Posts Tagged ‘Italia’

GLI ANNI DEI NOSTRI SOGNI VIOLENTI E APPASSIONATI

Crescevano sogniHo incontrato un paio di volte Stefano Carlo Vecoli, ma non saprei dire quanti anni abbia. Credo qualcuno più di me, che sono nato nel 1964. Certo Vecoli non è Giulio.

Giulio è il protagonista di “Crescevano sogni”, romanzo scritto, appunto, da Stefano Carlo Vecoli.

Perché m’interrogo sulla sua età? Perché “Crescevano sogni” ha un forte sapore autobiografico, perché le sue pagine raccontano di una gioventù che somiglia se non alla mia a quella di tanti che avevano la mia età. Se questa comunanza tra il protagonista Giulio e l’autore Stefano Carlo è reale, allora Vecoli deve davvero avere qualche anno più di me, perché vive il 1968 (e gli anni successivi) da liceale, mentre io li ho vissuti da bambino delle scuole elementari. Giulio, del Sessantotto ha vissuto i sogni, io, arrivato più tardi, le disillusioni. Ho fatto il liceo negli “anni di piombo”, poco dopo il 1977, quando le ideologie stavano degenerando in violenza e terrorismo.

Eppure in queste pagine sento atmosfere che non erano poi tanto diverse da quelle dei tempi del mio liceo: le assemblee scolastiche, le occupazioni, le manifestazioni. Vecoli non parla di scioperi, ma io ricordo anche quelli e penso ci fossero anche ai tempi di Giulio.

Crescevano sogni” è insomma un romanzo che a noi nati negli anni ‘50  e ’60 fa rivivere un mondo e un’atmosfera che ormai sembrano lontanissimi.

I nostri mondi si somigliavano nonostante questi anni a separarci, nonostante io vivessi più nel riflusso, nell’edonismo reaganiano (come lo chiamava l’opinionista Agostino), nonostante lui vivesse in Toscana, in Versilia (coordinate non meglio precisate – eppure la Versilia è lunga) e io a Roma, nella tumultuosa capitale, nei luoghi del rapimento di Moro, nei luoghi di tanti attentati. Lui, però, viveva in un contesto dove la sinistra prevaleva e “non si lasciava parlare i fascisti”. Io, invece, mi sono trovato in un liceo dominato dalla destra più estrema (Terza Posizione e altro) quando, in un periodo in cui il MSI aveva a stento il 5%, i Rappresentanti di Istituto di destra erano oltre il 50% e a parlare erano solo loro. Fu un successo quando, con una lista mista, arrivammo a ottenere la metà dei seggi, lasciando alla destra solo un quarto.

Riconosco, però, le battaglie di Giulio, la sua sorpresa e disillusione quando l’amico di sempre, Cesare, passa con i “fasci”.

Riconosco il linguaggio “politichese” di quegli anni, che Vecoli rende con perizia e precisione.

Riconosco i rapporti “difficili” con l’altro sesso, in un’epoca che non aveva certo la sfrontatezza attuale.

Riconosco le amicizie, i gruppi, i cineforum, i modi di passare il tempo così diversi da quelli dei nostri figli.

Risultati immagini per stefano carlo vecoli

Stefano Carlo Vecoli

Riconosco i sogni di cambiare il mondo (anche se c’era poco accordo su come farlo).

Riconosco, soprattutto, la violenza che quei sogni cercava di fermare o che sembrava uno strumento per realizzarli, perché, nel mio tempo, era questa violenza a caratterizzare ogni cosa. Il terrorismo di oggi, mi pare poca cosa rispetto a quello di allora, quando i terroristi erano quelli della porta accanto, non stranieri, non persone di altre religioni, ma i nostri stessi compagni di scuola. Senza bisogno di conoscere i veri terroristi, chi non conosceva però qualcuno che simpatizzasse per le Brigate Rosse, per i NAR o per Ordine Nuovo, anche se magari solo a parole?

Erano anni in cui i ragazzi credevano con tutto il cuore nella politica ma anche anni in cui per la politica ci si picchiava selvaggiamente. Erano anni in cui spesso si restava a casa per qualche allarme bomba, in cui si aveva paura ad andare in luoghi frequentati, teatro di attentati, in cui a volte trovavamo la scuola bloccata con delle catene, o scoprivamo che la notte era entrato qualcuno per bruciarla.

