Archive for settembre 2017

UNA GRANDE EPOPEA ALL’INSEGUIMENTO DI UN SOGNO DI LIBERTÀ E VITA

IL SOGNO DEL RAGNO” di Carlo Menzinger di Preussenthal è un romanzo che ci trasporta in un altro mondo. Non un mondo alieno attorno a qualche pianeta lontano, ma il nostro, la nostra vecchia Terra, quello che mi piace chiamare il Terzultimo Pianeta, viaggiando verso il Sole.

Eppure questa Terra, oggi, ne “IL SOGNO DEL RAGNO” appare davvero molto diversa da come la conosciamo. Che cosa le è accaduto?

Sparta, sconfitta Tebe, distrutta Atene e soggiogata Roma, domina ormai Europa, Asia e gran parte dell’Africa e dell’America. Non ci sono mai state la Rivoluzione francese e la Rivoluzione Industriale! Le grandi nazioni europee non sono mai nate!

La storia si svolge dal 16/04/2009 al 14/07/2018. Inizia in parallelo a Napoli e in Grecia, a Sparta, con le due protagoniste che, ciascuna a modo suo combatte contro l’Impero di Sparta, che come un ragno (uno dei suoi simboli) ha allargato ovunque la sua tela. “Sparta ovunque” è una delle forme di saluto ora in voga. A Napoli, anzi, a Neapolis, Aracne, una schiava ilota di diciassette anni, violentata in strada per l’ennesima volta e rimasta in cinta, sebbene le leggi di Sparta non lo permettano, fugge per non essere punita per questa gravidanza e per cercare un nuovo mondo, un nuovo modo di vivere e la libertà. È questo il sogno di Aracne (“ragno” in greco). È questo “IL SOGNO DEL RAGNO. Aracne si chiama così perché sin dalla nascita ha un ragno tatuato sulla fronte. Non sa perché, ma un grande mistero che la riguarda da vicino è celato in quel tatuaggio.

Al centro dell’Impero, a Sparta, che ora si chiama Lacedemone, un’altra ragazza, Nymphodora, poco più grande di lei, ma appartenente alla nobiltà, agli spartiati, e figlia di due delle persone più importanti dell’Impero, sogna di cambiare la città e studia una disciplina nuova, osteggiata da tutti: l’architettura. Sogna di costruire città diverse, perché Lacedemone è una grande metropoli del tutto sotterranea e lei sogna di costruire palazzi che si ergano verso il cielo, grattacieli.

IL SOGNO DEL RAGNO – Capitolo 5

Non solo questo è diverso a Sparta, rispetto al nostro mondo.

Uomini e donne vivono separati, non esistono le famiglie, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, la gente va in giro nuda, considerando i vestiti un deprecabile spreco, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti e Sparta persegue la selezione della razza. La gente ancora adora gli antichi Dei greci e il cristianesimo non esiste, mentre una piccola setta di “Gesuisti”, seguaci di Gesù di Nazaret, si rifugia sull’appennino per sfuggire a Sparta.

Dal capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

Dal capitolo 5 de IL SOGNO DEL RAGNO

Le due ragazze si lanciano in due grandi sfide, molto più grandi di loro, scoprendo, assieme al lettore, aspetti sorprendenti dell’Impero di Sparta. Altri personaggi le affiancano con le loro storie e le loro esperienze, mentre le vicende delle due ragazze, passo dopo passo convergono verso una storia unica, in una grande epopea che è anche racconto di crescita, di scoperta del mondo e di se stessi. Una storia di tenacia e di perseveranza che forse ricorda quella di Cristoforo ne “Il Colombo divergente”, per questa ostinazione nel perseguire un sogno e un’idea, per questo desiderio di cambiare le cose nonostante ogni avversità. C’è, però, nelle giovani Aracne e Nymphodora una freschezza e un desiderio di vivere quali solo delle giovani come loro possono avere. Una tenacia e un attaccamento che sono soprattutto verso la vita, la propria e quella del bambino che deve nascere, l’amicizia, l’amore, quell’amore che Sparta rifiuta e non conosce, perché, non dimentichiamolo, questo mondo non ha mai conosciuto Saffo, Catullo, il romanticismo, i racconti cavallereschi e molto altro ancora su cui si è fondata la nostra visione dell’amore. Toccherà a queste due ragazze costruire tutto ciò dal nulla.

 

Dal Capitolo 14 de IL SOGNO DEL RAGNO (VIA DA SPARTA))

Annunci

IL SOGNO DEL RAGNO E I SUOI FRATELLI

Ieri sera, 28 settembre 2017, lasciato il Westin Excelsior, IL SOGNO DEL RAGNO ha finalmente raggiunto i suoi fratelli che lo aspettavano con ansia… assassina.

Per i primi che si prenoteranno posso offrire l’eccezionale prezzo “sotto-costo” di € 10,00.

Spedizione con piego-libro.

Scrivetemi su menzin@virgilio.it per ordinarlo.

PRESENTAZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO” AL WESTIN EXCELSIOR

Si è tenuta ieri, 28/09/2017, la presentazione inaugurale del romanzo ucronico IL SOGNO DEL RAGNO nella suggestiva cornice della Sala degli Affreschi del Westin Excelsior, sullo splendido lungarno fiorentino, in Piazza Ognissanti. La grande sala era gremita di pubblico, che si è attardato dalle 19,30, sebbene si dovesse iniziare alle 20,30, sino a tarda sera per ascoltare la presentazione delle novità editoriali di Porto Seguro, tra cui il primo volume della saga di VIA DA SPARTA, che narra le avventure di due giovani ragazze in un mondo attuale, ma ucronico e forse distopico, in cui Sparta esiste ancora ed è un impero che controlla gran parte del mondo, imponendo regole e costumi assai diversi da quelli a cui siamo abituati, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti. Persino gli abiti sono considerati un lusso deprecabile e la gente non li usa.

Oggi, in questo tempo alternativo, Aracne è una schiava in fuga verso un sogno, attraverso le terre di Sparta, di cui scoprirà facce inattese. Affronterà prigionia, fughe, naufragi, conoscerà gente diversa e sarà più volte tentata di arrendersi.

IL SOGNO DEL RAGNO” è l’inizio di un’avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

Ad accompagnare l’autore c’erano l’editore Paolo Cammilli, Lucrezia Neri che ha curato l’editing del romanzo e Anna Meola che ha curato gli aspetti contrattuali. Mancava, purtroppo, il grafico Angelo Condello, che ha realizzato la copertina de IL SOGNO DEL RAGNO, come già in passato quella de LA BAMBINA DEI SOGNI, oltre ad aver vivacemente contribuito all’illustrazione della gallery novel IL SETTIMO PLENILUNIO.

Ecco il video con la presentazione de IL SOGNO DEL RAGNO.

Molti gli autori presenti con i loro libri:

21.04.2015 di Federico Pipitone

BASSA FINANZA di Claudio Volpi

BIOGRAFIA DI UN CANE di Maurizio Mandarano

I GIORNI PRIMA di Davide Savorelli

VIA DA SPARTAIL SOGNO DEL RAGNO di Carlo Menzinger di Preussenthal

LA SETTA di Fiorenzo Catanzaro

MANCU LI CANI di Tommaso Randazzo

MENTRE SIENA DORME di Andrea Giacomo Siveri

NOBLESSE di Iacopo Riani

NONOSTANTE TE di Lorella Carli

POESIE ESPRESSE PER CUORI DISTRATTI di Paolo Baratti Noimann

SOLD OUT di Daniele Locchi

RADICI di Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli

Ho acquistato LA SETTA e I GIORNI PRIMA, ma spero di poter leggere anche gli altri.

Una gran bella serata. Grazie a tutto il pubblico presente, agli altri autori, all’editore e al suo staff.

 

 

The Westin Excelsior

 

 

La Sala degli Affreschi del Westin Excelsior

 

Carlo Menzinger e Lucrezia Neri

 

The Westin Excelsior

 

The Westin Excelsior

 

Carlo Menzinger nella Sala degli Affreschi in attesa di parlare de IL SOGNO DEL RAGNO

VEDI QUI ALTRE FOTO DELLA SERATA.

TUTTI GLI AUTORI DI PORTO SEGURO DEL 28 SETTEMBRE 2017

Le novità di settembre di Porto Seguro Editore verranno presentate giovedì 28 alle 20,30 presso l’Hotel Westin Excelsior, in Piazza Ognissanti 3.

I romanzi presentati saranno:

21.04.2015 di Federico Pipitone
BASSA FINANZA di Claudio Volpi
BIOGRAFIA DI UN CANE di Maurizio Mandarano
I GIORNI PRIMA di Davide Savorelli
VIA DA SPARTA IL SOGNO DEL RAGNO di Carlo Menzinger di Preussenthal
LA SETTA di Fiorenzo Catanzaro
MANCU LI CANI di Tommaso Randazzo
MENTRE SIENA DORME di Andrea Siveri
NOBLESSE di Iacopo Riani
NONOSTANTE TE di Lorella Carli
POESIE ESPRESSE PER CUORI DISTRATTI di Paolo Baratti Noimann
SOLD OUT di Daniele Locchi
RADICI di Massimo Acciai Baggiani, Pino Baggiani e Italo Magnelli

 

ALLUCINOGENI, FANTARELIGIONE E LA GRAN TESTA DI DICK

Risultati immagini per le tre stimmate di palmer eldritchPhilip K. Dick non è certo il più classico degli autori di fantascienza, pur essendo uno dei grandi nomi della fantascienza di epoca classica. La sua grande creatività e la sua capacità di guardare il mondo con occhi diversi lo hanno portato a scrivere romanzi e racconti che si muovono oltre i confini del genere. Non per nulla una delle opere pioneristiche dell’ucronia (“La svastica sul sole”) ha la sua firma.

Con “Le tre stimmate di Palmer Eldritch” (The Three Stigmata of Palmer Eldritch – 1965) pur portandoci attraverso cliché del genere, come i viaggi spaziali, la colonizzazione di altri mondi e le invasioni aliene, Dick ci offre un contesto ben diverso. Ci parla di droghe come Wallace in “Infinite Jest” non sa fare, inventandone di nuove, con nuovi effetti. Le immagina legate a dei Progetti (come il Can-D), dei sistemi per favorire dei viaggi guidati in altri mondi o addirittura come strumenti per il controllo dell’umanità e veicoli di invasioni aliene (come la Chew-Z). La diffusione di queste droghe hanno effetti non solo sulle menti e i corpi di chi le assume, ma sull’intera società e diventano metafora di un consumismo dilagante, di un sistema di controllo e assuefazione delle masse che fa pensare a un certo uso dei media.

Eppure “Le Tre Stimmate di Palmer Eldritch” sono anche altro: sono analisi e riflessione sui confini del reale, anticipando la moderna confusione con il virtuale e l’odierna manipolazione dell’informazione mediatica. Sono riflessione su Dio, sull’unicità dell’Uomo nell’universo, sul rapporto con il diverso e l’alieno. Sono, in fondo, un raro esempio (e certo uno dei primi) di fantareligione. Mi chiedo persino se avremmo potuto avere un Simmons con il suo ciclo di “Hyperion” senza quest’opera dickiana.

La visione della droga e degli alieni, pur muovendosi sui piani dell’allucinazione, non ci porta verso i mostri ancestrali di Lovecraft, né a un’analisi delle paure umane come negli scritti di Stephen King, ma, nel guidarci in viaggi nel tempo e nello spazio, mantiene una profonda razionalità, quasi asimoviana, per quanto il russo-americano sia agli antipodi rispetto a Dick.

Risultati immagini per le tre stimmate di palmer eldritch

Philip K. Dick

L’opera si nutre di un’ambientazione articolata.

Ci ritroviamo in un mondo in cui il surriscaldamento globale è andato così avanti che a New York ci sono 80 gradi centigradi e quando il sistema di refrigerazione delle case si guasta, chi ci rimane dentro si cuoce, in un mondo in cui, secondo la visione romantica della fantascienza di epoca classica l’umanità ha colonizzato Marte, Venere, Ganimede e altri luoghi del sistema solare e riesce a viaggiare fino a Proxima Centauri, ma in cui alcune cose sono andate avanti ma non troppo, abbiamo per esempio degli “omeogiornali” ma non internet, dei medici-valigetta che somigliano a personal computer, ci sono individui con capacità precognitive, dei veggenti detti Precog, utilizzati per prevedere la moda futura, c’è una droga, la citata Can-D, assunta assieme a dei programmi onirici detti Progetti, ci sono tecniche “evolutive” che permettono di trasformare le persone per adattarle ad ambienti alieni, trasformandoli nelle cosiddette “Teste a bolla”, ci sono ancora i transistor e c’è chi pensa di trovare Dio su Proxima Centauri.

Il romanzo riprende degli elementi di un precedente racconto di Dick, “I giorni di Perky Pat” (The Days of Perky Pat), pubblicato nel dicembre 1963. Chi assume la Can-D si trova nel mondo della bambola Perky Pat, una sorta di barbie, che nella visione allucinata diviene forse più una sexy-doll.

Leggo su wikipedia che “In medicina le stimmate sono le variazioni palesi e manifeste al fenotipo che possono essere segno distintivo rispetto alla condizione comune.Risultati immagini per le tre stimmate di palmer eldritch

A un approccio semplicistico alla diagnosi sono i segni caratteristici che indirizzano per la loro sola presenza in maniera evidente, a essere elementi qualificanti per indurre l’attribuzione a determinate condizioni patologiche.

Le stimmate di Palmer Eldritch sono la sua bocca dai denti d’acciaio, la sua mano meccanica e i suoi occhi artificiali, che lo connotano come una sorta di cyborg. Ma chi è Palmer Eldritch? E dov’è veramente? Come una sorta di Dio (e qui le stimmate alludono a quelle di Cristo, ovviamente, le piaghe nelle mani, nei piedi e nel costato), grazie al diffondersi della droga Chew-Z, Palmer Eldritch è ovunque e ambisce a essere ciascuno di noi: Dio è in ciascuno di noi, no? Ma Palmer Eldritch procede per gradi: all’inizio ambisce solo a “essere un pianeta”, ovvero ogni abitante di Marte.

Qualcosa si nasconde dietro Palmer Eldritch? Non voglio rivelare oltre, perché l’opera è più complessa di quello che potrebbe sembrare a un lettore superficiale e merita di essere affrontata con attenzione.

 

Di Dick leggi anche:

Tempo fuor di sesto

Ubik

La svastica sul sole

Noi marziani

Presentazione de IL SOGNO DEL RAGNO al Westin Excelsior di Firenze

Il 28 Settembre 2017 alle ore 20,30 Vi aspetto tutti alla presentazione de IL SOGNO DEL RAGNO al Westin Excelsior di Firenze, in Borgo Ognissanti, 3.

Durante la serata saranno illustrate le nuove pubblicazioni di PORTO SEGURO EDITORE, tra cui IL SOGNO DEL RAGNO di Carlo Menzinger di Preussenthal. L’ingresso è libero. Le consumazioni, per chi vuole, sono a pagamento (€ 10,00).

Comincia la grande fuga di Aracne dal mondo ucronico dominato da Sparta alla ricerca della libertà, dell’amore e di un mondo migliore per chi, come lei, ilota, è nata schiava in un impero dominato dai guerrieri spartiati.

Attraverso il violento e spietato Impero di Sparta, che, in un universo divergente e alternativo, ai giorni nostri domina metà del pianeta, la diciasettenne Aracne, appena violentata in strada, senza la possibilità di protestare o rivendicare qualche diritto, non avendone alcuno in quanto schiava ilota, fugge all’inseguimento di un sogno, della libertà e della vita per sé e per il bambino che porta in grembo frutto di quell’assalto brutale in strada dopo un’estenuante giornata di lavoro.

Quasi 2400 anni fa Sparta, anziché essere sconfitta da Tebe, ha vinto e ha iniziato la sua espansione, cancellando Atene e la sua cultura, bloccando lo sviluppo dell’Impero Romano e creando un mondo del tutto diverso, dove uomini e donne vivono separati, sesso e amore sono diversi da come li conosciamo, i malati e i vecchi vengono uccisi, il denaro e il lusso non esistono, la guerra non ha mai fine, l’arte è quasi inesistente, la meccanica è ai suoi inizi e al servizio del solo esercito, l’elettronica non è neanche immaginabile, ma la genetica ha fatto grandi passi avanti. È un mondo in parte distopico, ma soprattutto diverso dal nostro, per effetto di 2400 anni di divergenza storica.

Oggi, in questo tempo alternativo, Aracne è una schiava in fuga verso un sogno, attraverso le terre di Sparta, di cui scoprirà facce inattese. Affronterà prigionia, fughe, naufragi, conoscerà gente diversa e sarà più volte tentata di arrendersi.L'immagine può contenere: sMS

 

IL SOGNO DEL RAGNO” è l’inizio di un’avventura e un percorso che ci insegna che nulla è scontato, che le nostre comodità, i nostri diritti, le nostre libertà sono conquiste di anni di storia e sarebbe bastato poco a far sì che oggi non le avessimo.

IL SOGNO DEL RAGNO” è un romanzo di Carlo Menzinger di Preussenthal edito nel Settembre 2017 da Porto Seguro Editore.

Porto Seguro Editore è una casa editrice di Firenze.

IL SOGNO DEL RAGNO” è il primo volume della trilogia “VIA DA SPARTA“.

Leggi l’inizio del primo capitolo qui.

Aspetto tutti il 28 Settembre 2017 alle ore 20,30 per la presentazione de IL SOGNO DEL RAGNO.

LA TESSITRICE – L’inizio de IL SOGNO DEL RAGNO

VIA DA SPARTA

di Carlo Menzinger di Preussenthal

 

Credeva in infinite serie di tempo,

in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano,

si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

IL SOGNO DEL RAGNO

1 – LA TESSITRICE

 Dopo che tutte le fanciulle e tutti i giovani non sposati

sono stati rinchiusi in una sala oscura,

ciascuno portava con sé senza dote quella che aveva afferrato.

(Ermippo di Smirne[1])

 

Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un’età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l’avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

Non indossava nulla, ma era accaldata. Una goccia di sudore scivolò lungo il ragno tatuato sulla fronte. La ragazza la asciugò con il dorso della mano. Anche questa era tatuata. Il disegno raffigurava due anelli intrecciati. Non aveva altri tatuaggi. Non era stata lei a sceglierli. Per quel che ricordava, li aveva sempre avuti.

Aracne inspirava a fatica l’aria, densa del respiro pesante delle altre donne. In quello spazio stretto e tetro come il ventre afflosciato di una vacca morta di fame nessuna finestra si affacciava sull’esterno, ma Aracne sapeva che era sera. Lo capiva dal peso della propria stanchezza. Aveva passato l’intera giornata a quel telaio infernale cui era legata tutti i giorni della settimana, ormai da molti anni. Troppi, rispetto ai pochi che aveva. Odiava quella stanza sotterranea, illuminata solo dal tremolare di torce puzzolenti, il cui fumo le bruciava gli occhi arrossati. Lei e le sue compagne tessevano senza posa per le brame del signor Zotikos. Non era il vero padrone. La filanda era gestita da sua moglie, che seguiva l’amministrazione per conto della Gerusia, ma tutte loro chiamavano quel buco la Filanda di Zotikos, anche se lui era più che altro il cane da guardia dell’amministratrice. Abbaiava e, a volte, mordeva. Dove non bastava la sua frusta, arrivava con l’unico pugno che gli era rimasto e a volte con i denti. Le tessitrici, ridendo, dicevano che con la padrona uggiolava, ma la cosa ad Aracne sembrava improbabile. Le donne lo descrivevano carponi leccare le natiche della moglie e sghignazzavano cercando di non farsi sentire. Anche Aracne rideva, ma la padrona non le interessava: la vedevano di rado e quindi consideravano il marito come il loro capo. Zotikos aveva lasciato l’esercito in seguito alla perdita di un braccio. Diceva che l’avevano “sfrondato” in battaglia, e da allora si occupava della fabbrica. Non lo faceva volentieri, perché per lui era un ripiego, attività poco onorevole per un militare, e quindi maltrattava piuttosto spesso le sue collaboratrici, sfogando la propria frustrazione. Pretendeva da loro un rigore e una disciplina cui si era abituato sotto le armi, ma le donne non erano soldati e non sembravano volergli dare soddisfazione. Questo lo irritava molto. Anche se non le mordeva, questo cane, per come le trattava, era come se lo facesse.

Aracne uscì in strada con grande sollievo, sebbene sapesse che, passata la notte, sarebbe dovuta tornare al telaio e così ancora il giorno dopo e quello dopo ancora, per un tempo che non prevedeva alternative né fine. Respirò a fondo l’aria della sera, riprendendo un poco di forza. Il vento raffreddò il sudore sulla pelle nuda.

I suoi lineamenti delicati, resi ancor più affilati dalla stanchezza, lasciavano sui muri ombre taglienti più lunghe di lei, già alta e slanciata. Presto sarebbe stato buio. Doveva affrettarsi. Camminando rasente alle pareti, come sua abitudine, quasi sperasse in tal modo di confondersi con la sua stessa ombra e di non essere notata, si avviò a qualche isolato da lì, verso la stanza del gineceo che divideva con Anthousa, una ragazza sua coetanea. Un bugigattolo scuro, una topaia nel quartiere più sporco, lontano dal mare, in quel grande edificio seminterrato popolato solo di schiave ilote, scarafaggi e sordidi sorci. Avrebbe preso dalla mensa un po’ di zuppa nera e si sarebbe subito buttata sul pagliericcio, per riprendere un po’ di energia, pensava.

Era difficile, per chi la incontrasse, nonostante la spossatezza che la pervadeva, non notare la bellezza dei suoi occhi verdi da gatta e i lunghi e foltissimi capelli neri, che teneva raccolti alla buona in un’ampia coda di cavallo, perché proprio non aveva il tempo di pettinarli come avrebbero meritato. Il laccio sulla nuca lasciava liberi solo i capelli sulla fronte con cui cercava di nascondere il tatuaggio, quel ragno di cui si sentiva prigioniera. Quanti giorni erano passati dall’ultima volta che li aveva potuti lavare? Non lo ricordava neppure. Avrebbe voluto farlo, ma la sera era sempre troppo stanca. Forse, pensava, era meglio così: non voleva sembrare bella. La sua bellezza la affaticava ed era fonte di guai. Aveva però l’incoercibile splendore dei diciassette anni. I suoi capelli, simili a un’immensa criniera, attiravano l’attenzione. Quel maledetto ragno che le avevano tatuato sulla fronte e da cui prendeva il nome calamitava gli sguardi. Pensandoci ci spinse sopra una ciocca di capelli della frangia. Come avrebbe voluto qualcosa con cui nasconderlo meglio! Sparta, però, non ammetteva l’uso degli abiti, né tantomeno di cappelli o veli per la testa. Mollezze inaccettabili e immorali.

Il sentiero polveroso e secco non era deserto, ma i passanti erano abbastanza rari e si affrettavano verso le rispettive abitazioni, essendosi ormai quasi fatto buio. La notte i controlli si allentavano, le pattuglie si facevano rare, i giovani in libertà andavano in caccia di sesso, risse e avventure. Nel silenzio si poteva sentire, sebbene lontano, il rumore della risacca. Gli abitanti di Neapolis amavano il loro mare e ne erano orgogliosi.

Con un fremito Aracne notò un gruppo di ragazzi venirle incontro. L’aria della sera era ancora calda, quasi afosa, e i giovani giravano senza tuniche o mantelli, com’era uso in estate in tutto l’impero di Sparta. Nudi, come anche lei era.

Senza tanti complimenti si avvicinarono e, girandole attorno, la squadrarono. Erano in quattro e mostrarono tutti di apprezzarne la sensualità. Non solo a parole. Strusciarono i loro corpi nudi contro la sua pelle, altrettanto esposta, esplicitando le proprie pulsioni.

  • Vi prego, ragazzi – tentò di fermarli Aracne – apprezzo le vostre attenzioni, ma sono davvero molto stanca. Potete trovare ragazze più belle e riposate di me senza problemi, che sapranno farvi divertire assai meglio. Sarà per un’altra volta, via.
  • Perché mai? A noi piaci così! Vero, ragazzi?
  • A me piaci tu. Non voglio un’altra ragazza. A me piaci tu. A me piaci tu, tu, tu – canticchiò uno di loro, tastandole i capezzoli con le dita, prima pigiandoli e poi pizzicandoli.
  • Tu, tu, tuuu! – fecero eco altri due.
  • Guardate che bel bosco frondoso che ha laggiù! Ne avete mai visto uno così peloso?
  • Sottobosco frondoso e rigoglioso, direi, ci manca però qualche albero.
  • A quelli ci pensiamo noi, vero ragazzi?
  • Oh sì!
  • Oh sì, sì, sì! – cantilenarono in coro.
  • Non sono una buona amante, vi assicuro – tentò ancora di difendersi, ma sapeva già che le sue erano solo parole al vento. Le uscirono fiacche, senza speranza di essere ascoltate. Sentiva già la loro eccitazione premerle dura contro le gambe e nel solco tra le natiche. Aveva mani che la toccavano ovunque, soprattutto tra le cosce.

Due uomini di passaggio si avvicinarono, lanciarono uno sguardo distratto e proseguirono il loro cammino continuando a chiacchierare delle loro cose. Sull’altro lato della strada una donna aprì un portone e, dopo aver occhieggiato per un attimo la scena, rientrò in casa. Nella bella stagione a ogni angolo si potevano vedere corpi nudi stringersi in veloci amplessi sul selciato. Ogni bella ragazza sapeva che difficilmente di sera avrebbe potuto percorrere una via per intero senza dover cedere ad almeno un rapporto sessuale. Era diritto di ogni uomo o ragazzo prendere ogni donna volesse, purché fosse un’ilota[2], una schiava pubblica, com’erano la maggior parte degli abitanti di Neapolis. Diversa era la storia per le donne degli spartiati[3], i padroni della città e dell’Impero. A Neapolis, comunque non ce n’erano molte e difficilmente andavano in giro da sole a quell’ora. I ragazzi non avevano dovuto controllarle il tatuaggio con gli anelli intrecciati sulla mano per capire che era un’ilota. Una schiava si faceva riconoscere dal portamento e dall’aspetto. Per quanto bella fosse Aracne, non poteva competere con la maestosità delle spartiate, le padrone di Sparta, che camminavano con il passo felino delle regine.

Aracne notò i passanti, ma non fece nulla per attirare la loro attenzione, perché sapeva di non potersi opporre alla volontà di quei ragazzi. Essere presa così, in mezzo alla strada, dopo una dura giornata di lavoro, però proprio non le andava giù. Quelli poi non erano giorni buoni e la ragazza aveva una gran paura di restare incinta.

  • Forza! Non farci aspettare – la incitò un terzo ragazzo dai pettorali ben palestrati e ancora lucidi d’olio – non vedi che siamo pronti per te. È ora di fare un po’ di rimboschimento alla tua bella foresta – aggiunse mettendo spavaldo in mostra ciò che, pur distogliendo lo sguardo, Aracne già vedeva bene ergersi tra le sue gambe.

Il quarto, quello che ancora non aveva parlato, le si appiccicò contro il ventre, agguantandole le natiche con entrambe le mani, e prese a lambirle il collo – è ora di iniziare la semina – le sussurrò nell’orecchio mentre lo leccava.

Aracne, sentendo tutte quelle dita sulla pelle, cercò di divincolarsi a quella presa anche troppo esplicita, ma il primo che aveva parlato si mise alle sue spalle e la bloccò. La ragazza ebbe un sussulto quando sentì la pelle del ragazzo aderire contro la propria schiena nuda. Il ragazzo che l’aveva afferrata prima le si strofinò contro, scivolandole tra le gambe, sempre senza mollare la presa sul sedere. Uno le affondò la lingua in bocca. Il suo alito di cipolla e vino la disgustò. Un altro le baciava il collo. Li sentiva ovunque attorno a lei. Non le parevano più solo quattro. Le pareva un’intera enomotia[4] o forse una falange oplitica al completo. “Non di nuovo” pensò “non un’altra volta!” Eppure sentiva che, suo malgrado, anche lei si stava eccitando. Il fatto di essere stata scelta per quella veloce orgia stradale, poi, un poco la inorgogliva. La faceva sentire bella e desiderata, nonostante la stanchezza e il fastidio per la mancanza di libertà e di scelta in questi amplessi obbligati e violenti. La prima volta che le era capitato era spaventata. Ora, dopo che qualcosa del genere le capitava quasi ogni sera, nonostante a volte riuscisse a eccitarsi e a provare piacere, si sentiva soprattutto stanca e infastidita da questi assalti.

Una donna che chiudeva le imposte, guardandoli, scosse leggermente il capo, mentre il primo ragazzo già la possedeva, penetrandola con vigore. Il loro sudore si mescolava al suo. Sotto quella spinta non riuscì a trattenere l’eccitazione, si arcuò, buttando la testa all’indietro e quasi si gettò sulla bocca di un altro ragazzo che prese a baciarla, mentre scopriva che le sue mani cercavano di affondare nella carne del ragazzo che le stava davanti, attirandolo a sé. Contro la sua stessa volontà stava godendo. Spasmodicamente. Voluttuosamente. Appassionatamente. Quando tutti e quattro, infine, furono soddisfatti, la lasciarono sfiancata in terra e se ne andarono.

Solo uno di loro, le rivolse ancora la parola, salutandola con un:

  • Alla prossima, bel boschetto!

Poi si misero a canticchiare ridendo:

  • A me piaci tu. A me piaci tu, tu, tu.

Mentre il suono della loro voce si perdeva nella notte estiva, Aracne rimase ancora qualche secondo in terra. I suoi capelli neri erano sparsi sul selciato, formando un’ampia chiazza scura che dall’alto, nell’oscurità crescente, la facevano quasi sembrare un cadavere bianco immerso nel suo sangue. Il respiro era affannato. Si sentiva sconvolta e ancora preda di quell’eccitazione indesiderata. Era troppo stanca e provata per rialzarsi subito. Sentiva il pavimento ruvido del marciapiede macchiarsi di sangue sotto la pelle nuda delle natiche e della schiena. Non era vergine. Neanche prima. La sua verginità era un ricordo d’infanzia. Il sangue veniva dai tagli provocati dallo sfregamento contro il terreno. I ragazzi non l’avevano picchiata, anche perché lei si era opposta solo a parole, sapendo di non averne diritto, ma, nell’eccitazione, non c’erano andati leggeri e l’avevano sbattuta contro il muro e il selciato. Un sasso le si era infilato nella schiena, scorticandola. Il sangue veniva da lì. Non badava però al dolore. Non a quello. Il sole era ormai tramontato e l’aria si era fatta un po’ meno calda, ma non fu per questo che Aracne ebbe un brivido che le percorse tutto il corpo. Mentre la possedevano, era quasi riuscita a dimenticarsi della sua paura, ma, adesso, da sola, il timore di essere rimasta incinta, la prese. Di nuovo. Quante volte doveva provare quell’angoscia? Quante altre volte avrebbero abusato così del suo corpo? Quante altre volte una creatura non desiderata sarebbe cresciuta nel suo ventre?

Avrebbe dovuto aspettare un altro mese per conoscere la verità, ma era fin troppo sicura di quale sarebbe stata.

Vedendola in terra, una donna che passava le chiese:

  • Tutto bene?
  • Sì, grazie, sono solo un po’ stanca.

Osservandola un attimo, alla donna fu chiaro cosa fosse successo e aggiunse:

  • Fortuna che ormai sono troppo vecchia: essere presa così per strada mi lasciava sempre sconvolta! Ora capita di rado e quasi mi dispiace – ammiccò – però vivo più tranquilla.

Aracne ne scrutò distrattamente i seni afflosciati e i peli del pube appena ingrigiti.

  • A volte vorrei essere già vecchia, per camminare in pace – le disse.
  • Non dirlo troppo forte, non sia mai che gli Dei ti sentano! La gioventù ha i suoi problemi ma anche le sue gioie!
  • Certo, lo so, e la vecchiaia ha i suoi dolori – erano frasi fatte, piccoli riti tra sconosciuti – ma vorrei poter essere più libera e decidere per me, per il mio tempo e il mio corpo.
  • Dovevi nascere uomo, allora – rise la donna, allontanandosi con un gesto di saluto – e magari spartiate!

La ragazza le sorrise, tirandosi su a sedere, ma non era d’accordo. Gioie? Quali erano le gioie della gioventù? Non l’aveva mai capito. Non le sembrava neanche che gli uomini se la passassero tanto meglio. Neppure loro disponevano veramente di loro stessi, anche se ne avevano, forse, l’illusione. Non certo gli iloti come lei. Non lì a Neapolis, all’ombra del Vesuvio, né in nessun luogo di Sparta, dal Mare Oceano alle più sperdute province della Chitrinodermia[5].

Aracne si rialzò e tornò al gineceo, a quella stanza poco illuminata che considerava la sua casa. Il sangue delle scorticazioni aveva già smesso di scorrere. Erano solo dei graffi. Non era certo quel sangue a preoccuparla. Pensava invece con angoscia a quello mestruale che tra pochi giorni forse non avrebbe visto.

Il gineceo non aveva porte. Si poteva entrare in ogni momento. La sua stanza si apriva sul corridoio, come gli alloggi delle altre donne. Quando arrivò in camera, la sua compagna di stanza già dormiva e la ragazza raggiunse il catino. L’acqua corrente non era un lusso da iloti. Con una spugnetta bagnata Aracne si sciacquò come poté e scivolò silenziosa sul pagliericcio abbracciandola senza svegliarla. Rinunciò persino a passare dalla mensa in cerca della zuppa fredda cui aveva pensato uscendo dal lavoro. Le era passata la fame.

COSI’ INIZIA “IL SOGNO DEL RAGNO” DI CARLO MENZINGER DI PREUSSENTHAL – PORTO SEGURO EDITORE – SETTEMBRE 2017

NOTE

[1] Ermippo di Smirne – FHG III, 37 = Ateneo, XIII 555b-c
[2] Iloti: il termine significa “conquistati”. Erano gli schiavi “pubblici” di Sparta. Non appartenevano, cioè a nessuno, ma all’intera città. Gli Iloti (in greco Εἱλῶται o Εἱλῶτες) erano, nel sistema sociale di Sparta, una parte della popolazione del territorio dominato dalla polis greca vivente in stato di schiavitù. Forse sarebbero i discendenti di chi abitava la Laconia prima dell’invasione e della conseguente sottomissione da parte dei Dori, verificatasi attorno al X secolo a.C., cui poi si aggiunsero, nel VIII e VII secolo, gli abitanti della Messenia, dopo la conquista della loro regione per opera di Sparta. Secondo un’ipotesi, l’etimologia del nome deriverebbe da Elo, una città della Laconia conquistata all’inizio dell’espansione spartana.
[3] Spartiati: cittadini di pieno diritto nell’antica Sparta.
[4] Enomotia: unità base della falange, composta da 23 opliti posti su 3 file di 8 uomini, comandati da 2 ufficiali Enomotarca, posizionato in prima fila e Ouragos, posto in ultima fila; due Enomotiai formavano una Pentecoste comandata da un Pentecontarco.
[5] Chitrinodermia: Asia (Terra degli uomini dalla pelle gialla)
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: