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LA GRECIA ANTICA AI GIORNI NOSTRI, CON LIEVE PROFONDITÀ

Afrodite bacia tuttiAfrodite bacia tutti” di Stefania Signorelli è una raccolta di racconti che, in via molto generale e diverso, realizza lo stesso intento del mio “Il sogno del ragno” ovvero traslare il mondo greco antico ai giorni d’oggi. “Afrodite bacia tutti” però non è un’ucronia e il mondo contemporaneo che descrive è proprio il nostro, solo che popolato da personaggi saltati fuori dalle opere omeriche o dalla mitologia greca.

 

Stefania Signorelli (Palazzolo sull’Oglio -Brescia -12 luglio 1973)

Troviamo così una bambina estremamente bella, di nome Afrodite, che cresce facendo innamorare di sé ogni uomo, ma sposando il più brutto di loro, lo storpio Efesto, che, modernamente e rassegnatamente troviamo a cancellare i filmati degli amplessi della moglie con altri da… youporn. C’è Ercole che, abbandonato da Megara, vive in un monolocale. C’è la psicologa Eco perdutamente innamorata del suo bellissimo paziente diciasettenne Narciso, malato di hikikomori, che non esce più dalla sua camera dove passa il tempo al PC. C’è un’Elena surreale, che letteralmente perde la testa per Paride. C’è un capo ufficio dall’ira achillea. C’è uno strano, tirchio Mida. C’è una Penelope che aspetta con rabbia e amore il suo perduto Ulisse, incerta se mandargli un SMS. C’è una vendicativa Megera cui è stato rubato il fidanzato dalla miglior amica. C’è uno strano incontro di una cliente con il seduttivo fioraio Phobos. C’è Teseo che si perde nella casa di Arianna, cui è tornato dopo un abbandono di quarant’anni. C’è un Anchise che vive in una casa di riposo. C’è persino Pandora con il suo vaso.

 

Sono racconti vivaci e frizzanti, arricchiti da una scrittura lineare e scorrevole ma intermezzata da piccole frasi a sorpresa come “lei sembrava una rosa inzuppata nella panna”, “leggera come una farfalla. Di più che una farfalla. Una ragnatela”, “piccoli, aguzzi, beffardi. I denti di ghiaccio sono solo canini”, “la luce cade dritta dall’alba, perfettamente perpendicolare ai pensieri”, “faccia da gabbia in cerca di un canarino”, “il sole è pallido come una tettoia d’amianto”, “l’amico è ora un pesce rosso che si dibatte sul selciato”.

A queste frasi, che mi paiono la vera ricchezza di queste storie, se ne aggiungono altre di riflessione come “ora che comprendeva bene chi era, voleva non esserlo” o “la vita non sarà un granché caro mio, ma ho proprio paura sia tutto quello che abbiamo”, che danno una certa profondità a questi racconti volutamente lievi, quasi aerei.

 

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Carlo Menzinger con l’antologia di Stefania Sognorelli

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L’ETRUSCO COLPISCE ANCORA.

Risultati immagini per etrusco tra i nuraghesIn vista della serata al Ristorante I 5 Sensi di Firenze del 13 dicembre in cui Alberto Pestelli presenterà il secondo volume delle avventure gialle del Maresciallo Cosimo Fantini dal titolo “Un Etrusco tra i nuraghes – Volume II” e io “Il sogno del ragno”, la mia ucronia spartana, ho letto le tre nuove storie dell’ispettore fiorentino trapiantato in Sardegna.

Il volume (la cui copertina è stata dipinta dall’autore stesso) comprende, infatti, i tre romanzi brevi:

“La guerra dei torroni”

“Solo per i tuoi gnocchi”

“Lassù, dove i sogni volano”.

Come nel primo volume, alle indagini del Maresciallo fanno da contorno le sue vicende familiari e alcune pause eno-gastronomiche. In questa seconda trilogia, i personaggi che gravitano attorno a Cosimo Fantini hanno assunto maggior spessore e più precise connotazioni. Nel secondo racconto, addirittura, sembra di essere in una duplice saga familiare, più che in un giallo, con da una parte la famiglia del Maresciallo, coinvolta in prima persona delle indagini e, dall’altra, la famiglia della suora di clausura, la cui vicenda è al centro del romanzo. Famiglia che va dilatandosi con una serie di colpi di scena che qui, ovviamente non anticipo. Nel terzo racconto il ruolo del Maresciallo è quasi defilato rispetto alle famiglie del bambino siriano malato di displasia ossea e vittima di un attentato (che più che terroristico sembra un atto di bullismo portato all’estremo), quella originaria e quella adottiva.

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Alberto Pestelli

Rispetto alla prima trilogia ho avuto la percezione che in questo secondo volume la parte descrittiva del contesto socio-ambientale abbia avuto un maggior sviluppo, quasi che Pestelli, nel procedere con lo sviluppo delle vicende abbia virato i suoi interessi dal giallo alla ricostruzione di dinamiche interpersonali. Del resto il nostro Maresciallo è in pensione e questo ben si concilia con casi non prettamente “da scrivania”.

Il primo racconto si svolge durante una gara, guarda caso, culinaria per la preparazione dei torroni. Il secondo ci porta nel mondo delle monache di clausura, indagando su violenze e autoritarismi familiari,  e il terzo si spinge su temi sociali più impegnativi, parlandoci di razzismo, di malattie invalidanti, del dramma del popolo siriano, di adozione e del difficile mestiere di genitore di un figlio gravemente malato.

La sensazione leggendo le due trilogie è di un’evoluzione e di una crescita nella scrittura di questo autore, che non sembra più accontentarsi della semplice indagine poliziesca e della curiosità gastronomica ma che, attraverso la pagina scritta è tentato dall’approfondimento di meditazioni sociali. Ci si chiede, allora, che sorprese ci riserverà la terza trilogia.

L’ANGELO DEL FANGO NELL’ALLUVIONE

Ed ecco che è uscito anche il numero speciale della rivista “ProgettandoIng” dell’Ordine degli Ingegneri di Firenze, edita da Nerbini.

Il n. 4 dell’Anno XI s’intitola “1966: Memorie di un’alluvione” e ricorda i drammatici eventi fiorentini di 51 anni fa. Dopo l’editoriale di Giuliano Gemma, la rivista si apre con il mio resoconto surreale, dallo strano punto di vista, di quell’alluvione (“L’angelo del fango”). A parte uno, anche gli articoli che seguono, questa volta sono meno tecnici rispetto alle consuetudini della rivista, ma piuttosto testimonianze di quei tristi eventi.

LE INDAGINI ENOGASTRONOMICHE DI UN TOSCANO IN SARDEGNA

Alberto Pestelli è autore fiorentino nato dalle “scuderie” della casa editrice genovese “Liberodiscrivere”, dove lo conobbi frequentando il Laboratorio di Scrittura. Ne lessi la sua prima prova d’autore presente nella raccolta “Il volo dello struffello” e contribuì poi alla raccolta di racconti “Ucronie per il terzo millennio”, da me curata, opere entrambe edite appunto da Liberodiscrivere.

Carlo Menzinger con “Un Etrusco tra i Nuraghes”

Non ci siamo mai persi del tutto di vista da allora, ma si può dire che ci siamo comunque  ritrovati nella collaborazione per la rivistaItalia Uomo Ambiente” promossa dall’associazione Pro Natura e di cui Alberto Pestelli è Coordinatore e alla quale ho recentemente contribuito con alcuni miei articoli e racconti.

Ultimamente Alberto Pestelli ha creato un personaggio, l’ispettore Cosimo Fantini, fiorentino di nascita, sardo di adozione cui ha già dedicato sei romanzi editi e almeno altrettanti in arrivo.

Ho letto ora la prima trilogia, riunita in un solo volume dal titolo “Un Etrusco tra i Nuraghes – Volume I” che riunisce i romanzi “Un bicchiere di Carignano del Sulcis”, “Per un chicco di Muristellu in più” e “Pici e bici”. Come si può intuire da questi titoli, l’elemento eno-gastronomico è ricorrente e talora assume un ruolo centrale nella trama.

Per essere più precisi il protagonista Cosimo Fantini sarebbe un maresciallo maggiore dei carabinieri del R.I.S. di Cagliari in pensione.

Alberto Pestelli con una copia de Il sogno del ragno

Ciascun romanzo della trilogia è autonomo e autoconclusivo ma la figura del protagonista e degli altri personaggi seguono un loro sviluppo e ci si affeziona loro man mano che si procede con la lettura. L’interesse del lettore diviene così duplice, da una parte per lo sbrogliarsi dell’indagine e dall’altro per le vicende umane dei personaggi, coinvolti (se non travolti) in prima persona dagli eventi. Siamo così partecipi del lento recupero della salute del maresciallo, dopo un attentato, della salute della sua amica, il sergente maggiore Carmen Mura e dell’evoluzione del rapporto tra i due.

La lettura è anche occasione per scoprire, con la guida sapiente di Pestelli, alcune peculiarità dei vini e dei cibi delle due regioni in cui le storie si dipanano, Sardegna e Toscana che, non a caso, sono anche le due “patrie” dell’autore, nel senso di terre d’origine dei genitori.

Insomma, un interessante e riuscita prova di questo autore che ancora non avevo conosciuto su testi di così ampio respiro da consigliare agli amanti del giallo e della buona cucina.

FIRENZE IN MOTO

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri “ProgettandoIng” esce ormai regolarmente con ampissimo ritardo. Ho appena ricevuto la mia copia dell’ultimo numero pubblicato il n.3 dell’anno XI (ovvero il numero che sarebbe dovuto uscire a luglio-settembre 2016). Il tema di questo numero è “Movimento”.

Dopo l’editoriale, come di consueto, il primo è un mio contributo. In questo caso si tratta del racconto surreale “Firenze in moto” che non parla di una gita in motocicletta per Firenze, bensì di una strana situazione per cui la città, al mattino, si risveglia ruotata su se stessa, con effetti catastrofici.

Ogni numero della Rivista dell’Ordine degli Ingegni di Firenze affronta un tema specifico. Questa volta si parla di “Movimento”. Dopo l’editoriale e il racconto la rivista lascia spazio agli articoli tecnici “La movimentazione manuale dei carichi”, “I sistemi di gestione per la qualità”, “L’importanza della logistica”, “Gli strumenti di pianificazione delle amministrazioni locali” e “La nascita dell’Autovelox”.

La rivista è scaricabile on-line dal sito dell’Ordine.

 

Scattate con Lumia Selfie

IL FILO SPEZZATO DI ARIANNA

Pieranna Lovotti

Arianna… una storiadi Pieranna Lovotti è un racconto di vita vissuta, è una narrazione sul disagio dell’essere, è un romanzo breve che disegna un percorso di crescita, sofferenza, ricerca di sé, è (chissà!) quasi un’autobiografia, un testo sofferto, su cui si sente che l’autrice ha dato molto di sé.

Arianna… una storiaè ancora un’opera inedita, che ho avuto il piacere e l’onore di leggere sia in fase di stesura, sia ora che è completo, perché, sì, questo breve romanzo sarebbe ormai maturo per trovare un editore che lo pubblichi, magari con un titolo più accattivante, che caratterizzi meglio l’opera rispetto a questo titolo così generico (anche se potrebbe, in fondo, funzionare) che autore ed editore dovranno cercare, forse, assieme. A me verrebbe in mente, visto il nome della protagonista, che ricorda quello della mitica Arianna con il filo che Teseo stendeva nel labirinto, “Il filo di Arianna” o “Il filo spezzato” o “Arianna nel labirinto”. In fondo anche l’Arianna di Pieranna Lovotti, come chi sfidava il Minotauro, si è persa in un labirinto e cerca un filo per uscirne.

SE BOCCACCIO AVESSE SCRITTO FANTASCIENZA

Risultati immaginiIl 28 Settembre 2017 ho incontrato per la prima volta Massimo Acciai Baggiani al convegno di Porto Seguro al Westin Excelsior, dove presentava un libro scritto a 6 mani con suo cugino Pino Baggiani, memoria storica della famiglia, e Italo Magnelli, illustratore del volume “Radici” sulla storia del Mugello e della famiglia Baggiani.

L’ho incontrato di nuovo il 16 Ottobre, alla presentazione di un altro libro al SMS di Rifredi, un’antologia di racconti dal titolo “La compagnia dei viaggiatori del tempo” giacché i racconti, spesso di fantascienza, sono ambientati in varie epoche del passato e del futuro e talora ci sono veri e propri viaggi attraverso il tempo. Massimo Acciai Baggiani, in tale occasione presentava anche una raccolta di poesie scritte negli ultimi 25 anni “25 – Antologia di un quarto di secolo”, con la quale ho completato la lettura de “La compagnia dei viaggiatori del tempo”. La cosa particolare di quest’antologia è che non è un libro ma l’editore Iskretiae l’ha stampata su un unico foglio A4, ripiegato poi nelle dimensioni di un biglietto da visita.

