Archive for luglio 2011

Quali ALTRIMONDI conoscete?

IF 6 AltrimondiAltrimondi. La letteratura è piena di “altri mondi”, di mondi e universi alternativi. La loro esistenza è spesso uno dei presupposti di molta letteratura fantastica, dalla fantascienza, al fantasy, all’ucronia, al gotico, all’horror, all’utopia, alla distopia.
In fondo parlano di “altri mondi” anche i romanzi storici, i romance e tutte le storie ambientate in un passato che non ci appartiene più, diverso dal presente.
Forse persino il giallo, il noir, il thriller e il pulp parlano di mondi immaginari, anche se all’apparenza sono simili al nostro. Sono, infatti, spesso universi in cui la violenza trova diverse forme di espressione e la giustizia segue percorsi immaginari, a volte utopici, a volte distopici.
Dunque il n. 6 della splendida rivista “IF – Insolito & Fantastico” edita da Tabula Fati, dedicata agli “Altrimondi”, potrebbe contenere tutta la letteratura fantastica e non solo.
Anche nel n. 6 si conferma la struttura tripartita (articoli/ saggi – racconti – rassegne/ interviste/ recensioni) dei precedenti numeri monografici “Robot”, “Oltretomba”,  “Ucronia“, “Giallo & Noir“, “Vampiri ).

Il primo articolo/saggio, firmato da Gramantieri ci porta davvero in uno dei mondi alternativi più genialmente diversi: “Solaris”, il pianeta vivente di Lem, di cui avevo già scritto qui.Carlo Bordoni
Giuseppe Panella ci parla poi degli strani mondi di Robert Sheckley, così insoliti eppure così “figli” della nostra realtà.
Nell’articolo successivo io stesso parlo di come sarebbe il mondo se fossero sopravvissuti i dinosauri, esaminando soprattutto l’opera di Verne, Conan Doyle, Harrison e Wilson. Quelli nati dalle loro penne sono universi ucronici in cui la divergenza temporale che li ha generati si perde indietro nel passato per milioni di anni, creando delle piccole oasi preistoriche nella fantasia di Verne e Conan Doyle e un pianeta completamente nuovo nell’opera dei due autori più recenti.
Non poteva poi mancare Philiph K. Dick di cui ci parla Carlo Bordoni.
Fin qui ci siamo mossi nella fantascienza, seppure sfiorando l’ucronia.
Gianfranco De Turris affronta quindi il re del fantasy, J.R.R. Tolkien e le sue tecniche e filosofie creative, tra cui la sua difesa della letteratura d’evasione (“l’Evasione del Prigioniero non deve essere confusa con la Fuga del Disertore”. “Noi siamo nella prigione della Realtà e quindi siamo perfettamente autorizzati ad evadere” – pag. 35), la sua visione “positiva” della creazione di mondi, che deve tendere a una “eucatastrofe” e il concetto che una fiaba deve essere presentata come “vera”.
Grazie a Renato Pestriniero, torniamo a parlare di fantascienza con “City” (“Anni senza fine”) di Clifford D. Simak, anche se si tratta di “fantascienza umanistica” con i suoi “moduli narrativi attenti, oltre alla componente avventurosa e al meraviglioso, allo spessore dei personaggi, allo scopo di rendere accettabile la logicità del loro comportamento in un contesto insolito e comunque extra ordinario” (pag. 37).
Harry HarrisonUmanesimo particolare, però, che porta Simak a far dire a uno dei suoi personaggi “Non è sufficiente il vantaggio che l’uomo si è preso all’inizio della storia per giustificare il monopolio del progresso” (pag. 40). Un umanesimo, dunque, in cui l’uomo non occorre più, in cui cani o robot possono essere portatori di “umanità” alla stessa stregua. Una piccola rivoluzione copernicana. Qualcosa che mi fa pensare alle civiltà alternative del mio ciclo di Jacopo Flammer (potrei iniziare uno dei volumi con la citazione precedente!).
Annamaria Fassio ci parla del pianeta Tschai, immaginato da Jack Vance, esaminandone persino le somiglianze con il Milione di Marco Polo: in fondo i suoi racconti di viaggio suonavano all’orecchio dei contemporanei fantastici come un viaggio interstellare!
Correttissima poi la scelta di chiudere la sezione saggistica parlando in questo contesto anche di Borges, come fa Claudio Asciuti (io ne parlo qui  e qui). Chi meglio di lui ha saputo creare nuovi mondi culturali, inventare romanzi mai scritti, filosofie fantastiche, autori inesistenti!

Il volume, come i precedenti numeri della rivista, prosegue con la parte dedicata ai racconti.
Tra gli autori troviamo Ramiro Sanchiz (con la sua dama fuggita dal quadro), Vincenzo Bosica (le rogne della non-vita da vampiro), Giuseppe Magnarapa (e il suo vampiro condannato), Giuseppe Picciariello (mai fare affari con un fantasma!), Pierluigi Larotonda (difficile la convivenza con la propria ombra), Andrea Coco (sul potere di costruire la memoria altrui).

Nella terza parte troviamo le Rassegne e le recensioni. Walter Catalano ci parlaH.P. Lovecraft dell’immaginifico Lovecraft e di Austin Osman Spare. Maurizio Landini tratta la fantascienza militare. Renzo Montagnoli intervista Maurizio Cometto. Giuseppe Panella recensisce James Ellroy, Riccardo Gramantieri Robert Heinlein. Carlo Bordoni parla di Vincenzo Bosica e Giuseppe Panella di Annamaria Fassio. Sempre il curatore della rivista Bordoni tratta del saggio sui robot di Riccardo Notte, mentre Alberto Lombardo affronta l’opera di Rulli e Casseri.
Strano parallelo è quello che fa De Turris tra il romanzo “cattivo” di Fini (“Il Dio Toth”) e quello “buonista di Veltroni (“Noi”).
Si parla di fumetti con l’Eternauta e Luca Bordoni. Chiude il volume la recensione di Renzo Montagnoli per il romanzo ambientato al Castel Del Monte di Federico II Hoenstaufen, di cui Donato Altomare ci fa notare le stranezze.

Leggi anche:

IF n.1 – Robot
IF n.2 – Oltretomba
IF n.3 – Ucronia
IF n. 4 – Giallo & Noir
IF n. 5 – Vampiri
IF – Insolito & Fantastico
Tutti i post su IF – Insolito & Fantastico
È  uscito IF n. 6 – Altrimondi
Solaris
Borges- L’Aleph
Borges – Finzioni
Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

Firenze, 27/06/2011

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LA FILOSOFIA DI LOST

Simone Regazzoni - La filosofia di Lost"Lost” è un film per la televisione (definizione riduttiva, ma come definirlo altrimenti? Non certo solo “telefilm”)  davvero affascinante. Essendo però un film con una sua epica unitarietà non si dovrebbe assolutamente vederne solo qualche episodio qua e là, come a qualcuno certo sarà capitato.

Per poter capire che dietro “Lost” c’è una filosofia, come ci spiega il Prof. Simone Regazzoni (docente dell’Università Cattolica di Milano e filosofo dei media) nel suo saggio “La filosofia di Lost” edito da Ponte alle Grazie, occorre fare come lui e vederne almeno quattro stagioni (io quando ho letto il saggio avevoe scritto questo articolo avevo visto le prime cinque).
Ci si potrà allora rendere conto che “Lost” non solo è un prodotto che avrà il suo peso sulla letteratura in senso lato (e il buon cinema è letteratura) per il suo uso dei punti di vista, dei salti temporali (flashback, flashforward e non solo), delle ambientazioni e della trama in continua coerente reinvenzione, ma anche un raro esempio di fiction televisiva che, senza parlare espresssamente di filosofi o di filosofia, in reltà offre al telespettatore ampi spaccati di diverse filosofie e approcci culturali all’essere.

A renderlo un’opera filosofica non è certo il fatto (ne è semmai un indizio) che ci siano personaggi che si chiamano Rousseau, Hume, Locke, Bentham (come gli omonimi filosofi) o Faraday e Hawking (come i fisici), ma che ponga continui interrogativi su cosa sia l’Isola, sul perché i naufraghi e gli Altri si trovino lì, su cosa debbano fare e perché, su quale organizzazione debbano darsi. E sempre presente è la contrapposizione tra Fede e Ragione, tra Sogno e Realtà, tra Fisica e Religione.

All’inizio si pensa di avere solo a che fare con un gruppo di Robinson Crusoe, quali tanti ce ne hanno regalati letteratura e cinema, ma poi si capisce che la forza della storia è nell’offrirci, con i flashback, una ricostruzione dei personaggi e siamo già dalle parti di Dante Alighieri e della legge del contrappasso. Come dei dannati infernali alla rovescia, i Sopravvissuti vivono la negazione della propria vita (nel bene e nel male): l’invalido che torna a camminare, il fortuanto sfortunato, la ragazza che voleva abortire che riscopre la maternità, lo spacciatore che diventa prete… A ciascuno sembra sia stata data una nuova chance, una nuova possibilità per ricominciare, per rifarsi una vita.”Siamo tutti morti tre giorni fa. Dobbiamo rocominciare da capo” dice Jack a Kate nell’episodio 3 della Stagione I (come ricordato a pag. 42 del libro).
Protagonisti di Lost
E allora ci si chiede se quando l’aereo è precipitato i passeggeri non siano tutti morti e vivano ora in una sorta di Limbo, in cui i misteriosi Altri sono angeli o demoni. Poi vediamo il loro aereo in TV e scopriamo che nessuno si è salvato. Ma non finisce lì: si è trattato tutto di un trucco. Davvero?
Insomma dove comincia la realtà e dove la finzione? Non è questo un interrogativo filosofico? Cos’è la realtà? È vero ciò che percepisco con i miei sensi o i miei sensi sono illusori?
Cos’è dunque l’Isola? È inferno, limbo, paradiso o, addirittura, Dio stesso? Perché l’Isola ha una propria volontà. O no?
E il mondo? L’Isola è il Mondo? C’è un Altro Mondo oltre l’Isola o è solo illusione dei Sopravvissuti?
E la Morte? L’Isola sconfigge la Malattia (non sempre) ma porta la Morte e a volte l’allontana. Nascita e Morte sono particolarmente vicine: le donne incinta non sopravvivono, i bambini non possono nascere.
E i naufraghi si interrogano sul senso della Morte e della Vita.
Di cosa ci parla Regazzoni nel suo libro? Penso che un elenco dei capitoli possa dare una traccia:

  • Tutti gli uomini sono filosofi.Lost
  • Che cos’è un’isola?
  • Il deserto e il sacro.
  • Sopravvivere.
  • Lutto e gravidanza.
  • L’Illusione del mondo esterno.
  • Punti di vista sul mondo perduto.
  • Tutto è relativo.
  • L’enigma della verità.
  • La società invisibile
  • La tortura della verità.
  • La verità della tortura.
  • Real life.
  • Superstites.
  • Il sentimento oceanico.
  • Comunità
  • La costante.

Firenze, 4/1/2010

Leggi anche:
Il tempo ucronico di Lost

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