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DUE COLOMBI IN MEZZO AL MARE DELLA STORIA

Risultati immagini per nuovo mondo stoccoLeggere l’allostoria “Nuovo Mondo” (Bietti 2010) di Giampietro Stocco (Roma, 13 agosto 1961), mi riporta indietro nel tempo agli anni ’90, ma non tanto quelli del XV secolo in cui la storia è ambientata, ma a quelli del XX, in cui scrissi la mia ucronia “Il Colombo divergente” (Liberodiscrivere 2001).

I due romanzi, infatti, trattano entrambi una versione alternativa dell’avventura del navigatore ligure alla ricerca di una via per le Indie.

Mi si perdoni, allora, se nel leggere queste pagine colme di avvenimenti e colpi di scena, sono ritornato spesso con la mente a “Il Colombo divergente” e se questo commento di lettura, somiglia quasi a un confronto tra le due opere.

Vorrei rimarcare da subito alcune delle molte differenze, proprio a riprova della grande opportunità di scrittura che offre il genere ucronico, che fa scaturire racconti tanto diversi da una medesima vicenda.

Innanzitutto, va detto che ne “Il Colombo divergente” (come fa intuire anche il titolo), Cristoforo Colombo ha un ruolo assai più centrale che non nel “Nuovo Mondo”, dove moltissimi sono i personaggi che lo affiancano e che addirittura seguono vicende loro personali.

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Giampietro Stocco

Se nel mio romanzo, si narra del primo viaggio in America, in quello di Stocco si parla soprattutto del secondo e in questo Colombo torna in buona compagnia, con Leonardo da Vinci. Molti altri sono, però i personaggi storici che si incontrano, da Niccolò Macchiavelli, al papa e ai vari regnanti dell’epoca.

Altra fondamentale differenza è quella che chiamo la “divergenza ucronica”, ovvero il momento in cui la storia immaginaria si discosta da quella reale.

Per tutta la prima metà, il mio romanzo narra le peripezie storiche di Colombo per giungere a San Salvador e solo da lì cambia il corso degli eventi.

Stocco, invece, ci proietta subito nell’ucronia.

In che cosa consiste poi, per i due romanzi, l’evento scatenante delle variazioni storiche?

Personalmente credo nella fragilità della storia e che basti pochissimo per mutarla, e così è il gesto di un indigeno dell’isola di San Salvador a far andare Colombo più a sud, sino a incontrare gli aztechi.

Stocco, invece, colloca la divergenza vari secoli prima e immagina che le spedizioni vichinghe verso il nuovo mondo non siano stati semplici episodi senza seguito, ma abbiamo portato alla creazione di una colonia normanna oltre il Mare Tenebroso (per me “Mare Oceano”) ovvero l’Atlantico.

Il Colombo di Stocco, dunque si trova davanti un “altro” mondo già mutato e ne conseguono eventi assai più clamorosamente divergenti, con ripercussioni immediate (nei primi anni dopo la “riscoperta dell’America) in tutti gli assetti geo-politici di Europa e America. Eclatante mi pare il processo per eresia al navigatore che vede riuniti una serie di personaggi e di eventi oltre ogni immaginazione (e che mi fa pensare a un altro mio romanzo ucronico “Giovanna e l’angelo” -2007).

Il Colombo del sottoscritto, invece, si ritrova prigioniero degli aztechi e nell’impossibilità di comunicare la propria scoperta, lasciando, per un po’,  l’Europa immutata come l’aveva lasciata, seppure condannata, nei secoli, a ben diversi sviluppi.

Diversissimi sono di carattere questi due Colombo. Il mio è cocciutamente determinato a perseguire i propri obiettivi e a impedire un’invasione azteca del vecchio mondo, mentre quello di Stocco appare più schiavo degli eventi e pronto a tradire il vecchio continente, guidando lui stesso i vichinghi in una spedizione di conquista, coadiuvato nientemeno che dalle invenzioni belliche di Leonardo da Vinci, un po’ come si legge nei romanzi di Paolo Ninzatti “Il volo del leone” (2014) e “Le ali del serpente” (2017), in cui Venezia domina il mondo proprio grazie al genio di questo toscano. Le buone intenzioni che lo animano e che bastano a salvarlo durante il processo, mi sembrano, però, poca cosa rispetto al gesto.

Entrambi i romanzi hanno un tono cosmopolita. “Il Colombo divergente” si muove tra Italia, Spagna, Portogallo e Inghilterra nella parte storica per poi allargarsi in quella ucronica all’America Centrale e all’Africa, dove Colombo tornerà, dirottando le flotte dei mexica, e si scontrerà con berberi e arabi.

Nuovo Mondo” vede come protagonisti tutti i regnanti d’Europa, ma arriva a coinvolgere in America non solo i vichinghi ma persino aztechi ed Inca e nel finale si immaginano già viaggi attraverso il Pacifico.

Se il mio Colombo ritrova l’amore in una donna berbera, quello di Stocco sposa una valorosa vichinga.

Risultati immagini per nuovo mondo stoccoSe io avevo avuto dei dubbi sulla capacità dei miei mexica di copiare le navi spagnole, Stocco ci sorprende con nuove flotte vichinghe, macchine volanti e carri armati nati dai celebri disegni vinciani.

Diversa poi è la voce narrante (doppia, misteriosa e confidenziale nel mio, scritto in un’insolita seconda persona), impersonale per Stocco.

Entrambi riportano varie ipotesi e suggestioni meno “formali” sulla scoperta del continente.

Comune a tutti e due i romanzi credo possa essere il messaggio: la storia avrebbe anche potuto essere diversa. Non diamo mai nulla per scontato. Vincitori e vinti potrebbero invertire i loro ruoli. Da questo credo possa nascere sia una grande lezione di umiltà, sia la speranza per tutti noi, nel nostro piccolo, di incidere sulla storia o, quanto meno, di sognarla a nostro modo, perché, come dico sempre, l’ucronia è storia sognata.

Di questo sogno Stocco è uno dei maestri, non nuovo al genere. Di lui ricordo di aver già letto “Nero italiano”, in cui Mussolini non partecipa alla Seconda Guerra Mondiale.

IL NARRATORE DI RIFREDI E LE COLLABORAZIONI TRA AUTORI

Il narratore di Rifredi – 2 edizione Aprile 2019

Ieri, 13 Aprile 2019, in occasione del Porto Seguro Show, presso il Porto di Mare di Firenze, ho avuto il piacere di presentare per la prima volta il volume “Il narratore di Rifredi” nella rinnovata edizione realizzata da Porto Seguro Editore, con copertina di Lucrezia Neri, fresco di stampa.

Il libro lo avevo pubblicato già nel 2018 con Lulu, ma Paolo Cammilli mi ha chiesto di ripubblicarlo con la sua casa editrice.

Durante la presentazione ho avuto il piacere di raccontare come sia nato questo testo che parla del quartiere di Rifredi in cui vivo e di Massimo Acciai, un altro autore che abita in zona.

Il libro, che contiene oltre a dei pareri di lettura su alcune delle numerose opere scritte da Massimo Acciai Baggiani, raccoglie una mia intervista a questo autore e alcune opere di entrambi sul quartiere fiorentino di Rifredi, racconti e persino alcune (poche, non temete) poesie, nonché alcune testimonianze di altri autori.

Insomma, com’è nato “Il narratore di Rifredi”?

Diciamo che le sue origini affondano in una data ben precisa: il 28 Settembre 2017. Non si tratta, però, del giorno in cui ho cominciato a scriverlo o ho pensato di farlo. Quel giorno mi trovavo all’Hotel Excelsior di Firenze, per un altro Porto Seguro Show, a presentare per la prima volta il primo volume della saga “Via da Sparta”, intitolato “Il sogno del ragno” (volume poi ristampato più volte e ora già uscito in seconda edizione).

In quell’occasione era presente anche Massimo Acciai Baggiani, con il cugino Pino Baggiani e l’amico fotografo Italo Magnelli che presentavano un volume sul Mugello e le origini della famiglia Baggiani, “Radici”. A onor del vero, Acciai era già un mio contatto facebook da anni, ma non mi ero ancora accorto di lui.

Successivamente Massimo Acciai lesse “Il sogno del ragno”, immagino che la lettura lo abbia soddisfatto, perché lesse altri libri miei. Mi propose poi un’intervista, che accettai. Per prepararsi meglio mi chiese di leggere altre cose che avevo scritto. A forza di leggere aveva realizzato un gran numero di recensioni. Decise così di scrivere un libro “Il sognatore divergente”, con struttura analoga a quella de “Il narratore di Rifredi”, ancora tutto da immaginare.

Va detto che se un autore mi legge, di solito io leggo quello che scrive e poiché lascio sempre in rete dei commenti di tutto ciò che leggo, feci lo stesso con le opere di Massimo Acciai: più lui leggeva libri miei, più io leggevo i suoi.

Mi sono così trovato con un insieme abbastanza corposo di recensioni. Mi sono detto, dunque, che potevo ricambiare Massimo Acciai per lo splendido libro che aveva pubblicato su di me e misi assieme “Il narratore di Rifredi”. A volte i miei libri le auto-pubblico, di solito con Lulu, e così feci anche per questo testo.

Ieri, così, ne è uscita la nuova edizione Porto Seguro.

Qui il video della presentazione.

 

 

 

 

 

Il narratore di Rifredi - 1 edizione Dicembre 2018

Il narratore di Rifredi – 1 edizione Dicembre 2018

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

Alcuni volumi al Porto Seguro Show. Quali riconoscete?

 

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

Il pubblico al Porto di Mare

L’editore Paolo Cammilli, Stefano Carlo Vecoli, Massimo Acciai Baggiani e Carlo Menzinger di Preussenthal

Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani

Carlo Menzinger di Preussenthal e Massimo Acciai Baggiani

AMORI, ABBANDONI E FURTI NELLA FIRENZE CHE FU

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Alberto Pestelli

Dopo aver letto le due trilogie “pestelliane” “Un etrusco tra i nuraghesVol. I e Vol. II, i racconti di “Ucronie per il terzo millennio” e quelli de “Il volo dello struffello”, affronto ora il primo “romanzo integrale” di Alberto Pestelli, che abbandonato, al meno per un po’, il personaggio del maresciallo maggiore Cosimo Fantini, ci trascina con “Gli addormentatori di via del Cocomero” in una Firenze di metà XIX secolo, con un racconto che, come sua consuetudine, mescola vicende familiari e qualche facile mistero, di cui s’immagina facilmente il colpevole e forse persino l’epilogo, quasi che la trama gialla serva più che altro come spunto per narrare le vicende, in questo caso, di un orfano, un “gittatello” abbandonato nella ruota dello Spedale degli Innocenti, che crescerà per diventare (come l’autore) uno “speziale”, ovvero un farmacista e andrà alla ricerca della sua famiglia perduta, sperimentando, nel frattempo i primi amori.Risultati immagini per addormentatori di via del cocomero

Il titolo e la trama fanno riferimento all’antico nome di via Ricasoli e ad alcuni ladri francesi, gli Endormeurs, che erano soliti addormentare le loro vittime con potenti sonniferi a base di stramonio, la cui opera è qui trasposta in ambito toscano.

L’autore, di professione farmacista, mette qui a frutto le proprie conoscenze dei poteri delle erbe e dei medicinali.

Pestelli in quest’opera, più organica e completa delle precedenti, dimostra una crescente maturità letteraria, cimentandosi con una narrazione di più ampio respiro e con un contesto ambientale più complesso quale quello del romanzo storico, seppur di stretta delimitazione geografica fiorentina, città in cui vive l’autore stesso. Gli giova senz’altro parlare di farmaci di cui è esperto, dando concretezza all’intreccio.

DI TUTTO ACCADE A SETTIMO NAVIGLIO

Risultati immagini per maledetta primavera porto seguro cammilliPaolo Cammilli è il titolare della Porto Seguro Editore, ma è anche uno scrittore, oltre che l’organizzatore della fiera libraria toscana Firenze Libro Aperto.

Ho letto ora la sua opera prima “Maledetta primavera” con cui credo inaugurò la casa editrice. Il volume è poi stato ripubblicato da Newton Compton nel 2015.

Io ho letto la prima edizione del 2012.

Il titolo si rifà alla canzone omonima di Loretta Goggi, talora citata, ma il riferimento è soprattutto a tutto ciò che avviene in questa primavera (ma anche nel resto dell’anno). Ambientato nella periferia milanese e per la precisione nell’insignificante (descritto così) e immaginario Settimo Naviglio, ci catapulta tra campioni sportivi e belle ragazze in cerca di fama per descrivere i misteri dietro alcuni delitti e gli amori connessi.

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Paolo Cammilli

Avanziamo così in un vortice di personaggi, di incontri e scontri, di amicizie e amori cercando di orientarci e scoprire chi ha quasi ucciso la bella Consuelo e assassinato la povera Sofia, di sapere come andrà a finire il difficile amore di Fabrizio Montagner per l’irraggiungibile Carlotta Magonio e quanto si metterà di mezzo la inconsapevolmente perfida Ginevra, figlia di una famosa conduttrice televisiva.

Se non ci si lascia confondere dal turbinio degli eventi, scopriamo che la storia procede a ritmo sostenuto, ben rispettando la regola (se non sbaglio dettata da Stephen King o da qualche altro autore di bestseller) che non ci deve essere pagina in un libro in cui non accada qualcosa. E questo è già un grande pregio per un libro, qualcosa che, invece, spesso manca in storie dalle trame sottili come carta velina. Qui la trama c’è ed è ben intricata. I personaggi saltano fuori dalle pagine e a qualcuno ci si può persino affezionare.

Cammilli sostiene che i suoi libri successivi sono migliori di questo. Vedremo, certo che questo non pare un cattivo inizio.

UN FANTASY SABBIOSO TRAVESTITO DA FANTASCIENZA

Dune. Il ciclo di Dune. Vol. 1 - Frank Herbert - copertinaQuando lessi per la prima volta Dune (1965) di Frank Herbert da ragazzo, non mi piacque e non mi piacque neppure il film. Trattandosi di un romanzo (e di una saga) importante per la fantascienza, ho ritenuto di provare a rileggerlo ora, da adulto, per capire se riuscivo ad apprezzarlo maggiormente.

Sebbene sia un’opera che avrebbe le caratteristiche per piacermi, dato che inventa e descrive un intero mondo immaginario, attività che considero la più “meritoria” da parte di un autore, anche questa volta mi è parso troppo lungo e nel complesso noioso. Certo è pregevole l’invenzione di un mondo sabbioso, con poca acqua, con un’economia incentrata sulla spezia, con i grossi vermi delle sabbie. Sembra quasi una situazione migliorata rispetto a quella che troveranno gli astronauti su Marte. Meritevole anche la costruzione della religione e della cultura.

Essenzialmente, però, mi è parso un fantasy mascherato da fantascienza, con tutti questi nobili e le loro schiere che si fronteggiano. Non apprezzo, in particolare, che si immagini un mondo così diverso dal nostro e poi si incontrino, duchi, conti e re e che alcuni personaggi abbiamo persino nomi banali e comuni come Paul e Jessica. Ma questi sono solo peccati veniali. Ci sono fantasy che sono così e sono tutt’altro che noiosi.

Diciamo che, nonostante varie avventure, accade piuttosto poco in rapporto al numero di pagi

Frank Herbert

ne, e che non sono riuscito a entrare in empatia con i personaggi, troppo numerosi, di scarso spessore e poco caratterizzati. Tutto sommato ho apprezzato di più le appendici in cui si descrivono la religione o l’ambiente, che non la storia, la cui trama, pur articolata non mi è parsa sufficientemente spessa da sostenere una simile mole di pagine e parole. Non credo proprio che leggerò i volumi successivi, che sono, per la cronaca:

 

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Dune, il film

IL RITO E IL RITORNO DI PERSEFONE

Risultati immagini per brumby BertolaniÈ passato poco più di un anno da quando lessi “Mariotta, la quarta bambina” di Nadia Bertolani, una delle migliori letture del 2017 (e quell’anno avevo letto oltre cinquanta libri) ed ecco che ho di nuovo tra le mani un volume di questa autrice.

Si tratta di “Brumby”, il suo terzo romanzo (come recita la quarta di copertina; “Mariotta, la quarta bambina” penso fosse il quarto). Ha anche un sottotitolo: “L’orizzonte degli eventi”.

Mariotta, la quarta bambina” mi aveva emozionato forse perché ci ritrovavo, conditi e presentati diversamente, alcuni degli ingredienti dei miei ultimi romanzi. Così non è stato subito con “Brumby” anche se qui, come nel mio “Via da Sparta” si parla di Grecia, moderna e talora antica. Nel mio romanzo si immagina un mondo che abbia annullato la cultura ateniese, in “Brumby” si parla dei riti misterici eleusini, ma Eleusi non è Atene e neppure Sparta. A volte parliamo di cultura greca, ma questa era tutt’altra che unitaria. Come oggi parlare di cultura europea, senza dividere francesi da russi o portoghesi o polacchi. Andando avanti, però, si notano affinità che a una lettura superficiale potevano sfuggire, come quando la Bertolani scrive “Tutto questo spreco d’acqua per un po’ di merda”: davvero una visione “spartana”!

Ma non vorrei confondere le idee a chi legge. “Brumby” non è un libro sull’antica Grecia. È una storia moderna di incontri e conoscenze, solo che i personaggi sembrano venire dritti da Eleusi. Persino i nomi sono un chiaro richiamo al mito di Persefone, rapita alla madre Demetra dal Dio degli Inferi Ade. E le grotte in cui si perdono i bambini paiono le porte del suo regno.

Brumby è un ragazzo in fuga dalla famiglia. Forse non è il solo in fuga:

tutti quelli che si mettono in viaggio lo fanno perché hanno un fantasma davanti a sé e allora lo inseguono con pervicacia, oppure ce l’hanno dietro alle spalle e con la stessa ostinazione lo vogliono dimenticare”.

Questo è un viaggio nel mediterraneo, tra Grecia e Spagna.

«Io amo la Spagna» le dissi «ma non il suo senso della morte. E odio l’occidente. È qui che il sole viene a morire.»

Ma non è solo un viaggiare fisico tra luoghi, perché come dice un personaggio:

«Io torno in Grecia: voi a ovest, là dove tutto muore e io a est, dove tutto ha origine”.

 

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Nadia Bertolani e Massimo Beccarelli (Foto Agitati) presentano Brumby

Brumby non è neppure il vero nome del protagonista Tazio (ovvero “figlio di uomo anziano”), ma un suo mascheramento, un altro suo modo di fuggire. Lo troviamo assieme a una ragazza giapponese di cui gli importa poco ma di cui non riesce a liberarsi. La definisce con vari abbinamenti alla parola “girl”, tipo “ridicola-girl”, “svitata-girl”, “stupid-girl”, “nippo-girl” e così via.

Lei non lo molla ma capisce che potrà ricavare poco da lui. Gli dice:

«Vuoi una ragazza e sei senza amore».

Incontra, però, un’altra giovane, Ombretta, che si fa chiamare anche Core e Persefone, come la protagonista del mito. Anche sua madre dichiara «Non mi chiamo solo Gaia».

Quale segreto nascondono? Sarà il caso di indagare?

Quando si scava non importa se lo si faccia per seppellire o riportare alla luce, è sempre un’azione violenta e sacrilega”.

Eppure “a volte si riesce a strappare qualcuno alla terra, anche se per poco tempo”.

C’è poi Remedio che dipinge ma, mente lo fa, deve andare spesso in bagno, “come se per riuscire a disegnare dovesse prima svuotare completamente gli intestini”. “Quasi che il peso della materia impedisse qualsiasi attività creativa”.

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Persefone

Anche Dora ha uno strano, difficile rapporto con la materia e il corpo anche se “solo il corpo testimonia la presenza viva di qualcuno” eppure le vien detto “tu disprezzi tutti i corpi”.

Interessante la riflessione sui corpi infantili che “solo per il fatto di esistere esprimono” a differenza di quelli degli adulti. Sarà la conquista della parola a togliere espressività ai corpi?

Sarà per questo che è facile amare i bambini, perché “l’amore non ha niente a che fare con le parole”?

C’è un altro corpo che ha un ruolo importante: il cadavere del poeta Garcia Lorca, la cui ricerca pare quasi quella di un Santo Graal.

Tutta questa pesantezza corporea appare in contrasto con la leggerezza di una fuga spirituale verso un mondo ultraterreno.

Insomma, “Brumby” non è un romanzo né semplice, né banale. È storia, soprattutto, di ricerca, anzi di ricerche, storia di rapporti, familiari più che amorosi, storia di misteri e Misteri.

PRESENTAZIONE SECONDA EDIZIONE DE “IL SOGNO DEL RAGNO”

Il 28 Settembre 2017 è stato pubblicato da Porto Seguro Editore il primo volume della saga VIA DA SPARTA, IL SOGNO DEL RAGNO.

Domani, sabato 9 Marzo 2019 uscirà la seconda edizione, con un corpo note aggiornato, alcune piccole correzioni e una nuova copertina realizzata da Lucrezia Neri, in sostituzione a quella realizzata da Angelo Condello.

Quale preferite, la prima (verde) o la seconda (nera)?

Il volume sarà presentato per la prima volta durante il Porto Seguro Show, che questa volta si terrà presso il Kome Sushi di via De Neci 41 R, a partire dalle ore 17,30 (IL SOGNO DEL RAGNO dovrebbe essere tra i primi volumi presentati).

Nel frattempo a Ottobre 2018 è uscito anche il secondo volume della saga, IL REGNO DEL RAGNO e presto vedremo anche il terzo  e ultimo volume della saga che racconta la fuga di una schiava e della sua padrona e amante attraverso il mondo ucronico e distopico di Sparta, LA FIGLIA DEL RAGNO.

I volumi sono in vendita in tutte le principali librerie on-line, ma domani sarà possibile avere copie autografate dall’autore, che fornirà anche le ultimissime coie super-scontate della prima edizione.

 

Non mancate! Vi aspetto al KOME SUSHI, Via De Benci 41 R (FIRENZE), sabato 9 Marzo 2019 ore 17,30.

Risultati immagini per amazon logoQuali libri più adatti di questi per riflettere in occasione della Festa della donna?

VIA DA SPARTA descrive un mondo feroce e maschilista in cui le donne, però, hanno un forte potere.

VIA DA SPARTA racconta la fuga di una giovane schiava che, violentata in strada per l’ennesima volta, incinta, fugge per non essere uccisa per la “colpa” di aspettare un figlio.

Mimosa e Via da Sparta

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