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PICCOLI ASSAGGI DE “IL SOGNO DEL RAGNO” IN ATTESA DELL’APERI-CENA DEL 19 OTTOBRE

In attesa di incontrarci a Firenze, al Caffè degli Artigiani, in via dello Sprone 16 rosso, giovedì 19 Ottobre 2017 alle ore 20,30, per un’apericena di presentazione de “IL SOGNO DEL RAGNO” vorrei lasciarvi alcuni assaggi del romanzo.

Ho pubblicato in rete alcune frasi tratte dal romanzo “IL SOGNO DEL RAGNO” e dal resto della saga di “VIA DA SPARTA”, corredandole con un’immagine che in qualche modo aiutasse a illustrarle.

Le potete leggere, corredate delle immagini, qui e qui oppure potete leggerle qui di seguito.

Alcune (qui in corsivo) sono frasi di altri autori che compaiono all’inizio di ciascun capitolo, altre sono estratti del romanzo. Per alcuni capitoli, ne ho scelte più di una.

 

Credeva in infinite serie di tempo,

in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.

Questa trama di tempi che s’accostano, si biforcano,

si tagliano o s’ignorano per secoli comprende tutte le possibilità.

(Jorge Luis Borges – Finzioni – Il giardino dei sentieri che si biforcano)

 

Cap. 1

 

Dopo che tutte le fanciulle e tutti i giovani non sposati

sono stati rinchiusi in una sala oscura,

ciascuno portava con sé senza dote quella che aveva afferrato.

(Ermippo di Smirne)

 

Aracne viveva in un tempo che non le apparteneva. In un tempo che non è neanche il nostro. Aveva diciassette anni, ma non si sentiva giovane e non considerava la sua un’età felice. Se quella mattina le avessero detto che al calar del sole un gruppo di ragazzi l’avrebbe costretta a fare sesso in mezzo alla strada, non si sarebbe stupita.

 

Cap. 2

 

La Costruzione è per tener su: l’Architettura è per commuovere.

(Le Corbusier)

 

 

Non si deve perder tempo a ricercare la bellezza. La bellezza ci viene dagli Dei. Sono loro a darcela e sono loro a prendercela. Non spetta all’uomo crearla.

 

Cap. 3

Presso i Lacedemoni, era al tempo stesso tradizionale e abituale

che la donna avesse tre o quattro mariti,

talvolta di più, quando erano fratelli, e che i loro figli fossero comuni;

e quando c’erano molti figli, era bello e abituale

dare in matrimonio la propria moglie a uno dei propri amici.

(Polibio)

 

Segui i sogni e troverai te stessa

Possono sposare un solo uomo e poi ci devono vivere assieme per tutta la vita e possono fare sesso solo con lui! Non è incredibile? È chiaro che si tratta solo di una favola.

 

Sentiva già gli ululati dei lupi sulle montagne. Li vedeva correre incontro alla sua amica. La vedeva fuggire, incespicando nelle radici e nei sassi del bosco. La vedeva azzannata, ferita, smembrata, divorata.

 

Cap. 4

 

Quando gli chiesero che cosa sapesse fare, uno spartano rispose:

“Essere libero”

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

Cambiare le città, cambiare il modo di abitare per cambiare il modo di vivere, per cambiare il mondo. Questo era il suo sogno e il suo progetto.

 

Cap. 5

 

Bisogna sapere che a Sparta regnava

un’abominevole disparità di condizioni sociali tra i cittadini e

vi si aggirava un gran numero di diseredati,

che non possedevano un palmo di terra,

perché tutta la ricchezza era concentrata nelle mani di poche persone …

(Plutarco, Vita di Licurgo, 8)

 

Le grandi imprese spesso sono spinte da ignorante inconsapevolezza.

 

Era l’estate del primo anno dopo la 696^ Olimpiade o, come si diceva ormai spesso, il 2785° anno olimpico . Era il sesto giorno del mese Targellione. Era il tempo di Sparta.

 

Il senso della sua vita divenne direzione e la direzione si fece moto e il moto energia. La fisica dei sentimenti travolse la fisica dei matematici, che sotto le stelle serve solo a non farle precipitare, mentre quella del cuore serve a farti camminare e andare avanti, anche se non sai cosa ti attenda.

 

Partire e lasciare tutto non è mai facile, anche quando “tutto” è pochissimo.

 

Cap. 6

 

Condussero tra i monti i figli che avevano al seno

e si nutrirono della loro carne.

(Apollodoro – Biblioteca, 3,5,2,3)

 

Era una vita raminga, selvaggia e senza regole ciò a cui ambiva? No. Non era questo il suo desiderio. Lei voleva solo vivere. Vivere ed essere libera. Vivere lei e suo figlio.

 

Cap. 7

 

Una vita senza ricerca non è degna di essere vissuta.
(Platone – Socrate in “Apologia di Socrate”)

 

Sulla soglia apparve un uomo. Era alto e magro come un’ombra pomeridiana. Il suo volto sfregiato era affilato come la lama di un rasoio arrugginito.

 

Cap. 8

 

Devo studiare politica e guerra

perché i miei figli possano avere la libertà di studiare matematica e filosofia.

I miei figli dovrebbero studiare matematica e filosofia, geografia, storia naturale, costruzione navale, navigazione, commercio e agricoltura

così da dare ai loro figli il diritto a poter studiare

pittura, poesia, musica, architettura, scultura, e ceramica.

(John Adams)

 

La sola eleganza accettata era quella delle falangi in marcia, la sola armonia quella degli eserciti che avanzano verso la battaglia con il sincronismo di storni in volo.

 

Cap. 9

 

Gli arconti mandavano ogni tanto nel territorio senza una missione specifica

quelli tra i giovani che passavano per essere i più intelligenti,

con pugnali e viveri sufficienti, ma nient’altro.

Questi, durante la notte scendendo sulle strade,

sgozzavano quello tra gli Iloti che sorprendessero.

Spesso, percorrendo la campagna, uccidevano i più robusti e i più forti.

(Plutarco – Vita di Licurgo, 28, 1-7)

 

 

La caccia riprendeva e ora lei era la preda.

 

Non lasciare che un piccolo successo ti allontani dal tuo sogno. I piccoli successi uccidono i grandi sogni.

 

–        Quanti anni hai?

–        Il mio corpo ne ha cinquanta. Il mio cuore ne ha venti. Il mio cervello ne ha duemila.

 

Cap. 10

 

Il sesso senza amore è un’esperienza vuota,

ma tra le esperienze vuote è una delle migliori.

(Woody Allen)

 

 

È inutile interrogare le ombre.

 

Gli spartiati erano diventati molto più alti e forti dei greci antichi da cui discendevano, persino dei mitici eroi delle Termopili.

 

Cap. 11

 

Un ateniese gli fece osservare: “Voi Spartani siete rigidissimi

nel rifiutare ogni occupazione fissa, Nicandro”.

Egli ribatté: “ È vero; ma il fatto è che

non vogliamo sprecare il nostro tempo in qualsiasi sciocchezza, come voi”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

 

Il branco può sembrare una famiglia, ma è un’altra cosa. I branchi sono bande, sono gruppi di cacciatori, sono un’alleanza di compagni. Nel branco c’è cameratismo e solidarietà ma non c’è pietà, non c’è amore incondizionato, non c’è assistenza illimitata al debole. Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Il branco sopprime il debole e il malato o lo sacrifica lasciandolo indietro ad altri predatori. Il branco preda. Il branco caccia. Il branco combatte. Sparta era il branco dei branchi.

 

Non erano però solo i lupi a seguire la loro carrozza. Predatori ben più pericolosi, stavano seguendo entrambi.

 

Assai difficilmente un ilota avrebbe avuto la meglio in uno scontro con uno spartiate, tanto più grande, muscoloso, veloce, reattivo, feroce, addestrato.

 

Vederli correre attorno, silenziosi come anime perdute, era agghiacciante.

 

Le donne avevano addomesticato i loro uomini, legandoli al focolare.

 

Cap. 12

 

Si dice che anche lui (Licurgo) sia l’istigatore della cripteia,

conformemente alla quale ancora oggi,

facendo una spedizione in armi, si nascondono di giorno e di notte…

e uccidono quanti Iloti è necessario.

(Eraclide Lembo)

 

 

É per questo che stai fuggendo? Perché pensi che in un altro luogo ti sarà possibile decidere del tuo futuro? Questo non è possibile né per le donne, né per gli uomini.

 

Essere vecchi è una colpa, un delitto punito con la morte.

 

Cap. 13

 

Una volta una donna della Ionia si vantava

di una tela di gran valore che aveva tessuto:

sentendola, una spartana le indicò i suoi figli, quattro splendidi ragazzi,

e le disse: “Queste devono essere le occupazioni di una donna virtuosa:

è di questo che dobbiamo andare fiere e vantarci”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

L’agoghé spartana prevedeva che fossero gli istitutori a educare, formare e iniziare al sesso i bambini.

 

I figli sono frecce scoccate dall’arco. Una volta lanciate non tornano indietro.

 

Cap. 14

 

Persone non ignobili sono state ridotte in povertà e,

fornite di stimoli e armate, indebitate o colpite da atimìa,

appaiono invaghite della rivoluzione.

(Platone)

 

 

Aracne sfruttò quei giorni nei boschi per impratichirsi nell’uso della balestra.

 

Il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno non sono i pericoli e le avversità, ma te stessa e il tuo desiderio di accontentarti. I piccoli successi sono il maggior ostacolo tra te e il tuo sogno.

 

Capì che si stava illudendo e adagiando su un materasso sospeso nel nulla e che sarebbe bastato un piccolo movimento sbagliato per farla precipitare.

 

La fede è pericolosa. Significa credere senza domandarsi mai se sia giusto o vero quello in cui si crede.

 

Il lupo regna con la forza. L’uomo regna con la debolezza, aggiogando quella altrui alla propria, rendendo debole il suo avversario per dominarlo.

 

L’uomo è una scimmia inerme, armata solo della propria aggressività. La sua aggressività lo rende letale.

 

Cap. 15

 

Di conseguenza, quando uno gli chiese

quale vantaggio avessero dato a Sparta le leggi di Licurgo,

(Agesilao) rispose: “quello di disprezzare i piaceri”.

(Plutarco – Le virtù di Sparta)

 

 

Sogno una città che somigli a un bosco di pietra vivente. Sogno una foresta di abitazioni vibranti di vita e natura.

 

Cap. 16

 

Chi può dire: «Ho purificato il mio cuore, sono puro dal mio peccato?»

(Bibbia – Proverbi 20:9)

 

Si sarebbe portato ancora a lungo addosso il sapore della pelle di Aracne, come un dolore acuto nel fondo del cuore, come una ferita che rifiuti di rimarginarsi e il peccato, che gli pesava sull’anima, sarebbe stato il sale che quella ferita avrebbe fatto bruciare forse per sempre.

 

Cap. 17

 

Il corpo nudo è un retaggio della Grecia e di Roma

tornato di moda nel Rinascimento italiano,

ma gli antichi Greci e gli antichi Romani erano abituati a vedere corpi nudi e

non pensavano che questo potesse avere un influsso sulla morale pubblica.

(Natsume Soseki – Io sono un gatto)

 

Quando era con lei, gli sembrava di sprofondarle dentro, di perdersi in un oceano inebriante di femminilità, di affogare in un abisso di sensualità da cui pareva impossibile poter riemergere.

 

Se non serve, non devi aver paura.

 

Cap. 18

 

Un giorno riflettevo su come Sparta, una delle città meno popolose,

sia divenuta una delle più potenti e celebri città della Grecia

e mi stupivo di come ciò potesse essere accaduto.

Poi pensai alle istituzioni degli spartiati e finii di stupirmi.

(Senofonte – Costituzione dei Lacedemoni, 1, 1)

 

 

La sconfitta fa il vero uomo. Non la continua e facile vittoria.

 

Cap. 19

 

Il paradiso è un mercato nero dove c’è di tutto.

(Heinrich Böll)

 

Libertà, schiavitù: pensiamo che ci sia un confine preciso tra di loro ma ogni uomo libero è un po’ schiavo e ogni schiavo ha un po’ di libertà.

 

Cap. 20

 

E i soldati che combatterono materialmente quella guerra (del Peloponneso)

erano alti poco più di un metro e mezzo

e non superavano mediamente i 60 chili.

(Victor Davis Hanson – Una guerra diversa da tutte le altre)

 

La cultura e la conoscenza sono un pericolo per il potere. L’informazione è un virus che si diffonde veloce e mina la solidità del governo.

 

Cap. 21

 

Un’altra volta gli venne chiesto perché

gli Spartani avevano più successo di tutti gli altri popoli; (Agesilao) rispose:

“Perché più di tutti gli altri si esercitano a dare ordini e a riceverne”.

(Plutarco – Le Virtù di Sparta)

 

Senza corde o catene a trattenerli, all’apparenza liberi, come tutti, ma pronti a conoscere e affrontare una nuova schiavitù, perché, in un modo o nell’altro, gli uomini sono tutti schiavi.

 

Chi sacrifica la propria vita per il lavoro è il vero pigro, perché non si sforza di capire che il lavoro serve per vivere e non viceversa.

 

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Evelyn Storm – Un’illustratrice di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Evelyn Storm ha frequentato un corso triennale di illustrazione alla Scuola del Fumetto.

Ha realizzato copertine per i diari di Facebook e una per il libro “My Dream” di Fabio Emanuele. Un suo disegno è stato pubblicato sul libro di Gregorio Antonuzzo, “I demoni di Eukora – Il mezz’orco” e sta prendendo parte al progetto per il libro “Fino alla fine” di Rossana Roxie Lozzio.

Tra i concorsi vinti: “The Leprechaun – Made me draw it”,  “Gli acquarelli della vita” di Peg Fly,  “La Scelta del diario” della pagina “Clan Dell’Arte” di Facebook (con altri 2 disegnatori) e “Jappo no Gang”.

A gennaio 2013 ha realizzato un disegno su Ortuz che spaventa Jacopo ed Elisa per “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati“, secondo volume ancora inedito al momento della serie “I Guardiani dell’Ucronia”.

http://www.gothicrose.it/

 

Questo è il disegno che ha fatto Evelyn Storm per  JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

 

Questo è il tredicesimo (e ultimo) post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito, il decimo ad Alessio Luna Pilia e l’undicesimo a Antonio Morgia, il dodicesimo a Niccolò Pizzorno.

Con questi articoli intendo ringraziare tutti gli illustratori, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

Niccolò Pizzorno – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Niccolò Pizzorno nasce a Genova il 4 dicembre 1983. Vive a Tiglieto un paese dell’entroterra ligure fino al 1995, poi si trasferisce a Genova, dove  segue gli studi artistici: Liceo Artistico N. Barabino, Accademia Ligustica di Belle Arti di Genova e, infine, la Scuola Chiavarese del fumetto.

Si occupa principalmente di illustrazione e grafica ma anche di tecniche calcografiche: acquaforte, aquatinta, puntasecca.

È stato l’artista presente con il maggior numero di disegni nel progetto editoriale per la gallery novelIl Settimo Plenilunio” e ha illustrato, assieme a Ludwig Brunetti il romanzo “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale”, realizzandone anche la copertina. È sua anche quella di “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”.

Lo trovate su facebook qui:

http://www.facebook.com/niccolo.pizzorno

Questo è il dodicesimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito, il decimo ad Alessio Luna Pilia e l’undicesimo a Antonio Morgia. Il prossimo e ultimo posta sarà dedicato a Evelyn Storm.

Con questi articoli intendo ringraziare tutti gli illustratori, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

Niccolò Pizzorno ha realizzato per questo libro i seguenti disegni:

Jacopo Flammer con due suricati, osservato da Gruhum.

Govinia, la sede dei Guardiani dell’Ucronia, dove tutti i passati e futuri possibili si incontrano.
I suricati osservano Jacopo Flammer.
 
Suricato con gli occhiali di Jacopo Flammer.

 

Antonio Morgia – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Antonio Morgia nasce a Pescara il 27 Marzo del 1985. Fin dall’infanzia nutre una forte passione per l’arte, maturando un particolare interesse verso il disegno a matita. Da autodidatta migliora la sua tecnica grazie all’interesse verso l’iperrealismo dal quale trae ispirazione per le sue più recenti opere unendo così la passione a una grande continuità e a una spinta costante al miglioramento. Oltre al disegno nutre interessi verso la musica, la letteratura, l’informatica e la psicologia, conseguendo, in relazione a quest’ultime, il diploma in Perito tecnico industriale Informatico e la laurea in Scienze Psicologiche.

Per visionare le sue opere potete visitare il suo blog: http://zeroperinfinito.wordpress.com/

 

Antonio Morgia ha fatto questo disegno (un suricato che disegna una lontra) per il romanzo JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

Questo è l’undicesimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo, l’ottavo a DivaZ, il nono aRoberta Losito e il decimo ad Alessio Luna Pilia.

Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori, che qui ringrazio tutti, per aver contribuito a rendere questo volume davvero speciale.

 

Roberta Losito – un’illustratrice di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Roberta Losito è nata a Foggia nel 1993; dopo essersi diplomata al liceo artistico si trasferisce a Milano per frequentare l’accademia di belle arti A.C.M.E. attualmente segue il corso di fumetto e illustrazione.

Il suo blog è http://tyrakurai.wordpress.com/

Ha fatto questo disegno per illustrare il romanzo di fantascienza JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI:

Roberta Losito - Jacopo Flammer nella terra dei suricati

Questo è il nono post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI. Chiamo questo tipo di lavoro “gallery novel” perché è un romanzo illustrato da numerosi disegnatori ed è quindi quasi una galleria di disegni sotto forma di libro.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi, il settimo a Giuseppe Di Bernardo e l’ottavo a DivaZ. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

DivaZ – un illustratore di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Marco Di Vairo aka DivaZ è nato a Milano 1974. Disegna, colora e fotografa fin da piccolo e, con il passare degli anni, converte queste passioni in una professione. Dopo essersi diplomato come Maestro d’Arte inizia a lavorare come freelance nei settori della promozione pubblicitaria e della fotografia. Maggiori informazioni possono essere recuperato su www.divaz.it

 

DivaZha realizzato il seguente disegno per la gallery novel JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI :

Il porcello Sgrunf visto da DivaZ per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Il porcello Sgrunf visto da DivaZ per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Questo è l’ottavo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte, il sesto a Guido De Marchi e il settimo a Giuseppe Di Bernardo. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

Giuseppe Di Bernardo – un illustratore di “JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI”

Diabolik - disegnato da Giuseppe Di Bernardo

Diabolik – disegnato da Giuseppe Di Bernardo

Giuseppe Di Bernardo, fiorentino classe 1971, dopo aver fatto gavetta con editori minori, disegna un episodio di Mister No, personaggio storico della Sergio Bonelli editore. Dopo svariate pubblicazioni per il mercato francese, nel 2002 approda come disegnatore al personaggio culto del fumetto made in Italy, Diabolik, il re del terrore, l’eroe creato dalle sorelle Giussani. Giuseppe è anche sceneggiatore, scrittore di racconti noir, insegnante della Scuola Internazionale di Comics e editor Star Comics.

http://dibernardocomics.blogspot.com/

Giuseppe Di Bernardo ha fatto questo disegno che raffigura Omar Loresti per la gallery novelJACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI“:

Questo è il settimo post in cui parlo dei tredici illustratori di JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI.

Il primo post era dedicato a Fabio Balboni, il secondo a Raffaella Bertolini, il terzo a Camilla Bianchi, il quarto a Liliana Capraro, il quinto a Cinzia Damonte e il sesto a Guido De Marchi. Presto pubblicherò delle schede anche per gli altri illustratori (in ordine alfabetico).

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