Archive for settembre 2010

LETTORI E INTERVISTATORI

Il Colombo divergente - Carlo MenzingerLeggendo le schede dei miei libri su aNobii mi sono accorto che ormai ci sono tanti lettori che hanno letto più di un mio libro. Ne ho trovati vari che ne hanno letti anche quattro o cinque e qualcuno persino sei!
Questo, come capirete, mi fa molto piacere. Penso, infatti, che se qualcuno legge un tuo libro la prima volta, può essere per caso ma se il libro non gli piace, sarà difficile che ti legga una seconda volta. Magari lo fa perché legge o sente dire da altri lettori che quell’autore vale e decide di darti una seconda possibilità.
Però se uno ti legge tre volte o di più, beh, allora penso che sia davvero un buon segno!
 
Uno di questi lettori è Enrico Matteazzi (anche lui scrive e ho letto il suo Luigino e le pietre della vita, sebbene sia un libro per bambini. Enrico con i ragazzini ci lavora e sa come ci si rivolge a loro. Questa capacità l’ha usata anche nel suo romanzo).
Matteazzi mi ha ora dedicato su La Macchina del Tempo un bel post, in cui parla di tre dei miei libri: Il Colombo divergente, Ucronie per il terzo millennio e  Il Settimo Plenilunio (i link sono quelli ai suoi precedenti commenti).
 
Ecco le prime parole:

Nonostante le cose siano oggi estremamente più facili di un tempo, emergere dal mondo dell’editoria è Ucronie per il terzo millennio - Il Dott. Menzinger e gli Ucronicidifficilissimo. Forse proprio perché in tanti ci possono provare e il mercato si intasa di cose più o meno banali.

Rispetto al “vecchio mondo”, in quello “nuovo” si può pubblicare qualunque cosa, anche gratuitamente, con costi relativamente bassi sia per gli editori che per gli scrittori auto-pubblicantesi. Così la favolosa Rete Internet dà immense opportunità. Allora perché non usare la rete per diffondere la qualità?

Il Settimo Plenilunio - Menzinger e i NotturniTra i colleghi, sempre se posso osare definirmi collega di queste persone fantastiche, uno si chiama Carlo Menzinger di Preussenthal. Ho letto tre dei suoi libri, due dei quali scritti a più mani. Ecco i titoli:

Il colombo divergente (in assoluto il mio libro emergente preferito!)

 
Ucronie per il terzo millennio
(raccolta di racconti ucronici "curati ma non guariti" da Carlo Menzinger)
  
Il settimo plenilunio
(storia di licantropi e vampiri ambientata in un futuro prossimo), 
 

 Luigino e le pietre della Vita - Enrico Matteazzi

Con questo mio post lo voglio dunque ringraziare e augurargli in bocca al lupo per i suoi romanzi.

Se anche voi avete letto più libri miei, fatemelo sapere! Grazie. 

Vorrei poi segnalare un’altra scrittrice, di cui avevo parlato qui, che oggi mi ha intervistato sul suo blog Fragole e Mirtilli.
Si tratta di Giusi Vanella (come blogger usa il nickname HappySummer), la spiritosa autrice della raccolta di aforismi
Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica.
Parlando con un’autrice di aforismi, l’intervista non poteva che essere velocissima, con domande e risposte brevi.

Ecco l’inizio:Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger
1 –  Perché hai un Blog?
RPerché il Times, The Guardian, La Repubblica e Il Corriere della Sera non vogliono che scriva l’editoriale sulle loro prime pagine!
2 – Hai pubblicato diversi libri, tra cui "Giovanna e l'Angelo", che ho letto. Cosa significano per te?
RHo infinite storie che si accavallano dentro di me e implorano di uscir fuori. Ogni tanto ne devo liberare una. Mi piace vederle muoversi da sole, in libertà. Sono come dei figli ormai cresciuti. Li hai curati per anni e alla fine è una soddisfazione vedere che hanno una loro vita. Alcuni sanno darti delle soddisfazioni, altri magari ti deludono un po’, ma non si amano meno dei figli solo perché non sono diventati famosi. Si spera sempre che trovino la loro strada. Per ora il posto migliore per incontrarli è su www.menzinger.too.it

CONTINUA QUI

Grazie anche a lei.
Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica -Giusi Vanella

ALTRE INTERVISTE CHE MI SONO STATE FATTE RECENTEMENTE sono qui sotto, con domande di:
Stefano Cafaggi su Fragmenta
Irene Pecikar su Tutto sui Libri
Barbara Risoli su Nobili Possidenti
Barbara Risoli su Sovrano Lettore
Argeta Brozi su Ali di cuore
Chiara Sardelli su Lafinestrasulcortile

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Per Asimov l’Infinito vale più dell’Eternità

Isaac Asimov - La Fine dell'Eternità

Isaac Asimov – La Fine dell’Eternità

Leggere “La fine dell’Eternità” di Isaac Asimov, mi incuriosiva per due motivi, il primo perché Asimov, quando avevo attorno ai quattordici anni era decisamente il mio autore preferito, il secondo perché in questo romanzo, che all’epoca mi era sfuggito, tratta il tema delle alterazioni temporali, di cui mi sto interessando in questo periodo. Tra poche settimane, infatti, pubblicherò il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale“, che presenta una visione del tempo non lineare, un po’ come in questo romanzo.

Isaac Asimov

Isaac Asimov

Devo dire che anche ora, a trent’anni di distanza dalla mia adolescenza, ho trovato quest’autore geniale e affascinante.
Quanto alla sua visione del Tempo e delle sue alterazioni, mi pare una delle più moderne in cui sia incappato, sebbene risalga a mezzo secolo fa.
L’autore immagina un mondo in cui siano possibili i viaggi nel tempo (ma solo dal 27° secolo in poi, perché non si può tornare indietro a momenti antecedenti alla scoperta di questa tecnica).
Una casta di uomini, gli Eterni, controlla la Storia dell’umanità, inserendo continui mutamenti, in modo da rendere la vita, in ogni epoca, la migliore possibile.
La modernità di questa visione dell’autore, sta nel aver concepito che per ogni Realtà, ne possano esistere infinite altre alternative, derivanti dagli infiniti mutamenti che possono essere provocati dagli Eterni con i loro viaggi nel tempo.
Un’altra trovata suggestiva di Asimov è aver immaginato che in un mondo così “perfetto”, l’uomo non senta il bisogno di viaggiare nello spazio e, sebbene talora ci provi, sempre vi rinuncia.
InfinitoÈ questo il vero difetto del mondo degli Eterni. Arriverà infatti un momento in cui gli uomini non potranno più fare a meno di lasciare la Terra verso altri mondi, ma ormai sarà troppo tardi!
Il Viaggio nel Tempo è dunque il limite al Viaggio nello Spazio, che rappresenta il vero Destino e la vera Salvezza per l’uomo. Del resto Asimov c’ha abituato a imperi sconfinati che si estendono per intere galassie, non stupisce che veda il futuro dell’umanità proprio nella conquista dello Spazio.
L’Infinito vale più dell’Eternità, che è solo illusione.
Ovviamente questi concetti sono descritti tramite la storia di personaggi dalle caratteristiche multiformi e una trama articolata, che contribuiscono a rendere la lettura piacevole oltre che estremamente interessante.

Infinito

Il Tempo lineare di Hyperversum

Hyperversum “Hyperversum” di Cecilia Randall (pseudonimo dietro cui si nasconde la modenese Cecilia Randazzo) è una storia costruita immaginando che sei ragazzi, durante una partita a un gioco di ruolo al computer intitolato, appunto “Hyperversum” si trovino improvvisamente, dentro il gioco, ambientato in Francia durante il medioevo. L’ipotesi, per quanto priva di qualsiasi fondamento logico o scientifico, è molto suggestiva e al passo con i tempi, rendendo il romanzo “alla moda”.
Tolto questo spunto, il romanzo si sviluppa, però, come un classico viaggio nel tempo, uno di quelli in cui i protagonisti si trovano nel passato senza capire come e senza essersi preparati alla situazione.
L’autrice si è ben documentata sul periodo trattato, per cui la narrazione assume i connotati di un buon romanzo storico, a parte l’invenzione di alcuni personaggi e persino di intere regioni della Francia, che comunque non ne alterano il realismo.
I personaggi, sebbene non troppo approfonditi psicologicamente, hanno il giusto spessore per un romanzo d’avventura, perché, in definitiva, “Hyperversum” è proprio questo.
Anche la trama è essenzialmente quella di una storia d’avventure, piena di colpi scena e molto trascinante.
Nel complesso, nonostante la sua mole, questo è un libro che si legge assai piacevolmente e che ti spinge ad andare avanti fino alla fine, anche se, a quanto pare, la storia non finisce con l’ultima pagina del libro, dato che il libreria ne ho già visto il seguito (si tratta a quanto pare di una trilogia, il cui terzo volume è uscito nel gennaio del  2009).
 
Aggiungerei ora una riflessione personale.
Mi ha incuriosito capire come vengono trattati i paradossi dei viaggi nel tempo da quest’autrice: la scelta è stataCecilia Randall - Cecilia Randazzo la più classica. In questo romanzo la Storia è una linea immutabile. Nessun viaggio nel passato può cambiare il presente.
Ian uccide il fratello del Conte, ma ne prende il posto e compie gli atti che, da storico qual è, sapeva esser stati compiuti dal morto e alla fine, tornato nel tempo presente scopre che la Storia ha sempre “parlato” di lui. Il Destino vince su qualsiasi volontà. Non c’è spazio per l’ucronia e gli universi divergenti. Trovo questa una visione del Tempo un po’ limitante per un romanziere (non consideratela una critica all’autrice, che in questo si adegua alla visione comune e comunque riesce a dar pieno sfogo alla propria creatività), per il quale un Tempo ucronico in cui infiniti futuri siano sempre possibili è assai più stimolante. Oltretutto mi pare illusorio pensare di poter rimettere il Tempo “in carreggiata” dopo che un evento nuovo ha mutato il passato. Bastano differenze minimali a mutarne totalmente il corso. In questo è forse stato più moderno Asimov, cinquant’anni prima, scrivendo “La fine dell’Eternità”.

IL QUARTO NUMERO DI IF DEDICATO A GIALLO E NOIR

IF - Insolito & Fantastico - Giallo & NoirChe bella scoperta questa rivista! “IF – Insolito & Fantastico” è una rivista con un taglio davvero speciale. Innanzitutto il formato è quello di un libro, cosa che ti mette subito in un diverso spirito di lettura: come un libro va letta tutta, dalla prima all’ultima pagina, cosa che ho sempre fatto con tutti i numeri che ho ricevuto sinora.
Se il numero precedente era per me di grande interesse, dato che trattava un genere cui sono molto legato, per via dei romanzi che ho pubblicato, l’Ucronia, e se quello prima era pure su un argomento vicino alla mia sensibilità, l’Oltretomba, questo quarto numero invece, essendo dedicato al “Giallo & Noir” avrebbe dovuto lasciarmi più indifferente, essendo questi dei generi che frequento solo occasionalmente, ma la gran qualità degli articoli riportati ha ugualmente calamitato la mia attenzione, fin dall’editoriale introduttivo “Il fascino discreto della contaminazione”: quando leggo qualcosa cerco sempre di catalogarla, di comprenderne le parentele sia come ascendenti e discendenti, sia in linea orizzontale, però è maledettamente vero che non ha senso cercare di imprigionare un libro nei confini di un genere. La contaminazione tra generi è una grande ricchezza. Anche se, come scrive, nell’articolo successivo, Roberto Barbolinile vie del giallo non sonoSherlock Holmes infinite”: ci sono modelli e antecedenti da cui non si può prescindere, dal whodunnit all’hard boiled.
Ogni detective ha il suo stile, nell’affrontare “la semplice arte dell’investigazione”, come ci racconta Giuseppe Panella, dallo Zadig di Voltaire, a Auguste Dupin di Poe per arrivare a Hercule Poirot di Agata Christie, passando per lo Sherlock Holmes di Arthur Conan Doyle (uno trai primi autori ad avere scritto qualcosa di ucronico).
Delle contaminazioni con la fantascienza ci parla diffusamente Gian Filippo Pizzo (“Il giallo fantascientifico”) e già mi sento più di casa, visto l’importante ruolo in questo di Isaac Asimov, uno degli autori che da ragazzo ho amato di più. Si cita persino l’ucronico Lord Darcy con il suo universo parallelo in cui la magia è realtà.
Monografico è l’articolo di Riccardo Gramantieriscienza mostruosa e teorie della cospirazione nella narrativa di Robin Cook”, l’autore di Coma Profondo e Chromosome 6.
Elena Romanelli ci parla dei gialli televisivi “Senza traccia”, “Cold case”, “Criminal Minds” e “Bones” in “Il thriller dal volto umano”.
Graziano Braschi in “Takeaway murders” ci fa conoscere autori stranieri che hanno ambientato gialli in Italia come Magdalen Nabb, TimothY Holme, Timoty Williams, Micheael Dibdin.
Mi sono ritrovato particolarmente nella descrizione di Firenze della Nabb, riportata nell’articolo: “è stata Firenze a ispirarmi: una città strana, che gira le spalle alla strada. Camminavo, camminavo e guardavo le facciate delle case, le persiane chiuse, i bandoni abbassati, la striscia di cielo che lasciava filtrare appena uno spiraglio di luce, quasi una cortina di sicurezza dietro la quale poteva succedere di tutto. Mi incuriosivo quando, di tanto in tanto, da qualche portone intravedevo un giardino, una corte, uno spazio impensabile e segreto agli occhi del passante.” Incredibile come una straniera abbia saputo cogliere bene lo spirito di questa città!"
Isaac AsimovGianfranco De Turris ci parla de “gli investigatori dell’ignoto” dall’indagatore dell’incubo Dylan Dog (un altro che è sconfinato nell’ucronia), al detective dell’impossibile Martin Mystère, a X-files, Ghostbuster e Men in Black, per arrivare a Buffy l’Ammazzavampiri, passando per Fringe (che venendo dagli autori di Lost, mi riprometto di vedere).
Dedicato a “Ruth Rendell – fra mistery e sociologia” l’articolo di Annamaria Fassio su un’altra interessante contaminazione.
Si arriva poi al dettagliato e preciso articolo di Sergio Calamandrei (autore del giallo “L’Unico Peccato”) “La struttura profonda del giallo e del noir”, in cui, riassumendo il saggio “Detective thriller e noir. Teoria e tecnica della narrazione” di Luigi Forlai e Augusto Bruni, ci offre una carrellata dei sottogeneri letterari, dei loro Eroi Archetipali, dei fattori base della narrazione, delle Stazioni Narrative Obbligatorie, dell’uso del Punto di Vista, del Colpo di Scena, del Cliffhanger, della Concatenazione, degli Hidden Tools e della Mousetrap.
Con Antonio Daniele entriamo in zona Vampiri, anticipando la materia del prossimo numero di IF (cui parteciperò anch’io con un articolo su perché si scrivono ancora storie di questo genere), per scoprire la “Viki Nelson Investigazioni” e la serie di romanzi relativi.
Articolata e approfondita l’analisi di Walter Catalano su “Tutti i colori del nero – il film noir classico”.
Roberto Santini ci parla poi de “Il cinema noir del perturbante” con “La fiamma del peccato”, “Il falcone maltese”, “Le diaboliques”, “Ascensore per il patibolo” e “Il cattivo tenente”.
Sarà Carlo Bordoni a parlarci dei telefilm con ambientazione ospedaliera con “Elementare Dottor House – quando l’assassino è un serial virus”.Dottor House
Dopo un ricordo dello scomparso Ernesto Vegetti, comincia la parte dei racconti: psicologico e coinvolgente “l’erba del vicino” di Giuseppe Magnarapa, sadico e spietato “non cercai e trovai” di Susanna Daniele, triste e inquietante “L’uomo che non sapeva leggere” di Michele Nigro, pulp e allucinato “Intervallo pubblicitario” di Andrea Coco.
Si arriva quindi alla parte degli articoli fuori tema, con l’interessante ricostruzione di Claudio Asciuti dell’esperienza politica letteraria del gruppo di autori di sinistra dell’UAU – Un’Ambigua Utopia, che volevano destrutturare la fantascienza. Seguono un’intervista di Susanna Daniele a Maurizio de Giovanni e il ricordo di James Ellroy nell’esperienza di Carlo Bordoni, cui si deve anche la riflessione su Avatar.
Trai libri segnalati a fine rivista: “Un dramma in Livonia”, un insolito Jules Verne, “Ultimi vampiri” di Gianfranco Manfredi, “La strega e il robivecchi” di Fiorella Borin e la raccolta di Urania “I miti di Lovecraft”.
 
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A questo punto non vedo l'ora di leggere il numero 5 di IF, dedicato ai Vampiri. Avete visto chi c'è tra gli autori?
 
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LEGGI ANCHE:

Consigli di lettura per fantini e carrozzieri

Senza ritorno - Stefano Cafaggi Avevo da poco segnalato l'intervista fattami da Irene Pecikar su "Tutto sui libri" ed eccomi di nuovo a segnalrvi una nuova intervista, questa volta fatta Stefano Cafaggi (l'auore di "Senza ritorno" di cui ho parlto qui) su "Fragmenta" con alcune domande davvero particolari.

Eccovene un esempio:

Devi convincere un fantino a leggere i tuoi romanzi, cosa gli dici?
Se leggerai Ansia assassina, riuscirai a sorprendere i tuoi avversari: al primo giro penseranno di aver capito il tuo modo di correre, ma nel finale cambierai tutto e li spiazzerai.
Se leggerai Giovanna e l’angelo, capirai che tutto può cambiare e che il sogno sconfigge la realtà.
Se leggerai La bambina dei sogni, imparerai a dare sostanza ai sogni.
Se leggerai Il Colombo divergente, scoprirai che la Storia si fa con i se e potrai vincere anche le gare che hai perso.

LEGGETE TUTTA L'INTERVISTA QUI

 


 

Nel frattempo sul La Macchina del Tempo è uscito un nuovo articolo che parla di me, ma di questo vi parlerò più avanti.

Grazie a tutti e tre.

ALTRE INTERVISTE A CARLO MENZINGER
 
con domande di:
Irene Pecikar su Tutto sui Libri
Barbara Risoli su Nobili Possidenti
Barbara Risoli su Sovrano Lettore
Argeta Brozi su Ali di cuore
Chiara Sardelli su Lafinestrasulcortile

DYLAN DOG n. 240 – UCRONIA – Settembre 2006

Dian Dog - UcroniaCerto dire che il n.240 di Dilan DOG, intitolato "UCRONIA" sia davvero un'ucronia non è facile. Diciamo che alcuni degli eventi (un po' caotici) che si verificano, vengono spiegati ucronicamente… o quasi.
L'idea è che, come insegna l'allostoria, se un evento si verifica oppure no, dal suo verificarsi o meno nascano diversi universi, con diversi futuri. C'è qui un professore tedesco (che si incontra anche altre volte nelle storie di Dog nate dalla penna di Tiziano Sclavi) che spiega a modo suo la teoria, dicendo che futuri diversi possono coesistere nello stesso mondo. Ci possono essere cioè nello stesso momento in un scatola il gatto vivo e lo stesso gatto morto.
E così vediamo una Londra dominata niente meno che dai Comunazisti, frutto della vittoria di Hitler e della sua alleanza con Stalin.
E ci sono personaggi che appaiono in un tempo per poi scomparire e riapparire in un'altra epoca.
Direi che l'ucronia è altra cosa.
Qui siamo più dalle parti dell'incubo, come è giusto sia con Dylan Dog.

Vari numeri di Dylan Dog si possono scaricare qui.
Qui, invece, si parla del nuovo film su Dylan Dog in uscita a ottobre 2010, di cui potete vedere il trailer qui.

Leggi anche:

    § Una rivista sull’Ucronia
    § Giovanna e l'angelo

    § Ucronie per il terzo millennio
    § Ucronie sul fascismo
    § Ucronie sul nazismo – Fatherland
    § Ucronie sul nazismo – La svastica sul sole
    § Roma eterna
    § L’ucronia sul Vangelo di Saramago
    § L’ucronia sul Vangelo di Kazanzakis
    § L’ucronia di Borges
    § Ucronie preistoriche
    § Uno Sherk quasi ucronico

Quattro libri di autori poco noti

 DEA-GATTA DACCI IL NOSTRO FANTASY QUOTIDIANO
 
Il Libro dei Misteri - Roberto ReIl Libro dei Misteri”, il romanzo d’esordio del piemontese Roberto Re (classe 1976), è un fantasy in cui si mes Roberto Re -  Il libro dei Mistericolano piccoli momenti di vita quotidiana che condiscono l’universo fantastico da lui creato, attimi non dissimili da quelli che vive ciascuno di noi nel ben più prosaico mondo reale, qui vissuti da re, principi e, addirittura, Dei. Stupisce un po’, in effetti, vederli mangiare marmellata, leggere libri di favole, e chiacchierare del più e del meno, persino con questi Dei, persino più umani di quelli del Pantheon greco-romano.
La vicenda narrata si allunga così e dilata in lunghe premesse, intermezzi, intervalli che ci mostrano i personaggi nella loro vita comune, aldilà della trama, aldilà della loro missione avventurosa.
Qualche ripetizione e le numerose divagazioni fanno dunque protrarre la lettura, continuando a cullare il lettore in questo mondo magico e ritardandone il rientro nella realtà.

 IL RAP DELLA VERITÀ TRADITA
 
Miriam Mastrovito scrivendo “L’ultimo rapL'ultimo rap - Miriam Mastrovito” (autorinediti) si è ripromessa di scrivere qualcosa che stimolasse la voglia di leggere dei giovani (così scrive nella Nota finale). La soluzione trovata è quella di parlare di musica (rap), con personaggi adolescenti. Quella che ne è nata è una fiaba metropolitana che mescola fantascienza (la Macchina della Verità) con il giallo (la scomparsa del rapper Rancore) e il sentimento (l’amicizia tra Sara e il grafitaro Basquiat – non quello famoso, però). Una storia piacevole, che scorre via veloce e che, in effetti, un ragazzo potrebbe leggere volentieri. Già in precedenza avevo espresso dei dubbi sul fatto che il rap sia rappresentativo del nostro tempo o anche solo di una generazione, ma queste sono considerazioni personali.
L’ultimo rap” è una delicata satira/ metafora dei nostri giorni, della nostra politica, con quel Presidente Volponi, quel capo dei Servizi Segreti Talpetta e quell’insano desiderio di manipolare la Verità, che tanto è caro anche ai nostri governanti. Singolare è che questo romanzo non sia stato scritto nel 2010 ma prima, essendo stato pubblicato nel giugno 2007. Sembra quasi che la satira abbia anticipato i tempi e che ci parli della “legge bavaglio” con cui si sta cercando di nascondere agli elettori la Verità, con la scusa ridicola della privacy, come se un personaggio pubblico possa davvero averne diritto, quando si lede il diritto dei cittadini ad essere informati e a conoscere i propri rappresentanti.
Miriam MastrovitoLa questione del rapporto dei giovani con la lettura posta nella Nota dell’autrice  è  complessa e interessante. Mi chiedo se sia sufficiente scrivere qualcosa di adatto ai ragazzi per indurli a leggere. Certo qualcuno come la Rowlings, la nostra Troisi o altri ci riesce (e anch’io c’ho provato), ma il nocciolo del problema credo sia che questa generazione ha troppe distrazioni per amare davvero la lettura (televisione,  web, ipod, sport e mille attività) . La letteratura ha fatto grandi passi avanti nell’offrire prodotti sempre più vicini ai reali gusti dei ragazzi, ma la concorrenza degli altri media è spietata.
Non penso che l’e-book, i tablets e altri strumenti possano aiutare più di tanto a superare il gap d’attrazione  rispetto  al cinema, ora arricchito dal 3D se non dal 4D.
Romanzi pensati per i ragazzi possono però aiutare. Ben venga, dunque chi ci prova. Comunque non è mai male pensare ai lettori potenziali quando si scrive. Spesso si scrive per noi stessi, ma se vogliamo essere letti, bisogna pensare anche alle persone cui, idealmente, ci rivolgiamo, siano essi giovani o no.

 HARMONY-SOFT-SCIENCE FICTION
 
L'erede di Vitar - Federica RamponiL’erede di Vitar”, il romanzo d’esordio di Federica Ramponi, edito dalla 0111 è una storia di fantascienza con una trama sentimentale, la storia di una principessa aliena  (come in un vecchio Star Trek, ha ingenue sembianze quasi umane) che  costretta a sposare un principe che non le piace (che si scoprirà più cattivo di quel che sembrava all’inizio), decide di fuggire sulla Terra e di cercare lì il vero amore (ma a differenza di Fiona, quando incontra Shrek, non si trasformerà, trovandolo, in un’orchessa!) volando verso un inevitabile lieto fine.
Il mondo alieno, Vitar, è tratteggiato nelle sue pecualirità, ma allFederica Ramponia fine la protagonista poteva anche essere una principessa araba fuggita in Francia come in classico romance e la trama sarebbe cambiata di poco.
Direi, dunque che il rosa predomina sulla fantascienza e questo farà forse più felici le lettrici femminili dei “maschietti”. La scrittura è comunque pulita e scorrevole e il libro scorre via, accompagnandoci in un pomeriggio di piacevole lettura (io l’ho letto per intero sul volo Parigi-Washington).
Un grosso bocca in lupo a Federica per il suo prossimo libro, che sono certo riuscirà a trarre profitto dall’esperienza di questa prima prova.
 
NELLE ITALICHE PALUDI
 
Le Verità di Fango - Pietro AtzeniIncredibilmente in Italia c’è ancora qualcuno che non crede che la nostra classe politica ha ormai raggiunto livelli di corruzione (in senso lato) aldilà dell’accettabile per qualsiasi Paese civile. Queste persone farebbero bene a leggere il nuovo romanzo di Pietro AtzeniLe verità di fango”.
Leggo su Wikipedia, a conferma di quanto già sapevo che “la locuzione anni di fango è a volte adoperata per designare il periodo di storia italiana che coincide con gli anni ottanta del secolo scorso.
Si tratta di un'evidente imitazione della più diffusa espressione anni di piombo. In essa è contenuto un palese giudizio negativo su un decennio in cui la società italiana, malgrado il raggiunto benessere economico e l'inizio dello sviluppo tecnologico culminato negli anni novanta e duemila, soffre pesantemente a causa di una classe politica particolarmente corrotta, e talvolta collusa con organizzazioni malavitose come la mafia. Da segnalare, in questo periodo, la scoperte dell'esistenza della P2 (Propaganda Due), una loggia massonica con fini di sovversione dell'assetto socio-politico-istituzionale dell'Italia.
L'espressione deve il suo successo soprattutto al giornalista italiano Indro Montanelli, che intitolò L'Italia degli anni di fango il volume della sua Storia d'Italia dedicato agli anni 19781993, un periodo che inizia pressappoco con l'elezione di Sandro Pertini a Presidente della Repubblica e si conclude con la scoperta di Tangentopoli e l'avvio dell'inchiesta mani pulite. Il libro è il seguito de L'Italia degli anni di piombo (19651978), dedicato agli anni settanta. Entrambi i volumi sono stati scritti in collaborazione con il giornalista Mario Cervi.
L'espressione è entrata nel linguaggio comune a designare un lungo periodo di tempo contrassegnato da eventi particolarmente negativi.”
Il romanzo di Pietro Atzeni intitolandosi  “Le verità di fango” sì riferisce chiaramente proprio alla corruzione della nostra classe politica, fenomeno purtroppo tutt’altro che limitato ai soli anni ’80 del secolo scorso.
Il libro che ha scritto sebbene abbia il filo conduttore di una trama gialla, a volte assume i toni del saggio, per parlarci di quest’Italia, senza mai usare nomi veri o spesso omettendoli proprio. Per chi legge un po’ i giornali è però assai facile indovinare di quale politico si parli di volta in volta.
Quello che ne esce è dunque un libro di denuncia, anche se non arriva mai ad accusare veramente qualcuno, tranne, a un certo punto il Fondo Monetario, con una tesi – che mi pare discutibile – in base alla quale il Debito Pubblico sarebbe stato alimentato a tutto vantaggio di questo.
È dunque un libro da leggere per riflettere sul nostro tempo, sorvolando magari su alcune debolezze narrative (non amo ad esempio quando i personaggi vengono introdotti con una loro descrizione fisica, ma è una questione di gusti personali, immagino, e mi è parso superfluo lo stratagemma delle 99 tavolette d’argilla rossa da tradurre per giustificare la storia) e accogliendo le parentesi economico-politiche non come digressioni ma come vera sostanza del volume.

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