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AMORI SPEZZATI SOTTO LA TORRE ANTICA

Intorno al mistero di un orologio su una torre fermo da troppo tempo, Alfredo Betocchi snoda alcune storie in epoche diverse, dal 1288, al 1796, al 1957 (e anni poco precedenti o successivi) in cui alcune coppie di giovani amanti s’incontrano, conoscono, amano e perdono. Dal desiderio di Risultati immagini per l'orologio della torre antica Betocchivendetta e dall’odio vediamo nascere delle streghe (una che vuole vendicare l’amato assassinato e l’altra che cerca la vendetta per una violenza subita) e scaturire una serie di malefici. Dallo scontro tra queste forze magiche, tra la saggia Maga Tara e la strega Elodia, si arriva al finale e si scopre quindi il segreto de “L’orologio della torre antica”. Tale è il titolo di questo primo romanzo di una saga fantasy in tre volumi realizzata di questo simpatico e cordiale autore fiorentino, conosciuto con il GSF alle Serate Letterarie della Laurenziana. Il sottotitolo, assai esplicativo, è “Storia di streghe, di morte e d’amore”, Edizioni Il Campano.

La vita, a volte, pone l’incredulo di fronte a strane esperienze nelle quali le sue certezze si fanno più sfumate e nulla pare più essere quello che sembra” è l’incipit che ci prepara a questo romanzo in cui l’ambientazione storica fa da sfondo a vicende sovrannaturali.

Vi troviamo descrizioni di figure come questa:

Correva l’anno 1795 ed il ricchissimo Tegrimo II dei Conti Guidi, omonimo del capostipite della dinastia ma ormai non più Signore del territorio, era il proprietario dello storico immobile. Questi era un compassato signore di cinquant’anni, di statura medio alta con i capelli folti brizzolati, un viso aperto e volitivo sul quale gli occhi mostravano uno sguardo severo, ma giusto”.

O scene di cruenti scontri campali come questa:

Ad un tratto, un gigantesco guerriero arabo si parò innanzi al giovane.

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Alfredo Betocchi

Impugnava un’affilata scimitarra rossa di sangue mentre, con l’altra mano, trascinava per i capelli una giovane donna, terrorizzata: la sua preda di guerra.”

Sarà lo stesso orologio a condurre a morte una delle streghe:

Senza una parola gli spettri spinsero con forza il pendolo che si trovava proprio dinanzi a loro e quello iniziò ad oscillare. Le ruote si mossero all’istante, stritolando tra i loro giganteschi denti Elodia, che emise dalla sua gola un urlo disumano”.

La ricetta per il fantasy del Betocchi ha, insomma, come ingredienti ambientazioni di varie epoche, amori giovanili, magia, mistero e vendetta.

Che cosa ci riserveranno le prossime avventure “La maga Tara” e “Selina, l’ultima strega”?

UN WEEKEND A STRANIMONDI 2019

Eccomi di ritorno a Firenze dopo un intero weekend passato al divertente e interessante festival del libro fantastico, weird e di fantascienza “Stranimondi” tenutosi a Milano.

Ero andato con l’idea di ascoltare alcuni dei numerosi incontri tematici presenti nel programma, ma alla fine la sala con gli stand delle case editrici si è rivelata molto più ricca di occasioni di incontro di quanto il numero degli operatori presenti potesse far supporre. Mi sono così fermato a parlare più del previsto con autori, ma anche critici e editori.

Fiorella Borin, Vittorio Piccirillo, Annarita Stella Petrino, Adriana Comaschi e Melania Fusconi allo stand di Tabula Fati

Ovviamente ho dedicato molto del mio tempo agli autori di Tabula Fati, la casa editrice del sempre attivo Marco Solfanelli, lì presente, con cui sono uscito, proprio in fiera, con il mio nuovo “Apocalissi fiorentine” (dopo aver collaborato per anni alla rivista “IF -Insolito & Fantastico” da loro edita, prima del passaggio a Odoya). Degli autori di Tabula Fati ho acquistato:

  • Un curiosissimo libretto scritto da Vittorio Piccirillo con testo a fronte in latino, “Legio Accipitris”, in cui racconta di un incontro tra antichi romani e alieni, che non vedo l’ora di leggere;
  • Un tentativo di terraformazione di un mondo alieno raccontato dall’inseparabile coppia Emiliano Mecati e Alessio Seganti in “Karma Avverso”;
  • Il fantasy di ambientazione atlantidea, che a quanto ho capito è stato in piccola parte ispirato dal mio “Il sogno del ragno – Via da Sparta”, scritto da Enrico Zini: “Esperia, la fuga”;
  • La fantascienza cyborg per young adult “Quando Borg posò lo sguardo su Eve” di Annarita Stella Petrino;
  • Un antichissimo mito ladino, riscritto dalla prolifica Adriana Comaschi:La Rajetta”;
  • Il primo volume della saga fantasy young adult con cui esordisce Melania Fusconi, “Le anime di Leggendra – I cimeli ancestrali”.

Molti di loro sono autori soci, come me, di World SF Italia, l’associazione degli operatori della fantascienza e lì avevo incontrati all’Impruneta all’ultimo raduno nazionale.

Edito da Edizioni Della Vigna (sempre Gruppo Tabula Fati) ho acquistato “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini, in cui ho riscontrato temi che mi stanno particolarmente a cuore come l’alterazione del tempo.

Ho incontrato molti altri autori della casa editrice, come la mia editor Silva Ganzitti (che ringrazio per la meticolosa cura con cui ha revisionato “Apocalissi fiorentine”), Fiorella Borin, Annarita Guarnieri (traduttrice) e Francesco Brandoli, i cui volumi mi riprometto di leggere presto.

Di altre case editrici ho acquistato il primo romanzo della saga “Eternal war”, “Gli eserciti dei santi”, scritto da Livio Gambarini, in cui racconta la storia fiorentina ai tempi di guelfi e ghibellini, colorandola di una vena soprannaturale.

Ho, infine, preso l’ultima ucronia del maestro dell’allostoria Pierfrancesco ProsperiIl 9 maggio”, sottotitolo “Che cosa sarebbe successo se Hitler

Carmine Treanni, Pierfrancesco Prosperi e Aldo Putignano.

fosse morto a Firenze nel 1938?”.

Prosperi presentava il suo originale romanzo, edito da Homo scrivens, assieme all’editore Aldo Putignano e al critico letterario Carmine Treanni,.autore, tra le altre cose dell’antologia “Altri futuri” e finalista al Premio Vegetti 2019 con “Il futuro è adesso”.

 

Carlo Menzinger con Apocalissi fiorentine allo stand di Tabula Fati.

Durante il festival, è stata presentata in anteprima la mia antologia distopica “Apocalissi fiorentine” (24 racconti e 48 fotografie rielaborate che illustrano in modo fantastico momenti di crisi della città, passati o futuri, avvicinando ai lettori le tematiche delle fragilità ambientali, riportandole in un contesto urbano). Il volume è illustrato dagli studenti del Professor Marcello Scalzo della Facoltà di Architettura di Firenze. Sono stato presente in due spazi, sabato presso la rivista “Dimensione Cosmica” (anch’essa edita dal Gruppo Tabula Fati) e domenica presso un’altra casa editrice del gruppo, Le Edizioni della Vigna, diretta da Luigi Petruzzelli e ho avuto modo di rilasciare un paio di interviste.

Altri eventi cui ho partecipato sono stati gli interessanti:

  • “Michelangelo e la luna. Perché le arti hanno un ruolo così marginale nella fantascienza?”, tenuto da Franco Ricciardello. Credo, infatti, che quando si creano mondi immaginari sia giusto affrontare ogni aspetto, compreso lo sviluppo dell’arte, mentre, come spiegava Franco Ricciardello la fantascienza tende a concentrarsi sugli aspetti tecnici, fantascientifici o sociali ma spesso dimentica pittura, scultura, musica e, seppur meno frequentemente, architettura.
  • “Astrobiologia per fantascientisti” con Silviia Treves, Franci Conforti e Nino Martino. Ottima occasione per riflettere sulle possibili forme di vita che potremmo trovare su mondi alieni, partendo dallo studio delle creature estremofile, che sulla terra vivono in ambienti con condizioni estreme.
L'immagine può contenere: 8 persone, tra cui Silvio Sosio e Franco Forte, persone che sorridono, persone in piedi e spazio al chiuso

Silvio Sosio, Franco Forte, Mauro Gaffo, Mario Sumiraschi, Claudio Battaglini, Valter Maggi, Marco Crespiatico, Sandro Bani

Mi sono, invece, perso “Il presente invisibile: come la letteratura cura la cecità climatica” con Fabio Deotto, Chiara Reali e Giorgio Raffaelli, che mi sarebbe piaciuto sentire visto che ultimamente mi sto dedicando al climate fiction (“Apocalissi fiorentine” ne è un esempio), così come l’antologia Urania “Stranimondi”.

Di sicuro meritevoli devono essere stati gli incontri con Tullio Avoledo, Cecilia Randall,

Jasper Fforde, Anders Fager, Leonardo Patrignani, Franco Brambilla, Claude Lalumière, Ran Zhang, Maurizio Nichetti (nomi di spicco in locandina) nonché Silvio Sosio, Franco Forte, Lukha B. Kremo, John Vance, Roberto Paura, Elena di Fazio. Non mi pare fossero in cartellone ma ho incontrato anche i critici letterari Walter Catalano e Gian Filippo Pizzo, l’autore multidisciplinare (nonché fotografo) Angelo Tondini Quarenghi e, infine, Sergio Calamandrei, mio coautore in alcune opere, che mi ha accompagnato in questo tour nella letteratura fantastica.

Dal punto di vista organizzativo, ho trovato poco pratica la necessità di uscire in strada per spostarsi da una sala all’altra (per fortuna il tempo era buono), ma la location è stata cambiata all’ultimo momento per problemi autorizzativi. Per fortuna è stata trovata perfettamente adiacente alla Casa dei Giochi che finora ospitava l’evento. Non ci sarebbe, poi, stato male un punto ristoro all’interno. I locali nei dintorni erano comunque vicini e sono stati presi d’assalto.

Nel complesso è stata un’esperienza positiva e piacevole, in un contesto estremamente vivace ed effervescente.

Complimenti agli organizzatori e a tutti i partecipanti.

 

Leggi anche:

Incontro World SF Italia 2019

Firenze Rivista 2019

Incontri Letterari della Laurenziana 2019

Stranimondi 2019

 

Vedi:

Il breve video del mio intervento di domenica su “Apocalissi fiorentine”

I MONDI UCRONICI

L’ambientazione è uno degli aspetti più importanti quando si scrive un romanzo.

Ci sono generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Crearla è un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

L’ambientazione è fondamentale per il fantastico, che sia fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

É importante creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici, che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Assai caratteristica è la situazione per l’ucronia.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa. Non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

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Charles Renouvier

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

Ebbene, il narratore di ucronie nel descrivere il proprio mondo immaginario deve seguire nel contempo la propria fantasia, il proprio universo divergente, e dall’altra la Storia, gli eventi reali come si sono svolti fino alla divergenza storica e come si sono svolti nel tempo reale. Può e deve discostarsi del mondo vero, ma facendo attenzione che le variazioni siano plausibili e connesse con la portata della divergenza.

Se immagino che Hitler abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, poi, per esempio, non sarebbe molto logico che un personaggio in Germania negli anni ’70 legga Topolino e beva coca-cola. Se lo fa, deve esserci una spiegazione fornita dal romanzo.

Con l’ucronia possiamo narrare degli eventi nel momento stesso in cui divergono dalla storia reale. È quello che ho fatto, per esempio con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, in cui mostro la vita di Cristoforo Colombo nel momento in cui fallisce nella sua scoperta dell’America e di Giovanna D’Arco quando sopravvive al rogo.

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Winston Churchill

In un racconto pubblicato in “Ucronie per il terzo millennio”, invece, immagino il mondo contemporaneo come sarebbe stato per effetto di quanto narrato ne “Il Colombo divergente”.

È questo il secondo modo di scrivere ucronie, ovvero descrivere un mondo successivo alla divergenza storica. Gli eventi narrati possono essere variamente distanti dalla divergenza.

Con la saga “Via da Sparta” ho voluto portare la cosa all’estremo, immaginando gli effetti di una divergenza (la vittoria di Sparta su Tebe e la successiva distruzione di Atene e della sua cultura) ben 2400 anni dopo.

Quello che ho dovuto fare è stato ricostruire un intero mondo: economia, cultura, modi di vivere, classi sociali, rapporti uomo-donna, concetto di famiglia, forme politiche, tecnologia, scienza, filosofia, alimentazione, ecologia…  Tutto diverso!

In “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, ho immaginato una divergenza nella preistoria ai tempi dei dinosauri, mostrandone gli effetti in un mondo preistorico più recente.

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Philip K. Dick

Qualcosa del genere, ma con una più ampia ricostruzione ambientale lo ha fatto Harry Harrison con “Il Libro degli Yilané”: immagina una razza di dinosauri che si sia evoluta e che conviva con gli uomini preistorici. Descrive una civiltà del tutto diversa dalla nostra.

Un altro esempio di mondo ucronico interamente ricostruito è la raccolta di racconti di Robert Silverberg “Roma eterna”, che si snodano dal 1203 al 2723 ab Urbe Condita, ovvero per ben 1520 anni, dal 450 al 1970 Dopo Cristo, in cui mostra come l’Impero Romano sia sopravvissuto sino ai giorni d’oggi.

Lo stesso tema lo tratta Sophia McDougall, con i romanzi della saga “Romanitas”, che andrebbero letti proprio per capire come non si dovrebbe mai scrivere un’ucronia (o un romanzo in genere).

Come possiamo immaginare un mondo trasformato da 1.500 anni di storia alternativa? Secondo me dovrebbe essere un mondo diversissimo e le differenze non possono certo limitarsi a quelle della premessa, cioè all’esistenza di un impero, di un imperatore, di una lingua comune (ancora il latino? Le lingue non evolvono?), di un esercito formato da centurioni e alla diffusione del sesterzio come valuta, eppure è questo che l’autrice immagina, con uno sforzo di fantasia davvero modesto.

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Stephen King

Certo, McDougall si inventa tre o quattro neologismi per descrivere oggetti comuni, per esempio parla di longdictor per indicare il telefono, di longvision per la televisione e di spiroali per gli elicotteri, ma tanto valeva che avesse lasciato loro i nomi originali, dato che avevano già origini greco-latine e quindi plausibili. Quello che non si capisce è come questi possano esistere in un mondo divergente. Come possiamo immaginare la rivoluzione industriale senza l’impero inglese? Accanto a longvision e longdictor poi troviamo tutto l’apparato tecnologico, sociale e organizzativo moderno: automobili, autostrade, fotografie, telecomandi, casseforti, autisti, barche da diporto, valige, motovedette, fucili, motori vari, infermiere, processi e prigioni. Assolutamente non coerente con le premesse!

 

L’ucronia è un genere che vede i suoi primi esempi in tempi antichissimi, persino Tito Livio ne ha scritta una, ma è un genere tutto sommato ancora poco praticato e quindi con un immenso potenziale narrativo ancora inespresso. Sarà, forse, perché non è facile scriverne. Oltre a conoscere la storia, bisogna capirne i meccanismi, rendersi conto di quali siano le conseguenze possibili di ogni evento.

Fatto sta che se abbiamo ucronie scritte da grandi autori come Tito Livio, Dick, Saramago, Verne, Conan Doyle, Churchill, Twain, King, Roth, Harrison, Turtledove, Silverberg, Asimov, Kazantzakis, Harris e persino da italiani come Brizzi, Stocco, Farneti, Prosperi, Morselli, Masali e Malaparte, peraltro quelle che cercano davvero di ricostruire interamente un mondo immaginario sono ancora davvero pochissime, anche per questo ho cercato di colmare questo vuoto con la trilogia di “Via da Sparta” (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”).

Quasi sempre, infatti, le opere di questi autori si limitano a descrivere gli eventi nel momento in cui mutano o un mondo di poco successivo.

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Harry Turtledove

Altri esempi di mondi immaginari sono quelli germanizzati de “La svastica sul sole” di Dick, “Fatherland” di Harris, “Il complotto contro l’America” di Roth e “Se Hitler avesse vinto la guerra” di Winston Churchil, le Italie ancora fasciste de “L’inattesa piega degli eventi” di Brizzi, “Nero italiano” di Stocco, “Occidente” di Farneti.

Più originale è semmai la produzione di Turtledove, che oltre a immaginare l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un invasione aliena nei cicli “Invasione” e Colonizzazione”, ha scritto “Per il trono d’Inghilterra” (2002), dove l’invincibile armata ha sconfitto gli inglesi, la regina Elisabetta è prigioniera e un pugno di uomini cercano di restaurare la monarchia protestante, “Basil Argyros” (2006), in cui l’impero bizantino non è mai caduto (Maometto si è convertito al cristianesimo) ed è ancora una potenza mondiale nel quattordicesimo secolo.

Ne “Gli anni del riso e del sale” (2007) di Kim Stanley Robinson, l`Europa è stata messo in ginocchio dalla peste nera; con il vuoto formatesi le due potenze in ascesa sono state la Cina e l’Islam.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle storie inventate sinora, ma molte altre possono ancora essere scritte, perché, in fondo, l’ucronia altro non è che la storia sognata da ciascuno di noi e c’è sempre spazio per un nuovo sogno.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

Leggi anche 

L’importanza di un’ambientazione originale

I costruttiori di universi

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L’IMPORTANZA DI UN’AMBIENTAZIONE ORIGINALE

Quali sono i principali elementi costitutivi di un romanzo?

In genere credo si indichino questi cinque (vedi per esempio qui o qui):

  1. Trama
  2. Personaggi
  3. Ambiente
  4. Dialoghi
  5. Stile

Questi elementi sono tutti importanti, ma nessuno è indispensabile. Ci sono opere di narrativa che fanno a meno di alcuno o tutti questi elementi.

Personalmente, come lettore, ho notato che i romanzi che mi sono piaciuti di più hanno sempre trama, personaggi e ambientazione assai ben sviluppati e in equilibrio tra loro.

Da bambino quando leggevo tendevo a saltare le parti non scritte in forma di dialogo. Da adulto, invece, posso benissimo leggere senza incontrare mai dialoghi, ma i bambini sanno andare alla sostanza delle cose. Come esseri umani siamo abituati a dialogare e ci piace quindi che i personaggi di un libro parlino tra loro e lo facciano in modo verosimile e comprensibile.

Lo stile serve a farci riconoscere un autore, a renderlo unico, a volte a stupirci, ma non credo sia un elemento così importante per i lettori, che vogliono soprattutto storie che li prendano e, a volte, uno stile pretenzioso allontana dal modo reale di esprimersi e rende il libro poco fruibile, anche se magari fa andare in visibilio i critici letterari.

La trama è così importante che alcuni cercano all’interno di essi gli elementi che la rendono affascinante (vedi per esempio qui).

Io credo che le componenti che rendono un romanzo un best-seller o, comunque, un’opera indimenticabile siano molto più numerosi e ne ho scritto già varie volte, per esempio elencando quelli che avevo definito i “magici ingredienti della Rowling”.

Per Harry Potter, opera dal successo indiscutibile, avevo individuato i seguenti:

– trama;Risultati immagini per hogwarts

– strutturazione;

– ambientazione costante;

– ripetitività e ritualità;

– magia come estraneamento dalla realtà;

– mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia;

– linguaggio inventato;

– amicizia;

– lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto;

– compenetrazione tra il Bene e il Male;

– tanti nemici, grandi e piccoli;

– un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale;

– spettacolarità;

– competizione;

– mistero;

– suspense;

– paura;

– avventura;

– iniziazione e crescita verso l’età adulta;

– morte.

 

Ma torniamo all’elenco più essenziale indicato all’inizio.

Lasciando da parte l’importanza innegabile di trama e buona connotazione dei personaggi, qui vorrei parlare dell’ambientazione, che come dicevo, contribuisce in modo essenziale a rendere un’opera peculiare, verosimile e affascinante.

Ci sono storie poverissime in questo, in cui non comprendiamo neppure dove si trovino i personaggi e in quale epoca. In un racconto, questo può anche funzionare: ci concentriamo sulla trama o sul ritratto del personaggio, il resto non conta.

Più la nostra narrazione si estende, più diventa però importante che sia chiaro dove si muovono i personaggi. In che epoca siamo? In che Paese? Gli oggetti che appaiono sono coerenti con periodo e luogo? Abbiamo la sensazione che il personaggio si stia muovendo contro uno sfondo bianco o scorgiamo i dettagli attorno a lui?

 

Se scriviamo un romanzo mainstream, ambientato nella città in cui viviamo e nei giorni in cui scriviamo, rivolto ai nostri stessi concittadini, possono bastare pochi accenni perché il lettore riesca a immaginare il resto. Certo, non stiamo scrivendo un’opera immortale! Se ve ne sono. Tra pochi anni ogni riferimento sarà incomprensibile e lo stesso sarà per un lettore straniero.

Anche in un’opera contemporanea, può essere bene cercare di dettagliare l’ambiente, anche senza, ovviamente, spiegare cose che sono ovvie per il lettore. Se, per esempio, devo descrivere uno smartphone a un lettore di oggi può persino bastare che ne citi la marca, senza neppure dire di che cosa si tratti. Un lettore dell’ottocento non capirebbe e forse neppure uno del 2100. Se oggi mi mettesti a dedicare dieci righe per spiegare che cosa sia, il lettore mi prenderebbe per idiota.

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Le cose si complicano se scriviamo letteratura di genere, ingiustamente da alcuni considerata di serie B, ma in realtà assai più ricca, sotto tanti aspetti. In primis per l’ambientazione.

 

Partiamo dal romanzo storico. Se scrivo una storia ambientata nel XV secolo, ci saranno numerosi oggetti per nulla familiari al lettore moderno. Dovrò fare in modo che ne comprenda la funzione e l’aspetto, senza gingillarmi in complesse descrizioni tecniche. Dovrò stare attento a far parlare la gente come si faceva allora. E non dico solo della terminologia in uso. Mi riferisco, per esempio, al modo in cui si approccia, una persona.

Devo assolutamente evitare di fare riferimento a modi di pensare moderni. Devo evitare l’uso di oggetti di altre epoche o altri luoghi. Per esempio, oggi mangiamo cibi che prima della scoperta dell’America non esistevano.

L’ambiente per il romanzo storico è ricostruzione e verosimiglianza con un mondo del passato.

 

Ci sono, però, generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Creare l’ambientazione diventa un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

Trovo assurdo che ci sia chi consideri la letteratura fantastica come secondaria. È semmai l’inverso.Risultati immagini per la svastica sul sole

Il fantastico è associato con la nascita stessa della narrazione.

Pensate alle opere fondanti della letteratura mondiale: Iliade e, soprattutto, Odissea.

Certo, i riferimenti omerici erano a una mitologia preesistente che aveva la valenza di una fede e quindi si vuol fingere che queste opere non siano di genere fantastico, ma quando incontriamo giganti, sirene, maghe, divinità che si materializzano dal nulla e altri portenti, vi pare sia realismo?

E parlando di religione, forse che la Bibbia non contiene un’enormità di creazioni fantastiche? Mari che si aprono, Giona che vive dentro un pesce come Pinocchio (altra opera fantastica), diluvi, sogni divinatori, cataclismi. Persino nel Vangelo abbiamo gente che risorge, Gesù che cammina sull’acqua, che moltiplica pani e pesci, che guarisce malati, per non parlare di quel complicato insieme di creature aliene che è l’Apocalisse.

E così altri libri sacri antichi di altre culture.

Non è questo lo spazio per elencarli tutti o discuterne.

 

Dunque, eccoci al fantastico moderno: fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

Qui l’ambientazione diventa fondamentale ed importante è creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

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Leggi anche https://carlomenzinger.wordpress.com/2017/10/14/i-costruttori-di-universi/

I MONDI FANTASY DEL GIOVANE SETYON

Risultati immagini per la spadadi Seyton PratesiGuido Pratesi (Firenze, 1982), nello scrivere la sua quadrilogia Il regno di Visteria” ha immaginato un intero mondo, suddiviso in spicchi, con una sua gerarchia, una sua storia, delle creature fantastiche.

Lo ha popolato di elfi, maghi, draghi, basilischi, tritoni e altro ancora.

Nel primo volume “La spada di Setyon” ci mostra le avventure di un giovane predestinato dalla scoperta di una spada magica, al dono di un falco come compagno e di un pugnale d’oro come estrema difesa (“l’elsa era d’oro, a forma di falco con le ali aperte e gli occhi di rubino”), alle guerre contro i maghi oscuri e contro i tritoni che cavalcano torpedini, squali, orche e cavalli di mare.

Risultati immagini per la spadadi Seyton Pratesi

Guido Pratesi

Non manca l’amore per una bella fanciulla, né una profezia antica: “Quattro flagelli avrebbero infierito sui quattro Spicchi che si sarebbero venuti a creare con la costruzione della Stella di Pietra”.

Riuscirà Seyton a seguire il volere paterno “desidero che tu usi sempre la lama, qualsiasi lama, per difendere gli indifesi ed essere latore di giustizia”?

Quante altre avventure lo attenderanno nei prossimi tre volumi?

IL NARRATORE DI RIFREDI E LE COLLABORAZIONI TRA AUTORI

Il narratore di Rifredi – 2 edizione Aprile 2019

Ieri, 13 Aprile 2019, in occasione del Porto Seguro Show, presso il Porto di Mare di Firenze, ho avuto il piacere di presentare per la prima volta il volume “Il narratore di Rifredi” nella rinnovata edizione realizzata da Porto Seguro Editore, con copertina di Lucrezia Neri, fresco di stampa.

Il libro lo avevo pubblicato già nel 2018 con Lulu, ma Paolo Cammilli mi ha chiesto di ripubblicarlo con la sua casa editrice.

Durante la presentazione ho avuto il piacere di raccontare come sia nato questo testo che parla del quartiere di Rifredi in cui vivo e di Massimo Acciai, un altro autore che abita in zona.

Il libro, che contiene oltre a dei pareri di lettura su alcune delle numerose opere scritte da Massimo Acciai Baggiani, raccoglie una mia intervista a questo autore e alcune opere di entrambi sul quartiere fiorentino di Rifredi, racconti e persino alcune (poche, non temete) poesie, nonché alcune testimonianze di altri autori.

Insomma, com’è nato “Il narratore di Rifredi”?

Diciamo che le sue origini affondano in una data ben precisa: il 28 Settembre 2017. Non si tratta, però, del giorno in cui ho cominciato a scriverlo o ho pensato di farlo. Quel giorno mi trovavo all’Hotel Excelsior di Firenze, per un altro Porto Seguro Show, a presentare per la prima volta il primo volume della saga “Via da Sparta”, intitolato “Il sogno del ragno” (volume poi ristampato più volte e ora già uscito in seconda edizione).

In quell’occasione era presente anche Massimo Acciai Baggiani, con il cugino Pino Baggiani e l’amico fotografo Italo Magnelli che presentavano un volume sul Mugello e le origini della famiglia Baggiani, “Radici”. A onor del vero, Acciai era già un mio contatto facebook da anni, ma non mi ero ancora accorto di lui.

Successivamente Massimo Acciai lesse “Il sogno del ragno”, immagino che la lettura lo abbia soddisfatto, perché lesse altri libri miei. Mi propose poi un’intervista, che accettai. Per prepararsi meglio mi chiese di leggere altre cose che avevo scritto. A forza di leggere aveva realizzato un gran numero di recensioni. Decise così di scrivere un libro “Il sognatore divergente”, con struttura analoga a quella de “Il narratore di Rifredi”, ancora tutto da immaginare.

Va detto che se un autore mi legge, di solito io leggo quello che scrive e poiché lascio sempre in rete dei commenti di tutto ciò che leggo, feci lo stesso con le opere di Massimo Acciai: più lui leggeva libri miei, più io leggevo i suoi.

Mi sono così trovato con un insieme abbastanza corposo di recensioni. Mi sono detto, dunque, che potevo ricambiare Massimo Acciai per lo splendido libro che aveva pubblicato su di me e misi assieme “Il narratore di Rifredi”. A volte i miei libri le auto-pubblico, di solito con Lulu, e così feci anche per questo testo.

Ieri, così, ne è uscita la nuova edizione Porto Seguro.

Qui il video della presentazione.

 

 

 

 

 

Il narratore di Rifredi - 1 edizione Dicembre 2018

Il narratore di Rifredi – 1 edizione Dicembre 2018

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

 

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

L’editore Paolo Cammilli, Stefano Carlo Vecoli, Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal

Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani

Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani

IL REGNO DEL RAGNO – Due ragazze in fuga in un mondo distopico

Risultati immagini per amazon logoRisultati immagini per Internet bookshop logo Risultati immagini per feltrinelli on lineMondadori Store

 

VIA DA SPARTA” descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Sparta ha vinto a Leuttra contro Tebe,  sconfitto e distrutto Atene. Dunque, niente neoclassicismo, rinascimento, rivoluzione francese. Sparta è ora un grande impero.

IL REGNO DEL RAGNO” narra le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato.

Tutto è molto diverso. Per esempio, ogni lusso è abolito, persino i vestiti, mollezze barbariche.

La società è divisa tra una piccola classe dominante di spartiati e un gran numero di schiavi iloti. Uomini e donne vivono separati. Gli uomini si occupano solo di guerra e politica, le donne di tutto il resto. Ogni donna può avere più mariti. Omosessualità e pedofilia sono normali. L’eterosessualità, ostracizzata, è  riservata alla sola procreazione. Anche l’amore è ben diverso, senza romanticismo e amor cortese.

Aracne, una schiava pubblica ilota, violentata per l’ennesima volta, fugge dalla provincia dell’Impero per cercare un mondo migliore. Nymphodora, una ricca ragazza spartiata, nella capitale, sogna di cambiare il mondo e costruire grattacieli.

Con “IL REGNO DEL RAGNO” lo scenario si allarga con molti nuovi personaggi oltre a quelli già incontrati ne “IL SOGNO DEL RAGNO”, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono e il loro rapporto si colora di sesso lesbico e amicizia.

Nymphodora e Aracne, riprendono la fuga verso nord, scoprendo segreti, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

 

 

 

 

 

 

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