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NOIOSA TELENOVELA ONIRICA

Risultati immagini per laini taylor sognatoreSarà che in questi giorni è uscita la mia biografia scritta da Massimo Acciai Baggiani intitolata “Il sognatore divergente”, sarà che se Acciai mi ha definito così è perché nelle mie opere il sogno è molto presente e quindi trovare un titolo come “Il sognatore” mi ha incuriosito, fatto sta che ho iniziato e ora appena finito di leggere questo romanzo di Laini Taylor.

Il volume, distribuito in e-book gratuitamente secondo le regole del copyleft, è corposo con le sue oltre 500 pagine. Ho dovuto leggerne almeno la metà prima di entrare in sintonia con la storia e i personaggi, ma forse più che di sintonia si è trattato di assuefazione, per sfiancamento.

Si tratta di un fantasy che descrive un mondo alieno popolato da esseri del tutto antropomorfi ma con due cuori, cosa che dovrebbe insospettire da subito il lettore sul fatto che si parlerà in modo forse esagerato (doppio?) di faccende di cuore.

Credo che la massima espressione, in linea teorica, della capacità di un autore sia quella di creare dei mondi, degli universi letterari originali. Laini Taylor (11 dicembre 1971, Chico, California, Stati Uniti) non c’è dubbio che con “Il sognatore” abbia creato un suo mondo originale, con Dei blu, fantasmi, metalli misteriosi (il metarsio), strani poteri onirici, falene psichiche. Eppure per fare un buon romanzo, senza dubbio, non basta creare un nuovo mondo. Personalmente, poi, sono sempre un po’ scettico quando in fantascienza s’incontrano su mondi alieni creature antropomorfe. Questo è un fantasy e non fantascienza e di solito si accetta il fatto che gli elfi, gli gnomi, i troll, gli hobbit, gli orchi e altre creature siano tutti piuttosto antropomorfi, dunque sorvoliamo su questo, anche se immaginare esseri blu con due cuori ma così simili a noi mi disturba non poco. Insomma, l’evoluzione non può aver reso tutto uguale, ma poi aver infilato due cuori in un petto fatto per ospitarne uno.

Il problema di questa storia, almeno per me, è che attraeva la mia attenzione solo a tratti, lasciandomi poi per decine di pagine nella più totale assenza di interesse. Sarà stato per quell’amore onirico così inconcludente da risultarmi noioso, per certe descrizioni piuttosto inutili (se qualcosa in una storia fantastica potesse davvero dirsi tale).

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Laini Taylor

Va anche detto che il romanzo comincia bene, con uno splendido incipit, che viene ripreso poi anche nelle pagine finali.

Durante il secondo Sabba della Dodicesima Luna, nella città di Pianto, dal cielo cadde una ragazza.

La sua pelle era blu e il suo sangue era rosso.” Quante storie si possono immaginare con un inizio così!

Inoltre, parte da una gran bell’idea: sono i sogni che scelgono i sognatori.

E all’inizio ci sono anche altri concetti interessanti come “Ma da quando l’impossibilità impediva a un sognatore di sognare?

Sarai ricorda un po’ il mio “La bambina dei sogni”, con questa capacità di “materializzarsi” nei sogni altrui e di pilotarli. L’amore tra l’onirica Sarai e l’umano Lazlo potrebbe quasi far pensare alla remotissima vicinanza tra Giovanna D’Arco e la creatura che lei crede un angelo nel mio “Giovanna e l’angelo”. La determinazione del bibliotecario Lazlo nel cercare la Città di Pianto, potrebbe far pensare a quella della mia Aracne ne “Il sogno del ragno”. Eppure non sono riuscito ad appassionarmi alle vicende del bibliotecario orfano Lazlo Strange e della dea blu Sarai e, persino alla fine, facevo confusione tra mesathim e faranji.

Sarà che non ho mai amato le telenovela, ma scoprire che Sarai, la dea degli Incubi, è figlia di Isagol, la Dea della Disperazione e di Eril-Fane, il Massacratore degli Dei o che il trovatello Lazlo è un Dio e il solo in grado di scalfire l’incorruttibile metallo mesarzio, non sono stati sufficienti a scuotermi dal torpore, né ci sono riusciti i dettagliati e prolungati baci dei due protagonisti.

Nonostante la Taylor inventi varie divinità, non saprei se un’opera così possa essere considerata fantareligione.

Vedo che in rete il romanzo ha molti estimatori e penso che questo sia tutto sommato comprensibile, ma il target mi somiglia poco: presumibilmente si presta meglio a un pubblico femminile, magari composto da ragazze con i capelli rosa come quelli dell’autrice, appassionato di storie romantiche.

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IL REGNO DEL RAGNO STA PER COMINCIARE

Ebbene eccoci qui: un anno e un giorno esatti dopo l’uscita de “IL SOGNO DEL RAGNO”, il 29 Settembre 2018, alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore presso la fiera Firenze Libro Aperto (in Fortezza da Basso – Firenze), presenterò il nuovo volume della saga “VIA DA SPARTA”: “IL REGNO DEL RAGNO”.

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Chi avesse già letto il primo volume o mi avesse seguito nelle presentazioni di questo già saprà che i libri di “VIA DA SPARTA” sono un’ucronia che descrive un presente alternativo in cui gli ultimi 2400 anni di storia si sono svolti diversamente. Nello specifico si immagina che Sparta abbia vinto a Leuttra contro Tebe e quindi sia poi riuscita a sconfiggere e distruggere Atene. In un mondo senza gli insegnamenti di questa città non ci sarebbero dunque stati il neoclassicismo, il rinascimento, la rivoluzione francese e, di conseguenza, molte altre cose.

IL REGNO DEL RAGNO”, però, non si occupa di tutti questi rivolgimenti storici, ma descrive le avventure di due ragazze in questo nostro presente stravolto e mutato. L’ipotesi fantastica da cui si parte è che Sparta non solo sia sopravvissuta sino ai giorni d’oggi ma sia diventata un grande impero, uno dei due più potenti del pianeta (l’altro è il Giappone, ancora retto dai samurai).

A Sparta si viveva in modo molto diverso. Nel romanzo molti degli usi di allora sono rimasti, altri si sono evoluti. Tanto per darvi un’idea, immaginate che ogni lusso sia abolito (non per nulla ancora oggi si dice di una cosa senza fronzoli che è “spartana”) al punto che persino i vestiti sono considerati mollezze barbariche e la gente va in giro senza. A Sparta la società era divisa tra una piccola classe dominante, che al suo interno non prevedeva differenziazioni al punto che si definivano “gli Uguali” (più spesso chiamati spartiati), e un gran numero di schiavi pubblici detti iloti. Questa struttura si mantiene anche nel romanzo, nonostante lo scorrere dei secoli. Uomini e donne poi vivevano separati e gli uomini mangiavano in tavolate tra di loro (i sissizi). Nel romanzo la separazione è accentuata e gli uomini si occupano solo di guerra e politica, mentre le donne gestiscono tutto il resto. L’uso spartano per il quale una donna poteva avere più mariti qui assume una funzione economica rilevante. L’omosessualità e la pedofilia tra i greci erano considerati normali e tali continuano a essere, ma l’eterosessualità viene ostracizzata e riservata alla sola procreazione, dato che il vero amore è “tra uguali”. Anche l’amore è ben diverso, del resto non abbiamo avuto né il romanticismo, né l’amor cortese dei cavalieri. Non vi voglio tediare oltre descrivendovi anche le differenze in campo tecnico, economico, politico, filosofico e religioso, ma le scoprirete leggendo.

Chi ha già letto “IL SOGNO DEL RAGNO” avrà seguito le avventure delle due giovani protagoniste, una, Aracne, una schiava pubblica ilota, che violentata per l’ennesima volta in strada, fugge dalla provincia dell’Impero per evitare l’aborto cui sarebbe costretta e per cercare un mondo migliore verso nord, l’altra, Nymphodora, una ragazza spartiata, figlia di due personaggi tra i più importanti della capitale dell’Impero, Lacedemone,  che sogna di cambiare il mondo, partendo dal modo in cui si costruiscono le case, dato che a Sparta si prediligono le case sotterranee, più sicure da difendere e con minor impatto ecologico. Lei sogna grattacieli.

Dopo mille avventure, alla fine de “IL SOGNO DEL RAGNO” le strade delle due ragazze si congiungeranno e Aracne diverrà la schiava di Nymphodora.

 

Ed è qui che comincia “IL REGNO DEL RAGNO”. Se ne “IL SOGNO DEL RAGNO” lo scenario è limitato a Italia e Grecia, con “IL REGNO DEL RAGNO” si allarga e troviamo molti nuovi personaggi, mentre le avventure delle due ragazze si congiungono in una storia unica. Il primo capitolo ci presenta Archidamo, il padre di Nymphodora, un importante comandante militare, che combatte sulle rive del Gange, ai confini dell’Impero. Conosceremo meglio anche la madre Cliternestra, potente Gerente dell’Unione di Commercio, che presenterà alla figlia un promettente guerriero, Spartaco, con l’idea di farli sposare, ma che Nymphodora definirà Montagna di Presunzione. Nel frattempo il rapporto tra Aracne e Nymphodora si colorerà di sesso lesbico e amicizia.

L’ostilità contro i progetti urbanistici di Nymphodora e le pressioni della madre per farla sposare con Montagna di Presunzione, indurranno la ragazza ad abbandonare la capitale e fuggire, assieme ad Aracne, riprendendo con la schiava-amica-amante la fuga di questa verso nord, durante la quale scopriranno segreti insospettabili tenuti nascosti dall’Impero, uno dei quali riguarda direttamente Aracne e il ragno che la ragazza ha tatuato sulla fronte.

Se volete saperne di più, vi aspetto a Firenze Libro Aperto sabato 29 Settembre 2018 alle ore 16,30, presso lo stand di Porto Seguro Editore per l’anteprima del libro. Può essere già ora ordinato a Porto Seguro Editore o a me . Tra pochi giorni sarà poi ordinabile sui principali siti di vendita on-line.

 

SPARATORIE PARADOSSALI TRA DINOSAURI

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Kenji Albani

Risultati immagini per il serpente si morde la coda albaniPrendete un mondo popolato da dinosauri, immaginate che somigli molto alla nostra preistoria, ma che sia una sorta di guazzabuglio in cui creature di varie epoche convivono. Prendete un gruppo di squadre di militari armatissimi e agguerritissime che sparano all’impazzata contro un nemico che non riescono a vedere. Chiedetevi  se questo mondo è la Terra di uno strano passato in cui questi militari sono piombati tramite qualche sorta di portale temporale, che forse è la causa del guazzabuglio tra le ere preistoriche e risolvete tutto con un paradosso che non vi rivelo per non togliervi il gusto della sorpresa. Il risultato di tutto questo è un racconto lungo di Kenji Albani, un ragazzo nato nel 1990, che nonostante il nome si dichiara italiano e che ha già pubblicato vari racconti e anche un romanzo. Il racconto si chiama “Il serpente che si morde la coda”. A pubblicarlo è stato Delos Digital.

 

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Uroboro, il serpente che si morde la coda

FANTA-UCRONIA UMORISTICO SURREALE

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Somtow Papinian Sucharitkul,

Ho scoperto solo dopo aver finito di leggere “Aquiliade” che S. P. Somtow, all’anagrafe Somtow Papinian Sucharitkul, in thailandese สมเถา สุจริตกุ (Bangkok, 30 dicembre 1952), è uno scrittore e compositore thailandese, imparentato con la dinasita Chakri attualmente regnante in Thailandia. È direttore artistico dell’Opera di Bangkok. Scrive in lingua inglese romanzi di fantascienza, fantasy e orrore. Nel leggere il suo romanzo mi ero chiesto di che nazionalità potesse essere ma non avevo immaginato potesse essere thailandese. Credo sia la prima volta che leggo qualcosa di un autore di questo Paese (dove tra l’altro mi trovavo proprio il mese scorso).

Aquiliade” (1983) mi è stato segnalato come romanzo ucronico, è, in effetti, parte come tale. Come per “Romanintas” della McDougall, “Roma Eterna” di Silveberg”, “Imperium Solis” di Farneti, oggetto dell’ucronia è l’impero romano. Il volume ha persino un precedente di epoca romana, il “Libro Nono ab urbe condita” di Tito Livio (59 a.c. – 17 d.c.), che nei capitoli 17/18/19 ipotizza lo scontro tra Romani e Alessandro Magno e rappresenta forse la più antica ucronia mai scritta.

Qui si descrive Roma ai tempi di Domiziano (51-96 d.c.), salvo una breve introduzione ai tempi di Nerone (37-68 d.c.). La Roma che vediamo è già molto cambiata rispetto alla realtà storica. Sembra quasi di essere in un romanzo stempunk, visto che ci sono in giro alcune, seppur poche macchine a vapore, grazie alle quali l’impero è ancora più forte che nella realtà. Così potente che ha raggiunto l’America e ne ha colonizzato il lato orientale. Rimane ancora da esplorare l’occidente, cosa che fa il protagonista, che viene inviato lì dall’imperatore a conquistare nuove terre e, soprattutto, a cercare la Cina, per conquistarla, accerchiandola, dato che anche i romani, come Colombo, sottovalutano le dimensioni della Terra e pensano che l’America sia parte dell’Asia.

Risultati immagini per Somtow Papinian Sucharitkul AquiliadeAccanto al procuratore romano Tito Papiniano, ha un ruolo di rilievo un capo indiano, Aquila, che, divenuto senatore, torna in America per accompagnare Tito nella sua impresa.

Man mano che si va avanti con la lettura, la situazione si va facendo sempre più irreale. L’autore si diverte ad anticipare varie cose. I personaggi leggono così “romanzi di scienza fantastica”, tra i quali si riconoscono nomi ben noti della fantascienza, come Asimov. Gli Olmechi si spostano in dirigibile. Tito scopre l’Oceano Pacifico e gli dà il proprio nome, ma, come per altre situazioni nel romanzo, questo finisce per essere chiamato proprio Oceanus Pacificus. Nel loro viaggio trovano persino dei resti di dinosauri e poi addirittura un brontosauro ancora in vita. Poi compaiono persino dei dischi volanti e  strani esseri ci fanno capire che è successo qualche pasticcio a livello spazio-temporale che loro stanno cercando di risolvere. C’è in giro una sorta di “malfatttore” che ingarbuglia il tempo, mescolando quelli che io chiamo “universi divergenti”. Si scopre poi che è una sorta di maiale verde. Vediamo allora una ricostruzione del Colosseo nella giungla con dentro il citato brontosauro e altre cose sempre più assurde.

Il romanzo, insomma, scivola in fretta dall’ucronia alla fantascienza alla fantascienza umoristica che fa pensare a opere come “Guida galattica per autostoppisti” di Douglas Adams, risultando nel complesso piuttosto surreale.

 

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IL MIGLIOR ALIENO DELLA FANTASCIENZA?

Risultati immagini per acchiappasogni kingDi norma si abbina il nome di Stephen King all’horror e molti pensano a lui come il “re” di questo genere. Per me, però, Stephen King, oltre a essere un grande indagatore della psiche umana, è anche uno dei maggiori scrittori viventi di fantascienza.

Credo che opere come “22/11/’63” e la saga della “Torre Nera” potrebbero essere sufficienti a collocarlo nel Gotha della science fiction. Anche il romanzo distopico “La lunga marcia” è, in effetti, fantascienza.

Ho ora letto “L’acchiappasogni”. Mi era stato segnalato come appartenente al genere, ma durante molte delle prime pagine mi sono chiesto che cosa ci fosse di fantascientifico in un uomo che va a caccia di cervi, anche se le pagine introduttive parlavano di avvistamenti di U.F.O. Devo ora dire che questa sì, è davvero fantascienza, sebbene con la presenza del tema della telepatia, che lo fa un po’ scivolare nel paranormale, ma qui ha una motivazione e un senso del tutto fantascientifici.

Si assiste a un tentativo di invasione aliena e fin qui nulla di nuovo. Quello che rende questo libro eccezionale (del resto la genialità di King mi pare indiscutibile) è la caratterizzazione assolutamente unica degli alieni.

Gli alieni de “L’acchiappasogni” di King fanno impallidire per la loro ingenuità quelli di film come “Alien”, “E.T.”, “Incontri ravvicinati del terzo tipo” o “Guerre stellari”, tanto per citare alcuni capisaldi.

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Acchiappasogni

Abbiamo degli alieni originalissimi nella loro triplice conformazione. Si tratta, all’apparenza (ma vedremo nel finale che le cose non sono proprio così) di una razza che assume tre diversi aspetti: di muffa rossastra, di mostro donnolesco e sanguinolento e di piccoli omini grigi. Inoltre, queste creature hanno la capacità di controllare in vario modo le menti umane. Un po’ come in “Alien” i mostri donnoleschi crescono all’interno dei corpi degli ospiti umani e depongono uova con grande frequenza. La muffa, invece infetta ogni cosa, mentre gli omini grigi fanno da mediatori. Gli omini grigi, in realtà, sono proiezioni mentali delle nostre fantasie! Fin qui, l’originalità sta nell’immaginare una razza capace di mutare per tre fasi tanto diverse. King, però, ci aggiunge ancora di suo immaginando che le creature non solo comunichino telepaticamente, ma, in alcuni casi s’impossessino (tipo possessione demoniaca) delle menti di alcuni malcapitati, oltre a possederne il corpo nel modo suddetto. Altra cosa affascinante è che una volta nella loro mente, cominciano a subire l’influsso dell’ospite, ovvero si umanizzano progressivamente e cominciano a provare gusto a risiedere nel corpo umano.

Bene, prendete queste subdole creature e fatele incrociare con un gruppetto di 5 amici, quali King è così bravo a rappresentare, mostrandoceli nel momento attuale, da adulti, e da ragazzi, quando la loro amicizia si è cementata. Immaginate che uno di loro abbia la sindrome di Down, ma anche un “dono speciale”, una capacità telepatica davvero particolare (non vorrei dare troppi dettagli, ma anche qui King supera i normali cliché). Immaginate che questa loro amicizia si fonda in qualcosa di più grande (come non pensare al Ka-tet della Torre Nera). Immaginate che questo gruppetto reagisca in modo anomalo ai comportamenti di questi invasori ed ecco “L’acchiappasogni”, un romanzo decisamente “kinghiano” per la presenza di turbe mentali, schizofrenie, amicizie profonde, luoghi consueti (anche qui si passa da Derry) della provincia americana. Non mancano i riferimenti a altre opere di King, come è sua consuetudine, come “It” o “Le notti di Salem”.

Forse, questo non è il miglior libro del “Re” (anche se l’amicizia del gruppetto e l’introspezione psicologica dell’alieno nella mente schizofrenica umana Gary-Gray sono degnissime), ma è certo una delle migliori creazioni di alieni della letteratura, forse persino superiore agli alieni di Asimov in “Neanche gli dei” (che rimangono tra i miei preferiti)  o in “Nemesis” o a quelli di Sheckley e appena un filo sotto a “Solaris” di Lem. Tra l’altro la muffa rossa di King mi pare imparentata con i microbi intelligenti di “Nemesis”.

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Stephen King

CONTINUANO LE INGENUE AVVENTURE SPAZIALI DI JOHN GORDON

Risultati immagini per ritorno alle stelle HamiltonHo letto “I sovrani delle stelle” di Edmond Moore Hamilton (Youngstown, 21 ottobre 1904 – Lancaster, 1º febbraio 1977) scegliendolo tra i volumi presenti nella Sacra Lista della Fratellanza della Fantascienza. Dato che il mio file conteneva anche il sequel “Ritorno alle stelle” (1970), mi sono ritrovato a leggere anche questo, sebbene il romanzo originale non mi avesse entusiasmato.

Come dissi in chiusura al commento del primo, sebbene “Ritorno alle stelle” sia il sequel de “I sovrani delle stelle”, presenta alcuni salti di continuità.

Se, infatti, ne “I sovrani delle stelle” Gordon arriva nel futuro nel corpo del figlio dell’Imperatore, Zarth Arn, con la sola mente, in “Ritorno alle Stelle” Zarth Arn riesce a portare nel suo tempo Gordon con tutto il proprio corpo. Tecnologia, mi pare assai diversa, per quanto improbabili entrambe. Se nel primo libro ci sono pressoché solo esseri umani, un po’ come nei cicli asimoviani, nel secondo volume compare un gran numero di alieni, qui chiamati “non umani”, in una Galassia un po’ razzisticamente divisa tra umani e non-umani, come se questi, pur nella loro diversità, fossero un po’ la stessa cosa, visione un po’ da schiavista WASP, che accomuna tutti i popoli non bianchi in un “ammasso generico” e in qualche modo inferiore. Se non altro sono due romanzi distinti, perché se fossero stato uno solo, questo avrebbe perso molto di unitarietà.

Le ripetizioni, già abbondantissime nella prima parte, nella seconda sembrano aumentare, forse giustificate dal rivolgersi a lettori che magari non abbiano letto il primo romanzo o l’abbiano fatto parecchio tempo prima. Del resto il sequel esce parecchi anni dopo il romanzo originale, essendo il primo del 1947 e il secondo del 1970, e si può capire un’impostazione diversa.

La centralità di John Gordon e il suo stupore per trovarsi in un lontano futuro in un corpo che non gli appartiene si perde nel secondo libro e il suo trovarsi nel mezzo di eventi colossali appare meno giustificato e il racconto si fa meno avvincente.

Continua a disturbarmi l’ingenuità del mondo descritto in cui la nostra Galassia sembra la copia allargata di un nostro regno del secolo scorso, minimizzando le difficoltà di gestire un impero con un numero di stelle che va dai 150 ai 400 miliardi (a seconda delle stime), così come il fatto che occorra disturbare un’altra Galassia (la Piccola Nube di Magellano) per trovare dei nemici alieni degni di affrontare l’umanità, come se tra tanti soli non vi potessero essere sufficienti insidie per un impero gestito con piglio familistico da due fratelli e pochi altri.

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Edmond Hamilton

Alieni descritti come così orribili che ogni altro alieno prova raccapriccio nel vederli e si penserebbe a Lovecraft, se non fosse che poi Hamilton ci fornisce alcune descrizioni a base di verminai e ammassi di serpenti.

Le avventure sono tante e spesso le scazzottate risolvono i problemi, come se lo scontro fisico dovesse ancora essere importante in una Galassia con una tecnologia tanto avanzata da rendere banale spostarsi da una galassia all’altra.

Il ciclo è considerato un caposaldo della fantascienza d’avventura, ma sebbene io ami sia la fantascienza, sia le storie di avventura, ho la sensazione che simili mirabolanti imprese spaziali siano proprio quelle che forniscono al grande pubblico un’immagine distorta della fantascienza, come di un vacuo contenitore per armi laser, missili, alieni e mostri vari, mentre per me è molto di più. Innanzitutto è un importante momento di riflessione su chi siamo e su dove stiamo andando, se non anche da dove veniamo, ma anche sulla grande varietà di alternative evolutive, di forme sociali, di sviluppi tecnologici. Ridurre tutto a uno scontro con armi di distruzione di massa, mi disturba per la sua ingenuità.

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La Piccola Nube di Magellano

INGENUE MIRABOLANTI AVVENTURE IN UN LONTANO FUTURO

Risultati immagini per i sovrani delle stelle hamiltonSpesso chi non legge fantascienza abitualmente, associa a questa parola storie che appartengono al sottogenere della “space opera”, in cui si assiste a scontri tra regni siderali, battaglie spaziali e avventure interstellari. Se la fantascienza fosse davvero solo questo, dubito che ne leggerei molta e, in effetti, la “space opera” mi pare la parte più ingenua e infantile di questo genere, anche se ha prodotto alcune opere importanti e alcune assai famose, basti pensare alla saga di “Star wars”, che per molti è sinonimo di fantascienza.

Un autore che ha contribuito fortemente a forgiare la “space opera”, definendone le caratteristiche con le proprie opere è l’americano Edmond Moore Hamilton (Youngstown, 21 ottobre 1904 – Lancaster, 1º febbraio 1977), di cui ho appena letto “I sovrani delle stelle” (1947), opera che si colloca agli albori della fantascienza e che ancora sembra risentire dello stile e dell’approccio dei precursori del genere, come Wells e Lovecraft. Di quest’ultimo, in maniera decisamente meno accentuata, ho ritrovato il gusto per gli aggettivi iperbolici, per descrivere lo stupore del protagonista di fronte a mondi nuovi.

Se ne “La macchina del tempo” il protagonista immaginato da Wells si spostava di ben 800.000 anni nel futuro, il viaggio di John Gordon in questo romanzo non è molto da meno, attraversando ben 200.000 anni.

Oggi mi pare quanto mai azzardato cercare di immaginare il futuro tra così tanti anni, considerando che basta andare indietro di diecimila anni per ritrovarci nella preistoria. Hamilton mescola in questo romanzo, non senza una certa ingenuità, tipica di quegli anni pionieristici, telepatia, viaggi nel tempo e battaglie spaziali da space opera.

L’ipotesi è che un uomo del XX secolo sia scelto da uno studioso del futuro come cavia per un esperimento di scambio corporeo attraverso il tempo. Ovvero lo studioso del futuro trasferisce la propria mente nel corpo di Gordon, mentre la mente di questo si trasferisce in quella dell’uomo del futuro, effettuando di fatto un balzo avanti nel tempo di 200.000 anni. Non posso allora non pensare di nuovo a Lovecraft e ai suoi Antichi, le cui menti si insinuavano nelle menti degli uomini del secolo scorso.

I sovrani delle stelle” è un libro pieno di colpi di scena e di soluzioni sorprendenti. Tanto per cominciare, lo studioso in questione altri non è che il figlio dell’Imperatore di metà galassia. Una serie di avventure e disavventure porteranno Gordon a diventare per un po’ egli stesso Imperatore, guidando la Galassia contro un’invasione proveniente dall’esterno, lui, che a New York era solo un piccolo contabile, come si ripete spessissimo. Ovviamente si innamora anche di una bella principessa, ricambiato.

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Edmond Moore Hamilton

Il succedersi rocambolesco degli eventi tiene il lettore attaccato al libro, ma non si può non notare la grande ingenuità dell’insieme, degno di un fumetto per ragazzi. Già il fatto che combattersi non siano sistemi stellari ma addirittura intere Galassie, rende l’idea di quanto le conoscenze astronomiche fossero sottovalutate, ma questo appare ancor più evidente quando si vede che i vari regni dell’Impero hanno i nomi delle Costellazioni, come se queste fossero dei veri ammassi stellari.

In 200.000 anni la tecnologia ha fatto dei progressi, soprattutto nel rendere possibili spostamenti velocissimi tra stelle di immane distanza, ma molte cose rimangono assai primitive e spesso i problemi si risolvono con qualche scazzottata. Singolari le pistole “atomiche”, legati a un’idea dell’energia nucleare ancora non ben delineata.  Per comunicare si usano dei fantomatici “telestereo”, che tanto moderni oggi non sembrano più. Una buon intuizione sono gli incrociatori fantasma, navi spaziali non rilevabili dai sistemi di controllo, un po’ come certi moderni aerei “invisibili”, ma anche qui non sembra di essere poi così avanti nel tempo.

C’è poi il celebre Distruttore, la cui natura non posso rivelare, essendo uno dei misteri della narrazione.

Il romanzo ha un seguito, che ho già cominciato a leggere (credendo fosse la seconda parte del volume, dato che era nello stesso file) “Ritorno alle stelle” (1970). Dopo qualche pagina mi sono domandato che cosa c’entrasse con la prima parte e già mi stavo preparando ad abbassare la votazione dell’opera nella mia mente.

Se, infatti, ne “I sovrani delle stelle” Gordon arriva nel futuro nel corpo del figlio dell’Imperatore Zarth Arn, con la sola mente, in “Ritorno alle Stelle” Zarth Arn riesce a portare nel suo tempo Gordon con tutto il proprio corpo. Tecnologia, mi pare assai diversa, per quanto improbabili entrambe. Se nel primo libro ci sono pressoché solo esseri umani, un po’ come nei cicli asimoviani, nel secondo volume compare un gran numero di alieni, qui chiamati “non umani”, in una Galassia un po’ razzisticamente divisa tra umani e non-umani, come se questi, pur nella loro diversità, fossero un po’ la stessa cosa, visione un po’ da schiavista WASP. Ne dirò meglio quando l’avrò finito, qua dico solo che è un bene non siano due parti dello stesso libro, perché l’opera avrebbe perso molto di unitarietà. Inoltre, le ripetizioni, già abbondantissime nella prima parte, nella seconda sembrano aumentare, ma erano giustificate dal rivolgersi a lettori che magari non avessero letto il primo romanzo o l’avessero fatto parecchio tempo prima. Del resto il sequel esce parecchi anni dopo il romanzo originale e si può capire un’impostazione diversa.

In conclusione, se avete voglia di una lettura leggera, un po’ vintage, piena di avventure, ma parecchio ingenua, “I sovrani delle stelle” fa per voi e per qualche ora di relax. Se cercate fantascienza che faccia ragionare e riflettere, guardate altrove.

Se cercate della “space opera” che non sia solo avventura, leggete “Miliardi di tappeti di capelli”, il ciclo di “Hyperion” di Dan Simmons, “Le insidie di Tschai” di Jack Vance e, ovviamente, il ciclo “Fondazione” di Isaac Asimov.

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