’Impero di Sparta si chiama Lacedemone. Qui, come in molte città spartane, le case sono tutte costruite sottoterra, sia per motivi difensivi, sia ecologici. Sparta, infatti, ama sentirsi tra la natura anche in città.

La storia parte parallelamente da Neapolis, una Napoli ucronica, capitale della provincia della Vitellia (Italia ucronica) e da Lacedemone, capitale dell’impero, in Grecia. La trama si articola in vari altri luoghi, tra cui Britannia (Gran Bretagna), Regni Perieci del Nord (Scandinavia), Bengala, India, Persia.

Il forte controllo demografico e lo stato di guerra continua hanno fatto sì che ai giorni d’oggi la popolazione mondiale sia di circa 500 milioni di abitanti. Le foreste europee sono ancora molto estese e popolate da lupi, rispettati dagli spartani, che non li cacciano. Non ci sono animali domestici da compagnia.

Gli spartani cacciano ma con moderazione e rispetto dell’ecologia e si nutrono soprattutto di verdure e insetti.

Questo è il mondo che ho costruito e in cui faccio muovere le due giovani protagoniste de “Il sogno del ragno”, la schiava ilota in fuga Aracne e la ricca studentessa spartiata Nymphodora.

 

È difficoltoso scrivere una lista di romanzi ucronici che possano veramente dirsi rappresentativi del genere, perché ben pochi studiosi hanno affrontato la questione. Si trovano in vari siti internet elenchi più o meno caotici, che accomunano opere di fantascienza, distopie, romanzi ucronici e di serie B (qualunque sia la loro natura).

Ne ho tentato altrove un elenco che potete leggere anche nel mio blog su WordPress (https://carlomenzinger.wordpress.com), ma qui vorrei segnalare senza pretese, come consigli di lettura, alcune opere:

  • il “Libro degli Yilané” di Harry Harrison (1984-88), una trilogia che descrive un mondo in cui i dinosauri non si sono estinti ma hanno sviluppato una civiltà evoluta.
  • L’ultima tentazione di Cristo” (1955) di Nikos Kazantzakis, in cui Cristo rifiuta la Croce.
  • Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991) del premio nobel José Saramago, dove Gesù non resuscita Lazzaro e Giuseppe è tormentato dalla colpa per la strage degli innocenti.
  • Roma Eterna” (2004) di Robert Silverberg: un grande affresco che ci racconta come sarebbe il mondo se l’impero romano fosse durato fino ad oggi.
  • “La svastica sul sole” (“The Man in the High Castle“- 1962)  di Philip Dick, che descrive un mondo in cui Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e dove i personaggi leggono un libro ucronico in cui, invece, l’Asse ha perso (anche se in modo diverso da quello reale).
  • i cicli “Invasione” (1994-96) e “Colonizzazione” (1999-2004) di Harry Turtledove in cui la Seconda Guerra Mondiale viene interrotta da un’invasione aliena.
  • 22/11/’63 (2011) di Stephen King in cui un uomo trova in uno sgabuzzino una porta del tempo che lo rimanda sempre indietro fino a pochi anni prima dell’assassinio di Kennedy e cerca così, prima lui, poi un suo amico, più volte di salvarlo cambiando il corso della Storia. Ne è stata tratta da poco una serie TV.
  • Finzioni” (1944) di Jorge Luis Borges. Pur non essendo allostorico, presenta alcuni elementi ucronici, con l’invenzione di libri mai scritti e con uno dei personaggi che “credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.”

E non dimenticatevi di leggere qualcosa di mio:

E soprattutto il nuovissimo ciclo di “Via da Sparta”, di cui è appena uscito:

Buona lettura.

CHI HA PAURA DEL NERO URLANTE?

Stasera sono stato al Caffè-Teatro-Libreria Niccolini per la presentazione della raccolta di racconti “Nero Urlante”, edita da Mauro Pagliai e curata da Andrea Gamannossi.

9788856403626Il teatro, il più antico di Firenze e certo uno dei più antichi del mondo ancora in funzione e risale al XVII secolo. Nel 2006 fu acquistato dall’editore Mauro Pagliai che ora lo utilizza anche per la presentazione dei propri autori.

Mi accoglie sulla porta il curatore Andrea Gamannossi che già avevo conosciuto in occasione della presentazione di un altro volume da lui curato “Nelle fauci del mostro”, di cui “Nero urlante” sembra quasi una prosecuzione, visto che molti sono gli autori in comune, che riconosco dalla precedente presentazione in primis lo stesso curatore, nonché Sergio Calamandrei, Paolo Piani, Arianna Niccolai, Stefano Rossi, Simone Innocenti, Bernardo Fallani, Mirko Tondi, Vario Cambi, Paolo Romboni, cui si aggiungono qui Davide Gadda e Bernardo Fallani.

Al tavolo siedono l’editore Antonio Pagliai, il curatore e di volta in volta i vari autori che presentano brevemente ciascuno il proprio racconto e i motivi che lo hanno portato a scriverlo. Ognuno degli 11 autori esplora una diversa fobia.

Anche Antonio Pagliai non è per me volto nuovo. Lo conobbi forse nel 2006, quando gli proposi la pubblicazione del mio “Giovanna e l’angelo”, un’ucronia onirica su Giovanna d’Arco, che esce ancora viva dal rogo che l’avrebbe dovuta uccidere, ma mutata in uomo. Ricordo che allora Pagliai, che mi aveva convocato nella loro sede, mi disse che mi aveva chiamato perché era curioso di sapere che aspetto avessi, perché era convinto di trovarsi davanti qualche strano transessuale. Alla fine, però, pubblicai con Liberodiscrivere, che già aveva pubblicato il mio “Il Colombo divergente” e poi avrebbe continuato a farlo con vari altri libri.

La serata è stata veloce ma vivace, forse anche grazie al fatto che questo gruppo di autori ormai si conosce bene e pare piuttosto affiatato.

In bocca al lupo a tutti loro per questo loro nuovo prodotto.

 

Qualche foto qui.

E qui alcuni video dell’intervento di Sergio Calamandrei:

Prima parte

Seconda parte

Terza parte

Quarta parte

PROVACI ANCORA LUIS

Risultati immagini per storia del gatto e del topo che diventò suo amico pdfDopo il successo della “Storia di una gabbianella e del gatto che le insegnò a volare”, Luis Sepùlveda ci riprova con una storiella con protagonista un gatto e altri animali con “Storia di un gatto e del topo che diventò suo amico”. Il prodotto è un raccontino che non oserei neppure definire favola e degno di tanti analoghi scritti di amici del web che ogni tanto si mettono a digitare qualche pagina di una storiella narrata a un figlio o nipote. Protagonisti sono tre personaggi dai nomi quasi omofoni, Max, Mix e Mex. Ci spiega l’autore che Max è il nome di suo figlio e Mix quello del suo gatto. A questi personaggi, presi dalla propria vita, aggiunge il topo Mex. Il gatto è cieco e il topo diventa suo amico e guida, fungendogli da occhi e narrandogli ciò che vede.

Risultati immagini per Luis Sepùlveda

Luis Sepùlveda

Ho detto che Mix è il gatto di Max, ma Sepùlveda ci spiega che “potrei dire che Mix è il gatto di Max, oppure che Max è l’umano di Mix, ma come ci insegna la vita non è giusto che una persona sia padrona di un’altra persona o di un animale, quindi diciamo che Max e Mix, o Mix e Max, si vogliono bene.” Questo è l’incipit di questo libricino (o libruncolo) e già basterebbe a farcelo chiudere per il banale buonismo pseudo-anti-razzista. Se fosse una favola, ci vorrebbe una morale in chiusura, ma questa è già nell’incipit e si sostanzia in un plauso dell’amicizia, che rende tutto possibile.

Per fortuna le pagine sono poche, scritte grandi e scorrono velocissime, perché la lettura mi pare alquanto inutile, persino per un bambino, cui più propriamente dovrebbe essere indirizzato. Magari gli si può dedicare una sera, seduti accanto a un figlio che ci ascolta leggere. Probabilmente si addormenterà prima della fine. A qualcosa almeno sarà servito.

Risultati immagini per Gatto e topo

INFORMAZIONE per tutti gli ingegneri

Sono appena rientrato a casa è ho trovato nella buca delle lettere la mia copia del numero 2 (Anno XI) della rivista dell’ordine degli ingegneri “ProgettandoIng”, che si apre con due miei contributi, l’articolo “La tecnologia nella galassia di Asimov” e il racconto “Il campione”. La rivista può essere liberamente scaricata dal sito www.ordineingegneri.fi.it.

 

NUOVA COLLABORAZIONE CON “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per alluvione FirenzeQuest’anno, oltre ad aver avviato la collaborazione con la rivista dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze “Progettando.Ing”, ho anche iniziato a pubblicare sulla rivista fiorentina “Italia Uomo Ambiente”.

Sono già stato presente nelle uscite di Marzo e Aprile sia con il racconto fantastico sull’alluvione di Firenze “L’angelo del fango”, diviso in due parti nei due numeri, sia con gli articoli sui nuovi pianeti individuati di recente “La scoperta del nuovo sistema solare di Trappist-1 dimostra che siamo stupidi” e “Come arrivare su Trappist-1”, che vogliono essere anche una riflessione sul ruolo dell’umanità su questo pianeta e sulla necessità di preservarlo.

Colgo l’occasione per ringraziare entrambe le riviste per l’opportunità che mi stanno offrendo.

ROBOT 79: un volume all’insegna della distopia

Risultati immagini per Robot n. 79 rivistaIl n. 79 della rivista Robot, ricco di articoli e racconti interessanti, inizia con un articolo di Silvio Sosio su “La narrativa del futuro”, che ci parla non di come sarà la letteratura nel futuro, ma di come questa abbia sinora saputo anticiparlo.