 

La raccolta di racconti strutturata come il Decamerone, cioè con dodici amici che si raccontano una storia per uno, facendo due giri, per un totale di 24,  inizia con la storia che fa da cornice nel fiorentino bar di Piazza della Repubblica, Le Giubbe Rosse, un  tempo ritrovo di scrittori e artisti.

La cornice più che al Decamerone fa pensare ai commenti di Asimov in certe sue raccolte di racconti o di Hitchcock ai suoi telefilm: sono spesso occasione per spiegare qualcosa del racconto che segue o precede.

Il primo racconto (“Il Genio”), ascoltato anche al SMS, ci ricorda che se si viaggia nel tempo è ben  preoccuparsi non solo del “quando”, ma anche del “dove” si va.

Il secondo, “la città della bellezza”, ci parla di una Firenze futura trasformata in un luogo incontaminato, una specie di “riserva di bellezza”, dove per

Carlo Menzinger con “La compagnia dei viaggiatori nel tempo” di Massimo Acciai Baggiani

bellezza si intende quella più tipicamente fiorentina, ovvero quella rinascimentale. Eppure anche questa città così dedita alla bellezza nasconde sorprese.

“Quando arrivò la fine del mondo” immagina un viaggio nel tempo collettivo, di tutta l’umanità che si sposta avanti negli anni, lasciando la Terra vuota!

È questo l’ultimo dei tre racconti che i ragazzi si scambiano alle Giubbe Rosse. La scena della cornice si sposta quindi a Pisa.

A cominciare è proprio l’ospite Loriano con il suo “Conto alla rovescia”, più che una storia, un’idea: un calendario che funzioni alla rovescia, facendo la conta dei giorni che mancano a una data scadenza.

Una narratrice, poi ci porta a scoprire come potrebbe essere “Firenze nel XXII secolo”. Con Massimo Acciai siamo vicini di casa e qui scopro una Firenze in cui sono solito muovermi anche se portata avanti nel tempo. Se ne vede, però forse un po’ poca, dato che il racconto è incentrato sulla conversazione tra la protagonista, viaggiatrice nel tempo, e un suo nipote ritrovato molto invecchiato nel futuro.

Massimo Acciai Baggiani al SMS di Rifredi per la presentazione delle sue antologie.

“The show must go on” ci manda avanti di ben mille anni, a una competizione canora cui partecipa il clone di un cantante del XX secolo.

“La notte” ci porta in un cimitero che è anche una sorta spartiacque temporale, ma solo di dieci anni.

Con “Paternità” ci s’interroga sui rischi del web per quel che riguarda il moltiplicarsi di versioni diverse degli stessi libri. Ma è davvero un problema? In fondo è proprio quello che ho fatto quando ho pubblicato “La bambina dei sogni”: ogni settimana ne facevo uscire una versione leggermente diversa e ora se due persone dicono di averlo letto difficilmente hanno davvero letto lo stesso libro.

“La vita di un uomo” immagina uno sfasamento temporale dei sensi di una persona. Qualcosa di simile a “L’occhio del purgatorio” di Jacques Spitz o a “Il marchio di Caino” di Elisabetta Modena.

In “Sai tenere un segreto?” a bordo di un’auto, che fa pensare a quella di “Ritorno al futuro”, ci si sposta invece attraverso lo spazio.

“Marte” non ha nulla a che fare con i viaggi nel tempo, salvo che i tre protagonisti rimangono isolati dalla Terra per 3 anni e vi tornano, quindi, un po’ come se non avessero solo attraversato lo spazio da Marte, ma anche quei tre anni, in cui l’intero mondo è del tutto cambiato: sono rimaste solo donne, perché un virus ha sterminato tutti gli uomini. Un racconto simpatico, che mi pare una tipica fantasia maschile, ma stranamente Acciai ha immaginato che a scriverlo sia stata una donna del gruppo.

Il primo giro di racconti si chiude con uno strano viaggio su “Il pianeta” da parte di un uomo solo e della strana personificazione di questo mondo alieno e la mente mi corre a quel capolavoro assoluto che è “Solaris” di Stanislaw Lem.

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Massimo Acciai Baggiani

Nell’introdurre il primo racconto del secondo giro, si accenna all’ucronia e s’immagina un viaggio di Colombo attraverso un mare che non contenga alcun America tra Europa e Asia. Dopo aver scritto il mio romanzo “Il Colombo divergente”, in cui immagino che il navigatore non riesca a comunicare la propria scoperta, avevo pensato di farne un seguito-espansione, scrivendo una serie di altre storie alternative sulla non-scoperta dell’America e tra le idee possibili ce n’era una uguale. In questo volume, come nella mia mente, rimane un progetto inespresso.

