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LA FANTASIA CREATRICE DELLA MAY

Risultati immagini per la terra dai molti coloriÈ appena uscito su “Progettando.Ing” un mio articolo intitolato “I costruttori di universi” che inizia con queste parole:

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.”

A cool chick!

Julian May

Quando l’ho scritto non avevo ancora letto “La terra dai molti colori” (1981) di Julian May, ma questo libre e quest’autrice rientrano di certo a pieno titolo nella categoria della Letteratura che Costruisce Mondi. La piccola magia creata con questo romanzo da Julian May consiste nell’immaginare una galassia futura popolata da numerose razze intelligenti oltre all’umana e che convivono più o meno pacificamente tra loro, costituendo il Milieu Galattico. In questo universo, poi, inserisce una porta temporale che da questo futuro non troppo lontano, torna indietro di sei milioni di anni, nel pliocene della nostra vecchia cara Terra. Si tratta di una porta a senso unico e con una sola destinazione. Non è, insomma, una macchina del tempo che possa portarci nell’epoca che vogliamo: va solo nel pliocene, un po’ come la porta temporale di “22/11/’63” di Stephen King, che riportava invariabilmente allo stesso giorno e alla stessa ora del 1960. Qui, però, la porta è come un canale mobile tra il futuro e il pliocene, nel senso che se il signor X parte il giorno dopo del signor Y, arriva nel pliocene un giorno dopo di lui. Abbiamo così due “mondi immaginari” collegati, ma la fantasia della May non si ferma affatto qui. Dato che questa porta, creata nel 2034 da Theo Guderian, è ormai aperta da quasi un secolo, dall’altra parte sono passate circa centomila persone. Dovrebbero quindi aver creato una comunità di una certa importanza nella preistoria. Oltretutto, ognuno attraversa il tempo portandosi attrezzi e oggetti vari. Tutto ciò non sembrerebbe creare paradossi temporali, forse per l’enorme distanza tra i due tempi interessati, eppure tanta tecnologia e tanta gente passata nel passato dovrebbero avere effetti su tutto il futuro, salvo immaginare linee temporali autonome come nel mio ciclo su “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia”. Nel primo volume della saga, questo non sembra, ma rimane il sospetto che non sia così e che lo scopriremo nei prossimi volumi. Nelle prime cento pagine del libro, però non sappiamo nulla di quello che avviene nel pliocene. Che ci sia una comunità di uomini moderni è solo un’ipotesi plausibile, perché niente e nessuno torna indietro se non invecchiato di 6 milioni di anni. Immaginiamo dunque un terzo “mondo” di umani moderni all’interno del secondo e generato dal primo. Tra l’altro, la gente che decide di effettuare il salto indietro, si presenta piuttosto peculiare e molti attraversano il varco mascherandosi in vario modo (pirati, principesse, guerrieri…). Finalmente, dopo un’attesa che mi è parsa troppo lunga (circa cento pagine), arriviamo nella preistoria e scopriamo che la fantasia della May ha partorito un quarto “mondo”, che è qualcosa del tutto diverso da quello che si immaginava nel primo. Non vorrei dire molto altro, ma per far capire perché quest’opera sia un ottimo esempio di creatività, non posso non dire che nel pliocene non ci sono solo le creature che i paleontologi si aspettano, ma anche una razza aliena, diversa da quelle note nel futuro e proveniente da molto lontano. Non solo! Questa razza, pur umanoide, ha la peculiarità di generare figli tra loro molto diversi, al punto che si dividono in due popoli antagonisti, Tanu e Friulag. Non solo! La May immagina anche che alcuni individui della galassia futura siano dotati di poteri metapsichici e che lo stesso sia per gli alieni arrivati nella preistoria.

Insomma, un’ambientazione tra le più ricche, articolate e fantasiose della fantascienza, che, da sole, farebbero venir voglia di proclamare che si tratta di un capolavoro.

Non me la sento, però, di considerarlo pienamente tale, perché i personaggi sono buoni, anzi qualcosa di più, ma non siamo all’ottimo e la trama è accettabile, diciamo pure buona, eppure non è riuscita a coinvolgermi pienamente.

Il grande, notevole, fascino dell’opera rimane la sua ambientazione, questa mescolanza di mondi e culture, ma ci sono alcuni punti in cui l’attenzione vacilla, sebbene la trama sia abbastanza dinamica. Un’altra cosa mi è dispiaciuta è che ho iniziato a leggerlo sperando di avere a che fare con una storia di ambientazione preistorica, ma questo pliocene è talmente ricreato, che non lascia spazio ad avventure di sopravvivenza contro una natura selvaggia, come avevo sperato di leggere. Interessante è uno spunto per collegare fantascienza e fantasy, che forse potrebbe essere sviluppato nei prossimi volumi.

La Saga del Pliocene comprende altri tre romanzi (“Il collare d’oro”, “Il re non nato” e “L’avversario”) pubblicati tutti tra il 1981 e il 1984 e sono collegati al “Ciclo del Milieu Galattico”, pubblicato tra il 1987 e il 1996.

Probabilmente mi lascerò tentare dai prossimi volumi della saga, sperando che gli eventi prendano una piega più coinvolgente. Un universo così non può essere trascurato.Risultati immagini per pliocene

FANTASCIENZA RETRÒ O UCRONIA FANTASCENTIFICA

Risultati immagini per invasione atto terzoQuando alcuni anni fa lessi il primo volume della doppia saga di romanzi “Invasione” e “Colonizzazione” di Harry Turtledove, lo feci in quanto questi libri mi erano stati segnalati come un interessante esempio di ucronia, genere cui appartengono molte delle mie opere. In effetti, si tratta di un genere particolare di ucronia, se vogliamo prendere alla lettera la definizione che ne fa wikipedia “L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

A voler essere rigorosi se si parla di “eventi ipoteticamente possibili”, tra questi le invasioni aliene dovrebbero avere un grado di probabilità piuttosto basso, ma possiamo davvero considerarle impossibili?

Nel mondo della narrativa credo che si possa anche accettare l’ipotesi ucronica di Turtledove che la Seconda Guerra Mondiale sia interrotta da un’invasione aliena, come avviene in “Invasione”.

Inoltre, questi alieni sono piuttosto plausibili, la loro tecnologia è piuttosto simile a quella nostra attuale e non giungono sino a noi attraverso varchi spazio-temporali o viaggiando più veloci della luce, ma con un viaggio di secoli attraverso lo spazio.

Il loro problema è che la sonda che avevano inviato sulla Terra per valutare le condizioni del pianeta arriva da noi nel Medioevo e le navi che la Risultati immagini per invasione atto terzoseguono impiegano alcuni secoli, ritrovandosi così a incontrare un’umanità tecnologicamente assai più evoluta e per giunta in pieno assetto di guerra, come nel bel mezzo del secondo conflitto mondiale.

La Razza (così si autodefiniscono gli alieni), è abituata a lenti mutamenti e non si aspettava che la storia umana evolvesse così in fretta. Del resto se fossero arrivati sulla Terra cinquecento anni prima e lo stesse avesse fatto la loro sonda, le differenze non sarebbero state così marcate neanche da noi.

Oltre che un bell’esempio di ucronia, queste storie sono anche un esempio quasi unico di qualcosa che oserei definire “fantascienza retrò”, se non “vintage”. Innanzitutto, per la scelta di ambientare l’invasione aliena nel passato, ma anche per il tipo di alieni, dei lucertoloni scagliosi che tanto ricordano, in piccolo, i Godzilla di certa fantascienza del secolo scorso, con armamenti in cui le bombe atomiche, i radar e i missili sono ancora tecnologia futuristica.

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Harry Turtledove

Questi romanzi, poi, sono anche un gran bell’esempio di opera corale, dove il protagonista è l’Invasione, più che un singolo personaggio, ma dove ognuno di questi ha comunque sufficiente spessore da ricavarsi un posto nel cuore e nell’immaginario del lettore. Personaggi, poi, presi da ogni parte del conflitto, che possiamo così osservare con gli occhi degli americani, dei nazisti tedeschi e degli ebrei tedeschi o polacchi, dei polacchi, dei cinesi, dei giapponesi e, soprattutto, dei Maschi della Razza, poiché il punto di vista degli alieni, siano essi semplici combattenti, scienziati o comandanti, ha un ampio spazio. Ogni tanto compare, persino, qualche accenno alla nostra piccola Italia (in questo terzo volume si accenna a Mussolini, a Pio XII, Enrico Fermi e si sente parlare con disprezzo di noi dai greci, che, vittime della nostra recente aggressione fascista, ci considerano “tiranni da operetta”).

Ho ora completato la lettura del terzo volume “Invasione – Atto Terzo” (1996) e, sebbene, anche questo tomo sia alquanto voluminoso con le sue oltre seicento pagine che si aggiungono alle altrettanto numerose dei precedenti “Invasione – Anno Zero” (1994) e “Invasione – Fase Seconda” (1994) , e le descrizioni di scontri militari non manchino, devo dire che i momenti di noia sono stati davvero pochissimi e la lettura è proceduta spedita e piacevolmente, creando una buona empatia con i numerosi personaggi, di cui si desidera sapere sempre di più. Interessante, poi, come i nemici di poco prima, riescano a trovare un modo per allearsi e combattere assieme.

Non potrò quindi che leggere, prima o poi, anche il quarto volume della quadrilogia (“Invasione Atto Finale”) e quindi iniziare anche il ciclo successivo sulla “Colonizzazione”, che, visto la sempre più serrata resistenza dei Toseviti (così ci chiama la Razza), davvero ci si chiede come sarà mai possibile.

L’ANELLO MANCANTE TRA I RACCONTI E I ROMANZI SUI ROBOT E L’IMPERO

Risultati immagini per Asimov Story 4Appena terminato di leggere l’ultimo libro dell’ultimo ciclo dei romanzi e racconti con cui Isaac Asimov ha descritto la storia futura della Galassia, ho scoperto di aver saltato un racconto che s’inserisce, con un certo rilievo, in tale carrellata, dopo i racconti sui robot e prima dei romanzi del Ciclo dei Robot, preconizzando persino il Ciclo dell’Impero: “Madre Terra”.

Madre Terra” è inserito nell’antologia “Asimov Story” e per la precisione alla fine del 4 volume. Ho così deciso di completare la mia rilettura di tutte queste opere con questo racconto. Così ho letto l’antologia “Asimov Story 4”, che comprende i racconti:

 

Condanna a morte” parla di un mondo popolato solo da robot positronici, ma a parte questo il racconto non ha altri riferimenti con il “Ciclo dei Robot” o con i racconti di “Tutti i miei robot”.

Qui però i robot forse non esistono, dato che questo mondo creato apposta per loro, ha una capitale di nome… New York. I robot siamo noi?

 

Vicolo cieco”, sebbene accenni a un pianeta Trantor, con lo stesso nome cioè della capitale dell’Impero nell’omonimo Ciclo e nel Ciclo della Fondazione, non può essere in alcun modo collegato a tali romanzi, in quanto in questi è detto espressamente che l’umanità è la sola razza intelligente della Galassia, mentre qui vi incontriamo una razza di alieni in via d’estinzione, che, per essere protetti, vengono confinati su un pianeta “riserva”, dove continuano però a estinguersi, incapaci di riprodursi in cattività. Sarà un funzionario umano, sfruttando la loro telepatia a salvarli, permettendo loro di fuggire.

 

Nessuna relazione” immagina una Terra in cui l’umanità si sia estinta e dove le due nuove razze intelligenti discendano rispettivamente dagli orsi e dagli scimpanzé, ma vivano ciascuna in un diverso emisfero, senza essersi incontrate per tutta la loro evoluzione post-umana.

 

Proprietà endocroniche della tiotimolina risublimata” per una persona a digiuno di chimica come me è illeggibile e l’ho lasciato dopo poche pagine. Si tratta, infatti, di un finto articolo di chimica, con tanto di tabelle, grafici e finta biografia, che, a quanto scrive Asimov, riscosse un certo successo tra i chimici dell’epoca.

 

La corsa della regina rossa” parla dei viaggi nel tempo esaminandoli dal punto di vista della loro realizzabilità secondo le leggi fisiche e Risultati immagini per Asimov Story 4immagina l’invio di un testo di chimica, appositamente tradotto, nella Grecia Antica.

 

Il racconto “Madre Terra” ci introduce alla fase della storia galattica in cui furono colonizzati i primi 50 Mondi Esterni, quelli di cui Asimov parla nel Ciclo dei Robot, e mostra come questi abbiano sconfitto la Terra, ma questa si sia ripresa ponendo le basi per una nuova colonizzazione da cui nascerà l’Impero descritto nel Ciclo che ne prende il nome. Un vero racconto di congiunzione, scritto prima (1949) non solo che Asimov cominciasse a unire tra loro i tre cicli che descrivono la storia futura della Galassia e addirittura prima che scrivesse molte delle storie che li compongono. Si può dunque dire che l’ambientazione dei primi due cicli fosse già tutta in questo racconto.

 

A parte il finto saggio, è un volume molto godibile e vario, che dà una buon’idea dei racconti asimoviani degli anni ’40 del secolo scorso.

COME TROVARE UNA NAVE SPAZIALE SU UN PIANETA ALIENO

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Jack Vance

SRisultati immagini per le insidie di Tschaie vi interessa sapere come procurarvi un’astronave su un pianeta alieno o se vi incuriosisce vedere come diverse razze umanoidi possano convivere sul medesimo pianeta, allora questa è la lettura che fa per voi, ma se non è così, penso possiate tranquillamente evitare di leggere “Le insidie di Tschai”, il secondo romanzo del ciclo iniziato con “Naufragio su Tschai” di Jack Vance.

Il primo volume non mi aveva entusiasmato, ma questo sequel perde addirittura alcuni dei pochi elementi d’interesse del primo, come la principessa umanoide che il naufrago terrestre cercava di salvare nel primo volume della saga e che qui è ormai defunta. Leggendo l’inizio del ciclo mi ero chiesto se l’ipotesi di come tante razze umanoidi potessero convivere su questo pianeta trovasse una spiegazione più articolata (i loro antenati furono rapiti molti millenni fa dalla Terra e si sono poi evoluti diversamente), ma nessuno sviluppo appare in tal senso. L’intero romanzo è concentrato sulle peripezie del protagonista per procurarsi una nave spaziale con cui fare ritorno sulla Terra. Un po’ poco, per i miei gusti. Penso che non proseguirò con la lettura degli altri volumi.

 

LA DISTOPIA IN MARCIA

Risultati immagini per la lunga marcia kingScrivere un romanzo interessante su cento ragazzi che marciano attraverso gli Stati Uniti d’America non sembra impresa facile. Semplificando a tal punto la trama, il romanzo può apparire terribilmente noioso. Anche se aggiungo che questi ragazzi marceranno fino allo sfinimento e fino a che uno solo di loro resterà in piedi, non credo di invogliare molti lettori a prenderlo in mano. Se, però, vi spiego che questi ragazzi non stanno facendo una gara per chi arriva prima, ma per chi sarà l’unico che sopravvivrà, perché chiunque rallenti sotto i 6 chilometri orari sarà ucciso dai soldati, già capirete che la storia si fa più intrigante. Eppure, ugualmente, descrivere la morte di novantanove ragazzi mentre camminano giorno e notte, senza potersi fermare per dormire o per espletare bisogni fisiologici rischia di portare alla stesura di un romanzo terribilmente noioso. Questo non avviene, però, se l’autore si chiama Stephen King ed è un maestro dell’esplorazione dell’animo umano e dei suoi limiti oltre che, qui, dei limiti del corpo.

Con “La lunga marcia”, questo incomparabile maestro riesce a fare il miracolo di trasformare una storia che rischierebbe di essere tragicamente ripetitiva in qualcosa che non lo è affatto. King ingiustamente viene confuso con un autore horror, ma è in realtà soprattutto un esploratore della coscienza e della psiche umana quando viene portata al suo estremo dalla paura o da altre situazioni e questo romanzo, che nulla ha dell’horror, lo dimostra in pieno.

King ci mostra come questa situazione estrema di lotta per la sopravvivenza generi la nascita di sentimenti di solidarietà e amicizia ma anche di La lunga marciaostilità e ci fa vedere come, man mano che il gruppo si restringe e la lotta si fa dura, la solidarietà lascia il posto all’egoismo, un po’ come si vede in altre opere sulla sopravvivenza come “The walking dead”.

Con “La lunga marcia”, inoltre, King ci offre anche un’affascinante distopia, un mondo degradato al punto di trasformare la morte in uno spettacolo e lo sport in morte, anticipando, con questo romanzo del 1979, opere come “Hunger games” (2008) di Collins e “Maze Runner” (2009) di Dashner e, soprattutto, il nostro tempo con i suoi reality e sport estremi, qui fusi assieme, rendendo letale il meno pericoloso degli sport, la marcia.

King con questa distopia ci parla quasi solo dei cento ragazzi in gara (e di un gruppetto in particolare), ma dietro percepiamo un mondo degradato e militarizzato in cui la vita umana ormai vale assai poco e in cui il desiderio di sangue e violenza della popolazione reclama spettacoli circensi sempre più efferati, strumenti di un regime spietato.

Risultati immagini per la lunga marcia kingSe questo romanzo può essere classificato in un genere, infatti, lo è nella distopia e, quindi, nel più ampio genere della fantascienza, ma può certo essere affiancato anche ai libri sulla corsa, la marcia e, magari, l’alpinismo, come “L’arte di correre” di Haruki Murakami o “La solitudine del maratoneta” di Alan Sillitoe o, come si diceva, può essere considerato una storia di sopravvivenza (genere che spesso ricade nell’ambito della fantascienza, quando l’ambiente, come qui, appare degradato da un evoluzione sociale che ha portato gli esseri umani a ridursi in piccoli manipoli in lotta gli uni con gli altri), come “Memorie di una sopravvissuta” della Lessing, “Gli esiliati di Ragnarok” di Tom Godwin, “La guida steampunk all’apocalisse” di Margaret Killjoy.

Vorrei, infine, aggiungere una nota personale, che mi ha fatto sentire particolarmente vicino a questo libro e ai suoi protagonisti: l’ho letto (come gran parte dei libri da me letti negli ultimi anni) camminando (grazie a quel prodigio della tecnologia che è la funzione TTS dell’e-reader) e questo è stato un po’ come “leggere in 4D”, dato che, nel mio piccolo, provavo comunque le fatiche del camminare. Certo, non penso proprio di poter camminare, senza neanche una pausa per cinque o più giorni e altrettante notti mantenendomi costantemente sopra i sei chilometri orari, in salita come in piano, anche se di norma cammino sopra i sette. Un’impresa davvero fantascientifica!

 

P.S. Stephen King l’ha pubblicato con lo pseudonimo di Richard Bachman

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Stephen King, alias Richard Bachman

UN DELICATO E AFFASCINANTE ROMANZO SUI LIMITI DELL’INTELLIGENZA

Risultati immagini per fiori per algernonCome ho fatto a non leggere quasi più fantascienza per tanti anni? Negli ultimi mesi ho ripreso queste letture, che tanto mi appassionavano al tempo del liceo, per scoprire che spesso è proprio tra questi libri che si nascondono molte delle opere più avvincenti e dense di interrogativi della letteratura mondiale.

Solo i profani pensano che fantascienza sia sinonimo di storie con astronavi, alieni e robot. Certo, questi sono spesso presenti e caratterizzanti, ma quanti temi importanti e fondamentali sono stati trattati dagli autori di science fiction!

Persino nell’opera di uno scrittore tra i meno noti come Daniel Keyes (Brooklyn, 9 agosto 1927 – Boca Raton, 15 giugno 2014) si riesce a trovare una perla come “Fiori per Algernon

Keyes è stato un autore di fantascienza statunitense, principalmente noto proprio per il suo racconto “Fiori per Algernon”, del 1959, vincitore del Premio Hugo nel 1960, che adattò in un romanzo omonimo nel 1966, aggiudicandosi con esso il Premio Nebula.

Keyes aveva un Bachelor of Arts in psicologia e un Master’s degree in letteratura inglese e americana e questa sua doppia vocazione emerge nel romanzo “Fiori per Algernon”, una delicata e appassionante analisi dell’intelligenza umana, che non è fatta solo della capacità di comprendere, ma anche di memoria e, soprattutto, di emotività.

Daniel Keyes

L’ipotesi su cui è costruito il romanzo è che un giovane ritardato sia operato al cervello e poi sottoposto a un trattamento per diventare intelligente. Dal ragazzo tonto e bonaccione che era, Charlie Gordon si trasforma in una persona molto più intelligente della media, unendosi persino all’equipe che l’ha curato per sviluppare ulteriormente la loro teoria, scoprendone i limiti.

Scoprirà a sue spese che non basta diventare intelligenti per affrontare il mondo, perché la sua grande e nuova capacità di comprendere e imparare necessita della memoria e dell’esperienza per potersi “riempire” e trovare il senso delle cose. Grazie a moderne tecniche di apprendimento, Charlie riesce a superare questo ostacolo, ma la vera grande impresa è quella di far crescere emotivamente il bambino che era rimasto, il superare i traumi infantili, lo scoprire se stessi e le proprie origini. Solo così la sua immensa intelligenza potrà trovare un equilibrio, anche se Charlie scoprirà che Risultati immagini per fiori per algernondall’isolamento del ritardato è ora finito nell’isolamento del genio, perché le persone comuni evitano chi sentono superiore. Il ritardato che pensava di trovare la felicità e l’amicizia nell’intelligenza scoprirà di essersi ingannato, ma non potrà che essere affascinato dalle meraviglie della conoscenza. Il cervello umano, poi, è fragile e ha le sue regole. Una crescita accelerata comporta anche una fine accelerata. Charlie, che nella sua avventura era stato preceduto da alcune cavie animali, vedrà i primi sintomi di regressione nel topolino da laboratorio dalla mente potenziata Algernon, cui si è affezionato, comprendendo che quello del topolino è il suo stesso destino. Quando l’animaletto morirà, lo seppellirà e non cesserà mai di portare fiori sulla sua tomba e di cercare di conservare e coltivare quel poco di intelligenza che gli resta, sforzandosi di leggere, sebbene ormai non capisca più i libri, perché una cosa ricorda ancora: nei libri c’è il segreto della conoscenza.

Viva la fantascienza, quando è scritta così!

LE RIFLESSIONI ANCORA ATTUALI DI SHECKLEY

Risultati immagini per la decima vittima sheckleyLa Decima Vittima” di Robert Sheckley, sebbene non sia un romanzo, ma una raccolta di racconti, edita nel 1965, si è rivelata una lettura davvero avvincente e per nulla antiquata, nonostante questo libro abbia quasi la mia età, ovvero oltre mezzo secolo. Mancano, infatti, (quasi) certe ingenuità tipiche della fantascienza degli anni d’oro. I racconti sono tutti molto attuali e moderni e la lettura e ancora oggi assai coinvolgente e ricco di spunti di riflessione sull’amore, la morte, il gioco, la sicurezza, l’intelligenza, la sopravvivenza, il tempo.

 

Il primo racconto (“Il premio del pericolo”) è una sorta di anticipazione di “Hunger Games” e dei reality con un tale che partecipa a trasmissioni televisive con giochi sempre più pericolosi, in una sorta di avanzamento di livello da videogioco. Non c’è il circo mediatico immaginato nella trilogia di Suzanne Collins, ma l’ultima prova dura una settimana e vede il coinvolgimento oltre che di una squadra di sicari, della popolazione.

 

Il secondo racconto (“Il linguaggio dell’amore”) vede un simpatico protagonista incapace di esprimere i propri sentimenti in modo diretto, senza Risultati immagini per la decima vittima sheckleyperifrasi auto-contraddicenti. Costui si reca da uno studioso dell’antico Linguaggio dell’Amore che fu ideato dalla popolazione ormai estinta di un mondo lontano. Scoprirà così che i sentimenti non si possono studiare, ma solo vivere e che la causa dell’estinzione di questo popolo fu l’aver dedicato troppo tempo alla teoria, cessando di metterla in pratica.

 

Il terzo racconto (“Uccello da guardia”) affronta riflessioni analoghe a quelle portate avanti da Isaac Asimov con i suoi racconti e i suoi romanzi sui robot. A differenza di Asimov, che trova una soluzione ottimistica basata sulle celeberrime Leggi della Robotica, la risposta di Sheckley è pessimistica.

Le riflessioni concernono la possibilità di creare macchine intelligenti e in grado di imparare dalla propria esperienza e il rischio che queste possono creare dei danni agli uomini.

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Robert Sheckley (New York, 16 luglio 1928 – Poughkeepsie, 9 dicembre 2005) è stato un autore di fantascienza statunitense. Sheckley è stato insignito del titolo di Author Emeritus da parte della Science Fiction and Fantasy Writers of America nel 2001.

Sheckley immagina che siano creati degli Uccelli da Guardia robotizzati al fine di prevenire i crimini, tema che ricorda “Minority report” di Philip K. Dick (da cui fu tratto il film di Spielberg e una serie TV). La loro capacità di apprendimento dovrebbe servire a riconoscere sempre meglio gli intenti omicidi e a prevenirli. Anticipando il web, gli Uccelli da Guardia sono collegati mentalmente tra di loro e ciò che uno apprende lo trasmette a un altro.

Come i robot di Asimov s’interrogano su cosa sia un uomo, cosa sia il bene e se il bene di una comunità debba prevalere sul bene di un individuo, così gli Uccelli da Guardia di Sheckley elaborano una loro idea di morte e una loro idea di cosa sia la vita da preservare. Arrivano così a considerare l’interruzione di qualsiasi attività (sia la vita di un essere vivente, sia il moto di una macchina) come un omicidio e a cercare di impedire così che non solo un criminale uccida la sua vittima, ma anche che sia impedita la pena di morte, sia impedito a un chirurgo di operare, a un macellaio di uccidere, a una persona di schiacciare una mosca, a qualsiasi animale di uccidere la propria preda, a un erbivoro di nutrirsi, a un uomo di spegnere un’automobile o una radio, portando il mondo alla paralisi e interrompendo persino il normale ciclo di vita e morte tramite il quale la vita si perpetua.

 

Anche nel quarto racconto (“La scialuppa ammutinata”) i protagonisti si trovano alle prese con un’intelligenza artificiale che cerca di fare il loro bene, ma che avendo una concezione errata di cosa sia questo per l’uomo, tratta i due astronauti come se appartenessero a una razza aliena, con esigenze di temperatura, di alimentazione e sociali così diverse che il suo tentativo di aiutarli corrisponde al loro omicidio. L’artefice di questo errore è una scialuppa spaziale di salvataggio, acquistata di seconda mano dai due protagonisti, senza sapere che era stata tarata sulle esigenze di una razza non umana.

 

Il quinto racconto (“L’armatura di flanella grigia”) parla di una strana società che organizza incontri romantici, con l’ausilio di una radiolina a transistor che guida i potenziali innamorati verso incontri fatali e solo apparentemente casuali e preconizza una società futura in cui i sentimenti saranno pilotati da aziende specializzate.

 

Con il sesto racconto (“Potenziale”) Sheckley esplora i limiti della mente, prima mostrandoci un caso di amnesia e poi rivelandoci un incredibile progetto di colonizzazione mentale, da effettuarsi mediante trasferimento di coscienze dall’umanità in razze aliene, grazie al potenziale inespresso del cervello.

 

Il settimo racconto (“L’uomo impigliato”) si svolge su due piani, da una parte descrive una divertente trattativa commerciale tra un essere che ha appena creato un intero gruppo di Galassie (tra cui la nostra) e il suo committente che non ne è soddisfatto per una serie di difetti tra cui quello di contenere uno strappo nel tessuto dello spazio-tempo. Il secondo piano narrativo, vede un terrestre alle prese proprio con questa disfunzione, che dal suo appartamento di New York lo porta a entrare in un mondo preistorico o in alternativa in un futuro dall’atmosfera ormai irrespirabile.

 

Con l’ottava storia (“Se il rosso uccisore”) Sheckley s’interroga sulla morte, sul significato morale che possa avere la resurrezione quando è imposta. Il caso che ci sottopone è quello di un soldato che durante una guerra cruenta muore più volte e ogni volta è resuscitato contro la sua volontà espressa di restare morto.

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Yul Brinner nel film originale “Westworld”

Con il nono racconto (“Modello sperimentale”) troviamo un’ulteriore riflessione sui limiti “morali” dell’intelligenza artificiale e sull’incapacità delle macchine di definire un limite alla propria azione paternalistica. Sheckley ci mostra un viaggiatore spaziale dotato di un “modello sperimentale” di macchinario, il Protec, che dovrebbe proteggerlo da ogni sorta di attacco, ma che lo mette in difficoltà nel suo tentativo di fare amicizia con una popolazione aliena, rivelandosi una trappola mortale.

 

Il decimo (“Nugent Miller e le ragazze”) è una simpatica storia post-apocalittica con l’ultimo uomo rimasto sulla Terra, che, quando ormai dispera di trovare altri esseri umani s’imbatte in quattro ragazze, controllate però da una ferrea istitutrice che odia gli uomini e non lo vuol far avvicinare. È occasione, come molte altre opere del genere, per una riflessione sugli impulsi animali che possono riemergere nell’uomo quando la civiltà crolla.

 

L’undicesimo (“Stagione morta”) ci racconta di un sarto cui vengono commissionati degli abiti dalle dimensioni molto particolari e sposta i toni verso il paranormale più la che fantascienza.

 

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Westworld – serie TV

Il dodicesimo (“Pellegrinaggio alla Terra”) dipinge una Galassia in cui la Terra, ormai priva di risorse, è trasformata in una sorta di parco divertimenti, dove tutto è permesso. Le maggiori “attrazioni” del pianeta sono la guerra e l’amore, sconosciuti nel resto della Galassia. In particolare, ci sono società specializzate nel vendere il vero amore e l’omicidio è liberalizzato.

 

L’ultimo (“La decima vittima”), che dà il titolo alla raccolta, è un altro esempio di futuro immaginato da Sheckley in cui la morte è, limitatamente, legalizzata. Aderendo a una certa associazione le persone ricevono una sorta di licenza di uccidere secondo una regola abbastanza semplice, per dieci volte possono essere il cacciatore, poi devono diventare la vittima. La vittima non sa chi sia il suo cacciatore.

 

Il premio del pericolo”, “L’armatura di flanella grigia”, “Pellegrinaggio alla Terra” e “La decima vittima” sono tutti esempi di un mondo in cui amore e morte sono stati mercificati e trasformati in intrattenimenti a pagamento. In questo Sheckley appare un precursore non solo di “Hunger games”, ma anche del film di Crichton del 1973 da cui è stata tratta la serie TV omonima “Westworld”. Nel 1965, quando Sheckley pubblicò la raccolta, probabilmente queste storie potranno essere apparse come pure fantasie, ma oggi, nel 2016, sentiamo che queste visioni sono ormai non troppo lontane dalla nostra realtà, in cui tutto è spettacolo.

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