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I COSTRUTTORI DI UNIVERSI

Ci sono numerosi modi per dividere e catalogare le opere di narrativa. Vorrei qui suggerirne una tra la letteratura che descrive il mondo e quella che costruisce mondi.

Sebbene i migliori e più acclamati autori si siano sinora dedicati più alla descrizione che alla costruzione e la prima abbia assai più numerosi sostenitori, credo che la letteratura che costruisce mondi meriti un maggior riconoscimento.

Con questo non voglio togliere nulla a opere che raccontano il nostro quotidiano, la nostra storia, il nostro ambiente, la nostra natura, la nostra vita, la nostra quotidianità ovvero al realismo, al verismo, alle biografie, al romanzo storico, al giallo, al noir, al romanzo psicologico, sentimentale o erotico. Del resto, non a caso ho ripetuto più volte l’aggettivo possessivo. Molti sono attratti da ciò che sembra loro appartenere, esser loro vicino. Viene più naturale descrivere qualcosa che sentiamo come “nostro”.

Del resto, però, quanto è forte anche l’impulso di costruire, di creare? Non è forse questo impulso che ha sospinto l’umanità dai suoi primi passi scimmieschi ai viaggi spaziali, all’edificazione delle città e dei monumenti, alle grandi invenzioni della tecnica, alle scoperte scientifiche, ai capolavori della pittura, della scultura, della musica, della letteratura, del cinema, della fotografia, della moda, alle opere dell’artigianato e dell’industria e a ogni forma di realizzazione concreta?

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Creazione di Adamo di Michelangelo Buonarroti

Sarà pur vero che anche altri animali costruiscono nidi, dighe, formicai, piccoli attrezzi, ma se vi è una specie che ha fatto del costruire una sua caratteristica dominante è proprio l’umanità. Ci sentiamo uomini perché costruiamo e realizziamo opere.

Credo, dunque, che impresa più grande e apprezzabile del semplice descrivere e raccontare, sia quella dei creatori di mondi nuovi. I loro libri non sono (o non devono essere) inferiori agli altri nella capacità di analisi del mondo, dell’animo umano, della natura, dell’ambiente, ma a questa dote devono aggiungere in massimo grado la fantasia, la creatività e devono saperle usare con logica e raziocinio, oltre che con una certa dose di fascino e d’incantamento. Creare mondi nuovi, sebbene solo letterari, è quanto di più vicino all’opera divina l’uomo possa immaginare. Rendere abitabili (“terraformare”) nuovi pianeti potrebbe essere il senso e dell’esistenza dell’umanità e la sua meta, compensazione per l’esaurimento e la consunzione delle risorse della nostra Terra. In attesa di ciò, sogniamo e creiamo mondi letterari!

Maggiore mi pare la maestria di chi riesce a trasportarci in realtà diverse e sconosciute facendoci comunque sentire a casa, facendoci sembrare questi mondi fantastici come reali e veri.

Risultati immagini per creazione mondoÈ questa la magia di un numero piuttosto ristretto di autori. Spesso appartengono a “letterature di genere” e sapete tutti bene come queste siano considerate dai fieri accademici come letterature di seconda classe, popolari, se non popolaresche.

In questo dico che costoro s’ingannano o vogliono ingannarsi, forse essendo incapaci di un simile genio, incapaci di cogliere il nobile anelito all’edificazione.

Tra gli autori che costruiscono mondi, troviamo le grandi penne del fantasy, del romanzo gotico, della fantascienza, dell’utopia, della distopia, dell’ucronia e di altre forme letterarie ma anche autori non catalogabili nella letteratura di genere.

Ognuno di questi generi ha le sue regole e spesso i loro mondi si somigliano un po’ tra loro, perché dopo che i grandi hanno tracciato il primo disegno, altri ne ricalcano il tratto, sebbene con deviazioni più o meno importanti.

Scrivere di fantasy, così, diventa difficile senza considerare le opere, per esempio, di Tolkien, Lewis, Bradley, Brooks, Pratchet e questi a loro volta Risultati immagini per creazione mondoaffondano le loro radici culturali nella mitologia classica, mesopotamica o nordica e ci regalano un universo di miti, allegorie, metafore, popolato da maghi, elfi, gnomi, troll, streghe, fate e hobbit che si ravviva e rinnova di autore in autore. Ai nomi classici andrebbero aggiunti quelli di scrittori che si sono discostati dalle regole del genere, creando opere di notevole importanza come, per esempio, King e la Rowling.

Anche il romanzo gotico ha radici antichissime. Il mito del vampiro nasce dalle leggende popolari di gran parte dell’Europa e si collega a figure di esseri non-morti presenti in numerose culture umane. Tra i non-morti, il vampiro si caratterizza per l’abitudine di succhiare il sangue. Il termine ha origine slava. Nasce dall’antica paura che un morto possa tornare in vita e tormentare i viventi. L’usanza di seppellire i morti potrebbe avere motivazioni igieniche, ma il deporre sulla tomba pesanti lapidi sembra riconducibile alla medesima paura che ha generato le creature della notte.

Pare che il più antico testo che parli di esseri simili, sia una tavoletta babilonese su cui è incisa una formula magica per proteggersi dagli etimmé, i demoni succhia-sangue. Di simili esseri parlano anche gli antichi greci e romani (Filostrato e Flegone Tralliano) e il mito trova sviluppi in epoche successive.

Sarà però tra il XIX e il XX secolo che il vampiro, con PolidoriLe Fanu, Presket PrestBram Stoker, Connell e altri, diverrà soggetto letterario di romanzi di successo, riprendendo poi energia in questo XXI secolo, con canoni mutati.

Risultati immagini per mondo fantasyAnche per la licantropia le origini si perdono nelle tradizioni popolari e persino nella Bibbia si legge che Nabucodonosor fu trasformato in lupo. Gli egizi, peraltro, veneravano il Dio-sciacallo Anubi e il Dio-lupo Ap-uat che traghettava i morti nell’Aldilà.
La leggenda più diffusa vuole che il lupo mannaro assuma sembianze animalesche con la luna piena. Invenzione più moderna è che possa essere ucciso solo da una lama d’argento. In epoche più recenti si è sviluppata la credenza che la licantropia fosse una vera e propria malattia. In letteratura i licantropi fanno la loro comparsa in alcuni romanzi ottocenteschi come quelli di Baring-Gould, Maturin, Reynolds e Dumas.

E qui tralascio di parlare di fantasmi, zombie, fate, streghe e maghi e di tutto quanto è stato scritto su di loro.

I mondi del fantasy e del romanzo gotico sono sì mondi immaginari, ma fortemente legati ad alcune regole, ad alcune creature immaginarie o mitiche che compaiono, in una forma o in un’altra in tutte queste opere. Di fatto, con ogni romanzo visitiamo regioni diverse del medesimo pianeta.

In parte anche la fantascienza soffre di simili ripetizioni. Dopo che alcuni grandi creatori hanno inventato futuri e mondi alieni, altri sono corsi a imitarli, ed ecco moltiplicarsi alieni antropomorfi, insettiformi, scimmieschi, viaggi spaziali, pianeti misteriosi le cui forme si ripetono in innumerevoli variazioni.

Muovendo dunque i passi dalle invenzioni ottocentesche di Verne e Wells, si arriva alle opere di Zamjatin, Huxley, Orwell, Asimov, Bradbury, Wyndham, Clarke, Matheson, Blish, Heinlein, Dick, Lem, Sheckley, Boulle, Vonnegut, Pohl, King, Sagan e molti altri loro pari, che ora certo sto Risultati immagini per mondo fantasyingiustamente dimenticando, o loro emuli.

Ho citato a parte utopia, distopia e ucronia, sebbene alcuni vogliano far rientrare la prima e la terza tra la fantascienza come sotto-generi, ma ritengo che queste tre categorie abbiano caratteristiche proprie, sebbene, come avrete notato, ho citato tra gli autori di fantascienza anche grandi nomi della distopia come Zamjatin, Huxley e Orwell. Spesso, infatti, la fantascienza tende a descrivere mondi negativi e i due generi si confondono.

Altro discorso vale per l’utopia, genere che viene ravvicinato alla filosofia, con il suo tentativo di suggerire mondi migliori in cui potremmo vivere o verso cui potremmo aspirare. Il termine utopia deriva dal greco ο (“non”) e τόπος (“luogo”) e significa “non luogo”, anche se l’ο è facilmente confuso con “ευ” (“buono”) e si parla quindi di utopia, pensando piuttosto a un “eutopia”. Il termine fu coniato dal filosofo Tommaso Moro e giocava proprio su questo equivoco: descrivere un buon luogo per vivere, ma che non esiste.

Le grandi utopie del passato sono spesso riconducibili a filosofi. Vi possiamo annoverare persino “La Repubblica” di Platone, sebbene antecedente all’invenzione del termine, e opere come “La Città del Sole” di Tommaso Campanella o “La nuova Atlantide” di Francesco Bacone.

Risultati immagini per mondo fantascientificoLa distopia è il contrario dell’utopia e descrive società inumane e spaventose. Non certo luoghi in cui al lettore verrebbe voglia di vivere.

La distopia si presta così a essere strumento politico per denunciare, parlando di universi immaginari, le storture del mondo contemporaneo e, in particolare, la tirannia e le dittature. Non è satira, ma spesso s’ispira ad analoghi obiettivi. Altre volte si limita a descrivere i risultati di qualche catastrofe, come nelle distopie apocalittiche o post-apocalittiche.

Il termine pare sia stato coniato nel 1868 dall’inglese John Stuart Mill, che parlava, con il medesimo significato, anche di cacotopia.

Possiamo così leggere opere come “Il padrone del mondo” di Benson, “Il tallone di ferro” di London, “Noi” di Zamjatin, “Il Mondo Nuovo” di Huxley e “1984” di Orwell, che ci introducono a opere successive dal sapore post-apocalittico come “Io sono leggenda” di Matheson o “La strada” di McCarthy.Risultati immagini per mondo fantascientifico

Utopia e distopia sono solitamente considerate e apprezzate per il messaggio politico e morale, in positivo o in negativo, che intendono trasmettere, ma ne vorrei qui sottolineare la potenza creativa, la capacità di costruire mondi, simili al nostro ma diversi, con loro regole e strutture, sebbene migliori o peggiori per qualche aspetto determinante. Questa capacità creativa è più comunemente apprezzata per altre opere di genere fantascientifico e, a mio avviso, appare in misura superiore nella distopia che nel romanzo gotico e nel fantasy, che giocano in scenari spesso consolidati, innovando poco.

 

Se c’è, però, un genere che sembra fatto apposta per creare nuovi mondi, per il solo gusto del costruire, dell’immaginare, del creare, questo è l’ucronia.

Sebbene la conoscenza si stia diffondendo, sono ancora in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. Quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nel 2001, il termine mi pareva meno noto di oggi. La pubblicazione in seguito di nuove opere, come “22.11.’63” di Stephen King, “Il complotto contro l’America” di Philip Roth, gli ultimi volumi della saga “Colonizzazione” di Harry Turtledove, “Roma Eterna” di Robert Silverberg o i nostrani “L’inattesa piega degli eventi” di Enrico Brizzi e “Occidente” di Mario Farneti ha contribuito alla conoscenza del genere tra il grande pubblico, anche se non riscuote ancora la fama che meriterebbe.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario, che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.Risultati immagini per mondo steampunk

L’ucronia si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico. Mediante eventi immaginari o la narrazione di scelte mai fatte in realtà, l’allostoria modifica la Storia, facendole prendere percorsi nuovi. Presenta dunque al lettore una versione alternativa della Storia. Non una sua differente interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. L’ucronia costruisce dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente (come lo definii ne “Il Colombo divergente”) in cui gli eventi hanno preso una diversa piega.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come nel mio romanzo “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvier in un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea “quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcun intento letterario (su internet si possono persino leggere elenchi di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, è spesso considerato, al pari della distopia, come parte della fantascienza.

Ha, però, caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese pare che l’ucronia sia nota come “counterfactual history” o “alternate history”. Per una volta almeno, i termini “mediterranei” sembrano però più sintetici e suggestivi, per cui, almeno questa volta, lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sul sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané“Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”“A Rebel in Time”) e addirittura Winston Churchill (“Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg”). Ricordavate che lo statista inglese ha persino vinto un premio nobel per la letteratura?

Dopo di lui e dopo José Saramago il cui “L’ultima tentazione di Cristo” può considerarsi un’ucronia, il premio nel 2017 è andato per la terza volta a un autore del genere, a quel Kazuo Ishiguro che ha scritto la distopia ucronica “Non lasciarmi”.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo Risultati immagini per ultima tentazione di cristoche gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale, come racconta Turtledove in “Invasione”? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima, se la Storia è alterata con una Macchina del Tempo, dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Se, invece, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo nell’ucronia o nella fantascienza? Sono fantascienza o ucronia i miei romanzi “Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale” e “Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati”, in cui, attraverso dei portali, è possibile viaggiare da un universo divergente a un altro e raggiungere versioni del mondo in cui l’evoluzione si è svolta diversamente che nella realtà?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie” e vi faccio rientrare anche il ciclo dei Guardiani dell’Ucronia con il mio Jacopo Flammer.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”, ovvero l’ucronia è la Storia sognata da ciascuno di noi.

Se preferite, potremmo anche dire che ucronia è costruire universi divergenti, in cui il tempo “diverge” dalla propria linea.

Se con “Il Colombo divergente” e “Giovanna d’Arco” ho scritto delle ucronie, con “Via da Sparta”, di cui è uscito il 28 Settembre 2017 il primo volume “Il sogno del ragno”, ho voluto non solo scrivere un’ucronia ma anche, nel mio piccolo, costruire un mondo.

I primi due romanzi, infatti, raccontano una storia nel momento in cui la narrazione si discosta dalla realtà. Con “Via da Sparta” ho voluto, invece, immaginare gli effetti di una divergenza storica (o ucronica, se preferite) a distanza di secoli. Il romanzo si basa su due divergenze, la principale risalente a 2400 anni fa (la sconfitta, mai avvenuta di Tebe da parte di Sparta) e l’altra riguarda il Giappone. Sull’altra metà del pianeta regnano i samurai di Nippon-koku, il Giappone, dopo che nel 1540 d.c., Hideyory (il figlio di quel Hydeyoshi che attaccò la Corea) e suo figlio Hidetara riuscirono a sottomettere la Cina.

Quello che descrivo, dunque, è un mondo contemporaneo ma del tutto mutato per gli effetti combinati nel tempo di queste due divergenze.

Quest’ucronia si basa sull’idea che ogni mutamento del passato abbia ripercussioni crescenti sulle epoche future, pertanto il mondo descritto è quanto di più diverso potremmo immaginare da quello reale. Il romanzo rifiuta il concetto di predestinazione, che si può trovare in altre ucronie o in storie di viaggi nel tempo in cui nonostante il passato sia cambiato, il presente resta uguale o quasi.

Via da Sparta” è utopia e distopia al tempo stesso. È un mondo ucronico con luci e ombre. A qualcuno potrà sembrare migliore a qualcuno peggiore di quello reale, ma è solo diverso. Il sogno dei suoi protagonisti è quello di renderlo migliore o, almeno, di trovare un loro spazio, una piccola parte di mondo in cui riconoscersi, un’isola costruita a loro misura in cui rifugiarsi (non a caso tante sono le isole che incontreranno, ma nessuna è quella che cercano).

Nell’Impero di Sparta ci sono due classi: gli spartiati che comandano e gli iloti, loro schiavi. Un’altra forte distinzione è tra uomini e donne. Gli spartiati maschi si occupano solo di guerra e politica, le loro donne di tutto il resto, gli iloti svolgono tutti i lavori più umili, ma i maschi sonosoprattutto militari.

Uomini, donne e bambini vivono separati tra loro e, sebbene esistano i matrimoni, sono solo accordi economici e riproduttivi, mentre sesso e amore (tra loro spesso separati) si svolgono al di fuori. L’amore omosessuale è considerato quello vero, ma è accettato anche quello eterosessuale. La violenza sessuale è accettata.

Chi supera i 55 anni viene eliminato. L’eutanasia è la principale soluzione per molte malattie.

Le macchine a vapore sono appena state inventate, ma le usa quasi solo l’esercito. Elettronica e informatica non esistono. Le telecomunicazioni sono ferme al telegrafo, anche questo in dotazione solo ai militari. In compenso si conosce l’elettricità e la genetica è molto evoluta. Grazie alla continua selezione uomini e animali sono cambiati e i grandi progressi recenti della genetica hanno accelerato il processo selettivo, verso cui Sparta punta da secoli. La genetica è utilizzata anche per la codificazione d’informazioni, mediante manipolazione del DNA (qui detto COGE) e la generazione di energia.

La proprietà e il denaro non esistono. Tutto è di Sparta, che affida temporaneamente alle sue donne la gestione delle proprietà sulla base del merito militare dei mariti. Le donne possono sposarne contemporaneamente quanti ne vogliono, gli uomini invece una sola, ma fuori del matrimonio possono avere rapporti sessuali con altri uomini e donne. Il disprezzo per il lusso e le comodità hanno portato anche al divieto dell’uso “inutile” dei vestiti, pertanto i personaggi, quando non indossano armature o non fa troppo freddo, vanno in giro nudi e disprezzano chi si copre.

La capitale dell’Impero di Sparta si chiama Lacedemone. Qui, come in molte città spartane, le case sono tutte costruite sottoterra, sia per motivi difensivi, sia ecologici. Sparta, infatti, ama sentirsi tra la natura anche in città.

La storia parte parallelamente da Neapolis, una Napoli ucronica, capitale della provincia della Vitellia (Italia ucronica) e da Lacedemone, capitale dell’impero, in Grecia. La trama si articola in vari altri luoghi, tra cui Britannia (Gran Bretagna), Regni Perieci del Nord (Scandinavia), Bengala, India, Persia.

Il forte controllo demografico e lo stato di guerra continua hanno fatto sì che ai giorni d’oggi la popolazione mondiale sia di circa 500 milioni di abitanti. Le foreste europee sono ancora molto estese e popolate da lupi, rispettati dagli spartani, che non li cacciano. Non ci sono animali domestici da compagnia.

Gli spartani cacciano ma con moderazione e rispetto dell’ecologia e si nutrono soprattutto di verdure e insetti.

Questo è il mondo che ho costruito e in cui faccio muovere le due giovani protagoniste de “Il sogno del ragno”, la schiava ilota in fuga Aracne e la ricca studentessa spartiata Nymphodora.

 

È difficoltoso scrivere una lista di romanzi ucronici che possano veramente dirsi rappresentativi del genere, perché ben pochi studiosi hanno affrontato la questione. Si trovano in vari siti internet elenchi più o meno caotici, che accomunano opere di fantascienza, distopie, romanzi ucronici e di serie B (qualunque sia la loro natura).

Ne ho tentato altrove un elenco che potete leggere anche nel mio blog su WordPress (https://carlomenzinger.wordpress.com), ma qui vorrei segnalare senza pretese, come consigli di lettura, alcune opere:

  • il “Libro degli Yilané” di Harry Harrison (1984-88), una trilogia che descrive un mondo in cui i dinosauri non si sono estinti ma hanno sviluppato una civiltà evoluta.
  • L’ultima tentazione di Cristo” (1955) di Nikos Kazantzakis, in cui Cristo rifiuta la Croce.
  • Il vangelo secondo Gesù Cristo” (1991) del premio nobel José Saramago, dove Gesù non resuscita Lazzaro e Giuseppe è tormentato dalla colpa per la strage degli innocenti.
  • Roma Eterna” (2004) di Robert Silverberg: un grande affresco che ci racconta come sarebbe il mondo se l’impero romano fosse durato fino ad oggi.
  • “La svastica sul sole” (“The Man in the High Castle“- 1962)  di Philip Dick, che descrive un mondo in cui Germania e Giappone hanno vinto la seconda guerra mondiale e dove i personaggi leggono un libro ucronico in cui, invece, l’Asse ha perso (anche se in modo diverso da quello reale).
  • i cicli “Invasione” (1994-96) e “Colonizzazione” (1999-2004) di Harry Turtledove in cui la Seconda Guerra Mondiale viene interrotta da un’invasione aliena.
  • 22/11/’63 (2011) di Stephen King in cui un uomo trova in uno sgabuzzino una porta del tempo che lo rimanda sempre indietro fino a pochi anni prima dell’assassinio di Kennedy e cerca così, prima lui, poi un suo amico, più volte di salvarlo cambiando il corso della Storia. Ne è stata tratta da poco una serie TV.
  • Finzioni” (1944) di Jorge Luis Borges. Pur non essendo allostorico, presenta alcuni elementi ucronici, con l’invenzione di libri mai scritti e con uno dei personaggi che “credeva in infinite serie di tempo, in una rete crescente e vertiginosa di tempi divergenti, convergenti e paralleli.”

E non dimenticatevi di leggere qualcosa di mio:

E soprattutto il nuovissimo ciclo di “Via da Sparta”, di cui è appena uscito:

Buona lettura.

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IL SOGNO DEL RAGNO” ha dietro di sé tutti i libri che ho letto, anche quelli che non hanno nulla a che fare con Sparta, con la Grecia, con l’ucronia o con la distopia.

Ce ne sono, però alcuni che ho letto appositamente per documentarmi. Dovendo scrivere un’opera di fantasia la mia preoccupazione non era tanto di trovare fonti attendibili quanto di calarmi nell’atmosfera, per cui spesso sono romanzi.

IL SOGNO DEL RAGNO” descrive un presente alternativo, ucronico, in cui Sparta, vinta Tebe, distrutta Atene, assoggetto l’Impero Romano, oggi domina su gran parte del mondo. Dunque, sebbene mutata da 2400 anni di storia, la cultura sottostante deriva da quella di Sparta. Su Sparta ho letto, allora, varie cose su internet ma anche alcuni libri.

Tra i romanzi di ambientazione spartana ricorderei “Le porte di fuoco” di Steven Pressfield, sulla battaglia delle Termopili, la grande impresa di Leonida e dei trecento guerrieri spartiati che, con poche altre migliaia di greci, rallentarono per tre giorni l’avanzata dell’immenso esercito persiano di Serse, impedendone la vittoria finale e contribuendo a determinare le sorti del mondo, che, senza di loro, oggi sarebbe di sicuro diverso (ma questa sarebbe un’altra ucronia e un altro romanzo).

Risultati immagini per le porte di fuoco pdfHo anche letto “300 guerrieri” di Andrea Frediani e “Lo scudo di Talos” di Valerio Massimo Manfredi. Anche questi due romanzi descrivono la battaglia delle Termopili, certo l’evento più noto della storia spartana e il più romanzato. In merito ho anche visto il fumettone cinematografico “300”, che fa somigliare la battaglia a uno scontro di supereroi, ma ha un suo fascino pop. I mei mutanti forse sono un po’ debitori alle strane creature di questo film. Di Manfredi dovrei citare anche la trilogia “Alexandros” sul grande macedone e “Il mio nome è nessuno” su Ulisse. Sull’opera omerica ci sarebbe la recente rilettura fatta da Alessandro Baricco con “Iliade, Omero”. Di Andrea Frediani citerei anche “Marathon”.

Su Sparta e la Grecia ho anche letto “Apofgtemi spartani – Le virtù di Sparta” di Plutarco, l’antologia di saggi “L’uomo greco” curata da Jeanne-Pierre Vernant, “Sparta. Storia politica e sociale fino alla conquista romana” di Edmond Lévy e il saggio “Una guerra diversa da tutte le altre” di Victor Davis Hanson.

Le virtù di Sparta” sono state certo la fonte storica antica più importante per il libro, tanto che all’inizio dei capitoli, che cominciano sempre con una citazione, spesso queste sono prese proprio dallo scritto di Plutarco.

I saggi de “L’uomo greco” mi hanno aiutato a rinverdirne le mie memorie scolastiche del liceo classico. Tutte le letture di allora sono, però, ben presenti in me e in questo libro, dalle tragedie di Eschilo, Sofocle e Euripide, alle opere di Omero, alle commedie greche, oltre a tutti i saggi che lessi allora e alle lezioni della Professoressa Di Lorenzo al Liceo classico De Santis.

Importanti spunti nuovi li ho presi da “Una guerra diversa da tutte le altre”. È un libro che fa riflettere. Innanzitutto sull’influenza che le guerre, quella del Peloponneso in particolare, hanno avuto sulla cultura greca. Giustamente Hanson si chiede se avremmo avuto Sofocle, Euripide e Aristofane se questa guerra non fosse stata tanto lunga e violenta. La guerra fu catalizzatrice di civiltà e di cultura o contribuì a dissipare energie che si sarebbero potuto dedicare alle arti? Certo senza questo conflitto fratricida, la Grecia sarebbe stata assai diversa. Ne “IL SOGNO DEL RAGNO” questo concetto è centrale: Sparta vive di guerra e nella guerra, senza posa: le arti, le scienze sono state annullate da questo stato di belligeranza continua. Hanson Risultati immagini per una guerra diversa da tutte le altreintendeva forse l’inverso, ma lui descriveva la Sparta reale. Prolunghiamo uno stato militare che vive solo mediante un continuo stato di allerta e di conquiste e chiediamoci cosa sarebbe delle altre attività umane. La mia risposta è il ciclo “VIA DA SPARTA”.

Sulla Grecia mi ha anche ispirato il film “Agorà” di Alejandro Amenábar, a seguito del quale ho letto il saggio “Ipazia” di Silvia Ronchey. C’è molto di Ipazia nelle donne della mia Sparta contemporanea. Donne forti che, in un mondo maschilista, hanno in mano la scienza (come Ipazia) e l’economia e forse il vero potere.

Tra i classici greci riletti mentre scrivevo “VIA DA SPARTA” c’è poi “Il simposio” di Platone. Utile riflessione su come fosse diversamente concepito l’amore dai Greci e questo è molto evidente in questi miei romanzi, in cui l’amore omosessuale è la norma e quello eterosessuale quasi un’aberrazione e in cui il matrimonio è solo un accordo per la procreazione e la gestione economica.

Per la parte su Nippon, il Giappone, ricorderei “Storia del Giappone” di Paolo Beonio Brocchieri.

Per il viaggio in aerostato, mi è stato utile quanto raccontato da Jules Verne in “Cinque settimane in pallone”.

 

A parte le fonti storiche, “VIA DA SPARTA” vive anche dei libri scritti da me in precedenza. Quando scrissi “Il Colombo divergente” ancora non sapevo di scrivere un’ucronia e ne divenni consapevole solo durante la scrittura di “Giovanna e l’angelo”. In seguito cercai di scrivere dei racconti “consapevolmente” ucronici e curai la raccolta, cui parteciparono altri 17 autori, “Ucronie per il terzo millennio”. Con il ciclo “Jacopo Flammer e i Guardiani dell’Ucronia” applicai l’ucronia ai viaggi nel tempo e alla fantascienza.

Chi mi leggeva, cominciò a considerarmi un autore di ucronie, ma nonostante questi libri, sentivo di dover ancora realizzare una vera epopea ucronica. “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo” sono descrizioni del momento in cui la storia muta. Con “VIA DA SPARTA” ho voluto descrivere un intero mondo alternativo che nascesse da una divergenza storica nel passato. Collocare questa divergenza 2400 anni fa, mi permetteva di muovermi davvero in un mondo nuovo.

In “VIA DA SPARTA” compare un personaggio presente ne “La bambina dei sogni” e uno che viene da Giovanna e l’angelo” e ci sono citazioni de “Il Colombo divergente”, “Jacopo Flammer e il popolo delle amigdale” e “Jacopo Flammer nella terra dei suricati”. Nei romanzi di “VIA DA SPARTA” c’è anche qualcosa del pensiero che sta dietro raccolte come “Il terzultimo pianeta”, con l’idea di un pianeta con risorse limitate, e “Schiavi part-time” per la vita degli schiavi moderni.

 

Tra le opere che mi hanno ispirato c’è tanta fantascienza e tanta ucronia. Citare tutta la fantascienza allungherebbe troppo questo testo e comunque l’influsso di tali libri è spesso solo indiretto.

Tra le opere ucroniche, quelle che maggiormente si avvicinano a “VIA DA SPARTA” sono “Roma eterna” di Robert Silverberg e “Romanitas” di Sophia McDougall che immaginano il prolungarsi fino ai giorni d’oggi dell’Impero Romano.

A parte che questi parlano di Roma e non di Sparta, “IL SOGNO DEL RAGNO” è, comunque, molto diverso da questi due libri. Silverberg descrive, attraverso una serie di racconti ambientati in numerose epoche storiche diverse, l’intera storia di Roma, fino ad oggi, mentre “IL SOGNO DEL RAGNO” e il ciclo “VIA DA SPARTA” descrivono una sola epoca: un presente alternativo. Lo stesso fa “Romanitas” ma se l’opera della McDougall mi ha ispirato è stato solo in negativo, nel senso che la lettura di questo romanzo mi ha talmente disturbato che, forse, ha contribuito a spronarmi a Risultati immagini per roma eternarealizzare quello che lei davvero non era riuscita a fare.

Ho trovato insopportabile che in un mondo in cui, ai giorni d’oggi, c’è ancora l’impero romano, a parte la geografia degli stati, la presenza dell’imperatore a Roma, gli Dei e i sesterzi ci sia ben poco d’altro di diverso dal nostro mondo reale. Ci sono automobili, aerei, televisioni, negozi… tutto ciò a cui siamo abituati. Porca miseria! Secoli di storia influenzati da Roma e viviamo come adesso? Ma via!

Ne “IL SOGNO DEL RAGNO” quasi tutto è diverso: non esistono le famiglie, la gente va in giro nuda, uomini e donne vivono separati, l’informatica non esiste, la meccanica è in ritardo, la genetica più avanti, l’arte quasi assente, la società divisa tra schiavi e padroni, il mondo meno sovrappopolato, il rapporto con la natura è più rispettoso, le case sono sotterranee, uomini e donne hanno ruoli sociali molto diversi e via dicendo.

Credo che così debba essere un’ucronia. Una piccola variazione nella storia porta grandi cambiamenti più passa il tempo. Il permanere del dominio di un popolo per due millenni e mezzo non può che mutare profondamente il mondo.

Per l’idea di ucronia, citerei “Finzioni” di Jorge Luis Borges.

L’idea della genetica evoluta mi viene, chiaramente dall’uso spartano di sbarazzarsi dei deboli e dei malati ma anche da un grande ciclo di romanzi, “Il libro degli Ylané”, un’ucronia che immagina una razza di dinosauri che, dominando la genetica, sopravviva fino alla preistoria umana. Sulla genetica sono anche stato influenzato dal saggio “Epigenetica – Il DNA che impara” di Ernesto di Mauro, che ho letto con l’idea di capire quanto avesse senso quanto già avevo scritto a proposito di sistemi di codificazione di informazioni usando i geni.

Risultati immagini per Yilanè

 

Come negare che nelle battaglie di “VIA DA SPARTA” non ci sia il Tolkien de “Il signore degli anelli” e magari un po’ del Lewis de “Le cronache di Narnia” o, addirittura, “Guerre stellari”?

In “VIA DA SPARTA” compaiono delle isole abitate da bambini allevati come donatori d’organi, ispirata dalla distopia ucronica “Non lasciarmi” di Kazuo Ishiguro, da poco insignito del Premio Nobel.

In queste pagine c’è anche Stephen King e il suo ciclo della Torre Nera, citato sia esplicitamente che implicitamente.

I lupi, che spesso compaiono, sarebbero cero diversi e, magari, non ci sarebbero, se non avessi letto “Il lupo e il Risultati immagini per non lasciarmifilosofo” di Mark Rowlands.

E Isaac Asimov? Difficile trovarlo in “VIA DA SPARTA”, ma tra le righe sono certo che si possa scorgere qualche pelo dei suoi fluenti basettoni, così come da qualche parte ci deve stare anche la Rowling o, almeno, lo spero, qualcuno dei suoi magici ingredienti. Lansdale è in qualche metafora grottesca. Turtledove c’è nella sua visione fantastica dell’ucronia.

Per le riflessioni sul tempo  ricorderei il bel saggio di Fusaro “Essere senza tempo”, ma anche  “Il Libro dell’orologio a polvere” di Ernst Jünger (le clessidre che compaiono nel libro, sono state stimolate da questa lettura).

Risultati immagini per torre nera KingDi qualche aiuto per le scene di avventura è stato il “Manuale di sopravvivenza” di Peter Darman.

La mia visione della storia risente, credo, delle opere di Jeremy Rifkin e Jared Diamond.

La dieta degli spartani moderni è in parte influenzata dalla lettura di “Se niente importa” di Jonathan Safran Foer, che mi ha fatto acquisire una diversa consapevolezza sul cibo.

La forte divisione in classi potrebbe risentire un po’ anche della lettura de “I cani e i lupi” di Irene Nemirovsky, che narra di un mondo diviso, spezzato. Diviso tra ricchi e poveri, tra ebrei ucraini e cattolici francesi, tra ebrei poveri ed ebrei ricchi, tra cani e lupi, animali simili, ma dalle anime così diverse. I lupi che corrono per le vie di Sparta sono anche figli della Nemirovsky.

Da qualche parte potreste forse trovare qualche sbiadita traccia di Haruki Murakami, José Saramago, Mo Yan, Dino Buzzati e persino qualche briciola di McCarthy.

Ci sono poi tutti coloro che vengono citati all’inizio di ogni capitolo: Borges, Ermippo di Smirne, Le Courbusier, Polibio, il già nominato Plutarco (che compare più volte), Apollodoro, Platone, John Adams,  Woody Allen, Eraclide Lembro, Platone, la Bibbia, Natsume Soseki, Senofonte, Heinrich Böll, Victor Davis Hanson (del cui saggio parlo sopra). E tutti questi solo per “Il sogno del ragno”, altri compaiono nei volumi successivi. Non sono solo citazioni. Ogni capitolo è stato scritto sotto l’influenza della frase che vi compare all’inizio.

Dimentico qualcosa o qualcuno? Sicuramente. Come dicevo all’inizio, in ogni libro che scrivo c’è un poco di tutti i libri che ho letto e questi, a loro volta, contengono tutto ciò che è stato letto dai loro autori.

Ogni libro contiene infiniti libri.

LA STORIA SOGNATA E IL SOGNO DEL RAGNO

A quanto pare sono in pochi a sapere cosa sia l’ucronia e questo non mi stupisce, perché il termine non si può certo dire dei più usati, eppure il genere letterario che rappresenta è ricco di possibilità creative e sta cominciando a riscuotere discreti successi. A dir il vero, quando pubblicai il mio primo romanzo ucronico, “Il Colombo Divergente”, nell’ottobre 2001, ormai sedici anni fa, il termine mi pareva ancora meno noto di oggi.

Vorrei allora non solo cercare di fare un po’ di chiarezza su questo misterioso vocabolo, ma anche spezzare una lancia a favore di questo genere letterario che meriterebbe ben altri spazi, essendo estremamente ricco di possibilità creative.

L’ucronia, che si pone a metà strada tra la fantascienza e il romanzo storico, mediante eventi immaginari o scelte mai fatte, modifica la Storia, rendendola diversa. Ne presenta dunque al lettore una versione alternativa, non una sua diversa interpretazione, ma proprio un diverso svolgimento delle vicende storiche. Crea dunque un mondo nuovo in cui ambientare la trama della narrazione, un universo divergente in cui gli eventi hanno preso una diversa piega. L’ucronia, con la fantascienza e il fantasy e, in parte, il romanzo gotico, è uno dei generi letterari creatori di mondi alternativi, la più artistica delle attività letterarie o, se preferite, la più creativa. Che cosa c’è, infatti, di più creativo che descrivere un mondo diverso dal nostro, dall’immaginare realtà differenti e dal costruirvi, dentro, delle storie. Che cosa sono, in confronto il mainstream e altra letteratura cosiddetta realistica? Voglio qui affermare, controcorrente, che i creatori di universi sono, in letteratura, quanto di più artistico si possa immaginare. Mi da forza, in questi giorni il riconoscimento del premio nobel a Kazuo Ishiguro, autore di opere fantasy e della grande distopia ucronica “Non lasciarmi”. Oltretutto, è ormai la terza volta che il premio è assegnato a un autore che ha scritto ucronie. Assieme a Ishiguro (nobel nel 2017), si deve infatti ricordare lo statista inglese Winston Churchil (nobel nel 1953), che scrisse alcune ucronie come “Se Hitler avesse vinto la guerra” e “Se Lee non avesse vinto la battaglia di Gettysburg” (1931), e il genio portoghese José Saramago (nobel nel 1998), autore, per esempio, de “Il vangelo secondo Gesù Cristo”.

L’ucronia è narrazione del “se”, del “what if”. Descrive come sarebbe stato il mondo se qualcosa nel passato si fosse svolto diversamente. Racconta, per esempio, come sarebbe stata l’Italia se non ci fosse stata la Seconda Guerra Mondiale, oppure come sarebbe stata la Francia se Napoleone non fosse andato in esilio o Giovanna D’Arco non fosse morta sul rogo (come in “Giovanna e l’angelo”) o come sarebbe stato il mondo se Cristoforo Colombo fosse sbarcato in Messico e fosse stato fatto prigioniero degli aztechi (come ne “Il Colombo divergente”).

Secondo Wikipedia:

“L’ucronìa è una forma di narrativa che tratta di un mondo la cui Storia si è differenziata dalla Storia comunemente conosciuta, sostituendo a degli eventi storicamente avvenuti degli eventi ipoteticamente possibili.

Il termine deriva dal greco e significa letteralmente “nessun tempo” (da ou = non e chronos = tempo), per analogia con utopia che significa nessun luogo, e indica la narrazione letteraria, grafica o cinematografica di quel che sarebbe potuto succedere se un preciso avvenimento storico fosse andato diversamente. Il termine è stato coniato dallo scrittore francese Charles Renouvierin un testo apparso nel 1857 che intendeva ricostruire la storia europea quale avrebbe potuto essere e non è stata” (“Uchronie, l’utopie dans l’histoire”).”

Suoi sinonimi possono essere “allostoria” e “storia alternativa” e, direi io, anche “fantastoria”.

L’ucronia non è, però, solo un genere letterario. C’è anche chi si occupa di storia alternativa al solo fine di esaminarne le possibili varianti, senza alcun intento letterario (qualcuno ha persino scritto un elenco di possibili ucronie).

Il genere, cui a volte si nega una propria autonomia, è spesso considerato come parte della fantascienza.

Ha, però caratteristiche sue proprie molto marcate e penso sarebbe giusto considerarlo come un genere a sé, essendo a volte assai più vicino al romanzo storico che non alla fantascienza.

In inglese, pare che sia noto come “counterfactual history” o “alternate history”: per una volta almeno i termini “mediterranei” sembrano però più sintetici e suggestivi, percui lasciamo pure da parte gli anglicismi.

Il più antico esempio di ucronia si può forse trovare in Tito Livio (“Libro Nono ab urbe condita”).

Tra i maggiori scrittori di ucronie si ricordano Philip Dick (“La svastica sul sole”), Harry Turtledove (“Basyl Argyros”, i cicli di “Invasione” e “Colonizzazione”, “Dramma nelle Terrefonde” e “Per il trono d’Inghilterra”), Robert Harris (“Fatherland”), Philiph Roth (“Il complotto contro l’America”), Harry Harrison (“Il Libro degli Yilané“Gli Dei di Asgard”, “Tunnel negli abissi”“A Rebel in Time”), Stephen King (“22/11’63” e il ciclo de “La Torre Nera”), David Foster Wallace (con la debole ucronia di “Infinite Jest”), Robert Silverberg (“Roma eterna”), Robert J. Sawyer (“La genesi della specie”) e Joe Lansdale (il surreale “La notte del Drive-In”) e i nostrani Mario Farneti, Giampiero Stocco, Guido Morselli, Luca Masali, Enrico Brizzi (“L’inattesa piega degli eventi”) o persino o Nikos Kazantakis con “L’ultima tentazione di Cristo” e i già citati Winston Churchill e José Saramago. Sebbene non parli della Storia con la “S” maiuscola, persino “Harry Potter e la maledizione dell’erede” usa meccanismi tipici dell’ucronia.

Fino a dove può spingersi l’ucronia senza diventare fantascienza o pura fantasia? I confini sono incerti. Come possiamo considerare del tutto assurdo che gli alieni avrebbero potuto interrompere la Seconda Guerra Mondiale come racconta Turtledove? La loro esistenza non è, infatti, provata ma neanche esclusa.

Forse, invece, immaginare un’Inghilterra in cui esiste la magia, come fa Susanna Clarke, è più forzato ancora e romanzi simili andrebbero considerati solo “fantasy”.

In linea di massima se la Storia viene alterata con una Macchina del Tempo dovremmo immaginare di essere nella fantascienza. Ma se, come immagina Ward Moore, il romanzo è già ambientato in un Passato Alternativo e la Macchina del Tempo ci riporta al nostro flusso temporale, siamo nell’ucronia o nella fantascienza?

Se è vero che l’ucronia riguarda la Storia e che la Storia ha inizio con l’invenzione della scrittura, è giusto definire ucronie romanzi con una divergenza preistorica come “Viaggio al centro della terra” di Jules Verne o “Il mondo perduto” di Conan Doyle?

Se lo fosse, si tratterebbe, in effetti, di racconti assai prossimi alla fantascienza, dato che la divergenza, riguardando i processi evolutivi, porterebbe a risultati talmente “rivoluzionari” da essere difficilmente accettabili come plausibili. Mi piace definire questi libri “preucronie”.

Lasciate, per finire, che ve ne dia una definizione del tutto personale e un po’ “poetica”: l’ucronia è il sogno della Storia, come scrivo nell’antologia da me curata “Ucronie per il terzo millennio”. È la Storia sognata da ciascuno di noi.

Ecco allora, in parte spiegato il titolo del romanzo “Il sogno del ragno”, dove il ragno rappresenta sia Sparta (di cui è un simbolo e che estende la propria rete sul mondo come una ragnatela), sia la protagonista Aracne (“ragno” in greco), che ha un misterioso aracnide tatuato sulla fronte.

Il sogno del ragno” è, dunque, nel contempo, la “Storia sognata di Sparta”, il sogno di questo mondo alternativo in cui Sparta, oggi, domina metà del pianeta, ma anche il sogno di libertà e di una vita migliore della giovane schiava ilota Aracne, in fuga da Sparta (“Via da Sparta”), così come dell’altra protagonista, la ricca figlia di padroni spartiati Nymphodora, che sogna di cambiare la sua città, Lacedemone, il modo in cui è costruita, e il mondo in cui vive, i rapporti tra i sessi, il matrimonio, i rapporti tra schiavi iloti e padroni spartiati.

Si possono scrivere ucronie descrivendo il momento in cui muta la Storia, come ho fatto con “Il Colombo divergente” e “Giovanna e l’angelo”, immaginando la sconfitta di Colombo che non riesce a rivelare la scoperta dell’America e un nuovo futuro onirico di Giovanna D’Arco che sopravvive al rogo che avrebbe dovuto bruciarla, ma si possono anche scrivere racconti di come sia il mondo dopo che qualche evento del passato ha mutato la storia. Questo è quello che ho voluto fare con il ciclo di “Via da Sparta” e con “Il sogno del ragno”. Ho immaginato una divergenza ucronica 2400 anni fa, quando Sparta, invece di essere sconfitta da Tebe, la vince. A questa ne ho aggiunta un’altra in Oriente, nella storia giapponese, ma è meno rilevante. Da queste due divergenze è nato un mondo nuovo. Questo mondo descrivo ne “Il sogno del ragno”, attraverso le avventure di Aracne e Nymphodora.

IL MIO INTERVENTO DURANTE LA SERATA DI PORTO SEGURO EDITORE AL WESTIN EXCELSIOR

In attesa della prossima presentazione che si dovrebbe tenere sempre a Firenze venerdì 13 ottobre e nella quale avremo più tempo per parlare, dato che sarò il solo autore presente, ecco il video con la mia presentazione del romanzo IL SOGNO DEL RAGNO.

IL NUMERO DI OTTOBRE 2017 DI “ITALIA UOMO AMBIENTE”

Risultati immagini per Olio di PalmaMentre ancora sto facendo il punto sull’esito dell’uscita, il 28/09/2017, del mio nuovo romanzo IL SOGNO DEL RAGNO e della presentazione inaugurale tenutasi il giorno stesso nella prestigiosa Sala degli Affreschi del Westin Excelsior di Firenze e Porto Seguro Editore già mi propone di fare una presentazione “personale” venerdì 13 (facciamo le corna!), ecco che gli amici di Pro natura fanno già uscire il numero di ottobre della rivista “Italia Uomo Ambiente”, che contiene ben due miei articoli:

Olio di palma e cacao: chi è il più malvagio del reame?” e

Sarà un ronzante vampiro a seppellire l’umanità?”

Entrambi gli articoli si possono leggere anche su Il Terzultimo Pianeta. Il secondo è leggibile pure sul sito di Italia Uomo Ambiente.Risultati immagini per Zanzara

Non solo. Gli amici della rivista sono anche stati così cortesi da dedicare una pagina all’uscita del mio romanzo ucronico IL SOGNO DEL RAGNO sia sulla rivista, sia sul sito.

IL SOGNO DEL RAGNO E I SUOI FRATELLI

Ieri sera, 28 settembre 2017, lasciato il Westin Excelsior, IL SOGNO DEL RAGNO ha finalmente raggiunto i suoi fratelli che lo aspettavano con ansia… assassina.

Per i primi che si prenoteranno posso offrire l’eccezionale prezzo “sotto-costo” di € 10,00.

Spedizione con piego-libro.

Scrivetemi su menzin@virgilio.it per ordinarlo.

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