Quello che segue (“Il ramo secco”) è un racconto fantascientifico ma di ispirazione ucronica (per essere vera ucronia non ci dovrebbe essere il viaggio nel tempo, che invece c’è) in cui Adolf Hitler quattordicenne viene portato avanti di un secolo per essere “rieducato”. Se lo avessi scritto io, avrei immaginato un finale diverso, ma il racconto è comunque uno dei più interessanti, sarà perché mi ricorda il mio “Il pittore di Branau” (Leggibile nella raccolta “Ucronie per il terzo millennio”, in cui immagino che Hitler da ragazzo consegua dei successi scolastici che la storia gli negò, diventando così un pittore, anziché un politico.

“Fuga in sol minore” ci lascia sospesi tra un improbabile viaggio su Marte e il sospetto che si asolo il frutto di una mente folle e non posso non pensare alle incredibili avventure del Barone di Münchhausen o di Cyrano di Bergerac.

“Immortalità” ci introduce al difficile tema della clonazione come soluzione per la prosecuzione della vita umana.

Italo Magnelli, Massimo e Pino Acciai presentano “Radici” all’Excelsior

Il gruppo si sposta poi a Lucca, dove, dopo un’interessante riflessione sull’importanza dei titoli dei libri, è la volta del racconto “L’uomo più stonato del mondo” che ci parla della casualità della vita, che è poi il principio dell’ucronia: sarebbe bastato poco perché le vite di Marco, Vincenzo, Luigi e Vittoria fossero diverse e si mescolassero in altro modo. La storia stessa ne sarebbe mutata del tutto, perché, come scrivevo ne “Il Colombo divergente”, può bastare il piccolo gesto di un uomo a cambiare la storia del mondo intero. Il battito d’ali di una farfalla in Australia può provocare un terremoto in America, si dice, o qualcosa di simile.

Le “Macchine pensanti” del racconto che segue, ricordano i robot umanoidi di Isaac Asimov, se non gli androidi di “Blade Runner”. Il racconto s’incentra su un fatto linguistico e offre l’occasione per una discussione sull’Esperanto, quella lingua artificiale che vari decenni fa sembrava la soluzione per trovare un idioma universale e che tanto mi affascinava da bambino, pur rivelandosi poi un perfetto fallimento di cui immagino che i giovani d’oggi abbiano perso il ricordo.

“Persi nel tempo” è uno dei racconti più lunghi della raccolta e, forse, il migliore, con questa coppia che si cerca nel proprio passato, incontrando il propri alter ego bambini.

Dopo il racconto, il narratore s’interroga su quando si debba scrivere un’autobiografia e se abbia senso farlo. Il mio consiglio sarebbe di non farlo mai, perché autobiografie e diari sono spesso quanto mai noiosi. Uno scrittore deve creare qualcosa che non abbia troppo a che fare con la propria vita. Se non lo fa, è uno scrittore a metà. I migliori autori sono quelli che creano mondi diversi da quelli in cui vivono.

I narratori si spostano quindi a Montebello.

“Il bambino che parlava con un raggio di luna” è una breve fiaba.

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Macchina del tempo

“24/8/79” ci porta molto più indietro di quanto si possa immaginare, a un’antica catastrofe.

“Cena a S.Aimone” racconta di uno strano esperimento sociale in cui una piccola comunità decide di vivere come se il Medioevo non fosse mai finito.

Ci si sposta, infine, a casa del narratore, che ci spiega come un tempo vivesse al Poggetto (dove io ora vivo) e di quanto gli manchi quel luogo. Da quel che so di Massimo Acciai Baggiani, la nota dovrebbe essere autobiografica.

“L’estinzione delle zanzare” ci parla di un mondo utopico. Singolare l’idea di connotarlo con la fine delle zanzare, quasi che fossero il peggiore dei mali del nostro tempo. In effetti, però, anche io ho scritto un racconto apocalittico incentrato su questi odiosissimi animali e un articolo in cui spiego come rappresentino un pericolo ben più grave di quanto si creda comunemente.

“Nato d’Agosto” è una riflessione sull’immortalità e “Duemilassessantuno”, che chiude la raccolta, è una sorta di tributo alla collina del Poggetto di Firenze.

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