 

Il primo racconto dell’antologia è di Alastair Reynolds (Barry, 1º aprile 1966) e ci parla delle avventure de “La figlia del fabbricante di slitte” trasportandoci in un mondo futuro ai confini con il fantasy, dove imperversa un Grande inverno che fa pensare a George R.R. Martin e dove la tecnologia si confonde con la magia quasi fosse un romanzo della saga della Torre Nera di Stephen King.

Questo autore, che ama la fantascienza dai temi filosofico-religiosi, è un astrofisico e scrittore britannico, ricercatore astronomo con la European Space Agency, poi autore a tempo pieno di fantascienza hard e space opera.

 

Diego Lama porta il lettore a interrogarsi sulla memoria e la possibilità di manipolarla, le conseguenze psicologiche della sua cancellazione nel suo bel racconto “Estrazione”.

 

Risultati immagini per Alastair Reynolds

Alastair Reynolds

Segue l’articolo di Giuseppe Lippi su alcuni romanzi fantascientifici con al centro il nostro satellite in “Per una fantascienza lunare”.

 

Il portatore di Dio” di Ilaria Tuti è racconto finalista del Premio Robot e partendo dai corridoi del Vaticano, ci porta tra strane creature il cui volto è un’approssimazione di quello di Dio. Quattro, Tre e Due non sono perfetti, ma Uno lo è. Uno è il Portatore di Dio.

 

L’analisi di Domenico GalloFantascienza tra tecnocrazia, socialismo e utopia” ci parla di quegli anni e quegli autori fantascientifici che avevano ritenuto di avere una missione e un dovere sociale, che avevano voluto asservire la fantascienza a un obiettivo di miglioramento sociale. Sorprende scoprire come tra di loro ci fossero i nomi dei grandi padri del genere Herbert George Wells, Jack London, Aldous Huxley, Robert A. Heinlein, Alfred A. E. Van Vogt, Philip K. Dick, Frederik Pohl, Donald A. Wollheim, John B. Michel e persino Robert Sheckley e Isaac Asimov.

 

Samuel Nava, finalista del Premio Robot, con “Ultima Persona Singolare” ci racconta una strana invasione aliena, con un misterioso ultimatum: risparmieremo la Terra se ci darete un solo uomo, per l’appunto il protagonista, un tipo eccentrico che vive da solo nei boschi tra i monti osservando le aquile e che ovviamente non ha alcuna intenzione di farsi catturare e consegnare agli alieni. S’immagina che possa essere tutto nella sua testa paranoica, ma scopriremo un diverso, suggestivo finale.

 

Risultati immagini per Cory Doctorow

Cory Doctorow

Salvatore Proietti intervista Cory Doctorow (Toronto, 17 luglio 1971), un giornalista, scrittore e noto blogger (coeditore del famoso blog Boing Boing) canadese. Ha vinto nel 2000 il Premio John Wood Campbell per il miglior nuovo scrittore e nel 2009 il Premio Prometheus e il Premio John Wood Campbell Memorial per il miglior romanzo con X. È stato più volte candidato ai premi Hugo e Nebula.

È un attivista in favore delle leggi che liberalizzano i copyright e sostenitore delle licenze Creative Commons. La maggior parte dei suoi libri sono scaricabili gratuitamente da Internet. Temi ricorrenti della sua opera sono i diritti digitali, la sicurezza informatica e la tecnologia più in generale.

 

Manuel Pirreda con “Scafandro” ci porta in un mondo distopico e post-apocalittico, in cui la differenza tra la vita e la morte può essere data da uno scafandro, con cui muoversi sulla superficie terrestre, per difendersi da un’aria ormai malsana e pericolosa. Anche in un mondo ridotto così all’estremo l’uomo nello scafandro riesce a trovare occasione per un momento di solidarietà verso un ragazzino in difficoltà. Anche questo è un racconto finalista del Premio Robot.

 

Enzo Verrengia ci parla di “Veggenti e Previsioni”, partendo da Baba Vanga, passando per Wolf Grigorevicz Messing, Edgar Cayce, Erik Jan Hanussen e Nostradamus, per arrivare a John Titor.

 

Risultati immagini per Hao Jingfang

Hao Jingfang

Chiude il volume il racconto cinese vincitore del Premio Hugo 2016 “Pechino pieghevole” della giovane Hao Jingfang, una storia affascinante che immagina una Pechino futura costruita su tre livelli, che si alternano durante il giorno come in certe camere o roulotte in cui il letto si solleva e finisce nell’armadio, mentre il tavolo spunta fuori da un parete, solo che qui a scomparire sono interi palazzi con i loro abitanti, che si alternano nella superficie e nella veglia in tre turni, il migliore dei quali è riservato alla parte più ricca e meno numerosa della popolazione. Il protagonista Lao Dao riuscirà a passare dalla parte peggiore della città, il Terzo Spazio a quello migliore, il Primo Spazio. Una visione distopica e angosciante di un mondo futuro sovrappopolato all’inverosimile.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: