Posts Tagged ‘apocalisse’

FIRENZE IN MOTO

La rivista dell’Ordine degli Ingegneri “ProgettandoIng” esce ormai regolarmente con ampissimo ritardo. Ho appena ricevuto la mia copia dell’ultimo numero pubblicato il n.3 dell’anno XI (ovvero il numero che sarebbe dovuto uscire a luglio-settembre 2016). Il tema di questo numero è “Movimento”.

Dopo l’editoriale, come di consueto, il primo è un mio contributo. In questo caso si tratta del racconto surreale “Firenze in moto” che non parla di una gita in motocicletta per Firenze, bensì di una strana situazione per cui la città, al mattino, si risveglia ruotata su se stessa, con effetti catastrofici.

Ogni numero della Rivista dell’Ordine degli Ingegni di Firenze affronta un tema specifico. Questa volta si parla di “Movimento”. Dopo l’editoriale e il racconto la rivista lascia spazio agli articoli tecnici “La movimentazione manuale dei carichi”, “I sistemi di gestione per la qualità”, “L’importanza della logistica”, “Gli strumenti di pianificazione delle amministrazioni locali” e “La nascita dell’Autovelox”.

La rivista è scaricabile on-line dal sito dell’Ordine.

 

Scattate con Lumia Selfie

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È SOLO GRAZIE A ROMANZI COME QUESTO CHE LA TERRA ESISTE ANCORA!

Livello 7” di Mordecai Roshwald è un romanzo che ci introduce subito a un’atmosfera claustrofobica, in questo Livello 7, sotterraneo e isolato dal Risultati immagini per Mordecai Roshwaldmondo, in cui dei militari vivono e dovranno a continuare a vivere per il resto delle loro esistenze per scongiurare, scatenare o gestire una possibile guerra nucleare. Sono persone senza dei nomi e, anche tra loro, si chiamano usando dei codici. Combattono contro un Nemico non definito altrimenti e dunque combattono una guerra tra un generico Noi e un generico Nemico. Tutto è asettico e impersonale. Quando si ha in mano le sorti dell’umanità, non si può badare alle singole persone, contano solo i numeri.

Ricevono ordini categorici da una voce dietro un vetro oscurato (e penso a “Maze Runner”). Hanno dodici bottoni da premere per scatenare vari livelli di guerra atomica (e penso al bunker di “Lost”). Vivono nella sicurezza di questo bunker dal quale possono attaccare ma non essere attaccati, dal quale possono distruggere l’intero pianeta ma non essere uccisi loro stessi. In un certo senso sono dei militari particolarmente fortunati, se vivere imprigionati in un buco può dirsi una fortuna, rispetto a morire al sole.

Roshwald in 2012

Mordecai Marceli Roshwald (May 26, 1921 – March 19, 2015) was an American academic and writer. Born in Drohobycz, Ukraine to Jewish parents, Roshwald later emigrated to Israel.[2] His most famous work is Level 7 (1959), a post-apocalyptic science-fiction novel. He is also the author of A Small Arrmageddon (1962) and Dreams and Nightmares: Science and Technology in Myth and Fiction (2008).

Un “filosofo” racconta loro che nel Livello 7 tutto è meglio che all’esterno. Persino la democrazia, perché loro ubbidiscono solo a ordini impersonali che vengono da una voce anonima ma che rappresenta tutti loro. Persino la libertà al Livello 7 è migliore, perché sebbene prigionieri in un abisso da cui non potranno mai uscire, lì dentro possono fare quello che vogliono. Peccato che molte cose siano proibite, come i giochi d’azzardo e gli scherzi e che abbiano comunque da rispettare regole precise e che non ci sia neppure un libro (per non parlare dei film, che non sono neppure citati).

Il mondo esterno li crede morti. Non sono lì per scelta. Il protagonista ascolta l’annuncio del suo compito e del futuro di eterno isolamento comprendendolo ma non assimilandolo subito. Solo dopo, con il ragionamento, ne afferrerà la drammatica portata: lui e tutta la sua discendenza non usciranno mai da lì, per almeno 5 secoli! “Livello 7” è dunque riflessione sul senso della vita e della morte, della guerra, dell’esistenza, della libertà.

Il Livello 7 è uno spazio sotterraneo del tutto autonomo e indipendente per i successivi 500 anni. Ha, infatti, cibo ed energia per 500 persone per un simile periodo. L’aria è prodotta con apposite serre sotterranee e l’acqua è filtrata dal terreno.

I militari ascoltano la musica tramite una sorta di antica filodiffusione (chi si ricorda della filodiffusione?): hanno solo due canali, uno di musica classica e uno di musica leggera. La musica sembra variare all’infinito, ma dopo 12 settimane scopriranno che ricomincia da capo, che le musiche sono limitate. Scopriranno che tutto è limitato. Se lo è in un mondo aperto, lo è a maggior ragione in questo loro piccolo mondo chiuso.

La gente scelta per questa missione è tutta psicologicamente autonoma, ovvero non è particolarmente propensa ai sentimenti, anche se qualcuno finisce per vacillare. A un certo punto vengono autorizzati a sposarsi, in una sorta di matrimonio a tempo, dato che le coppie avranno per sé solo un’ora al giorno in apposite stanze.

Sono come astronauti che debbano colonizzare un mondo alieno inospitale, ma vivono sotto il suolo della nostra Terra. Sembra un romanzo sulle navi generazionali, che trasportano piccole comunità per generazioni fino a mondi lontani. E penso a “Universo” di Robert Heinlein.

Il loro si chiama Livello 7 perché ci sono altri 6 livelli sotterranei oltre alla superficie della Terra, che a volte chiamano Livello 0. Più aumenta il numero dei livelli più sono piccoli e sepolti in profondità e al sicuro da una guerra nucleare.

La gente del Livello 7 si sente privilegiata, ma sebbene tutto sia così ben congegnato non tutto andrà come previsto.

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Fungo atomico

Livello 7” è un romanzo apocalittico del 1959, anni di guerra fredda e di paura di catastrofi nucleari. Anni in cui si cominciavano a costruire rifugi atomici in cui rintanarsi come topi in fuga da un esercito di gatti. Erano anni in cui la gente cominciava davvero ad aver paura che quello che gli Americani avevano sperimentato alla fine della Seconda Guerra Mondiale sterminando la popolazione inerme di Hiroshima e Nagasaki potesse ripetersi in America o in Europa o su scala mondiale. Fu forse soprattutto questa paura a tenere lontana una Terza Guerra Mondiale. Oggi ce ne siamo dimenticati. Le nuove generazioni non sanno cosa sia la paura del nucleare e allora, forse, farebbero bene a leggere romanzi come “Livello 7”, perché il potenziale nucleare odierno è maggiore e più tremendo di quello degli anni ’50 e perché all’epoca erano solo due superpotenze a scontrarsi minacciando un’escalation di armamenti, mentre oggi anche piccoli Paesi, magari guidati da leader infantili con smanie di potere, hanno il potere di premere qualcuno dei dodici bottoni di “Livello 7”, perché oggi in bottoni non sono più in basi militari segrete di due sole potenze avverse, ma sparsi ovunque sul pianeta e bastano un paio di bravi fisici per creare ordigni micidiali. Se si hanno armi di distruzione di massa e non se ne ha paura, la fine rischia di essere maledettamente vicina. Ciò che ci salvò durante la Guerra Fredda fu la paura. Paura alimentata anche da romanzi come questo. Dobbiamo essere grati ad autori come Mordecai Roshwald, perché senza di loro forse oggi ni non saremmo qui. “Livello 7” è un romanzo di fantascienza, ma andrebbe inserito tra quei romanzi che a volte vengono suggeriti nelle iniziative c.d. “leggere per ricordare”. Autori come Mordecai Roshwald meriterebbero un monumento come a degli eroi che abbiano salvato il mondo. Il romanzo magari non sarà narrativamente perfetto, troppo semplice, con un mondo troppo schematico, ma il suo valore di monito è talmente alto da renderlo una lettura imprescindibile.

 

L’APOCALISSE DEI BAMBINI SICILIANI

Risultati immagini per anna ammanniti romanzoAnna” è il settimo romanzo del cannibale Niccolò Ammanniti. La prima volta che sentii parlare di lui fu ai tempi dell’antologia “Gioventù cannibale” cui partecipò diventando forse il più noto di quel gruppo di autori definiti “Cannibali”.

Questo romanzo del 2015 è una storia ambientata in un mondo post-apocalittico. Rispetto a molte altre opere del genere, presenta due novità fondamentali: è ambientato in Sicilia e i sopravvissuti, nonché i protagonisti, sono dei bambini.

L’ipotesi è che l’umanità sia stata sterminata da un virus che si sviluppa solo negli adulti, per cui in Sicilia (e si immagina sia così anche nel resto del mondo) sono rimasti solo bambini, con i più grandi che hanno quattordici anni, perché appena diventano adulti la “rossa” (come chiamano il virus) li attacca e uccide.

Ammanniti ci racconta di una tredicenne, Anna, in viaggio con il suo fratellino piccolo, nella speranza di arrivare sul continente e trovare degli adulti che possano curarli. Come in un “Dead man walking” in miniatura dovranno affrontare bande e intere orde di bambini inselvatichiti, con l’aiuto di un “quaderno delle cose importanti” su cui la madre morente aveva scritto i suoi consigli di sopravvivenza per loro.

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Niccolò Ammanniti

I protagonisti sono bambini, ma non per questo sono privi di spessore. Hanno un loro passato, un loro carattere e loro sogni e sono capaci di grandi gesti di solidarietà.

Li accompagnerà, tra gli altri, anche uno strano cane, prima ferocissimo, poi amichevole.

Vedere tanti bambini marciare verso la rovina fa pensare anche a “La Crociata dei Bambini” del francese Marcel Schwob (1896). Il loro tentativo di organizzarsi rimanda, invece, a “Il signore delle mosche” del nobel Golding.

Forse, questa non è la migliore delle storie post-apocalittiche, debitrici del pionieristico “La peste scarlatta” (The Scarlet Plague, 1912) di Jack London, e non può reggere il confronto, per esempio, con altre storie di sopravvissuti solitari come “Io sono leggenda” di Matheson, “Sulla strada” di McCarthy o con il citato telefilm “Dead man walking”, ma di certo è meglio di “Memorie di una sopravvissuta” della nobel Doris Lessing e si può considerare uno dei migliori esempi di apocalissi italiane, genere non certo molto ben rappresentato nel Bel Paese.

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LA BUONA VECCHIA FANTASCIENZA INGLESE

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John Wyndham

Risultati immagini per il risveglio dell'abisso wyndhamIl risveglio dell’abisso” (“The Kraken Wakes”), pubblicato nel 1953 da John Wyndham, pseudonimo di John Wyndham Parkes Lucas Beynon Harris (Knowle, 10 luglio 1903 – Londra, 11 marzo 1969), è uno dei più classici romanzi di quegli anni d’oro per la fantascienza di lingua inglese. Se in quel periodo spopolavano gli autori americani, Wyndham, pur essendo cittadino britannico ebbe la sua dose di fama con questo romanzo e con altri capisaldi come “Il giorno dei trifidi” e “L’invasione degli ultracorpi”, vere pietre miliari del genere.

L’affascinante ipotesi di questo romanzo è che delle creature abitanti gli abissi oceanici, a decine di chilometri di profondità, abbiano sviluppato una civiltà del tutto diversa dalla nostra e, provocati dall’umanità, muovano al contrattacco, rivelandosi assai più potenti di noi e soprattutto irraggiungibili e inconoscibili, mistero che dà particolare dignità alla narrazione. Se questi esseri marini siano di origine aliena o si siano sviluppati negli abissi degli oceani terrestri non è dato sapere,Risultati immagini per il risveglio dell'abisso wyndham anche se la vicenda comincia con strani oggetti luminosi che, provenienti da cielo, si immergono in mare.

La storia ha sviluppi apocalittici e si presenta come un’originale rappresentazione di invasione aliena, con l’interessante raffigurazione di creature in grado di svilupparsi intellettualmente nonostante le tenebre profonde e le altissime pressioni in cui vivono. Sebbene non le mostri mai direttamente, Wyndham ci
presenta delle creature profondamente diverse da noi per origini, mentalità ed esigenze vitali, cosa quanto mai apprezzabile in un’opera che esplora i confini del possibile e quanto di più lontano possibile dai ridicoli alieni antropomorfi di serie televisive come Star Trek o di altra fantascienza di qualità decisamente inferiore. Sebbene non definirei quest’opera un capolavoro della letteratura, essendo forse un po’ troppo semplice e sviluppando troppo velocemente gli effetti di questa devastante invasione, rimane comunque ancora oggi uno tra i romanzi più originali e consistenti della fantascienza.

LE APOCALISSI RITROVATE

Da tempo, progetto di scrivere un romanzo apocalittico. Con quell’intento alcuni anni fa acquistai il volume “Le Apocalissi gnostiche” di Adamo, Pietro, Giacomo e Paolo.

Ancora non ho iniziato il romanzo, ma intanto mi sto “allenando” scrivendo la raccolta di racconti “Apocalissi fiorentine” con cui esploro varie alternative.

È così finalmente giunto il tempo di leggere “Le Apocalissi gnostiche”, anche se il romanzo che vorrei scrivere e i racconti che sto scrivendo si riferiscono alla definizione moderna di apocalisse, come distruzione del mondo, mentre il volume, così come l’Apocalisse di Giovanni e la Chiesa, parlando di apocalisse parlano di “rivelazione”.

Il termine deriva dal greco ἀποκάλυψις, composto di apó (“da”) e kalýptein (“nascosto”), significa togliere il velo, ovvero scoperta o disvelamento.

Il concetto sembrerebbe essersi originato presso gli ebrei che parlavano greco, per poi passare ai cristiani. Nella terminologia della letteratura del primo Ebraismo e Cristianesimo, indica una rivelazione di cose nascoste da Dio a un profeta scelto. Il termine è più spesso usato per descrivere il resoconto di tale esperienza.

Le cinque apocalissi gnostiche riportate nel volume fanno parte di un gruppo di testi ritrovati nel 1945 a Nag Hammadi (Egitto), che rivoluzionarono le nostre conoscenze dello gnosticismo. Fino ad allora, infatti, prevalevano le fonti contrarie allo gnosticismo.

I testi sono ampiamente commentati e annotati dall’importante filologo Luigi Moraldi.

 

Lo gnosticismo è stato un movimento filosofico, religioso ed esoterico, a carattere iniziatico, molto articolato e complesso, presente nel mondo
ellenistico greco-romano, la cui massima diffusione si ebbe tra il II e il IV secolo d.C. Il termine gnosticismo deriva dalla parola greca gnósis (
γνῶσις), cioè «conoscenza», che era l’obiettivo che esso si poneva.

Anche se parrebbe collocarsi principalmente in un contesto cristiano, in passato alcuni studiosi ritennero che lo gnosticismo precedesse il cristianesimo e inclusero credenze religiose pre-cristiane e pratiche spirituali comuni alle origini del cristianesimo, al neoplatonismo, all’ebraismo del Secondo Tempio, alle religioni misteriche e allo zoroastrismo (specialmente per ciò che riguarda lo zervanismo) (testo ripreso da wikipedia).

Come scritto in prefazione “l’apocalittica immagina la storia universale come un’unità alla quale Dio ha stabilito un termine che segnerà il trionfo completo e definitivo dei giusti”.

Sempre in prefazione si evidenzia come in Ezechiele l’apocalisse fosse vista come lo scontro tra i malvagi guidati da Gog e l’Eterno, che difende i giusti e che è in Daniele che s’introduce per la prima volta la fede nella risurrezione dei giusti.

Altri ancora sono i riferimenti biblici. C’era dunque una cultura apocalittica ebraica tutto sommato poco recepita dal cristianesimo. Nel Vangelo l’unica apocalisse è Gesù Cristo e persino l’Apocalisse di Giovanni stentò a essere riconosciuta come parte di questi libri.

Le Apocalissi gnostiche” furono ritrovate in lingua copta (egizio scritto in caratteri greci). Il volume non presenta un testo a fronte nell’originale, ma accanto ad alcune parole ne riporta la versione greca, soluzione che ho trovato apprezzabile, dato che, almeno per me, un intero testo a fronte si sarebbe rivelata lettura troppo impegnativa, mentre ho gradito questi veloci riferimenti linguistici.

Affascinante è leggere le differenze di visione tra i testi evangelici e quelli gnostici, anche se rimpiango di avere conoscenze teologiche alquanto limitate. In particolare, mi ha colpito il concetto che non vi sia un solo Dio, ma un Demiurgo, che crea i corpi, e un Dio supremo, vero Dio. Singolare è ritrovare l’idea platonica di un’anima completa maschile e femminile, poi scissa e che ora cerca di ricomporsi tramite l’unione sessuale, l’attrazione tra maschio e femmina.

Curiosa l’idea che il Demiurgo sostenesse la stirpe di Seth (figlio di Adamo, nato dopo la morte di Abele), contro le altre.

È questo un concetto centrale per lo gnosticismo, secondo il quale, come scrive il padre della Chiesa, Clemente Alessandrino, negli Excepta 54-56: “A partire da Adamo sono generate tre nature: la prima irrazionale, alla quale appartiene Caino; la seconda razionale e giusta alla quale appartiene Abele; la terza pneumatica alla quale appartiene Seth… Molti sono gli iilici (irrazionali) piccolo il numero degli psichici (razionali), rari sono i pneumatici”.

I pneumatici, anime giuste, devono essere educati alla perfezione, quando la raggiungeranno saranno dati in sposa agli angeli del Salvatore. Per gli irrazionali non c’è speranza, mentre i razionali, dotati di libero arbitrio, difficilmente assurgeranno, però, alla grazia.

Gli gnostici, poi, rifiutano l’organizzazione della Chiesa in “episcopi” (vescovi e diaconi), che considerano inammissibile.

Ben diversa è anche la concezione della passione di Cristo. Negli Apocrifi del Nuovo Testamento, si legge qualcosa di simile al concetto gnostico di Cristo “per voi io sono un ineffabile mistero”:

Io, dunque, non ho sofferto alcuna di queste cose che essi diranno a mio riguardo; ed anche la passione che danzando ho indicato a te e agli altri, voglio che sia chiamata ‘un mistero’. Giacché ciò che sei tu, tu lo vedi, te l’ho indicato io. Ma ciò che sono io, lo so soltanto io e nessun altro… Non curarti dei molti e disprezza coloro che sono fuori del mistero. Tu senti dire ch’io patisco, ed io invece non ho patito, ch’io non patisco, ed io invece  ho patito, ch’io sono trafitto ed io invece non sono trafitto, ch’io sono appeso, ed invece io non sono stato appeso… In breve: ciò che quelli affermano di me non ha avuto luogo, mentre ciò che essi non affermano di me è proprio ciò che ho patito.

 

LA C.A.T.T.I.V.O. È W.I.C.K.E.D

La C.A.T.T.I.V.O. (Catastrofe Attiva Totalmente, Test Indicizzanti Violenza Ospiti) che nei precedenti due romanzi della serie “Maze Runner” compariva quasi di sfuggita, nel terzo volume della trilogia principale “La rivelazione” dello statunitense James Dashner ha un ruolo centrale e diventa il nemico diretto dei protagonisti, Thomas e amici. Già leggendo i primi due volumi (“Il labirinto” e “La via di fuga”) il nome di questa associazione mi aveva lasciato molto perplesso, facendomi sospettare fosse un invenzione del traduttore. Non mi tornava che un acronimo semplice come avrebbe potuto essere B.A.D. fosse stato reso con CATTIVO, che è l’acronimo di una denominazione alquanto improbabile. Ho allora cercato il nome originale che, a quanto pare, è WICKED (World In Catastrophe: Killzone Experiment Department), ovvero “MALVAGIO”, reso nel film come WCKD (“World Catastrophe Killzone Department”). In effetti, la soluzione cinematografica è una sigla più probabile della sgradevole “C.A.T.T.I.V.O.” e persino del nome scelto dall’autore. Mi metto nei panni del traduttore che deve aver penato non poco per trovare una soluzione accettabile, ma il risultato purtroppo è disturbante.

La rivelazione” (“The Death Cure” – pubblicato nel 2011 e uscito in Italia nel 2014) è il volume conclusivo della trilogia, ma non l’ultimo scritto da Dashner, che dopo averlo pubblicato si è lanciato in una nuova trilogia che rappresenta il prequel di questa (per ora costituita solo dal volume “La mutazione”, pubblicato nel 2012, cui dovrebbe seguire nel 2016 “The fever code”).

James Smith Dashner (Austell, 26 novembre 1972)

Questa trilogia ha il suo punto debole nell’incostanza di ambientazione che trascende quasi nell’incostanza di genere letterario.

Il labirinto”, infatti, si svolgeva in una radura circondata da un intrico di corridoi mobili dagli altissimi muri e i ragazzi (tutti maschi tranne una, Teresa) erano impegnati a sfuggire a mostri meccanici fantascientifici e a trovare una via d’uscita. “La via di fuga”, invece si svolge all’aperto in un territorio, la Zona Bruciata così vasto da provocare nel lettore una sorta di agorafobia, dopo essersi abituati agli spazi claustrofobici del Labirinto. Inoltre questa Zona Bruciata è popolata da persone fuori di testa, gli Spaccati, che ricordano più zombie che altro. Si passa, insomma, dalla fantascienza e dal gioco di intelligenza al romanzo gotico.

Con il terzo volume, l’unità d’ambientazione si perde del tutto, svolgendosi in vari luoghi, tra cui una città prima normale e poi infestata dagli Spaccati/ zombie e poi di nuovo, per poco, nel Labirinto, dove ritroveremo persino i mostri fantascientifici detti “Dolenti”, che non sono i soli resuscitati del volume, ritornando nel volume sorprendentemente in vita anche un altro personaggio che da “cattivo” è diventato “buono”, così come qualcun altro che all’inizio sembrava “buono” si trasforma in cattivo, per poi, magari ritornare “buono”. Simili “sorprese” sembrano un po’ troppo dei trucchetti per sorprendere il lettore, ma nel disorientarlo (un po’), rendono la trama debole.

In una serie sarebbe bene (ottimo esempio è il ciclo di Harry Potter) che, tra tanti cattivi minori, il Cattivo principale rimanga presente e imbattuto fino alla fine.

Dov’è qui il Cattivo? Nel primo volume è vago e misterioso e ci si preoccupa più che altro dei Dolenti e dei ragazzi impazziti. Nel secondo compare più concretamente la C.A.T.T.I.V.O., anche se si insinua già il sospetto che la “C.A.T.T.I.V.O. è buona” , mentre i nemici “concreti” sono gli Spaccati. Nel terzo i cattivi sono i dipendenti della C.A.T.T.I.V.O., Uomo Ratto in primis. Sembrerebbe un ovvio sviluppo, ma più la trama si chiarisce, più perde appeal.

Se il primo volume incuriosisce, il secondo, troppo diverso, spiazza un po’ e il terzo, con il suo far marcia indietro (persino con un poco probabile ritorno nel Labirinto) e la sua scarsa unitarietà, anche essendo un po’ troppo virato verso l’avventura dura e pura, senza troppo mistero, si lascia leggere abbastanza piacevolmente, ma comincia con annoiare.

The Maze Runner – il film

Per fortuna la seconda trilogia è un prequel di questa, per cui non sarò spinto a leggerla per sapere come va avanti la storia anche se mi chiedo cosa ci possa essere da aggiungere a quanto già narrato. Francamente non mi pare molto interessante scoprire, per esempio, più in dettaglio come sia avvenuta l’eruzione solare o come si sia diffuso il virus detto Eruzione o come Thomas sia finito nel Labirinto. Spero non siano questi i temi trattati! Letta la trilogia, avrei consigliato a Dashner di passare ad altro, per evitare di far disamorare i lettori conquistati sinora.

James Dashner

Il primo volume suggeriva persino riflessioni filosofiche sulla ferinità dell’uomo, sulla tendenza alla civiltà della nostra razza e sulla visione della vita come un videogioco crudele, sulla crescita degli adolescenti ma tutto questo si perde e si dimentica nel dilatarsi dei volumi e della trama.

I morti continuano ad accumularsi, soffocando la lettura, eppure i protagonisti sembrano incapaci di adattarsi a questo mondo mutato in cui la vita è divenuta effimera. Assai migliori paiono i protagonisti, per esempio della serie di telefilm “The walking dead”, che passano ormai indifferenti tra centinaia di zombie, trapassando loro la testa come se infilzassero patate. Pur nell’assurdità della situazione, il loro atteggiamento distaccato appare assai più realistico di Thomas che continua a piangere su amici morti strada facendo e ancora esita a colpire con determinazione i propri nemici.

E il finale? Beh, non voglio dirne nulla per non rovinare la lettura a chi deve farla, ma non si può dire mi abbia sorpreso molto.

DISTOPIA WEB

Probabilmente è un effetto della prolungata crisi economica avviatasi sul finire del 2007, che si innesta su una generale crisi del sistema occidentale di più lunga durata, ma negli ultimi tempi mi pare di notare una certa ripresa dei romanzi e dei film distopici e apocalittici. Di solito le distopie vengono presentate come effetto di regimi autoritari, ma questo è più la caratteristica delle grandi distopie del secolo scorso come “Noi” di Zamjatin, “1984” di Orwell o “Il mondo nuovo” di Huxley o“Fahreneit 451” di Bradbury, distopie nel più puro dei sensi, essendo il contrario, politicamente parlando, delle utopie alla Tommaso Moro e Tommaso Campanella.

Ultimamente le distopie tendono a essere l’effetto di qualche evento apocalittico o a non definire le cause della variazione ambientale (vedi “Il labirinto” di James Dashner, “La strada” di Cormac McCarthy, “La Torre Nera” di Stephen King).

Le apocalissi immaginate sono generalmente legate alla paura di catastrofi indotte da virus mortali (la serie TV “L’esercito delle dodici scimmie”, “The walking dead”, “Io sono leggenda” di Matheson) o da altre malattie (“Cecità” di José Saramago), crisi climatiche (“The day after tomorrow”, “Cielo di sabbia” di Joe Lansdale, “Deserto d’acqua” di James G. Ballard, il film “Waterworld”), guerre (“Libri da ardere” di Amélie Norhomb, “The day after”), collisioni spaziali (“Armaggedon”, “Deep impact”) o, addirittura, invasioni aliene, di cui la fantascienza è piena. Talora nascono da distorsioni dell’apparato sociale (“Hunger games”) che usa in modo perverso la scienza (“Non lasciarmi” di Ishiguro, “Il donatore” di Lowry)

Giovanni Agnoloni  (foto di Antonio Ancarola)

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Il romanzo “Sentieri di notte” di Giovanni Agnoloni è una distopia con elementi apocalittici, ma presenta interessanti elementi di originalità e novità. Innanzitutto, pur avendo evidenti caratteristiche distopiche, descrivendo un’Europa quasi asservita a una multinazionale e per molti aspetti già in forte degrado, ci mostra l’inizio del processo apocalittico. La novità risiede nel fatto che questa non è innescata né da virus, né da bombardamenti cosmici, ma da un blocco totale della distribuzione di energia elettrica (questo elemento spesso associato alle apocalissi in narrativa) e, fatto nuovo, della rete internet.

Per noi che siamo nati prima del web, può sembrare che tornare indietro a quei tempi non sia poi così traumatico, ma immaginate il vostro lavoro e la vostra vita oggi senza la rete. Non come era in passato, ma come diverrebbe se all’improvviso non ci fosse più: niente e-mail, niente streming, niente TV On-demand, niente community, niente facebook, niente whatsapp, niente PEC, niente smartphone. Pensate a tutto il commercio e al business che oggi gira e si basa su internet: quanta parte della nostra economia collasserebbe? Sarebbe una crisi economica come non ne abbiamo mai viste, il blocco di tutte le comunicazioni. Il web è forse qualcosa di ancora troppo nuovo perché lo si consideri come una delle fondamenta della nostra civiltà, ma se sparisse all’improvviso, questa andrebbe in crisi.

Il romanzo è l’inizio di una trilogia già interamente edita (non saprei se siano previsti ulteriori volumi) e il primo volume non ci dice molto di come reagisca il mondo, ormai aduso alla navigazione web, alla comunicazione elettronica e al commercio digitale nel momento in cui ne rimane privo, ma ci mostra gli sforzi di uno strano drappello di eroi per bloccare la multinazionale che ha generato il blocco per asservire l’Europa. Incontriamo un enigmatico professore, che sebbene conosciamo già morto, pare abbia tessuto le fila della resistenza, un androide da lui creato, un informatico cieco ma con la capacità di percepire la rete, uno studioso irlandese di teologia e altri personaggi che convergono da varie parti del continente per arrestare il processo distopico.

L’atmosfera fantascientifica, a tratti con toni da prima science-fiction, si inserisce sulla descrizione di un’Europa quanto mai concreta e reale (da Berlino a Cracovia a Lucerna), con riferimenti alla Storia più o meno recente, aggiungendo, con riferimenti religiosi, ambientazioni che sfiorano il metafisico, come la misteriosa nebbia bianca che minaccia il cuore dell’Europa.

Incuriosisce capire come la vicenda sarà portata avanti dall’autore e quali sviluppi seguiranno.

 

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