Gli anni dal 1969 in poi di cui parla Vecoli, sono anni meno violenti di questi, eppure anche lì, in quella Versilia che oggi per me vuol dire vacanze al mare, i ragazzi arrivavano a gesti di una violenza esagerata se non estrema e anche di questa ci parla questo romanzo. Un romanzo che parla del nostro passato. Un passato così irriconoscibile per i giovani di oggi che penso che non potranno che leggerlo come un romanzo storico, un’avventura in un Paese immaginario. Eppure quello che con passione e partecipazione descrive Vecoli era proprio il nostro, era proprio l’Italia, l’Italia della nostra ormai lontana gioventù.

Crescevano sogni” è un libro che dovrebbero leggere anche i liceali di oggi, per provare a capire, almeno un po’, da dove è arrivato il mondo in cui vivono.

Un libro che gli adulti di oggi potranno leggere per riscoprire un passato che ci stiamo dimenticando, mentre l’Italia sembra tornare indietro a tempi persino più antichi.
Un libro di cui mi verrebbe quasi voglia di scrivere la mia versione, parallela ma diversa.

 

Annunci

IL CALEIDOSCOPIO BOLOGNESE

MandalaConoscevo Massimo Bernardi come fotografo, avendo collaborato alla gallery novel “Il Settimo Plenilunio” da me curata. Ho, dunque, affrontato con curiosità questa sua prova in un campo alquanto diverso quale la scrittura, con il romanzo surreale “Mandala”. Il sottotitolo suona “Il romanzo che il vento soffia via” e credo che sia piuttosto esplicativo dell’approccio narrativo seguito, che un succedersi caleidoscopico di immagini, di situazioni, di citazioni che sfumano l’una nell’altra. Non per nulla il mandala del titolo è un disegno composto di figure geometriche sovrapposte.

Ho scritto “citazioni”, perché Bernardi cita un po’ di tutto, dalle opere d’arte alla letteratura, al cinema, alla cultura pop, alle pubblicità, alla televisione e anche i luoghi che qui compaiono sono quasi essi stessi delle citazioni. Forse il tocco del fotografo si sente proprio in questo, in un vorticoso succedersi di scatti da diverse angolature.

Il carattere surreale scivola con leggerezza dal tono della fiaba, al paranormale al fantascientifico.

Risultati immagini per Massimo bernardi

Massimo Bernardi

Dietro a tutto c’è la vita reale, c’è l’Italia, c’è Bologna. E dentro ci sono alcuni personaggi, dal protagonista Dario, che vive questo sogno irreale, a una misteriosa ragazza sosia di Iréne Jacob, agli amici di Dario.

E in questo caleidoscopio viene frullato anche il tempo. Ritroviamo così anche Dario bambino. Non per nulla si parla talora di psicologia e troviamo Dario sul famoso lettino terapeutico.

Ne esce fuori un romanzo originale e vivace, che scompone le regole della narrazione in chiave onirica, se non allucinatoria.

 

 

Risultati immagini per surreale

“DEL MARE SOLTANTO L’ECO” –PRESENTAZIONE A “MAGGIO DI LIBRI” – BIBLIOTECA ERNESTO RAGIONIERI – SESTO FIORENTINO

Oggi ho presentato nei bei locali della Biblioteca Ernesto Ragionieri di Sesto Fiorentino  “Del mare soltanto l’eco”.

Introduceva la serata del “Maggio di Libri” sestese Sara Pollastri. Lettore era Alberto Cavallaro.

Il mio intervento è stato un po’ diverso e più lungo, ma più o meno quello che ho detto di questo romanzo è quanto segue:

 

Ho conosciuto Barbara Carraresi alla presentazione d’esordio del suo libro “Del mare soltanto l’eco” questo stesso libro che oggi ho il piacere e l’onore di presentarvi in questa bella biblioteca.

Credo si fosse a novembre del 2017, al Montecarla Club. Da allora ho incontrato ancora Barbara in occasione di altre presentazioni di questo libro e del mio ultimo romanzo “Il sogno del ragno”. Quello che ci accomuna, infatti, è, innanzitutto, l’aver pubblicato entrambi con Porto Seguro, lei questo suo primo libro, io quello per me è ancora l’ultimo romanzo edito.

Ci accomuna, poi, oltre a questa Toscana e a Firenze in cui viviamo, l’amore per la lettura, per i libri e per le storie.

Barbara con “Del mare soltanto l’eco” è riuscita a fare qualcosa che io ancora non ho avuto il coraggio e la forza di fare: scrivere la storia della sua famiglia e, in fondo, anche la propria storia.

Quella che io sogno di scrivere è una storia dei miei antenati, andando indietro nei secoli. Mi spaventa un po’ quindi l’impegno e la mole di lavoro che questo comporterebbe.

Barbara, in questa sua storia familiare, ha scelto, però, di concentrarsi su due figure sua nonna e se stessa.

Biblioteca Ragionieri

In questo credo che ci sia il coraggio che mi è mancato. Il coraggio di parlare di ciò che più c’è vicino, di ciò che più ci sta a cuore. Il coraggio di aprirsi, seppure davanti a una pagina, davanti a un foglio, davanti alla tastiera di un computer. Il che può sembrare più facile che davanti a due occhi o a un viso, ma in realtà significa parlare al mondo, quando poi questo libro si pubblica. Significa parlare a tutti, amici e sconosciuti, a chi ti guarda attraverso il vetro opaco della conoscenza, dell’idea che già ha di te e a chi ti guarda con l’occhio distaccato di chi non sa nulla di chi tu sia.

E BarbaraDel mare soltanto l’eco” l’ha pubblicato con questa ancora giovane casa editrice che ho scoperto a Firenze Libro Aperto e che mi parve abbastanza dinamica e vivace da tentare una pubblicazione. Tale, in effetti, è questo editore, che organizza tante occasioni di incontro tra gli autori e i lettori potenziali  e tra autore e autore, come è successo tra Barbara e me. Qui, però, non è stato Porto Seguro Editore a portarmi, ma Barbara a chiamarmi, cosa che mi ha fatto molto piacere, perché, in così poco tempo e in così poche occasioni con lei, come con altri, si sono create delle relazioni, a volte di stima, a volte di amicizia.

La cosa più sorprendente che mi è capitata, frequentando gli autori di Porto Seguro, a parte l’occasione di presentare questo libro, è stato un altro autore che nel giro di poche settimane si è letto una sedicina di libri che avevo scritto e ora ci ha scritto sopra, un libro. Insomma, tra poco pubblicherà la mia biografia. Si tratta di Massimo Acciai Baggiani, un altro autore, che come Barbara, conosco solo da pochi mesi! Qualcuno pensa che la scrittura sia un’attività per solitari. Credo che si sbagli di grosso. Scrivere è forse uno degli hobby che più ti mettono in contattato con la gente.

Biblioteca Ragionieri

Barbara, scrivendo “Del mare soltanto l’eco” sta offrendo, in fondo, la sua amicizia a tutti voi, a tutti noi. Non ci sentiamo amici di chi ci racconta la sua vita? E un libro così è questo che fa. Credo che “Del mare soltanto l’eco” sia un’offerta di amicizia di Barbara a noi tutti. Se qualcuno vi offre la sua amicizia, non volete accettarla?

Se volete accogliere quest’offerta, avete un semplice gesto da compiere: acquistare una copia di questo libro che certo Barbara sarà felice di arricchire con una sua dedica.

 

La scrittura è densa e intensa e le pagine scorrono via con piacere e ci fanno sentire ogni momento più vicini alle protagoniste.

Del mare soltanto l’eco, più che un romanzo è il racconto di due vite, di una ragazza e di sua nonna. Le due storie si alternano per poi unirsi presto in una sola. La storia della nonna è, a sua volta, sdoppiata nel presente e nel passato, ma anche questi tendono a convergere.

Alberto Cavallaro, Carlo Menzinger, Sara Pollastri e Barbara Carraresi

L’occasione di incontro tra le due generazioni è la preparazione di un pranzo tradizionale sardo, un pasto senza ospiti, come si scoprirà. Sostanzialmente una lezione di cucina della nonna alla nipote. La lezione di cucina è, però, quasi un pretesto per una lezione di vita e per tramandare una storia familiare.

Protagoniste sono la giovane Barbara e Nonna Peppa Luisa. Il fatto che l’autrice si chiami proprio Barbara e che nella postfazione parli della propria nonna Peppa Luisa non lascia molti dubbi sul carattere autobiografico della storia, anche se possiamo immaginare che qualcosa di inventato magari ci sia.

Centrale diventa la vicenda della nonna, il suo vivere tra i pastori della Sardegna, la partenza, dal sapore di fuga, verso la Toscana, il periodo in un Piemonte dall’aria così freddo e ostile da non parere reale, il ritorno in Toscana e il riaffacciarsi, di passaggio, dopo decenni in Sardegna.

La storia di Peppa Luisa è la storia di una piccola “esploratrice”: di una donna nata tra i campi della Sardegna e che non sapeva cosa ci fosse oltre ma che è partita, ha attraversato il mare, imbarcandosi per una grande avventura, per lei che a un certo punto dice:

Barbara Carraresi al teatro del Duomo

Guardavo quella distesa sconfinata di un’ocra uniforme immaginando la vita di chi abitava oltre quell’orizzonte che non avevo mai superato”. Immaginate che cosa potesse voler dire, decenni fa, per una ragazza superare quel ristretto orizzonte!

Del resto Peppa Luisa non si limita a guardare oltre l’orizzonte, non si limita a sognare di proiettarsi oltre. Dice “C’era un tempo in cui il mio sguardo era proiettato solo sul domani. È passato mezzo secolo da quei giorni ma ricordo ancora bene l’età in cui non erano l’asma e l’obesità a togliermi il respiro”. Una donna che non solo non vive nello spazio ristretto in cui è confinata, ma che vive anche oltre il proprio presente, lanciata verso un futuro colorato di speranza.

La storia di Peppa Luisa è intensa e aspra, e mi vengono in mente certe figure di donne sarde disegnate su fogli di sughero, non so se le avete mai viste. In quelle figure disegnate sulla corteccia rugosa c’è tanta asprezza ma anche tanto calore.

È una storia di povertà e di sopravvivenza, di piccole violenze e di isolamento. C’è tutto il dramma e la fatica dell’emigrante che poco o nulla conosce del mondo verso cui fugge. Gli italiani, fino a poco fa erano spesso così e oggi ce ne dimentichiamo così facilmente quando sono altri a cercare rifugio da noi, quando sono altri a guardarsi attorno con sguardo perso in un mondo che non comprendono.

 

Ma non c’è in questo libro solo la storia di Peppa Luisa. C’è anche sua nipote Barbara.

Mi chiamo Barbara, ho ventotto anni e mi trovo in una fase della vita in cui vorrei essere morta” scrive. Perché tanto dolore? “è colpa di quel bastardo che mi ha lasciata, o forse è solo colpa mia perché consento alla sofferenza di rubare il posto alla felicità”.

Mi verrebbe da dirle: non lasciare che nulla e nessuno ti porti via la tua felicità. Non dipende dagli altri. Non dipendere dagli altri.

Ma lasciamo stare. Quello che voglio notare qui è come queste due figure si compensino e bilancino nel volume. La vecchia così energica e determinata e la giovane con altrettanta forza ed energia ma in un momento in cui ha bisogno di ritrovarsi e si ritrova, io credo, prendendola larga, ricercando le proprie radici, le proprie origini, attraverso le vicende di Peppa Luisa, della nonna. La nonna che conosce solo i suoi campi e la nipote che ha già preso “innumerevoli voli internazionali e intercontinentali”. Così lontane e così vicine. Nel mio romanzo “Giovanna e l’angelo” parlo di “remotissima vicinanza”, forse è anche questo il caso.

Barbara Carraresi e Carlo Menzinger

Mercoledì a Sesto Fiorentino parlo di Barbara Carraresi

Parlo di questo libro qui.

LEONARDO DA VINCI INDUSTRIALIZZATO DA VENEZIA

libroImmane è il potenziale narrativo dell’ucronia. Negli universi divergenti si nascondono non solo infiniti sviluppi storici, ma anche infinite linee narrative. Quando cominciai a scriverne, negli anni ’90, dedicandomi alla stesura del mio “Il Colombo divergente” gli autori e le opere che si potevano far ascrivere al genere erano davvero pochi. Oggi, dopo un paio di decenni, i cultori del genere vanno crescendo ed è sempre un piacere scoprirne uno nuovo, come mi è ora accaduto con Paolo Ninzatti, di cui ho appena letto “Il volo del Leone”, opera ambientata, come le mie prime, ai tempi del Rinascimento, tra XV e XVI secolo.

L’idea qui è, direi, duplice, una tecnica e l’altra politica e spero di non rivelare troppo della trama dicendo che la prima ucronia consiste nell’immaginare che i progetti di Leonardo da Vinci potessero trovare non solo attuazione pratica ma un sistema di produzione quasi industriale, mentre la seconda anticipa i moti per l’unità d’Italia, o meglio immagina le aspirazioni di Venezia e dei Turchi di soggiogarla sotto un unico dominio.

Ci si trova quindi proiettati in un’anticipazione delle atmosfere steampunk, con una miriade di disegni leonardiani che prendono vita e addirittura evolvono.

Risultati immagini per Paolo Ninzatti

Paolo Ninzatti

Ci si ritrova così tra automovili a molle, uomini meccanici, architroniti (i cannoni a pressione di Archimede riscoperti dal vinciano) trasformati in sistemi di propulsione, ornitotteri che ricordano le macchine aeree ad ala mobile del toscano. Il tutto utilizzato in grande scala in una guerra ricca di intrighi, inganni e colpi di scena per la creazione di una repubblica italiana di ispirazione veneziana.

Una narrazione vivace e visiva, che ci fa sognare attraverso un mondo alternativo che già guarda ai giorni d’oggi, anticipandoli di mezzo millennio, ma rendendoci un Cinquecento ben studiato e reso.

Anche l’ucronia non ama le incongruenze storiche e quando mi sono trovato a scoprire tanti lettori di romanzi tra i protagonisti di questa storia, ho pensato a una debolezza dell’autore, giacché tendiamo a pensare il romanzo come opera ottocentesca. Ma già le opere in lingua d’oïl (XI secolo), che recuperavano temi greco-romani o che rielaboravano temi cavallereschi, venivano indicate con il termine roman. Oltre a ciò, però, va detto, che i tanti riferimenti al romanzo sono ben spiegati dall’autore, la cui ucronia ha immaginato uno sviluppo anticipato della stampa e quindi una maggior diffusione della stampa, ma, grazie all’ucronia politica, anche un tentativo inedito di acculturazione del Paese, che già produceva i suoi frutti.

Lo stesso sospetto mi sorse sentendo parlare di ingegneri, ma anche questo termine, che ci pare così moderno, risale all’alto medioevo.

Insomma, opera di fantasia, ma ben radicata nella realtà storica, il che non è poco.

 

Risultati immagini per Macchine leonardo da Vinci

 

 

 

QUANDO FIRENZE SEMBRA CHINA-TOWN

Risultati immagini per little china girl scudelettiNon è facile trovare un romanzo che parli dell’Italia con ritmi, toni e approccio da thriller internazionale. Non è banale trovare una storia che parli di mafie orientali con competenza (almeno apparente, dato che non sono qualificato per valutare la sostanza), mostrando una comunità cinese a Firenze credibile ma non per questo meno priva di fascino avventuroso. Non è comune trovare un’opera prima scritta con scioltezza e disinvoltura da professionista dellascrittura.

Risultati immagini per Massimiliano scudeletti

Massimiliano Scudeletti

Eppure mi è capitato leggendo “Little China Girl” di Massimiliano Scudeletti. Il titolo è una citazione della celebre canzone di David Bowie e fa certo riferimento a una delle due belle gemelle figlie di un capo della Triade, forse a quella viva o forse a quella assassinata sulla quale il protagonista Alessandro indaga, entrando nei meandri di quest’organizzazione mafiosa assai più di quanto ci si potrebbe aspettare possa fare un italiano, seppure in stretti rapporti con una famiglia cinese.

La storia scorre via veloce tra mille avventure, intrighi, indagini, amori, colpi di scena e non ci si annoia mai.

Sarà anche il suo primo romanzo, ma, leggendo la quarta di copertina, scopro che Massimiliano Scudeletti ha realizzato documentari e spot televisivi, sia come sceneggiatore che come regista: in qualche modo deve aver messo a frutto quest’esperienza nella scrittura, così come il fatto che si occupi della scolarizzazione di adulti immigrati e che sia un appassionato della cultura cinese, spiega la sua competenza in merito.

 

 

Risultati immagini per Modelle gemelle cinesi

 

UNA PASSEGGIATA NEI BOSCHI CON UN POETA

Risultati immagini per per le foreste sacreHo appena finito di fare una passeggiata letteraria “Per le foreste sacre” con Paolo Ciampi, “un buddista nei luoghi di San Romualdo e San Francesco” (come recitano titolo e sottotitolo del libro di viaggio e riflessione dello scrittore e giornalista fiorentino).

C’è sempre tanta poesia e tanta riflessione nei libri di Paolo Ciampi.

Questo suo volume pubblicato, giustamente, da una casa specializzata nel genere la “Edizioni dei cammini”, racconta di un viaggio tra Toscana e Romagna, tra le foreste casentinesi.

Il viaggio parte non lontano da Firenze, da Castagno D’Andrea e San Benedetto in Alpe, si addentra nel parco nazionale, raggiunge Camaldoli e altri borghi, ma è soprattutto un andare tra boschi, di albero in albero.

Il volume è stato pubblicato nel marzo 2017. Il viaggio si svolge in questa parte dell’anno, ma non saprei di quale, forse il 2016 o il 2015, chissà! Mi stupisco a leggere del loro andare più o meno negli stessi giorni dell’anno, quasi che fossi davvero con Paolo Ciampi e i suoi amici. Ho letto, così, per esempio, il capitolo sul 1 maggio proprio durante la festa dei lavoratori. Perché lo dico? Perché questa, pur essendo solo una coincidenza, mi pare quasi un segno di comunanza tra me e questo scritto.

Risultati immagini per paolo ciampi

Paolo Ciampi

Anche io amo camminare. Purtroppo di rado mi riesce farlo nei boschi ma è proprio lì che mi piace stare. Amo più la montagna e le sue foreste che le città o il mare. È quella l’aria che mi tonifica, è quello il silenzio in cui riesco a dormire, è quello il clima in cui mi sento a mio agio. E non è così comune, perché, scrive Ciampi, “c’è anche l’uomo che la natura non solo non la ascolta più, ma fa di tutto per togliersela di torno” e non posso non pensare alle nostre città a come ogni intrusione della natura sia vista come disordine e sporcizia, senza capire che a essere fuori posto è proprio la nostra città.

A farmi apprezzare queste pagine non solo una questione di luoghi e di un amore per l’andare, per l’osservare la natura, con il desiderio di comprenderla, (senza, nel mio caso, gli strumenti adeguati per farlo appieno), ma anche questa capacità di abbinare al cammino il pensiero e la riflessione, questo gusto per la citazione veloce, questa ricerca del senso delle parole, perché dietro di esse si nasconde anche il senso delle cose.

 

Di Paolo Ciampi ho già letto altro e ogni volta è un piacere. L’ho conosciuto come autore leggendo “Gli occhi di Salgari” e “Beatrice”, due belle biografie, così piene di poesia e l’ho riletto di recente in “L’aria ride”, un libro a metà tra la biografia e il racconto di viaggio.

Lo stile è riconoscibile, leggero come il passo di un viandante, colto come la parola di chi ama il pensiero e che è pronto a far propri quello altrui per farne germinare di nuovi, in sé e nei suoi lettori.

Eccolo allora qui citare un’anonima guida alpina con il bel “ho molto cammino dentro” su cui ci invita a riflettere. Mi pare quasi la chiave di lettura di questo libro. Aver cammino dentro è anche avere vissuto ed essersi scoperti, perché i viaggi “ci aiutano a scoprire qualcosa, anche di noi”. Eccolo citare Walt Whitman “non esiste la morte / E se mai è esistita, portava alla vita”. Eppure “ogni passo, in effetti, è prima di tutto un addio” (scrive Ciampi).

Eccolo cercare una comunione con il bosco e gli alberi, riflettendo sulle parole di John Muir “Quanto poco conosciamo ancora della vita delle piante: le loro speranze, paure, gioie e dolori!” Chi pensa in tal modo di una pianta? Oppure alla frase di Rilke “Alla felicità non si ascende, nella felicità si cade”.

Eccolo interrogarsi sul senso di parole (e di quel che significano veramente) come asceta, eremita, anacoreta, sacro, precario, decidere, edicola, tabernacolo, miracolo, foreste, forestieri o persino di termini stranieri come serendipity. Forse il motivo per cui ama esplorare così i nomi è nella frase di Antonio Tabucchi che cita “nei nomi c’è il tempo passato assieme”. Per amare e comprendere qualcosa o qualcuno ci vuole del tempo passato assieme.

Carlo Menzinger con alcuni libri scritti da Paolo Ciampi

Si rammarica allora Ciampi perché “non ho tempo passato insieme a questo albero che ora vorrei sentire parte di me”. Oggi non ho più un rapporto “personale” con degli alberi, ma da ragazzo ne ho piantati tanti e curati a lungo. Erano alberi cui non avevo dato un nome, ma che conoscevo uno per uno. Mia madre diceva degli alberi che aveva curato, che per lei erano come dei figli. Questo si può creare, se si passa del tempo assieme. Anche con un albero. Del resto “Dio pose l’uomo in un giardino perché lo coltivasse e lo custodisse” osserva Ciampi citando la Genesi. E io mi chiedo quanto  cristiani, ebrei e mussulmani (per tutti loro quel libro, che li accomuna, dovrebbe essere sacro) abbiano rispettato questo compito. Come abbiamo curato il nostro giardino?

Eccolo raffrontare il pensiero di santi cattolici a quello di sapienti buddisti e trovarvi assonanze. E quando cita il buddismo dicendo “per quanto corra una bella differenza tra me e questo abete entrambi siamo manifestazione di Myo, la legge mistica. Tutto lo è, tutto contiene tutto” mi vengono in mente diverse parole ma dal significato simile che ho da poco letto in un saggio di Bergson, il filosofo nobel per la letteratura (“L’evoluzione creatrice”) quando dice che non esistono specie differenti, ma che siamo tutti manifestazione di un’essenza unitaria che è la Vita. È lo stesso impulso iniziale della Vita che ha generato animali, piante e funghi, quell’albero e questo uomo. Siamo tutti parte della stessa cosa. I grandi pensieri, come l’impulso della vita, tendono a convergere e a creare risultati simili lungo percorsi diversi.

Eccolo ricordarci che “se la vita è complicata, io potrei provare a esserlo un po’ meno”: quanti “Uffici Complicazione Cose Semplici” ci sono attorno a noi, mi chiedo.

Eccolo ammonirci, con l’insegnamento buddista “Se accendi una lanterna per un altro, anche la tua strada ne sarà illuminata”: quanta verità in questo concetto così semplice e così disatteso!

E trova persino l’occasione per buttare lì, con noncuranza, un’osservazione economica di non poco conto “ci sono molti modi di fare impresa: e uno, scontato, è approfittare della terra dove sei, fino a derubarla; l’altro è restituire a quella terra qualcosa di ciò che hai guadagnato, magari in cultura, magari in solidarietà”.

Risultati immagini per paolo ciampi

Paolo Ciampi

Insomma, è stato un vero piacere fare questo cammino, seppur virtuale, con Paolo Ciampi e, come lui, “arrivato alla meta, sbircio la meta dopo”, perché ogni risultato è solo l’inizio di un nuovo cammino e “beato l’uomo che ha sentieri nel cuore” perché avrà sempre un luogo dove andare.

 

Il volume è corredato  da alcune informazioni sul Parco Nazione delle Foreste Casentinesi, sulla Cooperativa In Quiete (www.cooperativainquiete.it) che organizza passeggiate nella natura ma non solo e, soprattutto, da una bibliografia commentata di alcuni testi che mi sono subito segnato per prossime letture (e c’è l’imbarazzo della scelta).

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: