Archive for gennaio 2015

SECONDO LIVELLO DEL VIDEOGIOCO MORTALE

Dopo aver letto “Il labirinto” di James Dashner (da cui è stato di recente tratto il film “Maze runner”), fatta una breve pausa per leggere altro, ho ora letto il secondo episodio della saga: “La via di fuga”.

I ragazzi sono appena riusciti a uscire dal labirinto, con le sue mille insidie e pensano di essere in salvo, ma scoprono che la “Cattivo” ha in serbo per loro una seconda fase di prove.

Cambia l’ambientazione, da quella claustrofobica del primo episodio, passiamo a una più varia, che potrebbe dare qualche difficoltà alla trasformazione in film, dato che i primi minuti si svolgono completamente al buio e il seguito quasi sempre immersi in una luce accecante: un film “fisicamente inguardabile”!

Usciti dalle gallerie tenebrose, finiamo in ambiente che potrebbe dare problemi a chi soffre di agorafobia. Non incontriamo più i mostruosi Dolenti, ma avremo una doppia gamma di mostri, dai pseudo-zombie detti Spaccati a altre cose che non vorrei anticipare.

Le novità sono numerose e si succedono con un buon ritmo, senza annoiare il lettore, anche se devo dire che verso la fine del volume, all’ennesima sventura dei protagonisti, ho avuto un moto di stizza: ancora! Del resto, come autore di “Ansia assassina”, in cui in poche pagine faccio morire in modi diversi ben diciassette persone, non dovrei lamentarmi se anche qui, questi poveri ragazzi vengono falcidiati alla grande. Erano cinquanta o sessanta all’inizio de “Il labirinto” e rimangono presto in una dozzina e non sono i soli a morire!

I due romanzi si basano sulla suspance data dal desiderio dei protagonisti e dei lettori di scoprire cosa stia succedendo, perché e cosa significhi. Si scopre, infatti, solo poco per volta quale sia il contesto esterno al labirinto, chi siano davvero i protagonisti e i loro antagonisti. Si scopre molto lentamente e la tensione rimane alta. A dir il vero al termine di questo secondo volume sappiamo ancora poco. Del resto temo ci attendano almeno altri quattro romanzi per capirci davvero qualcosa!

James Dashner

In questo mi pare quasi di essere dalle parti de “La Torre Nera” di Stephen King, sebbene in questa serie i rivolgimenti e gli scenari siano assai più numerosi e vi siano componenti soprannaturali che mancano nei romanzi di Dashner, dove gli eventi portentosi paiono sempre frutto di una tecnologia particolarmente evoluta (come è spesso, ma non sempre nella saga di King).

Un po’ come nella saga di King, i personaggi faticano a distinguere la realtà dalla finzione, i trucchi dal vero, la verità dalla menzogna. Nulla è davvero come sembra. Non è facile capire chi ti è davvero amico e chi finge.

La difficoltà dei protagonisti (e dei lettori) di comprendere il contesto, di trovare delle risposte definitive che non siano subito contradette dai fatti successivi ricorda anche la più bella e affascinante delle serie televisive di tutti i tempi: “Lost”. Anche questa una storia infinita!

La saga cui questa somiglia di più, mi parrebbe piuttosto “Hunger Games” di Suzanne Collins, sia per la moria dei partecipanti (alla “ne rimarrà solo uno”, tipo “Highlander!”), sia per la presenza di osservatori esterni che scrutano le loro mosse, sia per il succedersi di nuove prove artificiali da superare, sia per i rapporti di amicizia che si sviluppano, sia per la giovane età dei personaggi principali. Anche il target di lettori pare analogo: adolescenti, sebbene entrambe le saghe siano godibilissime anche per un adulto. Le sfide, del resto, sono sempre stimolanti, basta essere ancora giovani dentro.

Maze Runner – il film

Come già scrivevo commentando il primo volume, siamo invece piuttosto lontani dallo spirito de “Il signore delle mosche”, sebbene anche qui abbiamo dei ragazzi che combattono per sopravvivere.

Ancor più di “Hunger Games”, la serie (per ora cinque romanzi, ma credo sia in arrivo il sesto) de “Il labirinto” sembra pensata per trasformarsi in un videogioco di quelli con prove da superare per passare da un livello e a quello successivo.

Non per nulla sono distopie basate (ed è forse questo a renderle interessanti) sulla confusione tra realtà e finzione, sindrome da videogioco.

Questo secondo volume perde qualcosa rispetto al primo, non solo per la minor freschezza delle idee, ma anche per la minor componente razionale. “Il labirinto” consisteva nel cercare la soluzione a un enigma, qui si tratta solo di superare un percorso a ostacoli, sebbene reso intellettualmente più stimolante dalla confusione tra verità e finzione.

Annunci

DISTOPIA WEB

Probabilmente è un effetto della prolungata crisi economica avviatasi sul finire del 2007, che si innesta su una generale crisi del sistema occidentale di più lunga durata, ma negli ultimi tempi mi pare di notare una certa ripresa dei romanzi e dei film distopici e apocalittici. Di solito le distopie vengono presentate come effetto di regimi autoritari, ma questo è più la caratteristica delle grandi distopie del secolo scorso come “Noi” di Zamjatin, “1984” di Orwell o “Il mondo nuovo” di Huxley o“Fahreneit 451” di Bradbury, distopie nel più puro dei sensi, essendo il contrario, politicamente parlando, delle utopie alla Tommaso Moro e Tommaso Campanella.

Ultimamente le distopie tendono a essere l’effetto di qualche evento apocalittico o a non definire le cause della variazione ambientale (vedi “Il labirinto” di James Dashner, “La strada” di Cormac McCarthy, “La Torre Nera” di Stephen King).

Le apocalissi immaginate sono generalmente legate alla paura di catastrofi indotte da virus mortali (la serie TV “L’esercito delle dodici scimmie”, “The walking dead”, “Io sono leggenda” di Matheson) o da altre malattie (“Cecità” di José Saramago), crisi climatiche (“The day after tomorrow”, “Cielo di sabbia” di Joe Lansdale, “Deserto d’acqua” di James G. Ballard, il film “Waterworld”), guerre (“Libri da ardere” di Amélie Norhomb, “The day after”), collisioni spaziali (“Armaggedon”, “Deep impact”) o, addirittura, invasioni aliene, di cui la fantascienza è piena. Talora nascono da distorsioni dell’apparato sociale (“Hunger games”) che usa in modo perverso la scienza (“Non lasciarmi” di Ishiguro, “Il donatore” di Lowry)

Giovanni Agnoloni  (foto di Antonio Ancarola)

(

Il romanzo “Sentieri di notte” di Giovanni Agnoloni è una distopia con elementi apocalittici, ma presenta interessanti elementi di originalità e novità. Innanzitutto, pur avendo evidenti caratteristiche distopiche, descrivendo un’Europa quasi asservita a una multinazionale e per molti aspetti già in forte degrado, ci mostra l’inizio del processo apocalittico. La novità risiede nel fatto che questa non è innescata né da virus, né da bombardamenti cosmici, ma da un blocco totale della distribuzione di energia elettrica (questo elemento spesso associato alle apocalissi in narrativa) e, fatto nuovo, della rete internet.

Per noi che siamo nati prima del web, può sembrare che tornare indietro a quei tempi non sia poi così traumatico, ma immaginate il vostro lavoro e la vostra vita oggi senza la rete. Non come era in passato, ma come diverrebbe se all’improvviso non ci fosse più: niente e-mail, niente streming, niente TV On-demand, niente community, niente facebook, niente whatsapp, niente PEC, niente smartphone. Pensate a tutto il commercio e al business che oggi gira e si basa su internet: quanta parte della nostra economia collasserebbe? Sarebbe una crisi economica come non ne abbiamo mai viste, il blocco di tutte le comunicazioni. Il web è forse qualcosa di ancora troppo nuovo perché lo si consideri come una delle fondamenta della nostra civiltà, ma se sparisse all’improvviso, questa andrebbe in crisi.

Il romanzo è l’inizio di una trilogia già interamente edita (non saprei se siano previsti ulteriori volumi) e il primo volume non ci dice molto di come reagisca il mondo, ormai aduso alla navigazione web, alla comunicazione elettronica e al commercio digitale nel momento in cui ne rimane privo, ma ci mostra gli sforzi di uno strano drappello di eroi per bloccare la multinazionale che ha generato il blocco per asservire l’Europa. Incontriamo un enigmatico professore, che sebbene conosciamo già morto, pare abbia tessuto le fila della resistenza, un androide da lui creato, un informatico cieco ma con la capacità di percepire la rete, uno studioso irlandese di teologia e altri personaggi che convergono da varie parti del continente per arrestare il processo distopico.

L’atmosfera fantascientifica, a tratti con toni da prima science-fiction, si inserisce sulla descrizione di un’Europa quanto mai concreta e reale (da Berlino a Cracovia a Lucerna), con riferimenti alla Storia più o meno recente, aggiungendo, con riferimenti religiosi, ambientazioni che sfiorano il metafisico, come la misteriosa nebbia bianca che minaccia il cuore dell’Europa.

Incuriosisce capire come la vicenda sarà portata avanti dall’autore e quali sviluppi seguiranno.

 

ALLE ORIGINI DELLA FANTASCIENZA

La rivista IF Insolito & Fantastico già aveva dedicato uno dei suoi numeri monografici alla narrativa fantaistica ottocentesca (n.13 – Ottocento fantastico) in cui venivano esplorate le origini di vari generi letterari fantastici. Il n. 16 della rivista “Proto-fantascienza” un po’ ricorda quel lavoro.

Dal numero precedente la rivista è tornata a ospitare oltre ai saggi sul tema monografico anche dei racconti, selezionati con apposito concorso. Ora ai racconti tematici di nuovi autori, se ne aggiungono altri di autori classici o affermati. Ribadisco di preferire la formula “solo saggi”, ma questo numero, riportando racconti classici o classicheggianti, si presenta comunque gradevole, avendo tali storie a volte il valore di veri documenti letterari, come il capitolo di “Eva futura” di Viliers de l’Isle Adam. Altri ci riportano a sapori dimenticati come le “Aeronavi italiche” di Max Gobbo o “L’ascensione prodigiosa” di Jean-Pierre Leagle in cui ritroviamo addirittura il verniano Capitano Nemo impegnato in un viaggio spaziale! Mi ha stupito il racconto “Spectrum” in cui utilizzando un PC domestico trai i primi diffusi nelle nostre case (ne avevo una versione successiva), lo Spectrum ZX80, i protagonisti riescono a risuscitare i morti!

Tra i racconti, dopo un’intervista all’autore, leggiamo “Il racconto di Emilio” di Bruce McAllister, una storia demoniaca ambientata in Liguria, in cui però leggo troppi errori, alcuni forse dovuti al traduttore, altri a una conoscenza che mi pare superficiale dell’Italia e del latino.

Tra i saggi ricordiamo la recensione de “L’ultimo uomo” di Mary Shelley, l’autrice di “Frankestein”, opera apocalittica da riscoprire.

Fabrizio Foni e Gianfranco De Turris ci ricordano, in due articoli, delle difficoltà ad affermarsi del fantastico italiano.

Singolare è l’articolo di Riccardo Gramantieri che ci fa vedere Giacomo Leopardi come un autore distopico.

Giuseppe Panella illustra il ruolo giocato da Guy de Maupassant nel porre le basi del genere, mentre Walter Catalano ci parla di Jack London, che i più immaginano solo come autore di storie di avventura a base di cani e lupi.

 

ALLA RICERCA DI UN DIVERSO FLUSSO DEL TEMPO

Nello scrivere ucronie, mi sono interrogato più volte sulla natura del tempo, tema, del resto che mi ha sempre affascinato, altrimenti non avrei cominciato a scrivere allostorie. Nei miei romanzi presumo che il tempo non sia lineare, ma una sorta di frattale, con infinite divergenze. Lungo ognuna delle linee che si dipartono da queste divergenze troviamo una storia alternativa, mondi in cui Colombo non scopre l’America, i tedeschi vincono la Seconda Guerra Mondiale, Roma non crolla, le Torri Gemelle sono ancora lì, Giovanna D’Arco sopravvive al rogo e così via.

Mi sono allora chiesto due cose:

  1. Qualcuno, al di là della narrativa, in fisica o in filosofia, ha mai ipotizzato un tempo divergente o a frattale?
  2. Quando e come è nato il concetto di tempo lineare?

Ho così di recente letto il bel saggio di Fusaro “Essere senza tempo”. Sebbene sia stata una lettura molto interessante, era incentrato sui concetti di accelerazione della storia e di fretta, dunque non ciò che cercavo.

La lettura mi ha comunque stimolato a continuare gli approfondimenti. Ho così ora letto “Il Libro dell’orologio a polvere” di Ernst Jünger (Das Sanduhrbuch, 1954 – Milano, Adelphi 1994).

Sebbene scritto da un filosofo, il saggio, pur con alcune interessanti riflessioni filosofiche ed esistenziali, è in realtà una storia degli orologi antichi, con particolare riguardo per quei manufatti che, finora, avrei un po’ impropriamente definito “clessidre”, ma che l’autore più propriamente chiama “orologi a polvere”, essendo le clessidre, come l’etimologia del termine spiega, in realtà, orologi ad acqua.

Il volume, essendo scritto da persona di evidente ampia cultura, spazia però su altri temi in modo coerente e molto interessante e l’ho trovato nel complesso una lettura molto stimolante e per nulla noiosa.

Ernst Jünger

Tra le divagazioni, mi hanno molto colpito quelle su San Girolamo (spesso raffigurato con orologi a polvere) e papa Silvestro II (il quale oltre che ecclesiastico, pare sia stato un notevole inventore, avendo, tra le altre cose, realizzato uno dei primissimi prototipi di orologio meccanico), figura sulla quale mi è venuta voglia di scrivere un romanzo (ne ho persino già buttato giù l’incipit), ma anche alcune riflessioni minori sulle cattedrali gotiche o sull’insofferenza del mio antenato Tommaso d’Aquino per gli automi. Per quanto riguarda il romanzo che sto scrivendo ora, lo spunto è stato di inserire alcuni orologi a polvere nella narrazione, peraltro, nella stesura attuale, priva di orologi di sorta.

Affascinante è comunque tutta la storia degli orologi qui narrata, le cui origini sono tutt’altro che chiare e ancor meno note ai più, che spesso confondono la datazione delle origini di meridiane, clessidre, orologi a polvere e orologi meccanici. Non avrei pensato, per esempio, che le origini degli ultimi due fossero più ravvicinate tra loro che quelle tra clessidre e orologi a polvere.

Per quanto riguarda l’oggetto della mia ricerca, la considerazione più rilevante penso riguardi l’idea che ogni popolo crea diversi strumenti di misurazione in base alle proprie esigenze e alla propria percezione del tempo. Al giorno d’oggi diamo per scontata l’esigenza di dividere e misurare il tempo, di rispettare orari e appuntamenti, ma tutto ciò è solo una caratteristiche della nostra cultura europea e non qualcosa che sorge spontaneo in ogni uomo.

Notiamo anzi, nella storia, numerosi esempi di repulsione, più o meno profonda, a ogni tentativo di irreggimentare il tempo. Del resto, proprio più riusciamo a imbrigliare il tempo, a incanalarlo in perfetti sistemi di misurazione, maggiormente ne diventiamo schiavi. Incredibilmente persino un personaggio di una commedia di Plauto si lamenta dell’introduzione della meridiana!

«Maledetto chi ha inventato l’orologio / e stramaledetto il primo che ha piazzato qui la meridiana! / M’ha fatto a pezzettini la giornata, me tapino. / Da ragazzo, la pancia era la sola meridiana, / la migliore, senza confronto, e la più esatta di tutte quante. / Quando dava il segnale quella, si poteva mangiare, se mai ce n’era: / adesso, anche quel che c’è non si mangia, se non garba al sole».

Se avesse visto gli orologi moderni, che avrebbe fatto!

Il tempo degli orologi a polvere era tempo meno preciso, più umano, in cui la misurazione riguardava singoli eventi. Gli orologi meccanici invece sono invasivi e misurano non solo il tempo del lavoro, ma anche quello del riposo, divengono oggetti da cui non ci liberiamo mai e ci tengono perennemente avvinti a loro. Il volume è del 1954 e immagina appena l’esistenza degli orologi digitali e di tutti i loro derivati, dalle sveglie, alle app per misurare la velocità media o cronometrare ogni attimo delle nostre fugaci esistenze, per non parlare della moderna schiavitù verso cellulari, smartphone e tablet, ben più invadenti dei loro ticchettanti cugini.

C’è quindi un capitolo che parla della differenza tra tempo lineare e tempo circolare. Il tempo circolare era quello misurato dal moto degli astri, dallo scorrere del sole e dal mutare dell’ombra della meridiana. Il tempo diventa lineare con il passaggio alle clessidre prima e agli orologi a polvere poi, in cui l’acqua o la sabbia, attratti dalla forza gravitazionale, inesorabilmente cadono sempre nello stesso verso, anche quando gli orologi vengono rigirati e un nuovo ciclo fatto ricominciare. Sempre dal basso verso l’alto, in un moto che nell’essere il contrario dell’elevazione, ci rende consapevoli della finitezza del nostro destino.

Gerberto – Papa Silvestro II

È lo stesso orologio a polvere, poi, che nel mostrarci il progressivo svuotamento dell’ampolla superiore, sempre ci ricorda che il passato, che giace in basso pesa ogni istante di più del futuro, i cui grani vediamo esaurirsi a vista d’occhio.

Non per nulla, come ci racconta Jünger, spesso la clessidra viene raffigurata accanto alla morte, a indicare il tempo che ci resta da vivere.

Riuscirà l’avvento degli orologi digitali, con il loro asettico fluire, non più circolare o lineare, ma astrattamente matematico, a farci concepire un diverso tempo, non più lineare? Riuscirà internet, in cui conviviamo e condividiamo messaggi con persone di diversi fusi orari, a farci immaginare se non un tempo divergente, almeno dei tempi paralleli?

Gruppo di lettura per IL COLOMBO DIVERGENTE – Libri (cartacei) in regalo per tutti

Ho aperto un Gruppo di Lettura su anobii per IL COLOMBO DIVERGENTE.

IL COLOMBO DIVERGENTE è un romanzo ucronico sulla mancata scoperta dell’America da parte di Cristoforo Colombo, o meglio sulla sua difficoltà a comunicare la scoperta, con un ribaltamento della storia.

Il romanzo non è però solo un’ucronia. Da una parte si interroga su chi realmente fosse il navigatore, dall’altra ce lo mostra nella sua cocciuta testardaggine, nel suo inamovibile desiderio di realizzare il proprio sogno di scoperta e avventura.

Colombo, nella realtà fu spesso sconfitto, ma andò sempre avanti. In questa storia alternativa la sorte è ancor meno benigna nei suoi confronti, ma lo vedremo ugualmente lottare fino all’ultimo, trascurando altre cose, la famiglia, gli affetti.

In questa allostoria lo vedremo spostarsi da un continente all’altro, incontrando e cercando di capire popoli diversi, in questo primo assaggio di globalizzazione, che proprio dal suo omonimo storico c’è stata aperta e avviata.

A narrare le sue vicende due voci misteriose, che si alternano, una in caratteri normali, l’altra in corsivo. Solo alla fine scopriremo a chi appartengono.

Di questo libro ho realizzato due edizioni. Ormai la prima è fuori commercio, ma me ne rimangono alcune copie che ho deciso di regalare a chi volesse partecipare a questo Gruppo di Lettura.

Ci si può iscrivere qui:

http://www.anobii.com/forum_thread?topicId=3271499#new_thread

I LIBRI SONO IN REGALO (comprese le spese di spedizione).

NON COSTA NULLA.

Vi aspetto.

Buona lettura

 

Diffidenza verso gli automatismi

San_Giusto_Automi

Cattedrali gotiche

Cattedrali per Junger

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: