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I MONDI UCRONICI

L’ambientazione è uno degli aspetti più importanti quando si scrive un romanzo.

Ci sono generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Crearla è un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

L’ambientazione è fondamentale per il fantastico, che sia fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

É importante creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici, che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Assai caratteristica è la situazione per l’ucronia.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa. Non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

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Charles Renouvier

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

Ebbene, il narratore di ucronie nel descrivere il proprio mondo immaginario deve seguire nel contempo la propria fantasia, il proprio universo divergente, e dall’altra la Storia, gli eventi reali come si sono svolti fino alla divergenza storica e come si sono svolti nel tempo reale. Può e deve discostarsi del mondo vero, ma facendo attenzione che le variazioni siano plausibili e connesse con la portata della divergenza.

Se immagino che Hitler abbia vinto la Seconda Guerra Mondiale, poi, per esempio, non sarebbe molto logico che un personaggio in Germania negli anni ’70 legga Topolino e beva coca-cola. Se lo fa, deve esserci una spiegazione fornita dal romanzo.

Con l’ucronia possiamo narrare degli eventi nel momento stesso in cui divergono dalla storia reale. È quello che ho fatto, per esempio con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, in cui mostro la vita di Cristoforo Colombo nel momento in cui fallisce nella sua scoperta dell’America e di Giovanna D’Arco quando sopravvive al rogo.

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Winston Churchill

In un racconto pubblicato in “Ucronie per il terzo millennio”, invece, immagino il mondo contemporaneo come sarebbe stato per effetto di quanto narrato ne “Il Colombo divergente”.

È questo il secondo modo di scrivere ucronie, ovvero descrivere un mondo successivo alla divergenza storica. Gli eventi narrati possono essere variamente distanti dalla divergenza.

Con la saga “Via da Sparta” ho voluto portare la cosa all’estremo, immaginando gli effetti di una divergenza (la vittoria di Sparta su Tebe e la successiva distruzione di Atene e della sua cultura) ben 2400 anni dopo.

Quello che ho dovuto fare è stato ricostruire un intero mondo: economia, cultura, modi di vivere, classi sociali, rapporti uomo-donna, concetto di famiglia, forme politiche, tecnologia, scienza, filosofia, alimentazione, ecologia…  Tutto diverso!

In “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, ho immaginato una divergenza nella preistoria ai tempi dei dinosauri, mostrandone gli effetti in un mondo preistorico più recente.

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Philip K. Dick

Qualcosa del genere, ma con una più ampia ricostruzione ambientale lo ha fatto Harry Harrison con “Il Libro degli Yilané”: immagina una razza di dinosauri che si sia evoluta e che conviva con gli uomini preistorici. Descrive una civiltà del tutto diversa dalla nostra.

Un altro esempio di mondo ucronico interamente ricostruito è la raccolta di racconti di Robert Silverberg “Roma eterna”, che si snodano dal 1203 al 2723 ab Urbe Condita, ovvero per ben 1520 anni, dal 450 al 1970 Dopo Cristo, in cui mostra come l’Impero Romano sia sopravvissuto sino ai giorni d’oggi.

Lo stesso tema lo tratta Sophia McDougall, con i romanzi della saga “Romanitas”, che andrebbero letti proprio per capire come non si dovrebbe mai scrivere un’ucronia (o un romanzo in genere).

Come possiamo immaginare un mondo trasformato da 1.500 anni di storia alternativa? Secondo me dovrebbe essere un mondo diversissimo e le differenze non possono certo limitarsi a quelle della premessa, cioè all’esistenza di un impero, di un imperatore, di una lingua comune (ancora il latino? Le lingue non evolvono?), di un esercito formato da centurioni e alla diffusione del sesterzio come valuta, eppure è questo che l’autrice immagina, con uno sforzo di fantasia davvero modesto.

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Stephen King

Certo, McDougall si inventa tre o quattro neologismi per descrivere oggetti comuni, per esempio parla di longdictor per indicare il telefono, di longvision per la televisione e di spiroali per gli elicotteri, ma tanto valeva che avesse lasciato loro i nomi originali, dato che avevano già origini greco-latine e quindi plausibili. Quello che non si capisce è come questi possano esistere in un mondo divergente. Come possiamo immaginare la rivoluzione industriale senza l’impero inglese? Accanto a longvision e longdictor poi troviamo tutto l’apparato tecnologico, sociale e organizzativo moderno: automobili, autostrade, fotografie, telecomandi, casseforti, autisti, barche da diporto, valige, motovedette, fucili, motori vari, infermiere, processi e prigioni. Assolutamente non coerente con le premesse!

 

L’ucronia è un genere che vede i suoi primi esempi in tempi antichissimi, persino Tito Livio ne ha scritta una, ma è un genere tutto sommato ancora poco praticato e quindi con un immenso potenziale narrativo ancora inespresso. Sarà, forse, perché non è facile scriverne. Oltre a conoscere la storia, bisogna capirne i meccanismi, rendersi conto di quali siano le conseguenze possibili di ogni evento.

Fatto sta che se abbiamo ucronie scritte da grandi autori come Tito Livio, Dick, Saramago, Verne, Conan Doyle, Churchill, Twain, King, Roth, Harrison, Turtledove, Silverberg, Asimov, Kazantzakis, Harris e persino da italiani come Brizzi, Stocco, Farneti, Prosperi, Morselli, Masali e Malaparte, peraltro quelle che cercano davvero di ricostruire interamente un mondo immaginario sono ancora davvero pochissime, anche per questo ho cercato di colmare questo vuoto con la trilogia di “Via da Sparta” (“Il sogno del ragno”, “Il regno del ragno” e “La figlia del ragno”).

Quasi sempre, infatti, le opere di questi autori si limitano a descrivere gli eventi nel momento in cui mutano o un mondo di poco successivo.

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Harry Turtledove

Altri esempi di mondi immaginari sono quelli germanizzati de “La svastica sul sole” di Dick, “Fatherland” di Harris, “Il complotto contro l’America” di Roth e “Se Hitler avesse vinto la guerra” di Winston Churchil, le Italie ancora fasciste de “L’inattesa piega degli eventi” di Brizzi, “Nero italiano” di Stocco, “Occidente” di Farneti.

Più originale è semmai la produzione di Turtledove, che oltre a immaginare l’interruzione della Seconda Guerra Mondiale per effetto di un invasione aliena nei cicli “Invasione” e Colonizzazione”, ha scritto “Per il trono d’Inghilterra” (2002), dove l’invincibile armata ha sconfitto gli inglesi, la regina Elisabetta è prigioniera e un pugno di uomini cercano di restaurare la monarchia protestante, “Basil Argyros” (2006), in cui l’impero bizantino non è mai caduto (Maometto si è convertito al cristianesimo) ed è ancora una potenza mondiale nel quattordicesimo secolo.

Ne “Gli anni del riso e del sale” (2007) di Kim Stanley Robinson, l`Europa è stata messo in ginocchio dalla peste nera; con il vuoto formatesi le due potenze in ascesa sono state la Cina e l’Islam.

Questi sono solo alcuni degli esempi delle storie inventate sinora, ma molte altre possono ancora essere scritte, perché, in fondo, l’ucronia altro non è che la storia sognata da ciascuno di noi e c’è sempre spazio per un nuovo sogno.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

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L’importanza di un’ambientazione originale

I costruttiori di universi

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L’IMPORTANZA DI UN’AMBIENTAZIONE ORIGINALE

Quali sono i principali elementi costitutivi di un romanzo?

In genere credo si indichino questi cinque (vedi per esempio qui o qui):

  1. Trama
  2. Personaggi
  3. Ambiente
  4. Dialoghi
  5. Stile

Questi elementi sono tutti importanti, ma nessuno è indispensabile. Ci sono opere di narrativa che fanno a meno di alcuno o tutti questi elementi.

Personalmente, come lettore, ho notato che i romanzi che mi sono piaciuti di più hanno sempre trama, personaggi e ambientazione assai ben sviluppati e in equilibrio tra loro.

Da bambino quando leggevo tendevo a saltare le parti non scritte in forma di dialogo. Da adulto, invece, posso benissimo leggere senza incontrare mai dialoghi, ma i bambini sanno andare alla sostanza delle cose. Come esseri umani siamo abituati a dialogare e ci piace quindi che i personaggi di un libro parlino tra loro e lo facciano in modo verosimile e comprensibile.

Lo stile serve a farci riconoscere un autore, a renderlo unico, a volte a stupirci, ma non credo sia un elemento così importante per i lettori, che vogliono soprattutto storie che li prendano e, a volte, uno stile pretenzioso allontana dal modo reale di esprimersi e rende il libro poco fruibile, anche se magari fa andare in visibilio i critici letterari.

La trama è così importante che alcuni cercano all’interno di essi gli elementi che la rendono affascinante (vedi per esempio qui).

Io credo che le componenti che rendono un romanzo un best-seller o, comunque, un’opera indimenticabile siano molto più numerosi e ne ho scritto già varie volte, per esempio elencando quelli che avevo definito i “magici ingredienti della Rowling”.

Per Harry Potter, opera dal successo indiscutibile, avevo individuato i seguenti:

– trama;Risultati immagini per hogwarts

– strutturazione;

– ambientazione costante;

– ripetitività e ritualità;

– magia come estraneamento dalla realtà;

– mondo magico come mondo parallelo, specchio della nostra schizofrenia;

– linguaggio inventato;

– amicizia;

– lotta tra Bene e Male senza manicheismo assoluto;

– compenetrazione tra il Bene e il Male;

– tanti nemici, grandi e piccoli;

– un personaggio che si sente debole ma che scopre di essere forte e speciale;

– spettacolarità;

– competizione;

– mistero;

– suspense;

– paura;

– avventura;

– iniziazione e crescita verso l’età adulta;

– morte.

 

Ma torniamo all’elenco più essenziale indicato all’inizio.

Lasciando da parte l’importanza innegabile di trama e buona connotazione dei personaggi, qui vorrei parlare dell’ambientazione, che come dicevo, contribuisce in modo essenziale a rendere un’opera peculiare, verosimile e affascinante.

Ci sono storie poverissime in questo, in cui non comprendiamo neppure dove si trovino i personaggi e in quale epoca. In un racconto, questo può anche funzionare: ci concentriamo sulla trama o sul ritratto del personaggio, il resto non conta.

Più la nostra narrazione si estende, più diventa però importante che sia chiaro dove si muovono i personaggi. In che epoca siamo? In che Paese? Gli oggetti che appaiono sono coerenti con periodo e luogo? Abbiamo la sensazione che il personaggio si stia muovendo contro uno sfondo bianco o scorgiamo i dettagli attorno a lui?

 

Se scriviamo un romanzo mainstream, ambientato nella città in cui viviamo e nei giorni in cui scriviamo, rivolto ai nostri stessi concittadini, possono bastare pochi accenni perché il lettore riesca a immaginare il resto. Certo, non stiamo scrivendo un’opera immortale! Se ve ne sono. Tra pochi anni ogni riferimento sarà incomprensibile e lo stesso sarà per un lettore straniero.

Anche in un’opera contemporanea, può essere bene cercare di dettagliare l’ambiente, anche senza, ovviamente, spiegare cose che sono ovvie per il lettore. Se, per esempio, devo descrivere uno smartphone a un lettore di oggi può persino bastare che ne citi la marca, senza neppure dire di che cosa si tratti. Un lettore dell’ottocento non capirebbe e forse neppure uno del 2100. Se oggi mi mettesti a dedicare dieci righe per spiegare che cosa sia, il lettore mi prenderebbe per idiota.

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Le cose si complicano se scriviamo letteratura di genere, ingiustamente da alcuni considerata di serie B, ma in realtà assai più ricca, sotto tanti aspetti. In primis per l’ambientazione.

 

Partiamo dal romanzo storico. Se scrivo una storia ambientata nel XV secolo, ci saranno numerosi oggetti per nulla familiari al lettore moderno. Dovrò fare in modo che ne comprenda la funzione e l’aspetto, senza gingillarmi in complesse descrizioni tecniche. Dovrò stare attento a far parlare la gente come si faceva allora. E non dico solo della terminologia in uso. Mi riferisco, per esempio, al modo in cui si approccia, una persona.

Devo assolutamente evitare di fare riferimento a modi di pensare moderni. Devo evitare l’uso di oggetti di altre epoche o altri luoghi. Per esempio, oggi mangiamo cibi che prima della scoperta dell’America non esistevano.

L’ambiente per il romanzo storico è ricostruzione e verosimiglianza con un mondo del passato.

 

Ci sono, però, generi, in cui l’ambientazione è pura creazione. Creare l’ambientazione diventa un’autentica espressione artistica. Se l’arte è creare, la letteratura raggiunge i massimi livelli di creatività quando crea mondi immaginari e lo fa tanto più quando è originale e si distacca dai precedenti.

Trovo assurdo che ci sia chi consideri la letteratura fantastica come secondaria. È semmai l’inverso.Risultati immagini per la svastica sul sole

Il fantastico è associato con la nascita stessa della narrazione.

Pensate alle opere fondanti della letteratura mondiale: Iliade e, soprattutto, Odissea.

Certo, i riferimenti omerici erano a una mitologia preesistente che aveva la valenza di una fede e quindi si vuol fingere che queste opere non siano di genere fantastico, ma quando incontriamo giganti, sirene, maghe, divinità che si materializzano dal nulla e altri portenti, vi pare sia realismo?

E parlando di religione, forse che la Bibbia non contiene un’enormità di creazioni fantastiche? Mari che si aprono, Giona che vive dentro un pesce come Pinocchio (altra opera fantastica), diluvi, sogni divinatori, cataclismi. Persino nel Vangelo abbiamo gente che risorge, Gesù che cammina sull’acqua, che moltiplica pani e pesci, che guarisce malati, per non parlare di quel complicato insieme di creature aliene che è l’Apocalisse.

E così altri libri sacri antichi di altre culture.

Non è questo lo spazio per elencarli tutti o discuterne.

 

Dunque, eccoci al fantastico moderno: fantascienza, fantasy, ucronia, utopia, distopia, gotico.

Qui l’ambientazione diventa fondamentale ed importante è creare mondi verosimili e coerenti, che partendo da premesse immaginarie, mantengano però una logica precisa.

Ecco allora modi alieni, scenari post-apocalittici, futuri utopici, presenti alternativi, mondi paralleli, universi divergenti, mondi segreti e nascosti.

Ognuno di questi deve e può avere un’estrema caratterizzazione e una grande ricchezza di dettagli.

La difficoltà sta nel bilanciare il tentativo di rendere vivo e presente un mondo inesistente con quello di spiegarlo a chi non lo conosce, senza entrare in minuziosi dettagli tecnici che nulla aggiungono alla trama. Perché a guidare deve essere questa, la trama.

L’ambientazione deve trasparire attraverso le sue maglie.

 

Di tutto questo parleremo assieme giovedì 19 Aprile 2019 alle ore 18,00 assieme agli amici del GSF – Gruppo Scrittori Firenze presso l’ASD Laurenziana di via Magellano 13 R – Firenze Nova, durante l’incontro “Creare mondi immaginari”.

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Leggi anche https://carlomenzinger.wordpress.com/2017/10/14/i-costruttori-di-universi/

VIA DA SPARTA – Tecnologia

In un mondo moderno dominato da Sparta, che ha cancellato la cultura ateniese, impedendo così la nascita di classicismo, rinascimento e tutto quello che ne consegue, anche la rivoluzione industriale non è avvenuta. Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta, spinta dal desiderio di selezione dei “migliori” tipica di Sparta.

Vuoi scoprire le avventure di Arcane e della sua padrona e amante Nymphodora in questo mondo ucronico?

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

VIA DA SPARTA – Educazione (agoghé)

Dopo i tre anni i bambini vanno all’asilo tutto il giorno e i maschi cominciano il loro addestramento. La sera tornano nel Gineceo. A sei anni vengono separati dalla madre che deve lasciare il Gineceo e entrano nel Ginnasio, dove resteranno, per essere formati alla guerra e essere istruiti, fino a sedici anni. Dai sedici anni gli spartiati vanno in Accademia dove diventano soldati. A ventidue diventano guerrieri mediante il rito della cripteia, durante il quale devono uccidere almeno un ilota. Dopo possono andare a vivere dove vogliono, ma molti vivono in Caserma per tutta la vita e per tutta la vita rimangono militari, anche se svolgono altre attività.

Raramente i maschi frequentano l’Anoteregnosia (Università degli Studi) o Scuola di Conoscenza Superiore, frequentata quasi solo da ragazze. Se lo fanno, frequentano i corsi di Strategia Militare, Tecniche Belliche, Metallurgica, Approvvigionamento, Balistica, Armamenti e Disciplina. Solo di recente, alcuni sono attratti dalla facoltà di Euantropogenetica (che studia come creare mutanti).

Le facoltà tradizionali sono Somatologia (medicina), Logistica, Agraria, Matematica, Geometria, Fisica, Chimica, Biologia, Genetica, Geoporia, Organizzazione e Ingegneria. Quelle più recenti sono Architettura, Eugenetica Animale, Eugenetica Vegetale ed Euantropogenetica.

Gli uomini, in linea generale, si occupano di questioni militari e politiche e le donne di tutto il resto, dall’economia alla scienza.

Questo è solo uno dei tanti aspetti del mondo ucronico di VIA DA SPARTA.

Scoprilo leggendo i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

LIBRI DI CARLO MENZINGER SCONTATI

Mentre LA FIGLIA DEL RAGNO comincia a essere in vendita sui principali siti on-line (anche se spesso manca la copertina), scopro ora che alcuni miei libri sono in vendita su Amazon a prezzi davvero scontati.

Non perdete l’occasione!

Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale

QUANTE POSSIBILITÁ OFFRE IL TEMPO?

La casa editrice Porto Seguro continua con le sue pubblicazioni a farmi scoprire autori toscani interessanti. È questo il caso dell’esordiente empolese Federica Milella, il cui romanzo “Riparatori del tempo” si presenta assai vicino ai miei gusti di amante della fantascienza ossessionato dalle molteplici possibilità delle pieghe temporali.I riparatori del tempo

Riparatori del tempo” racchiude una serie di episodi, quasi una raccolta di racconti, di alcuni personaggi che, guidati da un’Entità aliena viaggiano avanti e indietro nel tempo per rimettere a posto la vita delle persone, più che la storia, come spesso avviene in opere di questo genere, come, per esempio, nella serie TV “Timeless” o con i miei Guardiani dell’Ucronia (“Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale”, Ed. Liberodiscrivere e “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”, Ed. Lulu).

Affascinante e intrigante è la possibilità di rimettere a posto il tempo anche se più rari sono, in altre opere, i casi di squadre impegnate sistematicamente in quest’attività. Più spesso sono alcune persone che si ritrovano per caso a rimettere a posto i pezzi di un tempo che fa le bizze come nella serie TV tedesca “Dark” o in “Fringe”, per non parlare dei film di “Ritorno al futuro” espressamente citati dalla Milella, in cui Marty McFly cerca di rimettere a posto la vita della sua stessa famiglia. Anche un altro autore di Porto Seguro, Marcovalerio Bianchi nel suo “Le cinque vite di Simone Bosco” esplora le possibili “Sliding Dors” (come nel celebre film) del tempo sulla vita di una persona.

I viaggi nel tempo della Milella hanno limiti precisi: “torno indietro nel tempo di dieci anni esatti: stesso giorno, stessa ora, stesso posto. Rimango nel passato per otto ore, esaurito il tempo è il bracciale stesso a riportarmi nel presente – anche lì sono trascorse otto ore – nel posto esatto in cui mi trovavo nel passato”.

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Federica Milella (Empoli 1978)

Fanno da filo conduttore a tutti questi salti una serie di omicidi di qualche misterioso serial killer.

Il volume è introdotto da una prefazione di Massimo Acciai Baggiani (autore, tra le altre cose della mia biografia letteraria “Il sognatore divergente”, che, non a caso, cita la mia idea di “universo divergente” per spiegare la possibilità dei viaggi nel tempo: in breve, ogni scelta crea un diverso percorso temporale, tutte queste diramazioni coesistono come infinite variazioni nate da ognuno degli infiniti attimi. Ogni sviluppo diventa possibile.

Se nei miei romanzi, dunque, riparare il tempo non è poi un problema, dato che comunque esistono tempi alternativi (i Guardiani dell’Ucronia difendono, però, gli universi temporali da invasioni “aliene”), per la Milella, invece, in questo romanzo, appare come il problema principale, come se ogni tempo lasciato fosse un tempo perduto.

 

 

Doc Brown e Marty in Ritorno al Futuro

Ritorno al futuro

VIA DA SPARTA – Economia e società

Scopri il mondo ucronico di VIA DA SPARTA.

La proprietà e il denaro non esistono. Ci sono solo grosse monete di metallo usate raramente. Tutto è di Sparta, che affida temporaneamente alle sue donne la gestione delle proprietà sulla base del merito militare dei mariti. Le donne possono sposarne contemporaneamente quanti ne vogliono, gli uomini invece una sola, ma fuori del matrimonio possono avere rapporti sessuali con altri uomini e donne. Il disprezzo per il lusso e le comodità hanno portato anche al divieto dell’uso “inutile” dei vestiti, pertanto i personaggi, quando non indossano armature o non fa troppo freddo, vanno in giro nudi e disprezzano chi si copre.

Alloggi e pasti sono forniti dalla comunità, da Sparta. Uomini, donne e bambini vivono separati gli uni dagli altri.

Sono “spartani” e quindi contrari a ogni forma di consumismo. D’estate non usano vestiti, ma solo stivali e d’inverno si coprono con rozzi mantelli.

É un mondo violento, in cui non esistono famiglie. I matrimoni non servono a costituirne ma solo a procreare e a fare accordi economici.

Le donne ilote possono essere violentate impunemente sotto gli occhi di tutti. Non hanno alcun diritto. Le spartiate, invece, possono opporsi.

Gli spartani hanno fatto della selezione della razza la loro dottrina per duemila anni. Ora con la genetica fanno ancora di più e hanno creato esseri umani (i Mutanti) in grado di vivere negli ambienti più ostili. Persino alcuni uomini anfibi. Il figlio di Aracne è un mutante in grado di resistere al freddo.

Vuoi scoprire le avventure di Arcane e della sua padrona e amante Nymphodora in questo mondo ucronico?

Leggi i romanzi della saga:

Il sogno del ragno

Il regno del ragno

La figlia del ragno

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