Archive for aprile 2010

E TRE!

Il simbolo perduto - Dan BrownE tre! Riecco il professor Langdon, l’investigatore del simbolo, che torna a colpire nella terra ai confini della realtà in cui si muovono il simbolismo e i movimenti religiosi. Dopo essersi occupato con precisione e realismo del mondo dell’Opus Dei (Il Codice da Vinci) e in quello degli Illuminati (Angeli e Demoni), affronta ora con “Il simbolo perduto” un’altra associazione di potere d’ispirazione religiosa, la Massoneria, aiutandoci a conoscerla meglio.

Dopo averci portato a Parigi (Il Codice da Vinci) e Roma (Angeli e Demoni), siamo ora nientemeno che a Washigton, descritta come se fosse la città più bella del mondo, con la cupola della Casa Bianca che pare meglio della Cappella Sistina! Dopo aver affrontato il potere della Chiesa, del Priorato di Sion e del CERN, ora abbiamo addirittura a che fare con quello di un segretissimo e potentissimo ufficio della CIA.

Accanto a Robert Langdon non manca mai una bella ragazza, dopo Sophie Neveu e Vittoria Vetra è ora la volta di Catherine Salomon.

Anche questa volta abbiamo enigmi che celano altri enigmi in una caccia al tesoro che ci Dan Brown - caricaturatrasforma in turisti di una bella città, con una guida d’eccezione qul’è Dan Brown, pronta a svelarcene i misteri più arcani.

Anche questa volta le rocambolesche avventure del professore servono a cercare di evitare una crisi internazionale.
Dan Brown ha scritto altri due romanzi senza Robert Langdon come protagonista e con una diversa struttura, che sono due ottimi libri (Crypto e La verità del ghiaccio) ma certo la ricchezza di riferimenti storici di questo ciclo, che negli altri due libri manca, è tale da renderlo sempre più interessante e appassionante, anche Il Campidoglio di Washingtonse la struttura narrativa appare ormai un po’ abusata dall’autore. Di questo, però, forse me ne accorgo di più io, da autore, che non altri lettori. Del resto ci sono lettori che si leggono decine di romanzi gialli con la medesima strutura ripeturta all’infinito. Personalmente preferisco un autore che si rinnovi. A quando un Dan Brown fantascientifico o fantasy?
Il simbolo perduto” rimane comunque un romanzo affascinanante e coinvolgente, i riferimenti culturali rimangono piacevoli e interessanti, anche se, a quanto pare, non sempre molto precisi, dato che, ad esempio, a quanto pare nell’edizione inglese di “Angeli e demoni” le frasi in italiano sono quanto mai maccheroniche, se non grottesche e anche la geografia di Roma appare approssimativa. Nella traduzione italiana si nota meno.

IL SOGNO DI FOUCAULT

Il sogno di Michel FoucaultHo letto “Il sogno” di Michel Foucault (Raffaello Cortina Editore), per ricercare elementi per un libro che stavo finendo di scrivere e, in effetti, vi ho trovato alcuni buoni spunti.
Si tratta dell’opera prima di questo importante pensatore del secolo scorso (1926-1984) e fu scritto come introduzione al volume di L. Binswanger “Le Rêve et l’Existence”, edito nel 1954.
È un libro che tratta argomenti filosofici, psicologici ma anche in parte letterari, non Michel Foucaultmancando numerosi riferimenti a filosofi, letterati e pensatori del passato, da Eraclito e Platone, a Tristan l’Hermite e Spinoza, a Novalis e Husserl, a Jasper e Freud, a Ibsen e Shakespeare.
Alcune parti sono forse un po’ troppo “da addetti ai lavori”, ma ho trovato interessanti i riferimenti ai pensatori del passato e la critica alla concezione freudiana del sogno, messa a confronto con la visione di Husserl. Importante mi pare, da non esperto del campo, la rivalutazione dell’immagine nel sogno, spesso sacrificata dalla psicanalisi a vantaggio del senso.

IL VANGELO SECONDO SARAMAGO

Il vangelo secondo Gesù Cristo - José SaramagoCi sono materie e argomenti che sono stati rappresentati per secoli e per i quali sembrerebbe che non possano esistere più variazioni. Se poi l’argomento in questione ha natura sacra o è comunque connessa alla religione, i limiti e i confini per queste variazioni appaiono ancor più angusti, a meno che non si voglia essere o apparire del tutto sacrileghi. Una di queste materie è la vita di Gesù di Nazareth, detto Il Cristo.
Per narrare in modo nuovo la vita di un uomo, che si dice sia anche un Dio, dopo venti secoli dalla sua nascita, ci vuole un grande autore. Questo potrebbe essere José Saramago, scrittore portoghese che, pochi anni dopo aver scritto questo libro, “Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991), è stato insignito del Premio Nobel per la Letteratura (1998).
Diciamo subito che la principale novità di questa narrazione, mi pare sia nellaJosé Saramago natura del libro: descrivere la difficoltà di vivere con Dio, di essere suo figlio.
Nella letteratura non mancano esempi di personaggi che patiscono per la mancanza o lontananza di Dio (persino nella Bibbia ne troviamo, credo). Io stesso ho affrontato il tema con il mio romanzo “Giovanna e l’angelo”, in cui quest’ultimo non riesce a comunicare con Dio, né con altri esseri celesti.
Ne “Il vangelo secondo Gesù Cristo” il Nazareno incontra Dio, ci parla, lo interroga e riceve la sua missione. Si tratta però di un compito, come sappiamo doloroso. Doloroso non solo per lui ma anche per tutti coloro che lo seguiranno. Dio stesso gli elenca, con dovizia di particolari, tutte le morti che saranno generate per causa sua o in suo nome.
Gesù vorrebbe liberarsi di tanto peso, vorrebbe essere uno come tanti, vorrebbe riuscire a fare ciò che fa nella storia immaginata, ad esempio, da Nikos Kazantzakis, ne “L’ultima tentazione di Cristo” (di cui ho parlato qui), ma non può.
Cristo Morto di Andrea MantegnaAltra novità della trama è la figura di Giuseppe, che vivrà con la colpa di non aver fatto nulla per salvare i bambini innocenti trucidati da Erode, essendosi solo preoccupato di salvare il proprio figlio. La colpa lo tormenterà per tutta la vita e il desiderio di espiazione lo porterà ad essere giustiziato, in croce, per una colpa non commessa. Il senso di colpa si trasmetterà come una sorta di peccato originale sul figlio, un po’ come pensavano gli antichi greci, e lo stesso Gesù ne sarà tormentato a lungo.
Nel complesso è un romanzo intenso, vibrante di umanità, con una Maria Maddalena passionale e innamorata, con un Gesù in conflitto con la propria famiglia come un qualunque adolescente un po’ ribelle, con gli apostoli semplici e diretti, con Gesù che stenta a capire veramente quel che sta facendo e quel che gli accade, che due volte tenta di ingannare Dio e due volte ne viene beffato, la seconda in modo definitivo. Belle, poi, le figure del Diavolo/Pastore e dell’Angelo/Mendicante.
Ci sono alcuni momenti ucronici, come quando Gesù non resuscita Lazzaro, perché la sua compagna, Maria Maddalena, gli dice che nessuno merita di morire due volte, neanche suo fratello Lazzaro, e, certo, il romanzo non si presta ad essere letto in Chiesa, ma non mi è parso particolarmente blasfemo, dato che comunque non nega la divinità di questo umanissimo Cristo, né del suo padre celeste. Interessante, anche se non canonica, mi parrebbe la descrizione della dualità Dio/Diavolo. Un prete, però, non credo la vedrebbe allo stesso modo. Pare anzi che i vescovi iberici e italiani lo abbiano condannato.
Mi domando (forse qualcuno può rispondermi) fino a che punto abbia preso spunto dai vangeli apocrifi.
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