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LA BUONA VECCHIA FANTASCIENZA FATTA DAI FISICI

Incontro con RamaAnche se oggi si pone altri obiettivi, credo non sia troppo sbagliato dire che la fantascienza nasca come un modo per fare riflessioni sulle possibilità della scienza, soprattutto fisica e chimica, poi estesa ad altre discipline come la biologia.

Alcuni autori importanti erano, in effetti, scienziati prestati alla letteratura. Ora, forse, questa connotazione si è un po’ persa.

Incontro con Rama”, sebbene sia del 1972 e non degli anni gloriosi tra il 1940 e la fine degli anni sessanta, mi pare rientrare a pieno nella hard SF.

Il buon Arthur C. Clarke (Minehead, 16 dicembre 1917 – Colombo, 19 marzo 2008), quello di “2001 Odissea nello spazio”, era, infatti, laureato in fisica e matematica e in questo romanzo fa buono sfoggio delle proprie competenze, nel descrivere la comparsa, nel 2130, di un oggetto dapprima confuso con un asteroide e che poi si rivela essere una grande astronave aliena. Sembra morta, ma rivela grandi soprese al suo interno.

Il romanzo tocca due temi SF fondamentali, i viaggi interstellari e i contatti con gli alieni e lo fa in modo piuttosto originale per quegli anni.

Suggestiva è l’ipotesi avanzata durante l’esplorazione che Rama sia una sorta di arca destinata ad accogliere e trasportare su altri mondi degli esseri umani. Peccato si riveli poi errata.

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Arthur C. Clarke

Clarke si preoccupa anche di accennare a una descrizione di questo nostro futuro, soprattutto dal punto di vista politico-organizzativo, immaginando una Terra unificata sotto un solo governo e vari pianeti e satelliti del sistema solare popolati e trasformati in stati autonomi, sebbene uniti da una sorta di ONU interplanetaria.

Prevale il tipico ottimismo della fantascienza di quegli anni sia verso gli sviluppi tecnologici legati all’esplorazione spaziale, sia per quanto riguarda quelli politici.

La lettura è ancora oggi avvincente, scorrevole e plausibile.

Insomma, un bell’esempio della cara vecchia fantascienza di un tempo.

Il romanzo ha ben tre sequel, sebbene il finale del volume sembri conclusivo.

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CACCIA ALLA CARTA PERDUTA

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Jack Vance, vero nome John Holbrook Vance (San Francisco, 28 agosto 1916 – Oakland, 26 maggio 2013),

Dopo aver letto qualche tempo fa “Naufragio su Tschai” (1968) torno a leggere un romanzo di Jack Vance, “I segreti di Cadwal” (1991), secondo volume della saga “Le cronache di Cadwal” ma che si legge piuttosto bene anche senza aver letto il precedente “Stazione Araminta” (1988).

L’opera strutturata nella classica forma della caccia al tesoro, o se preferite dell’indagine, vede al centro della trama la ricerca di un paio di documenti vitali per l’esistenza del pianeta Cadwal, la Carta e la Garanzia.

La trama è occasione per farci seguire le peregrinazioni dei protagonisti e scoprire così creature e ambientazioni originali che mi paiono la forza della storia.

Cadwal, infatti, è qualcosa di simile a una riserva naturale, un intero mondo affidato a una società di naturalisti perché lo preservino dalle mire di sfruttamento industriale e minerario. La scena si sposta dal pianeta alla vecchia Terra, che riscopriamo in un futuro lontano con persino una tappa nell’italica Trieste, raro esempio di fantascienza estera con ambientazione nella nostra penisola.

Notevoli e degni di sviluppo i due bambini dotati di poteri particolari, che fanno pensare ai mutanti di altra fantascienza. Oltre agli aspetti naturalistici Vance esplora anche quelli sociologici, mostrandoci lo strano sistema per aumentare di rango, mostrandosi poco disponibile nei confronti degli altri (con il risultato, per esempio, che negli alberghi non si trova un cameriere disposto a fare il proprio lavoro) o la schiavizzazione degli Yips.

La lettura alterna momenti di grande interesse ad altri di minor tensione. Rispetto a “Naufragio su Tschai”, si sente un autore più maturo e uno sviluppo della fantascienza che porta a un maggior rigore creativo, anche se, forse, l’opera del 1968 mi è parsa più immaginifica di questa del 1991.

Apprezzabile anche il (non marcato) messaggio ambientalista, importante in questi anni in cui ci stiamo rendendo conto di essere la causa dell’estinzione di milioni di specie animali e vegetali e anche un romanzo che ci parli della preservazione della biodiversità in un pianeta-oasi può essere utile per una riflessione.

AVVENTURE ROSA IN TERRA DI FRANCIA

Giada Bonasia copia

Giada Bonasia (Palermo 1990)

Quella notte che il destino fu deciso”, credo sia l’opera prima della giovanissima Giada Bonasia, autrice esordiente cui auguro tutto il successo possibile e di poter crescere ancora lungo l’ardua strada della scrittura creativa.

Si legge dalla quarta di copertina di “Quella notte che il destino fu deciso” che il romanzo è ambientato nel 1339, anno in cui l’Europa sta attraversando una grave crisi, caratterizzata da una stasi dell’aumento demografico e dell’agricoltura, mentre Inghilterra e Francia si scontrano in una lunga guerra.

Eppure non definirei questo di Giada Bonasia un romanzo storico, quanto piuttosto un romance.

I riferimenti storici sono, infatti, più che secondari, immaginari. Per esempio, sul trono di Francia non siede Filippo VI di Valois ma uno sconosciuto Sigismondo.

Questo potrebbe far pensare che siamo nel bel mezzo di un’ucronia, genere in cui, come noto, mi diletto spesso, ma l’intento dell’autrice non mi pare qui quello di descrivere realtà storiche alternative o di descrivere sviluppi storici partendo da diverse ipotesi.

Al centro della sua attenzione ci sono, invece, le avventure amorose di alcuni personaggi, in particolare Armand e Marichelle (mi chiedo dove abbia trovato questo nome). Tutti personaggi vicini al trono di Francia o d’Inghilterra, un po’ come in un fantasy ma senza draghi, maghi o elfi.

Con il termine romance s’intendono sia il componimento epico-lirico di origine castigliana sia una novella a sfondo romantico, con toni fantastico-avventurosi. Suo sinonimo in tal senso è romanzo rosa. Personalmente preferisco usare questo termine per i romanzi rosa “in costume” (piuttosto che dire “storici”, dato che sovente il riferimento storico tende a essere quanto meno “sfumato”).

Insomma “Quella notte che il destino fu deciso” è un romanzo rosa di ambientazione medievale.Risultati immagini per giada bonasia

Dunque non lo consiglierei né agli amanti del romanzo storico, né dell’ucronia, ma piuttosto a quelli di questo genere.

Del resto, per chi ama il rigore di romanzo storico e ucronia, leggere di personaggi francesi con nomi come Marichelle, Antohine (con l’acca!) o Dupuarò potrebbe indurre a chiudere in fretta il volume.

Occorre, invece, calarsi nello spirito delle avventure amorose e lasciarsi trascinare per le ben 602 pagine del volume, seguendo le palpitazioni, attese e sorprese di Maeichelle, Antohine, Armand, Cyril, Louise, Loran, Giselle.

Peccato sia mancato un editing almeno grammaticale del testo, perché Giada Bonasia è un’autrice fantasiosa, ricca di sentimenti e che, viste le dimensioni di questo volume, sembrerebbe anche prolifica e meriterebbe, come altri autori, una maggior attenzione editoriale. Pare, però, che una nuova edizione riveduta e corretta sia in corso di preparazione. La aspettiamo.

LA VITA IN UNA BOTTE CHE PRECIPITA

Smith & Wesson - Alessandro Baricco - copertinaA qualcuno Alessandro Baricco sta antipatico. Credo che questo sia qualcosa che non ci dovrebbe influenzare nel valutarne l’opera.

È un autore prolifico e non ho certo letto tutto quello che ha scritto, ma tra gli autori italiani viventi credo sia uno dei pochi che non mi ha mai deluso.

Se non ricordo male, in passato di Alessandro Baricco ho letto “La sposa giovane”, “Mr. Gwyn”, “Omero, Iliade”, “Oceano mare”, “Novecento”, City”, “I barbari”, “Seta”, “Castelli di rabbia”. Tutte prove assai diverse tra loro, ma di qualità. Che cosa volete di più da un autore? Molti così detti “grandi” non fanno che ripetersi. Baricco è sempre nuovo e diverso e originale e vivo.

Leggo ora l’opera teatrale “Smith & Wesson”, titolo che richiama la celebre antica marca di fucili, al punto che ho persino sospettato che i due protagonisti Tom Smith e Jerry Wesson fossero una versione ucronica dei due imprenditori statunitensi Horace Smith e Daniel B. Wesson, ma i nomi propri richiamano invece quelli del gatto e del topo del celebre cartone animato (non credo per caso, del resto la loro impresa ha qualcosa di Hanna & Barbera, anche se mi fa pensare più a Wile E. Coyote di Chuck Jones). Peraltro, i due geniali lestofanti del romanzo, ambientato a inizio del XX secolo, avrebbero anche potuto essere degli alter-ego alternativi dei creatori (nel 1852), dell’azienda che innovò il mercato delle armi e generò anche i celeberrimi Winchester.

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Alessandro Baricco (Torino, 25 gennaio 1958)

Trattandosi di un’opera teatrale, presenta dialoghi serrati, un ritmo veloce e si legge in una serata. Tutto ciò potrebbe già essere un pregio.

I personaggi escono dalla pagina (se mi perdonate l’espressione) e si caratterizzano per quello che fanno quasi più che per quello che sono: un tizio che vuole prevedere il tempo creando delle statistiche interrogando la gente su quel che ricorda, un altro che ripesca cadaveri dal fiume e una giovanissima giornalista che vuole essere lei stessa la protagonista del proprio scoop e si fa aiutare dagli altri due per saltare giù dalle micidiali cascate del Niagara.

In fondo, che cos’è una vita eroica se non quella della giovane Rachel Green, che per uscire dalla mediocrità mette in gioco tutto quello che ha, affronta le sue peggiori paure e le sconfigge chiusa in un’assurda botte, cullata dalla musica di un carillon e con un pubblico plaudente attorno che attende-teme-spera la sua morte? In questa semplice storia, forse, c’è tutta l’epica che ci serve e una metafora di tante esistenze.

Libro tutto sommato semplice ed essenziale, ma forse proprio per questo adeguatamente intenso e denso di significato pur nella linearità della trama. Una lettura che forse potrei dimenticare presto, ma che mi lascia comunque una sensazione piacevole e l’impressione di aver letto qualcosa di valido.

Non poco. Onore a Baricco e tacciano i soliti invidiosi.

Smith & Wesson 586, 6-inch

DUE COLOMBI IN MEZZO AL MARE DELLA STORIA

Risultati immagini per nuovo mondo stoccoLeggere l’allostoria “Nuovo Mondo” (Bietti 2010) di Giampietro Stocco (Roma, 13 agosto 1961), mi riporta indietro nel tempo agli anni ’90, ma non tanto quelli del XV secolo in cui la storia è ambientata, ma a quelli del XX, in cui scrissi la mia ucronia “Il Colombo divergente” (Liberodiscrivere 2001).

I due romanzi, infatti, trattano entrambi una versione alternativa dell’avventura del navigatore ligure alla ricerca di una via per le Indie.

Mi si perdoni, allora, se nel leggere queste pagine colme di avvenimenti e colpi di scena, sono ritornato spesso con la mente a “Il Colombo divergente” e se questo commento di lettura, somiglia quasi a un confronto tra le due opere.

Vorrei rimarcare da subito alcune delle molte differenze, proprio a riprova della grande opportunità di scrittura che offre il genere ucronico, che fa scaturire racconti tanto diversi da una medesima vicenda.

Innanzitutto, va detto che ne “Il Colombo divergente” (come fa intuire anche il titolo), Cristoforo Colombo ha un ruolo assai più centrale che non nel “Nuovo Mondo”, dove moltissimi sono i personaggi che lo affiancano e che addirittura seguono vicende loro personali.

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Giampietro Stocco

Se nel mio romanzo, si narra del primo viaggio in America, in quello di Stocco si parla soprattutto del secondo e in questo Colombo torna in buona compagnia, con Leonardo da Vinci. Molti altri sono, però i personaggi storici che si incontrano, da Niccolò Macchiavelli, al papa e ai vari regnanti dell’epoca.

Altra fondamentale differenza è quella che chiamo la “divergenza ucronica”, ovvero il momento in cui la storia immaginaria si discosta da quella reale.

Per tutta la prima metà, il mio romanzo narra le peripezie storiche di Colombo per giungere a San Salvador e solo da lì cambia il corso degli eventi.

Stocco, invece, ci proietta subito nell’ucronia.

In che cosa consiste poi, per i due romanzi, l’evento scatenante delle variazioni storiche?

Personalmente credo nella fragilità della storia e che basti pochissimo per mutarla, e così è il gesto di un indigeno dell’isola di San Salvador a far andare Colombo più a sud, sino a incontrare gli aztechi.

Stocco, invece, colloca la divergenza vari secoli prima e immagina che le spedizioni vichinghe verso il nuovo mondo non siano stati semplici episodi senza seguito, ma abbiamo portato alla creazione di una colonia normanna oltre il Mare Tenebroso (per me “Mare Oceano”) ovvero l’Atlantico.

Il Colombo di Stocco, dunque si trova davanti un “altro” mondo già mutato e ne conseguono eventi assai più clamorosamente divergenti, con ripercussioni immediate (nei primi anni dopo la “riscoperta dell’America) in tutti gli assetti geo-politici di Europa e America. Eclatante mi pare il processo per eresia al navigatore che vede riuniti una serie di personaggi e di eventi oltre ogni immaginazione (e che mi fa pensare a un altro mio romanzo ucronico “Giovanna e l’angelo” -2007).

Il Colombo del sottoscritto, invece, si ritrova prigioniero degli aztechi e nell’impossibilità di comunicare la propria scoperta, lasciando, per un po’,  l’Europa immutata come l’aveva lasciata, seppure condannata, nei secoli, a ben diversi sviluppi.

Diversissimi sono di carattere questi due Colombo. Il mio è cocciutamente determinato a perseguire i propri obiettivi e a impedire un’invasione azteca del vecchio mondo, mentre quello di Stocco appare più schiavo degli eventi e pronto a tradire il vecchio continente, guidando lui stesso i vichinghi in una spedizione di conquista, coadiuvato nientemeno che dalle invenzioni belliche di Leonardo da Vinci, un po’ come si legge nei romanzi di Paolo Ninzatti “Il volo del leone” (2014) e “Le ali del serpente” (2017), in cui Venezia domina il mondo proprio grazie al genio di questo toscano. Le buone intenzioni che lo animano e che bastano a salvarlo durante il processo, mi sembrano, però, poca cosa rispetto al gesto.

Entrambi i romanzi hanno un tono cosmopolita. “Il Colombo divergente” si muove tra Italia, Spagna, Portogallo e Inghilterra nella parte storica per poi allargarsi in quella ucronica all’America Centrale e all’Africa, dove Colombo tornerà, dirottando le flotte dei mexica, e si scontrerà con berberi e arabi.

Nuovo Mondo” vede come protagonisti tutti i regnanti d’Europa, ma arriva a coinvolgere in America non solo i vichinghi ma persino aztechi ed Inca e nel finale si immaginano già viaggi attraverso il Pacifico.

Se il mio Colombo ritrova l’amore in una donna berbera, quello di Stocco sposa una valorosa vichinga.

Risultati immagini per nuovo mondo stoccoSe io avevo avuto dei dubbi sulla capacità dei miei mexica di copiare le navi spagnole, Stocco ci sorprende con nuove flotte vichinghe, macchine volanti e carri armati nati dai celebri disegni vinciani.

Diversa poi è la voce narrante (doppia, misteriosa e confidenziale nel mio, scritto in un’insolita seconda persona), impersonale per Stocco.

Entrambi riportano varie ipotesi e suggestioni meno “formali” sulla scoperta del continente.

Comune a tutti e due i romanzi credo possa essere il messaggio: la storia avrebbe anche potuto essere diversa. Non diamo mai nulla per scontato. Vincitori e vinti potrebbero invertire i loro ruoli. Da questo credo possa nascere sia una grande lezione di umiltà, sia la speranza per tutti noi, nel nostro piccolo, di incidere sulla storia o, quanto meno, di sognarla a nostro modo, perché, come dico sempre, l’ucronia è storia sognata.

Di questo sogno Stocco è uno dei maestri, non nuovo al genere. Di lui ricordo di aver già letto “Nero italiano”, in cui Mussolini non partecipa alla Seconda Guerra Mondiale.

UN FANTASY SABBIOSO TRAVESTITO DA FANTASCIENZA

Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 1 - Frank Herbert - copertinaQuando lessi per la prima volta Dune (1965) di Frank Herbert da ragazzo, non mi piacque e non mi piacque neppure il film. Trattandosi di un romanzo (e di una saga) importante per la fantascienza, ho ritenuto di provare a rileggerlo ora, da adulto, per capire se riuscivo ad apprezzarlo maggiormente.

Sebbene sia un’opera che avrebbe le caratteristiche per piacermi, dato che inventa e descrive un intero mondo immaginario, attività che considero la più “meritoria” da parte di un autore, anche questa volta mi è parso troppo lungo e nel complesso noioso. Certo è pregevole l’invenzione di un mondo sabbioso, con poca acqua, con un’economia incentrata sulla spezia, con i grossi vermi delle sabbie. Sembra quasi una situazione migliorata rispetto a quella che troveranno gli astronauti su Marte. Meritevole anche la costruzione della religione e della cultura.

Essenzialmente, però, mi è parso un fantasy mascherato da fantascienza, con tutti questi nobili e le loro schiere che si fronteggiano. Non apprezzo, in particolare, che si immagini un mondo così diverso dal nostro e poi si incontrino, duchi, conti e re e che alcuni personaggi abbiamo persino nomi banali e comuni come Paul e Jessica. Ma questi sono solo peccati veniali. Ci sono fantasy che sono così e sono tutt’altro che noiosi.

Diciamo che, nonostante varie avventure, accade piuttosto poco in rapporto al numero di pagi

Frank Herbert

ne, e che non sono riuscito a entrare in empatia con i personaggi, troppo numerosi, di scarso spessore e poco caratterizzati. Tutto sommato ho apprezzato di più le appendici in cui si descrivono la religione o l’ambiente, che non la storia, la cui trama, pur articolata non mi è parsa sufficientemente spessa da sostenere una simile mole di pagine e parole. Non credo proprio che leggerò i volumi successivi, che sono, per la cronaca:

 

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Dune, il film

PRESENTAZIONE SECONDA EDIZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il 28 Settembre 2017 è stato pubblicato da Porto Seguro Editore il primo volume della saga VIA DA SPARTA, IL SOGNO DEL RAGNO.

Domani, sabato 9 Marzo 2019 uscirà la seconda edizione, con un corpo note aggiornato, alcune piccole correzioni e una nuova copertina realizzata da Lucrezia Neri, in sostituzione a quella realizzata da Angelo Condello.

Quale preferite, la prima (verde) o la seconda (nera)?

Il volume sarà presentato per la prima volta durante il Porto Seguro Show, che questa volta si terrà presso il Kome Sushi di via De Neci 41 R, a partire dalle ore 17,30 (IL SOGNO DEL RAGNO dovrebbe essere tra i primi volumi presentati).

Nel frattempo a Ottobre 2018 è uscito anche il secondo volume della saga, IL REGNO DEL RAGNO e presto vedremo anche il terzo  e ultimo volume della saga che racconta la fuga di una schiava e della sua padrona e amante attraverso il mondo ucronico e distopico di Sparta, LA FIGLIA DEL RAGNO.

I volumi sono in vendita in tutte le principali librerie on-line, ma domani sarà possibile avere copie autografate dall’autore, che fornirà anche le ultimissime coie super-scontate della prima edizione.

 

Non mancate! Vi aspetto al KOME SUSHI, Via De Benci 41 R (FIRENZE), sabato 9 Marzo 2019 ore 17,30.

Risultati immagini per amazon logoQuali libri più adatti di questi per riflettere in occasione della Festa della donna?

VIA DA SPARTA descrive un mondo feroce e maschilista in cui le donne, però, hanno un forte potere.

VIA DA SPARTA racconta la fuga di una giovane schiava che, violentata in strada per l’ennesima volta, incinta, fugge per non essere uccisa per la “colpa” di aspettare un figlio.

Mimosa e Via da Sparta

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