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RIFLESSIONI DI UN RISPARMIATORE NEI BOSCHI

Risultati immagini per walden vita nei boschiQuando ho inserito “Walden – vita nei boschi” di Henry Thoreau nell’e-reader, mi aspettavo una sorta di versione ottocentesca di “Into the wild – Nelle terre estreme” di Jon Krakauer. Quello che mi sono trovato ad ascoltare con il TtS (Text-to-Speech) del mio lettore era, invece, un misto tra il resoconto della vita di un tale che va a vivere sulla riva di un lago con il proposito di spendere il meno possibile e di dipendere il meno possibile dalla società circostante e le riflessioni pseudo-filosofiche di un proto-ambientalista, che sebbene non si nutra quasi mai di carne e pesce, considera ancora la caccia e la pesca come due sport affascinanti e degni di esser praticati dai giovani per avvicinarsi alla natura. Eppure arriva a dire che l’uomo civile non si dovrebbe nutrire di carne e che per istinto l’uomo prova una certa repulsione a nutrirsene. Cosa che per me potrebbe anche esser vera, ma non certo per tant’altra gente che senza la sua bistecca sembra non abbia mangiato.

Il suo vivere nei boschi è più simile a quello di un barbone operoso o di un tirchio impenitente che non a quello di un eremita o un’asceta. Si costruisce una piccola casa scavandola nel terreno ma lì non vive in solitudine, ma vi ospita varia gente e con varie persone si intrattiene. Coltiva il suo orto e ne vende i prodotti, tenendo un conteggio accurato volto a dimostrare con quanti pochi dollari un uomo possa vivere. Insomma non è certo isolato e del tutto fuori dal consesso civile.

Le sue considerazioni sono delle più varie. Si tenga, comunque, presente che il suo soggiorno presso il lago di Walden si svolse per due anni a metà del XIX secolo.

Ci parla così dell’importanza di leggere i classici (rare le traduzioni dei greci in inglese in quei tempi!) eRisultati immagini per Henry Thoreau i giornali. Ha una sua visione politica che si esprime nella preferenza per gli investimenti in cultura che non quelli nel costruire i ponti di cui non vede l’utilità (si cerchi un passaggio più in là) o nelle ferrovie, pur apparendo in qualche modo affascinato da questo “destriero di fuoco” che è il treno, che viaggia a ben 30 miglia all’ora! Ma che poi non è che ci faccia davvero risparmiare molto tempo, secondo lui. Ci parla dell’ospitalità e dei rapporti di buon vicinato, dandocene la sua opinione in merito. Quanto alla fede gli pare che la gente sia educata alla credenza come bambini, privandola della capacità di ragionare.

La sua idea sembra sia quella di vivere l’oggi, di andare a caccia di se stessi piuttosto che di animali, di esplorare il proprio io invece del mondo. Per lui i veri disertori (dalle cose importanti) sono coloro che vanno in guerra.

Ogni tanto si ferma a contemplare la natura che lo circonda e ci parla di pernici, formiche, colombi, volpi, del suo lago, creduto senza fondo, ma che lui si prende la briga di scandagliare per dissipare una simile credenza ingiustificata. Lo studia anche per scoprire se abbia emissari o immissari sotterranei. Fa considerazioni sul ghiaccio che lo ricopre e tiene statistiche sui periodi in cui questo si rompe.

Nel complesso appare come un libro che mescola un po’ troppi temi, che fa considerazioni che oggi appaiono piuttosto banali.

Certe posizioni pacifiste, ambientaliste e di ricerca del sé che nella metà del XIX secolo potevano magari essere innovative, però non argomenta nessuna tesi con sufficiente convinzione e profondità. Ne esce un libro che, tutto sommato, mi ha lasciato poco.

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Il lago di Walden in Massachussets 

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FANTASCIENZA PER FISICI

Stella doppia 61 CygniSe cominci a leggere un romanzo che si chiama “Stella Doppia 61 Cygni”, può venirti il sospetto di essere davanti a vera fantascienza, di quella di vecchio stile, fatta da scienziati prestati alla letteratura. Se poi scopri che il titolo originale era “Mission of Gravity” non dovresti poi stupirti troppo di trovarvi all’interno non poche considerazioni che sembrano fatte apposta per il diletto di qualche fisico. L’autore statunitense Hal Clement (pseudonimo di Harry Clement Stubbs -Somerville, 30 maggio 1922 – Milton, 29 ottobre 2003 ), vanta, in effetti sia un bachelor in astronomia preso ad Harvard, sia studi in chimica.

Il romanzo poi è degli anni d’oro della fantascienza, pubblicato a puntate nel 1953 e in volume nel 1958.

Copio per comodità da wikipedia la descrizione, che mi pare corretta, del pianeta su cui è ambientata la storia: “Mesklin è un gigante gassoso in orbita attorno a 61 Cygni A. Ruota su sé stesso in 2 ore ed 8 minuti ed ha assunto la forma di un ellissoide molto schiacciato, «da far vergogna a Saturno». Gli elevati valori della velocità di rotazione e dello schiacciamento determinano marcate variazioni dell’accelerazione di gravità tra i poli e l’equatore. Nel romanzo Clement ipotizza che si registrino 3 g all’equatore e circa 700 g ai poli.”.

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Hal Clement

Dunque, le anomale caratteristiche del pianeta sono al centro della storia inventata da Clement, che immagina una spedizione umana sul pianeta, coadiuvata da una razza indigena del luogo, delle creature intelligenti simili a millepiedi, lunghe mezzo metro, che strisciano per resistere alle altissime gravità e non concepiscono la possibilità di volare. Sono esseri che respirano una miscela di idrogeno e metano e con una biologia del tutto diversa dalla nostra. Il pianeta, oltre ad avere le singolarissime differenze gravitazionali, ha anche elevate escursione termiche. Insomma, un ambiente davvero poco adatto all’uomo. Per fortuna gli indigeni si prestano ad aiutare la spedizione terrestre nel recuperare delle apparecchiature scientifiche abbandonate su un razzo, difficile da raggiungere e sono loro i veri protagonisti della storia, vera peculiarità di questo romanzo. Per certi aspetti ragionano forse in modo un po’ troppo umano, pur con le loro fobie dell’altezza, ma va reso onore a Clement per aver creato un mondo molto originale e delle creature  quanto meno per nulla antropomorfe, lontane anni luce dagli alieni stereotipati di Star Trek. Nell’insieme, comunque, un romanzo gradevole anche per chi non sia appassionato di fisica, astronomia o chimica, anche se costoro vi troveranno di sicuro un maggior godimento. Penso comunque che Clement con questo romanzo si sia guadagnato il titolo di “Creatore di Mondi”, che gli conferisco personalmente, categoria, per me tra le più pregiate di autori.

Nel 1970 Clement ne ha scritto un seguito (“Luce di stelle”) e nel 1973 ha realizzato un racconto collegato.

 

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ENDER, IL PADRE DI HARRY POTTER

Risultati immagini per il gioco di enderLeggendo “Il Gioco di Ender” (1985) di Orson Scott Card la sensazione è stata di ritrovarmi nei medesimi meccanismi narrativi che hanno portato al successo la saga di Harry Potter della Rowling.

Ma non pensiate che Orson Scott Card abbia in qualche modo emulato le imprese del maghetto di Hogwarts. Si tratta, infatti, di un romanzo del 1985, che riprende un racconto addirittura del 1977, mentre la pubblicazione della saga della Rowling parte nel 1997 e si conclude nel 2007.

Che cosa hanno in comune queste due storie? Innanzitutto il protagonista. Ender, come Harry è un bambino che lascia la sua famiglia, dove viene maltrattato, per finire in una scuola molto speciale, dove, sebbene sia l’ultimo arrivato, si distingue subito come il migliore. Entrambi hanno il destino segnato, Harry da una profezia e una maledizione, Ender perché è già stato individuato, per le sue doti, come il potenziale comandante di tutta la flotta aerospaziale terrestre. Nessuno dei due riesce ad ammettere del tutto di essere eccezionale. Entrambi devono salvare il loro mondo da una minaccia che appare assai più grande di loro (Voldermort per Harry, gli Scorpioni alieni per Ender). Entrambi affrontano grandi difficoltà a scuola, con compagni e insegnanti ostili. Entrambi si fanno grandi amici in entrambe le categorie. E le somiglianze non finiscono qui. Le battaglie a gravità zero di Ender somigliano alle partite di Quidditch di Harry. Nella Scuola di Guerra i ragazzi sono divisi in orde con nomi di animali, a Hogwarts in Case con nomi di maghi famosi ma che ricordano quelli di animali. La competizione è centrale in entrambe le storie. La magia di Hogwarts è sostituita dalla tecnologia della Scuola di Guerra. La telepatia non è centrale ma ha la sua importanza.

Entrambi sono romanzi di formazione. Entrambi creano una fortissima empatia con il lettore.

Orson Scott Card

Le ambientazioni della Rowling sono forse più ricche, ma le battaglie spaziali di Scott Card, pur non essendo allo stesso livello, hanno una buona dose di spettacolarità.

Come in Harry Potter, anche ne “Il Gioco di Ender” assistiamo a una lotta tra Bene e Male, ma scopriamo che quel che pare Bene ha in sé un po’ di male e viceversa.

In entrambe le storie troviamo la morte, la paura, il dolore, il rimorso. In entrambe c’è un po’ di introspezione e psicoanalisi (ma senza esagerare, senza disturbare l’avventura).

In entrambi ci sono certe ripetitività degli eventi, che rivelano però sempre delle sorprese. In entrambi ci mistero e scoperta. In entrambi ci sono ribaltamenti dei caratteri di alcuni personaggi.

Anche il “Il Gioco di Ender” fa parte di un ciclo (di cui non ho ancora letto i volumi successivi). È il primo volume, ma fu scritto in funzione del secondo, come romanzo in cui si presenta il personaggio Ender Wiggin, protagonista de “Il riscatto di Ender”.

La Rowiling avrà letto “Il Gioco di Ender”? Lo avrà amato. Io credo proprio di sì.

 

Ultimamente avevo letto due o tre romanzi di fantascienza che mi stavano quasi facendo perdere l’amore per il genere. “Il Gioco di Ender” è, invece, uno di quei romanzi che ti ravviva l’amore per la fantascienza e per la lettura in genere.

Una storia tutto sommato semplice, ma sempre piena di sorprese e rivolgimenti, abbinamento quanto mai raro e prezioso. Come “La mano sinistra delle tenebre” della Le Guin, che ho appena letto e mi ha profondamente deluso, anche “Il Gioco di Ender” ha vinto sia il premio Hugo che il Premio Nebula, scelta che, questa volta condivido in pieno. Dunque, se non sempre i premi letterari sono assegnati a opere che apprezzo, altre volte riescono a rispettare i miei gusti.

In conclusione, direi che questo forse è il miglior romanzo che ho letto in questa prima metà del 2018 e di certo potrò immaginare di collocarlo piuttosto in alto nella classifica dei miei romanzi preferiti.

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UN NOIOSO FANTASY MASCHERATO DA FANTASCIENZA

Risultati immagini per la mano sinistra delle tenebreIl 22 gennaio di quest’anno è morta Ursula Kroeber Le Guin, una scrittrice di fantascienza e fantasy statunitense (nata a Berkeley il 21/10/1929). Non ne avevo ancora letto nulla, così, incuriosito dagli articoli apparsi con l’occasione, mi ero messo da parte uno dei suoi romanzi per leggerlo. Più di recente è stato indetto un concorso (“Oltre la soglia”) a lei dedicato e così mi sono deciso a leggere “La mano sinistra delle tenebre” (1969).

Stiamo parlando di un’autrice che ha vinto 5 premi Hugo e 6 premi Nebula, insomma, una molto apprezzata almeno nell’ambiente dei premi per la letteratura di genere fantastico. Il romanzo, uno dei suoi principali, le ha fruttato 1 dei premi Hugo e 1 dei premi Nebula. Mi è parso, dunque, un buon punto d’inizio per conoscerla.

Purtroppo devo dire che la lettura mi ha molto deluso, confermando la mia scarsa fiducia nelle giurie dei premi.

La mano sinistra delle tenebre” è un (brutto) romanzo fantasy mascherato da fantascienza e con un titolo da romanzo horror o gotico.

Ursula Le Guin

Nulla mi disturba di più in un romanzo della vaghezza e delle chiacchiere vane. La sensazione è stata che la maggior parte di questo volume si basasse proprio su un simile materiale.

Per carità, non tutto è da buttare. Innanzitutto è apprezzabile l’idea di queste razze umane mutanti, e, in particolare, che possa esserci un popolo in cui tutti sono nel corso della propria vita sia maschi che femmine, divenendo l’uno o l’altro solo in certi periodi. Tra i pesci questo è piuttosto comune, vedi per esempio la cernia, il pesce pappagallo, il pesce napoleone e lo stesso tra i molluschi. In biologia si parla di proterandria e proteroginia, come forme dell’ermafroditismo.

Nel romanzo si parla peraltro di androginia. I Getheniani sono “neutri” per la maggior parte del tempo. Ma per 2 giorni ogni 26 entrano in kemmer (diciamo pure “calore”), diventando maschi o femmine. Questo ermafroditismo deriva, pare da antiche manipolazioni genetiche sperimentali.

Altro aspetto affascinante è il pianeta Gethen, nome che significa “Inverno”, che è perennemente ghiacciato.

Il romanzo è un’occasione per delle riflessioni sulla sessualità, i rapporti tra sessi diversi e tra popoli diversi, ma è un’occasione perduta perché alla fin fine succede ben poco, a parte intrighi politici, macchinazioni noiose e discussioni ed elucubrazioni. In sostanza manca una storia coinvolgente.

I nomi esotici, spesso sovrabbondanti, se non inseriti in inutili elenchi, e l’ambientazione glaciale che abbiamo conosciuto in una storia ben più affascinate come “Il trono di spade” di Martin, danno un’aria da fantasy mancato al romanzo, con gli alieni che somigliano più ai popoli della Terra di Mezzo tolkeniana che non a delle creature di altri mondi.

Dopo “Spedizione Sundiver” di Brin e “Il sole dei soli” di Schroeder, mi sono così trovato ancora una volta, nel giro di poco, a leggere romanzi di fantascienza con un ottimo potenziale ma con uno sviluppo che se fossero i primi del genere che leggo mi dissuaderebbero dal provarci ancora. Per fortuna so che la fantascienza ha prodotto opere decisamente migliori.

La mano sinistra delle tenebre”, purtroppo, mi ha ricordato i romanzi di un’altra autrice di fantascienza, premiata addirittura con il nobel, che mi pare caratterizzata da un’analoga vacuità narrativa: Doris Lessing.

Per la cronaca “La mano sinistra delle tenebre” fa parte di un ciclo di 7 romanzi denominato “Ciclo dell’Ecumene”, ma dubito che tenterò di leggere gli altri.

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L’EVOLUZIONE DELL’UOMO È STATA GUIDATA DAL SOLE?

Risultati immagini per spedizione sundiverFaccio piuttosto fatica a valutare un romanzo come “Spedizione Sundiver” (1980) di David Brin (Glendale, 6 ottobre 1950). Da una parte mi è parso uno splendido e affascinante esempio di creazione fantascientifica, dall’altra l’ho trovato spesso lento se non noioso.

Credo che il massimo livello della letteratura sia, in teoria, raggiunto solo da quelli che chiamo i “creatori di universi”. Credo che se la letteratura è opera di fantasia, essa trova la sua massima espressione nella misura in cui si allontana dal mondo reale e riesce a descrivere mondi alternativi. In controtendenza con gran parte della critica letteraria, ritengo quindi che generi come la fantascienza, l’ucronia e il fantasy siano potenzialmente ai vertici della letteratura, proprio per questa loro capacità creativa portata al massimo grado.

Purtroppo, poi, nella realtà, forse anche per colpa di quegli stessi critici che considerano la letteratura di genere inferiore, tenendone lontano le migliori menti letterarie, avviene che spesso all’immane e geniale capacità creativa di chi si dedica a questi generi non sempre corrisponda un’altrettanto grande capacità narrativa.

Spedizione sundiver” più che immaginare un intero universo o un mondo nuovo, si limita a immaginare, soprattutto gli abitanti della Galassia e lo fa in maniera originale, ponendosi, tanto per fare un esempio, agli antipodi creativi rispetto a serie TV come Star Trek, che, sebbene possano essere divertenti, sono un tipico esempio di cattiva propaganda per la fantascienza. Immaginare, come in Star Trek, una miriade di popoli alieni che differiscono dagli umani solo per la forma delle orecchie, delle sopracciglia o il colore della pelle credo sia non solo un insulto all’intelligenza degli spettatori ma sia una sorta di “blasfemia” nei confronti della scienza e della fantascienza.

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David Brin

Ebbene, come dicevo, David Brin non descrive simili personaggi. In “Spedizione Sundiver” immagina svariate creature aliene, a volte insettiformi (e qui siamo nel cliché fantascientifico), altre volte vegetali e, in particolare, veri protagonisti di questa storia, immagina delle creature che definisce toroidi magnetovori e che vivono nientemeno che all’interno del Sole, e non si parla di certe creature immaginate secoli fa, ma proprio di esseri con una biochimica del tutto diversa dalla nostra e in grado di sopportare le elevatissime temperature e pressioni solariane.

Abitanti del Sole furono immaginati, per esempio, già dal turco Luciano di Samosata nel II secolo dopo Cristo (“Una storia vera”), che descrive il primo viaggio spaziale e la prima battaglia spaziale che si ricordi in letteratura tra Solani e Lunari.

I toroidi sono forme geometriche a forma di ellisse che si nutrono di energia magnetica.

A parte l’aver immaginato questi esseri che, sono pari forse solo al pianeta pensante di “Solaris” di Lem o i procarioti intelligenti di “Nemesis” di Asimov, Brin immagina che l’umanità scopra di non essere sola nella Galassia ma che questa è popolata da ogni sorta di esseri, tutti in comunicazione tra loro e regolati da rigidi rapporti gerarchici tra razze, per cui ci sono le razze più antiche che fungono da guida e da “padrini” per le razze più giovani (ognuna ne cura alcune) e anche l’umanità viene inserita in questo sistema, affidandole il compito di far progredire scimpanzé, delfini e balene (come non pensare a “Il giorno del delfino” o a “Il pianeta delle scimmie”?)  Nella Galassia, infatti, tutti credono che nessuna razza possa assurgere da sola all’intelligenza, senza la guida di una razza superiore. L’umanità rappresenta un rarissimo caso di razza senza un “patrono”, senza una specie più antica che l’abbia guidata all’intelligenza. Si suppone allora che la nostra sia una razza “orfana” e si cerca le tracce della razza che ci ha guidato nell’antichità. Una missione scende nel Sole per cercare se vivessero lì i nostri “patroni” e scopre i toroidi magnetovori. Non rivelo oltre.

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David Brin, infatti, un po’ come fa Asimov nel ciclo dei Robot, ha scelto di impostare il suo romanzo su una trama gialla a base di intrighi tra le varie razze della Galassia. Sarà che se c’è un tipo di libri che non amo è il giallo, sarà che spesso in “Spedizione Sundiver” sembra che succeda ben poco o che al massimo i personaggi si azzuffino tra loro o discutano di aspetti tecnici, ma il fascino della scoperta di queste creature straordinarie esce fortemente stemperato da una trama che mi ha più volte annoiato.

Il romanzo è il primo di un ciclo:

Ciclo delle cinque galassie

Spedizione Sundiver (Sundiver, 1980)

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Toroide

Le maree di Kithrup (Startide Rising, 1983). Premio Nebula 1983, Premio Hugo e Premio Locus 1984.

I signori di Garth (Uplift War, 1987). Premio Hugo 1988 e candidato al Premio Nebula.

Il pianeta proibito (Brightness Reef, 1995)

Le rive dell’infinito (Infinity’s Shore, 1996)

I confini del cielo (Heaven’s Reach, 1998).

LA DIVERSITÀ COME FUTURO

Risultati immagini per nancy kress mendicanti di spagnaMendicanti di Spagna” (1993) di Nancy Kress è, se così si potesse dire, un romanzo di fanta-genetica e per questo lo ho apprezzato molto. Credo che, se questo nostro mondo non si autodistruggerà prima, una delle frontiere con un grande potenziale di sviluppo sia la genetica. Persino nel mio romanzo “Via da Sparta”, in un mondo ucronico alternativo, immagino nuovi sviluppi della genetica, utilizzata per la produzione di energia, per la codifica di informazioni, oltre che per creare individui, animali e piante più adatti a determinati scopi.

In “Mendicanti di Spagna” non c’è tutto questo. S’immagina che in un futuro molto prossimo i genitori possano, pagando profumatamente, apportare variazioni genetiche migliorative ai propri figli. Il momento di svolta si ha quando tra queste possibilità compare quella di creare dei bambini che non dormano mai. Nasce in breve una nuova classe sociale superiore, gli Insonni. Dormendo “sprechiamo” almeno otto ore del nostro tempo giornaliero, un terzo della nostra vita. Avendo più tempo a disposizione (oltre a più denaro, dato che sono tutti figli di gente ricca), gli Insonni cominciano a prevalere negli Stati Uniti. Non è chiaro come il fatto di essere Insonni li renda anche eternamente giovani (io avrei detto che, al contrario, sarebbero dovuti invecchiare prima, come un motore usato ventiquattr’ore al giorno). Insonni, immortali e ricchi dominano presto il pianeta. La genetica va avanti e gli stessi Insonni generano figli modificati ancora più “dotati” e intelligenti, detti Super.

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Nancy Kress

Poiché non dormono, gli Insonni non sognano. Considerano i sogni inutili. I Super scoprono invece l’importanza di sognare per riorganizzare i pensieri (i Super ragionano in modo diverso dagli altri Insonni e dai Mendicanti, come chiamano la gente non Insonne, usando “stringhe”). I Super, sebbene anche loro Insonni come i loro genitori, imparano a fare “sogni lucidi”, mediante i quali risolvono brillantemente i problemi.

Inevitabile nasce il conflitto tra Mendicanti e Insonni e tra Insonni e Super.

Ho già detto fin troppo della trama e credo si capisca che è questo un ottimo esempio di creazione di un mondo complesso e articolato, che tiene conto di varie implicazioni. È anche un romanzo che può aiutarci a riflettere su un possibile futuro poi non troppo fantascientifico. Magari non avremo mai degli Insonni, ma sarà difficile per i ricchi resistere alla sirena della genetica, alla possibilità di creare figli geneticamente trasformati. Sarà il normale sviluppo evolutivo della nostra specie? Forse, ma quando una specie più forte emerge, spesso cancella quelle più deboli, come ha già fatto l’homo sapiens contribuendo, direttamente o indirettamente, all’estinzione di decine di altre specie di homo e distruggendo migliaia e migliaia di altre specie animali e vegetali, in un processo che ci vede come un autentico cancro del pianeta.

Il romanzo si svolge attraverso tre generazioni, forse un po’ troppo ricco di personaggi e se ha un difetto è quello di guardare troppo (bene) al quadro di insieme, trascurando l’avventura e la focalizzazione su un qualche “eroe”, cosa che a tratti rende la lettura un po’ faticosa.

Il titolo non mi è piaciuto. Fa riferimento a un confronto che fa un personaggio tra i non-insonni e gli Insonni, paragonando i primi ai mendicanti che in Spagna non fanno altro che chiedere denaro e che più ne ricevono e più ne vogliono, che prendono senza dare nulla in cambio. In quest’affermazione ci sono varie cose che mi disturbano (ovviamente nulla dice che l’autrice condivida il pensiero):

  • l’idea che i mendicanti siano così solo in Spagna. Perché, voi in America non avete mendicanti? Siete troppo perfetti? Non ce ne sono in tutto il resto del mondo?
  • l’idea che il mendicante chieda più di quanto gli occorra;
  • l’idea che un mendicante sia qualcuno che non ha nulla da dare agli altri, come se il denaro fosse la misura di tutto, come se il mendicante sia sempre tale per sua scelta e come conseguenza di un suo comportamento.

Il romanzo di fatto ruota attorno all’idea che l’evoluzione possa essere accelerata dalla genetica, che individui migliori possano essere creati e che questi siano destinati a dominare e salvare il mondo. Non per nulla, quando gli Insonni tenteranno di imporsi sui Mendicanti, non saranno questi a trovare la soluzione, ma i Super, che avvieranno così un controllo “più umano” su tutti, in una visione paternalistica della società (anche se in questo caso a comandare sono dei Super Bambini) che mi disturba.

Il romanzo è il primo di una serie, che termina con “La rivincita dei Mendicanti” (1996), dunque può essere che questa impostazione sarà ribaltata.

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X-men – un esempio di mutanti cinematografici

LA SALVEZZA DELLA SCIENZA È NELLA CHIESA

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Un cantico per Leibowitz

Non so se Dan Simmons scrivendo la sua quadrilogia di “I Canti di Hiperyon” (1989-1997) avesse in mente “Un cantico per Leibowitz” (1959) di Walter M. Miller Jr. (New Smyrna Beach, Florida 23/01/1923 –Daytona Beach, Florida 9/1/1996), ma le due opere condividono l’idea di una Chiesa sopravvissuta allo scorrere del tempo, mantenendo un ruolo centrale nelle vicende umane. In un certo senso Simmons sviluppa e porta avanti l’idea di Miller immaginando che la Chiesa si muti in una vero potenza temporale e militare. Il fatto che in entrambi i titoli ci sia il termine “canto”/ “cantico” farebbe pensare a un riferimento da parte di Simmons all’opera del suo predecessore.

Nell’opera di Miller, suddivisa in tre parti (in sostanza una trilogia in un unico volume), la Chiesa, come già nel medioevo, si fa da tramite della cultura contemporanea, attraverso una buia epoca post-apocalittica succeduta a una devastante guerra atomica. L’ordine dei frati di Leibowitz, in particolare, ha come missione quello di contrabbandare libri (proibiti in quei tempi) e impararne il contenuto a memoria, un po’ come già visto in “Fahrenheit 451” (1953) di Ray Bradbury. Evolvendo, l’ordine si fa custode dei cosiddetti “memorabilia”, ricordi del tempo antecedente la guerra, di cui non comprende più il significato, ma che conserva per generazioni future capaci di decifrarli.

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Walter M. Miller Jr. (New Smyrna Beach, Florida 23/01/1923 –Daytona Beach, Florida 9/1/1996)

Nella prima parte, decisamente la migliore, siamo ancora vicini ai tempi dell’apocalisse e assistiamo al ritrovamento da parte di un novizio di alcuni importanti “memorabilia” e al processo di santificazione del beato Leibowitz, fondatore dell’ordine. Le due parti successive, progressivamente meno interessanti, ci portano sempre più avanti nel tempo, fino a un futuro in cui l’umanità riscopre finalmente la scienza e la tecnologia e si avvia a conquistare le stelle, anche se di nuovo, incombe la minaccia di una guerra distruttrice che sembra prossima ad azzerare ogni cosa. Come a dire che per l’umanità non c’è speranz. Alla fine, però, la scoperta da parte dell’abate protagonista della terza parte, di una creatura mutante che sembra priva del peccato originale, dona un briciolo di speranza.

Attraverso i secoli appare, per brevi attimi, la figura di uno strano viandante, a volte confuso (?) con San Leibowitz, che sembrerebbe sempre la stessa persona o forse no. Una volta è chiamato Lazzaro, quasi fosse lo stesso che fu resuscitato dal Cristo. Idea suggestiva, qui solo vaghissimamente accennata, ma che mi piacerebbe sviluppare in un mio romanzo e che ho appena introdotto in una storia apocalittica che sto scrivendo e cui ho, per effetto di quanto sopra, cambiato il titolo in “Vergine del peccato”.

Affascinante anche il passaggio tempo descritto attraverso il volo delle poiane.

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poiana

Un cantico per Leibowitz” si presenta, insomma, come un interessante esempio di fantareligione, anche se con una tensione narrativa non sempre ai massimi livelli.

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