Archive for febbraio 2011

AUTORI IN CERCA DI FAMA

Continuo a leggere con piacere autori ancora privi di un ampio pubblico, a volte veri e propri esordienti, altre volte semplicemente  autori ancora ingiustamente poco noti, forse per la mancanza di un'adeguata casa editrice, forse per l'assenza di promozione o di distribuzione capillare.
Spesso queste letture riservano sorprese maggiori di quelle di autori affermati, proprio perché da noi "poco noti" ci si aspetta forse meno ma spesso valgono almeno quanto gli altri.
Sono rimasto un po' indietro nel recensire queste letture (con le altre lo sono ancora di più).
Provo dunque a rimettermi in pari, scusandomi per il ritardo.

IL DELITTO CINEMATOGRAFICO
 
Delitto perfetto - Valeria Marzoli ClementeDelitto perfetto” è il primo giallo scritto da Valeria Marzoli Clemente, autrice che già aveva pubblicato poesie e storie per bambini. Il volume è edito da Gruppo Albatros Il Filo.
Innegabilmente si tratta proprio di un giallo, anche se quella che andiamo passo passo scoprendo, ancora più della soluzione del mistero su chi abbia ucciso la Maestra Francesca, è proprio lei, la vittima.
A investigare è un Maresciallo che di cognome fa Brancaleone, ma che nonostante l’evidente riferimento cinematografico, non è certo pasticcione come il comandante del celebre film.
A dare un tocco di forte connotazione emotiva alla storia c’è il rapporto tra il Maresciallo e la maestra (poi divenuta professoressa), che si scopre essere stata la sua insegnante quando era bambino. Non una maestra qualunque, però, ma proprio una di quelle maestre speciali, tanto belle e buone, che fanno innamorare i bambini come Corradino Brancaleone.
La Maestra Francesca Venuto ci viene presentata quindi subito come una sorta di angelo. Sarà con suo grande sconforto che il Maresciallo scoprirà che le impressioni di quando era bambino non corrispondo alla realtà. Non voglio aggiungere di più per non rovinare la sorpresa.
Anche il mistero si dipana bene, facendo spostare i sospetti da un personaggio a un altro, più volte.
Simpatica è l’idea di intitolare ogni capitolo come un film (anche se poi la relazione trai due è spesso debole), ci spostiamo così da “Una giornata particolare”, a “Compagni di scuola”, a “Divorzio all’italiana”, per arrivare poi a titoli ancor più espliciti come “Pensavo fosse amore… invece era un calesse”, “Il pranzo di Babette”, “Scoprendo Forrester” o “She, the devil” e non manca, ovviamente un capitolo dedicato a “L’armata Brancaleone”.
Certo ogni tanto c’è qualche debolezza stilistica, ma nel complesso la storia scorre bene, anche se, per i miei gusti, c’è un po’ troppo sentimento per un giallo, dove un tocco un po’ più cupo, forse non avrebbe guastato.
 
Firenze, 16/11/2010 

LA CONTESSA GIULIA E LE SUE SVELTINE
 
 The Countess Julia and her lovers - Crisitna ContilliThe Countess Julia and her lovers” è un nuovo romanzo storico (ma non l’ultimo) della prolifica Cristina Contilli, autoprodotto con Lulu. Di Cristina ho già letto “Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita: la vita dentro e fuori dal carcere di Alexandre Andriane, Federico Confalonieri, Piero Maroncelli, Silvio Pellico”, “Il Porto di Calais: amori, cospirazioni e duelli nella Francia del 1804 e “Il duello: Costanza Arconati tra Giovanni Berchet e Pietro Borsieri”.
Sono tutti e quattro romanzi biografici piuttosto brevi, in cui l’autrice si concentra assai più sulla ricostruzione storica degli eventi e dei personaggi che sulla creazione di una storia di fantasia.
In tutti e tre ritroviamo il rapporto erotico/sessuale piuttosto presente e frequente, ad alternare lo sviluppo delle vicende storico-politiche.
Ho trovato però “The Countess Julia and her lovers” (il volume è stampato con testi italiano e inglese alternati) una storia più calibrata in queste sue componenti delle altre, anche perché maggiormente concentrata sui due personaggi principali, la Contessa Giulia Katarina  Muravyov e il suo amante e, poi, secondo marito, Ferdinand Eber. Anche la trama scorre bene e la vicenda di questa dama di origine russa nata a Torino incuriosisce e stimola. Lo stesso titolo, più sintetico dei precedenti, ne è piacevole avvisaglia.
 
Anche qui però mi ha lasciato perplesso sia la rapidità con cui Ferdinand si innamora, ma ancor più quella con cui si dichiara. In un dialogo (capitolo 10) in cui, nell’arco di una pagina e cinque minuti di scena, direi, si passa dalla frase “Dal giornale mi hanno fatto sapere che devo rientrare in Inghilterra, ma, prima di partire, avevo bisogno di dirti che mi sono innamorato di te…” e, saltando un passaggio che di solito dovrebbe comportare almeno qualche giorno di amore e passione, si arriva dopo poche righe alla frase “Sei tu che devi parlare con tuo marito e spiegargli quali sono i tuoi sentimenti e cosa desideri fare, non posso affrontarlo io al posto tuo…
Ma Giulia è ancora perplessa sull’amore appena dichiarato e già si pensa al divorzio dal marito? Forse prima di parlarci sarebbe bene che ci rifletta un po’ su e magari ne parli un po’ di più con  Cristina Contilliquesto innamorato sfuggente, con cui non si è ancora neanche scambiata un bacio.
Anche le scene di sesso mi sono parse un po’ troppo veloci (anche senza andare a disturbare Sting e le sue dichiarate abitudini in materia), con poca passione, corteggiamento e desiderio a preparare le scene. Il sesso mi pare anche forse un po’ disinvolto per la metà del diciannovesimo secolo e un troppo attento alla contraccezione, attenzione che forse si è sviluppata un secolo dopo. Anche l’uso del preservativo, qui appare un po’ troppo moderno. È vero che l’oggetto ha origini antiche e che pare lo usasse addirittura Minosse, il re di Creta (il suo era realizzato in vescica di pesce) e che nel 1839 Charles Goodyear comincia la produzione di quelli in gomma, ma dubito che il loro uso fosse così comune nel 1864 e, soprattutto, che si rinunciasse a un rapporto per aver “finito i preservativi”! In pochi lo facevano cent’anni dopo!
La lettura di questo romanzo mi ha poi portato a fare una riflessione sull’importanza dei finali, dato che qui la storia si interrompe con un’esperienza al giornale di Giulia, cui seguono delle “Conclusioni” in cui i due novelli sposi programmano un viaggio a Budapest. Sostanzialmente però la storia rimane in sospeso, con uno sviluppo ancora aperto e senza nessuna svolta fondamentale (il matrimonio alla fine è arrivato, ma non appare un evento narrativamente risolutivo).
La riflessione è che, troppo spesso, ci adagiamo su un concetto di romanzo che non necessariamente deve essere immutabile. Nella vita, difficilmente c’è una vera fine alle storie. Ogni evento ha i suoi strascichi. Perché allora dovremmo aspettare e desiderare che un romanzo di concluda con un “evento risolutore”. Personalmente, scrivendo, ho sperimentato finali diversi, da quello “sospseso”, che lascia aperte varie possibilità, a quello “circolare” che riporta la storia all’inizio, a quello “definitivo” (la morte del protagonista), a quello “catastrofico”, che tutto rivoluziona, a quello “esplicativo” che spiega (seppur stravolgendo le aspettative del lettore) e lega i capitoli precedenti. Molti altri sono, certo i possibili finali, tra questi anche, certamente, il “non-finale”.

Firenze, 16/11/2010 

I VAMPIRI NON ESISTONO, DISSE DRACULA
 
 Carpat Infinite Love - Karinee PriceCarpat Infinite Love” di Karinee Price, anagramma di Irene Pecikar, autopubblicato con Ilmiolibro, è un romanzo veloce che parla di una donna, di una corsa automobilistica, di un uomo, di una bambina e, beh sì, anche di un cane.
All’apparenza è una storia avventuroso-sentimentale, ma poi scopriamo  Irene Pecikar - Karinee Pricedi essere in Transilvania e il presente si mescola con il passato, mentre i personaggi cominciano a somigliare a dei vampiri. Non dei vampiri malvagi, ma di quelli tranquilli alla Edward di Twilight, però non sono vampiri ma solo gente malata – questo almeno pensano loro – secondo la quale i vampiri  non esistono.
La storia scorre piacevolmente e i personaggi appaiono leggeri e gradevoli.
La storia è anche un’occasione per denunciare l’abbandono di minori in Romania e il randagismo.
Il breve romanzo è corredato da due ancor più brevi racconti.
 
Firenze, 07/01/2011 

VENTI RACCONTI ETEROGENEI
 
 20 racconti - Massimo Bolognino20 Racconti”, l’antologia scritta da Massimo Bolognino e da lui pubblicata con Ilmiolibro, è, come si legge in quarta di copertina “una raccolta di racconti eterogenea e variegata, che spazia dalla fantascienza, al racconto a tema, alla trama appena abbozzata”.
Ed è anche vero, come si legge più avanti che “registri stilistici diversi e temi differenti caratterizzano questa raccolta…
Se la lettura scorre veloce e piacevole, rimane però questa eccessiva varietà di temi che privando la silloge di una sua unità, porta il lettore a saltare troppo frequentemente da un tema all’altro.
Pregevoli sono peraltro vari racconti e alcuni avrebbero meritato di figurare in qualche raccolta a tema di fantascienza, di gialli o altro.
Alcune sono storie di quotidiana piccola follia. Qua e là ci sono alcuni spunti che ci rimandano con la memoria a altre opere, come il ciclo dei robot di Asimov (esplicitamente citato in “Legge 0”), Fandango con la ricerca dell’amico perduto Dom Perignon (in “Un amico sincero”).
A volte i racconti sono giocati sul finale, che sorprende e tutto svela. Sono forse questi i momenti più felici di questo piccolo volume, tutto da scoprire, che, pur parlando, magari, di viaggi spaziali e di formiche ci offre comunque dei piccoli quadri che parlano del nostro tempo un po’ distorto.
 
Firenze, 11/01/2011 

L’ANIMO POETICO DI BOLOGNINO
 
 20 Poesie - Massimo BologninoScrive Massimo Bolognino nella Premessa del suo “20 Poesie”: “Io non sono un poeta. E non scrivo nemmeno poesie. Non sapendo come definire questi piccoli frammenti della mia anima ho deciso di chiamarli comunque ‘poesie’
Ed io invece, aggiungerei, non sono un lettore di poesie, sebbene talora, come in questo caso, ne legga e faccio sempre una certa fatica a valutare le liriche. Con Massimo, però, mi sento accomunato nella definizione di chi non si sente poeta pur producendo, talora, qualcosa che non si saprebbe come definire altrimenti. Certo io preferisco di gran lunga scrivere (e leggere) romanzi, ma qualche verso ogni tanto… ci scappa! La poesia è qualcosa da cui è difficile prescindere.
Questo libricino, come annuncia il titolo, di liriche ne contiene davvero solo una ventina e si legge velocemente, sì, ma anche con piacere, perché sono parole semplici e dirette che toccano il comune sentire.
Mi permetto, allora di riportare qui la prima della raccolta, per darne un’idea:

Goccia dopo goccia
Il mio torrente
Si prosciugherà
E, con la gola secca,
urlerò ancora e poi ancora
fino a quando, di colpo,
non mi risveglierò
ansimante,
da questa vita

Massimo Bolognino 
Quanto c’è in questi pochi versi! Il tempo che scorre, la vita che si consuma, l’energia che  si  esaurisce ma che prorompe ancora, la potenza del sogno che è la nostra esistenza e l’ineluttabilità della fine.
Sono così i versi di Massimo. Sono poesia? Difficile dire cosa sia davvero la poesia. Occorrono la metrica e le figure retoriche per avere poesia o basta che esprima pulsioni dell’anima, che leggendola ci si possa riconoscere in essa, come in uno specchio, magari un po’ distorto, magari un po’ strano, che riflette solo alcuni tratti e ne cancella altri?
Se poesia è parlare ai nostri sentimenti, allora Bolognino non ha sbagliato titolo alla sua raccolta, ma questo potranno dirlo altri più qualificati di me.
 
Firenze, 25/01/2011 

UNA NAVE, UNA GUERRA, UNA STORIA
 
 Montecuccoli - 1937-38 - Carla CasazzaCarla Casazza ha riunito nel bel volume intitolato “Montecuccoli 1937-38 – Viaggio in Estremo Oriente” (Bacchilega Editore) i ricordi di suo nonno Aroldo Sabbadin, Capo Elettricista sull’incrociatore leggero Raimondo Montecuccoli in missione in Estremo Oriente, un’ampia serie di belle foto d’epoca e le ricostruzioni degli eventi legati al viaggio di questa nave della Marina Italiana, realizzando un gradevole libro di ampio formato e dalla copertina rigida, che rappresenta non solo un’interessante lettura, ma anche uno di quei testi da conservare nella parte “elegante” della libreria di casa.
La descrizione del viaggio si accompagna a quella di alcuni luoghi  Carla Casazzavisitati, in particolare Shangai e la Concessione Italiana in Cina Tientsin, alla descrizione della guerra tra Cina e Giappone, cui le potenze europee davano il proprio contributo (sin dalla Guerra dei Boxer), anticipando l’apertura di uno dei fronti delle Seconda Guerra Mondiale e a quella della nave stessa.
Ho trovato particolarmente stimolante la parte sul conflitto, lettura che mi ha ricordato un mio progetto analogo, quello di descrivere la Guerra dei Boxer, attraverso gli occhi del mio bisnonno Guido Menzinger, che vi partecipò.
 
Firenze, 6/2/2011 

HAIKU DALLE ORIGINI AD OGGI

Anni fa, quando, scoprii gli haiku e rimasi affascinatopittura giapponese  dalla loro profondissima semplicità, cercai di capire quali ne fossero le caratteristiche fondamentali e le individuai in questa breve descrizione, che già allora mi parve una forte semplificazione, ma comunque sufficiente per un neofita.
Un haiku è un brevissimo ma intensissimo componimento poetico giapponese.
Una regola che sarebbe fondamentale rispettare, qualora si volessero scrivere haiku è che la poesia sia di tre versi, di complessive 17 sillabe (5-7-5 sillabe ciascuno).

Alcuni autori importanti, però, come Hosai e Hekigodo, non ritengono la regola fondamentale.
Oltre a ciò sarebbe bene riuscire ad includere il kigo, cioè il riferimento a una delle quattro stagioni dell’anno.
I due principali approcci mi pare siano:

  • presentare il tema della composizione in un verso, sviluppandolo negli altri due;
  • presentare due temi che possono essere in armonia o in contrasto.

Credo si possa anche usarne un terzo: presentare il tema nei primi due versi e ribaltarlo o farlo “esplodere” nel terzo (di fatto è un sottocaso del secondo).
 
La terza regola dovrebbe essere quella di inserire i quattro elementi (ma ci accontentiamo anche di un paio, no?) chiamati sabi, wabi, mono no aware, yugen.
Cosa sono?
L'haiku è un kata, cioè una via, con propri percorsi e specifiche caratteristiche.
Dentro il kata dell'haiku c'è il naturalismo lirico dell'animo giapponese, ma anche il furyu, ovvero"il gusto proprio dello zen nella sua percezione dei momenti senza calcolo della vita", nel quale sono ravvisabili, come elementi strutturali,"quattro stati d'animo fondamentali": sabi, wabi, mono no aware, yugen, tra loro strettamente legati, separati solo da sfumature sottili.
 
Sabi = quieta, intensa solitudine (ma non c'è tristezza in essa, bensì un non attaccamento, una non sovrapposizione del proprio ego agli eventi).
Wabi= il rivelarsi dell'inatteso e profondo senso dell'essere dei gesti più modesti, di ogni piccolo evento.
Aware  = il momento del rimpianto e della nostalgia, il senso della transitorietà del tempo e del dileguarsi del mondo però, non è sofferenza cieca, e non va confusa con un senso irreparabile di perdita.
Yugen= il mistero, l'ineffabile, l'inafferrabile.
 
Il pregio di “
Haiku” (Pillole BUR- RCS Libri), il volume curato con sobrietà orientale da Leonardo Vittorio Arena, è di mostrarci una carrellata dei principali autori (giapponesi) di haiku, dalla nascita di questo genere nel XVII secolo con Onitsura e, soprattutto, con Basho, fino alla metà del XX secolo con Kakyo e Bosha. Di ciascuno si possono leggere alcune poesie in giapponese con testo a fronte in italiano e una brevissima biografia.
  
  pittura giapponese Nella breve introduzione non si fa riferimento a sabi, wabi e mono no aware ma solo allo yugen, che ci viene spiegato essere un termine composto da due caratteri yu egen, il primo significa “vago”, “confiuso”, “nebbioso”, il secondo “occulto”, “misterioso”, “oscuro” e yugen potrebbe quindi essere tradotto come “profondità misteriosa”.
Il termine si riferisce  al carattere stesso della realtà, a una semplicità naturale che non sarà mai colta, finché la si cercherà attraverso la razionalità occidentale. Chi si riferisce allo yugen, scrive Suzuki, non perde di vista la concretezza della vita quotidiana.
Dalla prefazione apprendiamo poi anche che la struttura di 17 sillabe deriva da quella di altre due forme poetiche giapponesi, il waka e il renga. Il primo ha un a struttura di 5 versi, l’altro una sequenza reiterata di 5, 7, 5, 7, 7 sillabe per verso. Il renga era una correlazione di waka, con la differenza che due sequenze consecutive non potevano essere composte dalla stessa persona.
I primi tre versi del renga portarono all’haiku.
L’espressività dell’haiku, scrive Arena, è lapidaria. L’haiku non sintetizza una marea di espressioni, ma traduce quel momento e quella impressione nell’immediatezza dell’attimo.
Il più grave errore che possa fare un lettore leggendo queste poesie è quello di credere che siano banali: ogni haiku nasce (o dovrebbe nascere) da una profonda percezione della vita.
 
E ora qualche esempio preso da quest’antologia: 
 

Nella rugiada del mattino
Si rinfresca, sporcandosi,
un melone tra il fango.

(Basho)
 Haiku - a cura di Arena 

Ammalandosi, in viaggio,
i sogni vagano, sospesi
in una landa desolata

(Basho)
 

Ancora vivo,
e il viaggio è finito!
Sera d’autunno.

(Basho)
 

I fiori sono stupendi
E ignorano
Che sono vecchia

(Chigetsu)
 

Farfalle –
Sul cammino di una fanciulla,
davanti e dietro di lei.

(Chiyo Jo)
 

Che splendida luna!
La guardo da solo
E vado a letto

(Hosai)
 

Il serpente che muore:
lì vicino
i bimbi che parlano.

(Hosha)
 
Firenze, 09/07/09 

 

JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE: una nuova frontiera per la fantascienza

“JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”, scritto a Firenze tra il  20.11.05 e il 14.06.07, illustrato poi dai bravissimi Niccolò PizzornGruhum, l'intelliraptor. Illustrazione di Niccolò Pizzorno per JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALEo e Ludwig Brunetti, è stato pubblicato dalla genovese Liberodiscrivere nel Novembre 2010. Di fatto, però, è entrato in distribuzione nel 2011.
È un tentativo di realizzare una forma di scrittura meno sofisticata di quella dei precedenti “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” e che sia accessibile a un pubblico più ampio e giovane, rispetto al thriller-pulp “Ansia assassina”. Si pone dunque sulla scia del recente “Il Settimo Plenilunio”, la galery novel, che già si rivolgeva a un pubblico adolescenziale, abbassando ancora l’età minima dei lettori a 8 / 9 anni.
È un romanzo di fantascienza in cui si ritrovano i temi ucronici già presenti ne “Il Colombo divergente”, in “Giovanna e l’angelo” e in “Ucronie per il terzo millennio”, qui però alienati da un contesto storico e inseriti in un Viaggio nel Tempo nella preistoria. Una vera preistoria di 750.000 anni fa, popolata da uomini primitivi, in cui però appaiono esseri provenienti, attraverso le Porte del Tempo, da universi divergenti in cui la Storia, ucronicamente, ha avuto un diverso sviluppo. Anzi, qui a mutare più che la Storia è stata la Preistoria, dato che ad apparire sono i discendenti tecnologici dai velociraptor.
In letteratura non mancano precedenti di dinosauri sopravvissuti fino ai giorni nostri, basti pensare a “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne, a “Il Mondo Perduto” di Arthur Conan Doyle (proprio l’autore di Sherlock Holmes!) o al più recente “Darwinia” di Robert Wilson. Per trovare però un altro esempio di civiltà costruita da discendenti di dinosauri bisogna pensare a “Il Libro degli Yilané” di Harry Harrison. Il genere non vanta dunque molti esempi (se ne avete altri segnalatemeli).
Quello che trovo affascinante di queste ucronie preistoriche (le chiamerei “preucronie”) sono le infinite possibilità narrative offerte.
La fantascienza è sempre stata affascinata dall’incontro con civiltà diverse. La scoperta che Marte e gli altri pianeti dMarco Mazzanti con la sua copia di Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdaleel Sistema Solare sono deserti e che le altre stelle sono troppo lontane per esser raggiunte con la tecnologia attuale ha frustrato però la verosimiglianza e plausibilità di questa parte della fantascienza.
La preucronia potrebbe ridarle nuova linfa. Basta immaginare che di volta in volta si sia evoluta, fino a dominare la Terra, invece della scimmia,  una razza diversa: velociraptor, formiche, suricati, orsi, delfini, polpi…
Se poi immaginiamo, come in “JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE”, l’esistenza di Porte dell’Ucronia, che ci facciano spostare da un universo divergente all’altro, ecco che l’incontro tra civiltà ritorna possibile. Certo è un artificio, come lo è immaginare viaggi che superino la velocità della luce, ma consente di immaginare nuovi mondi, assai più simili al nostro e quindi dal raffronto più stimolante, che non i viaggi interstellari.
Per questo, immodestamente credo, che “JACOPO FLAMMER” nel suo piccolo possa rappresentare, pur con gli illustri antecedenti citati, un primo passo avanti verso nuove frontiere della fantascienza, in un campo dove non è difficile trovareAnnalisa Fracasso con la sua copia di Jacopo Fammer e il Popolo delle Amigdale l’occasione per far combaciare il genere con il fantasy, immaginando che in qualche universo esistano davvero animali parlanti, elfi e gnomi.
 
Il volume può essere acquistato sul sito di Liberodiscrivere, ordinato in qualunque libreria, anche su IBSo richiesto all’autore scrivendo a menzin@virgilio.it, se se ne vuole una copia con dedica.
 
I primi lettori hanno cominciato a lasciare i loro commenti su anobii e qualcuno ci ha anche inviato la sua foto con il libro.
 
Ecco qui il primo commento ricevuto (da Old_Glory) che ringrazio ancora:
 

  • E' sempre un piacere leggere romanzi di persone che in un certo qual modo abbiamo conosciuto. Anche se il tipo di rapporto avuto, non è mai stato il classico faccia a faccia, ma il più moderno "chat to chat" di Anobiiana memoria. Carlo Menzinger, l'autore, è possibile incontrarlo in uno dei social network più amato dagli italiani: Anobii. Con orgoglio posso dire di avere anche questa copia (era già capitato per "Il Colombo divergente") con tanto di dedica ed autografio. Non posso farne a meno mi spiace!

 Ma arriviamo a parlare del libro. Fin dalla copertina che dalle prime pagine (arricchite dai disegni di Ludwig Brunetti e Niccolò Pizzorno) si capisce che il pubblico verso cui è orientato il romanzo è un po' più vasto rispetto a quello dell'altra opera. Il modo di scrivere è decisamente semplice e scorrevole: una grande dote di spiegare concetti complicati attraverso parole che possono essere capite anche dai più giovani. Impossibile non fare un Jacopo Flammer e Elisa Russo - Illustrazione di Ludwig Brunetti per "JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE"paragone con l'ucronia su Colombo che era di per sé un'opera d'arte anche solo per lo stile di scrittura. Qui, il protagonista è un ragazzino di soli nove anni, che pensa come una bambino di quell'età e si trova catapultato in un'avventura fantastica in un mondo che non è certo simile al suo. La preistoria vista con occhi ucronici non è particolarmente interessante, ma l'autore non si limita a scaraventare i personaggi in un passato lontanissimo. Crea delle divergenze temporali, in cui ora l'una ora l'altra specie si è evoluta. La trama è veloce ed avvincente, ma la fine è decisamente troppo secca: ci sarà un continuo, e non ci resta che attendere che la penna di Menzinger si metta all'opera. Il romanzo fortunatamente, seppur leggibile anche da ragazzi più giovani, non scade in sviolinate inutili su quanto sia bella la natura, su quanto sia buono porgere l'altra guancia e così via. Ci sono morti e feriti, ci sono paure ed avventure. E' realistico insomma, nella sua semplicità di storia di fantasia. Il tocco decisamente in più è rappresentato dalle epoche differenti da cui provengono Jacopo ed Elisa. Un tocco di ironia ed alcune simpatiche incomprensioni lo rendono ancora più vivace.

(Leggi tutto il commento su aNobii).

È vero, è previsto un seguito (già scritto)! 

Chi lo volesse prendere in prestito, può iscriversi alla catena di lettura su aNobii.

Pensate che si possa ancora innovare la fantascienza? Secondo voi l'ucronia applicata nella preistoria, potrebbe aprire nuovi spazi narrativi che avvicinino la fantascienza al fantasy?

Leggi anche:
    §    Jacopo Flammer sta arrivando!
     § L'ucronia fantascientifica di Arthur Conan Doyle
     § 
Ucronie preistoriche – Il Libro degli Yilané
 
     § Parliamo di ucronia

 Nelle foto con le loro copie di Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale:
– Marco Mazzanti, autore de L'uomo che dipingeva con i coltelli, di Demetrio dai capelli verdi e di Asja, la nave del Destino.
– Annalisa fracasso, autrice di Bucce d'acino e Cuor di Briosssh.

Le illustrazioni sono di Niccolò Pizzorno (Gruhum l'intelliraptor) e Ludwig Brunetti (Jacopo Flammer e Elisa Russo.

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: