Archive for settembre 2008

IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo 10

Esharhamat - Illustrazione di LexiSono lieto di annunciare l’arrivo di un’altra bravissima illustratrice nel nostro gruppo. Si fa chiamare Lexi e il suo primo disegno lo potete vedere qui, in cima al post,  (rappresenta un Esha più giovanile di quelle a cui ci eravamo abituati ma sempre molto affascinante).

Questo disegno si aggiunge agli altri realizzati per illustrare "Il Settimo Plenilunio", la "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Eccoci al decimo capitolo del romanzo. Aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia.

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua) l’idea è di raccogliere in un libro i disegni di diversi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara e, da oggi Lexi.

Aspettiamo ancora altri disegnatori. Forza!

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Questo è l’inizio del decimo capitolo (il seguito lo potete trovare su www.liberodiscrivere.it).

ESHARHAMAT

Il giovane orientale nell’avvicinarsi al check-out rallentò inconsapevolmente il passo. C’era qualcosa in quella donna che lo stava aspettando che lo inquietava, ma non riusciva a capire di cosa si trattasse.
In parte era delusione, forse, perché, chissà per quale motivo, si era aspettato una ragazza mora e, se non cinese, quanto meno con caratteristiche somatiche più simili alle sue.
Non conosceva molte rosse naturali. Certo molte ragazze si tingevano i capelli di quel colore, ma la donna che aveva davanti sembrava proprio non aver fatto ricorso ad alcuna tintura.
Come faceva a saperlo? Non lo sapeva. Era una cosa che si sentiva dentro. Non capiva nulla di capelli di donne ma qualcosa gli diceva che la cosa più vera di quella donna era proprio la capigliatura. Si chiese se fosse rossa…dappertutto. Il pensiero lo stuzzicò.
Si aspettava una donna più bella? No di certo, perché Esharhamat era sicuramente bella ed affascinante, anche se non lo era nel modo in cui l’avrebbe voluta lui.

 (CONTINUA QUI)

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

ILLUSTRAZIONI

L'incontro tra Esharhamat e Chew, visto da Niccolò Pizzorno.

Ecco di nuovo, qua sopra, l’incontro tra Esha e Chew, come l’ha immaginato Niccolò Pizzorno e, di sotto, la sua nuova versione (abbronzata!) di Esharhamat.

Esharhamat vista da Niccolò Pizzorno

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TANTE NUOVE RECENSIONI PER I MIEI ROMANZI

A questo punto avrei dovuto postare un nuovo capitolo de Il Settimo Plenilunio, ma continuo a ricevere tanti commenti (quasi tutti positivi) sui miei libri, che mi sento in dovere di ringraziare ancora i miei lettori e di citare le loro parole.

Vorrei cominciare con il lettore che mi è parso più "entusiasta": Antares666, che sul suo blog "Esilio a Mordor, dove già mi aveva dedicato uno spazio tempo fa con questo post, mi ha ora dedicato qui delle parole molto belle che quasi mi imbarazzano. Credo che meriti riportare per intero quanto scrive :

martedì, 23 settembre 2008

 

IL COLOMBO DIVERGENTE DI CARLO MENZINGER DI PREUSSENTHAL, IL CAPOLAVORO DELLA LETTERATURA UCRONICA CONTEMPORANEA

A chi almeno una volta nella vita non è capitato di chiedersi come sarebbe il mondo se Colombo non avesse scoperto l’America? Il problema della scelta e della fatalità si pone ad ogni evento della nostra vita quotidiana, visto che a tutti può capitare un incidente o un’occasione in grado di stravolgere la vita, sia in senso positivo che negativo.
Quando però abbiamo a che fare con un evento cruciale per l’intera Storia umana, sorge occasione di meditare. Cosa sarebbe accaduto se si fosse presentata una difficoltà insormontabile nel viaggio del navigatore genovese, al punto di innescare un corso degli eventi radicalmente diverso da quello che noi tutti conosciamo? Le domande che ognuno di noi si pone a questo proposito, nella maggior parte dei casi rimangono irrisolte e non portano a nulla: molti le ritengono oziose e non ne capiscono l’immensa portata filosofica.
Non è stato così per lo scrittore Carlo Menzinger di Preussenthal, che ha costruito un romanzo di rara bellezza ed efficacia, intitolato Il Colombo Divergente. Anticipo soltanto il presupposto su cui la densissima trama si costruisce. A causa di un gesto fatto da un anziano cacique, un capo tribù di un’isola dei Caraibi, Colombo decide di intraprendere una rotta verso settentrione anziché verso meridione com’è avvenuto nella nostra realtà. Così procedendo, le caravelle arrivano fino alla terra dei Totonachi, soggetti all’Impero di Ahuitzotl.
Questi, per nulla intimorito dai prigionieri europei, concepisce un piano folle quanto immaginifico: costruire navi per raggiungere la terra da cui sono giunti stranieri tanto ricchi e potenti.
Alla narrazione sono inframmezzate mirabili poesie, evocatrici di immagini surreali ed esotiche. Notevole la descrizione dell’infanzia di Cristoforo, in particolare il brano in cui si descrive il suo primo incontro con la morte. La narrazione del condottiero morente sul suo cavallo in agonia, sembra la trasposizione in letteratura di un convulso dipinto leonardesco.
Qualcuno potrà dire che è stata sopravaluta un po’ la personalità decisa e creativa di Ahuitzotl – così contrastante con quella dell’inetto Moteuczoma Xocoyotzin – attribuendo a tale sovrano un eccessivo titanismo. Altri potranno pensare che si sono sottovalutate per contro le difficoltà tecniche che lo Huey Tlahtoani avrebbe incontrato imbarcandosi in un’impresa tanto azzardata.
Secondo me non dovrebbe stupire più di tanto: non sono mancate tra le genti amerindiane personalità eccezionali, in grado di sfidare nemici molto più potenti di loro e anche di riportare vittorie. Basti pensare all’Inca Manco Capac II, che imparò a cavalcare e a adoperare l’alabarda, o ai capi Mapuche Caupolican e Lautaro, che sconfissero gli Spagnoli strappando ai vinti i segreti della fusione del ferro e dell’uso delle armi da fuoco.
A questo punto mi rendo conto che le parole non bastano, così consiglio vivamente a tutti la lettura di questo originalissimo romanzo.

Fornisco qualche link utile: il post del blog dell’autore che descrive il libro in questione, il sito in cui sono presentate le sue opere ucroniche, alcune recensioni e commenti, e per finire le pagine di anobii sulla prima e sulla seconda edizione di questo prezioso volume.

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Fin qui le parole di Antares666 ed io… sono rimasto senza!

Di questo stesso libro ha parlato qui solo pochi giorni prima anche la bravissima scrittrice Laura Costantini (di uno dei cinque libri che ha scritto con la Falcone vi dirò presto). Ecco le sue parole:

domenica, 14 settembre 2008
Quota 35/7788

(…)
E per finire un libro che sarà il mio quota 36: Il Colombo divergente di Carlo Menzinger . Carlo è uno scrittore ucronico, ovvero una degenerazione della figura, già abbastanza autolesionista, dello scrittore di romanzi storici. Per chi non lo sapesse l’Ucronia è il divertirsi a immaginare a come sarebbero andate le cose se… In questo caso quel satanasso di Menzinger si diverte ad immaginare cosa sarebbe accaduto se Cristoforo Colombo avesse incontrato gli Aztechi molto prima dei Conquistadores. Vi dico solo, giunta a trenta pagine dalla fine, che per immaginare quello che Menzinger ha immaginato ci vogliono: una gran penna, una grandissima cultura e un ancor più grande gusto per cambiare le carte in tavola. Ve lo consiglio caldamente.
Laura
 
Di questo stesso libro Laura Costantini scrive anche qui:
 
Un passato e un futuro diversi

E’ questo che Menzinger ci propone, immaginando un bivio nella vita e nelle esplorazioni di Cristoforo Colombo. Un bivio che avrà conseguenze tali da creare un futuro del tutto diverso da quello che noi, oggi, stiamo vivendo. Un lavoro enorme di documentazione, una penna felicissima, una voce narrante misteriosa e onnipresente, interventi poetici con ballate che si snodano come un coro greco in una tragedia. In fondo di questo si tratta: della tragedia di un uomo cui è stato affidato l’atroce compito di cambiare il mondo. In cambio deve rinunciare a se stesso, vivendo all’inseguimento di un sogno di gloria che, a ben vedere, non gli apparteneva. Libro da leggere.

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Fin qui "Il Colombo divergente", ma non sono mancati nuovi commenti anche per "Giovanna e l’angelo" e "Ansia assasina".
 
Cominciamo da "Giovanna e l’angelo". Così ne scrive qui, sul suo blog "Carta e calamaio", Carla Casazza (alias Boskoop67):
 
giovedì, 18 settembre 2008, 20:18
 

Cosa sarebbe accaduto se la storia fosse andata in modo diverso? E’ questa la domanda da cui prende spunto la letteratura ucronica, che non conoscevo ed ho scoperto grazie a Carlo Menzinger e al suo romanzo "Giovanna e l’angelo".

Carlo spiega: “L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico, in cui il racconto si differenzia dalla storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti altri eventi immaginari.

Si differenzia dalla fantascienza, perché riguarda sempre fatti del passato e non ricorre, di norma, ad artifizi per modificare la storia.

Le mutazioni descritte devono avere un grado accettabile di probabilità di verificarsi.

L’ucronia può descrivere il momento in cui la storia muta o gli effetti di questo mutamento.”

Così in "Giovanna e l’angelo" l’autore gioca con la storia immaginando una Giovanna d’Arco il cui destino sarà diverso da quello che abbiamo studiato sui libri di scuola; una Giovanna raccontata attraverso le parole di un angelo ateo in cerca di Dio e innamorato della Pulzella d’Orleans.

Il romanzo, che denota padronanza della materia frutto anche di un accurato lavoro di ricerca (perchè per cambiare il corso della storia è necessario innanzitutto conoscerla bene), ha un ritmo lento, da gustare con calma, per apprezzare la scrittura elegante che in alcuni momenti si fa poesia. E da leggere con attenzione, per cogliere dove finisce la storia reale ed inizia l’invenzione ucronica.

Per approfondire la conoscenza di questo genere letterario consiglio di leggere l’approfondimento pubblicato da Menzinger nel suo blog.

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Ed ecco, infine, le parole di Cristiana su aNobii che qui ci parla di Ansia assassina:
 
Più che Ansia Assassina l’avrei intitolato Angoscia cittadina!
Scherzo!
Alcuni dialoghi li ho trovati senza tensione ed un pò "bloccanti" rispetto alla trama: nel senso che il testo porta la mente a correre sul filo della scoperta, dell’investigazione e le parole, i dialoghi appunto, mi hanno fatto un pò da tirante. Ovviamente questa è una mia personale interpretazione, non me ne voglia l’autore.
Per quanto riguarda il testo nel suo complesso, ho trovato molto affascinante la trama, la velocità con cui gli avvenimenti trascorrono e, soprattutto, corrono e concorrono a sballottare il lettore da una storia all’altra.
Si sa quello che sta per accadere, ma non se ne capisce il motivo.
Il finale?
Calmo, quasi statico, il tempo fermato su quello che dovrà velocemente accadere.
Da leggere.
Ringrazio Carlo.
p.s.
per caso, sotto sotto, sei un pò misogino?
A questa domanda le ho risposto:

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Terza serata ucronica

Dopo il successo dei precedenti incontri di Firenze e Modena (vedi qui e qui) proviamo di nuovo ad incontrarci, questa volta a Genova.
Chiunque abbia voglia di discutere di libri e ucronia è invitato
SABATO 4 OTTOBRE 2008
ALLE ORE 17,00
 
SERATA UCRONICA
PRESSO L’AREA LIBERODISCRIVERE DI GENOVA
Via GT Invrea 38 rosso 1629 Genova
 
Renato Fancello
Segretario di redazione di Liberodiscrivere,
autore e “appassionato di letture”
presenta
l’antologia di allostorie (racconti con ipotesi di Storia alternativa)
 
UCRONIE
PER IL TERZO MILLENNIO
Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi
Edizioni Liberodiscrivere (http://www.liberodiscrivere.it)
46 racconti di 18 autori
curati da Carlo Menzinger
(autore anche dei romanzi ucronici Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo,
editi da Liberodiscrivere)
 
Il curatore ed alcuni autori interverranno alla presentazione.
Ucronie per i lterzo millennio 
 
UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO
Come sarebbe il mondo se Dio non avesse creato Adamo? E se a comandare fossero le donne? E se Hitler avesse fatto il pittore o Berlusconi il cantante?
 
Gli autori di questa curiosa antologia di racconti ucronici, curati (ma non guariti) da Carlo Menzinger, ci offrono una scoppiettante carrellata di allostorie, nelle quali si divertono a raccontarci che il mondo potrebbe anche essere diverso da come è oggi, che Nerone avrebbe potuto fare il gladiatore e Miller l’agente segreto, Washington ritirarsi in campagna, Freud studiare le pecore, Garibaldi consegnare l’Italia al papa e Madre Teresa andare a fare shopping a Beverly Hills.
 
Lasciamoci, allora, trascinare dalla loro irrefrenabile fantasia e, finché dura la lettura, viviamo in questo strano mondo, né migliore né peggiore del nostro ma certo diverso, e ricordiamoci sempre che il nostro futuro non è immutabile e spetta a noi disegnarlo, perché ciascuno di noi può modificare la Storia.
Almeno in un racconto.
 
L’ucronia è Storia sognata.
 
Il libro può essere ordinato su www.liberodiscrivere.it 
 
 
Gli autori sono: Vera Bianchini, Sergio Calamandrei, Gianna Campanella (Cyprea), Lorella De Bon (CRISalide), Francesco De Francesco (franz nessuno), Riccardo Farina (stupidus), Fabrizio Graziani, Luigi Guidi, Maria Iorillo, Pasquale Martino (Pasquino), Carlo Menzinger, Crisitina Nardo, Alberto Pestelli, Giuseppe Pompò, Marco Porcaro, Angela Rosati (zingara53), Rossano Segalerba, Pietro Suardi.

Alcuni degli ucronici a Firenze con l'editore

Leggi anche:

Una vita piena di bucce d’acino

Ho letto di recente un libro scritto da Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder, dove gestisce il blog Tutti i Colori dell’Anima, come Annalisaeffe) ed edito da Cinquemarzo. Si chiama “Bucce d’acino”. Sottotitolo: “L’amore declinato”. La copertina, con una vecchia foto, fa subito pensare a storie d’altri tempi ed è così. La prima data che compare nel libro è, infatti, il 1921, l’ultima il 1966 (anche se la storia va un po’ oltre questo confine temporale).
È una storia intensa e commovente. Da leggere con un fazzoletto a portata di mano. Narra le vicende di una donna, Nina, e della sua famiglia. Più che “vicende” si potrebbe quasi dire che narra le loro disgrazie.

Continuamente appaiono immagini, piccoli avvertimenti, come quella del postino, che ci fanno sussultare al pensiero di una nuova sventura in arrivo, che quasi sempre, una volta annunciata, colpisce questa donna forte ma enormemente provata. Non ho contato gli eventi sfortunati che si succedono nell’arco della sua vita, ma credo che possano competere con i diciassette decessi che ho inserito nel mio romanzo “Ansia assassina” (credendo di aver fatto quasi un record!).
Vediamo così Nina subire inesorabilmente il proprio destino, non privo di momenti felici e di amore, ma con ogni fatto positivo, frustrato dalla sua fine o comunque da qualche nuovo evento avverso. Anche il grande amore di Nina sarà qualcosa che l’accompagnerà per tutta la vita, ma mai riuscirà a dargli sostanza, ad essere veramente ricambiata.
Questo romanzo è il secondo libro edito da Annalisa  Fracasso, dopo la raccolta di racconti “Tre di me” ed alcune esperienze di scrittura per il teatro. L’autrice si dimostra già con questo primo romanzo molto matura e stilisticamente ben formata e ci regala un libro che si legge assai piacevolmente e tutto d’un fiato, che, anzi, alla fine ci lascia un piccolo vuoto: la nostalgia per questi suoi personaggi che stavamo imparando ad amare, ma che dopo 202 pagine ci lasciano per sempre. Personaggi che si fanno amare forse proprio perché tra le pagine si sente l’amore dell’autrice verso di loro, che forse sono in parte incarnazione di qualche memoria familiare, quasi uno specchio di ricordi e sensazioni perdute.
Ancora una volta debbo dire di essere rimasto piacevolmente sorpreso dalla scoperta di una nuova autrice, cui auguro di poter trovare presto molti altri lettori.

LA PRE-UCRONIA DEGLI YILANÉ

Il Libro degli Ylané di Harry HarrisonQualche tempo fa ho letto l’immenso volume (1.100 pagine a carattere minuto) che riunisce i tre libri della saga nota sotto l’improprio nome “Il Libro degli Yilané” di Harry Harrison, giacché più correttamente l’avrei chiamato “I Libri delle Yilané”, essendo, appunto, i libri tre e le protagoniste femminili. Il volume è pubblicato da Editrice Nord e non è stato facile trovarlo.
Quello che rende singolare questo libro è, innanzitutto, il fatto di essere un raro esempio di ucronia preistorica.
 
La miglior definizione di ucronia è, infatti, per me, la seguente: “L’ucronia o allostoria o fantastoria o storia controfattuale, è un genere letterario intermedio tra la fantascienza e il romanzo storico in cui la storia si differenzia dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi immaginari”.
Si parla, dunque, di Storia e non di Preistoria. Ricordo di aver discusso con alcuni amici interessati al genere se potesse esserci ucronia qualora la divergenza avvenga nella preistoria. Devo dire che i pareri erano contrastanti.
Harry HarrisonDopo aver letto questo libro, mi sono quasi convinto che, in date condizioni, possiamo parlare di ucronia anche in presenza di una divergenza “preistorica”. Certo il mondo che ne deriva (come in questo caso) tende ad essere così fantasioso che si sconfina davvero nella fantascienza ma il lasso temporale, tutto giustifica.
Harrison, infatti, ci narra di un mondo ancora preistorico, ma grosso modo corrispondente al periodo di passaggio dall’età della pietra all’età dei metalli ma dissimile da quello reale, in quanto, in un passato ben più lontano è avvenuto qualcosa che ha fatto sì che i dinosauri non si estinguessero.
Si tratta, dunque, per quanto io sappia, del romanzo in cui il lasso temporale tra la divergenza ucronica e gli eventi narrati è il più ampio mai immaginato, trattandosi di ben 75 milioni di anni.
Ed in un simile incredibile lasso di tempo l’autore ha ben potuto sbizzarrirsi immaginando un mondo assai diverso, un mondo divergente estremamente fantasioso. Se nelle ucronie “storiche” vediamo che una minima divergenza può alterare il passato ed il presente in modo eclatante, immaginate cosa potrebbe succedere se la divergenza proseguisse per milioni di anni.
Questo è possibile che si verifichi solo collocando la divergenza nella preistoria, altrimenti, avanzando di milioni di anni, andremmo a descrivere mondi futuri e saremmo quindi in territorio fantascientifico e non ucronico.
Il presupposto di questo romanzo è che una razza di dinosauri si sia evoluta al punto di creare una Return to Edencomplessa società, molto gerarchica, che basa il proprio dominio sulle altre specie non sulla capacità di dominare il fuoco e costruire manufatti (poiché non dominano il primo e realizzano manufatti solo per fini artistici) bensì, nientemeno che sulla genetica e sulla capacità di modificare ed adattare le altre forme viventi alle proprie esigenze.
E se l’uomo ha creato centinaia di razze canine, feline, bovine e di altro genere in assai meno di un milione di anni, Harrison immagina che le scienziate di questa razza di sauri bipedi di nome Yilané abbia saputo ricreare gran parte delle comodità della vita moderna adattando la genetica degli altri animali.
Quello che rende piacevole la lettura di questo volume è l’alternarsi delle vicende delle protagoniste Yilané, tanto diverse da noi ma a volte con difetti così tristemente simili ai nostri, con quelle dei protagonisti umani.
Harrison ha, infatti, immaginato che le Yilané (si tratta di una civiltà dominata dalle femmine in cui i maschi sono poco più che animali) dominino solo una parte del mondo, mente gli ustuzou (i mammiferi, in lingua Yilané), vivano in un’altra parte del mondo e tra questi vivano degli esseri umani.
Il ciclo è stato scritto tra il 1984 e il 1987, dunque, l’autore certo già conosceva alcune delle preoccupazioni attuali sul clima. Leggere oggi dell’approssimarsi dell’era glaciale, che facendo gelare le città Yilané e allontanando la selvaggina dai monti frequentati dai Tanu (gli umani), costringe i due popoli a scontrarsi, fa riflettere su quanto il clima possa essere importante per la sopravvivenza di una civiltà. Non mi sorprenderebbe che un simile messaggio sia stato lasciato intenzionalmente dall’autore nel libro.
Un altro messaggio lasciato da Harrison e l’ucronia sessuale, tema non certo ignoto agli autori ucronici, ma qui presentato come base di uno scontro di civiltà. Spesso nell’ucronia ci si chiede come sarebbe un mondo in cui le donne abbiano la supremazia. Harrison porta all’estremo questo quesito ucronico e dipinge un’intera civiltà totalmente femminile. Forse lo fa in modo un po’ maschilista, giacché il mondo che dipinge è quantomai distopico e le femmine Yilané appaiono quasi tutte come dei mostri, mentre il protagonista umano Kerrick trova l’amicizia, guarda caso solo trai maschi della specie nemica.

Winter in Eden

Leggere queste pagine, soprattutto nei capitoli dedicati a Kerrick e agli altri uomini preistorici mi ha fatto rivivere con piacere molte delle atmosfere che già avevo vissuto leggendo il ciclo di Ayla e dei Figli della Terra della Auel, anche se si tratta di opere assai diverse, per il desiderio di ricostruzione antropologica della Auel, che in Harrison, pur esistente, è certo superata dalla volontà di creare un mondo immaginario, assai ricco e strutturato.

A tal fine l’autore inventa anche numerosi termini nuovi e dota i West of Edenpersonaggi di vari linguaggi di cui ci offre qua e là svariati esempi.
Aldilà dell’interesse per la singolarità di ucronia “preistorica” o “pre-ucronia”, se vogliamo dir così, questo romanzo è comunque una bella avventura, uno scontro di civiltà tanto diverse, una lezione sulla convivenza e la stupidità della guerra, un allegro lunapark di esseri fantastici e fantasiosi, che le odierne tecniche cinematografiche assai bene potrebbero rendere in uno spettacolare film ricchissimo di effetti speciali, quale quello che si delinea già da solo nella mente del lettore.

 

 

Leggi anche:


§ Preucronie
§ Il mondo perduto di Conan Doyle
§ L'ucronia evolutiva di Wilson
§
Jacopo Flammer e il Popolo delle amigdale
§ Ucronie preistoriche di Harrison
§
Parliamo di ucronia
§
Cos’è un’ucronia?
§ Quali sono i principali romanzi ucronici?
§ Una rivista sull’Ucronia
§ Giovanna e l'angelo

§
Il Colombo divergente

§
Ucronie per il terzo millennio
§ Ucronie sul fascismo
§ Ucronie sul nazismo – Fatherland
§ Ucronie sul nazismo – La svastica sul sole
§ Roma eterna
§ L’ucronia sul Vangelo di Saramago
§ L’ucronia sul Vangelo di Kazanzakis
§ L’ucronia di Borges 

IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo 9

Dopo un po’ di pausa estiva riprendiamo la pubblicazione dei capitoli de "Il Settimo Plenilunio", la "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Eccoci al nono capitolo del romanzo. Aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia.

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua) l’idea è di raccogliere in un libro i disegni di diversi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia e Marco Ferrara.

Aspettiamo ancora altri disegnatori. Forza!

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Questo è l’inizio del nono capitolo (il seguito lo potete trovare su www.liberodiscrivere.it/).

CHEW HUANG

Terminata la conversazione con il tecnico, Esha sistemò in fretta alcune pratiche e lasciò un messaggio sulla scrivania per la responsabile del settore, comunicandole che andava ad effettuare la visita all’urgenza numero uno.
Mise il cappello, prese la giacca, la borsa e si diresse al corridoio mobile, che l’avrebbe condotta verso l’uscita. Il tappeto accelerò progressivamente. Durante il tragitto ripensò alle chiamate che aveva effettuato e fantasticò…..

 (CONTINUA QUI)

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

ILLUSTRAZIONI

Ecco Chew e Esha visti da Angelo Condello

Chew e Esha, visti da Angelo Condello

 Ed ecco le interpretazioni di Niccolò Pizzorno:

Esharhamat osserva Chew. Illustrazione di Niccolò Pizzorno.

Esharhamat incontra Chew. Illustrazione di Niccolò Pizzorno.

Esharhamat incontra Chew Huang. Illustrazione di Niccolò Pizzorno

 

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