Archive for maggio 2010

TRE NUOVI AUTORI

 

 
 SENZA… ESITAZIONE
 
Senza ritorno - Stefano CafaggiÈ sempre un piacere scoprire un nuovo autore di talento nel grande mare di nuovi scrittori che popola il web.
Quando la lettura procede spedita e gradevole è già un bel risultato e se si riesce a chiudere il libro senza il rimpianto per averlo cominciato è sempre un bel risultato, segno che l’autore in qualche modo con le parole ci sa fare e che è capace di raccontare una storia che ci trascina e ci porta con sé.
Questo è senza dubbio il caso di “Senza ritorno”, il primo romanzo pubblicato da Stefano Cafaggi (Robin Edizioni), genovese classe 1970, trapiantato a Milano.
Il volume è stato inserito nella collana “I luoghi del delitto”, a testimoniare il genere cui dovrebbe appartenere: un giallo d’ambientazione. Pur essendo una lettura piacevole, per fortuna (dato che non amo molto il genere), mi pare che questa storia appartenga poco alla categoria.
Il luogo del delitto è Milano e ogni tanto la città compare

Milano 7 Aprile 2010 Castello Sforzesco - Foto Carlo Menzinger

come sfondo alle vicende, ma credo che se l’ambientazione fosse stata in un’altra città, poco sarebbe cambiato. Quanto ad essere un giallo, anche qui ho qualche dubbio, dato che il delitto c’è ma l’omicida è, per il lettore, quasi certo fin dall’inizio, e, semplicemente, non si trova. A svolgere le indagini è il principale sospettato, che non somiglia certo a Sherlock Holmes e neppure al Tenente Colombo, ma è piuttosto un uomo allo sbando che in quest’indagine un po’ casuale ritrova il senso della propria vita, l’amicizia e, forse, persino l’amore, che gli era stato strappato tempo prima.
Più che di un giallo si tratta della storia di un uomo che sta ricostruendo la propria vita, grazie al forte stimolo del delitto in cui si è trovato incautamente e involontariamente invischiato.
A fargli compagnia ci sono un corpulento negro filosofo, un dongiovanni soprannominato Il Vampiro e un cane dalla lingua inquieta. Un simpatico gruppetto cui si contrappongo antagonisti altrettanto ben delineati. E la simpatia in queste pagine non manca, è questa a piegarci più volte al sorriso, a rendere più leggere queste 212 pagine.
Insomma, un libro da leggere, senza… esitazione.

STRANE ASSOCIAZIONI
 
Strane idee - Francesco Brunetti  e Guido De MarchiLeggere il libro di poesie di Francesco Brunetti Strane idee” (Edizioni Liberodiscrivere) subito dopo i racconti di Lovecraft (“Il Guardiano dei Sogni”), come è capitato a me, fa uno strano effetto. Sebbene siano scritture assai diverse l’una dall’altra, per un attimo mi è quasi parso di continuare a leggere lo stesso libro, non per nulla il sottotitolo di “Strane idee” è “sull’inizio e sulle cose del mondo”. Le prime pagine ci parlano infatti addirittura della creazione del mondo. Se Lovecraft ci descrive mondi antichissimi, fantasiosi e oscuri, quando Brunetti esordisce con le parole “Al principio era il buio e il buio non conosceva la luce e quando esplose la luce solo triliardi di fotoni ne furono testimoni” mi è parso davvero di essere ancora sospeso tra i Ghoul, i Ghast e gli Shantak degli universi di  lovecraftiana invenzione.
Appare però subito evidente che il mondo di sogno creato da Brunetti sia cosa assai diversa, in cui la luce ha un suo ruolo anche se “Il buio e la luce non si conobbero fino a quando non nacque la prima ombra, figlia di un pensiero così denso da separare il buio dalla luce”.
Se la Bibbia c’insegna un certo ordine nella Creazione, Brunetti un poco l’ignora ed ecco che dal caos primevo Francesco Brunettiemerge non un uomo, ma una donna, anzi una donna-bambina che “cantava, rideva e profumava facendo una strana mossa col fianco, la camicetta sbottonata sul davanti come per gioco”. È nato dunque un mondo in cui domina lo spirito femminino e Guido De MarchiFrancesco Brunetti ci trascina non trai cupi mostri infernali di Lovecraft ma in un arioso vorticare di versi e frasi, di luci e immagini, immagini che nascono dai versi ma anche immagini che nascono dall’esperta mano di Guido De Marchi (che è anche uno degli ottimi illustratori della galery novelIl Settimo Plenilunio”, edita da Liberodiscrivere) i cui disegni accompagnano con maestria lo sviluppo del volume, descrivendo il nascere di questo universo, il femminile e il maschile che si avvicinano e scoprono assieme il mondo, un mondo in cui l’amore è importante e si esprime anche in “due occhi che non ci appartengono o che non ci appartengono più perché abbiamo dimenticato di nutrirli d’amore”.
Ma ecco che nel procedere con la lettura ritrovo passaggi che, inevitabilmente, mi riportano alla precedente lettura, anche se parlano di luoghi reali: 
Al porto fantastico di Valparaiso
scarichiamo una stiva
con datteri e sabbia dorata del Nilo,
piramidi e sfingi
e Zahi Hauass.
Vendiamo la storia su metri di stoffa
pregiata,
i conquistadores e il grande Atahualpa
…”.
La poesia che ho amato di più è stato il bel ritratto di Lola “ballerina di flamenco, scuola di danza mai iniziata, cominciò prima la vita” con quella sua rabbiosa vitalità tradita.
Accoppiata efficace, dunque, questa di Brunetti e De Marchi, che già avevo gustato nel loro “L’ombra del verso”, sempre edita da Liberodiscrivere, una delle più vivaci case editrici italiane).

 IL DIO DEI RACCONTI DI LITTERIO
 
Il Dio del Jazz è nato in Alabama - Natalfrancesco LitterioNel leggere la snella raccolta di racconti intitolata “Il Dio del jazz è nato in Alabama”, innanzitutto mi coglie un dubbio: l’autore si chiama Natalfrancesco Litterio, ma qual è il nome e quale il cognome? Si accettano ipotesi.
Dopo aver rinunciato a chiarire il quesito, mi sono lasciato trascinare dai nove racconti che compongono questo volumetto di 54 pagine edito da Runde Taarn, susseguendosi con allegra e fresca leggerezza, quasi al ritmo di qualche canzone, come suggerirebbe il titolo di uno di questi, ripreso come titolo del volume.
Parlare di ciascun racconto comporterebbe di scrivere un commento forse più lungo del libro stesso, ma vorrei lasciare qualche veloce pennellata per rendere l’idea di ciascuno, perché parlare di una silloge nel suo complesso rischia di farci rimanere sul generico.
Eccoli qua:

  1. Diario di un aspirante suicida: la storia e le riflessioni di un pazzo intelligente in manicomio.Jazzista
  2. Eclissi: un racconto pungente sulla potenza dell’amore, che sfida anche la morte.
  3. Il Dio del Jazz è nato in Alabama: una storia densa e forte che ricorda la letteratura americana di un secolo fa, mostrandoci una delle facce del dolore. In effetti, il racconto migliore, per me.
  4. La lunga notte della maratona elettorale: le contraddizioni di questa nostra Italia “divisa a metà”.
  5. Le anime perse di Villa Borghese: un occhio attento (e particolare) su un piccolo spaccato di umanità.
  6. Per una lacrima: una strana, esile, favola sulle emozioni.
  7. Racconto d’inverno: un quadretto circolare, in cui tutto sembra cristallizzato.
  8. Storiella amorale: disquisizioni un po’ strambe e un po’ filosofiche di tre folletti dai nomi allusivi. Quello che mi ha convinto meno.
  9. La cattiva strada: la bella storia di un amore mancato.

Insomma, un’oretta di piacevole lettura. Aspettiamo ora l’autore alla prova con un romanzo, dove mi sembra che potrebbe dar buona prova di sé.

GOMORRA AL SUD. E AL NORD? SODOMA?

Roberto SavianoDi Saviano ultimamente se ne è parlato così tanto da rendermelo antipatico. Non mi piace però lasciarmi condizionare da queste impressioni, percui, nonostante questo e nonostante non abbia alcuna simpatia per le storie di mafia (o camorra), alla fine, con un po’ di ritardo, mi sono deciso (era luglio 2009) a leggere il suo “Gomorra”, sottotitolo “Viaggio nell’impero economico e nel sogno di dominio della camorra”.

Innanzitutto va detto che non è un romanzo, come mi aspettavo fosse, dato che ne hanno ricavato anche un film. Non è però neanche un saggio, perché mancano riferimenti precisi alle fonti, documentazione, analisi scientifica o impostazione divulgativa.

In effetti il sottotitolo ne rappresenta la miglior definizione: è un libro di viaggio. Non però in terre esotiche ma nella terra stessa dell’autore, nelle zone in cui vive. Quello che ci descrive però è un mondo così assurdo e alieno (pur essendo realistico e verissimo, ne sono convinto) per la maggior parte degli abitanti della terra (e forse per buona parte degli italiani) da renderlo un viaggio ancor più straniante che se fosse stato fatto nella giungla del Borneo o nel deserto australiano.

Eppure si parla di una fetta di terra a poca distanza da Roma, dal cuore d’Italia. A pochi passi da Napoli, la città da vedere e poi morire (come non dirlo e pensarlo leggendo un simile libro). Il motivo percui però si muore in Gomorra è assai diverso da quello che dà senso al proverbio.

Gomorra” è, ìnfatti, un viaggio nella violenza. Una violenza cruda e spietata. In terra di camorra si uccide e si tortura con ponderata leggerezza. C’è gente fatta a pezzi, fatta affogare mangiando sabbia, fatta esplodere riempiendole la bocca di benzina, mutilandola pezzo per pezzo. Tutto quanto può servire per il peggior horror ma è pura verità, storia di gente che non si sente neppure colpevole dopo i più atroci abomini. I pentimenti sono solo dei trucchi per le lotte tra bande, per far fuori le famiglie nemiche.

Quello che maggiormente sconvolge però di questo libro è che questo mondo assurdo e Gomorra - Roberto Savianobastardo che descrive non è solo quella fetta di paesi sotto il Vesuvio che si fanno chiamare Secondigliano, Casal di Principe, Casapesenna, San Cipriano e simili. Se fosse così basterebbe recintarli o raderli al suolo e il problema camorra sarebbe risolto.

Quello che ci dice Saviano (ma già lo sapevamo, purtroppo) è che la camorra è anche altrove, persino all’estero, che la sua rete di potere è pari o forse superiore a quello di una multinazionale. Una multinazionale armata e senza etica (nonostante una falsa fede cattolica in cui questa gente crede di credere).

Quello che non ci dice ma che capiamo (e anche questo già sapevamo) è che lo spirito della camorra è lo spirito dell’Italia, di questo nostro Paese. Non per nulla la Sicilia ha generato la mafia e le altre regioni del Sud le loro n’dranghete e simili. Non per nulla molti degli atteggiamenti camorristici (con minor connotazioni violente) le ritroviamo anche nel centro e nel nord Italia. Non per nulla certi atteggiamenti di ostentazione, di arroganza, di falsa morale, sono caratteristica innegabile dei nostri politici, che come i boss camorristici, pretendono rispetto, si circondano di leccapiedi e guardaspalle, si procurano donnine facili (ma sì, non chiamiamole escort, che facciamo ridere!). Non per nulla certi imprenditori considerano le loro imprese proprietà loro anche se se le sono guadagnate violando ben più di una legge, non pagando le tasse, facendosi favorire dai giudici e a volte persino dai legislatori. Da Sud a Nord.

Buffo è stato leggere a pochi minuti di distanza su “Gomorra” prima, che i camorristi non vogliono usare i preservativi, e, su un quotidiano dopo, che anche il nostro Presidente non ne gradisca l’uso. La fede cattolica in questo sembra averla vinta! Poco importa, sembra, che i rapporti siano extraconiugali (per non dire altro).

La logica delle Famiglie prevale sulle leggi dello Stato, sull’educazione civica e sul senso morale e etico. La Famiglia prima di tutto. Purché sia la propria, che quelle degli altri non contano. Spirito tribale primitivo.

Affascinante poi vedere come la camorra, infantilmente (o primitivamente), scimmiotti il cinema, quasi che persone incapaci di capire la propria stessa perversione, non siano in grado di trovare in se stesse un’auto legittimazione e la cerchino quindi identificandosi nei personaggi violenti dei film, poco importa se questi siano già delle parodie di uomini come in Pulp fiction o in Kill Bill: il camorrista sembra non essere in grado di cogliere l’ironia e si maschera da pagliaccio, credendo di fare il duro (questo non toglie che poi siano davvero dei “duri”, anzi peggio).

Quest’incapacità di essere se stessi traspare anche dal costante ricorso a soprannomi, che non servono, come si potrebbe pensare a nascondersi, perché tutti sanno chi siano Sandokan, la Tigre Arkan, Pikachu, O Russo, Ugariello, O’ Schizzato. Il soprannome serve a fare il personaggio. Sono tutti attori. Ma un attore se recita, non può essere se stesso. Non è nessuno. Forse per risolvere il problema camorra non ci vorrebbero polizia, giudici o leggi speciali, ma un esercito di psicologi!

Interessante (ma già l’intuivamo) l’analisi del potere economico di questa multinazionale armata, le sue radici nell’edilizia, nel cemento, da cui sono nati tanti imprenditori italiani, che da questo hanno differenziato le proprie attività. Non ve ne viene in mente nessuno? Interessante l’analisi della struttura economica a rete (apparentemente moderna, dunque). Interessante il discorso sulla gestione dei rifiuti (che fa capire, a chi non l’avesse inteso, il perché il problema sia esploso recentemente a Napoli).

Drammatico è pensare che tutto ciò sia profondissimamente radicato nel Paese, perché la morale amorale di questi uomini è solo di poco diversa da quella di molti uomini che guidano l’intera Italia a tutti i livelli.

Certo non di tutti, ma non ci si deve stupire se i politici da noi non si dimettono anche se sono stati colti con le mani nella marmellata. Anche i boss non lo fanno. E anche se finiscono in galera, continuano a governare i loro imperi da lì, oppure nascosti in qualche buco sotterraneo.

Perché non c’è vergogna. Non ci può essere vergogna. Loro stano solo gestendo. Nessuno se la prende con loro. Mica tutti possono essere santi, no?

IL COLOMBO DIVERGENTE IN OFFERTA SPECIALE

  IL COLOMBO DIVERGENTE - Carlo Menzinger - Seconda edizioneUltimamente ho pubblicato anche altre cose, ma vorrei ancora proporvi un libro uscito ormai da tempo e che mi sta molto a cuore, essendo il primo romanzo che ho pubblicato.
Si tratta de IL COLOMBO DIVERGENTE, un’ucronia che narra la vita di Cristoforo Colombo, immaginando che arrivato in America cambi rotta e finisca prigioniero degli aztechi. Il navigatore, però, non si arrenderà. Riuscirà a tornare in Spagna e a raccontare delle sue scoperte o consegnerà al mondo una nuova Storia, senza la scoperta dell’America?
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Potete leggerne i commenti più recenti su aNobii. Quelli alla prima edizione sono qui. Quelli alla seIL COLOMBO DIVERGENTE - Carlo Menzinger - Prima edizioneconda edizione invece sono qui. La scheda su www.menzinger.too.it è qui.
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Chi volesse prenderlo in prestito, può mettersi in coda in questa catena di lettura.
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Vorrei fare ora un’offerta speciale per l’acquisto di una copia della prima edizione, ormai fuori commercio, al prezzo di € 8,00. Potete prenotarvi qui sotto, nei commenti o scrivermi a menzin@virgilio.it
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Chi invece preferisse acquistare la seconda edizione al prezzo di 14,00, può richiederla direttamente all’Editore Liberodiscrivere sul sito www.liberodiscrivere.it, compilando questa scheda.   

IL LUPO MANNARO

Wewrewolf - Francesca AngelinelliWerewolf” in inglese vuol dire “mannaro”. Questo è anche il titolo del bel romanzo gotico di Francesca Angelinelli (nota anche come Fra_Angel82), edito da Linee Infinite e il nome del coprotagonista.
Questa storia sui licantropi ha il respiro classico della grandi storie del XIX secolo, senza troppo indulgere alle recenti mode di rimodernizzazione della leggenda dei licantropi.
La stessa ambientazione è una delle più tradizionali: l’Inghilterra del XIX secolo, in un vecchio castello cupo e cadente, con una servitù pronta a nascondere i misteri del suo padrone.
Mentre si legge, ci si dimentica dunque di avere a che fare con una giovane autrice italiana. Del resto la scrittura è elegante, precisa e raggiunge con precisione gli scopi narrativi che si prefige senza sbavature o eccessi.
Il lettore comprende da subito, come nella vecchia letteratura gotica, il mistero che la protagonista stenta ad accettare. Del resto con un simile titolo non possono esserci dubbi sulla vera natura dell’ultimo erede della casata dei Werewolf! Ma questo non è un difetto e non disturba. Nella letteratura di genere funziona così. L’autrice è abile nel mostrarci la lenta scoperta della verità da parte della malcapitata Kateleen e ci basta questo per lasciarci cullare da queste piacevoli pagine.
Questo è un romanzo essenziale, che ci parla dell’amore nella sua forma più forte ed antica: Francesca Angelinellil’amore della Bella per la Bestia. In fondo, il senso di ogni storia d’amore dovrebbe essere questo. Forse è questa una delle ragioni delle storie sui licantropi, e, dovrebbe esserlo, di questo “Werewolf”.
La Bella s’innamora della Bestia e l’allontana dal suo essere selvaggio. L’uomo non è forse così: abitante delle selve, delle foreste, e dunque selvaggio? E compito della donna non è forse di addomesticarlo, di renderlo adatto alla vita di casa, alla domus, alla vita urbana e civile?
Il fascino femminile addomestica la bestia selvaggia che è in ogni uomo e che anela a vivere nei boschi e nella natura. Per amore il maschio si lascia incatenare e finisce per accettare come sua questa vita domestica.

Illustrazione di Luca Oleastri per Il Settimo Plenilunio

Sarà questo un bene per l’Uomo e per l’Umanità? Questo forse potrebbe essere uno dei grandi interrogativi di questo Terzo Millennio: la civiltà domestica in cui viviamo sarà il modello anche per le generazioni venture?
Questo, io credo, può essere uno dei grandi quesiti che sono dietro una storia di licantropia. La risposta, nel passato, è sempre stata quella che la Bella vince sulla Bestia. Il romanzo gotico nasce infatti da un’epoca di industrializzazione e forte urbanizzazione. Questo genere di storie servivano a incanalare pulsioni che portavano l’uomo a rifiutare il nuovo status. E oggi? Forse oggi queste stesse storie portano nella direzione opposta. Spesso è la Bella che accetta di diventare Bestia, come la principessa di Sheck o la protagonista di Twilight, che mira a diventare vampiro, più che a “redimere” il suo mostruoso amato.

Leggi anche:
Il Settimo Plenilunio
Vampiri
Licantropi

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