Archive for marzo 2009

Leggere gratis GIOVANNA E L'ANGELO

Di aNobii, il grande sito che riunisce, ad oggi, 10.705.493 libri e un grandissimo numero di lettori, ho già parlato qui e qui.

Su aNobii ho una Libreria che trovate qui. All’interno del sito c’è la possibilità di aprire dei Gruppi di interesse, sempre, ovviamente, su argomenti che riguardino i libri.

Trai vari Gruppi, quello a cui sto partecipando maggiormente si chiama Due chiacchiere con gli autori.

Giovanna D'ArcoL’iniziativa più interessante di questo Gruppo sono le Catene di lettura, ovvero chi vuole offre un libro in prestito (normalmente scritto da lui stesso) e i lettori si mettono in coda e lo leggono gratuitamente, lasciando in cambio, dopo la lettura un commento. Dopo aver finito la lettura, si passa il volume a chi è in coda dopo.

Io ho inserito in catena i miei libri Il Colombo divergente, Giovanna e l’angelo, Ansia assassina, Parole nel web e Ucronie per il terzo millennio, che sono stati tutti già letti e comentati varie volte.

Ogni lettore lascia dei commenti articolati, per semplificare però ho voluto fare di seguito una sintesi dei commenti lasciati finora dai lettori di GIOVANNA E L’ANGELO.

 

Se volete leggerli per esteso andate nel Gruppo qui o sulla Scheda del libro, qui

LISTA:

Mirella (ha detto: "bellissimo!")

Monica Caira (l’ha comprato e ha detto: "sorprendente!")

Perflinka ("Poiché mi sta piacendo un sacco, l’ho ordinato su Ibs")

Boskoop Carla Casazza (ha detto "molto bello")

Lauretta ("fantastico libro")

1949Paperina (dopo aver letto Il Colombo divergente e Ansia assassina, si è tolta dalla lista e l’ha comprato)

Mirtilli75 ("Bravo Carlo")Giovanna D'Arco

Alice ("Bello, davvero!")

Valila ("nulla da invidiare ad autori di spicco")

Flaviocrem ("Leggetelo perchè merita")

Cristiana ("grande fantasia dell’autore, la sua capacità e bravura stilistica e la bellissima ricerca letteraria effettuata")

Ma di cosa parla questo libro?

Giovanna e l'angelo - Carlo Menzinger - Liberodiscrivere Editore“Giovanna e l’angelo” è, come il “Colombo divergente” (altro romanzo scritto da me), un’ucronia o allostoria.
È la storia di Giovanna d’Arco vista attraverso gli occhi di un insolito angelo che non ha contatti né con Dio né con altri. Un angelo che stenta a capire la propria reale natura ed il proprio ruolo, ma che nonostante ciò guida la Pulzella d’Orléans. Questa, con continua meraviglia dell’angelo, ne percepisce la voce come la Voce dell’Arcangelo Michele, prima, e delle due sante Margherita e Caterina, poi. In “Giovanna e l’angelo” si narra tutta la vita dell’eroina francese dalla nascita al rogo e poi (parte ucronica) si narra della sua vita (sognata) futura. Tutto pare solo un sogno fatto tra le fiamme del rogo, al punto che l’angelo e la santa stentano a comprendere il confine tra verità e sogno, umano e divino, bene e male.

In questo sogno sono entrambi eternamente imprigionati in una ciclicità che, pian piano, l’angelo Giovanna D'Arcocomincia a sospettare e che troverà la sua piena evidenza nel finale. La forza del sogno (o del desiderio) è tale da mutare la natura dei personaggi, il loro stesso destino e persino la loro sessualità. Ed ecco che la mascolinità dell’eroina si muta in piena transessualità, che capovolge i rapporti tra i sessi di coloro che le sono più vicini, dell’angelo in primis, in uno stravolgimento totale e soprannaturale non solo della storia ma anche delle forze della natura, andando ben oltre i canoni dell’ucronia.

E allora? Se non vi va di comprarlo qui, almeno prendetelo in prestito qui!

Per leggere l’inizio provate qui.

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Quattro nuovi autori in cerca di lettori

CUORE DI DONNA
 
Cuore di BriossshhhhDi Annalisa Fracasso (conosciuta su Splinder, dove gestisce il blog Tutti i Colori dell’Anima, come Annalisaeffe) avevo già letto il romanzo “Bucce d’acino” edito da Cinquemarzo. Una storia d’altri tempi, intensa e commovente che narra le vicende e le disgrazie di una donna, Nina, e della sua famiglia.
Ho letto ora il diario “Cuor di Briossshhh”, edito ancora da Cinquemarzo, il terzo libro edito da Annalisa Fracasso.
Rispetto a “bucce d’acino”, narra una storia più “normale” e meno drammatica, in quanto più fortemente autobiografica. Tale natura non è affatto celata dato che il romanzo comincia in prima persona e poi la narratrice decide di non volerci più parlare di sé ma del suo alter ego Chiara: “Anzi, d’ora in poi, parlerò di lei in terza persona. Ok Chiara?” Con una riga passiamo dalla prima persona alla terza, saltando velocemente per la seconda.
Quello che segue è un diario di piccole, comuni vicende personali e familiari, episodi di vita e di crescita di una protagonista che conosciamo già qualche attimo prima della nascita. Un diario vissuto di cuore, non un “cuore di panna” come dice la pubblicità, ma un cuore di “briossshhh”, comunque dolce e tenero. Una storia leggera e sentimentale che si legge piacevolmente e scorre via veloce. Lettura forse più adatta ad un pubblico femminile, direi.
 
 
CINQUE CANTI DI SEPARAZIONE
 
Cinque canti di separazioneTra gli autori segnalati in rete, su aNobii ho trovato Marco Valenti.

Dietro il bel titolo “Cinque canti di separazione”, si celano cinque racconti scritti da Marco Valenti e da lui pubblicati con Boopen in un libricino davvero snello (49 pagine) che si lasciano leggere velocemente.
Sono, come dice il titolo, storie di separazione, e hanno, forse, natura autobiografica, come si deduce anche dalla dedica “a tutte le persone da cui mi sono separato, volente o nolente”. Autobiografica non nel senso di descrivere la reale vita dell’autore, ma nel senso di descrivere momenti di vita vissuta, di essere spesso racconti introspettivi.
Sono storie diverse, anche per stile, da quello asciutto e quasi “meccanico” di “stupore” o di “in cucina”, a quello sincopato ma più riflessivo di “Sputnik” dove le separazioni sono ben due, da una donna e da un cane, a quello più narrativo di “ultima Giovanna in Floppy-Disc” (si tratta dell’estratto di un romanzo) a quello quasi surreale de “il naso”.
“Il naso” è il racconto che mi è piaciuto di più, con la memoria che vacilla, che stenta a ricordare i lineamenti della donna amata e perduta, con la forma del naso che non riesce a ricomparire (e mi viene in mente quella canzone di Giorgio Gaber del Signor G che perde i pezzi). (ATTENZIONE SEGUE SPOILER) Quando l’amata riappare, rivela, con un prezioso gioco letterario, che ha avuto un figlio, che non era sicura che lui, il protagonista, fosse il padre ma che ora ne è certa perché il bambino sta crescendo e somiglia a lui in tutto, tranne che… (FINE SPOILER). Beh scopritelo voi leggendolo. Devo dire solo che si tratta di una deliziosa trovata che merita la lettura dell’intero libro.

A PASSO DI DANZA
 
A passo di danza - Elisabetta ModenaTra gli autori più segnalati in rete, su aNobii, ho trovato anche Elisabetta Modena. Incuriosito da tanto apprezzamento, ho voluto conoscerla, leggendo qualcosa di suo e ho così potuto fare una nuova piacevole scoperta.
Il breve romanzo (70 pagine più una postfazione) di Elisabetta Modena “A passo di danza”, pubblicato da Stampalibri, si ispira liberamente a “Persuasion” di Jane Austen, storia che l’autrice riscrive modernamente e cristianamente (Elisabetta dichiara di scrivere “christian fiction”), ambientandola ai giorni d’oggi.
Leggendo la postfazione si capisce però che la ricostruzione della storia è consistente e che non si tratta certo solo di una “traduzione” di “Persuasion”. Direi, anzi, che l’esistenza di questa “ispirazione” si poteva anche omettere, essendo questo un romanzo autonomo.
Si tratta della descrizione di un amore contrastato non tanto da eventi esterni, ma dall’indecisione dei protagonisti, che si avvicinano e poi si allontano.
La vicenda, che copre un arco di otto mesi, è descritta con delicatezza e sentimento, senza scene di sesso. Il protagonista maschile è un ragazzo padre. La protagonista femminile è una zia che ha adottato il figlio della sorella dopo la morte dei suoi genitori.
Il desiderio fondamentale che muove tutti e quattro, i due adulti e i due bambini coetanei e amici, è quello di ricostruire una famiglia, perché è in questo spazio che l’amore, sembra dirci l’autrice, trova la sua giusta dimensione, più che nella passione o nel sesso.
Ne esce fuori un racconto gradevole, ottimo per essere trasformato in un film da prime-time, con la giusta dose di emozioni e di sogni domestici.

I GIALLI RINASCIMENTALI DI MONTANI
 
Mala tempora di Oscar MontaniIn un certo senso, come autore mi sono un po’ specializzato nel XV secolo, avendo scritto due romanzi ucronici ambientati in questo periodo, uno su Cristoforo Colombo e uno su Giovanna D’Arco. Mi ha dunque fatto particolarmente piacere scoprire le avventure dell’arguto fabbro Berto dei Bardi, detto Bertuccio, inventate da Oscar Montani, pseudonimo di Marco Santoni (non rivelo nulla dato che questo è scritto in quarta di copertina) nonché padre di Vanni Santoni, altro autore di cui ho già avuto modo di parlare qui, qui e qui. Oscar Montani lo potete trovare su aNobii, su Splinder e su Facebook.
Le avventure di questo fabbro investigatore, narrate nel romanzo “Mala tempora” (edito da Marco Del Bucchia) si svolgono tra il 1493 e il 1494, poco dopo la scoperta dell’America, in un’Italia ricca di fermenti e che sta uscendo dal Medioevo per entrare in quel Rinascimento che rappresenta per il nostro Paese uno dei momenti di maggior fulgore.
Il nostro Bertuccio s’imbatte in alcuni misteriosi delitti e in numerosi personaggi dell’epoca, Pico della Mirandola, Marsilio Ficino, Michelangelo, i Della Robbia, Leonardo Da Vinci e non solo.
Bertuccio è un vero homo novus, curioso e intraprendente, colto più di quanto ci si possa aspettare da un artigiano. “Siete sicuro di voler fare solo il fabbro?” è la domanda che Bertuccio si sente ripetere da tutti quelli che scoprono le sue qualità nascoste.
E con la soluzione dei misteri, scopriamo alcune piccole invenzioni, vero corpo nato dallo spirito del tempo, dal pandoro, alle sospensioni per le carrozze.
Le avventure di Bertuccio sono riunite sotto forma di romanzo e hanno una loro sequenza temporale ma di fatto sono una serie di racconti in successione cronologica (quattro racconti più un prologo e un epilogo). Racconti che ti trascinano sempre più e che incuriosiscono. Sarà perché si impara ad amarlo un po’ per volta questo personaggio, ma l’ultimo racconto è quello che mi è piaciuto di più.
Forse, a volte, la soluzione del mistero arriva un po’ troppo velocemente e facilmente e Bertuccio si dimostra davvero assai più che “solo un fabbro”, ma la lettura scorre comunque piacevolmente e gradevolmente ci si immerge in questi “Mala tempora” che, francamente mi paiono assai migliori dei nostri, essendo “cattivi”, almeno nel romanzo, solo per qualche omicidio misterioso. Sembrano invece tempi di grande umanità e pieni di fermento e speranza per il futuro.
A volte mi chiedo se noi ora non si viva il periodo inverso del Rinascimento e i nostri non siano proprio gli anni che chiudono l’epoca che si è aperta con i Colombo, i Leonardo, i Michelangelo e i… Bertuccio, i veri “mala tempora”. Sarà per questo che trovo affascinante il rinascimento?

Saranno famosi

Come al solito leggo più velocemente di quanto non riesca ad aggiornare il blog e mi ritrovo con una pila crescente di libri che ho letto e di cui vorrei parlarvi. Lascio ancora un po’ da parte i titoli più famosi, di cui potete leggere facilmente anche altrove, per parlarvi di alcuni autori ancora poco noti ma che stanno scrivendo delle cose interessanti.

Oggi, dunque, vi dirò dei libri di Laura Costantini e Loredana Falcone (scrivono in coppia), Marco Mazzanti e Andrea Bonvicini.

 
CHI NON LO SA?

Eibhlin non lo saChi non lo sa che questo libro andrebbe letto? Il libro in questione si chiama “Eibhlin non lo sa…” ed è stato scritto dalla prolifica e bravissima coppia di autrici Laura Costantini e Loredana Falcone. Dal risvolto di copertina apprendo che le due amiche scrivono assieme da quando avevano 14 anni e, mi pare di capire, che questo fu il loro primo romanzo edito (il copyright è del 2003), cui ne sono seguiti vari altri, tra cui il bel “New York 1920” che ho già avuto modo di leggere e commentare.
Opera prima o meno, questo romanzo si presenta comunque come lavoro maturo, ponderato, curato, forse proprio grazie alla perfetta sintonia tra le loro tastiere (un tempo avremmo detto penne).
“New York 1920” è storia apparentemente assai diversa, di gangster, proibizionismo, passione, lotta. Questo “Eibhlin non lo sa…” è storia più lieve, con i tratti del fantasy anche se ambientato nel mondo moderno e attuale, senza nessun mondo parallelo in cui perdersi. C’è però un tocco di magia, una sensazione magica diffusa che nasce dalla natura stessa della protagonista, la ragazza cieca considerata da quasi tutti uLoredana Falcone e Laura Costantinina strega, una ragazza che vediamo bambina, prima orfana dei genitori, uccisi dall’ignoranza e dalla superstizione del mondo, poi anche dell’unica nonna con cui viveva, anch’essa considerata una strega.
Qualche potere, comunque, questa Eibhlin parrebbe possederlo, se non altro quello di incantare il lettore e costringerlo a seguirne le vicende in questo romanzo ricco di personaggi intensi, dal petroliere ostinato, alla sua giovane figlia, eternamente ribelle, al cugino di lei, incerto e innamorato, al prete ossessionato e un po’ folle, alla domestica superstiziosa e violenta, al grande gatto selvatico che accompagna la ragazza.
Mentre si legge, spesso si dimentica di essere in un’Irlanda di fine XX secolo e si ha quasi la sensazione di perdersi in un mistico medioevo, quasi che le autrici volessero dirci che, in fondo, da allora non siamo poi cambiati molto, che abbiamo gli stessi bisogni, le stesse paure, le stesse superstizioni e che tutta questa nostra civiltà, mi pare, è solo un’illusione virtuale.
Ora lo sapete che va letto.

L’UOMO CHE SCRIVEVA CON I COLTELLI
 
L'uomo che dipingeva con i coltelli - Marco MazzantiL’uomo che dipingeva con i coltelli” di Marco Mazzanti (Deinotera Editrice – Ottobre 2008) lo definirei un romanzo cromaticamente tagliente. Che Mazzanti oltre a scrivere, dipinga è evidente dal suo sguardo attento alle immagini e alle cromie.
La narrazione risponde alla domanda: cosa farebbe e come diventerebbe un ragazzo albino cieco che a sedici anni riacquistasse la vista mai posseduta? La risposta si va facendo pagina dopo pagina più inquietante.
Senza voler svelare nulla della trama, dirò qui soltanto che il ragazzo sarà subito ossessionato dai colori, diventerà un pittore ed userà una tecnica molto particolare, che si deduce facilmente dal titolo. I coltelli però avranno nella sua vita e nella storia anche altri ruoli.
Se la percezione del mondo per un cieco è notoriamente diversa, la percezione per un albino che è stato cieco, può essere ancora diversa, al punto da portarlo ad interpretare diversamente e erroneamente gli altri.
Su questi temi si muove l’autore con grande attenzione alle descrizioni, cromatiche, tattili e olfattive, trascinando il lettore in un vortice di sensazioni, a volte persino in una Marco Mazzanti presenta il suo romanzoparticolare sensualità traviata.
Interessante è l’incontro con altre menti malate che non potrà che provocare scintille fatali.
La storia è ambientata sul finire dell’alto medioevo, ma la collocazione temporale della storia non appare significativa, descrivendo caratteri universali che potrebbero muoversi in qualunque tempo.
La lettura scorre veloce e appassionante, anche nonostante qualche debolezza linguistica, del tutto perdonabile.
Un altro autore che merita di farsi strada.

 
PAROLE CHE VENGONO COME LA PIOGGIA
 
Come al pioggia- Andrea BonviciniAndrea Bonvicini, l’autore di “Come la pioggia”  (www.lulu.com) con questo libro ci offre la lettura di un romanzo breve e di alcuni racconti.
Il titolo credo nasca dalla citazione che apre il volume, un brano della Bibbia (Isaia 55, 10-11) in cui si dice che la Parola è come la pioggia, che scende sulla terra per fecondarla.
Questo è infatti un libro sull’uso delle parole (e di questo ci avverte già la quarta di copertina).
Il gruppo di racconti di apertura si chiama, nientemeno, “perché scrivere” e la risposta è forse già in Isaia.
Il secondo gruppo di racconti si chiama “in che modo scrivere”, ed in fondo a ciascuno (spesso sono storie di poche righe), troviamo alcune massime, che potrebbero essere delle regole per un corso di scrittura ma, nel contempo, regole di vita, come, ad esempio la frase che chiude il racconto “Chimica”: “rinunciare alla sciatteria nella scrittura, proprio come si dovrebbe rinunciare nella vita”.
Il terzo gruppo di racconti si chiama “Di cosa scriviamo” e la risposta credo sia nella frase “la letteratura sta tornando alle cose che contano, le cose che sono vicine al cuore dell’autore, le cose che ci commuovono”. Una vera e propria filosofia di scrittura riassunta in una frase.
 
Ho trovato di grande realismo ed efficacia il racconto “sull’acqua” con questa vecchia cheAndrea Bonvicini apre il suo cuore e racconta ad uno sconosciuto i segreti della propria vita e il suo strano dubbio.
Un po’ surreale e quasi fantascientifico il racconto “Ascensori”, con il protagonista bloccato dentro uno di essi.
Molto concreto il racconto dello scaricatore di porto che non ha mai conosciuto altro luogo oltre quello in cui lavora ed è convinto che “un peso spostato da un luogo fino a un altro, era un peso con un senso”.
 
Il tema dell’importanza della scrittura e della parola è anche il cardine rovesciato del romanzo breve che costituisce la parte centrale di questo volume. Una storia in cui si immagina un mondo apocalittico, privato dell’uso della parola: un mondo senza parole è un mondo selvaggio e privo di ogni forma di comunicazione, ci spiega Andrea, dove persino la comunicazione non verbale si perde. Dove il desiderio sessuale si smorza. Dove ci si stupisce di vedere un padre camminare assieme ad un figlio.
Il romanzo si apre, per alcune pagine, con l’ultimo capitolo del libro che il protagonista sta scrivendo. Una storia che mi ha riportato alla mente “Ti con Zero” di Italo Calvino, per l’essere costruito con frasi tipo “Io, per mia (duplice) natura sono rapporto-tensione tra 1 e ∞, non sono l’uno, non sono l’infinito, sono rapporto tra 1 e ∞”.
Capiamo dunque di avere davanti un intellettuale, un pensatore, uno che gioca con le parole ed il loro significato. E cosa capita a costui? Ad un certo punto si ritrova a vivere in un mondo in cui le parole sui libri perdono significato, diventano segni inintelligibili, nessuno ode più le parole degli altri e la violenza dilaga.
Vengono in mente storie apocalittiche quali “Cell” di Stephen King o “Io sono leggenda” di Richard Matheson, solo che qui la chiave di lettura è più intimistica, riflessiva, a tratti filosofica (non mancano riferimenti a pensatori quali Kiergegaard o Pascal).
Il protagonista vive la sua apocalisse personale tutto rivolto all’interno, si reinventa una nuova lingua e continua le sue elucubrazioni e le sue osservazioni del mondo avvalendosi di questa.
 
L’intero libro ha infatti una forte componente introspettiva, una forte propensione a descrivere il mondo mostrando l’interazione del protagonista con l’esterno.
Per rendere l’idea cito una frase a caso che si trova nel racconto lungo che chiude il libro:
“Ebbi allora la percezione precisa della pressione che la suola della mia scarpa esercitava sul duro selciato sotto di me, e in particolare vidi e sentii il bordo della suola che girando schiacciava il mondo sotto di sé”.
Analogamente nel racconto “Ascensori” possiamo leggere:
“La fronte era imperlata di sudore e sentivo chiaramente sul mio polpastrello i solchi del numero del piano incisi sul tasto: eppure ancora non mi decidevo ad altro”.
Grande attenzione dunque ad ogni minimo particolare e capacità di narrare piccoli eventi, ingigantendoli in una percezione del cosmo dilatata, a volte quasi allucinata, nonostante il suo forte razionalismo.
 

Ho compiuto vent’anni

Viaggio intorno allo specchio - Carlo MenzingerIn questo blog parlo spesso oltre che dei libri che ho letto anche di quelli che ho scritto, ma in genere mi soffermo su quelli più recenti.

Oggi però vorrei parlarvi di un anniversario.

In questi giorni ho compiuto vent’anni.

Sì, per gamba, direte voi, e in effetti avreste ragione, ma non mi riferisco all’età anagrafica bensì a quella come autore “edito”.

Nel febbraio del 1989, infatti Gabrieli Editore pubblicava il mio primo libro e nei primi giorni di marzo, direi, lo avevo tra le mie mani. Vent’anni fa!

Non è un volume di cui sia mai andato orgoglioso, innanzitutto per come fu maltrattato dall’editore che lo illustrò a modo suo, taglio metà delle poesie (senza un criterio alcuno, eliminando quelle della seconda parte, trasformando quello che voleva essere un “percorso” in un’accozzaglia di versi), modificò il titolo (riportandoci persino un errore d’ortografia) e, soprattutto, non mantenne le promesse in termini di promozione e distribuzione.

L’esperienza fu sufficiente a tenermi lontano dagli editori ancora per un bel pezzo, fino a scoprire un editore decisamente migliore in Antonello Cassan e in Liberodiscrivere, che mi hanno ridato la voglia di pubblicare.

Questo mio primo libro è una raccolta di poesie e si intitola “Viaggio intorno allo specchio“.

Contiene alcune poesie “giovanili” scritte dal 1982 al 1987 (ma sono state scritte soprattutto nel 1983 e nel 1984).

Il volume si apre con questi versi:

NARCISO SI SPECCHIA

Sono una stella che uccide la notte

e tu no, non puoi salvarla.
Sono Narciso che si specchia nel lago
e tu no, non puoi impedirlo.
Sono un alto biondissimo mago
che cammina sulla punta delle stelle
silente
e non prova dolore.
Sono la pioggia che casca e t’inonda il viso
e tu no, non puoi rialzarla.

Narciso - Caravaggio

Sono una danza che ti prende
e ti porta lontano
e tu no, non puoi dirle di no

e volteggi sul prato di fresco rasato
che ne senti l’odore nel naso,
che ne senti la frescura nei piedi.
Sono la notte da me stesso assassinata
e tu no, non puoi darmi la mano
mentre muoio e mi dolgo piano.
Sono il lago che la

mia immagine riflette

e tu no, non puoi fermare il mio sguardo
che nel mio occhio infinitamente si getta.
Sono il tuo viso
e t’amo perché sono Narciso
e sono la vita e sono la morte
e sono me stesso,
ognora e per sempre,
sebbene diviso, sebbene confuso.
Sono io e sono la vita.
(Roma 20.3.86)

Ci sono, tra gli altri, anche dei versi che avrei voluto veder pubblicati accanto al dipinto di Chagall che li aveva ispirati. Nel volume però non fu possibile.
Vorrei farlo ora, ma l’immagine che ho trovato, sebbene simile a quella che ricordavo, è ambientata a Parigi e non a Venezia. Chi mi aiuta a ritrovarla? Era qualcosa a metà tra le due che ho riportato sotto.
GLI INNAMORATI NEL CIELO
Gli innamorati nel cielo di Venezia

Marc Chagall
sono un’anima lunga
uno spirito solo non solitario
librato da antico reliquario
in un’aura che d’azzurro si tinga
e tutto nel sogno confonda
tra luci sottili
quali pensieri scomposti
nati dal corpo e dal cuore
o da qualche tempio segreto
celato nel profondo dell’uomo.
Ragione e moto,
pulsione
emozione,
trazione…
Nel cielo lunare librati
come un mazzo di fiori dissolto Marc Chagall
ondeggiante nel vento
variopinto di notte
esotica e astrale
inumana e quasi divina
baciata da piccola luna
per un amore rituale.
(Roma, 11.9.84)

FASCISMO ETERNO

Fascisti su MarteCredo che per la vicinanza storica, per l’abbondanza di possibili sviluppi e per i contenuti politici, etici e morali, la Seconda Guerra Mondiale sia uno dei periodi storici maggiormente frequentati dagli autori di ucronie. Basti pensare ai celeberrimi "La svastica sopra il sole" e "Fatherland" di cui ho già parlato in questo blog.

Vorrei qui parlare di due romanzi, uno recente e l’altro recentissimo, di due importanti autori italiani, che immaginano entrambi diversi esiti delle vicende belliche nell’Italia fascista. Si tratta di "Nero italiano" di Stocco e "L’inattesa piega degli eventi" di Brizzi.

NERO ITALIANO

La prima volta che sono venuto a conoscenza di "NERO ITALIANO", è stato quando, dopo aver scritto un paio di romanzi ucronici (“Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”) , decisi di scoprire chi altri avesse scritto delle ucronie. Trai principali autori italiani trovai Giampietro Stocco e trai suoi romanzi questo “Nero italiano”. Si tratta del primo romanzo di quest’autore che, in seguito ne ha pubblicati vari altri. È stato pubblicato nel 2003.
In seguito ho avuto il piacere e l’onore di conoscere personalmente, anNero itlaiano - Giampietro Stoccoche se solo via web, l’autore.
Solo ora però sono riuscito a leggere questo romanzo, che si presenta come una precisa e classica ucronia, senza eccessive contaminazioni di altri generi letterari.
La trama è, infatti, nettamente allostorica: si immagina che Mussolini abbia rinunciato ad entrare in Guerra accanto ai tedeschi e che l’Italia sia rimasta neutrale. Si suppone poi che il Duce sia morto nel 1944 e che gli sia successo il genero Galeazzo Ciano, qui dipinto come un uomo pavido ed insicuro, che avrebbe poi traghettato il Paese in una dittatura morbida fino agli anni ’70, periodo in cui si svolge il romanzo, che immagina l’avvento al potere niente meno che di una donna che riesce a diventare Presidente del Consiglio (cosa mai successa neppure in quest’Italia democratica!).
Non voglio svelare oltre la trama, perché è molto interessante e ben costruita e il lettore si sente subito trascinato a seguire le vicende della nuova stella nascente della politica, questa Maria De Carli, e dei suoi oppositori. L’occhio dell’autore si sposta con movimenti impercettibili da un personaggio all’altro, effettuando con maestria i cambi di punto di vista.
I personaggi sono fortemente caratterizzati: la De Carli decisa e spietata, Ciano debole e pauroso, il giornalista Marco carrierista ma combattuto, la sua fidanzata Silvia agguerrita, l’anarchico Boria scontroso e tenebroso, i piccoli politici meschini come sempre.Giampietro Stocco
Personaggi netti e precisi ma mai superficiali, così come netta e precisa ma ricca e articolata è la trama, che risulta molto plausibile e razionale anche se ricca di colpi di scena e sorprese.
Lo stile narrativo è pulito e lineare, con un’abile gestione dei dialoghi ed un equilibrato utilizzo delle parti descrittive.
Nel complesso dunque un libro molto interessante, che ci fa riflettere sulla nostra Storia patria, su come le cose sarebbero potute andare e su come sono poi realmente andate, un libro che si lascia leggere piacevolmente e che scorre via in fretta ma lasciando sicuramente un segno importante nella memoria e nella coscienza del lettore.
 
 

L’INATTESA UCRONIA DI BRIZZI
 
Quando scoprii l’ucronia e realizzai che i miei primi romanzi erano delle allostorie, mi L'inattesa piega degli eventistupii che questo genere fosse così poco conosciuto e anche che fosse “frequentato” da un numero di autori tutto sommato ristretto. Si tratta infatti di un genere letterario che offre possibilità creative pressoché illimitate e che meriterebbe davvero ben altri spazi nelle nostre librerie.
Quando scopro un nuovo autore che “si converte” al genere, questo mi fa dunque molto piacere. Negli ultimi tempi la conversione più illustre è stata quella di Silverberg, il grande scrittore di fantascienza, che ha scritto il bel romanzo ucronico “Roma Eterna”.
Nella piccola comunità degli amanti dell’ucronia ha fatto dunque un certo scalpore venire a sapere che anche un autore come Enrico Brizzi, noto per i romanzi giovanilistici “Jack Frusciante è uscito dal Gruppo”, “Bastogne” e “Tre ragazzi immaginari”, avesse pubblicato un’ucronia.
Il romanzo, piuttosto corposo con le sue 518 pagine, è edito da Baldini Castoldi Dalai ed ha un titolo squisitamente ucronico “L’INATTESA PIEGA DEGLI EVENTI”.
L’ambientazione è una delle più praticate dall’ucronia: immaginare un diverso esito della Seconda Guerra Mondiale. In questo Brizzi è stato preceduto da esempi più che illustri, da Winston Churchill, a Philip K. Dick, a Robert Harris, a Philip Roth (autore citato nei ringraziamenti in fondo al libro di Brizzi), ai nostri Curzio Malaparte, Giampietro Stocco e Mario Farneti.
Ogni autore immagina diversi sviluppi della Storia. Brizzi immagina un’Italia che non abbia seguito la Germania nella sua avventura bellica e in cui il fascismo sia sopravvissuto dunque fino al 1960, anno in cui la storia è ambientata e in cui muore il Duce.
A differenza di altri roEnrico Brizzimanzi ucronici, qui la Storia appare in primo piano solo a tratti, prevalendo le vicende personali del protagonista, un giornalista che, punito dalla fidanzata tradita e figlia del suo capo, viene “spedito” in Africa a seguire le partite di calcio nelle colonie italiane per il giornale sportivo Stadio. L’Italia, infatti è uscita dalla Guerra con un bell’impero coloniale, che ancora conserva.
Il calcio è dunque il tema dominante di questo romanzo e attraverso di esso, Brizzi descrive quest’Italia colonialista, questi italiani in Africa, pieni di vizi ma anche di umanità.
Per me che non sopporto il calcio in nessuna forma, quando ho realizzato che questo era così determinante nella narrazione, ho temuto che leggere le descrizioni di tante partite potesse essere per me un tormento eccessivo, difficilmente compensabile persino dall’amore per l’ucronia, ma dopo qualche perplessità iniziale dovuta a questa motivazione, la narrazione mi ha preso e sono persino riuscito ad emozionarmi nella descrizione di una delle partite determinati, quella che avrebbe potuto aggiudicare al San Giorgio la vittoria della Serie Africa.
Nel complesso è dunque un buon libro, leggibile e godibile (soprattutto per quei milioni di italiani che, a differenza di me amano il calcio), in cui si apprezzano le descrizioni di tantiFascisti su Marte personaggi, decisamente “italiani”. Simpatiche le citazioni di personaggi famosi (immagino che molte mi siano sfuggite, riguardando calciatori degli anni sessanta, per me ignoti), che ritroviamo in ruoli anomali, come un Bontempo, che spadroneggia in Africa e mescola la gestione della Res Publica con quella della propria squadra, o un Sandro Pertini agitatore rivoluzionario degli indipendentisti africani.
La trama non è particolarmente articolata, ma sufficiente a fare da collante tra la descrizione di una partita di calcio e la successiva.
Peraltro l’”inattesa piega degli eventi”, per me che frequento il genere, non mi parsa pare poi così imprevedibile. Direi anzi che l’autore ha saputo mantenere un apprezzabile verosimiglianza e plausibilità degli sviluppi storici. Anche se mi chiedo se un’Italia in cui il fascismo fosse sopravvissuto, sarebbe davvero stata così “simile” all’Italia attuale e se forse non sarebbe stato più corretto accentuare gli aspetti distopici. Non siamo certo dalle parti dei “quando c’era Lui stavamo meglio”, ma descrive pur sempre un’Italia uscita dalla Guerra assai meglio che nella realtà.

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