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L’INCONTRO IMMAGINARIO DI DUE POETI SUICIDI

Utopia, etimologicamente vuol dire “nessun luogo”, ma, da Tommaso Moro in poi, per utopia intendiamo un luogo immaginario migliore del mondo in cui viviamo realmente, un’eu-topia, in realtà, cioè un “buon luogo”.

Nessun luogo. Da nessuna parte”, il romanzo di Christa Wolf (Landsberg an der Warthe, 18 marzo 1929 – Berlino, 1º dicembre 2011) non ha niente a che vedere con le utopie o le eutopie, ma il titolo allude a una difficoltà esistenziale dei due protagonisti di collocarsi all’interno del contesto sociale in cui vivono.

Il romanzo narra dell’incontro immaginario, nel 1804, tra due poeti, entrambi suicidi, realmente esistiti: Heinrich von Kleist e Karoline von Günderrode. Due anime che si scoprono diverse da chi li circonda e dunque tra loro simili.

Christa Wolf

Il doppio racconto che compone l’opera ci parla oltre che del disagio di vivere, della poesia, della letteratura, dell’amicizia e dell’amore.

Scorre però troppo su temi emotivi e poco sul piano dell’azione.

Mi sto rendendo conto che per me un romanzo in cui la trama non sia rilevante, in cui non ci siano azioni concrete risulta troppo vacuo e vano e non riesce a catturare la mia attenzione, nonostante possa avere altri pregi.

Un autore di bestseller ha detto una volta che in ogni pagina deve succedere qualcosa. Pretendere qualche nuovo evento in ogni pagina e forse troppo, ma basare una storia sull’incontro in salotto di due persone è forse troppo poco!

 

Heinrich von Kleist

Karoline von Günderrode

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AUTORI PER IL TERZO MILLENNIO: SERGIO CALAMANDREI

Sergio CalamandreiAvendo letto varie opere di Sergio Calamandrei e avendone scritto in varie occasioni, mi farebbe piacere ora riunire in un unico post i link ai principali post da me scritti su questo interessante autore, ancora troppo poco conosciuto e che meriterebbe una maggior distribuzione.

Conosco ormai da vari anni Sergio Calamandrei, di cui mi considero amico e con cui ho collaborato, con mia grande soddisfazione e piacere, in alcune iniziative editoriali quali:

Per quanto riguarda la sua biografia e la sua produzione letteraria, che comprende, romanzi, saggi, racconti e recensioni, credo che la cosa migliore sia rimandare direttamente al suo sito www.calamandrei.it.

Per un’informazione più “dinamica” sulla sua attività letteraria, rimanderei invece al blog https://sergiocalamandrei.wordpress.com/

Per le sue letture un riferimento, credo incompleto, può essere la sua Libreria su anobii: http://www.anobii.com/calamandrei/books

Il suo profilo professionale si può leggere su Linkedin.

A proposito di Sergio Calamandrei, lettore attento, recensore acuto, autore poliedrico e meticoloso, ho scritto in varie occasioni e anche se non credo di ricordarle tutte, ne vorrei menzionare alcune:

ARRIVEDERCI, GRAZIANO

Graziano Braschi

Graziano Braschi ieri (martedì 13 ottobre 2015) è mancato, per un’emorragia cerebrale. Lo avevo incontrato solo poche volte, ma lo conoscevo per i tanti progetti realizzati e ancora da realizzare e per tutto il suo entusiasmo nel realizzarli.

Mi dicono che non ha sofferto e non si è reso conto che ci stava lasciando.

 

Raccolgo di seguito alcune notizie che ho letto su di lui in rete (i link all’inizio di ogni parte rimandano agli articoli originali, che ho brutalmente copiato):

Fu consigliere comunale per il PCI dal 1975 al 1978. Nel 1971 aveva fondato insieme a Berlinghiero Buonarroti e Paolo Della Bella la rivista satirica ‘Ca Balà’, che partita da Compiobbi (Fiesole) ha assunto carattere internazionale e successivamente è stato scrittore, disegnatore e collaboratore di varie riviste satiriche e umoristiche per approdare negli ultimi anni al giallo. Come autore aveva pubblicato anche sotto lo pseudonimo di Franco Valleri. Suoi disegni satirici e scritti umoristici, oltre che su “Ca Balà”, sono apparsi su “Il Male”, “Carte segrete”, “Humor Graphic” e nel volume antologico “Humour mon amour” (1982).

Graziano Braschi

Ha curato l’antologia di racconti brevi polizieschi “Un breve brivido (1987), contribuendo anche con alcuni suoi racconti. Ha fatto parte del comitato scientifico del mensile “Febbre Gialla”. Ha collaborato a “Nosferatu”, mensile di cinema horror e fantastico, e a “Torpedo”, rivista di materiali polizieschi.
Ha collaborato alle pagine culturali de “Il Giornale”, “L’Europeo”, “La Nazione”, “L’Indipendente”, “L’Unità”, “Liberazione”, “Max”, “Carnet”, etc. Collaborava a riviste specializzate sul giallo come “Delitti di carta” e “Foglio Giallo”.

Nel 1990 ha curato, insieme a Massimo Moscati, l’antologia critica “Stephen King: da Carrie a La Metà Oscura. Al grande narratore americano ha successivamente dedicato diversi interventi critici. Nel 1996, insieme a Laura Desideri, ha curato e allestito la mostra e il relativo catalogo “Una sola parola: Murder! Il “giallo” in lingua inglese al Gabinetto Vieusseux.”

Nel 1997, insieme a Cristina Proto, ha scritto “Il quaderno di Stephen King. Vita opere idee del Re dell’Horror. Nel 2000 esce, a sua cura, l’antologia di racconti gialli di autori toscani “Toscana, delitti e misteri. Nel 2001 è la volta di “Delitti per ridere, in cui partecipa ― oltre che come curatore ― col racconto “Potenziali serial killers da sagre”. Nel giugno 2002 è uscito, a cura sua e di Luigi Sanvito, “Cronache di delitti lontani, una raccolta di racconti storici ambientati in Firenze e nella Toscana tra Otto e Novecento, a cui partecipa con due racconti.

30 Maggio 2013 - Firenze, Libreria IBS

Sergio Calamandrei, Graziano Braschi e Carlo Menzinger – Firenze, 30 Maggio 2013

Qualche tempo fa ho avuto il piacere di leggere il suo “Arrivederci, mondo”, titolo che oggi suona come un suo commiato ottimistico. Ne avevo scritto qui. Avevo anche avuto la possibilità di presentare il volume alla IBS di Firenze, incontrandolo. Il testo dell’intervista fattagli in quell’occasione è qui, mentre parlo dell’incontro qui.

Abbiamo infine collaborato entrambi alla rivista “IF – Insolito & Fantastico” e ricordo in particolare la sua partecipazione al n. 7 dedicato alle Distopie e al n. 4 dedicato a Giallo & Noir.

 

Il funerale sarà domani, giovedì 15, alle ore 10.00 nella chiesa della Pentecoste di Bagno a Ripoli (Firenze).

 

Arrivederci, Graziano.

VITA E MORTE DI ARTISTA FIORENTINO AI TEMPI DEL RINASCIMENTO

Il tormento e l’estasi” è senz’altro un bel titolo ed è anche grazie a esso che ho deciso di leggere questa biografia romanzata di Michelangelo Buonarroti scritta da Irving Stone. Eppure, per quanto sia un titolo suggestivo, mentre leggevo, più volte mi sono chiesto come si chiamasse libro, dato che proprio non mi restava in mente. Tormento ed estasi sono, infatti, termini troppo generici e, nel cercare di ricordare, si tende a sostituirli facilmente con loro sinonimi o addirittura con altre coppie di parole che ci sembra possibile attribuire a Michelangelo.

Oltretutto, difficilmente avrei pensato a due parole simili per descrivere l’opera dell’artista fiorentino. Era tormentato? Forse più da problemi materiali che non dello spirito e comunque, direi, non più di altri artisti. Il tormento mi pare un’idea che riguarda più che altro artisti romantici o successivi, a meno che non si voglia definire “tormento” l’ossessione di Michelangelo per la scultura, descritta da Stone. Michelangelo dipingeva e scolpiva soggetti religiosi ma non è l’estasi al centro della sua opera, bensì l’uomo, con la sua materialità, vera riscoperta dell’umanesimo e del rinascimento. L’estasi mi pare un concetto che meglio si adatta a opere e personaggi di quel Medioevo che uomini come Michelangelo stavano appunto contribuendo a seppellire.

Insomma, un titolo evocativo ma sostanzialmente sbagliato, a mio sentire, che poco

Risultati immagini per irving stone

Irving Stone

descrive il personaggio e il romanzo.

Quanto alla biografia, per quel poco che posso sapere e ricordare di Michelangelo, mi è parsa piuttosto corretta, a parte alcune note di “costume” che, da fiorentino acquisito quale sono, poco mi hanno convinto. Una tra tutte, per la quale chiedo conforto culturale a chi può. Conosco la frase “meglio un pisano all’uscio che un morto in casa” come espressione livornese, spesso ripresa dai fiorentini, ma non mi pare sia usata con riferimento a Roma. Sbaglio? Lo era ai tempi del Buonarroti?

 

Pietà di Michelangelo Buonarroti

Una biografia deve essere creativa? Certo qualcuno sosterrà di no, che deve cercare di descrivere al meglio il personaggio scelto, il suo tempo e il suo mondo. Se fosse solo una biografia, la risposta potrebbe essere negativa. Se però parliamo di biografia romanzata, mi aspetto un certo contributo creativo da parte dell’autore. Ho, per esempio, appena finito di leggere l’Iliade riscritta da Manfredi, che la descrive con lo sguardo di Ulisse. Questo è il tipo di creatività cui penso. Saper dare una visione nuova a una storia antica e nota. A volte basta poco, anche solo alzare di un tanto l’angolo della visuale tradizionale. Stone mi pare che poco inventi da questo punto di vista. Scrive bene, delinea bene i personaggi, ma non aggiunge molto alla Storia, alla vita dei suoi personaggi.

Peccato, perché quello che ha scritto è un romanzo, ne ha tutte le caratteristiche, ed è anche un buon libro, e con un pizzico di originalità in più sarebbe potuto diventare qualcosa di più di una biografia.

 

 

Tondo Doni – Michelangelo Buonarroti

LA VITA: ISTRUZIONI PER L’USO

Girando per le community di lettori, in particolare in anobii, avevo notato la presenza di un autore piuttosto amato dai frequentatori: Tiziano Terzani. Incuriosito, ho, allora, letto il volume “La fine è il mio inizio”, senza sapere bene cosa aspettarmi.

La fine è il mio inizio” non è un romanzo, né, come ci si potrebbe aspettare da un giornalista quale era Tiziano Terzani, un reportage. Non è neppure un saggio. Si tratta, in sostanza, di un’autobiografia, anche se messa sotto forma di dialogo tra il padre Tiziano e il figlio Folco, che ne ha raccolto e trascritto le parole. Considerata la vita avventurosa di quest’uomo (che ha vissuto in alcuni affascinanti Paesi dell’Asia, dal Vietnam, alla Cambogia, alla Cina, a Singapore, all’India) sarebbe potuta essere una biografia molto interessante e così è. “La fine è il mio inizio”, però, è molto di più di una semplice autobiografia: è il testamento spirituale di un padre al figlio, ai figli, ai lettori, a tutti noi, è la raccolta delle riflessioni di un uomo, che, passo dopo passo, è arrivato alla saggezza, è una riflessione sull’Asia e sull’Occidente. Eppure tutto ciò ancora non basta per definire ciò che è questo libro. Si potrebbe allora dire che è un manuale per affrontare la vita e come tale, prima ancora di aver finito di leggerlo, l’ho consigliato a mia figlia adolescente.

Credo, infatti, che questo libro, che dal punto di vista letterario non è nulla di speciale, abbia contenuti di una profondità tale da qualificarlo più che come un libro che si deve leggere, come un libro che sarebbe un vero peccato non aver letto.

Mia figlia è all’inizio del penultimo anno di liceo. Presto dovrà scegliere che strada prendere nella vita. Potrà essere solo  la scelta di una facoltà, ma sarà il primo passo verso la definizione di ciò che sarà da adulta.

Terzani in questo libro ci parla di come e perché abbia scelto di studiare giurisprudenza, di come e perché sia entrato a lavorare all’Olivetti, di come e perché sia diventato giornalista, di come e perché sia diventato il giornalista che è stato, un corrispondente che parlava della vita della gente più che dei grandi fatti e dei potenti della terra.

Tiziano Terzani

Il suo è stato un percorso. Suggerire a un ragazzo questa lettura non serve a dirgli: guarda è per questo che devi studiare legge o giornalismo. Serve a far capire perché si decide di fare qualcosa. Serve a capire come si diventa se stessi. E i consigli che contiene, se detti così, in poche righe, possono sembrare semplicistici e scontati sono piccole perle che ogni ragazzo dovrebbe appuntarsi da qualche parte: la scelta della via di mezzo, il sorridere se ci aggrediscono (ci puntano un fucile contro, dice Terzani), il saper parlare della morte, il trovare la propria strada, il vivere il presente, il cercare la risposta ai problemi dentro di sé, il cogliere l’attimo. Ogni suggerimento si inserisce nella storia della sua vita e del mondo, illustrato da precise vicende. In realtà, anzi, è proprio l’opposto: sono i suggerimenti che nascono dalle vicende narrate, persino dai grandi eventi della politica.

Mentre si impara a riflettere su di noi, per veloci accenni, si vede scorrere la storia del mondo degli ultimi decenni.

Ora vivo a Firenze e lì è nata mia figlia. A Firenze è nato e cresciuto anche Tiziano Terzani, ma quanto diversa era la Firenze che ha conosciuto dalla nostra! Anche per questo, per le pagine in cui ne parla, per un fiorentino è bello leggere questa biografia.

Insomma, un libro importante, letto quasi per caso, ma che sarebbe davvero stato un grosso peccato non aver letto.

Chissà – mi chiedo ora – se altri libri di Terzani sapranno riservarmi tante sorprese!

 

 

Tiziano Terzani

 

UCRONICO, MA NON SOLO – Intervista su FIORIENTINOISIAM

Chiara Sardelli mi ha intervistato per FIORENTINOISIAM.

Ecco il testo che sarà presto pubblicato:

 

Prima di tutto ti ringrazio per avere accettato di essere ospitato su questo Blog. 

 

Carlo Menzinger di Preussenthal

Carlo Menzinger di Preussenthal

Grazie a te e a chi leggerà queste righe. È passato qualche mese dall’ultima volta che ho rilasciato un’intervista e mi fa piacere poter ricapitolare alcune cose con voi.


1 ) Vuoi presentarti agli amici di “Ospiti, Gente che viene, Gente che torna“? 

 

Chi sono? Il modo in cui ci si presenta dipende sempre molto dal contesto in cui questo ci viene richiesto.

È difficile definirsi con un’etichetta. Dovrei forse solo dire: sono un uomo. Intendendo con questo che sono un padre, un marito, un figlio, uno che lavora, sogna e spera. Non è questa però la risposta che ci si attende.

Quando qualcuno mi chiede cosa faccio nella vita e immagino si aspetti una risposta sintetica mi limito a dire che sono un bancario, però lo faccio sempre con un lieve disagio, perché mi riconosco poco in questa definizione. Anche dal punto di vista lavorativo, la mia attività ricorda ben poco quella del tipico bancario. Lavoro, infatti, nella finanza strutturata e, attualmente, mi occupo di project financing. Purtroppo, molti non sanno che cosa questo voglia dire. Se mi viene chiesto, rispondo che ci occupiamo della gestione di contratti molto complessi per il finanziamento di infrastrutture come autostrade, ospedali, metropolitane o impianti per la produzione di energia.

Potrei entrare in maggiori dettagli, ma su questo blog si parla di libri e quindi la mia risposta dovrebbe essere “sono uno scrittore” o, forse, con maggior precisione “sono un romanziere”, dato che, sebbene io abbia scritto e pubblicato anche poesie e racconti, mi riconosco soprattutto nelle opere di maggior respiro. Sono davvero uno scrittore? Forse no, dato che per vivere faccio il bancario e scrivere per me è solo un hobby, quindi è una risposta che di solito non do.

Come romanziere, vengo spesso identificato come un autore ucronico, genere ora forse un po’ più noto che in passato, ma tuttora abbastanza sconosciuto al grande pubblico. Per ucronia, in letteratura, si intende la narrazione di eventi diversi da quelli realmente avvenuti, la Storia scritta con i “se” e, magari anche con i “ma”. Per fare degli esempi concreti, voglio citare alcuni dei miei romanzi. “Il Colombo divergente” ci parla del viaggio del navigatore genovese oltre l’oceano, ma, diversamente, da quanto ci insegna la Storia, lo vediamo incapace di riferire le proprie scoperte in Europa, con conseguenze enormi per la Storia mondiale. “Giovanna e l’angelo” ci mostra Giovanna D’Arco che sul rogo sogna di sopravvivere a se stessa e di riconquistare la Francia. “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” è una miscela di ucronia e fantascienza, con il protagonista che viaggia nel tempo fino alla preistoria, dove incontrerà una razza evolutasi dai velociraptor fino alla civiltà. In tutti questi casi, la Storia (o addirittura l’evoluzione) diverge dal suo percorso reale e ne esploriamo le conseguenze.

Non ho scritto però solo ucronie, ma anche thriller come “La Bambina dei sogni” o “Ansia assassina”. Molti sono comunque i generi letterari che vorrei esplorare e affrontare.


2) Su Anobii hai attivato diversi gruppi (per esempio “Web-editing”, “Mitologia cristiana” e “Ucronie”). Sei anche presente mettendo a disposizione i tuoi libri in catena di lettura nel Gruppo “Due chiacchiere con gli autori”. Che cosa hai ricavato da queste esperienze? 

 

Nel bene e nel male, credo di essere un autore “internet”. Il mio primo romanzo fu selezionato dall’editore a seguito della votazione dei lettori in rete. Alcuni lavori li ho realizzati con altri autori incontrandoci nel web, altri, grazie a esperienze come quella del “Web-editing”, che ho portato avanti in anobii nel Gruppo che citavi (ma anche su wordpress, facebook e altrove), li ho sottoposti a lettura e revisione preventiva da parte dei lettori in rete prima di arrivare alla pubblicazione e anche dopo, predisponendo le edizioni successive.

Preso atto, purtroppo, che i piccoli editori non sono in grado di fare del buon editing ai testi dei propri autori, ho voluto cercare delle soluzioni. Ho così tentato un processo che mi piace chiamare “web-editing”, mettendo i miei romanzi a disposizione per la lettura gratuita in rete e pregando chi mi legge di segnalare tutto ciò che non ama o che trova sbagliato nel testo. Per il romanzo “La bambina dei sogni” ho così ottenuto molte decine di lettori che si sono espressi, a volte con precisione che arrivava al dettaglio di correggere ogni singolo paragrafo. Sono rimasto arbitro dei loro suggerimenti e ultimo responsabile del romanzo così prodotto, ma ho potuto ridurre moltissimo la presenza di piccoli errori e refusi e anche avere alcuni suggerimenti interessanti a livello di costruzione della storia.

Finito questo lavoro, ho realizzato un e-book che tuttora si può leggere gratuitamente scaricandolo dal mio sito www.menzinger.too.it . La cosa non è finita lì, perché, tenendo conto dei numerosi commenti ricevuti in rete, molti su anobii, ho curato le edizioni successive.

Ho poi ripetuto l’esperienza con il romanzo “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”.

Non penso di poter guadagnare con i miei libri, quindi oltre a distribuire gratuitamente gli e-book, su anobii è possibile prenderli in prestito in edizione cartacea. Seguo questo metodo da anni, con grande soddisfazione, perché mi permette di entrare in contatto diretto con i lettori, di confrontarmi con loro, di capire le emozioni che sono stato in grado o meno di suscitare.

Non credo nello scrittore chiuso in se stesso. Credo che la scrittura sia un atto collettivo. Già con la semplice lettura compiamo un atto creativo. Ogni lettore, con la propria fantasia, leggendo, interpreta a modo suo il romanzo. Anche se l’autore scrive da solo, i libri li scrive sempre con il lettore. È importante la fantasia di entrambi. Lo scrittore è il demiurgo che la suscita nel lettore. Questo avviene sempre. Se in aggiunta a ciò può esserci anche un dialogo tra i due, l’opera non può che giovarsene.
3) Recentemente alcuni istituti superiori sul territorio fiorentino ti hanno invitato a presentare agli studenti un genere letterario, l’ucronia, che è centrale nella tua produzione. I giovani come hanno accolto quest’iniziativa? A quali temi o strategie narrative ti sono sembrati più interessati? 

 

Ho scoperto solo dopo aver pubblicato il mio romanzo ucronico “Il Colombo divergente” che questo poteva far parte del genere letterario definito “ucronia”. Da allora ho capito sempre più che l’ucronia ha un enorme potenziale narrativo.

La fantascienza classica sembra aver esaurito la sua linfa con la fine del grande sogno della conquista dello spazio. I viaggi interstellari non sembrano alla nostra portata e quelli interplanetari serviranno a portarci solo su mondi sterili.

Il fantasy appare limitato dalle sue stesse ambientazioni e personaggi.

In letteratura abbiamo bisogno di nuovi spazi per liberare la fantasia.

Riscrivere la storia, secondo me, può essere lo spazio in cui muoversi. Immaginare evoluzioni alternative può essere la vera alternativa alle storie di alieni e al fantasy.

L’ucronia può insegnarci che ogni minimo gesto può portare a sviluppi diversi della storia. Questo ci fa capire l’importanza di ciascuno di noi. Se ciascuno di noi può mutare il futuro di tutti, ciascuno di noi è importante. C’è, insomma, nell’ucronia anche una morale importante.

L’ucronia può farci sognare che le cose avrebbero potuto andare diversamente. L’ucronia è la storia sognata. Non necessariamente utopia, non necessariamente distopia. I mondi alternativi, quelli che chiamo “universi divergenti” possono essere per certi aspetti migliori del nostro, ma per altri peggiori.

L’ucronia è più equilibrata e razionale dell’utopia e della distopia, ma non per questo meno fantasiosa.

Ho dunque deciso di fare il possibile, nel mio piccolo, per far conoscere questo genere. Ho organizzato quelle che chiamavo “serate ucroniche” per parlarne, realizzato, assieme ad altri diciassette autori l’antologia “Ucronie per il terzo millennio” e, come dicevi, incontrato alcuni studenti nelle scuole.

Credo, infatti, che siano i giovani i più sensibili alle potenzialità della fantasia, al sogno di creare nuovi mondi. Sono i giovani quelli che ancora si interrogano sui perché.

L’ucronia ci aiuta a dare una risposta ai perché. Se immagino un mondo diverso, devo capire perché è cambiato, perché non è come quello in cui viviamo. Specularmente capisco meglio perché il nostro e così e non è diverso.

C’è un fortissimo interesse educativo in questo. Per ogni fascia di età.

La serie su “Jacopo Flammer”, pensata per i bambini, è stata letta con soddisfazione nelle scuole elementari, creando grande curiosità negli scolari, come le storie più mature dell’antologia o dei romanzi che citavo creano curiosità negli adolescenti e negli adulti.

Nei miei romanzi, del resto, non c’è solo speculazione storica, ma ci sono vita e avventura. Sono storie di personaggi con un loro spessore, che si potrebbero incontrare anche in romanzi non ucronici.


4) Per come ti conosco, sei un convinto assertore che la fantasia e l’immaginazione siano fondamentali per l’ispirazione a scrivere. Quali autori hanno influito di più sul tuo immaginario? Quali autori più di recente ti hanno interessato e stimolato ad approfondire temi a te cari? 

 

Oscar Wilde e Carlo Menzinger a Londra

Hai perfettamente ragione! Quando leggo un romanzo, la prima cosa che mi affascina è la creatività, la fantasia, la capacità di raccontare qualcosa che non sia il quotidiano. Non mi interessano i diari delle casalinghe o degli impiegati. È letteratura anche quella, per carità, ma per i miei gusti, manca di qualcosa di fondamentale. Creare nuovi mondi, far sognare: è questo l’importante. Si può farlo anche parlando del passato o di paesi lontani.

Prima parlavo dei limiti del fantasy. Autori come Tolkien e Lewis hanno avuto la capacità di creare mondi immaginari, ma oggi ci si limita spesso a imitarli. La Rowlings, con Harry Potter, ha saputo andare oltre, mescolando il mondo reale della sua Inghilterra con quello fantasioso di maghi ed elfi. I suoi romanzi non sono semplici storie per ragazzi. Hanno avuto meritatamente il loro colossale successo perché sono storie che contengono molti degli elementi necessari a dare consistenza a un romanzo: trama, struttura, ambientazione, magia, mondi paralleli, linguaggio nuovo, amicizia, crescita, lotta tra bene e male ma anche con piccoli nemici, spettacolarità, competizione, suspance, paura, morte, avventura. In quanti romanzi ritroviamo tutto ciò? Esaminate le vostre letture e vedrete che sono ben pochi!

 

Parrà strano, visto quanto sono diversi da me, ma se devo citare autori che hanno ispirato i miei precedenti romanzi, potrei dire “Il nome della rosa” di Umberto Eco per “Il Colombo divergente”, “Orlando” di Virginia Wolf per “Giovanna e l’angelo”, il “Libro degli Ylané” per “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, ma dietro ciascuno di questi c’è tutta una lunga bibliografia di romanzi e saggi.

Le mie letture sono molto varie e spaziano dai classici di ogni epoca, ai romanzi stranieri, alla letteratura di genere, ai best-seller, agli autori sconosciuti italiani. Ultimamente sto cercando di scoprire alcuni premi Nobel che non avevo ancora letto, ma spesso con risultati poco entusiasmanti.

Non sempre i romanzi che mi piacciono di più sono per me fonte di ispirazione. Spesso, anzi, sono molto più ispirato da quelli che non mi sono piaciuti affatto. Se leggo qualcosa che mi piace, vuol dire che è già stata scritta e difficilmente potrò fare di meglio. Se leggo qualcosa che non funziona, mi chiedo perché e come l’avrei scritta io. “Ansia assassina”, per esempio, è nato così. Avevo letto un raccontino che non mi diceva nulla, su una coppia a letto che aspettava il rientro del figlio. L’ho riscritto a modo mio ed è nato il primo capitolo del romanzo.

Tra i romanzi letti nel 2013 che mi sono piaciuti di più ci sono “Il centenario che saltò dalla finestra e scomparve” di Jonas Jonasson (un modo rivoluzionario di scrivere in modo allegro un romanzo storico), “Il giardino segreto” di F.H Burnett (una bella avventura di crescita e scoperta), “Il vecchio e il mare” di Hemigway (che mi ha riconciliato con un autore che non amavo), “Il signore delle mosche” di Golding (una storia di sopravvivenza che mostra l’istinto ferino di ciascuno di noi) e “Caino” di Saramago (un altro capolavoro ucronico del premio Nobel portoghese).

In questi mesi sto poi rileggendo tutti i cicli di Isaac Asimov, che durante la mia adolescenza fu il mio autore preferito. Oggi lo amo meno, ma era un grande creatore di mondi. Da bambino, invece leggevo soprattutto Salgari, la cui fantasia è figlia della geografia.

Stephen King

Un autore che ho scoperto di recente e che considero dotato di una capacità narrativa straordinaria è Stephen King, di cui sto leggendo ora i romanzi del ciclo “La Torre Nera” (una citazione la trovate persino ne “La bambina dei sogni”).

Un altro autore che ho scoperto da poco è Joe R. Lansdale, quasi un “vice King” per la sua capacità di creare tensione e suspance, se non fosse che mi pare un po’ troppo ripetitivo nei suoi temi. C’è poi un autore di cui non riesco ancora a capire quanto sia geniale: Haruki Murakami. Tra gli autori orientali, presto attenzione anche al recente premio Nobel Mo Yan. Tra gli italiani, ultimamente sto apprezzando la tecnica, forse un po’ scolastica, di Valerio Massimo Manfredi. Tra gli ucronici dovrei forse approfondire la lettura di Philip Roth.

Se dovessi fare lo stesso elenco tra un mese lo farei di sicuro diversamente, come l’avrei fatto diverso un mese fa. I miei gusti letterari cambiano sempre, cerco sempre un autore che sappia stupirmi. Ogni tanto qualcuno ci riesce, ma poi devo trovarne un altro.
5) Ci spieghi come nasce il progetto di un tuo romanzo e come passi dall’idea alla realizzazione? 

 

Sono un autore che scrive per stratificazioni successive. Innanzitutto lotto contro le nuove idee. Questa è stata la prima cosa che ho imparato a fare. Sono sommerso da La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthalidee per nuovi romanzi. Cerco di tenerle da parte e di concentrarmi su quella principale e su quella costruisco la mia storia. Non devo permettere a nuove idee di interferire. La tentazione è di scrivere in contemporanea cento storie, ma già faccio fatica a portarne avanti una. Devo concentrarmi su quella. Di solito ho in mente una bozza di trama, ma nulla di troppo definito. Storia e personaggi prendono forma poco per volta, per aggiunte successive. La scrittura dei miei romanzi dura anni, anche perché posso dedicar loro poco tempo. Nel frattempo leggo molto. Ogni lettura mi fa crescere e cambiare. Ogni volta che rimetto mano alla storia sono diverso e questo si riflette nella scrittura, rendendola, credo, più ricca.

Credo che la scrittura a più mani, di cui ho fatto esperienza, per esempio con “Parole nel Web” o “Il Settimo Plenilunio”, sia utile a sviluppare aspetti diversi di una trama o di un personaggio. Se l’autore è uno solo, un effetto simile si ottiene con il tempo: rileggendo e riscrivendo la stessa storia a distanza di mesi è quasi come se a farlo sia una persona diversa.

Quando la storia sembra finita, nel senso che ci sono la prima e l’ultima pagina, l’incipit e il finale e tutto quello che sta nel mezzo, il mio romanzo non è affatto pronto. A quel punto sono forse a un terzo del lavoro. Iniziano le varie revisioni, riletture, riscritture. Fino al giorno in cui decido che, sebbene sarebbe possibile andare ancora avanti all’infinito, è tempo di confrontarmi con i lettori.

Saranno loro a dirmi se c’è ancora modo di migliorare. Lo facevano in passato con i loro commenti e le loro recensioni. Lo fanno ora anche con il “web-editing”.


6) Qual’è stato il primo lavoro che hai pubblicato? Ci vuoi parlare del rapporto con i tuoi editori? 

 

Carlo Menzinger presenta a Milano presso la FNAC la prima edizione de Il Colombo divergente

La mia prima pubblicazione fu “Viaggio intorno allo specchio”, una raccolta di poesie giovanili, edita nel 1989 da un editore romano. Fu un’esperienza che mi tenne alla larga dagli editori per un bel po’!

L’opera fu pubblicata monca, senza che potessi mai vedere le bozze di stampa. La promessa distribuzione e promozione non avvenne mai e, l’ammetto, fu anche la prima e unica volta che pubblicai con la formula del “contributo dell’autore”.

Fu solo nel 2001 che incontrai un nuovo editore, “Liberodiscrivere” dell’Architetto Antonello Cassan, che mi permise di pubblicare il romanzo “Il Colombo divergente” con un contratto semplice e pulito e che, nel suo piccolo, mi supportò nell’uscita.

Il rapporto è poi felicemente proseguito con varie opere successive, sia scritte che curate da me.

Ultimamente, però, pur non avendo problemi con loro, volendomi sentire più libero di perseguire il mio progetto di “web-editing” ho fatto ricorso alla piattaforma “Lulu”, grazie alla quale sono rimasto pienamente titolare dei miei diritti e posso fare nuove edizioni dei miei romanzi in qualunque istante voglia, senza attendere il momento opportuno del piano editoriale. I miei ultimi romanzi sono, infatti, usciti sia in e-book totalmente gratuiti scaricabili da www.menzinger.too.it, sia in cartacei prodotti da “Lulu” o “IlMioLibro” de La Repubblica, di cui ho ritirato di volta in volta le versioni superate da revisioni successive e ripubblicato la versione più aggiornata. Una libertà che neppure un editore flessibile, pur attrezzato con tecnologia “on-demand”, mi consentirebbe.
7) Hai un sogno nel cassetto, a cui ancora devi porre mano?

 

+Ahimé, ne ho infiniti! Innanzitutto, limitandomi a parlare di libri, vorrei poter pubblicare con un grande editore che voglia davvero investire in modo importante su un mio libro.

Ho poi tantissime idee che vorrei trasformare in romanzi. Sto ora lavorando soprattutto su una grande ucronia su Sparta. Finora ho scritto soprattutto allostorie che mostrano il momento in cui la Storia muta. Vorrei ora fare vedere come sarebbe il mondo molti secoli dopo una “divergenza”.

Sogno poi di scrivere un romanzo ispirato all’apocalisse, ma non pensate alle solite storie catastrofiche. È qualcosa che si ricollega piuttosto alla mia idea di poter sfruttare dal punto di vista letterario la “mitologia cristiana”. Ho anche abbozzato qualcosa sul nostro tempo, su questo mondo pieno di persone egoiste che pensano soprattutto al proprio comodo, senza badare alle conseguenze su

gli altri delle proprie azioni.

E poi… inutile pensare ad altro: solo per completare questi tre libri mi ci vorranno anni!

 

Prima di lasciarci vuoi dedicarci un pensiero, un aforisma, un verso… ?

Jorge Luis Borges

 

Questa è la domanda più difficile!

Forse potrei riportare la citazione che ho messo all’inizio del romanzo che sto scrivendo ora e che ci parla dell’ucronia ma anche del futuro e delle nostre potenzialità:

Credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano, si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

 

Liliana Capraro – Un’illustratrice di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Liliana Capraro (come scrive nella proprio biografia) sin da piccola ama disegnare anzi scarabocchiare e sperimentare. Tutti hanno da sempre elogiato le sue doti artistiche ed è soprattutto questo e il senso di soddisfazione che ne deriva che la spinge a frequentare l’Istituto Statale d’Arte di Sorrento e dopo questo, altri cinque o sei all’Accademia di Belle Arti di Napoli, dove si laurea nel 2009. Dal 2009 a oggi ha partecipato a varie manifestazioni, esposizioni e mostre collettive e personali, a Gragnano, a Castellammare di Stabia, Torre Annunziata e Milano con le sue sculture, pitture, linoleografie e soprattutto illustrazioni.
Non mi preoccupa che quello che creo sia bello o perfetto. I personaggi che invento non vogliono essere impostati, sono liberi e lascio che si formino da soli, poi li aiuto a crescere.”
Avete presente quando ci si mette ad osservare le nuvole e d’un tratto ci appare la loro “altra”  forma? Ecco, è così che mi piace creare.

http://lilianacapraro.wordpress.com/

Liliana Capraro ha realizzato questi disegni per il romanzo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI, un viaggio in un tempo alternativo, in cui l’evoluzione ha creato nuove razze animali:

Una femmina di intelliraptor nel suo nido  con i piccoli

 
Un grifone, uno degli esseri mitologici che popolano Govinia.

 

 JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI, scritto da Carlo Menzinger, è quella che l’autore definisce una “gallery novel“: un romanzo illustrato da numerosi disegnatori.

Questo è il terzo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Vorrei presto farne anche per gli altri.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini e il terzo a Camilla Bianchi. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

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