Archive for novembre 2007

Virgula veneranda

Mi riallaccio al post odierno di Sergio Calamandrei, nel quale giustamente segnala una certa confusione in merito all’applicazione delle regole grammaticali. Se come segnalo nel mio precedente post, l’italiano è ormai una lingua a rischio d’estinzione o almeno di profonda trasformazione, non dobbiamo, però, dimenticarci che dispone di regole, il cui rispetto consente una miglior comprensione reciproca e una più agevole lettura. Tra queste regole, alcune fra le più bistrattate e, forse, meno note sono quelle che concernono i segni d’interpunzione e, in particolare, la virgola.
La virgola, come recita wikipedia (enciclopedia web priva di alcuna autorià ufficiale, ma talmente consultata da potersi considerare ormai uno dei punti fermi – per i qualche secondo! – della nostra cultura globalizzata) è un segno d’interpunzione, il cui nome viene dal latino virgula, ae, che significa "bastoncino, piccola verga": la denominazione rimanda chiaramente alla forma che essa possiede anche nei testi attuali. Essendo il più breve segno di pausa, essa corrisponde nella lettura ad un minutissimo intervallo della voce.
 
Nella lingua italiana le norme per regolare l’uso della virgola sono piuttosto complesse, ma possono essere riassunte in alcuni punti:
  • La virgola deve essere usata per dividere i singoli elementi paralleli di una lista o di un elenco: Per fare il pane occorrono: la farina, il lievito, l’acqua, un pizzico di sale.
  • La virgola è usata per separare la proposizione dipendente (o secondaria) della preposizione reggente da cui dipende (cioè la principale). Questo può avvenire in tre casi diversi:
1.Quando la secondaria precede la principale: Se fossi ricco, mi comprerei un’isola
2.Quando la secondaria segue la principale: Nel deserto vivono pochi animali, perché le condizioni ambientali sono proibitive
3.Quando la secondaria è inserita all’interno della principale: Il mio migliore amico, che è un grande tennista, ha vinto molti tornei
 
Invece, è opportuno non usare la virgola quando la proposizione secondaria è strettamente connessa alla proposizione principale: Non devi guardare il sole se non vuoi ferirti la vista.
 
(Da capirsi quando questa connessione stretta si realizzi, dico io).
 
  • La virgola è usata per separare proposizioni tra di loro indipendenti: La bambina corre nel prato, vede un fiore, si ferma, lo guarda e poi lo coglie
  • Viene usata anche dopo le espressioni e No: Sì, sono stato io a chiamarti; No, non mi interessa.
  • Viene usata dopo le frasi introduttive: Visto che è tardi, me ne andrò a dormire; Se i miei calcoli non sono errati, dovresti farcela.
  • La virgola va usata anche dopo le interiezioni (Ehi, dico a te!), dopo le esortazioni (Ti prego, scrivimi ogni tanto) e dopo i vocativi (Andrea, ricordati le chiavi di casa!).
  • La virgola si usa anche per separare le frasi incidentali (Mario rispose, senza alcun dubbio, che era pronto per l’incarico) e le apposizioni(Giacomo Leopardi, famoso poeta italiano, è nato a Recanati).
 
Fin qui wikipedia. Ho trovato, però, anche altre regolette.
 
La virgola va anche usata:
      dopo le· congiunzioni infatti, in effetti, di fatto:
”Laura ha l’influenza. Infatti, non uscirà.”
      prima delle· congiunzioni ma, tuttavia, però, anzi:
     ”Mi piace la musica moderna, ma preferisco quella classica.”
     – anche se, benché, per quanto, sebbene:
     ”Mi siederò a tavola con voi, sebbene non abbia appetito.”
     – mentre, quando: ”Laura entrava, mentre Carlo usciva.”
giacché, poiché: ”Era a conoscenza della verità, poiché lo avevano informato.”
      dopo un· avverbio, un’espressione avverbiale, un’interiezione:
”Certamente, so tutto quel che c’è da conoscere.”
”Benissimo, ci vedremo questa sera.”
”In modo particolare, m’interesso d’antiquariato.”
      nelle· date di uno scritto, dopo il nome del luogo da cui si scrive:
”Modena, 23 aprile 2000”
      nelle frasi coordinate per· asindeto:
”Si presentò a cena, mangiò, se ne andò.”
     con tutti i· complementi la cui presenza non influisce sul contesto:
”Per me, puoi andare dove ti pare.”
      per indicare che si è tralasciato un termine o un gruppo· di termini:
”Sei di questi libri sono miei, tre [di questi libri sono] di Laura, due [di questi libri sono] di Carlo.”
      per evitare ambiguità:·
       ”Per Maria, Antonietta è una cara amica.”
        Senza la virgola, si parlerebbe della regina Maria Antonietta.
 
Rimane una questione spinosa: l’uso della virgola davanti al “ma”.
L’affermazione precedente “la virgola va usata prima della congiunzione ma” mi soddisfa solo parzialmente. Penso possa essere considerata come una regola generale, al cui interno, però, c’è, direi, una sottoregola.
Qualcuno (w00dy) ha scritto “La virgola è consentita prima delle congiunzioni. Considerala come una pausa tra le note; se sai suonare uno strumento, saprai cosa intendo.” Da un punto di vista logico, l’affermazione mi pare assai sensata e mi piace molto.
Andrebbe, però, visto se lo sia altrettanto da un punto di vista grammaticale.
Nel mio lavoro di correzione delle bozze per l’antologia UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO, vedendo che ogni autore si comportava diversamente, ho cercato di approfondire la cosa e mi è parso che se “ma” fa da congiunzione (collega due frasi principali) allora la virgola non va messa, se invece “ma” precede una frase che si oppone alla prima, allora va messa la virgola.
La stessa cosa può anche essere detta così: “ma” è congiunzione, ma quando unisce due proposizioni, una principale e l’altra subordinata o avversativa, deve essere preceduta dalla virgola.
Questa, purtroppo, è una di quelle regole assai chiare come enunciato, ma assai meno come applicazione. Dove ci troviamo in un caso e dove nell’altro?
Inoltre, non mi convince troppo: se uso la virgola per separare principale e subordinata, a maggior ragione, secondo me, dovremmo usarla per separare due principali, che tra loro sono più indipendenti! Non vi pare?
 
Ai blogger l’ardua sentenza!
 
Se in passato tendevo, dunque, a evitare l’uso della virgola con il ma, considerando questo una congiunzione e ritenendo che la medesima funzione fosse assolta dalla virgola e che, quindi, il loro abbinamento costituisse un’inutile ripetizione. Ora, invece, tendo ad abbinarle quasi sempre.
La questione, però, per me non è chiusa. Sono pronto ad accogliere nuove versioni e spiegazioni.
 
Vorrei, poi, sollevare qualche altra questione:
                    se inizio una frase con un “poi”, questo deve essere seguito dalla virgola?
                    Se è vero che infatti, in effetti, tuttavia e però devono sempre essere seguite da una virgola, quando sono inserite all’interno di una frase vanno considerate incidentali e devono quindi anche essere precedute dalla virgola?
                    Lo stesso vale per dunque, comunque e pertanto?
 
 
E per concludere, una (falsa) ode alla virgola:
 
Virgo prudentissima, ora pro illa.
Virgo veneranda, ora pro illa.
Virgo praedicanda, ora pro illa.
Virgo potens, ora pro illa.
Virgo clemens, ora pro illa.
Virgo fidelis, ora pro illa.

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Altri post su:

L'italiano sta morendo!

Girando per i blog di splinder ho trovato questa campagna per la salvaguardia della lingua italiana promossa da http://lostslade.splinder.com/.

 

Il problema della nostra lingua, purtroppo, non è solo nella sua scarsa conoscenza e nell’uso delle forme abbreviate da SMS. La lingua, in realtà, sta subendo una contaminazione profondissima da parte di altre lingue straniere, in primis l’inglese, ma non mancano gli effetti del giapponese e, presto, vedremo quelli del cinese e dell’indiano.

Questo è un problema? Le contaminazioni, se contribuiscono ad arricchire la lingua, possono anche essere un bene. In alcune professioni, però, ci ritroviamo a fare un uso esagerato dell’inglese, anche laddove potremmo utilizzare agevolmente termini nostrani.

Come "denuncia" del fenomeno, qualche tempo fa scrissi assieme a Simonetta Bumbi una storia in versi  che, riprendendo celebri brani di autori antichi (e non solo), li riscriveva utiliozzando termini anglofoni e tipici del linguaggio informatico. La storia, che con un neologismo abbiamo definito un’e-tragicommedia d’amore, narra di un triangolo nato in una chat. L’abbiamo intitolata "Cybernetic Love" ed è una delle tre storie che compongono il volume "Parole nel web".

In questo racconto in versi, l’uso esagerato dell’inglese è, dunque, parodistico, sebbene, credo, la narrazione raggiunga comunque anche disctreti effetti "poetici".

Le fiabe di Gramos

Il 15 novembre, è stato pubblicato il libro Le fiabe di Gramos.

Gramos è un bambino kosovaro di 12 anni, affetto da una grave malattia, la tirosinemia, che comporta cure molto costose.
Per questo negli ultimi mesi si è creato, grazie a
Sabrina Campolongo e a Morgan Palmas, un movimento sul web finalizzato a raccogliere fondi da devolvere alla sua causa.
Fra le varie iniziative proposte, una delle più interessanti e originali è partita proprio da
Sabrina: scrivere un libro di fiabe, per devolverne i proventi all’Associazione S.o.S. Infanzia nel Mondo Onlus.
Al concorso hanno partecipato 80 scrittori (o aspiranti tali), blogger, giornalisti, inviando le loro favole: 23 di queste sono state raccolte nel libro che da oggi potete acquistare.

L'ultima ucronia di Cristo

                                   L'ultima tentazione di Cristo

Ho rivisto in DVD “L’ultima tentazione di Cristo”, il grande film realizzato nel 1988 da Martin Scorsese, con Willem Dafoe, Harvey Keitel e Barbara Hershey (per gli amanti della musica si segnalano una comparsata di David Bowie e la bella colonna sonora di Peter Gabriel).

In realtà, avrei voluto leggere il romanzo di Nikos Kazantzakis, ma ancora non sono riuscito a trovarlo. Spero di poterlo fare presto.
 
Volevo rivedere questo film per avere conferma del mio ricordo della storia, che mi portava a classificarlo come un tipico esempio di ucronia. La visione del disco me ne ha dato pienamente conferma.
Sebbene la parte allostorica occupi non più di un terzo della durata del film (dico per sensazione, non avendo cronometrato nulla), non c’è dubbio che, quando il falso angelo invita Gesù a scendere dalla croce e a vivere un’esistenza normale, amando Maddalena prima e Maria poi, avendo dei figli ed invecchiando, siamo in pieno L'ultima tentazione di Cristoterreno ucronico. Certo, alla fine Cristo scopre che l’angelo è il diavolo e quella vita è la sua ultima tentazione e, quindi, chiede a Dio (ed ottiene) di tornare indietro nel tempo e di morire sulla croce. Il fatto che alla fine il filo della Storia come tutti la conosciamo ricucia la spaccatura ucronica, non toglie che la divergenza ci sia stata.

È anche vero che tutta la narrazione è incentrata sul succedersi delle tentazioni di Cristo e che, quindi, quella sorta di sogno finale ne è la continuazione, ma questo è quello che succede quando siamo di fronte a degli artisti che sanno svincolarsi dai modelli (siano essi il Vangelo o il genere ucronico). Oltretutto è presumibile che né Kazantzakis, né Scorsese sapessero di stare realizzando un’ucronia. Il racconto ci restituisce, poi, un Cristo umanizzato, incerto sul proprio destino, dovere e natura.
 
Se questa storia è un’ucronia (ed io credo lo sia), mi chiedo come questo genere letterario possa essere considerato un sotto-genere della fantascienza! Direi, piuttosto, che l’ucronia è un genere letterario del tutto autonomo, che si colloca tra fantascienza e romanzo storico, ma da entrambi separato, avendo caratteristiche sue proprie.
 
Lascio ad altri di approfondire (come è già stato fatto) l’analisi critica e filosofica dell’opera. Vorrei, invece, riferire qui alcune mie considerazioni sulle similitudini con un’altra opera ucronica: “Giovanna e l’angelo”.
 
Avevo già visto questo straordinario ed intensissimo film anni fa e ne serbavo memoria, eppure posso di

Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger

re di non averlo mai preso in considerazione (nel senso che mi ero dimenticato della sua esistenza) nello scrivere il mio romanzo ucronico “Giovanna e l’angelo”, per il quale, se dei modelli avevo in mente, erano piuttosto il mio stesso “Il Colombo divergente”, da cui avevo mutuato la struttura narrativa, e il romanzo “Orlando” di Virginia Wolf, da cui avevo cercato di riprendere il cambiamento di sesso del/della protagonista e, parzialmente, l’indifferenza con cui queste erano accolte da lui/lei stessa e dal mondo circostante.

Nel rivedere ora questo film, ho notato alcuni parallelismi tra queste due storie, di cui ancora non mi ero accorto. Innanzitutto, il protagonista è una figura sacra, Cristo da una parte, la Santa Giovanna d’Arco dall’altra ed entrambi sono latori di un messaggio divino. L’ucronia, poi, si realizza in tutti e due i casi un attimo prima della morte, sulla croce per uno, sul rogo per l’altra. Per entrambi la nuova vita è onirica, con la forma di un sogno avente la consistenza della realtà. Simile è la solitudine dei protagonisti, pur circondati da tanti compagni. Una solitudine che nasce dalla loro stessa natura eccezionale. E ad attivare l’ucronia abbiamo sempre un angelo. Un “falso angelo” in entrambi casi: demone per uno e ateo per l’altra.

Se, infine, “L’Ultima tentazione” si conclude circolarmente con un ritorno alla croce, anche “Giovanna e l’angelo” si chiude circolarmente, con l’angelo che inizia la narrazione della vita dell’eroina dalla sua nascita, così come era iniziato il romanzo.

Per il resto, ovviamente, i lavori sono assai diversi e diversi sono i tormenti ed i dubbi dei protagonisti. Diversi sono l’ambientazione e lo stile narrativo. Diversissimi sono il ruolo e l’importanza della figura angelica. Diversa la funzione e la presenza delle tentazioni, che non mancano neppure nel mio romanzo. Pur essendo, quindi, così tante le somiglianze, in realtà le differenze sono ancora maggiori, al punto che io stesso, per vari anni (“Giovanna e l’angelo” l’ho scritto soprattutto tra il 2000 e il 2003), non mi sono reso conto che ci fossero.

Grazie Sergio

http://calablog.splinder.com/ 

Blogger: scriverecala

Ringrazio Sergio Calamandrei  per i suoi preziosi consigli,

grazie ai quali sono riuscito a personalizzare un po’ questo blog.

Intervista a Lorella De Bon

Su Progetto Babele potete leggere un’intervista a Lorella De Bon sul suo rapporto con la poesia. Lorella, però, non è solo una brava poetessa, ma anche un’abile scrittrice di narrativa, come ho potuto constatare avendola tra gli autori dell’antologia UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO da me curata e di prossima uscita (Edizioni Liberodiscrivere – www.liberodiscrivere.it).

Ecco il link per leggere l’intervista (in fondo, ci sono anche alcune sue poesie):

 http://www.progettobabele.it/autori/LORELLADEBON.PHP

Parlare di ucronie

Su Calablog http://calablog.splinder.com/ 

Blogger: scriverecala

si parla di ucronie. Chi volesse contribuire al dibattito può intervenire su http://calablog.splinder.com/post/14845837/L’ucronia+di+Leoni.

 

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