Posts Tagged ‘citazioni’

LA BAMBINA DEI SOGNI TRIDIMENSIONALE

Risultati immagini per Mariotta la quarta bambinaChe impressione prendere in mano “Mariotta, la quarta bambina”, il romanzo di Nadia Bertolani!

Apro il volume e che cosa leggo? Una citazione dall’Odissea che, guarda caso è presente anche nel mio romanzo “La bambina dei sogni”. E poi, già, mi accorgo che anche nel titolo c’è una bambina!

Leggo allora il brevissimo Prologo e una delle righe recita “Ma non sei dunque caduta dalla Torre?” La Torre! Anche questa è un elemento de “La bambina dei sogni” e che richiamerò poi in “Via da Sparta”.

L’impressione aumenta alla prima pagina della storia: “Mariotta è il mio incubo tridimensionale e feroce che mi fa gridare al risveglio”! Ma questa Mariotta è la mia Elena! Non lo mai definita “un incubo tridimensionale”, ma ne “La bambina dei sogni”, la piccola Elena, appariva nei sogni con una consistenza che pareva materiale. All’inizio non è un incubo, ma lo diventa poco per volta, fino a far urlare, anche lei (“un urlo alieno, incontenibile, senza fine”). C’è poi questo rapporto con i La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthallibri che la protagonista leggeva da bambina, scritti dall’uomo che sposerà da adulta, che ricorda la mescolanza di realtà, sogno e letteratura de “La bambina dei sogni”.

Il romanzo scritto dalla brava Nadia Bertolani, però, è un’altra cosa rispetto al mio. Tutt’altra cosa. Anche se a pagina 157 leggo ancora “è muta Mariotta, non parla, si limita a soffocarmi come fa nelle notti che condividiamo” e mi riappare “La bambina dei sogni”, che fa proprio così: ti soffoca in sogno.

 

Risultati immagini per Nadia Bertolani

Nadia Bertolani

Si alternano, in “Mariotta, la quarta bambina”, parti in corsivo che ci riportano indietro al tempo dell’infanzia della protagonista e parti che si svolgono oggi. È un viaggio di “ritorno”. La protagonista, Fiammetta adulta, malvolentieri si ritrova nel paese della propria infanzia e lì molti “fantasmi” riprendono forma, a partire da un odioso ex, che anche ad anni di distanza non demorde.

Mariotta, la quarta bambina” in un certo senso è quasi il contrario de “La bambina dei sogni” che è un percorso verso la follia, mentre il bel romanzo di Nadia Bertolani è una storia di guarigione, di fuga da quell’incubo. Il percorso di Fiammetta è lento perché “non c’è mai fretta quando si procede all’indietro”.

Fiammetta, la protagonista, non è sola in questa sua ricerca della verità interiore da cui potrebbe derivarle finalmente la pace e la cancellazione dei fantasmi che la tormentano.

Nadia Bertolani

La aiuta uno psicologo di nome Baum (Albero), che c’è ma non si vede, quasi come Mariotta, l’amica di infanzia che le compare in sogno. “Non gli dico che Mariotta è morta, che della sua morte non ricordo nulla e per questo forse, lei mi fa visita ogni notte”.

Soprattutto la aiuta il marito più grande e maturo, quel Nicola Scudiero che a volte è Nicola, a volte Scudiero, dove il primo è il marito-amico, il secondo è lo scrittore che amava da bambina, il personaggio pubblico ma anche il suo padre-difensore.

A un certo punto si legge, per esempio, “raggiungo Nicola e abbraccio Scudiero”. In questo rapporto c’è quasi una schizofrenia repressa e non posso non pensare ad altri libri. Innanzitutto alla saga della “Torre Nera” del grandioso Stephen King, quella torre che ha ispirato la torre de “La bambina dei sogni”, quei romanzi in cui abbiamo descrizioni magistrali della schizofrenia e dell’infanzia. Mi chiedo, allora, se anche Nadia Bertolani abbia letto e amato questi libri o King in genere. C’è tanto Stephen King nell’infanzia di Fiammetta, con questa Torre misteriosa, con questi personaggi strani e muti come il bambino silenzioso che in realtà e un nano e la donna nera che siede fissandole senza parlare. Esseri reali o immaginari? C’è King in questo rapportarsi delle bambine tra loro, in questo sfidare le loro stesse paure. Dirò di più: per come è scritto potrebbe essere persino un libro scritto dal Re americano (“so che quella preda sono io”). O magari da Lansdale (“lei non sa di che cosa sono capaci i bambini”).

Come è diversa la visione dell’infanzia di Fiammetta da quella del suo marito-autore preferito-salvatore-Nicola-Scudiero che proclama: “Viva i bambini (…) lasciate che siano energici sognatori avventurosi, lasciate che leggano e fate in modo che non dimentichino mai il favoloso mondo dell’infanzia”.

Scudiero crede nella fantasia, nell’utopia e nell’ucronia: “il fantastico è qualcosa di portentoso, il non-luogo e il non-tempo dove tutti, ma

Carlo Menzinger con “Mariotta, la quarta bambina”

specialmente i bambini, possono valicare le montagne dell’impossibile e approdare ai porti dell’improbabile” e ancora “inviterò solo a riflettere su quello che avete perduto se vi siete dimenticati della vostra infanzia”, che conserva in sé “un tesoro inestimabile: la capacità di andare oltre il reale”, perché “senza il motore formidabile della fantasia Marco Polo non avrebbe raggiunto il Catai, Colombo non sarebbe approdato nelle Americhe”.

Nicola non ha mai pensato che i bambini andassero protetti dalla paura” “è così che impareranno a fronteggiarla quando la incontreranno davvero”.

Ma in quest’infanzia non c’è solo quella letteraria di King, c’è la nostra. La mia e quella di chi, come me è oltre la prima metà della propria vita. Certo non l’infanzia dei nostri figli tecnologici e iperconnessi.

Quel gioco del “PA”, per esempio, lo facevamo anche noi. Inventare un linguaggio che si potesse capire solo noi bambini. Il nostro era più complesso, direi, ogni vocale era sostituita così: a diventava AGASÀ, e diventava EGHESÉ, i si mutava IGHISI. Venivano fuori paroloni lunghissimi che peraltro capivamo. Per esempio Cane diventava Cagasàneghesé.

Oltre ai bambini, in “Mariotta, la quarta bambina” ci sono due gatti, che aprono e chiudono la storia, dai normi metaforici di Rimpianto e Sollievo. La loro presenza forse non è essenziale ma sono forse chiavi di lettura, sia del percorso di Fiammetta (diminutivo che mi pare possa indicare il restare nell’infanzia della protagonista), sia della funzione metaforica oltre che psicologica di Mariotta, giacché “Mariotta non era altro che questo: l’infanzia brutalmente conclusa”.

Psicologicamente Mariotta nasce da un senso di colpa (“Un Fiammetta condannata ad ascoltare per sempre le parole più terribili della sua vita. È colpa tua! E condannata a non dimenticarle”). Senso di colpa che già era nato nel momento della decisione dei suoi genitori di traslocare da Torralta a Milano, quando la bambina Fiammetta chiede se quel trasloco sia colpa sua e ottiene solo un silenzio indifferente.

Il primo passo verso la guarigione di Fiammetta è quando realizza “adesso so come è morta Mariotta!” ma, in realtà, è ancora lontanissima dalla guarigione.

La seguiamo questa Fiammetta, adulta e bambina, pagina per pagina, con partecipazione e coinvolgimento, perché questa è una di quelle storie che ti prendono e ti restano dentro. Un libro autopubblicato con “Ilmiolibro”, che i grandi editori si sono, come troppo spesso accade, scioccamente persi. Un libro da leggere e far leggere.

Annunci

LA POESIA DEL CAMMINARE

Risultati immagini per l'aria ride CiampiPuò capitare (raramente) di leggere un racconto o magari persino un romanzo scritto in prosa ma che quando lo leggi ti sembra sia poesia. Può capitare. Pensereste possa succedere anche con un saggio, una biografia, la narrazione di un viaggio, di un cammino? Immagino che riteniate questo improbabile. Se lo pensate, è perché non avete mai letto un libro del fiorentino Paolo Ciampi.

Di Ciampi avevo già letto “Gli occhi Salgari” e “Beatrice”. Il primo narra dell’esploratore Odoardo Beccari, ai cui scritti si ispirò Emilio Salgari, l’autore de “I misteri della giungla nera”. Il secondo parla di una poetessa analfabeta vissuta nell’appennino tosco-emiliano.

Se, in particolare, leggendo “Beatrice” ero rimasto incantato non solo dalla descrizione di quei monti accanto all’Abetone che conosco abbastanza, ma anche e soprattutto dalla poesia che Paolo Ciampi aveva saputo mettere in questa biografia che biografia non è. Non solo almeno. Non esattamente.

Leggo ora il volume “L’aria ride”, scritto da Ciampi assieme a Elisabetta Mari. In realtà Ciampi scrive la prima parte (circa 100 pagine) e Mari la seconda (altre 24 pagine). Ci sono poi un paio di pagine che sono, più che bibliografia, un utile guida ai quei monti e un invito a nuove letture.

Che cos’è questo libro? Difficile definirlo.

 

La seconda parte, scritta da Elisabetta Mari, ci narra di una località trai monti a nord di Firenze, Casetta di Tiara, e di tre poeti a essa legati, ovvero Dino Campana, Sibilla Aleramo e Primo Vanni. Più che vera biografia è, soprattutto, narrazione del loro rapporto con questo luogo e i suoi dintorni. Ci sarebbe, scrive, anche un certo Dante Alighieri, tra quelli passati per questi monti, che, si narra, una volta lanciò un gallo nell’orrido “per veder come volano i diavoli” in quella che da allora si chiamerà la Valle dell’Inferno. Campana e Vanni sono accomunati oltre che dall’amore per casetta dai lunghi anni trascorsi in manicomio. Di Campana parla diffusamente Ciampi. La Mari vi aggiunge un ritratto di Vanni, questo semplice uomo dei monti, che amava scrivere.

 

Risultati immagini per l'aria ride Ciampi

Paolo Ciampi

È soprattutto la prima parte di questo libro, quella scritta da Paolo Ciampi, che è difficile definire. Non è un vero romanzo… ma, perché no? Forse lo è. È anche un romanzo. Ne hai i toni della narrazione. Parla molto di Dino Campana, di cui ripercorre i passi nei boschi attorno a Marradi eppure non ne è vera biografia, pur dicendo di questo poeta sfortunato assai di più di quanto alcune biografie potrebbero dire.

Immagine del profilo di Elisabetta Mari, L'immagine può contenere: 1 persona, con sorriso

Elisabetta Mari

Parla di un cammino tra i monti, attraverso i luoghi vissuti da Campana, ed è quindi libro di viaggio, di quelli che ora Ciampi ama scrivere. Perché “i libri sono viaggi”. Ma non solo. Neanche questa definizione ci basta. Neanche questa definizione soddisfa una simile lettura. Parla di un poeta e, come quando parlava di Beatrice, anche raccontandoci di Dino (così, affettuosamente, lo chiama) diventa lui stesso, l’autore, poeta, diventa quasi anche lui quel Dino Campana, ma anche tanti altri poeti che spesso cita con un verso introduttivo ricorrente “Perché io oggi, tuo amico, sono” e segue il nome dello scrittore o poeta che subito dopo sarà citato. Incontriamo così Walt Whitman, Iosif Brodskij, Camilllo Sbarbaro, Antonio Machado, Emily Brontë, Raymond Carver, Giacomo Leopardi, Wislawa Szymborska, José Saramago, Robert Frost, Fernando Pessoa, Franco Arminio, Vladimir Majakowskij e, soprattutto, loro, i due poeti amanti di Casetta di Tiara, Sibilla Aleramo e Dino Campana. Perché citare tutti questi poeti? Perché “nel cammino, ha detto qualcuno, si cercano i nomi”:

Risultati immagini per Dino Campana e Sibilla Aleramo

Dino Campana e Sibilla Aleramo

Risultati immagini per Casetta di Tiara

Casetta di Tiara

E dunque questo volume diventa anche piccola antologia poetica, seppur solo di fugaci citazioni. Si muove da solo Paolo Ciampi tra questi monti? Forse, sembrerebbe, ma di certo solo non è. Lo accompagna a ogni passo Dino Campana e tutta la poesia che permea le montagne e di cui Ciampi ci rende partecipi, tutta la poesia che deriva dai libri che l’autore ha letto. Chi legge non è mai solo. Questo è uno di quei libri che davvero “fa compagnia”, perché è così pieno di vita e di senso estasiato, di percezione poetica del mondo che pur non essendo opera di poesia in senso stretto, a questa ci avvicina. Come non andare allora, finita questa lettura, a cercarci una copia de “I Canti orfici” di Dino Campana e sprofondarci dentro, con una nuova chiave di lettura che questo libro ci ha regalato? Come non cercare di leggere qualcosa della sua amata Sibilla Aleramo? Come non desiderare recarsi tra questi monti, così vicini eppure così lontani dalla nostra Firenze, tra questi alberi che sono “tronchi come monumenti scolpiti dal tempo. Tronchi come vita immobilizzata in un istante”? Mentre “il sentiero si fa di sasso e ancora sale” vorremmo esser lì, “sulla montagna che gli è tana, ma anche cura”, come scrive Ciampi di Campana. E allora, con l’autore, forse ci domanderemo, pensando al poeta che fu: “perché non gli sono bastati questi monti?” A noi basterebbero?

Risultati immagini per fiume rovigo

Il Rovigo

PICCOLI ASSAGGI DE “IL SOGNO DEL RAGNO” IN ATTESA DELL’APERI-CENA DEL 19 OTTOBRE

In attesa di incontrarci a Firenze, al Caffè degli Artigiani, in via dello Sprone 16 rosso, giovedì 19 Ottobre 2017 alle ore 20,30, per un’apericena di presentazione de “IL SOGNO DEL RAGNO” vorrei lasciarvi alcuni assaggi del romanzo.

Ho pubblicato in rete alcune frasi tratte dal romanzo “IL SOGNO DEL RAGNO” e dal resto della saga di “VIA DA SPARTA”, corredandole con un’immagine che in qualche modo aiutasse a illustrarle.

Le potete leggere, corredate delle immagini, qui e qui oppure potete leggerle qui di seguito.

Alcune (qui in corsivo) sono frasi di altri autori che compaiono all’inizio di ciascun capitolo, altre sono estratti del romanzo. Per alcuni capitoli, ne ho scelte più di una.

 

Credeva in infinite serie di tempo,

in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano,

si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

 

Cap. 1

 

Dopo che tutte le fanciulle e tutti i giovani non sposati

sono stati rinchiusi in una sala oscura,

ciascuno portava con sé senza dote quella che aveva afferrato.

(Ermippo di Smirne)

 

Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un’età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l’avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

 

Cap. 2

 

La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere.

(Le Corbusier)

 

 

Non si deve perder tempo a ricercare la bellezza. La bellezza ci viene dagli Dei. Sono loro a darcela e sono loro a prendercela. Non spetta all’uomo crearla.

 

Cap. 3

Presso i Lacedemoni, era al tempo stesso tradizionale e abituale

che la donna avesse tre o quattro mariti,

talvolta di più, quando erano fratelli, e che i loro figli fossero comuni;

e quando c’erano molti figli, era bello e abituale

dare in matrimonio la propria moglie a uno dei propri amici.

(Polibio)

 

Segui i sogni e troverai te stessa

Possono sposare un solo uomo e poi ci devono vivere assieme per tutta la vita e possono fare sesso solo con lui! Non è incredibile? È chiaro che si tratta solo di una favola.

 

Sentiva già gli ululati dei lupi sulle montagne. Li vedeva correre incontro alla sua amica. La vedeva fuggire, incespicando nelle radici e nei sassi del bosco. La vedeva azzannata, ferita, smembrata, divorata.

 

Cap. 4

 

Quando gli chiesero che cosa sapesse fare, uno spartano rispose:

“Essere libero”

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

Cambiare le città, cambiare il modo di abitare per cambiare il modo di vivere, per cambiare il mondo. Questo era il suo sogno e il suo progetto.

 

Cap. 5

 

Bisogna sapere che a Sparta regnava

un’abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e

vi si aggirava un gran numero di diseredati,

che non possedevano un palmo di terra,

perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone …

(Plutarco, Vita di Licurgo, 8)

 

Le grandi imprese spesso sono spinte da ignorante inconsapevolezza.

 

Era l’estate del primo anno dopo la 696^ Olimpiade o, come si diceva ormai spesso, il 2785° anno olimpico . Era il sesto giorno del mese Targellione. Era il tempo di Sparta.

 

Il senso della sua vita divenne direzione e la direzione si fece moto e il moto energia. La fisica dei sentimenti travolse la fisica dei matematici, che sotto le stelle serve solo a non farle precipitare, mentre quella del cuore serve a farti camminare e andare avanti, anche se non sai cosa ti attenda.

 

Partire e lasciare tutto non è mai facile, anche quando “tutto” è pochissimo.

 

Cap. 6

 

Condussero tra i monti i figli che avevano al seno

e si nutrirono della loro carne.

(Apollodoro – Biblioteca, 3,5,2,3)

 

Era una vita raminga, selvaggia e senza regole ciò a cui ambiva? No. Non era questo il suo desiderio. Lei voleva solo vivere. Vivere ed essere libera. Vivere lei e suo figlio.

 

Cap. 7

 

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.
(Platone – Socrate in “Apologia di Socrate”)

 

Sulla soglia apparve un uomo. Era alto e magro come un’ombra pomeridiana. Il suo volto sfregiato era affilato come la lama di un rasoio arrugginito.

 

Cap. 8

 

Devo studiare politica e guerra

perché i miei figli possano avere la libertà di studiare matematica e filosofia.

I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia, geografia, storia naturale, costruzione navale, navigazione, commercio e agricoltura

così da dare ai loro figli il diritto a poter studiare

pittura, poesia, musica, architettura, scultura, e ceramica.

(John Adams)

 

La sola eleganza accettata era quella delle falangi in marcia, la sola armonia quella degli eserciti che avanzano verso la battaglia con il sincronismo di storni in volo.

 

Cap. 9

 

Gli arconti mandavano ogni tanto nel territorio senza una missione specifica

quelli tra i giovani che passavano per essere i più intelligenti,

con pugnali e viveri sufficienti, ma nient’altro.

Questi, durante la notte scendendo sulle strade,

sgozzavano quello tra gli Iloti che sorprendessero.

Spesso, percorrendo la campagna, uccidevano i più robusti e i più forti.

(Plutarco – Vita di Licurgo, 28, 1-7)

 

 

La caccia riprendeva e ora lei era la preda.

 

Non lasciare che un piccolo successo ti allontani dal tuo sogno. I piccoli successi uccidono i grandi sogni.

 

–        Quanti anni hai?

–        Il mio corpo ne ha cinquanta. Il mio cuore ne ha venti. Il mio cervello ne ha duemila.

 

Cap. 10

 

Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,

ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

(Woody Allen)

 

 

È inutile interrogare le ombre.

 

Gli spartiati erano diventati molto più alti e forti dei greci antichi da cui discendevano, persino dei mitici eroi delle Termopili.

 

Cap. 11

 

Un ateniese gli fece osservare: “Voi Spartani siete rigidissimi

nel rifiutare ogni occupazione fissa, Nicandro”.

Egli ribatté: “ È vero; ma il fatto è che

non vogliamo sprecare il nostro tempo in qualsiasi sciocchezza, come voi”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

 

Il branco può sembrare una famiglia, ma è un’altra cosa. I branchi sono bande, sono gruppi di cacciatori, sono un’alleanza di compagni. Nel branco c’è cameratismo e solidarietà ma non c’è pietà, non c’è amore incondizionato, non c’è assistenza illimitata al debole. Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Non erano però solo i lupi a seguire la loro carrozza. Predatori ben più pericolosi, stavano seguendo entrambi.

 

Assai difficilmente un ilota avrebbe avuto la meglio in uno scontro con uno spartiate, tanto più grande, muscoloso, veloce, reattivo, feroce, addestrato.

 

Vederli correre attorno, silenziosi come anime perdute, era agghiacciante.

 

Le donne avevano addomesticato i loro uomini, legandoli al focolare.

 

Cap. 12

 

Si dice che anche lui (Licurgo) sia l’istigatore della cripteia,

conformemente alla quale ancora oggi,

facendo una spedizione in armi, si nascondono di giorno e di notte…

e uccidono quanti Iloti è necessario.

(Eraclide Lembo)

 

 

É per questo che stai fuggendo? Perché pensi che in un altro luogo ti sarà possibile decidere del tuo futuro? Questo non è possibile né per le donne, né per gli uomini.

 

Essere vecchi è una colpa, un delitto punito con la morte.

 

Cap. 13

 

Una volta una donna della Ionia si vantava

di una tela di gran valore che aveva tessuto:

sentendola, una spartana le indicò i suoi figli, quattro splendidi ragazzi,

e le disse: “Queste devono essere le occupazioni di una donna virtuosa:

è di questo che dobbiamo andare fiere e vantarci”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

L’agoghé spartana prevedeva che fossero gli istitutori a educare, formare e iniziare al sesso i bambini.

 

I figli sono frecce scoccate dall’arco. Una volta lanciate non tornano indietro.

 

Cap. 14

 

Persone non ignobili sono state ridotte in povertà e,

fornite di stimoli e armate, indebitate o colpite da atimìa,

appaiono invaghite della rivoluzione.

(Platone)

 

 

Aracne sfruttò quei giorni nei boschi per impratichirsi nell’uso della balestra.

 

Il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno non sono i pericoli e le avversità, ma te stessa e il tuo desiderio di accontentarti. I piccoli successi sono il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno.

 

Capì che si stava illudendo e adagiando su un materasso sospeso nel nulla e che sarebbe bastato un piccolo movimento sbagliato per farla precipitare.

 

La fede è pericolosa. Significa credere senza domandarsi mai se sia giusto o vero quello in cui si crede.

 

Il lupo regna con la forza. L’uomo regna con la debolezza, aggiogando quella altrui alla propria, rendendo debole il suo avversario per dominarlo.

 

L’uomo è una scimmia inerme, armata solo della propria aggressività. La sua aggressività lo rende letale.

 

Cap. 15

 

Di conseguenza, quando uno gli chiese

quale vantaggio avessero dato a Sparta le leggi di Licurgo,

(Agesilao) rispose: “quello di disprezzare i piaceri”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

 

Sogno una città che somigli a un bosco di pietra vivente. Sogno una foresta di abitazioni vibranti di vita e natura.

 

Cap. 16

 

Chi può dire: «Ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?»

(Bibbia – Proverbi 20:9)

 

Si sarebbe portato ancora a lungo addosso il sapore della pelle di Aracne, come un dolore acuto nel fondo del cuore, come una ferita che rifiuti di rimarginarsi e il peccato, che gli pesava sull’anima, sarebbe stato il sale che quella ferita avrebbe fatto bruciare forse per sempre.

 

Cap. 17

 

Il corpo nudo è un retaggio della Grecia e di Roma

tornato di moda nel Rinascimento italiano,

ma gli antichi Greci e gli antichi Romani erano abituati a vedere corpi nudi e

non pensavano che questo potesse avere un influsso sulla morale pubblica.

(Natsume Soseki – Io sono un gatto)

 

Quando era con lei, gli sembrava di sprofondarle dentro, di perdersi in un oceano inebriante di femminilità, di affogare in un abisso di sensualità da cui pareva impossibile poter riemergere.

 

Se non serve, non devi aver paura.

 

Cap. 18

 

Un giorno riflettevo su come Sparta, una delle città meno popolose,

sia divenuta una delle più potenti e celebri città della Grecia

e mi stupivo di come ciò potesse essere accaduto.

Poi pensai alle istituzioni degli spartiati e finii di stupirmi.

(Senofonte – Costituzione dei Lacedemoni, 1, 1)

 

 

La sconfitta fa il vero uomo. Non la continua e facile vittoria.

 

Cap. 19

 

Il paradiso è un mercato nero dove c’è di tutto.

(Heinrich Böll)

 

Libertà, schiavitù: pensiamo che ci sia un confine preciso tra di loro ma ogni uomo libero è un po’ schiavo e ogni schiavo ha un po’ di libertà.

 

Cap. 20

 

E i soldati che combatterono materialmente quella guerra (del Peloponneso)

erano alti poco più di un metro e mezzo

e non superavano mediamente i 60 chili.

(Victor Davis Hanson – Una guerra diversa da tutte le altre)

 

La cultura e la conoscenza sono un pericolo per il potere. L’informazione è un virus che si diffonde veloce e mina la solidità del governo.

 

Cap. 21

 

Un’altra volta gli venne chiesto perché

gli Spartani avevano più successo di tutti gli altri popoli; (Agesilao) rispose:

“Perché più di tutti gli altri si esercitano a dare ordini e a riceverne”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

Senza corde o catene a trattenerli, all’apparenza liberi, come tutti, ma pronti a conoscere e affrontare una nuova schiavitù, perché, in un modo o nell’altro, gli uomini sono tutti schiavi.

 

Chi sacrifica la propria vita per il lavoro è il vero pigro, perché non si sforza di capire che il lavoro serve per vivere e non viceversa.

 

Un romanzo non è un’allegoria. È l’esperienza sensoriale di un altro mondo.

Risultati immagini per Leggere Lolita e Teheran«Un romanzo non è un’allegoria» dissi verso la fine della lezione. «È l’esperienza sensoriale di un altro mondo.»

Azar Nafisi – Leggere Lolita a Teheran

UN’AMERICANA ALLA CORTE DI KHOMEINI

Risultati immagini per Leggere LolitaIl bestseller “Leggere Lolita a Teheran” (2003) dell’iraniana Azar Nafisi, non è un romanzo, non è un saggio e non è neppure un’autobiografia ma è un po’ di tutto ciò. Il romanzo racconta delle sue esperienze di insegnamento di anglistica in Iran (ci sono, però, anche delle parti che descrivono la sua vita negli Stati Uniti e la sua militanza ai tempi della guerra del Vietnam). Assistiamo alla nascita della Repubblica Islamica Iraniana e al conflitto Iran-Iraq, peraltro non descritti in modo particolarmente dettagliato. Si tratta più che altro di impressioni e sensazioni dell’autrice e di particolari da lei colti, come quando ricorda che sotto i bombardamenti iracheni a Teheran alle donne si consigliava di vestire in modo decoroso anche a letto, nel caso la loro casa fosse crollata! Come se, in un simile frangente l’abbigliamento fosse il vero problema! Si citano morti e persecuzioni, ma è tutto sullo sfondo, lontano.

L’immagine che ci fornisce dell’Iran mi pare, parecchio occidentale. Pare quasi di leggere le cronache di un’Americana a Teheran, più che di una del posto.

Quanto alla letteratura, cita molti autori e vari libri, ma di fatto parla soprattutto di Nabokov, Fitzgerald, James e Austen.

 

“Tema del seminario era il rapporto tra realtà e finzione letteraria. Leggevamo i classici della letteratura persiana, per esempio alcuni racconti della nostra «signora delle storie», Shahrazad, tratti dalle Mille e una notte, insieme ai classici dell’Occidente -Orgoglio e pregiudizio, Madame Bovary, Daisy Miller, Il dicembre del professor Corde e, appunto, Lolita.”

 

Risultati immagini per Azar Nafisi

Azar Nafisi

Come si deduce dal titolo, nelle sue lezioni, in effetti, un autore che ha un particolare rilievo è Nabokov, di cui esamina soprattutto “Lolita”, ma non solo. Ampio spazio viene anche dato a Scott Fitzgerald e al suo “Grande Gatsby” cui l’’aula, a un certo punto, intenta pure una sorta di processo. Ai tempi di Khomeini, infatti, la censura stava facendo sparire quasi tutti i libri occidentali. In classe ci sono studenti mussulmani e no. “Il Grande Gatsby” è stata una lettura che mi lasciò, vari anni fa, alquanto indifferente, è mi suona strano vedere l’aula accalorarcisi tanto pro e contro.

Riporto qui alcuni interventi in merito:

 

“«E se volete un esempio di stupro culturale, non dovete cercare più in là di questo libro». Prese la sua copia di Gatsby da sotto la pila di fogli e cominciò a sventolarla nella nostra direzione.”

 

“«Gatsby è un disonesto» strillò. «Si arricchisce con mezzi illeciti e cerca di comprare l’amore di una donna sposata. Questo libro dovrebbe parlare del sogno americano, ma che diavolo di sogno è? L’autore vuol forse incoraggiarci a diventare tutti adulteri e delinquenti? L’America è in declino proprio perché il suo sogno è questo. Sta affondando! Quello che oggi siamo chiamati a giudicare è l’estremo rantolo di una cultura moribonda!» concluse gongolante”.

 

“«E se,» continuò scaldandosi «se, signor Farzan, Fitzgerald nella vita reale era ossessionato dai ricchi e dalla ricchezza, nelle sue opere mostra proprio quanto la ricchezza possa corrompere una persona sostanzialmente perbene, come Gatsby, o creativa e vitale come Dick Diver in Tenera è la notte. Se non riesce a capire questo, il signor Nyazi fraintende completamente il romanzo».”

 Risultati immagini per Azar Nafisi

“Alcuni tra i militanti di sinistra difesero il romanzo, secondo me anche per contraddire i colleghi musulmani. In sostanza, la loro difesa non fu poi così diversa dalla condanna di Nyazi. Sostennero che avevamo bisogno di opere come Il grande Gatsby per toccare con mano l’immoralità intrinseca nella società americana. Anche loro pensavano che dovessimo leggere più materiale rivoluzionario; tuttavia, per conoscere il nemico Gatsby era utilissimo.”

 

“E quello che un libro così poteva insegnarci, disse, non era certo come diventare un truffatore senza scrupoli, o un’adultera. Forse che tutti scioperavano o emigravano in California dopo aver letto Steinbeck? O andavano a caccia di balene dopo aver letto Melville? Le persone sono un po’ più complicate, no? E com’è, i rivoluzionari non hanno sentimenti, non provano emozioni? Non si innamorano mai, non apprezzano la bellezza? Questo è un libro straordinario, disse. Ci insegna a tenerci stretti i nostri sogni, ma anche a diffidarne, a cercare l’integrità in luoghi insoliti. «A ogni modo» concluse «mi è piaciuto da pazzi, e anche questo vorrà dire qualcosa, non vi pare?».”

 

Se “Gatsby” non fu un personaggio significativo nella mia formazione letteraria e, men che mai lo fu la Daisy Miller di Henry James cui tanto si ispirano le studentesse della Nafisi, “Lolita” è stato romanzo che ha lasciato dei segni in me e nella mia scrittura, tanto che persino il mio “La bambina dei sogniall’inizio vi allude e il protagonista lo legge nell’incipit. Ne “La bambina dei sogni”.

Le riflessioni letterarie in questo volume sono importanti e interessanti. Le parti biografiche un po’ meno, forse perché la protagonista non resta simpatica, mostrandosi come una ragazza cresciuta, figlia di 800 anni di aristocrazia letteraria, che gioca far la ribelle, con le spalle ben coperte da una tradizione familiare di letterati e soprattutto si muove in Iran come un’Americana, che ben conosce il Paese, ma che non sembra sentirlo come suo, nonostante alcune sue dichiarazioni in queste stesse pagine.

 

Tra le riflessioni sulla letteratura, vorrei ricordare le seguenti:Risultati immagini per donne iraniane

 

Esordii dichiarandomi assolutamente d’accordo con Nabokov, quando sostiene che ogni grande romanzo è in realtà una fiaba. Le fiabe, spiegai, sono piene di streghe terrificanti che mangiano i bambini, di matrigne cattive che avvelenano le belle figliastre e di padri vigliacchi che abbandonano i figli nella foresta. Ma l’aura magica nasce dalla forza del bene: è questa a ricordarci che non dobbiamo cedere agli obblighi e alle restrizioni imposti da McFatum, come lo chiama Nabokov.

Ogni fiaba offre la possibilità di trascendere i limiti del presente e dunque, in un certo senso, ci permette certe libertà che la vita ci nega. Tutte le grandi opere di narrativa, per quanto cupa sia la realtà che descrivono, hanno in sé il nocciolo di una rivolta, l’affermazione della vita contro la sua stessa precarietà.”

 

“Una volta le chiesi come mai avesse abbandonato il realismo per l’astrazione. «La realtà è diventata così insopportabile,» rispose «così deprimente, che ormai so dipingere soltanto i colori dei miei sogni».

«I colori dei miei sogni» ripetevo tra me. Mi piaceva. Quanti possono dipingere i colori dei propri sogni?”.

 Risultati immagini per donne iraniane

“«Un romanzo non è un’allegoria» dissi verso la fine della lezione. «È l’esperienza sensoriale di un altro mondo. Se non entrate in quel mondo, se non trattenete il respiro insieme ai personaggi, se non vi lasciate coinvolgere nel loro destino, non arriverete mai a identificarvi con loro, non arriverete mai al cuore del libro. È così che si legge un romanzo: come se fosse qualcosa da inalare, da tenere nei polmoni. Dunque, cominciate a respirare.”

 

 

Leggere Lolita a Teheran”, però non parla solo di letteratura, altrimenti la seconda parte del titolo non avrebbe avuto particolare importanza. Ci parla dell’Iran, dell’Islam che si va radicalizzando e di come questo tratti i libri e la letteratura. Del rapporto dell’Islam con il grande diavolo americano:

“Noi che abitiamo in paesi antichi, spiegai, abbiamo un passato, e non ce ne stacchiamo mai. Loro, gli americani, hanno un sogno: sentono nostalgia per la promessa del futuro.”

 

“«L’Islam è la sola religione al mondo che ha assegnato alla letteratura il sacro compito di guidare ognuno di noi a una vita retta e devota» intonò. «Ciò appare ancor più evidente se consideriamo che il Corano, la parola di Dio, è il miracolo compiuto dal Profeta. Attraverso la Parola l’uomo può sanare e può distruggere. Può guidare e può corrompere. Ecco perché la Parola può appartenere a Satana o a Dio.”Risultati immagini per Lolita Nabokov

 

Gli anni trattati sono quelli dall’avvento di Khomeini al giugno 1997, con il cambiamento dei costumi e della morale e con la gente morta e scomparsa.

La lettura dei classici di lingua inglese è filtrata da questo ambiente, come scrive Nafisi verso la fine del volume:

“Gli spiego che voglio scrivere un libro in cui ringrazio la Repubblica islamica per tutto quello che mi ha insegnato ad amare Henry James e Jane Austen e il gelato e la libertà. «Non mi basta più godere di tutte queste cose» proseguo. «Voglio anche scriverne».

Risultati immagini per Daisy Miller«Non potrai scrivere della Austen» risponde lui «senza scrivere anche di noi, e di questo posto dove hai riscoperto le sue opere. Non potrai fare a meno di noi. Provaci e vedrai. La Austen che conosci è irrimediabilmente legata a questo posto, a questa terra e a questi alberi. Non crederai che sia la stessa Austen che leggevi con il professor French – si chiamava French, vero? No, vero? Questa è la Austen che hai letto qui, in un paese dove il censore è cieco e dove impiccano la gente per strada e stendono un telone nell’acqua del mare per tenere separati gli uomini e le donne mentre fanno il bagno»”.

LA FAMIGLIA SENZA NOMI

Risultati immagini per la sposa giovane BariccoIn Italia pochi hanno la capacità di Alessandro Baricco di usare le parole. In passato ricordo di aver letto il suo affascinate saggio “I barbari” sulla profondità e la superficialità, la piacevole riscrittura del classico “Omero, Iliade”, il romanzo “Oceano mare”, l’intenso monologo “Novecento”. In tempi meno recenti avevo molto apprezzato “Seta” e “Castelli di rabbia” e gradito “City”. La mia ultima lettura risale al 2015, con il romanzo “Mr Gwyn”. Torno a leggerlo dopo qualche tempo dall’ultima volta affrontando il suo romanzo “La sposa giovane” in cui riesce a creare, da una storia tutto sommato semplice, un racconto denso di magia e di atmosfera.

La ricchezza della sua scrittura forse sarà tecnica consumata, ma certo la rende qualcosa di peculiare.

I due “trucchi” principali di queste pagine, facilmente riconoscibili e uno persino evidenziato dall’autore all’interno del testo, sono il sovrapporsi di diverse voci narranti e la spersonificazione dei protagonisti mediante la perdita del nome proprio, sostituito dal nome generico che ne svolge la funzione. Abbiamo, cioè, personaggi che si chiamano semplicemente La Sposa Giovane, La Madre, Il Padre, La Figlia, Il Figlio e Lo Zio.

L’accavallarsi quasi scomposto di punti di vista e voci narranti ha un certo effetto spiazzante, ma regala alla lettura una mobilità e una vitalità apprezzabili. Tra le voci narranti c’è quella dello scrittore, che qui però non è un autore terzo e impersonale ma quasi un personaggio egli stesso. Baricco realizza, infatti, quasi un metaromanzo, con la differenza, però, che qui la storia interna è assai più ampia e rilevante della storia esterna, quella dello scrittore narrante, le cui vicende, comunque non s’intrecciano con quelle dei propri personaggi che restano immaginari rispetto al suo piano narrativo. Qualcosa di diverso, per dire, dalla storia cornice di “Hyperion” di Dan Simmons, che, invece, confluisce nei sei racconti che contiene.

Risultati immagini per Alessandro Baricco

Alessandro Baricco (Torino, 25 gennaio 1958) è uno scrittore, saggista, critico musicale e conduttore televisivo italiano, vincitore del Premio Viareggio nel 1993.

A proposito di questo uso della voce narrante l’autore-personaggio scrive:

Ad esempio avrei dovuto riferire al vecchio amico come scrivendo della Sposa giovane mi succeda di cambiare più o meno bruscamente la voce narrante, per ragioni che lì per lì mi sembrano squisitamente tecniche, e tutt’al più blandamente estetiche, con l’evidente risultato di complicare la vita al lettore, cosa di per sé trascurabile, ma anche con un fastidioso effetto di virtuosismo che in un primo momento ho perfino cercato di combattere, arrendendomi però poi all’evidenza che semplicemente io non riuscivo a sentire quelle frasi se non facendole scivolare in quel modo, come se il solido appoggio di una voce narrante chiara e distinta fosse qualcosa a cui non credevo più, o che era diventato per me impossibile apprezzare.

Questa voce narrante serve a Baricco anche per lanciare alcuni accenni sulla scrittura, tema a lui certo caro e ben più centrale in “Mr Gwyn”.

Tra le riflessioni dell’autore-personaggio riporterei quest’ interessante considerazione, in cui mi rispecchio:

tutto quello che scriviamo c’entra naturalmente con cosa siamo, o siamo stati, ma per quanto mi riguarda non ho mai pensato che il mestiere di scrivere si possa risolvere nel confezionare in modo letterario gli affari propri, col penoso stratagemma di modificare i nomi e talvolta la sequenza dei fatti, quando invece il senso più giusto di quello che possiamo fare mi è sempre parso mettere tra la nostra vita e quel che scriviamo una distanza magnifica che, prima prodotta dall’immaginazione poi colmata dal mestiere e dalla dedizione, ci porta in un altrove dove risultano mondi, prima inesistenti, in cui quanto c’è di intimamente nostro, inconfessabilmente nostro, torna ad esistere, ma a noi quasi ignoto, e toccato dalla grazia di forme delicatissime, come di fossili o farfalle”.

 

La storia è palesemente ambientata in Italia e vari luoghi geografici, per esempio l’Argentina o Marina di Massa, sono nominati espressamente, ma il luogo esatto delle vicende, come i nomi dei protagonisti rimane indeterminato, contribuendo a creare la sensazione di essere in una sorta di spazio magico che può essere qui come altrove.

A questo contribuisce senz’altro la stranezza della famiglia in cui approda la diciottenne Sposa Giovane per ottemperare a una promessa di matrimonio fatta al Figlio quando era ancora quindicenne. Il Figlio, però, è assente, e la ragazza resta a lungo nella casa ad attenderlo, scoprendone poco per volta i molti segreti, le ossessioni e le paure.

L’atmosfera della casa è misteriosa, con strane regole, come il divieto di leggere, ossessione di derivazione contadina, che considera perdita di tempo una simile attività, la paura della notte, essendo la famiglia convinta che ciascuno di loro dovrà morire tra il tramonto e l’alba; con il servitore Modesto (lui ha un nome, anche se è un aggettivo!) che comunica con una sorta di alfabeto morse fatto di colpi di tosse e che custodisce con eleganza inappuntabile i segreti della famiglia; con le lunghissime colazioni che durano fino al pomeriggio con il transito di innumerevoli visitatori, quasi postulanti in una reggia; con quello Zio, che non è parente di nessuno, che dorme senza posa eppure partecipa alla vita familiare; con quel Figlio, che tale non è, assente ed eternamente in arrivo, che fa consegnare in casa ogni giorno gli oggetti più strani; con la Figlia storpia ma bellissima; con il Padre affetto da una ”inesattezza del cuore” che lo costringe a una vita senza emozioni; con la Madre un tempo bellissima puttana.Risultati immagini per la sposa giovane Baricco

I personaggi, seppure senza nome, acquistano via via forma e spessore man mano che la Sposa Giovane ne scopre le storie e i segreti (e rivela i propri), mettendo alla luce aspetti imprevedibili delle loro personalità e da quest’atmosfera, che appare quasi rarefatta, emergono prepotenti e concreti. Nello scoprire quel piccolo mondo la Sposa Giovane muta e cresce e da vergine pura, finisce con lo scoprire le meraviglie del sesso e la ritroviamo persino a lavorare in un bordello. Eppure la vicenda fa sì che vi sia una strana leggerezza in questa sua attività così come nel suo primo masturbarsi con la Figlia, nel suo essere istruita concretamente al sesso dalla Madre, nell’essere condotta al bordello dal Padre per rivelarle i segreti di famiglia, nel risvegliare i sensi e l’anima dell’eternamente dormiente Zio.

LA SOCIETÀ CAPRICCIOSA

Risultati immagini per modernità liquidaNon saprei se l’intento di Zygmunt Bauman scrivendo il saggio “Modernità liquida” sia stato quello di convincere il lettore che il tempo che stiamo vivendo sia qualcosa del tutto diverso da quello precedente e che necessiti di una nuova definizione ovvero possa essere definito come l’epoca della “Modernità liquida”. Certo, Bauman offre molti interessanti ragionamenti ed esempi per segnalare come la nostra epoca sia mutata rispetto a quella da cui siamo appena usciti, ma mi è parso che nel saggio manchi qualcosa che leghi tra loro tutti questi ragionamenti e concetti e segni il tratto determinante per definire la nostra una “Modernità liquida”, non sono, insomma, uscito dalla lettura, del tutto convinto sullo stacco logico tra la precedente modernità e l’attuale, di cui vedo ancora troppi elementi di continuità, ma per il resto le argomentazioni di Bauman meritano certo un lettura e una riflessione su molti dei punti trattati.

 

Il saggio “Modernità liquida” di Zygmunt Bauman (Poznań, 19 novembre 1925 – Leeds, 9 gennaio 2017) sociologo, filosofo e accademico polacco di origini ebraiche, si apre introducendo tre concetti.

Il primo è che il desiderio di libertà non è poi così forte e che molti, in una società opulenta come la nostra, non solo non desiderano essere veramente liberi, ma di norma non sono nemmeno consapevoli di vivere in una libertà limitata. Riporta l’esempio dei marinai dell’Odissea che, mutati in porci da Circe, non vogliono tornare alla “libertà” originaria di esseri umani.

Il secondo è che la nostra società attuale pur avendo conservato (se non acuito) la propria capacità di critica del sistema, ha perso l’impulso a lottare per cambiarlo, perché, come notava desolatamente Marcuse, non c’è una base di massa sufficiente ad avviare un processo rivoluzionario che possa mutare uno status quo che non è percepito come negativo (sebbene abbia ampi margini di miglioramento e numerosi aspetti deleteri).

Il terzo è la definizione del periodo attuale come “Modernità liquida”, in contrapposizione alla precedente epoca totalitaria, caratterizzata dai modelli standardizzati di ispirazione fordiana, un mondo organizzato come catena produttiva.

Ford aveva inventato il sistema per evitare la diserzione del proprio esercito, incatenandolo in un processo che non poteva essere interrotto.

Risultati immagini per bauman

Zygmunt Bauman

Per l’autore il passaggio alla Modernità Liquida corrisponde anche al passaggio all’individualismo. Come dice Toqueville, l’individuo è il peggior nemico del cittadino, e quindi l’individualismo sta rubando spazi al pubblico, al sociale. La grande paura delle distopie del XX secolo, come “1984” di George Orwell e “Il mondo nuovo” di Huxley si sono rivelate infondate. Nascevano dalla paura dei totalitarismi europei, come nazismo, fascismo e stalinismo, ma lo shock di quelle esperienze è stato così forte da spingere la società alla deriva verso il suo opposto, verso un mondo in cui l’interesse individuale e personale pare il solo che conti, con il risultato che gli Stati, anziché occuparsi delle problematiche sociali, ambientali, economiche e magari finanziarie, si concentrano, soprattutto nella comunicazione, verso false problematiche come la sicurezza, erigendo muri e barriere e creando clamore su casi di violenza statisticamente del tutto irrilevanti o ergendosi a baluardo verso ciò che è “altro” e “diverso”.

La morte del cittadino, sotto i colpi dell’individuo, si vede fortemente in alcuni Paesi come l’Italia, in cui il senso civico si è perso, forse per effetto di una prolungata percezione del Governo come entità aliena (in ricordo di passate dominazioni straniere) da combattere e imbrogliare, piuttosto che espressione della comunità cui si appartiene, lasciando ampi spazi a mafie e camorre.

La differenza tra capitalismo pesante e capitalismo leggero, per Bauman, si nota anche nella sostituzione di numerose autorità a una o poche, con il risultato che, proprio per il loro numero, le autorità cessano di essere tali e i leader sono sostituiti dai consulenti, la cui autorità deriva dall’approvazione di chi ne cerca il parere.

Le paure orwelliane si sono così ribaltate, al punto che il pericolo oggi sono la moltitudine di Piccoli Fratelli onnipresenti, piuttosto che l’autorità statalista del Grande Fratello. I Talk Show hanno portato il privato nella sfera del pubblico, svolgendo un’importante funzione sociale di liberazione da paure e complessi, mostrando che panni sporchi simili ai nostri erano lavati sui teleschermi. Il privato ambisce a diventare pubblico. Desidera apparire. I Talk Show sono solo per pochi e qualificati (a modo loro) soggetti. I reality danno visibilità alla gente comune, ma sempre solo a pochi. Le community del web sono la piazza in cui ciascuno, chiunque, può esibirsi e recitare la sua parte, in cui gli viene costantemente chiesto “cosa pensi?” (anche se si trova in spazi virtuali che tutto inducono anziché il pensiero), in cui ciascuno dichiara dove si trova, con chi, perché e come, in una spontanea rinuncia alla privacy, in un annichilimento delle barriere che difendevano il privato, in un’illusoria corsa a dimostrare di essere individui, di essere speciali, di essere notati, di essere parte di una community virtuale ma rinunciando al senso civico di appartenente a una comunità sociale.

Centro commerciale a Monaco di baviera – Agosto 2015 – Foto di Carlo Menzinger

La modernità liquida, superato da tempo il concetto di bisogno, supera anche quello di desiderio, sostituendolo con il capriccio. La compulsione allo shopping non deriva certo dall’esigenza di soddisfare un bisogno, dato che bisogni primari e secondari sono già ampiamente soddisfatti della civiltà occidentale dell’opulenza, ma il desiderio non basta più a pilotare i consumi. Occorre stimolare il capriccio infantile, l’impulso immediato e irrefrenabile all’acquisto, reso sempre più semplice e fruibile ovunque dalle vendite on-line e dai sistemi di pagamento elettronici che attuano un nuovo passaggio di smaterializzazione della ricchezza, non più “pecunia” (misurabile in termini di “pecore” o altri beni), ma neanche più equivalente di metalli preziosi o tangibile carta, ma flusso impercettibile di bit in rete.

E il corpo finisce in questo meccanismo con la confusione tra salute e fitness, dove la salute può essere perseguita e talora raggiunta ma la forma perfetta e sempre da raggiungere e per il fitness occorre sempre continuare a combattere, perché basta distrarsi un attimo per perderlo. Ed ecco fiorirvi attorno un mercato colossale.

A difesa dell’individualismo e dei suoi desideri di sicurezza sorgono i muri. Bauman ci parla del progetto sudafricano di città-isola Heritage Park dell’architetto Hazeldon (viene da pensare, però alla Brexit e al muro messicano di Trump) ma anche della necessità, negli incontri tra estranei di indossare maschere, in primis quella della “buona creanza”, tipica di un mondo in cui ciascuno è estraneo agli altri.

Il desiderio di muri è segno di un ritorno al Medioevo e alle sue città fortificate.

Risultati immagini per Defense Parigi

La Defénse – Parigi

Bauman quindi ci parla di spazi pubblici, lo spazio che esclude (fa l’esempio de La Defense a Parigi, in cui la piazza non è un luogo in cui vivere, ma solo spazio scenico e di passaggio) e lo spazio che ci rende uguali, come i Centri Commerciali, dove ogni differenza è annullata, tutti sono uguali e tutti sono lì per il medesimo fine, dove ognuno è un estraneo per gli altri e non occorre costruire dei rapporti con i passanti. Il Centro Commerciale è il nuovo Tempio, spazio che purifica i rapporti sociali rendendoli neutri,

Ci sono due modi per affrontare le diversità, la cancellazione del diverso (la guerra o l’uccisione dello straniero) o la cancellazione delle diversità nell’altro (l’omologazione, l’assorbimento nella cultura dominante). La Defense, come i muri, è lo spazio del primo approccio. Il Centro Commerciale quello del secondo.

Poi, Bauman ci parla del tempo e di come la sua separazione dallo spazio sia l’inizio della modernità. È stato quando abbiamo creato macchine in grado di liberare la velocità dai limiti umani e naturali, che il tempo è divenuto cosa diversa dallo spazio. In precedenza le distanze potevano essere espresse in giorni di cammino. Con la modernità, occorre distinguere il mezzo adoperato e questi sono in continua competizione tra loro e in evoluzione verso una tendenziale velocità infinita, che annulli lo spazio e ci renda ubiquitari.

La coscienza del tempo si porta dietro la volontà di superarlo, di raggiungere l’immortalità. Il capitalismo e la modernità pesanti sono stati caratterizzati anche dalla produzione e conservazione di beni duraturi, giacché in essi si rifletteva il desiderio di immortalità. Capitalismo leggero e modernità liquida portano a un superamento di questo. Le società informatiche mirano a creare prodotti di rapida obsolescenza e sono pronte a dimenticarli per passare a nuove versioni o prodotti più evoluti. Il possesso diventa temporaneo ed effimero. Siamo nell’ambito di considerazioni simili a quelle di Rifkin (L’era dell’accesso) sul superamento del concetto di proprietà.

Il capitalismo pesante era anche caratterizzato dal matrimonio duraturo tra capitale e lavoro, mentre nella modernità liquida questi passano a un’instabile convivenza. Il capitale non deve più essere investito in pesanti strutture e diventa mobile e lo stesso deve fare il lavoro. Le aziende che passano di mano generazione dopo generazione stanno diventando un retaggio del passato al pari con il posto fisso. Tutto diviene più volatile.

Bauman passa poi a parlare delle differenza tra patriottismo e nazionalismo con le conseguenti drammatiche derive belliche, prendendo a esempio i Risultati immagini per centro commercialerecenti conflitti balcanici, e delle comunità, evidenziando come il desiderio di tenere lontano il diverso sfocia in delitti di membri della comunità contro chi non ne fa parte, con il risultato di rinsaldare la comunità stessa contro il pericolo di ritorsioni o la paura che gli estranei possano a loro volta compiere delitti che minino la tranquillità della comunità. Gli autori dei delitti contro gli stranieri tendono a essere ben noti all’interno della comunità che li difende, divenendo compartecipe del delitto e trovando la propria ragione d’essere proprio nella sua autodifesa, quasi che le loro stesse vittime possano tornare, come redivivi zombie a minacciarle. Altro tipo di comunità moderna è quella istantanea, che Bauman chiama “comunità guardaroba”, perché è simile a un gruppo di persone che si ritrova a teatro per uno spettacolo, accomunata in una successione di emozioni e sentimenti generati dallo spettacolo ma solo per il breve arco di tempo in cui lasciano i soprabiti nel guardaroba e quando li riprendono. Le community virtuali, di cui Bauman non parla, sarebbero “comunità guardaroba” ancor più istantanee, che durano il tempo di leggere qualche post, anche se la comunanza di interessi del tema della community porta gli “amici” virtuali a rincontrarsi, pur mantenendo, per il resto vite del tutto distinte.

Chiudono il volume alcune riflessioni sul rapporto tra storia, poesia e sociologia e sul ruolo della sociologia, come strumento per curare la società, che, in particolare, si può considerare malata ogni volta in cui cessa di mettersi in discussione.

Funzione della sociologia è anche quella di distinguere tra sorte e destino, cercando di evitare di cadere nel fatalismo (“Prendere le distanze, prendere tempo, al fine di separare il destino dalla sorte, perché il destino possa affrontare e sfidare la sorte: questo è il compito della sociologia”), perché, come scrive Max Scheler (“Ordo amoris”) “il presupposto che sorte e destino siano la stessa cosa va etichettato come fatalismo”.

Conclude Bauman che “compito della sociologia è fa sì che le scelte siano realmente libere e che tali rimangano, e sempre per ,o più diventino, per l’intera esistenza di tutto il genere umano”.

 

%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: