Archive for the ‘romanzo’ Category

QUANDO FIRENZE SEMBRA CHINA-TOWN

Risultati immagini per little china girl scudelettiNon è facile trovare un romanzo che parli dell’Italia con ritmi, toni e approccio da thriller internazionale. Non è banale trovare una storia che parli di mafie orientali con competenza (almeno apparente, dato che non sono qualificato per valutare la sostanza), mostrando una comunità cinese a Firenze credibile ma non per questo meno priva di fascino avventuroso. Non è comune trovare un’opera prima scritta con scioltezza e disinvoltura da professionista dellascrittura.

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Massimiliano Scudeletti

Eppure mi è capitato leggendo “Little China Girl” di Massimiliano Scudeletti. Il titolo è una citazione della celebre canzone di David Bowie e fa certo riferimento a una delle due belle gemelle figlie di un capo della Triade, forse a quella viva o forse a quella assassinata sulla quale il protagonista Alessandro indaga, entrando nei meandri di quest’organizzazione mafiosa assai più di quanto ci si potrebbe aspettare possa fare un italiano, seppure in stretti rapporti con una famiglia cinese.

La storia scorre via veloce tra mille avventure, intrighi, indagini, amori, colpi di scena e non ci si annoia mai.

Sarà anche il suo primo romanzo, ma, leggendo la quarta di copertina, scopro che Massimiliano Scudeletti ha realizzato documentari e spot televisivi, sia come sceneggiatore che come regista: in qualche modo deve aver messo a frutto quest’esperienza nella scrittura, così come il fatto che si occupi della scolarizzazione di adulti immigrati e che sia un appassionato della cultura cinese, spiega la sua competenza in merito.

 

 

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LA DIVERSITÀ COME FUTURO

Risultati immagini per nancy kress mendicanti di spagnaMendicanti di Spagna” (1993) di Nancy Kress è, se così si potesse dire, un romanzo di fanta-genetica e per questo lo ho apprezzato molto. Credo che, se questo nostro mondo non si autodistruggerà prima, una delle frontiere con un grande potenziale di sviluppo sia la genetica. Persino nel mio romanzo “Via da Sparta”, in un mondo ucronico alternativo, immagino nuovi sviluppi della genetica, utilizzata per la produzione di energia, per la codifica di informazioni, oltre che per creare individui, animali e piante più adatti a determinati scopi.

In “Mendicanti di Spagna” non c’è tutto questo. S’immagina che in un futuro molto prossimo i genitori possano, pagando profumatamente, apportare variazioni genetiche migliorative ai propri figli. Il momento di svolta si ha quando tra queste possibilità compare quella di creare dei bambini che non dormano mai. Nasce in breve una nuova classe sociale superiore, gli Insonni. Dormendo “sprechiamo” almeno otto ore del nostro tempo giornaliero, un terzo della nostra vita. Avendo più tempo a disposizione (oltre a più denaro, dato che sono tutti figli di gente ricca), gli Insonni cominciano a prevalere negli Stati Uniti. Non è chiaro come il fatto di essere Insonni li renda anche eternamente giovani (io avrei detto che, al contrario, sarebbero dovuti invecchiare prima, come un motore usato ventiquattr’ore al giorno). Insonni, immortali e ricchi dominano presto il pianeta. La genetica va avanti e gli stessi Insonni generano figli modificati ancora più “dotati” e intelligenti, detti Super.

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Nancy Kress

Poiché non dormono, gli Insonni non sognano. Considerano i sogni inutili. I Super scoprono invece l’importanza di sognare per riorganizzare i pensieri (i Super ragionano in modo diverso dagli altri Insonni e dai Mendicanti, come chiamano la gente non Insonne, usando “stringhe”). I Super, sebbene anche loro Insonni come i loro genitori, imparano a fare “sogni lucidi”, mediante i quali risolvono brillantemente i problemi.

Inevitabile nasce il conflitto tra Mendicanti e Insonni e tra Insonni e Super.

Ho già detto fin troppo della trama e credo si capisca che è questo un ottimo esempio di creazione di un mondo complesso e articolato, che tiene conto di varie implicazioni. È anche un romanzo che può aiutarci a riflettere su un possibile futuro poi non troppo fantascientifico. Magari non avremo mai degli Insonni, ma sarà difficile per i ricchi resistere alla sirena della genetica, alla possibilità di creare figli geneticamente trasformati. Sarà il normale sviluppo evolutivo della nostra specie? Forse, ma quando una specie più forte emerge, spesso cancella quelle più deboli, come ha già fatto l’homo sapiens contribuendo, direttamente o indirettamente, all’estinzione di decine di altre specie di homo e distruggendo migliaia e migliaia di altre specie animali e vegetali, in un processo che ci vede come un autentico cancro del pianeta.

Il romanzo si svolge attraverso tre generazioni, forse un po’ troppo ricco di personaggi e se ha un difetto è quello di guardare troppo (bene) al quadro di insieme, trascurando l’avventura e la focalizzazione su un qualche “eroe”, cosa che a tratti rende la lettura un po’ faticosa.

Il titolo non mi è piaciuto. Fa riferimento a un confronto che fa un personaggio tra i non-insonni e gli Insonni, paragonando i primi ai mendicanti che in Spagna non fanno altro che chiedere denaro e che più ne ricevono e più ne vogliono, che prendono senza dare nulla in cambio. In quest’affermazione ci sono varie cose che mi disturbano (ovviamente nulla dice che l’autrice condivida il pensiero):

  • l’idea che i mendicanti siano così solo in Spagna. Perché, voi in America non avete mendicanti? Siete troppo perfetti? Non ce ne sono in tutto il resto del mondo?
  • l’idea che il mendicante chieda più di quanto gli occorra;
  • l’idea che un mendicante sia qualcuno che non ha nulla da dare agli altri, come se il denaro fosse la misura di tutto, come se il mendicante sia sempre tale per sua scelta e come conseguenza di un suo comportamento.

Il romanzo di fatto ruota attorno all’idea che l’evoluzione possa essere accelerata dalla genetica, che individui migliori possano essere creati e che questi siano destinati a dominare e salvare il mondo. Non per nulla, quando gli Insonni tenteranno di imporsi sui Mendicanti, non saranno questi a trovare la soluzione, ma i Super, che avvieranno così un controllo “più umano” su tutti, in una visione paternalistica della società (anche se in questo caso a comandare sono dei Super Bambini) che mi disturba.

Il romanzo è il primo di una serie, che termina con “La rivincita dei Mendicanti” (1996), dunque può essere che questa impostazione sarà ribaltata.

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X-men – un esempio di mutanti cinematografici

NONNA E NIPOTE TRA SARDEGNA E TOSCANA

Risultati immagini per del mare soltanto l'ecoDel mare soltanto l’eco”, libro d’esordio di Barbara Carraresi, autrice, come me, della scuderia di Porto Seguro, più che un romanzo è il racconto di due vite, di una ragazza e di sua nonna. Le due storie si alternano per poi unirsi presto in una sola. La storia della nonna è, a sua volta, sdoppiata nel presente e nel passato, ma anche questi tendono a convergere.

L’occasione di incontro tra le due generazioni è la preparazione di un pranzo tradizionale sardo, un pasto senza ospiti, come si scoprirà. Sostanzialmente una lezione di cucina della nonna alla nipote. La lezione di cucina è, però, quasi un pretesto per una lezione di vita e per tramandare una storia familiare.

Protagoniste sono la giovane Barbara e Nonna Peppa Luisa. Il fatto che l’autrice si chiami proprio Barbara e che nella postfazione parli della propria nonna Peppa Luisa non lascia molti dubbi sul carattere autobiografico della storia, anche se possiamo immaginare che qualcosa di inventato magari ci sia.

Centrale diventa la vicenda della nonna, il suo vivere tra i pastori della Sardegna, la partenza, dal sapore di

Carlo Menzinger con il libro di Barbara Carraresi

fuga, verso la Tosca

na, il periodo in un Piemonte dall’aria così freddo e ostile da non parere reale, il ritorno in Toscana e il riaffacciarsi, di passaggio, dopo decenni in Sardegna.

Ne nasce una storia intensa, aspra, e mi vengono in mente certe figure di donne sarde disegnate su fogli di sughero.

È una storia di povertà e di sopravvivenza, di piccole violenze e di isolamento. C’è tutto il dramma e la fatica dell’emigrante che poco o nulla conosce del mondo verso cui fugge. Gli italiani, fino a poco fa erano spesso così e oggi ce ne dimentichiamo così facilmente quando sono altri a cercare rifugio da noi, quando sono altri a guardarsi attorno con sguardo perso in un mondo che non comprendono.

Del mare soltanto l’eco” è, quindi, un po’ diario e un po’ storia di vita familiare e mi vengono in mente letture simili fatte di recente come “Radici” di Massimo Acciai Baggiani & Co. e “A cavallo del tempo” di Maila Meini. Queste origini mezze toscane e mezze sarde, mi fanno pensare, invece ad Alberto Pestelli e al suo ispettore toscano in Sardegna, alle sue “pause” culinarie.

Barbara Carraresi

La scrittura è densa e intensa e le pagine scorrono via con piacere e ci fanno sentire ogni momento più vicini alle protagoniste.

L’ISOLA DEL DESTINO SCOLPITO

Image result for Donato ALtomare isola scolpitaStrano romanzo “L’isola di scolpita” di Donato Altomare! È storia magica e fantastica che parte con atmosfere che mi hanno fatto pensare a José Saramago e, in particolare, alla sua “La zattera di pietra”, anche se per Saramago a muoversi per il mare è l’intero Portogallo e qui solo un’isola che, più che muoversi, compare e scompare. Non solo. È proprio un’isola insolita. Nessuna barca riesce ad avvicinarsi alla sua spiaggia e tutte le altre coste sono alte e inaccessibili e… scolpite con infinite figure umane, forse, l’intera storia dell’umanità. Basterebbe questo a rendere affascinante questo romanzo, ma ecco che Altomare lo trasforma e arricchisce con altre atmosfere e pare questi di respirare l’odore del romanzo gotico ottocentesco, dei Polidori, Le Fanu, Mistrali, con misteriose apparizioni notturne, mostri da incubo e quel senso del fantastico e dello stupore di fronte al paranormale che i decenni successivi hanno perso. E ancora Altomare muta il registro e ci fa scivolare passo dopo passo in una vicenda che coinvolge cose più alte, come il Destino, Dio e il Fato.

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Donato Altomare

Ne emerge un’avventura in cui il protagonista, pur dandosi molto da fare, scopre che ogni sua mossa era predestinata e scritta da lungo tempo. Viene allora da chiedersi se davvero tutti noi siamo prigionieri di un Destino immutabile. Non voglio crederlo. Credo piuttosto che la ciascuno di noi è artefice della propria vita e della propria storia e che basta un piccolo gesto per mutare le sorti del mondo.

Ma nei romanzi tutto può essere, no?

Donato Altomare (Molfetta, 21/07/1951) è un nome importante della fantascienza italiana, che ha pubblicato con le principali case editrici e vinto alcuni riconoscimenti rilevanti come il Premio Urania nel 2000 e nel 2007. Ho avuto l’onore di condividerne la collaborazione alla rivista “IF Insolito & Fantastico”, per la quale entrambi scriviamo, e l’amicizia su facebook (spero non del tutto “virtuale”).

 

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BATTAGLIE INTERPLANETARIE E PIRATI SPAZIALI IN 3D

Il sole dei soli” (2006) di Karl Schroeder (Brandon, Manitoba, Canada, 4/9/1962) ha un pregio: un’ambientazione originale. Descrive il sistema di Virga, in cui, all’interno di una sorta di guscio si è sviluppata una civiltà umana che vive all’interno di questa sfera, su micromondi con gravità artificiale generata con l’azione di apposite moto e riscaldati e illuminati da soli altrettanto artificiali. Si tratta di un insolito spazio interno, con aria respirabile e temperature sopportabili, in cui ogni nazione ha il suo piccolo mondo, che si muove all’interno di questa sfera, a distanze ragionevoli dagli altri mondi. Le persone si spostano con navi spaziali ma anche con moto volanti. Un simile ambiente consente di ricreare la space-opera in uno spazio più a “dimensione d’uomo”. Non occorre immaginare viaggi oltre la velocità della luce, problemi di gelo cosmico, di mancanza d’aria. In questo spazio interno respirabile ci sono nuvole, laghi fluttuanti, foreste, iceberg volanti. La gravità non è uniforme e lontano dai micromondi è spesso quasi assente.

Qui Schroeder colloca una classica guerra spaziale, con bombardamenti vari tra le navi interplanetarie. Ci piazza dei pirati che combattono con tanto di spade e hanno persino un tesoro perduto da cercare. Siamo quasi dalle parti del cartone animato “Il pianeta del tesoro” diretto da Ron Clements e John Musker.

Sarà che leggendolo non ero molto in vena per sorbirmi una serie di battaglie e scontri con armi varie, ma la trama mi è parsa esile e mi ha piuttosto annoiato. Rimane, però, quest’originale ambientazione a renderlo un lavoro che non può essere dimenticato con leggerezza.

Il volume è il primo della Serie di Virga:

  • Sun of Suns (Tor Books, 2006.) ISBN 978-0765354532

    Photo: Do-Ming Lum

    Karl Schroeder

  • Queen of Candesce (Tor Books, 2007.) ISBN 978-0765315441
  • Pirate Sun (Tor Books, 2008.) ISBN 978-0765315458
  • The Sunless Countries (Tor Books, 2009.) ISBN 978-0765320766
  • Ashes of Candesce (Tor Books, 2012.) ISBN 978-0765324924

Karl Schroeder è un esperto di Strategic Foresight, uno specialista nello sviluppo di modelli previsionali in ambito sociopolitico ed economico e questo si sente nella sua capacità di creare un modello sociale anche per questa storia.

 

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Il pianeta del tesoro

A EST DEL SURYPANTA

Image result for Sempre a est Massimo Acciai BaggianiCredo che “Sempre a est” sia il primo romanzo pubblicato da Massimo Acciai Baggiani. Per me, però, si tratta del quinto testo scritto da lui che leggo (dopo “La compagnia dei viaggiatori del tempo”, “L’ultima regina d’Inghilterra”, “Radici” e , “25 – Antologia di un quarto di secolo”),  trattandosi di un fantasy, ho la conferma della versatilità e della varietà di questo autore. “La compagnia dei viaggiatori del tempo” è, infatti, una silloge di racconti prevalentemente fantascientifici; “L’ultima regina d’Inghilterra” è un racconto ucronico con aspetti sociologici e fantascientifici; “Radici” è nel contempo racconto di viaggio, guida turistica, storia familiare; “25 – Antologia di un quarto di secolo” è, infine, una sintetica antologia poetica. So, poi, che Massimo Acciai Baggiani ha scritto anche altro, in particolare, dei saggi.

Questa mia quinta lettura è, dunque, anche il primo romanzo di Acciai che leggo.

Andare “Sempre a est” è uno dei due indizi fondamentali del protagonista nel suo viaggio alla ricerca del perduto surypanta. L’altro indizio è la parola “raccoglitore”.

Davvero molto poco per avviare una difficile e avventurosa caccia al tesoro. In effetti, anche la mia Aracne, la protagonista de “Il sogno del ragno –Via da Sparta” parte con una sola, vaga, meta: il nord. Come Aracne, anche Hinreck, il protagonista di “Sempre a est” dispone anche di un oracolo, per aiutarlo in quest’impresa.

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Massimo Acciai Baggiani

Entrambi partono soli ma entrambi trovano presto qualcuno per accompagnarli.

Nel caso di Hinreck si tratta di un’altra ragazza, anche lei alla ricerca del proprio perduto surypanta. Ritroverà poi un’altra giovane, la donna che stava per sposare ma che, poco prima fuggì con il suo surypanta, abbandonandolo. Ma non è lei ad avere la creatura. Si crea così uno strano terzetto, con il protagonista e due belle ragazze.

Insomma, che cos’è questo surypanta che fa quasi pensare a qualche divinità indù? Si tratta di una creatura magica, rarissima, simile a un gatto in miniatura, ma con grandi poteri e capace di canti meravigliosi.

Sempre a est” si snoda, dunque, in una serie di combattimenti, magie, incontri, ricerche e misteri da svelare nel più classico stile fantasy, ma senza le creature classiche dell’universo di Tolkien, Lewis o Rowling (elfi, hobbit, troll, draghi…), creando un proprio universo, che nel finale sfocia in un inatteso sviluppo dai toni fantascientifici.

INNAMORARSI DEGLI SCONOSCIUTI

Image result for qualcuno con cui correreQualcuno con cui correre” (2000) di David Grossman (Gerusalemme, 25/01/1954) è davvero un libro particolare e interessante. Tutto parte con un ragazzo che per l’estate lavora in un ufficio comunale a Gerusalemme e si trova, come incarico, a dover seguire un cane abbandonato, per vedere se riesce a ritrovare i suoi padroni e riscuotere una multa per averlo lasciato incustodito.

La cagna (giacché è una femmina) comincia a correre e Assaf, tenendola al guinzaglio le corre dietro, infilandosi in una serie di avventure incredibili e spesso pericolose.

Nella sua missione incontra tante persone che riconoscono l’animale e pensano che lui conosca la padrona e spesso lo trattano come se lui fosse lei. Scopre così, poco per volta a chi apparteneva la cagna, una ragazza della sua età, di nome Tamar. Più conosce chi l’ha conosciuta, più cresce la sua amicizia “virtuale” o “platonica”, se preferite, verso questa sconosciuta e sembra quasi innamorarsene. Scopre che la ragazza si è infilata in un mare di guai.

In parallelo leggiamo proprio delle avventure di Tamar. Anche lei ha una “missione”, un obiettivo. Solo che la sua “missione” non è un incarico ricevuto da un ufficio, ma qualcos’altro di cui non vorrei parlare per non raccontare troppo.

David Grossman

La magia di questa storia è l’avvicinarsi di due anime sconosciute (mentre anche le loro essenze fisiche, i loro corpi, si cercano attraverso la città) per il tramite di un animale che entrambi amano, Tamar da sempre, Assaf da poche ore. Il fascino di questa storia è nell’alchimia che si crea tra Assaf e tanti sconosciuti, con cui, per il solo fatto di stare con Dinka (la cagna di Tamar) e per il suo buon carattere, riesce a creare amicizie profonde quando non rimane vittima di odii e malvagità di cui non dovrebbe essere il bersaglio.

Di Grossman avevo già letto “Che tu sia per me il coltello” (1999). Anche in questo romanzo ci parla di un amore a distanza, in entrambi c’è l’idea che ci si possa innamorare di qualcuno mai visto o appena intravisto, ma “Qualcuno con cui correre” mi è parsa opera migliore, per una serie di motivi, innanzitutto non è in forma epistolare (questo tipo di narrativa racconta troppo e mostra poco), poi i protagonisti sono più giovani e freschi, inoltre avevo trovato antipatico e maniacale il protagonista di “Che tu sia per me il coltello”, mentre i personaggi di “Qualcuno con cui correre” sono molto più genuini e simpatici, persino i “cattivi”.

Il tema dell’amore a distanza è quanto mai attuale, in questo tempo di web e chat (ne scrissi persino io in “Cybernetic love” con Simonetta Bumbi, pubblicato poi nel volume “Parole nel web”) in cui nascono amicizie e, talora, persino amori tra persone che si parlano attraverso lo schermo di un computer. Peculiare è la scelta di parlarne, in entrambi i casi, senza mai fare riferimento a internet, ma riferendosi solo alla vita “reale”.

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