Archive for maggio 2008

ROMANZI DI COMPAGNIA

 
Gli interessi in comune di Vanni SantoniOggi pomeriggio sono stato in Feltrinelli, a Firenze, per sentire la presentazione del nuovo romanzo di Vanni SantoniGli interessi in comune”, edito da Feltrinelli.
Ho incontrato per caso, solo pochi giorni fa, Santoni su aNobii, l’immenso portale dei libri e dei lettori. Due cose mi hanno incuriosito e spinto ad andare a questa presentazione: che questo autore avesse effettuato il mitico “salto” da un editore minore come RGB a una “major” come Feltrinelli e che venisse da un esperienza di scrittura collettiva, essendo trai fondatori di SIC, il progetto di “Scrittura Industriale Collettiva”.
Mentre ascoltavo la presentazione ho subito pensato che avrei potuto parlarne in abbinamento con un altro libro, che ho finito di leggere da qualche settimana “Da qualche parte in Grecia” di Daniele Vannini. Sebbene i libri immagino siano molto diversi (quello di Santoni l’ho acquistato ma devo ancora leggerlo), ho percepito subito alcune similitudini, che la lettura de “Gli interessi in comune”, forse mi confermerà: i due autori sono entrambi fiorentini (ma questo conta il giusto) e, soprattutto, descrivono entrambi dei gruppi di amici. Li separa una discreta differenza generazionale, dato che Daniele Vannini (che pare un diminutivo di Vanni ma è il più “grande” dei due) parla da cinquantenne di un gruppo di quarantenni e Vanni Santoni, un trentenne, da quel che ho capito parla di un gruppo di ventenni.
Entrambi poi fanno abbondante uso di soprannomi, quasi che l’amicizia richieda di superare il nome e che in gruppo ci si identifichi solo con nomi di battaglia. Il gruppo somiglia, dunque ad una banda, in entrambi i casi. L’uso del soprannome mi ripo0rta a quello dei nick, sempre più diffuso, segno, forse, di una società in crisi d’identità, a ogni livello generazionale, a quanto pare.
Mi chiedo se questo genere di letteratura, che parla di amicizie di gruppo, abbia un nome. Forse sì. C’è sempre qualcuno che da un nome a qualcosa. Certo non mancano esempi di libri che raccontano storie di gruppo.
Il rappresentante della Feltrinelli ha parlato di romanzo generazionale. La definizione non mi è nuova ma non è quella che cerco. Cosa vuol dire generazionale? In genere con questo termine si parla delle generazioni emergenti, quelle dei ventenni o trentenni. Il romanzo di Vannini che parla di quarantenni allora è generazionale? Forse no.
Cane da compagniaLi chiamerei quasi “romanzi di compagnia” se non fosse che poi mi vengono in mente quei cagnolini da grembo per vecchie signore.
Userei magari la definizione “Groupie books”, se non fosse che con “groupie” di norma si intende una ragazzina che segue un gruppo rock da fan appassionata.
Dato che spesso il gruppo è un po’ branco, forse si potrebbe parlare di “branchismo” o “letteratura branchica” ma mi vengono subito in mente Baricco e i suoi barbari con le branchie e siamo di nuovo fuori strada.
E qui , ovviamente, sto scherzando!
Penso, infine, ad Altman e ai suoi film definiti “corali” e allora mi dico che questa è l’etichetta migliore Groupies(sempre che serva a qualcosa averne una) per descrivere questi due libri: “narrativa corale”.
 
Purtroppo posso dire poco del libro di Santoni e mi riservo di approfondire alla prossima occasione, dopo averlo letto. Voglio dire solo ancora un paio di cose. Da quanto ho capito gli “interessi in comune” di questi ragazzi sono le droghe, ogni tipo di droga e il libro è diviso in capitoli che hanno ognuno il nome di uno stupefacente, dalle psichedeliche a quelle più innocue come il caffè e… il sesso. Eppure credo che sulla descrizione delle droghe prevalga la descrizione dei personaggi.
Sex drugs & Rock 'n rollAlla presentazione l’autore era accompagnato da tre suoi coetanei, presumo amici, che sono intervenuti commentando e leggendo il libro. Nessuno di loro aveva l’aspetto del drogato. Non escludo che possano essersi anche fatti qualche spinello, ma l’impressione che ho avuto vedendoli é che questo non sia il libro di un autore che parla della sua esperienza di droga, quanto piuttosto di un autore che parla delle sue esperienze d’amicizia. Uno dei ragazzi ha detto che nel libro prevale lo stile narrativo sul contenuto. Il rappresentante dell’editore ha detto che un libro con una solida storia ed una trama. Sono curioso di scoprire com’è realmente.
 
Vi vorrei ora parlare, invece del libro di Vannini, che, a differenza di quello di Santoni ho già letto.
 
DA QUALCHE PARTE QUESTA GENTE L’HO GIÁ VISTA
 
 
Da qualche parte in Grecia di Daniele VanniniIl romanzo “Da qualche parte in Grecia” è stato scritto dal mio due volte collega Daniele Vannini. L’autore, oltre che scrittore, lavora, infatti, come legale, per la mia stessa banca, ma, essendo questa piuttosto grande, non l’ho mai incontrato personalmente.
Faccio quest’introduzione non solo per inquadrare i miei rapporti con l’autore (che potrebbero interessare poco) ma, soprattutto, perché sono rimasto molto colpito dalla capacità di Daniele Vannini di descrivere una tipologia di persone con cui anch’io ho a che fare. I protagonisti del libro sono, infatti, non solo fiorentini o senesi (come la maggior parte dei miei colleghi) ma non mancano la figura del bancario e, ovviamente, quella dell’avvocato. Per giunta anche l’età anagrafica dei personaggi corrisponde alla mia: sono tutti quarantenni!
Tutto ciò m’ha subito dato l’impressione di leggere una storia “vissuta”. In realtà, credo che anche un qualunque lettore, che conosca meno tali ambienti, avrebbe la stessa sensazione, perché Vannini scrive bene ed è assai abile a raffigurare i personaggi, a farli muovere ed interagire.
Qualcuno ha detto che per scrivere bene occorre scrivere di cose che si conoscono. Questa è una regola che molti autori disattendono. Vannini no: lui la segue e la forza del suo narrare sembra essere anche nell’aver saputo rispettare questa regola basilare.

Il grande freddo

    
Mediterraneo di SalvatoresLa storia mi ricorda quella di alcuni grandi film corali, come “Il grande freddo”, “Compagni di scuola” e, anche per le ambientazioni, “Mediterraneo”. Racconta, infatti, di un gruppo d’amici che si ritrova dopo molti anni.
L’argomento è, però, affrontato in modo nuovo ed originale rispetto a tali modelli. Innanzitutto è giocato di più sulla preparazione di questo incontro che sul medesimo. Inoltre, trovo importante il modo di raffrontarsi di questi personaggi con lo scorrere del tempo. Alcuni di loro vengono spesso chiamati, anche dal narratore, con i loro soprannomi giovanili. Lo scorrere degli anni li ha cambiati. Alcuni sono uomini di successo, altri meno. In ogni caso sono tutti diversi da come erano ai tempi della loro amicizia. Eppure il ritornare assieme li fa tornare indietro, li fa tornare “titolari” dei propri soprannomi di gioventù. A Creta, in cui si svolge parte della storia, il tempo per loro non si è fermato, è addirittura andato a ritroso!
Dall’Italia la scena si sposta, infatti, in quest’isola, dove uno di loro, lo Spaccone, li ha invitati in una bella villa per una vacanza che dovrebbe culminare con una cena con il gotha della finanza internazionale.
Tutti, compreso il lettore, si chiedono cosa mai possano avere a che Compagni di Scuola di Verdonefare una simile banda di “compagnoni”, con le loro stranezze e incomprensioni, con i VIP della finanza. Su questo mistero è costruito il racconto. La conclusione del romanzo, ovviamente, non la svelo, ma devo dire che è riuscita a sorprendermi, con quel suo doppio colpo di coda finale, che porta a credere di aver capito il senso dell’incontro e dopo poco ad offrire una diversa soluzione al mistero.
Dunque, nell’insieme un libro che ci offre dei bei personaggi, ognuno con la sua storia (che ti prende e ti porta avanti nella lettura) e con una trama generale ed un mistero che danno unitarietà al romanzo e accompagnano piacevolmente il lettore per le non poche pagine che compongono questo romanzo arioso e solare come la località in cui si svolge.
Da leggere.

SERATA UCRONICA MODENESE

FerrariAnche la seconda serata ucronica è andata alla grande!
Dopo il pienone che abbiamo avuto per la presentazione di Firenze, siamo riusciti a riempire anche il Salotto Aggazzotti di Modena. Merito soprattutto di Angela Rosati, la modenese del gruppo degli scrittori ucronici, che ha organizzato l’incontro e scelto, felicemente, il locale.
Sergio Calamandrei (uno degli autori fiorentini) ed io siamo arrivati assieme da Firenze sabato 24 maggio con le nostre famiglie e, dopo una tappa alla Galleria Ferrari a Maranello, un pranzo a base di tigelle a Formigine e un primo veloce giro per le vie di Modena, siamo arrivati nel bel palazzo nobiliare della famiglia Aggazzotti, che ospita mostre, presentazioni e eventi vari.
C’aspettavano già alcuni dei diciotto autori dell’antologia “UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO”.
Dopo poco la sala si è riempita e dopo un saluto della padrona di casa Simonetta Aggazzotti, e l’introduzione di Angela Rosati, che ha anche letto una poesia sul tempo, ho parlato in veste di curatore dell’antologia edita da Liberodiscrivere.
Ho spiegato brevemente che l’ucronia è un genere letterario autonomo che, per certi aspetti, si pone a Duomo di Modenametà strada tra romanzo storico e fantascienza. Ho raccontato come il termine sia nato nel 1857 sul calco di “utopia” e, letteralmente, significhi “non-tempo”. Ho cercato di far capire che l’ucronia o allostoria racconta di possibili sviluppi ipotetici della Storia, come quando immaginiamo, ad esempio che Cristoforo Colombo, giunto in America, sia rimasto prigioniero (come avviene nel romanzo da me scritto “Il Colombo divergente”).
Dopo aver fatto notare l’enorme potenziale narrativo di questo genere, ho raccontato come l’ho scoperto e come sia nato il progetto “Ucronie per il terzo millennio” e quindi l’antologia.
Dopo aver spiegato che l’ucronia può descrivere sia il momento in cui si verifica la divergenza storica, sia eventi successivi, mostrando gli effetti nel tempo, ho letto un esempio di racconto del primo tipo, “Vita nuova”, in cui ipotizzo che Dante bambino provi antipatia per Beatrice e che, quindi, non la ponga più al centro della propria poetica.
Ho quindi ceduto la parola alla  prof.ssa Sandra Tassi, che ha fatto un discorso assai interessante con il quale ha sostenuto il ruolo culturale della letteratura, che deve ricercare non solo la sostanza ma, soprattutto, la forma. Ha quindi fatto alcuni raffronti tra “Ucronie per il terzo millennio” e l’antologia creata dal gruppo dei Semi NeriSolitudine giapponese” in cui, da quanto mi è parso di capire, la forma ha un ruolo assai importante. Ha poi espresso alcuni dubbi sull’effetto che l’ucronia potrebbe avere sulla percezione della Storia da parte dei lettori.
Sebbene apprezzando tale punto di vista, le ho fatto notare che, pur essendo, potenzialmente, l’ucronia un interessante strumento di analisi storica, poiché consente di fare ipotesi sulle alternative di questa e, quindi, di capire meglio le ragioni di certi eventi, come una sorta di metodo sperimentale “teorico”, il nostro intento come autori era soprattutto quello di scrivere per il nostro piacere e per quello dei lettori, senza pretese di fare “alta letteratura” o “critica storica”. Il volume, infatti, raccoglie 46 racconti in ordine cronologico “da Adamo a Berlusconi” (come recita il sottotitolo), scritti con diversi timbri, dal serio all’ironico, e, corredato, di note storiche, si presenta come un piacevole volume per avvicinare alla Storia anche i ragazzi che poco la conoscano. Non mi pare, infatti, che possa esserci il rischio di creare nuovi mondi alternativi, in cui i giovani rischino di perdersi e scambiarli per reali, anche perché l’intento fantasioso e ucronico è sempre espressamente dichiarato.
L’argomento ci ha, peraltro, permesso di allargare la discussione ad altri mondi alternativi, da quelli fantascientifici, a quelli fantasy, a quelli, assai più concreti e “quotidiani” che incontriamo nel web, popolato di nickname e avatar.
Sergio CalamandreiHa preso poi la parola Sergio Calamandrei, che oltre ad essere autore ucronico è anche un giallista (ricordo, in particolare, il suo romanzo “L’unico peccato”) che, nel presentare il suo racconto “Caput mundi” c’ha fornito un esempio di ucronia in cui è presente contemporaneamente sia il momento della divergenza (la sconfitta dei Romani da parte dei Sabini, dopo il celebre ratto), sia la descrizione dei suoi effetti (un mondo in cui Roma non sia mai diventata un impero ma in cui la civiltà etrusca si sia protratta nei secoli). Calamandrei c’ha anche raccontato i ragionamenti ed i meccanismi che l’hanno portato a costruire questo racconto, partendo da un brano di Tito Livio.
È poi intervenuto Giuseppe Pompò, autore di quattro Vera Bianchini e Sandra Tassiracconti dell’antologia, che ha scelto di parlare de “Il piccolo Giorgio”, un racconto che parla di un personaggio che gli è particolarmente caro, l’eroe nazionale albanese Giorgio Castriota Skandeberg, colui che ha fermato l’invasione ottomana dell’Europa, di cui Pompò immagina l’infanzia ucronica.
Dopo di lui, Vera Bianchini ha scelto di parlare del suo racconto “Perché Amerigo Vespucci non diede il suo nome all’America”, che arriva alla conseguenza allostorica del titolo, partendo addirittura dall’ipotesi di un amore tra il Botticelli e Simonetta Cattaneo, la modella della sua primavera, nonché moglie di Marco Vespucci.
Angela Rosati e Sandra Tassi
Ha preso poi nuovamente la parola Angela Rosati, autrice di otto racconti dell’antologia, nonché della copertina, e c’ha letto il suo simpatico racconto sulle origini ucronicamente egizie della cassata.
La scelta del brano non è stato affatto casuale, perché dopo il bel rinfresco e la cena, ci ha offerto proprio una squisita cassata preparata da lei stessa!
L’aperitivo e la cena sono state un’ottima occasione per continuare la discussione con i numerosi ospiti della serata, che hanno continuato a farci domande sull’ucronia e non solo.
Durante la cena abbiamo avuto il piacere di fare la conoscenza con alcuni autori del gruppo dei Semi Neri cheIl Museo Giardino della Rosa Antica fa capo a Sandra Tassi.
Il giorno seguente, dopo aver visitato Modena, città in cui attorno al 1994, proprio nello stesso Hotel Libertà in cui abbiamo alloggiato questa volta, avevo scritto i primi capitoli de “Il Colombo divergente”, siamo andati a visitare l’affascinante Museo Giardino della Rosa Antica di Montagnana di Serramazzoni, un parco che contiene oltre 800 varietà di rose.
P.S. Ho potuto fare poche foto, attendo le Vostre.

IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo 4

Esharhamat vista da Niccolò PizzornoEccoci al quarto capitolo del romanzo che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

La storia ancora non è entrata nel vivo della narrazione. Nei precedenti capitoli abbiamo incontrato tre dei quattro personaggi principali, il quarto lo conosceremo a breve.

In questo capitolo si prepara l’incontro tra la rossa Esha e lo scorbutico De Mastris.

Aspetto la vostra interpretazione GRAFICA della storia.

Mandatemi i vostri disegni su menzin@virgilio.it

Questo è l’inizio del quarto capitolo (il seguito lo potete trovare su http://www.liberodiscrivere.it/ ).

ROSSO TIZIANOEsharhamat vista da Niccolò Pizzorno

I suoi folti capelli erano di un violento rosso tiziano, ma la carnagione era talmente candida da far paura, quasi cadaverica e, di conseguenza, al minimo raggio di sole le si arrossava. Quindi, per precauzione, indossava sempre un cappello a falde larghe che, oltre a proteggerla, donava un certo non so che a quel visino tondo e a quegli occhi verdi a mandorla, che invitavano, chi la guardava, a sgranocchiarla come un pistacchio.

(CONTINUA)

Idrobike vista da Niccolò Pizzorno

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Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

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.Esharhamat al lavoro vista da Niccolò Pizzorno

ILLUSTRAZIONI

I disegni precedenti sono di Niccolò Pizzorno.

Quelli che seguono sono di Angelo Condello.

L’ultimo è di Laura Fazio.

Esharhamat vista da Angelo Condello

Il punto di vista di Esharhamat, secondo Angelo Condello

Il prossimo disegno è Esharhamat vista da Laura Fazio.

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Esharhamat vista da Laura Fazio

ANCORA RINGRAZIAMENTI

Qui non finisco più di ringraziarvi. Vorrei dedicare un post a ciascuno di voi, ma così rischio di far passare troppo tempo. Magari lo farò più avanti con calma, passata almeno la Serata Ucronica del 24 maggio.
Per ora mi limito ad un post cumulativo con il quale, vorrei ringraziare, in ordine sparso, Luisa Ferretti per la sua recensione sul volume “Parole nel web”, da me scritto assieme a Simonetta Bumbi, Sergio Calamandrei e Andrea Didato (i primi due, assieme a me, sono anche autori del romanzo “Il Settimo Plenilunio” che sto pubblicando a puntate su questo blog).
 
Riporto di seguito un breve estratto della sua recensione:
<<"Lei si sveglierà", "Se sarà maschio lo chiameremo Aida" e "Cybernetic Love" sono i tre racconti che fanno parte di un libro intitolato "Parole nel web" edito da Libero di scrivere. Questo libro è nato grazie ad riuscitissima collaborazione fra quattro scrittori; su tutti il bravo Carlo Menzinger. (…)
Sì, le parole corrono sul web, in questa nostra epoca dominata dall’avvento di Internet, e talvolta, come in questo caso, danno vita ad un nuovo modo di fare letteratura. Alla base di questo esperimento c’è il talento, la passione, e la forte intesa letteraria che si è instaurata fra i quattro narratori, tutti con una solida esperienza narrativa alle spalle>>
Leggi il resto qui.
 
Vorrei, quindi, ringraziare Enrico Matteazzi per le belle parole che spende nei miei confronti in un suo post sul sottobosco letterario di internet.
Riporto anche in questo caso alcune sue parole:
<<Mi è capitato così di conoscere Carlo Menzinger, uno scrittore che reputo davvero interessante e sul quale le grandi case dovrebbero fare un pensierino. Io ho letto in particolare "Il Colombo Divergente", un’allostoria (o ucronia, o storia alternativa che dir si voglia) un romanzo che mi è piaciuto davvero tanto (e ora consiglio a tutti quelli che incontro) più di tanti altri pseudo-scrittori che pubblicano a grandi nomi e in grande distribuzione.>>
Il resto del post si può leggere qui.
 
Sempre a proposito de “Il Colombo divergente” vorrei ringraziare Niccolò Pizzorno, attivissimo illustratore del progetto Gallery Novel per il Settimo Plenilunio, che mi ha fatto avere questa sua interpretazione del protagonista del romanzo.
 

Il Colombo Divergente (romanzo ucronico di Carlo Menzinger) interpretato da Niccolò Pizzorno

Vorrei, poi, ringraziare il Liceo Scientifico Rodolico di Firenze, il suo Circolo dei Lettori e la vicepreside Cristina Minucci, per aver ospitato me e Sergio Calamandrei nei propri locali per un incontro con gli studenti e i professori sul tema dell’ucronia.
Abbiamo passato così due piacevoli ore a discutere di come l’ucronia possa essere utile per interpretare la storia, di quale sia il possibile collocamento di questo genere letterario tra romanzo storico e fantascienza, di come si differenzi nettamente dalla distopia, con cui viene talora confuso. Abbiamo, inoltre, parlato di quanto sia cambiato il modo di scrivere in questi ultimi vent’anni grazie alle nuove tecnologie e di come sia mutata anche l’editoria. Poiché Calamandrei ed io abbiamo all’attivo alcune collaborazioni letterarie, si è anche discusso delle tecniche e delle modalità della scrittura collettiva.
Per noi autori è stata un’occasione anche testare la discussione che si terrà il 24 maggio a Modena presso il Salotto Aggazzotti.
 
Vorrei, quindi, ringraziare tutti coloro che stanno segnalando l’incontro di Modena, in particolare:
·         Antares666 che ne parla su Esilio a Mordor;
·         Happysummer che ne parla su R’estate (il 19 maggio 2008);
·         Scriverecala che parla su Calablog sia di Modena che dell’incontro al Rodolico;
·         Kikmaster che ne parla su The Thousand Faces of Time;
·         Antanz1967 che ne parla su Il blog di Antanz1967;
·         Baloth che ne parla su Black Dog;
·         Antonello Cassan che ne parla su Liberodiscrivere;
.    Italianpoetry che ne parla su Italian Literature;
·         Zingara53 che ne parla su Un Carrozzone Nel Vento.
 
Spero di non aver dimenticato nessuno.
Grazie a tutti di cuore!!!

Se i libri facessero ingrassare, io sarei bulimico

Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressicaHo letto il veloce libricino di Giusi VanellaSe i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica”, edito da Malatempora all’inizio di quest’anno (2008). Giusi Vanella è presente su Splinder con il nickname Happysummer e qualcuno avrà certo già visitato il suo bel blog.

Se i dolci facessero dimagrire, io sarei anoressica” è un volume snello costruito con aforismi arguti e stuzzicanti, spesso connessi all’insopprimibile desiderio di cibo.

Il titolo stesso è un esempio di questi aforismi, che rivelano un occhio attento ai fatti della vita e, soprattutto, un umorismo che è spesso autoironia e desiderio di cercare un sorriso dove, forse, ci sarebbe più che altro da piangere, come spesso avviene in questo nostro Paese.

Si va dunque da affermazioni legate al cibo e alle diete, di cui l’autrice sembrerebbe avere una certa esperienza, quali “La dieta è la prova che l’inferno esiste” e “Capisco che è ora di ritrovare la linea quando ho troppe curve”, ad altre in cui i piaceri della tavola si mescolano con quelli del letto come “I piaceri della carne finiscono quando si passa all’insalata”, ad aforismi sul rapporto uomo-donna come “Donna crescente, uomo galante; donna calante, uomo fuggente”, ad altri sul denaro “Il futuro del verbo spendere: sarò povero!” o sulla vita quotidiana come “Chi va piano viene tamponato”.

 

Non voglio citarne altri, per non toglierVi il piacere di leggerli direttamente. Si tratta sicuramente di una lettura assai gradevole e allegra ma che, tra un sorriso e l’altro, riesce sempre a strapparci qualche riflessione sulla vita, che con gioiosa allegria riesce a metterci in guardia dai paradossi della nostra esistenza di ingordi a dieta.

 

E allora, leggetelo!

Serata ucronica a Modena – non mancate

 

Carlo Menzinger presenta Ucronie per il terzo millennio

Dopo il successo della
SERATA UCRONICA DI FIRENZE (leggi qui),
il 24 maggio 2008 alle ore 17,30
a
Modena

la prof.ssa Sandra Tassi

presenta

UCRONIE PER IL TERZO MILLENNIO
Allostoria dell’umanità da Adamo a Berlusconi

  Interverrano oltre al curatore dell’antologia (Carlo Menzinger) anche alcuni autori,
tra cui la modenese
Angela Rosati,
autrice di 8 racconti e della copertina del volume, nonché organizzatrice di questa serata, 
Sergio Calamandrei
(autore anche del giallo L’Unico Peccato), Peppino Pompò e Vera Bianchini.

L’incontro si terrà presso
Il Salotto Culturale di Simonetta Aggazzotti
in Viale Martiri della Libertà, 38 (41100 Modena).

Palazzo Aggazzotti a Modena

E’ prevista anche

l’amichevole partecipazione del gruppo di

scrittori modenesi

I Semi Neri.

La serata è aperta a tutti.

Vi attendiamo numerosi.

Il Dott Menzinger e gli Ucronici con Editore

Ecco alcuni degli autori ucronici dell’antologia con l’editore alla Galleria Donatello di Firenze, durante la seconda serata ucronica. Da Sinistra: Martino Pasquale, Carlo Menzinger, Antonello Cassan (editore), Gianna Campanella, Alberto Pestelli, Angela Rosati, Vera Bianchini, Sergio Calamandrei.

Ucronie assortite

Il banchetto dei libri.

Venite numerosi!

Passate parola.

P.S.: domani, 16 maggio 2008, Sergio Calamandrei ed io saremo al Liceo Rodolico di Firenze per parlare di ucronie. L’appuntamento è alle 17,00, in via Baldovinetti 5.

Leggi anche:

 

IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo 3

Continuano ad arrivare le immagini per illustrare la Gallery Novel "Il Settimo Plenilunio e molte altre ci sono state promesse.

Il volume prende corpo e ci stavamo chiedendo cosa farne dei proventi. CI piacerebbe, infatti, devolvere gli utili a qualche associazione di beneficienza. Visto l’argomento Sergio ha suggerito, un po’ per scherzo, credo, di devolverli all’Avis! Mi parrebbe una buona idea. Che ne pensate?

Chiunque volesse farci avere i suoi disegni per partecipare alla realizzazione di questo volume illustrato, può contattarmi o qui o scrivendomi su menzin@virgilio.it.

Il terzo capitolo de "Il Settimo plenilunio" è già su http://www.liberodiscrivere.it.

Finora abbiamo fatto conoscenza con la rossa Esharhamat, la ritardataria del primo capitolo, e con la mora Sonia, la poliziotta del secondo episodio. Ora è la volta del ricco e burbero Piero De Mastris. A breve conosceremo anche il quarto protagonista e, quindi, la storia si metterà in moto.

Ecco come inizia il terzo capitolo:

CALL CENTER

– Buongiorno, sono Stefano, in cosa posso esserle utile?
– Senta Stefano, oltre che un nome, Lei ha anche un cognome?
– Certamente.
– E allora me lo dica, perché è la quattordicesima chiamata che faccio al vostro call center e ogni volta mi raccontano una cosa diversa. Voglio sapere con chi sto parlando. Non tollero questo mezzo anonimato dilagante di gente che si presenta solo con il nome.
– Come vuole, non ci sono problemi.
– Problemi ci sono, sennò non chiamerei.
– Mi dica, allora, di cosa si tratta…
– No, mi dica prima LEI il suo cognome…

(CONTINUA)

ARRIVANO I DISEGNI

Leggi anche:

Ecco due immmagini di Piero De Mastris visto da Niccolò Pizzorno, anche la lupa di sopra è opera sua.

Piero De Mastris visto da Niccolò Pizzorno

De Mastris al call center visto da Pizzorno

I DISEGNI SONO TUTTI SU PLENILUNIO7

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