Archive for ottobre 2014

LA BAMBINA DEI SOGNI – Download gratuito

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal 

Una bambina persa nella metropolitana. Una misteriosa accompagnatrice. Un’irresistibile attrazione.

Strani sogni sempre più simili a incubi.

Un potere incontrollabile e che può diventare letale.

Il potere di mutare i sogni in incubi.

Il potere di entrare nei sogni.

IL POTERE DI UCCIDERE CON UN SOGNO.

 

Realtà, sogno e letteratura si mescolano in un crescendo di drammaticità e allucinazione.

 

LA BAMBINA DEI SOGNI si può scaricare da qui http://www.datafilehost.com/d/3855be68

 

Questa è la pagina di Carlo Menzinger su Lulu (dove si può ordinare una copia cartacea della versione del 20 agosto 2013).

Questa è la pagina di Carlo Menzinger su Ilmiolibro.it (dove si può ordinare una copia cartacea della versione del 29 luglio 2012).

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IL RITORNO IN MERCEDES DEL RE

Avevo intenzione di riprendere la lettura dei romanzi del ciclo della Torre Nera di Stephen King, lasciata al quarto volume, quando sono venuto a sapere che era appena uscito un suo nuovo romanzo, “Mr. Mercedes” (il 30 settembre 2014 in Italia e il 3 giugno 2014 negli USA) e, incuriosito, ho deciso di dargli la precedenza.

Il King che amo di più è quello visionario, creatore di mondi onirici, sebbene “Mr. Mercedes” non rientri in questa categoria, essendo, in linea di massima, un giallo, la scrittura del Re è talmente perfetta che qualunque genere, nelle sue mani, si trasforma in un capolavoro, piccolo o grande che sia.

Per essere più precisi, direi che “Mr. Mercedes” è più che altro un hard-boiled, ovvero una detective story che descrive realisticamente i crimini e in cui l’investigatore viene coinvolto direttamente nelle vicende, affrontando il pericolo e rimanendo coinvolto in prima persona.

È, infatti, proprio questo il caso di Bill Hodges, un detective appena andato in pensione, che viene coinvolto direttamente dallo psicopatico Brady Hartsfield, soprannominato Mr. Mercedes, dopo che, travestito da clown (vi ricorda per caso “IT”?), ha falciato la folla a bordo di una Mercedes SL 500.

La sua specialità, però è cercare di indurre la gente al suicidio. Dopo esserci riuscito con la proprietaria dell’auto, ci prova anche con l’ormai scoraggiato detective, che, però, anziché lasciarsi andare ancora di più, ritrova energia e voglia di vivere e si lancia alla ricerca dell’assassino, trovando lungo la strada nuovi amici e compagni d’avventura.

Stephen King

È, insomma, una storia in cui il lettore non deve scoprire nulla, dato che fin dall’inizio sappiamo chi è lo psicopatico,  ma King ci fa avvinghiare alla storia, portandoci a vedere come si svilupperà il rapporto tra i due uomini, nel contempo ciascuno preda e cacciatore.

Notevoli sono anche i personaggi di contorno, dal giovanissimo Jerome Robinsons, che gioca a fare lo schiavo negro, alla donna-bambina Holly Gibney, entrambi determinanti nell’assistere il detective, come lui forti nelle loro debolezze. Direi, anzi, che questo è il messaggio più avvincente: sono i deboli a vincere.

Non sarà dunque un romanzo da mettere in vetta alla classifica dei migliori di Stephen King, ma è di certo un ottimo libro, molto superiore a tante altre cose che ci sono in giro, del resto, degli scrittori viventi, King è davvero il Re e pochissimi hanno la sua capacità di scrittura.

Il Re è tornato in Mercedes. Viva il Re.

 

Mercedes SL 500

QUATTRO STORIE D’AMORE

Ho conosciuto Evelyn Storm quando ha partecipato, come illustratrice alla “gallery novel” “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”. Quando ho scoperto che questa ragazza, oltre a disegnare, aveva anche scritto un libro, incuriosito dalla sua versatilità, ho voluto leggerlo.

 

Evelyn Storm nel volume intitolato “La voce del sentimento”, tramite quattro racconti lunghi, quasi con il respiro del romanzo breve, ci parla dell’amore sentimentale.

 

Il primo (“Ricominciare”) è una bella storia sui sensi di colpa. Una storia ambientata ai giorni nostri, prevalentemente in un bosco, luogo che trasporta la narrazione in una dimensione atemporale, in cui quello che conta non è il contesto ma, soprattutto, le emozioni dei personaggi, innanzitutto la protagonista che vediamo prima bambina alle prese con il senso di colpa per la morte del proprio gatto, quando comincia a stringere la sua amicizia con l’amato Roberto. La ritroveremo poi, anni dopo, sempre con Roberto durante un incidente nel bosco, che sarà causa per la ragazza di assai maggiori sensi di colpa. Questi affliggono anche un altro Roberto, del tutto uguale al primo, fino al punto di spingerlo a rivelarsi alla giovane, tre anni dopo, nel solito bosco. Chi è questo secondo Roberto? Stesso nome, stessa età, stesso aspetto, stesso profumo. È il primo Roberto morto nel bosco che ritorna? È un “regalo” del primo Roberto alla sua amata, come lei vorrebbe credere? È un pazzo psicotico che intende perseguitarla? È un nuovo amore che nasce dai sensi di colpa per superarli? È una proiezione di una memoria impazzita? Una metafora? Questa figura enigmatica, figlia del senso di colpa, penso, valga la lettura dell’intero volume e ci fa sperare in altre sorprese soprannaturali.

 

Non stupisce, dunque, che la seconda storia (“Patto di sangue”) narri di vampiri, demoni, streghe, fate, in una vicenda che inizia nel medioevo e si prolunga fino ai giorni nostri. Più che dalle parti del romanzo gotico alla Lord Byron, Polidori, Stoker, Le Fanu, Mistrali o magari della Rice siamo nel territorio delle avventure amorose dei vampiri della Meyer, nuovo filone romantico rosso sangue che da qualche anno imperversa e in cui le creature della notte non sono più apportatrici di orrore e angoscia come nel XIX secolo, ma amanti sanguinari e pericolosi. Qui non appare centrale l’amore di una mortale con un vampiro alla McCullen, ma quello di una vampira con un demone e ci si stupisce di vedere le prodezze di due amanti tanto immortali e feroci, consumarsi, dopo un classico corteggiamento, tra domestiche doccia e camera da letto, anziché su letti di lava infuocata o nel ribollir sulfureo di qualche solfatara, segno di una sempre crescente umanizzazione di queste creature la cui evoluzione letteraria ha ormai reso non più tanto oscure.

 

Anteprima. “La Voce del Sentimento” di Evelyn Storm

Evelyn Storm

Il terzo racconto (“Destini incrociati”) narra di un ragazzino, considerato un po’ effeminato, che si dibatte tra i suoi due grandi desideri: diventare un ballerino hip-hop e trovare l’anima gemella. Riuscirà a esaudire il secondo, grazie a una splendida ragazza russa che, solo per un attimo vedremo vacillare lasciandosi sfuggire una frase da pazza, che già ci fa immaginare il protagonista vittima di sue follie future, ma il ragazzino sorriderà, considerando questa piccola pazzia un segno di “umanità” della ragazza e in breve la storia scivolerà verso un inatteso lieto fine, seppure aperto verso un futuro che, si spera, potrebbe mostrarsi incerto. Attendiamo speranzosi un sequel dagli sviluppi horror!

 

Evelyn Storm

Il quarto racconto (“Amore, desiderio e… ghiaccio”) ci mostra una ragazzetta che viene aiutata nel corso di una lite con il fidanzato, di cui vorrebbe liberarsi, da un tipo prestante e dai suoi cinque amici. Il moderno cavaliere dall’armatura scintillante (metaforicamente parlando) ne catturerà subito il cuore, nonostante un atteggiamento un po’ tracotante, di uno che sembra guardrea il mondo dall’alto e con i suoi suggerimenti sembra quasi la leggendaria Maria Antonietta che consigliava al popolo senza pane di mangiare brioches. Eppure, questa figura comparsa dal nulla, si rivelerà per la ragazza l’amore della sua vita, oltre che, come lei, un amante del pattinaggio su ghiaccio. Sarà tramite un travestimento (guarda caso vampiresco) che riuscirà a rapirle il cuore.

 

Insomma, quattro storie che ci parlano della nascita dell’amore, un amore spesso adolescenziale (anche quando riguarda esseri immortali con centinaia d’anni alle spalle, ma aspetto da ragazzini), quattro storie che ci fanno credere, almeno per il tempo della lettura, che l’amore tra un ragazzo e una ragazza sia la cosa più importante del mondo.

Ricominciare” è, secondo me, il migliore in assoluto e avrebbe meritato di diventare un romanzo autonomo e spero che questo possa ancora essere fatto.

Peccato poi per il titolo della raccolta, che sembra più quello di una silloge di poesie e che, mi pare, si memorizza male. Avrei preferito qualcosa di più incisivo.

 

LA BATTAGLIA CHE CAMBIÒ LA STORIA

Le porte di fuoco” (1998) è il terzo romanzo che ho letto ultimamente sulla battaglia delle Termopili, la grande impresa di Leonida e dei trecento guerrieri spartiati che, con poche altre migliaia di greci, rallentarono per tre giorni l’avanzata dell’immenso esercito persiano di Serse, impedendone la vittoria finale e contribuendo a determinare le sorti del mondo, che, senza di loro, oggi sarebbe di sicuro diverso.

Le porte di fuoco” è un romanzo scritto da Steven  Pressfield, autore nato a Port of Spain, nell’isola di Trinidad, che vive negli USA, in California, specializzato in romanzi d’ambientazione greca. Credo sia anche importante sottolineare che sia stato un marine, dato che la sua capacità di descrivere le battaglie probabilmente gli deriva anche da tale esperienza diretta. Non per nulla, “Le porte di fuoco” pare sia molto amato dai marines americani.

Gli altri due romanzi che ho letto sulla battaglia sono “300 guerrieri”(2007) di Andrea Frediani e “Lo scudo di Talos” (1990) di Valerio Massimo Manfredi”. Sulla battaglia e su Sparta ho anche letto, negli ultimi mesi, alcuni saggi o classici quali “Apofgtemi spartani – Le virtù di Sparta” di Plutarco, l’antologia “L’uomo greco” curata da Jeanne-Pierre Vernant, “Una guerra diversa da tutte le altre” di Victor Davis Hanson. Penso dunque di poter affermare che la ricostruzione storica della battaglia e dei costumi spartani sia piuttosto curata e abbastanza corretta (anche se alcune cose non mi hanno convinto del tutto, come la descrizione della cripteia o il numero dei persiani, certo enorme, ma meno di quanto descritto).

In tutti e tre i romanzi il protagonista è un sopravvissuto alla battaglia delle Termopili (che potremmo tradurre come “porte di fuoco”, nome che deriva alla gola dalla presenza di fonti termali). Nel romanzo di Pressfield si tratta di un oplita, uno schiavo straniero, che assiste uno dei guerrieri spartiati. Per Frediani è uno spartiate. Per Manfredi è un oplita che sfugge alla morte assieme al suo padrone spartiate.

Il romanzo di Frediani è forse il più preciso e dettagliato dei tre, ma gli altri due sono più coinvolgenti dal punto di vista narrativo. L’esperienza militare di Pressfield riesce a farci percepire in modo più diretto lo spirito dei combattenti e la loro caratterizzazione psicologica appare realistica e adeguata al contesto. Se in tutti e tre i romanzi gli spartani escono fuori con un profilo eroico sostanzialmente positivo (nonostante tutto il disprezzo che la cultura ateniese ci ha insegnato ad avere verso questo popolo che non amava le loro arti e la loro filosofia e il cui solo interesse parrebbe essere la guerra), forse in quello di Pressfield gli spartani assumono una forza morale che nelle altre opere è meno evidente e questo spiega l’amore dei militari americani per questo romanzo, in cui ritrovano sentimenti di cameratismo, solidarietà tra combattenti, disciplina, onore, coraggio, descritti con entusiasmo, in modo rendere la lettura esaltante.

Steven Pressfield

La nostra cultura tende a essere pacifista, percui può non essere facile descriverne un’altra basata sulla guerra, scrivere cose come “È la guerra, e non la pace, che dà luogo alla virtù. La guerra, non la pace che elimina il vizio. La guerra, e la sua preparazione, che stimola tutto quello che di nobile e onorevole c’è in un uomo.” può sembrare cosa da esaltati guerrafondai, ma lo spirito di Sparta era questo e Pressfield riesce a farcelo capire senza forzature.

Sparta era un mondo diverso dal nostro, in cui c’erano schiavi (gli iloti) ma in cui, nella classe dominante degli spartiati, c’era un’uguaglianza forse superiore a quelle ricercate dal cristianesimo e dal comunismo, non per nulla gli spartiati, si facevano chiamare gli “Uguali”, non per nulla Pressfield scrive “Un re non chiede servigi a coloro che guida, ma è lui a fornirli. Non sono i suoi sudditi che lo servono, ma lui che serve loro”, perché l’uguaglianza arrivava fino ai due re, che combattevano, mangiavano e dormivano come gli altri guerrieri, in mezzo a loro e non assistevano, come il re persiano, alle battaglie seduti su un trono. Concetto che anche nel nostro mondo sembra pura fantascienza!

 

Mi chiedo, infine, quanto queste opere si siano influenzate l’un l’altra. Non credo che Pressfield possa aver letto il romanzo di Manfredi, pubblicato in Italia otto anni prima, ma non potrei escluderlo. Più probabile è che Frediani abbia conosciuto entrambi, avendo pubblicato nel 2007. La sensazione è, però, che le somiglianze che si possono riscontrare derivino soprattutto dall’aver utilizzato le medesime fonti.

Quando si affronta un romanzo che tratta per la terza volta lo stesso tema, la paura è di annoiarsi e di non trovare nulla di nuovo e interessante, ma così non è stato con “Le porte di fuoco” che si è rivelato un’ottima lettura e, probabilmente, se l’avessi letto per primo ne sarei stato ancor più entusiasta.

 

Leggi anche:

– “300 guerrieri”(2007) di Andrea Frediani;“

– “Lo scudo di Talos” (1990) di Valerio Massimo Manfredi”

– “Apofgtemi spartani – Le virtù di Sparta” di Plutarco;

– “L’uomo greco” curata da Jeanne-Pierre Vernant;

– “Una guerra diversa da tutte le altre” di Victor Davis Hanson

– “300” di Zack Snyder

 

 

300

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