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SCRIVERE IN UNDICI

Perchè non siamo fatti per vivere in eterno?I modi per collaborare in un’opera di narrativa possono essere molti. Da quando c’è il web, credo che la tentazione di scrivere assieme per gli autori sia aumentata, essendo più facile sentirsi, scambiarsi idee e testi. Non per nulla ricordo di aver tentato già all’inizio degli anni ’90 a scrivere qualcosa in una dozzina di autori. Gestire un numero così elevato di teste nella realizzazione di un’opera unitaria è tutt’altro che facile e, all’epoca non riuscimmo a realizzare nulla. Erano però gli anni di Luther Blisset e poi di Wu Ming e questi esperimenti qualcosa partorivano. Io stesso nel 2007 pubblicai un romanzo scritto in tre e illustrato da 17 artisti (“Il Settimo plenilunio”) e un’antologia di cose scritte a quattro mani (“Parole nel web”). Devo dire che nel caso de “Il Settimo plenilunio” ci fu molto lavoro preparatorio per decidere cosa scrivere e poi molti scambi di e-mail per capire come andare avanti.

Perché non siamo fatti per vivere in eterno?” (Porto Seguro, Settembre 2019) è un romanzo gotico collettivo, scritto da una dozzina di autori (“I già dimenticati“, nome da me suggerito), che nasce con la tecnica del round-robin applicata in modo quanto mai semplice.

Il primo autore (Massimo Acciai) ha scritto il primo capitolo (in cui un gruppo di ragazzi decide di partire per una gita) e l’ha passato al secondo (il “misterioso” K. Von Zin) che ha integrato quanto già scritto e sviluppato il seguito (immaginando una meta più lontana, la Transilvania e allargando il gruppo dei personaggi), passando poi il testo a chi veniva dopo, e così via fino all’ultimo. C’è stata, infine, un’opera di correzione del testo finale da parte dei due curatori Massimo Acciai Baggiani e Federica Milella.

Stupisce dunque che la storia sia riuscita a giungere a conclusione, dato che gli autori non hanno avuto alcuno scambio tra di loro! Eppure, ne è venuto fuori qualcosa: una storia nata come racconto di viaggio, mutatasi poi in storia gotica di vampiri, nello stile più classico.

Questo approccio, privo di scambi collaterali e di comunicazione nel gruppo, ha fatto sì che la storia divenisse qualcosa del tutto diversa da come era stata immaginata all’inizio. Difficile, io credo, per ciascun autore riconoscersi nel libro, che di fatto è figlio di tutti loro e di nessuno, ma sorprendente appare il risultato di un simile esperimento.

Qui il video della presentazione del 21/10/2019.

QUANTE POSSIBILITÁ OFFRE IL TEMPO?

La casa editrice Porto Seguro continua con le sue pubblicazioni a farmi scoprire autori toscani interessanti. È questo il caso dell’esordiente empolese Federica Milella, il cui romanzo “Riparatori del tempo” si presenta assai vicino ai miei gusti di amante della fantascienza ossessionato dalle molteplici possibilità delle pieghe temporali.I riparatori del tempo

Riparatori del tempo” racchiude una serie di episodi, quasi una raccolta di racconti, di alcuni personaggi che, guidati da un’Entità aliena viaggiano avanti e indietro nel tempo per rimettere a posto la vita delle persone, più che la storia, come spesso avviene in opere di questo genere, come, per esempio, nella serie TV “Timeless” o con i miei Guardiani dell’Ucronia (“Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, Ed. Liberodiscrivere e “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”, Ed. Lulu).

Affascinante e intrigante è la possibilità di rimettere a posto il tempo anche se più rari sono, in altre opere, i casi di squadre impegnate sistematicamente in quest’attività. Più spesso sono alcune persone che si ritrovano per caso a rimettere a posto i pezzi di un tempo che fa le bizze come nella serie TV tedesca “Dark” o in “Fringe”, per non parlare dei film di “Ritorno al futuro” espressamente citati dalla Milella, in cui Marty McFly cerca di rimettere a posto la vita della sua stessa famiglia. Anche un altro autore di Porto Seguro, Marcovalerio Bianchi nel suo “Le cinque vite di Simone Bosco” esplora le possibili “Sliding Dors” (come nel celebre film) del tempo sulla vita di una persona.

I viaggi nel tempo della Milella hanno limiti precisi: “torno indietro nel tempo di dieci anni esatti: stesso giorno, stessa ora, stesso posto. Rimango nel passato per otto ore, esaurito il tempo è il bracciale stesso a riportarmi nel presente – anche lì sono trascorse otto ore – nel posto esatto in cui mi trovavo nel passato”.

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Federica Milella (Empoli 1978)

Fanno da filo conduttore a tutti questi salti una serie di omicidi di qualche misterioso serial killer.

Il volume è introdotto da una prefazione di Massimo Acciai Baggiani (autore, tra le altre cose della mia biografia letteraria “Il sognatore divergente”, che, non a caso, cita la mia idea di “universo divergente” per spiegare la possibilità dei viaggi nel tempo: in breve, ogni scelta crea un diverso percorso temporale, tutte queste diramazioni coesistono come infinite variazioni nate da ognuno degli infiniti attimi. Ogni sviluppo diventa possibile.

Se nei miei romanzi, dunque, riparare il tempo non è poi un problema, dato che comunque esistono tempi alternativi (i Guardiani dell’Ucronia difendono, però, gli universi temporali da invasioni “aliene”), per la Milella, invece, in questo romanzo, appare come il problema principale, come se ogni tempo lasciato fosse un tempo perduto.

 

 

Doc Brown e Marty in Ritorno al Futuro

Ritorno al futuro

UNA DOCCIA EMOZIONALE DI TOSCANITÁ

Toscani per sempreToscani per sempre”, sottotitolo “Viaggio emozionale nel cuore della Toscana” è un’antologia di racconti ambientati in Toscana e scritti per lo più da autori della regione.

Il volume è curato da Paolo Mugnai, la prefazione è dell’assessore Eugenio Giani e la postfazione dell’attore Alessandro Benvenuti.

L’impostazione storica accomuna molti racconti, sebbene le epoche scelte dagli autori siano varie. Prevalgono nella raccolta i ricordi personali e le ricostruzioni storico-geografiche a voler testimoniare il forte radicamento culturale che l’essere toscani si porta appresso.

Tra i numerosi autori (oltre venti) spicca Massimo Acciai Baggiani, il solo che già conosca e cui ho persino dedicato un volume che parla di lui e del quartiere fiorentino in cui vive “Il narratore di Rifredi”, sia per il ricco curriculum di opere al suo attivo, sia per la qualità del suo contributo (“Un racconto casentinese”), d’ambientazione storica ma con note surreali, che apre la raccolta.

Si prosegue con una storia di violenza medievale con “L’osteria bruciata” di Enrico Baccani.

Ci parla di un’urna cineraria al mare “L’ultimo scatto” di Milena Beltrandi.

Di nuovo storico-paranormale è la storia del fantasma cinquecentesco di Francesco Ferrucci in “Fiorenza e Francesco” di Nicola Biagi.

Tinte ben più nere nella storia del killer in vespa di Luigi Bicchi “Fernando il proiezionista”.

Post-apocalittica è la ricerca di una cantina ne “La promessa” di Andrea Brancolini.

Ci parla degli ebrei a Firenze durante la seconda guerra mondiale Antonia del Sambro in “I rami delle betulle”.

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Alessandro Benvenuti (Pontassieve, 31 gennaio 1950) è un attore, cabarettista, commediografo, regista, sceneggiatore e scrittore italiano.

Sara Ficocelli, invece, ci racconta di un gatto disperso in Piazza dei Miracoli a Pisa e di un vagabondo che lo trova ne “La scelta di Ciccio”.

Protagonista de “La vedova e l’acqua santa” di Luca Frati è un prete innamorato che ottiene il perdono dei suoi parrocchiani.

Praticamente un piccolo saggio su San Piero a Ponti è “Anima di campagna” di Andrea Claudio Galluzzo.

Parla di coincidenze Ilaria Guidantoni ne “Il violino sull’oceano”.

Un misto di storia e ricordi personali è “Pisa e il mare” di Marco Innocenti che ci racconta di questa città marinara senza mare e delle vacanze a Tirrenia.

Occasione per scoprire il rito paesano della maggiolata è “Memorie di un maggiolaio” di Antonio Landi.

Ci parla della vita quotidiana Luca Mugnai in “Piccola riflessione sulla periferia”, mentre Paolo Mugnai ricorda i giochi e le battaglie dei ragazzi a Marina di Alberese.

Stefano Perissi in “La mano” ci mostra un soldato in trincea.

In “Vicopisano tra passato e presente” Alessandro Ricci ripercorrendo le vie del paese dalle tante torri ne ricorda la storia e non dimentica di parlare anche di Firenze.

Ci parla del nuovo quartiere universitario di San Donato a Firenze e di uno studente innamorato Francesco Russo ne “I coinquilini”.

Sarà meglio vivere in campagna o in città? Si può avere nostalgia del Mugello? Ce ne parla in “Occhi nuovi” Gaia Simonetti.

Un atto d’amore verso la nostra variegata e ricca Toscana è il racconto di Elena Tempestini “Toscana e l’arte del caleidoscopio”.

Francesca Tofanari ci spiega con ironia quanto possa essere difficile vendersi l’anima in “Anima in svendita”.

Camminando per Firenze, Enrico Zoi rispolvera antichi ricordi in “Rinasco fiorentino”.

L’attore Alessandro Benvenuti, infine, nella postfazione, si interroga se sia davvero possibile essere Toscani per sempre e che cosa questo voglia dire.

LA POESIA DELLA FANTASCIENZA

SagaQuale dei generi letterari è il più poetico? In pochi risponderebbero “la fantascienza”, eppure non è poetico parlare di stelle lontane, di viaggi impossibili, di mondi immaginari, di creature fantastiche, di illusioni e speranze, di avventure cavalleresche? Se, poi, l’arte è creazione, che cosa è più creativo dell’immaginare interi mondi nuovi?

Eppure i termini fantascienza e poesia, ben di rado li vedrete abbinati.  Eppure… Eppure… pensateci bene. Che cos’è l’Odissea di Omero, opera poetica primigenia, se non l’antenata della fantascienza, con le sue creature immaginifiche (ciclopi, lotofagi, lestrigoni, sirene, dei) con il suo viaggio attraverso mondi misteriosi e alieni.

E il nostro Dante? Se non fosse opera “religiosa”, la sua Divina Commedia potrebbe sembrare un viaggio su pianeti alieni.

La fantascienza, però, è considerata genere moderno e i suoi antenati si fanno magari risalire al greco Luciano di Samosata, al Cyrano di Bergerac, a “Le Avventure del Barone di Münchhausen”, all’Orlando Furioso e i suoi padri sono gli ottocenteschi Verne, Wells e Poe, ma è solo attorno alla metà del XX secolo che possiamo parla di “vera” fantascienza”.

La fantascienza in versi si potrebbe credere non ne esista. Invece, no! In America c’è persino un’associazione di autori di fantascienza in versi la SFPA, Science Fiction Poetry Associations, fondata in California nel 1978. Hanno persino un Premio e una rivista.

In Italia, però, a praticare il genere sono certo in pochi. Mi vengono in mente taluni versi di Massimo Acciai Baggiani, pubblicati in Esagramma 41, la mia “Terzultimo pianeta”, che dà il titolo all’omonima silloge (dai toni apocalittici seppur non direi, nell’insieme, fantascientifica), e l’antologia di più autori “Concetti spaziali, oltre” curata da Alex Tonelli, ma un’intera silloge poetica di fantascienza di un solo autore, ancora non mi è capitato di leggerla e neppure di vederla (se ne conoscete segnalatemele), a parte “Saga” di Roberto Balò, edita dalla vivace casa fiorentina PSE – Porto Seguro Editore.

Balò, già a sua volta editore con Isketziaie (tra gli altri ha pubblicato anche dei versi di Massimo Acciai Baggiani), dunque, pur con queste premesse, si pone come un arguto innovatore. Già basterebbe questo, a mio avviso, per aver voglia di leggere “Saga”, “l’epopea in versi di un uomo senza nome in viaggio nello spazio e nel tempo alla ricerca del senso dell’esistenza”, come recita la quarta di copertina. E non è di questo che spesso ci parla la poesia?

Saga” si riallaccia a vari precedenti culturali, ma, non a caso, centrali sono i riferimenti al già citato viaggio di Ulisse. La sua controparte femminile si chiama, appunto, Penny (vezzeggiativo di Penelope). E tra le odissee di riferimento non può certo mancare quella gloriosa di Kubrick/Clarke, ma ci sono anche l’antico Luciano di Samosata accanto al più visionario degli autori fantascientifici classici, Philip K. Dick e il mitico Asimov.Roberto Balò, Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger a una delle presentazioni di "Nessun altro"

E tutto questo, per regalarci versi di immediata efficacia e penetrazione come “inutile partire inutile restare”, allusioni a una “itaca morbida” (senza maiuscola), in un “navigare nel futuro / con l’astronave piena di ricordi”.

Eppure questo cosmo infinito è così pieno di tedioso spleen: “ogni galassia le stesse scene”, “è il solito cliché di donna”, “niente di nuovo dal fronte stellare/ ecco/ la banalità dell’universo”. Ma come Ulisse? Mi attraversi l’universo e non trovi neppure l’entusiasmo negativo dell’androide dickiano-scottiano quando proclama le eterne parole: “«Io ne ho viste cose che voi umani non potreste immaginarvi: navi da combattimento in fiamme al largo dei bastioni di Orione, e ho visto i raggi B balenare nel buio vicino alle porte di Tannhäuser. E tutti quei momenti andranno perduti nel tempo, come lacrime nella pioggia. È tempo di morire.» Volevate della poesia fantascientifica? Non lo è anche questa di Balde Runner?

Non bastano certo le “robottine” sensuali (ripenso alle sexy dolly di certi mie racconti) e “sei aliene a sei tette 7 trentasei seni assieme” o le ninfe dalle “pelli ambrate da vere marziane” o la creatura al bistrot con “una velocità radiale tripla” ad allietare questo Ulisse orfano della sua Penny, in questa lunga “notte in un’oasi siderale / nel deserto d’antimateria”, dove, alfine, scopri persino che, in fondo, “le stelle non esistono” e sono troppi i mostri che “si vaporizzano e mi entrano nel naso” “per rodermi dentro / come rimorsi incattiviti” (eh sì, lo vedete, questo viaggio spaziale è in realtà un viaggio dell’anima) tra “scrosci di sangue verde e viscere nere”. Più che un viaggio diventa una “eterna lotta/ tra il dare l’avere”, in cui il nostro futuribile Ulisse nasce “troppo giovane / in un mondo troppo vecchio” e dubita di ciò che lo circonda (“sei sempre con me / eppure non sono sicuro / che tu esista”). C’è troppa differenza tra lui e le donne che incontra (“non sono come te/ per questo mi piaci /io tendo al volo / mi sollevo e tu mi trattieni”, l’eterna differenza tra femminino e mascolino!), ma non vorrebbe esser solo (“non lasciare che io scelga / i miei sbagli da solo”).

Difficile il rapporto con lo spazio (“in fuga da questo mondo / troppo conosciuto / verso il vuoto incolmabile/ di cui sono pieno”) e il tempo (“il tempo è un’illusione”, “si può viaggiare nel tempo / se ti beccano sei morto / ma è un vizio il tempo / che queste macchine inquinano”, “in uno dei futuri ci sono stato /…/ mancavo solo io / e nessuno se n’era accorto”).

È dunque così la poetica di Balò, fatta di eterne umane fragilità, proiettate in cosmi immaginari, quasi che questo viaggio bastasse a sdrammatizzarne la sostanza.

Con Roberto Balò, incontrato per la prima volta in occasione della presentazione di un’antologia di Massimo Acciai Baggiani,  condivido la partecipazione al volume “Nessun altro”, curato da quest’ultimo, cui ha partecipato con il racconto “L’altro mondo”.

Rifredi e i suoi autori

I Magnifici Sette della Laurenziana

Lunedì 20 alle ore 17,00 ho partecipato alla presentazione collettiva presso l’ASD Laurenziana in via Magellano 13 R, a Firenze Nova (Firenze).

Massimo Acciai Baggiani ha presentato la mia biografia da lui scritta “Il sognatore divergente” e io ho parleato dei miei ultimi libri, in particolare i due romanzi ucronici della serie “Via da Sparta” intitolati “Il sogno del ragno” e “Il regno del ragno”, ma anche de “Il narratore di Rifredi”, in cui si parla del quartiere fiorentino e di uno dei suoi autori, Massimo Acciai Baggiani.

Sono stati presentati anche “Tutti giù per terra” di Raimondo Preti, volume ricco di interessanti riflessioni sul mondo contemporaneo ma ricco di rimandi e citazioni antiche, “La specialità di Dio”, una gustosa raccolta di ritratti di donne in versi, che avevo già letto con piacere.

Sono stati anche presentati il romanzo fantascientifico in versi di Roberto Balò “Saga”, “Lacrime rosse” di Vincenzo Gualano e “Io Elvis” di Elvis Dona.

Roberto Balò, Elvis Dona, Carlo Menzinger, Vincenzo Gualano, Massimo Acciai, Riccardo Olivieri, Raimondo Preti

Roberto Balò, Elvis Dona, Carlo Menzinger, Vincenzo Gualano, Massimo Acciai, Riccardo Olivieri, Raimondo Preti

TRE EVENTI LETTERARI DA NON PERDERE

Nei prossimi giorni sarò coinvolto in tre interessanti giornate letterarie fiorentine lunedì 20, sabato 25 maggio e lunedì 3 giugno.

Lunedì 20 alle ore 17,00 parteciperò alla presentazione collettiva presso l’ASD Laurenziana in via Magellano 13 R, a Firenze Nova (Firenze).

Massimo Acciai Baggiani presenterà la mia biografia da lui scritta “Il sognatore divergente” e io parlerò dei miei ultimi libri, in particolare i due romanzi ucronici della serie “Via da Sparta” intitolati “Il sogno del ragno” e “Il regno del ragno”, ma anche de “Il narratore di Rifredi”, in cui si parla del quartiere fiorentino e di uno dei suoi autori, Massimo Acciai Baggiani.

Saranno presentati anche “Tutti giù per terra” di Raimondo Preti, volume ricco di interessanti riflessioni sul mondo contemporaneo ma ricco di rimandi e citazioni antiche, “La specialità di Dio”, una gustosa raccolta di ritratti di donne in versi.

Ho letto con piacere entrambi.

Saranno anche presentati il romanzo fantascientifico in versi di Roberto Balò “Saga”, “Lacrime rosse” di Vincenzo Gualano e “Io Elvis” di Elvis Dona.

Ingresso libero aperto a tutti.

Sabato 25 dalla mattina sino a dopo cena si terrà all’Antico Borgo Inalbi, via delle Terre Bianche, 32, Impruneta (Firenze) il raduno annuale nazionale dell’associazione degli autori di fantascienza “World SF”.

Alle ore 17,00 ci sarà l’incontro con il socio astronauta Umberto Guidoni.

Alle ore 18,00 inizierà la tavola rotonda con i finalisti del prestigioso Premio Vegetti per le migliori opere di fantascienza italiane, cui parteciperò con il mio romanzo finalista “Via da Sparta – Il regno del ragno

Alle 20,30 ci sarà la cena con l’assegnazione dei Trofei “50 e oltre” e la proclamazione dei vincitori del Premio Vegetti.

Giornata a prenotazione.

Lunedì 3 giugno alle ore 17,00, presso la SMS di Rifredi in via Vittorio Emanuele 303, si parlerà della mia carriera letteraria, illustrata da Massimo Acciai Baggiani nel suo “Il sognatore divergente”, mentre io illustrerò la sua attività, descritta ne “Il narratore di Rifredi”, opera dedicata a questo quartiere di Firenze.

Ingresso libero aperto a tutti.

 

Vi aspetto numerosi.

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