Archive for giugno 2013

UN LIBRICINO DELLA ROWLING

Le Fiabe di Beda il Bardo - J.K. RowlingsLe Fiabe di Beda il Bardo” sono raccolte in un libricino di 127 pagine, scritte a caratteri grandi e interlinea doppia. Sono in tutto 5 fiabe, che occupano, direi, 47 pagine del volumetto, compresi alcuni disegni, dato che il resto è occupato in gran parte dai commenti alle stesse del (immaginario) Professor Albus Silente, personaggio della saga di Harry Potter (la traduzione dalle rune sarebbe invece  stata – secondo la trovata dell’autrice –  effettuata dall’amica di Harry Potter, Hermione Granger). A queste vanno aggiunte l’introduzione dell’autrice e le pagine dedicate allo sponsor dell’iniziativa benefica cui vanno i proventi di questo lavoro.

Come dichiara J.K. Rowling nelle prime righe: “Le Fiabe di Beda il Bardo sono una raccolta di storie scritte per giovani maghi e streghe”.

Peccato, però, che questi non esistano. Per chi è stato scritto allora questo libro? Essendo delle fiabe direi per dei bambini. Essendo i riferimenti al ciclo di Harry Potter quanto mai insistenti, direi, invece che il libro è dedicato ai lettori delle avventure del mago di Hogwats, dato che solo chi ha letto almeno uno dei sette volumi, potrà apprezzare la presenza delle note del Preside di Hogwarts e analoghi riferimenti. Esistono però dei bambini, diciamo sotto i nove anni, che abbiano letto questi romanzi? Probabilmente non molti, dato che il target della saga direi sono ragazzini dai dieci ai diciotto anni. Per chi (bambini compresi) non conosce le avventure del maghetto contro il perfido Voldermort, credo che anche il volume perda buona parte del suo valore.

J.K. Rowling

Diciamo allora che queste Fiabe non si sa bene a chi siano destinate, ma i fan di Potter, a quanto pare le apprezzano, viste le numerose copie vendute, anche se, da leggere per loro c’è ben poco di nuovo, considerando, oltretutto, che la quinta fiaba (La Storia dei Tre Fratelli) è ben nota ai lettori del ciclo, dato che i tre Doni della Morte sono la Bacchetta di Sambuco, la Pietra Filosofale e il Mantello dell’Invisibilità, oggetti il cui mito c’è già stato descritto in uno dei volumi e che sono ben presenti nella saga.

Come sono queste fiabe? Non essendo io né un giovane mago, né un bambino (ma avendo letto tutti i libri della Rowling) devo dire che non mi hanno appassionato e, tolta l’ultima che ha un suo senso inserita nel ciclo, già mi sto dimenticando delle altre quattro, per non dire delle riflessioni di Silente. Fingendomi un bambino, penso che il mio interesse non durerebbe molto oltre il tempo della lettura (ma forse m’inganno).

Probabilmente per apprezzarle ci vorrebbe davvero un giovane mago.

 

Firenze, 28/01/2013

 

Emma Watson nel ruolo di Hermione Granger

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ILLUSTRARE IL QUATTORDICESIMO CAPITOLO DI JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Vorrei completare presto l’illustrazione del romanzo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI.

Davvero ormai i disegni sono proprio tanti e uno più bello dell’altro! Se non ho contato male sono 33!

Ringrazio tutti gli illustratori che hanno partecipato finora. Aspetto ancora che qualcuno di loro mi faccia avere la sua biografia da inserire in fondo al volume e spero me la mandi presto.

Ormai potremmo anche chiudere il progetto, ma ci sono ancora capitoli non illustrati: (6, 10, 16, 20, 21 e 22).

Inoltre, i capitoli 3, 7, 9, 14, 24 e 26 hanno immagini che potrei spostare altrove o sono piuttosto lunghi percui potrei inserire più illustrazioni.

Insomma, potremmo finir qui ma anche accogliere ancora un’altra decina di disegni.

Qualcun altro vuole aggiungersi prima di “chiudere i giochi”?

Credo possa essere un’occasione soprattutto per giovani illustratori che vogliono cominciare a farsi un curriculum (non ci sono soldi per pagare i disegni!)

Chiedo, a chi ha voglia, di partecipare con un impegno ridotto eventualmente anche a un solo disegno. Se ne volete fare di più, questo però non può che farmi piacere. Vorrei, se possibile, una certa coerenza con le immagini già realizzate sia per questo romanzo, sia per il precedente (prima parteseconda parteterza parte). Trovate i disegni ai link precedenti. Contattatemi: vi aiuterò a scegliere le scene e vi fornirò informazioni per descriverle meglio.

Parlo di questo libro anche nel mio sito.

Finora hanno inviato i loro disegni in 11:

Niccolò Pizzorno

Fabio Balboni

Marco Divaz

Guido De Marchi

Evelyn Storm

Cinzia Damonte

Antonio Morgia

Liliana Capraro

Alessio Pilia

Camilla Bianchi

Roberta Losito

Ecco l’inizio del QUATTORDICESIMO CAPITOLO:

 

CAPITOLO 14 – LA CITTÀ DELLE LONTRE

Un’onda. Un’ondata colossale montò e sommerse in pochi istanti l’antica città sul fiume Drraaiii, sommergendola. L’azione dei castori era stata così efficace, che rese difficile difendersi dall’acqua anche a nuotatori esperti come le lontre. Le ampie sale interne furono completamente sommerse e gli abitanti per respirare furono costretti a tornare annaspando in superficie.

 

CONTINUA QUI:

http://www.spazioautori.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161810

 

E questi sono gli ultimi disegni arrivati!

Questa Lontra armata di arco l’ha disegnata Cinzia Damonte per il capitolo 13:

Questo ritratto dell’orso Ortuz, invece,l’ ha realizzato Camilla Bianchi per il capitolo 23:

Alessio Pilia ha realizzato per il capitolo 25 quest’immagine del raptor Gruhum a Otto Buche, la città dei suricati:

Ecco tutti i capitoli:

Capitolo 1 – A Firenze

Capitolo 2 – Oltre la Porta

Capitolo 3 – Suricati

Capitolo 4 – Govinia

Capitolo 5 – Prigionieri

Capitolo 6 -In un altro Universo

Capitolo 7 – Non siamo soli nell’Universo

Capitolo 8 – Il Ministero Ucronico di Govinia

Capitolo 9 – Se questo è un uomo

Capitolo 10 – Attesa

Capitolo 11 – Nella Città dei Suricati

Capitolo 12 – Lungo il fiume

Capitolo 13 – La Guerra dei Suricati e delle Lontre

Capitolo 14 – La Città delle Lontre

Capitolo 15 – La liberazione del Popolo dei Castori

Capitolo 16 – Ritorno all’Universo  98545269922

Capitolo 17 – L’arrivo degli Intelliraptor

Capitolo 18 – Gruhm non perdona

Capitolo 19 – Il ritorno del Guardiano

Capitolo 20 – La grotta

Capitolo 21 – Gli Orsi di Kleua

Capitolo 22 – La Mappa delle Ucronie

Capitolo 23 – Il telefono dei Guardiani

Capitolo 24 – Arrivano i nostri!

Capitolo 25 – Gruhum

Capitolo 26 – I trucchi di Omar Loresti

Capitolo 27 – Fuga a Kleua

LO SFIGATO E LA STRONZETTA

Di recente ho letto “I Demoni” di Fëdor Dostoevskij, considerandolo una delle peggiori letture degli ultimi anni. In sostanza, la sensazione era che l’autore avesse impiegato centinaia di pagine per scrivere qualcosa che poteva stare ben racchiuso in poche decine. Se si fosse trattato di uno scrittore sconosciuto, difficilmente gli avrei dato una seconda chance. Ma Fëdor Dostoevskij è pur sempre uno dei massimi autori russi (tutti gli altri non mi hanno pressoché mai deluso) e così, approfittando del fatto che mia figlia l’aveva preso per leggerlo a scuola, ho letto in poco tempo il romanzo breve “Le Notti Bianche”, considerando la lunghezza (44 pagine), ho pensato sia  che lo sforzo era minimo e che, forse, in un numero così ristretto di righe, forse, il nostro russo poteva esser riuscito a fare qualcosa di meglio che nel fiume travolgente e vano di parole de “I Demoni”.

Questo romanzetto, poco più di un racconto lungo, è un’opera giovanile di Dostoevskij e questo si sente.

Le Notti Bianche” non mi ha tediato irrimediabilmente come “I Demoni”, ma mi ha dato la netta sensazione del romanzetto d’esordio di un ragazzino complessato. Sarà forse stato per colpa di quello sfigato del protagonista, un giovanotto di ventisei anni, che dichiara di essere a Pietroburgo da otto anni, durante i quali non ha mai parlato con nessuno e non ha mai fatto amicizia con nessuno (però riconosce di vista mezza Pietroburgo e di questo, beato lui, si sente soddisfatto)!

Un simile individuo vede una ragazzetta che piange, vuole avvicinarla, non osa ed è subito troppo tardi, poi questa viene aggredita da un passante, lui accorre in suo aiuto e fanno amicizia. Si parlano per quattro notti.

Fedor Dostoevskji

Fedor Dostoevskji

Anche lei è una sfigata. Racconta che vive con la nonna cieca, che la tiene quasi reclusa e che, per controllarla, la tiene avvinta a sé con uno spillo che lega le loro vesti! Questa è senz’altro la miglior trovata del libro e la più spassosa, quasi da vecchia fiaba.

La tipa è innamorata di un loro ex-inquilino, che non si fa sentire da un anno, ma è da poco rientrato a Pietroburgo. La ragazza, Nasten’ka, si fa aiutare dal nuovo amico a scrivere e inviare una lettera all’amato inquilino, che però non risponde e non si fa vivo. La tipa alla fine dichiara di essersi innamorata dello sfigato, in quel momento però ricompare l’inquilino e la tipa dalla nonna cieca, molla lo sfigato e se ne va con il suo amore originale.

Insomma, una storiella abbastanza gradevole, a parte il noioso monologo in cui lo sfigato parla della sua vita vuota, ma da un grande della letteratura, francamente, di solito mi aspetto molto, molto di più. Anche da un esordiente, di solito, mi aspetto, qualcosina di meglio.

Non so se darò una terza opportunità a quest’uomo, anche se non posso pensare che opere come I Fratelli Karamazov, L’idiota o Delitto e Castigo siano a questi modesti livelli e temo che prima o poi ci cascherò di nuovo.

 

Firenze, 27/01/2013

LA PIÙ NERA DELLE DISTOPIE

Ivano Mingotti - Sotto un sole nero

Ivano Mingotti – Sotto un sole nero

Recensendo sul n. 10 di IF – Insolito & FantasticoLa Strada” di Cormac McCarthy, uno dei più bei romanzi che abbia letto negli ultimi anni e certo una delle migliori distopie di sempre, l’avevo definito “la più grigia delle distopie”. Leggendo “Sotto un Sole nero” di Ivano Mingotti non faceva che venirmi in mente la definizione “la più nera delle distopie”. Anche una volta ultimata la lettura, credo che non ci sia definizione migliore per questo romanzo, che comincia nelle tenebre assolute, al punto da farmi pensare che per rendere il romanzo al cinema, sarebbe bastato uno schermo nero! Poi, qualche sprazzo di luce compare, ma continua a incombere sui personaggi e sui lettori la pesante cappa di questo cielo senza stelle, con un misterioso sole nero. Non siamo su un pianeta alieno, ma su una Terra futura, il cui cielo è stato oscurato dalla dittatura locale per difendere il regime da invasori esterni o forse anche per soggiogare meglio la popolazione locale. Qualcosa del genere lo abbiamo già visto ne “Il Sole Nudo” di Isaac Asimov, ma senza questo senso di claustrofobia distopica.

La scrittura è caratterizzata da uno stile incredibilmente angosciante, che fa un uso assillante di ripetizioni e mantiene un ritmo martellante e sincopato. I personaggi, attraverso i cui occhi, di volta intravediamo la scena (mai troppo chiara, del resto, viste le tenebre mentali e fisiche che li circondano), sono spaventati, depressi, disorientati, sconvolti. Dolore e sangue non mancano. Vediamo vite e famiglie spezzate. Crudelmente. Per sempre. Senza speranza.

Ivano Mingotti

Ivano Mingotti

Qualcosa accade. Poco per volta. Sembra che qualcosa o qualcuno stia modificando l’Ordine precostituito, attaccando il potere del regime. A minare la dittatura però non capiamo cosa sia, se una forza benigna o maligna, una rivolta interna o un’aggressione esterna. Anche quando, nel finale, scopriremo qualcosa di più, resterà sempre il dubbio su quale futuro attenda la Terra: migliore o peggiore? Certo peggio di come si era ridotta sembrerebbe difficile, ma, come dice il proverbio, al peggio non c’è mai fine e chissà cosa porteranno questi occhi neri, se saranno meglio delle teste rasate, che, del resto hanno mozzato senza tanti complimenti.

Fantascienza italiana alternativa, edita da un editore minore (Ded’a Edizioni), per chi voglia sperimentare i limiti estremi della distopia. “1984” e “The Brave New World”, in confronto, parlano di luoghi di villeggiatura!

 

Firenze, 24/06/2013

L’EMANCIPAZIONE FEMMINILE ALL’INZIO DEL XX SECOLO

Quanti libri scrive Cristina Contilli? Faccio fatica a starle dietro (la sua pagina su anobii è questa), ma ne ho letti ormai vari: “Dalla prigionia nello Spielberg al ritorno alla vita: la vita dentro e fuori dal carcere di Alexandre Andriane, Federico Confalonieri, Piero Maroncelli, Silvio Pellico”, “Il Porto di Calais: amori, cospirazioni e duelli nella Francia del 1804 e “Il duello: Costanza Arconati tra Giovanni Berchet e Pietro Borsieri. “The Countess Julia and her Lovers” e forse anche altri!

Si tratta di un’autrice sempre molto attenta all’indagine storica e alla ricerca storiografica, che correda i propri volumi con ampie note esplicative e bibliografiche. I suoi sono romanzi, ma forse farebbe bene a scrivere direttamente dei saggi o delle biografie. In fondo ci sono tante persone le cui vite sono già un’avventura senza bisogno che si metta in forma romanzesca e anche la forma del saggio potrebbe presentarsi quanto mai interessante.

È questo anche il caso della mia nuova lettura, uno degli ultimi lavori della Contilli, “Sono nata con cento anni di anticipo” che, come recita il sottotitolo, narra la “Storia di Constance Pascal e Madeleine Pellettier femministe e psichiatre nella Parigi di inizo ‘900”.

La trama sta tutta nel sottotitolo, senza bisogno che io aggiunga molto altro! Quest’autrice ama titoli e sottotitoli quanto mai lunghi.

Cristina Contilli

Cristina Contilli

I personaggi mi hanno molto interessato e incuriosito, forse anche per una questione familiare, dato che qui si parla delle prime donne medico d’Europa e delle loro difficoltà ad affermarsi in ambienti fortemente maschili e, tra le leggende della mia famiglia c’è anche quella che riguarda la mia bisnonna Teresita Ruata Menzinger, che fu una delle primissime donne a laurearsi in medicina in Italia. Leggendo queste pagine, dunque, mi è parso di riviverne un po’ la vita.

Ho chiesto a Cristina Contilli se ne sapesse nulla e lei, velocissima e gentilissima, mi ha sommerso di citazioni dell’opera della mia antenata e di suo padre, anche egli medico (ne ho potuto così leggere un testo in cui si opponeva strenuamente alla vaccinazione antivaiolosa).

Dunque ringrazio due volte l’autrice, per la lettura di questo interessante testo e per avermi fatto riscoprire parte della mia stessa storia familiare.

Firenze, 23/06/2013

Teresita Ruata in Menzinger con il pronipote Carlo Menzinger - Novembre 1964

Carlo Menzinger con la sua bisnonna, la dott.ssa Teresita Ruata Menzinger – Novembre 1964

UNA DONNA IN BILICO SULL’AMORE

Senza Mani - Anna Disanza

Senza Mani – Anna Disanza

Senza Mani”, l’opera prima di Anna Disanza, appena pubblicata, parte in quarta con un incipit coinvolgente:

 Le urla soffocate, i respiri in affanno, manca l’aria, manca la forza e crollo. Mi ritrovo distesa nel buio di un sole accecante. Non c’è nulla intorno a me, non ci sono nemmeno io.  Oh…non ho nemmeno più paura, l’abbandono di me stessa, questo sono. Le lacrime mi rigano il viso ma non mi sembra nemmeno di piangere. Osservo le mie mani, non le riconosco, sono sporche, sono cattive, sono pietre che non riesco a sollevare. Non so nemmeno se è il caso di morire ora, chi lo fa per me?

Mi raggiungono violentemente i ricordi, meravigliosi, di una vita spesa e appesa alla leggerezza. Non ho armi per difendermi da queste immagini che mi travolgono violente, cattive e senza tregua. Che qualcuno mi aiuti a liberarmi dai pensieri. Sono pietre acuminate, le sento conficcarsi ovunque, il dolore è insopportabile. Letizia…ti prego fai qualcosa, qualunque cosa ti prego, non arrenderti.  Ma chi parla? Sono sola e disperatamente inutile in questo campo sporco, lurido esattamente come mi sento ora.  

 La storia prosegue a ritmo serrato, con suspance e mistero, mentre la protagonista Letizia si appoggia ora a un amore ora a un altro, in una disperata ricerca di sostegno che la porta a incontrare personaggi di cui forse sarebbe bene non fidarsi.

Anna Disanza

Anna Disanza

Onnipresente rimane la figura misteriosa del marito della sua migliore amica, con cui non nasce mai una vera storia, ma che, per motivi che incuriosiscono il lettore, continua a restare vicino a Letizia, ad aiutarla, coccolarla, quasi fosse una figlia troppo amata.   

La porta però in un ambiente da cui lui stesso la farà fuggire, non senza che Letizia rimanga coinvolta in un delitto e… in un nuovo amore.

Siamo solo all’inizio di questo romanzo intenso e scritto con leggerezza e non vi voglio svelare altro. Scoprite voi la vita debole e forte di questa donna sola, circondata da tanti uomini.

 

Anna Disanza

Anna Disanza

ROSSI DI SANGUE SONO DELL’UOMO L’ALBA E IL TRAMONTO

ROSSI DI SANGUE SONO DELL’UOMO L’ALBA E IL TRAMONTOUn haiku è un brevissimo ma intensissimo componimento poetico giapponese formato da tre versi di complessive 17 sillabe. Di norma fa riferimento a una delle quattro stagioni dell’anno o, talora, a una parte del giorno. Un haiku è anche un kata, cioè una via misteriosa (yugen), attraverso i momenti senza calcolo della vita.

Quattro sono i suoi elementi fondamentali:

sabi (quieta, intensa solitudine),

wabi (il profondo senso dell’essere nei gesti più modesti),

mono no aware (nostalgia per la transitorietà del tempo) e

yugen (mistero ineffabile).

L’haiku coglie nell’immediatezza dell’attimo la profonda percezione della vita.

“In questo volume, ho avuto l’assurda presunzione di tentare di scrivere qualcosa che potesse in qualche modo, almeno lontanamente, ricordare la perfezione di un haiku.”

(Carlo Menzinger)

Rossi di sangue sono dell’uomo l’alba e il tramonto” è un’antologia di haiku scritta da Carlo Menzinger distribuita gratuitamente in ebook o acquistabile in formato cartaceo.

Il volume è stato pubblicato il 19 Maggio 2013.

IN VENDITA SU LULU.

CLICCA QUI PER IL DOWNLOAD GRATUITO DELL’ANTOLOGIA

ISBN 9781291424775

Pagine 75

La scheda su http://www.menzinger.too.it è qui.

La scheda su anobii è qui.

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