Archive for agosto 2015

IL WESTERN NON È MORTO

Che cosa rende gradevole la lettura di un romanzo di Joe Richard Harold Lansdale? Forse la capacità di creare personaggi al limite del plausibile, metafore al limite dell’esagerato e situazioni oltre il comune.

Come in altri suoi romanzi, anche ne “La foresta” il protagonista è un ragazzino e la storia comincia con una micro-apocalisse domestica: il ragazzo e la ragazza restano orfani, partono con il nonno, il nonno muore e la ragazzina viene rapita. Da qui parte la trama, che è quella di un western moderno (o post-western, se preferite) in cui il ragazzino mette su una banda per andare a cercare e salvare la sorella perduta. Ed ecco i suoi compagni surrerali: un pistolero nano, un meticcio bianco-rosso-nero ubriacone accompagnato da un maiale bisbetico, cui altri si aggiungeranno, tra cui una puttana che diventerà la fidanzata del ragazzino e uno sceriffo sfregiato cacciatore di taglie.

Non siamo ai toni assurdi del pulp “Notte al Drive-In” ma piuttosto dalle parti di altri romanzi di Lansdale come “Acqua buia” e “Cielo di sabbia”. In tutti si descrive un’America di provincia che sopravvive a fatica, cattiva e violenta, quasi come in un romanzo del suo conterraneo McCarthy.

Joe R. Lansdale

Siamo negli anni dell’avvento dell’automobile, eppure l’aria che respiriamo è ancora quella del vecchio selvaggio west. Leggiamo così un western nuovo, diverso, che è andato persino oltre quelli che parevano essere gli ultimi film del genere, i cosiddetti “western revisionisti”, in cui gli indiani erano i buoni, tipo “Balla con  i lupi”, “Piccolo grande uomo”, “Soldato blu”, “Un uomo chiamato cavallo”. Qui non è più questione di indiani o visi pallidi. Ci sono ancora dei pistoleri, c’è ancora la natura forte e selvaggia (qui rappresentata dalla foresta che dà il titolo al romanzo), c’è persino un uomo con sangue indiano, anche se lo chiamano “negro”, ma del western sono rimaste solo le sparatorie, gli inseguimenti, i rapimenti. Il mondo è andato avanti, come direbbe il grande pistolero inventato da Stephen King nella saga de “La Torre Nera”. Assieme al mondo anche il western è andato avanti. Lo credevamo morto, ma sopravvive ancora in alcune pagine di autori come Lansdale, King e forse anche McCarthy.

E, non stiamo parlando di romanzi del secolo scorso: “La foresta” è del 2013 e il ciclo de “La Torre Nera” ha visto la pubblicazione dell’ottavo volume nel 2012!

 

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DUE SETTIMANE A MONACO

Sono stato per due settimane a Monaco di Baviera con mia moglie e mia figlia. Devo dire che due settimane sono il tempo giusto per visitare questa città che offre davvero molto, se si vogliono visitare musei, palazzi, chiese. Ha anche un gran numero di bei parchi che l’attraversano e meritano qualche ora ciascuno. Per chi ama lo shopping  il centro della città non può certo deludere, con negozi di ogni livello e enormi centri commerciali.

Mia figlia la mattina frequentava un corso di tedesco alla BWS Germanlingua, in pieno centro, ad Hackenstrasse 7. Mi pare ne sia rimasta abbastanza soddisfatta.

Abbiamo alloggiato presso la Pension Seibel in Reichenback strasse 8, a 30 metri da Viktualienmarkt e a mezzo WP_20150804_09_29_03_Prochilometro da Marienplatz. Insomma difficile trovare una posizione più centrale. L’hotel offriva un’ampia colazione in una saletta arredata in stile bavarese. Pur essendo l’offerta di pietanze abbastanza ampia, in due settimane del nostro soggiorno non è mai variata. Sui tavoli c’era una caraffa di caffè e frutta fresca (non sempre ben assortita) e sul tavolo a buffet piatti, solo freddi, salati e dolci. In sostanza un paio di formaggi, uno tipo brie e uno tipo gorgonzola, philadelphia classico e alle erbe e sottilette, vari affettati, verdure secche (pomodori, peperoni, ecc), uova sode condite e no, caprese, pani bavaresi di vario tipo, una decina di dolci diversi, succo di arancia e di mela, yogurt bianco, alla fragola e ai cereali, varie marmellate, miele e credo di aver detto quasi tutto.

La prima stanza che ci hanno offerto (n. 46) , pur essendo una tripla (eravamo tre) era molto piccola e l’accesso al terzo letto era difficoltoso. Ci è stata prontamente sostituita con una quadrupla (n. 51), più spaziosa ma all’attico (quinto piano con ascensore) e quindi assolata. Dopo i primi giorni, con un modesto sovrapprezzo (€ 20 al giorno) ci siamo fatti spostare nella suite (n.31), un appartamentino di tre stanze decisamente più moderno come arredi, con cinque letti, ampio divano angolare con chaise longue, poltrona di vimini, tavolino con TV a schermo piatto, quattro sedie, cucina (ma senza pentole e con ben pochi piatti – che non abbiamo usato minimamente), due letti matrimoniali e un singolo, tre armadi, bagno nuovo (quello della n.51 meritava un completo rinnovo) con vasca, tutto molto meglio che nell’altra camera. Ottima soluzione, sebbene al terzo piano, senza ascensore, cosa che per me va benissimo, essendo abituato a fare le scale a piedi anche quando è possibile evitarlo.

Le ragazze che pulivano le stanze ci sono parse un po’ in affanno e difficilmente riuscivano a completare il giro prima delle 13,00. Ho fatto presente la cosa alla proprietaria che subito ci ha fatto pulire l’appartamento entro le 9,00. Insomma, l’hotel ha fatto il possibile per venire incontro alle nostre richieste, pur nei limiti di una struttura familiare di poche stanze.

Avevo tre guide con me:

  • Monaco Cartoville – Touring Editore
  • Low Cost Monaco – Morellini Editore
  • Germania – Le Guide Mondadori

Ho usato la guida Mondadori soprattutto per le escursioni fuori città (escursione al lago Chiemsee con visita al palazzo Herrenchiemsee – imitazione di Versailles – e giro in battello tra Stock, Herren e FruenInsel, il castello da fiaba Neuschanstein e l’adiacente Hohenschwangau, i paesi di Füssen, Augusburg e Oberammergau, nonché il campo di concentramento di Dachau). La consultavo poi la sera anche per le visite in città. Amo molto le guide Mondadori, per la presenza di foto e piante tridimensionali.
In tasca tenevo, invece, sempre la guida Touring Cartonville. Ogni zona della città ha la sua cartina (dalla A alla F), con indicazione di ristoranti, locali, negozi e, ovviamente, monumenti. Piccola e maneggevole, è stata utilissima soprattutto come stradario.

La guida della Morellini mi è servita solo come lettura generale e mi ha suggerito la visita del quartiere Jugend still di Schwabing, che era meno valorizzata sulle altre guide, seppur comunque indicata. Sostanzialmente però, avendo le altre due guide, avrei potuto farne a meno.

I ristoranti li abbiamo scelti “a naso”, senza consultare guide o web.

Abbiamo cercato di cenare quasi sempre bavarese e quasi sempre in pieno centro, non lontano da Viktualienmarkt, dove c’è una scelta notevole di esercizi. Alcuni dei locali in cui siamo stati sono i seguenti (il prezzo è per 3 persone):

  • Zum Dürnbraü – Dürnbraustrasse, 2 – € 82,00 – 1 agosto – bavarese;
  • Altes Hackerhaus Famillie Pongratz – Sendlinger Strasse, 14 – € 59,20 – 2 agosto – bavarese;
  • Bratwurstherzl am Viktualienmarkt – Dreifaltingkeitsplatz, 1 – € 46,50 – 3 agosto – bavarese;
  • Haxnbauer – Sparkassenstrasse – € 62,00 – 4 agosto – bavarese;
  • Der pschorr – Viktualienmarkt, 15 – € 72,10 – 5 agosto – bavarese;

    Schloss Neuschawnstein

    Schloss Neuschwanstein

  • Tarullo’s – Kreutzstrasse, 18 – € 55,01 – 6 agosto – italiano;
  • Maredo München – Frauenplatz 7 – € 57,70 – 7 agosto – spagnolo;
  • Laurin – S.Riedl & M. Augustburger GbR – Heiliggeiststrasse, 6 – € 67,20 – 8 agosto – bavarese;
  • Yum Thai Kitchen & bar – Utzschneiderstrasse 6 – € 85,20 – 10 agosto – thailandese;
  • Winter Garten – Elisabethplatz 4b – € 41,20 – 11 agosto – bavarese;
  • Restaurant Zum Alten Markt – Dreifaltigkeitsplatz 3 – € 49,20 – 12 agosto – bavarese;

Abbiamo mangiato bene in tutti e non vale la pena di fare particolari descrizioni di ognuno. Quasi ovunque, per questa categoria di prezzo, i tavoli sono senza tovaglia, gli ospiti si succedono sullo stesso tavolo senza che venga pulito e spesso la gente si siede dove trova posto libero, senza chiederlo al cameriere. Questi sono quasi tutti frettolosissimi (e sostanzialmente poco simpatici). Danno per scontato che si voglia solo bere (birra ovviamente) e una volta che gli hai ordinato le bevande scappano via e si fa sempre fatica a ordinare anche da mangiare. Le birre arrivano in fretta, ma il cibo tende ad arrivare con lentezza. Ci siamo ostinati a ordinare acqua frizzante, nonostante il prezzo che è quasi pari a quello della birra e il disprezzo più o meno evidente dei camerieri per “l’acqua miserabile” come l’ha persino chiamata uno di loro (in italiano) portandoncela, credendosi, forse, spiritoso. Nei locali bavaresi di solito i menù sono in tedesco, ma i camerieri capiscono bene l’inglese. Talvolta abbiamo trovato menù anche in inglese o persino in italiano.

Hohenschwangau

Hohenschwangau

L’unico locale con camerieri cortesi e attenti, tovaglie e un’apparecchiatura decente (di solito tovaglioli e posate stanno in boccali al centro della tavola e ognuno li prende da sé) è stato quello thailandese.

In molti locali (quasi tutti) i tavoli vengono condivisi. Se siete in tre e il tavolo è da sei, aspettatevi di dividerlo con altre due o tre persone.

A parità di prezzo in Italia si mangia meno, e soprattutto meno carne (o pesce), ma il servizio di norma è ben superiore. Sulla qualità del cibo, nulla da dire, se uno ama, carni e salumi.

Nei ristoranti è sempre stato possibile pagare con la carta di credito. Non così nei negozi. In uno hanno persino detto che non la accettavano sotto gli € 150! Gli ho lasciato l’acquisto sul bancone! Spesso nei negozi non la accettavano sotto 20 o 30 €.

Cosa abbiamo visto?

Neu Rathaus

Neue Rathaus

Tutto il centro, un gran numero di musei (il tecnologico Deutches, i bavaresi Müncher Stadtmuseum e Bayerisches Nationalmuseum, quelli dedicati all’arte moderna Haus der Kunst, Neue Pinakothek, Pinakothek der Moderne, Museum Brandhorst, Lenbachhauss e Schack Galerie e quelli di arte antica come la Glyptothek piena di statue romane, la Staatliche Antikensammlungen e l’imperdibile Alte Pinakothek), i due municipi (Altes e Neues Rathaus, quest’ultimo un imponente edificio tardo-gotico), molte chiese (Frauenkirche, Peterskirche, Heilinggeiskirche, Mikaelskirche, la barocchissima Asamkirche, St.Paulkirche e la decentrata St. Georgekirche), vari palazzi (Alte Hof, l’immensa Residenz, le terme Müller’sches Volksbad, Maximillianeum, Villa Stuck in jugenstill, come le case del quartiere Alt-Schwabing, il grandioso Schloss Nymphemburg con i suoi immensi giardini e l’adiacente quartiere di Neuhausen ), giardini (Hofgarten, Westermülbach, gli enormi Englischer Garten con lago e fiumi in cui i tedeschi facevano surf), piazze (Marienplatz con il municipio tardogotico che sembra Notre Dame, Viktualienmarkt con il suo mercato alimentare, Theresienwiese dove fanno l’Oktoberfest, la fiorita Gartenplatz vicino al nostro hotel, St.Anna con le due chiese omonime, Königplatz con i due musei e la porta in stile greco) porte torri e monumenti (Isartor, Sendlinger Tor, Friedensengel) e persino cimiteri (Alter Südicher Friedhof).

Loggia dei Lanzi a Firenze

Odeonplatz

Odeonplatz

Insomma, in due settimane c’è poco da fermarsi e quasi tutto quel che abbiamo visto meritava. Magari si potevano evitare la Schack Galerie e l’Haus der Kunst, avendo già visto altri tre musei di arte moderna. Imperdibili le visite fuori porta ai castelli nel sud della Baviera Neuschanstein e Hohenschwangau, ma anche la Residenz con l’adiacente loggia che imita quella dei Lanzi a Firenze, Marienplatz, Schloss Nymphemburg, Villa Stuck e gli Englischer Garten. In questo parco è incredibile cosa non riescano a fare i tedeschi: si tuffano nei fiumi dagli alberi, nuotano in correnti fortissime e gelide, fanno surf, rischiando di spaccarsi la testa contro gli argini strettissimi del fiume, prendono il sole in piena città come fossero al mare!

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Cinghiale davanti al museo della caccia e della pesca a Monaco

“Porcellino” della Loggia del Mercato Nuovo a Firenze

A proposito della Loggia di Odeonplatz che imita quella fiorentina, bisogna dire che ci hanno copiato anche il porcellino, quello della Loggia del Mercato Nuovo. Davanti al museo della caccia e della pesca (Jagd-und-Fischereimuseum di Neuhauserstrasse 2) ce n’è uno identico! Va detto però che il nostrano cinghiale (impropriamente detto “porcellino”) deriva da una copia romana di un marmo ellenistico, dunque i bavaresi potrebbero aver copiato uno di questi e non quello del Mercato Nuovo.

Per quanto bella, Monaco è in parte imitazione di cose di altre epoche, dall’imponente Neues Rathaus che, edificato tra il 1867 e il 1909, si rifà a uno stile gotico ormai superato, a Königplatz con i due musei e la porta che somigliano a templi greci. Quando poi si va sull’isola di Herren nel lago Chiemsee, il palazzo è un’autentica copia, incompleta, del palazzo di Versailles, ancor più somigliante della Reggia di Caserta.

Per quanto riguarda il viaggio, ci siamo mossi in auto (Firenze, Modena, Brennero, Inssbruck, Monaco), attraversando l’Austria (fa un po’ rabbia

Surf a Englischner Gartner

Surf a Englischner Gartner

dover acquistare le “vignette” per l’autostrada che durano 10 giorni minimo, quando l’attraversata si risolve in circa un’ora!).

La partenza di sabato 1 agosto, come temevo, ci ha trascinati nel pieno del traffico e, comprese pause per circa 1 ora, abbiamo impiegato più o meno 10 ore e mezza. Il ritorno è stato più veloce, con traffico solo in Germania, ma comunque di 8 ore e mezza, con la solita oretta di soste.

Per muoversi a Monaco sono quasi sempre sufficienti i piedi, avendo un hotel centrale come il nostro, comunque abbiamo preso due abbonamenti settimanali per le zone 1 e 2. Forse poteva bastare la sola zona 1, ma le poche puntate nella 2 erano quelle che più difficilmente si potevano fare a piedi.

L’auto è impossibile parcheggiarla in centro. Non solo è caro, ma davanti all’hotel non si possono mettere monetine per più di 2 ore di seguito (tranne la notte)! Ho quindi lasciato l’auto al parcheggio Riemer See P+R al capolinea della Linea U2 di Messestadt-Ost. Costa € 1 il primo giorno ed € 3 i giorni successivi, più il prezzo per l’estensione dell’abbonamento alla metro di altre 2 zone (€ 5,40 ogni viaggio).

Conclusioni? Ottima vacanza, ottima location dell’albergo, ottima scelta della durata del soggiorno, ottimo il cibo. Interessante e piacevole il tutto.

IL PASSATO CHE CI CAMBIA

Una scrittura femminile azzurro pallida” del praghese Franz Werfel (1890-1945) è un romanzo breve ambientato a Vienna nel 1936, mentre in Germania si imponevano le leggi razziali. Narra di un tale che, nato da una famiglia povera, grazie all’eredità di un frac lasciatogli da un amico suicida, sposa una delle donne più ricche e potenti della città. Anni dopo, quando ormai è divenuto un alto funzionario statale, all’età di 51 anni (e non posso non notare che questa è anche la mia età ora), riceve una lettera scritta con “una scrittura femminile azzurro pallido” che non vedeva da 15 anni, ma che subito riconosce per quella della ragazza di cui era innamorato prima di conoscere la moglie e con cui diciotto anni prima aveva avuto una velocissima relazione extra-matrimoniale, cui il solo seguito era stato un’analoga missiva, tre anni dopo, che aveva strappato senza leggere.

Questa volta non strappa la lettera ma ne è subito tormentato, già prima di aprirla. Anche la moglie la nota e ne nascono numerosi equivoci. A rischio è non solo il suo matrimonio, ma la sua stessa esistenza, vissuta fino ad allora all’ombra della potente famiglia della consorte.

Franz Werfel

Questo romanzo delicato, attento agli sviluppi psicologici, mostra tutto l’impatto che un piccolo evento inatteso può avere sull’esistenza delle persone, ma mostra anche come il semplice sospetto di avere un figlio ebreo possa trasformare questo rigido funzionario austriaco, portandolo a sostenere apertamente una candidatura ebraica, che fino al giorno prima aveva osteggiato, mettendosi in contrasto con lo stesso Ministro, nonostante la paura che le medesime leggi razziali imposte in Germania potessero arrivare anche in Austria e che questa sua posizione avrebbe potuto rovinargli la carriera.

In poche pagine, con maestria, Werfel ci tratteggia uno splendido ritratto d’uomo, che teme il cambiamento ma lo affronta, e ci mostra, con tagliente delicatezza, uno spaccato drammatico della storia.

IPOTESI SUL FUTURO DELLA SOCIETÀ

Ci insegna wikipedia che “La fantapolitica è un filone narrativo che si concentra nel descrivere un sistema politico o una situazione politica ipotetici, ambientati spesso in un futuro prossimo. (omissis)

Il termine italiano è una parola macedonia tra fantasia (o fantastico) e politica, con significato di “politica fantastica”, analogamente alla parola fantascienza. Il termine e il relativo genere hanno avuto una notevole diffusione a partire dai primi anni sessanta. In ambito anglosassone è usata l’espressione political fiction.

La fantapolitica, nelle opere odierne di narrativa e cinema, è spesso assimilata a un sottogenere della fantascienza. Tali opere possono utilizzare riferimenti ad una ipotetica società del futuro o a fatti accaduti e persone esistenti, o descrivere l’evoluzione futura di una situazione politica presente. Non mancano tuttavia esempi, anche classici, di romanzi fantapolitici ambientati in un mondo immaginario, in cui si fa ampio ricorso all’allegoria o si attribuiscono a personaggi o popoli evidentemente inventati vizi e difetti che l’autore intende “mettere alla berlina”, in genere a scopo satirico o moraleggiante.

Aggiungerei che se i fatti narrati fossero nel passato, con buona probabilità saremmo nell’ambito dell’ucronia più che della fantapolitica.

Quella sorta di enciclopedia della letteratura fantastica che è la rivista “IF – Insolito e Fantastico”, dedica dunque il numero 17 di questo 2015 alla “Fantapolitica” cui sono dedicati gli articoli e i racconti di questo volume, come di consueto monografico e, come sempre, rigorosamente di 128 pagine in formato “libro”.

Essendo un genere sviluppatosi negli anni ’60 del secolo scorso, in piena Guerra Fredda, il tema più ricorrente della fantapolitica era la paura della bomba atomica e del comunismo, visto come regime totalitario. Ce ne parla anche il curatore della rivista Carlo Bordoni nel suo articolo introduttivo.

Che la fantapolitica sia uno strumento della politica è tema che sviluppa Domenico Gallo, che cita anche la stroncatura a “1984” di Orwell, fatta da Palmiro Togliatti, riportata a seguire.

Dei romanzi di Brian Aldiss ci parlano sia Riccardo Gramantieri, sia Carlo Bordoni. Della fantapolitica a sfondo religioso scrive Giuseppe Panella. Dei rapporti tra questo genere e la sincronicità tratta Max Gobbo, mentre di Robert Heinlein (ma non siamo più dalle parti della fantascienza?) scrive Vittorio Piccirillo. Esiste una branca della fantapolitica dedicata a quel politicante di Berlusconi? Pare di sì, a quel che scrive Lucasz Jan Berezowki.

Di “Fuga da New York” di Carpenter e del suo sequel scrive Dalmazio Frau, mentre i “Diari di Turner” di MacDonald sono raccontati da Diego Sobrà.

Un’analisi del genere viene affrontata da Gianfranco De Turris e Tomaz Skocki ci parla di come è trattato in Polonia.

Alla sezione di saggistica, come al solito, fa seguito la parte di narrativa, che comprende sia brani scelti dall’editore, sia i vincitori del concorso per racconti a tema.

Vi leggiamo così, fuori concorso, brani di Giovanni Agnoloni (di cui avevo già recensito il romanzo distopico “Sentieri di notte” e che qui si cimenta nella narrazione di un viaggio spaziale con allucinazioni), Fernando Iwasaki Cauti (che ci offre una serie di micro racconti di pochissime righe, a volte molto taglienti ed efficaci- della sua scrittura ci scrive poi Chiara Boschiero) e il classico Camille Flamarion (e il suo amore siderale)

In concorso erano invece Darkum Neik (ci mostra un Sudamerica sovieticizzato), Dario Marcucci (storia dal sapore distopico) e Juri Casati (il suo divertente racconto ci spiega alcuni eventi storici recenti con il naufragio di una nave aliena in Corea del Nord).

 

Di seguito vorrei ricordare i numeri di IF usciti sinora:

  1. Robot
  2. Oltretomba
  3. Ucronia
  4. Giallo & Noir
  5. Vampiri
  6. Altrimondi
  7. Distopie
  8. Fumetti
  9. Alieni
  10. Apocalisse
  11. Mainstream
  12. Fantascienza sociologica
  13. Ottocento fantastico
  14. Fuera del Mundo
  15. Fantareligione
  16. Protofantascienza
  17. Fantapolitica
  18. Star Trek

 

Ho partecipato spesso alla rivista con miei articoli, che colgo l’occasione per ricapitolare qui (il numero è quello della rivista, seguito dal titolo dell’articolo):

3 – “Ma cos’è l’ucronia?

5 – “Perché scrivere di vampiri nel terzo millennio?

6 – “I dinosauri sono ancora tra noi”.

7 – “Franco Mistrali, il primo vampiro italiano”.

9 – “Yukio Mishima, gli alieni sono tra noi”.

10 – “La più grigia delle distopie

13 – “L’evoluzione del vampiro ottocentesco”.

 

Nel numero 3 compare anche il mio racconto “Il pittore di Branau”, un’ucronia su Hitler tratta dall’antologia “Ucronie per il terzo millennio”.

 

Inoltre, nei seguenti numeri, sono presenti le recensioni di Antonio Daniele a:

8 – il romanzo illustratoIl Settimo Plenilunio”, da me scritto con Simonetta Bumbi e la collaborazione di Sergio Calamandrei e illustrato da 17 artisti.

13 – il mio thriller “La Bambina dei Sogni”.

QUEGLI OMETTI DEI MEDICI

Leggere della storia patria in saggi scritti da autori stranieri fa sempre uno strano effetto, per non parlare di certi documentari americani. Personaggi e fatti italiani assumono spesso tutta un’altra dimensione e una diversa prospettiva.

Ascesa e caduta di casa Medici”(“The Rise and Fall of the House of Medici”) dell’inglese Cristopher Hibbert non ha rivoluzionato la mia visione e conoscenza della famiglia che guidò il rinascimento fiorentino, ma (sarà per effetto della lunghezza dedicata alla parte sulla decadenza) l’impressione che ne ho avuto è quella di una famiglia ricca e importante, che più che ospitare artisti e organizzare eventi non è che abbia fatto molto altro.

Due sole figure escono abbastanza positivamente, Cosimo il Vecchio e Lorenzo Il Magnifico, tutti gli altri mi sono parsi poco più che degli “ometti”, per non dir di peggio.

Persino la figura del Magnifico mi è parsa profondamente ridimensionata: in fondo non era lui direttamente a finanziare la maggior parte delle opere rinascimentali, ma si limitava a ospitare e far incontrare i principali artisti, raccomandandoli poi a questo o quel sovrano o principe, affinché gli commissionassero delle opere.

La stessa Firenze, nel suo massimo splendore storico, non appare come un luogo in cui venga una gran voglia di vivere, con tutti i suoi intrighi, le sue divisioni censuarie e le continue battaglie.

Christopher Hibbert

Lorenzo Il Magnifico

A proposito di queste, la “guerra all’italiana” viene vista come il muoversi di due eserciti sul territorio, senza scontrarsi mai, in attesa che uno dei due si arrendesse per mancanza di rifornimenti. Situazione che cambierà radicalmente con le prime invasioni straniere.

Si parla insomma del Rinascimento, dell’uscita dell’Europa intera dai secoli bui, di nuovi ordinamenti statali, ma in queste pagine si percepisce ben poco splendore e ben poca grandezza, come se non fosse stato anche grazie alla politica di questa famiglia di banchieri che il continente si è risvegliato.

 

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