Archive for novembre 2008

Dove nasce l'ansia

Ansia assassina seconda edizioneL’atto della nascita è la prima esperienza d’ansia e quindi la fonte e il prototipo della sensazione d’ansia

Sigmund Freud

Ma l’ansia può uccidere?

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Ansia assassina

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GLI INTERESSI IN COMUNE DI SANTONI

Gli interessi in comune di Vanni SantoniA fine maggio sono stato in Feltrinelli, a Firenze, per sentire la presentazione del nuovo romanzo di Vanni SantoniGli interessi in comune”, edito dalla stessa Feltrinelli.
Avevo incontrato per caso, solo pochi giorni prima, Santoni su aNobii, l’immenso portale dei libri e dei lettori. Due cose mi avevano incuriosito e spinto ad andare a questa presentazione: che questo autore avesse effettuato il mitico “salto” da un editore minore come RGB a una “major” come Feltrinelli e che venisse da un’esperienza di scrittura collettiva, essendo trai fondatori di SIC, il progetto di “Scrittura Industriale Collettiva”.
Dalla presentazione già mi ero fatto l’idea di trovarmi davanti un romanzo che parlasse di amicizia, in particolare di gruppi di amici, quelli che scherzosamente chiamo “romanzi di compagnia”.
Fin da allora, prima di leggere il libro, mi era chiaro quali fossero gli “interessi in comune” di questi ragazzi: le droghe, di ogni tipo. Il libro è, infatti, diviso in capitoli che hanno ognuno il nome di uno stupefacente, dalle psichedeliche a quelle più innocue come il caffè e… il sesso. Mi ero anche fatto l’idea che rispetto alla descrizione delle droghe prevalesse la descrizione dei personaggi.
Dopo averlo letto posso confermare la centralità della descrizione delle dinamiche di un gruppo di amici e l’importanza delle droghe nella narrazione, questa, però, forse superiore a quanto avessi immaginato. In un certo senso il romanzo è quasi una piccola enciclopedia sugli effetti delle droghe!
Per chiarire l’argomento trattato, occorre, innanzitutto, dire che i personaggi descritti sono un gruppo di Vanni Santoniragazzi, di cui seguiamo la storia da metà degli anni novanta al 2006. Dai tempi del liceo a quelli dell’università, sebbene non siano esattamente dei secchioni. L’autore è un trentenne “spaccato”: è nato nel 1978 a Montevarchi, in provincia di Firenze. E questa zona della Toscana, alle porte di Firenze, il Valdarno, fa da sfondo attivo alle loro avventure. Si respira dunque un certo spirito autobiografico.
I personaggi che sono descritti in questo romanzo di Santoni, mi fanno un po’ pensare ai vitelloni di felliniana memoria o ai bamboccioni citati tempo addietro dal nostro Presidente Napolitano. Sono ragazzi che vivono a spese e a carico delle famiglie d’origine, direi piccolo borghesi, che studiacchiano ma che sembrano privi di alcun vero interesse e di alcuna maturità emotiva. Ne è un esempio il fatto che le donne in questo libro non compaiano quasi mai, se non come oggetti occasionali di un rapporto. Questi ragazzi passano il tempo al bar e a giocare (tra tutti i giochi prevale Magic).
Su cosa si regge allora la loro amicizia? Un po’ su queste chiacchiere da bar, su queste partite, ma soprattutto su quelli che sono i loro “interessi in comune”: le droghe.
Queste sono per loro quasi un vero interesse culturale: ne provano sempre di nuove, come studiosi continuano a sperimentarne di diverse, eppure in loro non c’è alcuno spirito o volontà scientifica o analitica, solo il desiderio di fare esperienza. Non viene detto ma la vera molla sembra essere il tentativo di combattere una sorta di noia esistenziale.
I vitelloni di Federico FelliniAnch’io vivo in Toscana, a Firenze, ma ci sono arrivato ormai laureato e appartengono ad un’altra generazione, quella dei quarantacinquenni, quindi non posso dire di conoscere veramente bene i trentenni fiorentini. Conosco però alcune persone della zona e della stessa fascia d’età, ma il mondo descritto da Santoni non corrisponde particolarmente né alla mia impressione della Toscana, né a quanto mi raccontano. A leggere queste pagine si ha l’impressione che il Valdarno pulluli di gente “fatta” o “allucinata” (per come sono presentati definirli drogati non parrebbe quasi corretto). È possibile che il mondo descritto abbia proporzioni assai più estese di quanto comunemente si crede? È possibile che siano così tanti i sedicenni/ventiquattrenni che fanno uso di sostanze stupefacenti di vario genere? E davvero circola una così grande varietà di droghe?
Qualunque sia la risposta, questa non conta per valutare la qualità di questo libro. Non stiamo parlando di un saggio ma di un romanzo. La narrativa, superati i tempi del realismo, è libera di esprimere qualunque realtà, anche totalmente inventata. Se qualcuno vuole scrivere che a Firenze le massaie comprano l’eroina a chili nei supermercati (tanto per esagerare, nulla del genere viene scritto dall’autore!) è libero di farlo e magari il suo libro, con un certo sapore almodovariano, potrebbe essere godibilissimo.
Segnalo, inoltre, che l’argomento “droghe” è trattato con la più assoluta indifferenza e normalità. L’autore non condanna né giudica nessuno, né i drogati, né gli spacciatori, né le droghe in sé. Neppure però si inserisce in quel filone letterario che osanna l’uso degli stupefacenti. Santoni si limita a raccontare il rapporto di un gruppo di ragazzi con queste sostanze. Mi verrebbe da dire la loro “esperienza” con gli stupefacenti, eppure il termine mal si addice a questo tipo di narrazione. Fa troppo pensare ad un approccio al fenomeno tipico degli anni ’60. Il modo di parlarne qui è molto diverso. Più moderno. Più disincantato. Più, appunto, indifferente. La droga ha perso, qui, ogni valenza politica o liberatoria.
È giusto parlare così di prodotti che indubbiamente sono nocivi per la salute e lo spirito? Certamente non offrirei questo libro in lettura ad un minorenne. Chi lo legge deve avere la maturità necessaria per capire che quello che qui viene descritto come normale, normale non è affatto ed è anzi pericoloso. Detto ciò, però non vorrei dare giudizi morali sul libro.
Vorrei ora, piuttosto, dire qualcosa su come è scritto.
Recentemente ho avuto modo di scrivere quanto io ritenga importante la presenza di una trama per fare Marjuanaun buon romanzo. Qui, sebbene la trama sia ridotta all’osso e non sia essenziale, abbiamo comunque una storia che scorre bene lo stesso. Si descrive l’evoluzione di un’amicizia, con i suoi alti e bassi. Non si sente l’esigenza di una vera trama. Ogni capitolo, in effetti, ne ha una propria. Ugualmente siamo curiosi di vedere cos’altro inventeranno questi ragazzi e un capitolo tira dietro il successivo. L’essere poi questi (che son ben 23!) dedicati ciascuno ad una droga diversa, rende il volume, come scrivevo sopra,quasi una piccola enciclopedia narrativa del genere e non può non suscitare una discreta curiosità.
Si aggiunga che il tutto è scritto bene, con uno stile diretto ma non banale, immediato ma non asciutto, e capirete di avere davanti un prodotto di qualità.
Vorrei ancora sottolineare che questo libro, sebbene edito da un editore importante come Feltrinelli, è un romanzo scritto da un esordiente (o quasi), con alle spalle solo (o principalmente) la pubblicazione di una raccolta di racconti, “Personaggi precari”, di cui ho già scritto. Mi chiedo allora cosa può aver indotto la Feltrinelli a decidere di pubblicarlo, a decidere di dare alle stampe questa storia e non tanti altri romanzi che certo devono venir proposti loro ogni giorno, alcuni sicuramente di qualità.
La risposta, credo sia in parte nel tema trattato, nella capacità di questo giovane autore di descrivere con assoluta normalità un mondo marginale che minaccia di diventare “centrale”, un mondo di giovani che vivono un po’ ai limiti, pur facendo parte a pieno titolo di una comunità più ampia che è quella dei giovani italiani e forse dei giovani di tutto il mondo. Forse Iacopo, Paride, Sasso, Malpa, Mimmo, Mella e gli altri non saranno davvero rappresentativi del mondo di oggi per il loro rapporto con le droghe ma lo sono certo per la loro immaturità, svogliataggine e disillusione.
Dunque, credo che un editore possa aver trovato in queste pagine la descrizione di un modo di vivere che deve aver ritenuto potesse interessare il pubblico. Farlo riflettere su se stesso e sui propri figli. Credo che in questo non si sia sbagliato. Penso che questo libro potrà far parlare ancora molto di sé. Potrà essere oggetto di analisi e discussione.
Posso dunque senz’altro consigliarvi, se avete almeno diciott’anni e vi ritenete poco suscettibili al fascino delle sostanze allucinogene (!!!), la lettura di questo libro.
E segnatevi questo nome: “Vanni Santoni”, perché ne sentirete parlare presto ancora.

Vanni Santoni – Gli interessi in comune

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IL SETTIMO PLENILUNIO – Capitolo13

Ecco un nuovo abilissimo illustratore per il proggetto "Il Settimo Plenilunio". Si tratta di Alessandro Giovagnoli.

Vampiro e licantropo. Illustrazione di Giovagnoli

"Il Settimo Plenilunio" è il titolo della "gallery novel" che ho scritto assieme a Simonetta Bumbi, con la collaborazione di Sergio Calamandrei.

Siamo arrivati al tredicesimo capitolo del romanzo. Aspettiamo la vostra interpretazione GRAFICA della storia.

Come forse già sapete (se ci avete seguito sin qua) l’idea è di raccogliere in un libro i disegni di diversi illustratori.

Per ora hanno aderito al progetto Niccolò PizzornoSilvia Perosino, Massimo BernaAngelo Condello, Laura Fazio, Fraitz, Arturo di Grazia, Marco Ferrara, Lexi e Pino Santoro. Con Alessandro Giovagnoli siamo a undici illustratori!

Aspettiamo ancora altri disegnatori. Forza! Unitevi a noi.

Mandateci i vostri disegni scrivendo a menzin@virgilio.it

Questo è l’inizio del tredicesimo capitolo (il seguito lo potete trovare su www.liberodiscrivere.it.

SORRISO ABISSALE

L’idrobike scivolò silenziosa attraverso la periferia, verso la campagna. In città, con il passare degli anni, il verde era quasi sparito, ma ogni costruzione aveva, di fronte a sé un piccolo parco plastificato. Erano, però, giardini paralizzati in un’eterna primavera. Non c’erano più i segni del cambio di stagione, perché le foglie non cadevano ed i fiori non appassivano mai. Questa mancanza era compensata dal fatto che, oltre a non aver bisogno di molta manutenzione, c’era un grande risparmio di acqua. Vera ricchezza del mondo moderno. Gli uomini erano tornati a combattere per le fonti d’acqua potabile. Solo i ricchi avevano giardini con piante vere. Ma non abitavano lì. 
 (CONTINUA QUI)

Leggi anche gli altri capitoli:

I disegni ricevuti sinora sono tutti su PLENILUNIO7.

Cliccando qui potete vedere tutti i post sul Settimo Plenilunio.

ILLUSTRAZIONI

Di seguito potete trovare due disegni del prolifico Niccolò Pizzorno:

Chew ed Esha in idrobike. Illustrazione di Niccolò Pizzorno.

Il bacio. Illustrazione di Niccolò Pizzorno

Il metaromanzo di Claudio Martini

Claudio Martini, il Presidente della Regione ToscanaChi in Toscana non ha mai sentito il nome di Claudio Martini? Certo in pochi non conoscono, almeno di nome il Presidente della Regione.
Ma il Claudio Martini che questo venerdì presenterà il suo romanzo presso la libreria Chiari di Firenze è un’altra persona, e sembra quasi che con quest’omonimia già l’autore ci voglia trasportare in un mondo di illusione e fantasia.
Claudio Martini, quello di cui vi voglio parlare, è un autore che hanno già detto essere poliedrico e caleidoscopico interprete della realtà e che è alla sua terza prova narrativa pubblicata dal 2004 a oggi,Diecimila e cento giorni - Claudio Martini la seconda per la Besa Editrice, con cui nel 2005 era uscito il fortunato “Diecimila e cento giorni”. In rete Martini è conosciuto con lo pseudonimo di Writer o anche Writer54 e il suo blog personale, “Altre latitudini(ospitato sulla piattaforma di Libero), è uno dei più seguiti.
Claudio Martini, nato nel 1954, residente a Torino ma di origini tarantine, è anche autore di diversi tra saggi e interventi relativi al suo mestiere di psicologo e ricercatore sociale, pubblicati in Italia e in America Latina.
 
Leggere I racconti del ripostiglio di Claudio Martini è un po’ come fare un viaggio nella letteratura. Un viaggio fatto di fantasia e immaginazione. Un viaggio che comincia con una citazione esplicita, quella di Se una notte d’inverno un viaggiatore di Italo Calvino e con una doppia citazione implicita. La storia ha, infatti, inizio quando il protagonista varca la soglia di un ripostiglio, chiuso da uno specchio: in un colpo solo stiamo attraversando lo specchio di Alice di Lewis Carroll e entrando nell’armadio delle Cronache di Narnia di C.S. Lewis. Dietro c’è il mondo della fantasia.
I racconti del ripostiglio di Claudio MartiniMoltissime altre sono le citazioni esplicite o implicite in tutta la narrazione. Nella prima riga si parla già di Pratt, l’ideatore di Corto Maltese. Poi incontriamo Rayuela, il romanzo di Julio Cortázar che può essere letto in diverse sequenze (non necessariamente dall’inizio alla fine delle pagine), quindi il Necronomicon di Lovercraft, uno pseudobiblion, cioè un libro mai scritto ma citato come vero in libri realmente esistenti. Un altro esempio di pseudobiblium lo troviamo nel classico ucronico di Dick, La svastica sopra il sole in cui si cita un altro romanzo ucronico, immaginario, La cavalletta non si alzerà più. Il Necronomicon, infatti, è un espediente letterario creato da Lovecraft per dare verosimiglianza ai propri racconti.
 
Citazione esplicita è quella di Sulla strada di Kerouac, il classico della letteratura “itinerante”. Quando poi si cita  Saramago l’autore strizza l’occhio anche a Borges e alla sua biblioteca. Quando parla del tempo perduto, poi, non si può non pensare a Proust. Ci sono poi anche Ballard, Mishima e Burroughs e molti altri in questo viaggio nella letteratura. Ma non mancano le citazioni cinematografiche come quella del Cielo sopra Berlino di Wenders.
 
Molti di questi riferimenti hanno un significato preciso, c’aiutano a capire cosa stiamo leggendo: innanzitutto la raccolta di racconti trovata nel ripostiglio è anch’essa quasi uno pseudobiblion come il Necronomicon, poi essendo il romanzo di Martini composto (o meglio, forse, “integrato”) da vari racconti, può anche essere letto in maniera non lineare, come Rayuela, ad esempio leggendo prima i racconti e poi il romanzo in cui sono inglobati o viceversa. L’ultimo capitolo ci fornisce poi la chiave per una lettura circolare e senza fine.
Il riferimento a Kerouac ci riporta all’idea del viaggiare. Il viaggio qui però è cosa Jack Kerouacassai diversa, dato che il protagonista di ben poco s’allontana dal suo ripostiglio e di quel tipo di viaggi on the road dice “tanti anni fa qualcuno ha scritto un romanzo che narrava di spostamenti continui su macchine vocianti ubriacone obesodall’Atlantico al Pacifico (…) Vent’anni dopo chi scrisse quelle parole era diventato un ubriacone obeso che viveva a rimorchio dei ricordi a casa di una mamma anziana”. Il suo è, invece, un viaggio soprattutto mentale, anche se continuano a esplodere tra le pagine frasi che esprimono il desiderio di partire, di fuggire, di allontanarsi, di cercare altri luoghi: “vorrei andar via dalla piazza, dalla città, dal paese, dalle mie abitudini”, “la vita è a Sud”, “mi piacerebbe tanto andare lì… Grecia, Marocco, Tunisia”, “licenziarsi e partire per l’Australia”, “a volte vorrei imbattermi in qualcosa di inconsueto” o addirittura scopriamo il masochistico annichilimento di “correre a perdifiato su sentieri innevati desiderando di essere inseguito da un branco di lupi”.
Questo desiderio di partire è, in fondo, “aspirazione di vivere altre storie”, cosa che il protagonista riesce a fare leggendo e scrivendo. Perché i due ruoli, quello dello scrittore e quello del lettore, sono in realtà mescolati, ogni lettore contribuisce a creare la storia che legge e ogni scrittore è sempre lettore, se non altro di se stesso e della propria anima.
 
Il romanzo è dunque un contenitore da cui scaturiscono, uno dietro l’altro una serie di racconti. L’atmosfera e l’amore per i libri ci ricordano molto L’ombra del vento di Ruiz Zafon (di cui ho scritto qui), con questo costruire una storia intorno ad altre storie (un romanzo, uno pseudobiblion, per Ruiz Zafon, dei racconti per Claudio Martini).
L’autore cita, però, espressamente Se una notte d’inverno un viaggiatore di Calvino, che è un romanzo sul piacere di leggere romanzi, in cui protagonista è il Lettore, che per dieci volte comincia a leggere un libro che per vicissitudini estranee alla sua volontà non riesce a finire. Il romanzo ha la struttura di un metaromanzo, dove all’interno della storia principale si inseriscono altre storie, pressoché slegate dal contesto generale. I racconti del ripostiglio segue uno schema simile, anche se al posto degli incipit dei romanzi qui ci sono dei racconti.
 
matrjoskaIl romanzo di Martini parte come una sorta di matrioska: il protagonista trova una raccolta di racconti e legge il primo di questi che, a sua volta parla di due personaggi, Marco e Giovanna, che trovano un antico libro, al cui interno si parla del Necronomicon, il libro immaginario di Lovercraft. Dunque un libro dentro un altro libro, dentro un racconto, dentro un romanzo!
I racconti sono apparentemente autonomi e si svolgono nel passato, nel presente e persino nel futuro, eppure appaiono sempre elementi ad unirli, quali il nome dei personaggi (quante volte compare una Giovanna?). A volte questi cambiano nome ma il loro carattere e le loro vicende ci ricordano figure già incontrate in racconti precedenti. E poi ci sono i personaggi del romanzo, della storia-contenitore, che a volte entrano o escono dai racconti e incontrano il protagonista. Lui stesso pare spesso essere attore delle storie che legge, al punto che spesso ci si chiede se certi racconti non descrivano proprio lui.
E c’è una certa vena autobiografica che fa pensare ad un possibile immedesimazione dello stesso autore con l’io narrante o con i personaggi dei racconti. Il legame tra questi appare da frasi disseminate lungo il testo come “qualche indizio c’è, anche se non è detto che il protagonista debba essere lo specchio dell’autore”, detto dal protagonista nel cercare di scoprire chi possa essere la’utore dei misteriosi racconti che ha scoperto per caso, o la sua osservazione “mi è sembrato quasi che l’autore descrivesse, estremizzandoli, alcuni momenti della mia vita attuale”.
 
Com’è dunque questo protagonista (e nel contempo alcuni suoi alter-ego? Facciamo parlare ancora il libro: “un uomo introverso, a tratti cupo, poco incline ai rapporti e alle convenzioni sociali” per il quale c’è “solo lo scorrere di giorni identici come foss(e) morto da tempo”, un uomo che sente “il morso della noia”, in un tempo “vuoto e inessenziale”. Si capisce dunque il suo desiderio di cambiamento e di fuga.
 
Un altro elemento importante di questo libro articolato e ricco di sfumature è la memoria o la sua assenza (un racconto importante per la trama si chiama “amnesia”). La memoria qui sembra qualcosa di perduto ma che forse non si vuole neanche recuperare pienamente, perché “di questi tempi la memoria è un fardello”.
 
In questo romanzo, con le dovute diversità, ho ritrovato molti aspetti dei miei romanzi: la circolarità narrativa dei miei Giovanna e l’angelo e Ansia assassina, il gusto per la citazione di Giovanna e l’angelo, la pulsione a viaggiare de Il Colombo divergente. È, però, leggendo l’ultimo racconto della serie, quello denominato Ipertempo, che ritrovo gli elementi teorici alla base dell’ucronia, il genere letterario cui appartengono i miei due romanzi Il Colombo divergente e Rappresentazione grafica del tempo bidimensionaleGiovanna e l’angelo. Quando nel racconto si dice “proviamo a immaginare che il tempo, invece di essere una linea retta, che conosce solo una direzione, sia rappresentabile come un piano a due dimensioni” si sta immaginando la possibilità che il tempo segua percorsi alternativi a quelli reali, concetto alla base di ogni ucronia. Quando l’autore scrive di “una biforcazione che ti conduce a vivere nuovi eventi” altro non fa che parlare di una divergenza allostorica.
Saggiamente, però, uno dei personaggi si chiede: “ma perché pensare solo di tornare indietro? Non sarebbe meglio progettare vie nuove, almeno per vivere in modo migliore la seconda parte della vita?
Aldilà della suggestione storica e letteraria di immaginare diversi passati e diversi presenti, quel che conta veramente è, infatti, saper vivere il presente al meglio e prepararsi un buon futuro.
 
In conclusione, cosa dire di questo libro? È un romanzo interessante, ricco di suggestioni che è doveroso approfondire, scritto da una persona che ama i libri e la letteratura e ha il desiderio di trasmettere questa passione. Un libro complesso ma che si legge piacevolmente e volendo velocemente, salvo poi tornare sulle pagine lette più volte, a scoprirne i piccoli tesori più o meno nascosti. Un autore con un elevato potenziale narrativo.
 
 
Chi volesse approfondire, si ricordi che il 14 novembre alle ore 18,00, presenterò il romanzo di Claudio Martini "I RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO" presso la Libreria Chiari (in Piazza Salvemini) di Firenze.

Cos’è uno pseudobiblion?


Uno pseudobiblion (plurale: pseudobiblia) è un libro mai scritto, ma citato come vero (con il titolo o addirittura con qualche estratto) in libri di narrativa realmente esistenti. Il termine fu coniato per la prima volta dall’autore di fantascienza
Lyon Sprague de Camp. Si tratta dunque di un libro immaginario, creato come artificio narrativo.

In un articolo dal titolo “The Unwritten Classics” (I classici non scritti), apparso il 29 marzo 1947 sulla rivista “The Saturday Review of Literature”, De Camp definisce pseudobiblia «libri incompiuti, libri persi, apocrifi e pseudoepigrafi (falsamente attribuiti)». Negli anni ’70, gli scrittori (e famosi curatori di antologie) Gianfranco De Turris e Sebastiano Fusco aggiungono a questa definizione anche quei libri inventati da autori di letteratura fantastica.

Nella loro appendice a “I libri maledetti” di Jacques Bergier, dal titolo “I libri che non esistono” (Edizioni Mediterranee, 1972), gli autori passano in rassegna quei libri che non esistono semplicemente perché inventati da degli scrittori come semplice escamotage letterario; al novero aggiungono anche quei libri che vengono citati come esistenti ma di cui non si hanno tracce.

Il termine pseudobiblia è l’unione di due parole greche: pseudo, “mentire”,
“ingannare”, e biblia, plurale di biblíon, “libro”. Va specificato che i greci distinguevano fra bíblos e biblíon: il primo è il libro fisico, il secondo è l’opera scritta che questo contiene. Gli pseudobiblia, quindi, sono “libri ingannevoli”, ma anche “libri falsi”…

Da ricordare, infine, che la parola deriva dal greco, non dal latino. Il singolare, quindi, non è pseudobiblium, come a volte erroneamente è attestato, bensì pseudobiblion. Però, perché non tradurlo direttamente in “pseudolibro”.

LovercraftNumerosi esempi se ne possono leggere su wikipedia, citerei qui, a titolo di esempio, il manoscritto del 1600 citato nei “Promessi sposi” di Manzoni, il Manoscritto di Adso di Melk citato ne “Il nome della rosa” di Eco, il “Necronomicon” diAbdul Alhazred (leggi anche qui) citato ne “Miti di Cthulhu” diHoward Phillips Lovecraft e, ovviamente, l’ucronico “La cavalletta non si alzerà più di Hawthorne Abendsen, citato nell’altrettanto ucronico “La svastica sopra il sole” diPhilip K. Dick (di cui ho parlato qui). Ricorderei, inoltre, il libro citato ne “L’ombra del vento” di Carlos Ruiz Zafon (di cui avevo scritto qui).

Le fiabe di Beda il BardoAnche “Le fiabe di Beda il Bardo” (The Tales of Beedle the Bard) nascono sotto forma di pseudobiblion (se ne parla nel romanzo Harry Potter e i Doni della Morte: Albus Silente regala questo antico libro, tutto scritto con le rune magiche ad Ermione Granger). Successivamente, Joanne Kathleen Rowling, ha scritto davvero tale libro, sottoforma di raccolta di racconti e lo ha stampato prima in sole sette copie. Il 4 dicembre 2008 ne uscirà in tutto il mondo l’edizione ufficiale con il titolo “Le fiabe di Beda il Bardo”.I racconti del ripostiglio di Claudio Martini
Lo pseudobiblion a volte può essere contenuto in un metaromanzo (ne ho parlato qui).
Mi permetteri poi di aggiungere quanto suggerito qui da Sergio Calamandrei, ovvero lo pseudoscrittore Kilgore Trout che compare in tanti libri di Vonnegut o, addirittura la pseudoletteratura descritta da Roberto Bolano in La letteratura nazista in America (manuale di letteratura che fornisce le biografie e commenta le opere realizzate dopo la fine della seconda guerra mondiale da ben trenta autori nazisti rifugiati nel Nuovo Continente. Il manuale analizza nel dettaglio i rapporti tra i vari autori, le correnti letterarie naziste presenti in Sudamerica, le polemiche letterarie, le riviste fondate, ecc. Tutto assolutamente falso).
Di metaromanzo e pseudobiblia parleremo ancora venerdì 14 novembre alle ore 18,00, presso la Libreria Chiari (in Piazza Salvemini 18) di Firenze (ingresso libero) presentando il romanzo di Claudio MartiniI RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO“.

 

 
Fonti:

 

Leggi anche:

 

Grazie ai lettori del Colombo divergente

Quetzalcoatl - Il Serpente piumatoCon questo post, avevo ringraziato gli ultimi lettori che hanno commentato il mio romanzo “Ansia assassina”, vorrei, ora, ringraziare chi ha letto e lasciato nuovi commenti a “Il Colombo divergente”, un romanzo di cui l’anno scorso è uscita la nuova edizione riveduta e corretta:
 
Il primo commento che vorrei citare è di 1949Paperina (che ha anche letto e commentato Ansia Assassina) e si può leggere su aNobii:
 
E se Cristoforo Colombo il 12 ottobre 1492 avesse incontrato al suo sbarco gli Aztechi? E se lo avessero accompagnato nella navigazione di rientro?? Certamente il corso della storia sarebbe stato diverso, e su questi presupposti si snoda il bellissimo romanzo di Carlo Menzinger. Storia reale e storia ucronica viaggiano fianco a fianco in una narrazione ed uso della lingua magistrali. Inserti ermetici in corsivo di una bellezza coinvolgente legano capitoli e brani, mentre la voce narrante si svelerà soltanto alla fine. Molto interessanti la "Nota alla seconda edizione", da leggere rigorosamente dopo il libro, e la vastissima bibliografia, mastodontico lavoro di ricerca e documentazione.
Uno degli inserti:
Goccia di mare, granello di sabbia, soffio di vento.
Mare, mare, onda, onda. Mare senza fine. Fine in mare. Sabbia fine che scorre nella clessidra della vita. Vita che finisce. Vita che fiorisce. Sboccia la vita. Abbraccia la vita. Braccio di mare. Bracciata in mare. Braccato in mare.
Bracciata infrange la cresta dell’onda. Bracciata che accosta alla costa.
Rossa croce. Rosa+Croce. Croce rosa dal vento. Venti rose rosse per te. Venti rose rosse d’amor.
 Venti rose rosse sul tuo cuor.
Goccia di mare, granello di sabbia, soffio di vento.
Da leggere e rileggere.
 
Ci sono nuovi commenti anche su Internet Book Shoop:
Claudio Martini (22-10-2008):
 
Il Colombo divergente" di Carlo Menzinger (Liberodiscrivere Editore) nasce da un’idea originaleQUetzalcoatl e stimolante: cosa sarebbe successo se Cristoforo Colombo avesse incontrato nel suo viaggio verso le "Indie" la costa del Messico e gli Aztechi, invece che le popolazioni caraibiche, come è realmente accaduto? Sulla base di questa domanda, tipica di un romanzo ucronico, Menzinger sviluppa il suo romanzo, fino a rovesciare il corso della storia e i rapporti tra America India e Europa. Colombo è descritto come una persona posseduta dal suo progetto, a cui dedica impegno totale per più di vent’anni e una dedizione assoluta. È colto nel momento della nascita, dell’infanzia, dell’adolescenza già come un navigatore in potenza, è un ragazzo affascinato dalle mappe che vuole diventare un cartografo. Concepisce i rapporti umani e affettivi come tappe nel suo percorso verso le Indie, il suo amore reale è rivolto al mare Oceano, avverte una sintonia forte e quasi alchemica con il mare, come se fossero entrambi composti da una materia affine. Un romanzo innovatore e, a tratti appassionante, frutto di un grande lavoro di documentazione e di ricerca delle fonti che, nonostante qualche eccesso lirico e qualche squilibrio nel registro narrativo, contiene squarci di scrittura vibrante come una freccia che fende l’aria e raggiunge il proprio bersaglio.
 
 
CaravellaAntares666 (18-10-2008):
Il Colombo Divergente è un caposaldo della letteratura ucronica contempo-ranea.
Fondamentale per capire i meccanismi che determinano la divergenza dei molteplici corsi storici prodotti da ogni singola scelta. Come ci insegna la fisica quantistica, anche alternative microscopiche ridisegnano l’intero universo, e qui basta il semplice gesto di un capo amerindiano per mutare la rotta di Colombo e farlo cadere prigioniero degli Aztechi. Le conseguenze di questa cattura si rivelano incommensurabili… Oltre a intessere nel modo più scorrevole e ispirato un’immensa mole di storia, di conoscenza e di cultura, il Colombo Divergente è anche poesia allo stato puro. Ne consiglio vivamente la lettura a tutti!
 
kikmaster (11-10-2008):

Il COlombo divergente - Seconda edizione

Il Colombo divergente è entrato di diritto fra i miei libri preferiti. E’ la storia alternativa di Cristoforo Colombo: cosa sarebbe successo se fosse stato bloccato dagli Aztechi? Carlo Menzinger scrive una "prosa poetica" che riesce a rendere l’atmosfera del racconto mistica e magica. Questo autore mi ha fatto innamorare del genere "Ucronia", che desidero approfondire con altri suoi romanzi. Da leggere con una musica adguata in sottofondo. Consiglio a tal proposito: "Era, the very best of".
 
Il Colombo divergente- Prima edizioneLaura Costantini (11-10-2008):
Un passato e un futuro diversi. È questo che Menzinger ci propone, immaginando un bivio nella vita e nelle esplorazioni di Cristoforo Colombo. Un bivio che avrà conseguenze tali da creare un futuro del tutto diverso da quello che noi, oggi, stiamo vivendo. Un lavoro enorme di documentazione, una penna felicissima, una voce narrante misteriosa e onnipresente, interventi poetici con ballate che si snodano come un coro greco in una tragedia. In fondo di questo si tratta: della tragedia di un uomo cui è stato affidato l’atroce compito di cambiare il mondo. In cambio deve rinunciare a se stesso, vivendo all’inseguimento di un sogno di gloria che, a ben vedere, non gli apparteneva. Da leggere ASSOLUTAMENTE! Laura
Su aNobii, ho appena ricevuto il seguente commento da una mia ormai “assidua” lettrice, Booskop67:
La prima cosa che si pensa leggendo Il Colombo divergente è quanto impegno abbia richiesto all’autore – dal punto di vista della ricerca storica – scrivere questo libro. Ci si immerge, infatti, fin dalle prime pagine, nella Storia (scritta volutamente con la maiuscola), nelle vicende che abbiamo studiato a scuola, e accanto ad essa la storia minore, quella di un uomo – Colombo – animato dal fuoco della scoperta, dall’amore per il viaggio, e da una notevole ambizione. Un uomo – appunto – con le sue debolezze, i suoi difetti, le meschinità. Non un personaggio leggendario, né un eroe. Solo un figlio del suo tempo dotato di intelligenza, lungimiranza e coraggio.
Ma non dimentichiamoci che si tratta di un romanzo ucronico (dello stile ucronico ho già parlato qui: http://cartaecalamaio.splinder.com/post/1843928… ) che racconta la storia delle possibilità mancate e dei se. Cosa sarebbe accaduto se Colombo e i suoi avessero incontrato un re azteco che gli rendesse pan per focaccia? Che non avesse assecondato le loro mire colonizzatrici ma – addirittura – avesse avuto velleità di conquista maggiori e più belligeranti degli spagnoli? Mi fermo qui per non anticipare nient’altro.
Bravo Carlo e decisamente interessanti le soluzioni che si immagina per dare alla storia direzioni molto originali e, forse, verosimili.
 
Un commento un po’ meno entusiastico è di Maui, sempre su aNobii:
Romanzo ucronico, cioè che descrive, letteralmente, nessun tempo: la Storia che non è mai avvenuta, ma Cristoforo Colombo sbarca nel nuovo continenteavrebbe potuto verificarsi se qualcosa, in passato, fosse andato diversamente.
L’arrivo di Cristoforo Colombo nel "nuovo mondo" cambia radicalmente la storia dell’uomo, anche nel romanzo di Menzinger. Ma, in questa realtà alternativa, gli esiti si capovolgono: infaustamente, la "scoperta geografica" per antonomasia diviene l’occasione per la conquista del "vecchio mondo" da parte dei guerrieri Aztechi, che rovesciano la sorte guidati da un potente ed abilissimo, quanto spietato, condottiero.
Invece che con fama, gloria e ricchezza, ci ritroviamo un Colombo che deve far i conti con senso di colpa, sconfitta e problemi personali. Che si interroga, come ogni uomo di fronte alla tragedia, sul senso della vita: la nascita, la vita e la morte.
Da questo confronto interiore si ritrova però, paradossalmente, ed è questo il messaggio che ho apprezzato di più, un uomo migliore.
Un difetto: troppa carne al fuoco.
 
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Premio Arte Punto della VitaVisto che siamo in tema di ringraziamenti, uno anche a Giuliana Argenio, la brava autrice di Vento Rosso, per avermi conferito il premio "Punto d’arte della Vita".

Il premio Punto d’Arte della Vita è stato creato per onorare e riconoscere bloggers che nei loro blog rappresentano la

"Terapia d’arte".

* REGOLE *
1) Indicare da chi si è ricevuto il premio.
2) Dire il motivo per cui si è deciso di creare il proprio blog.
3) Dire qual’è la propria arte preferita.
4) Onorare altri 13 blogs amici.

1) Ho ricevuto il premio da Giuliana Argenio;

2) Ho creato questo blog per parlare di libri: i miei, i nostri, i vostri, i loro.

3) Ovviamente la mia arte preferita è la letteratura.

4) Onore sia a Annehecche, Cronomoto, Rossella Drudi, Acchiappaeventi, Annalisa Fracasso, Sabrina Campolongo, Daniela Raimondi, Giulia Ghini, FIAE – Forum Italiano Autori Emergenti, Enrico Matteazzi, Laura Costantini e Loredana Falcone, Sergio Calamandrei, Vanni Santoni

Cos'è un metaromanzo?

I racconti del ripostiglioIn attesa di poter presentare, venerdì 14 novembre alle ore 18,00, il romanzo di Claudio Martini "I RACCONTI DEL RIPOSTIGLIO" presso la Libreria Chiari (in Piazza Salvemini 18) di Firenze (ingresso libero), ho raccolto alcune informazioni sul metaromanzo (argomento di cui vorrei parlare in quell’occasione).

Anticipo qui alcune note trovate su internet:

Il metaromanzo è un romanzo in cui l’autore descrive l’operazione di stesura del romanzo stesso.
Il metaromanzo è una narrazione che assume come proprio oggetto l’atto stesso del Denis Diderotraccontare, così da sviluppare un romanzo nel romanzo.
All’interno di un metaromanzo l’autore introduce delle proprie considerazioni sullo scritto che sta producendo, ma anche degli avvisi o delle osservazioni rivolte direttamente al lettore. In questo modo l’autore stabilisce un rapporto con il lettore, creando con esso un dialogo continuo. A questo modo più che raccontare una storia, il narratore affronta questioni teoriche sul modo e sulle motivazioni dello scrivere: dall’auto osservazione nell’atto dello scrivere allo svelamento delle tecniche del racconto e delle scelte più profonde.
Nonostante il metaromanzo possa essere considerato una novità tipicamente novecentesca, e in particolare postmoderna, ne troviamo già autorevoli esempi nel Settecento, come ad esempio il Tristam Shandy di Laurence Sterne o Jacques il fatalista di Denis Diderot. Nella Italo Calvinonarrativa italiana contemporanea un esempio di metaromanzo può essere considerato Se una notte d’inverno un viaggiatore (1979) di Italo Calvino in cui il lettore stesso è presentato come un personaggio. Spesso la narrazione vede da una parte il racconto vero e proprio, dall’altra il racconto delle considerazioni dello scrittore; nel romanzo di John Fowles, La donna del tenente francese, ad esempio, a un certo punto lo scrittore dichiara di non sapere cosa farsene di un personaggio di nome Charles.
Altri esempi di metaromanzo potrebbero essere La vita fa rima con la morte di Amos Oz (romanzo che racconta come nasce un romanzo), Northanger Abbey di Jane Austen (parodia del romanzo gotico) e Sogno senza fine del Visconte di Lascano Tegui.
Una corrente narrativa che fa ricorso al meta romanzo come forma espressiva è il nouveau Claude Simonroman, una corrente narrativa affermatasi in Francia negli anni Cinquanta, sostanziata dagli scrittori Alain Robbe-Grillet, Michel Butor, Nathalie Sarraute, Claude Simon e, più avanti, Georges Perec, vuole invece esibirla provocatoriamente, andando alla ricerca della “testualità assoluta”.

Togliendo di mezzo ogni illusione referenziale, il romanzo si trasforma in metaromanzo: cioè va a parlare di se stesso, e diventa autoreferenziale. Anche la descrizione diventa metadescrizione, quindi un’analisi delle condizioni che rendono possibile una descrizione. Le parole smettono di attingere all’universo delle cose e si mettono a parlare di se stesse; e la descrizione tratta le parole come cose, ne cerca e ne esalta la materialità fonica: di qui la tipica insistenza sui giochi di parole e su certe imprevedibili assonanze. In pratica, sono le caratteristiche del significante a determinare la produzione del significato.

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