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VEDERE LA FINE E IL NUOVO INIZIO DEL COSMO

Anderson Poul

Poul Anderson

Che cosa c’è di più classico in fantascienza di una nave interstellare che viaggia verso un nuovo pianeta da colonizzare? Se per giunta ci si aggiunge una bella e articolata teoria su come effettuare l’attraversata a una velocità superiore a quella della luce e una sana dose di ottimismo americano, allora è chiaro che siamo in un romanzo di hard sci-fi del periodo d’oro. Il libro con queste caratteristiche che ho appena letto è “Tau zero” il romanzo pubblicato nel 1970 e tratto da un racconto del 1967 del celeberrimo e quanto mai prolifico autore americano di origini scandinave Poul Anderson (Bristol, 25 novembre 1926 – Orinda, 31 luglio 2001). Come gli altri grandi autori di quell’epoca ha una solida formazione scientifica, essendo laureato in fisica, e solo un fisico avrebbe potuto scrivere un simile libro, in cui il tema centrale è che cosa accade in quest’astronave a seguito di un guasto che le impedisce di fermarsi e la porta ad accelerare sempre più fino a farle attraversare l’intero universo e con esso il tempo: gli astronauti assisteranno alla fine della sua espansione, a una sua nuova contrazione e, infine, a un nuovo ciclo espansivo.

Amazon.it: Tau Zéro - Anderson, Poul, Brèque, Jean-Daniel - Libri ...

La trama quindi alterna la visione dell’attraversamento della galassia e poi dell’intero cosmo con le reazioni dei cinquanta passeggeri nel constatare, a causa della relatività del tempo a bordo della nave che scorre diversamente per via dell’alta velocità, che mentre per loro passano solo mesi o giorni, sulla Terra prima tutti coloro che hanno conosciuto sono invecchiati e morti, poi l’intera umanità si è estinta e, infine, l’universo conosciuto si è perso nel finale big crash.

 

Altrettanto tipica è l’industriosità dei personaggi che si adoperano per adattarsi alla situazione così come il finale utopistico.

Fa sempre piacere della sana fantascienza canonica come questa, ma oggi questo genere deve affrontare nuove strade.

L’AUSTRIA VISTA DA ROMA

Sublime e orrido del mondo svelati da Bernhard | LuciaLibri

Thomas Bernhard

Sono arrivato a leggere “Estinzione. Uno sfacelo” (1986) di Thomas Bernhard (Heerlen, 9 febbraio 1931 – Gmunden, 12 febbraio 1989), per caso. Cercavo qualche romanzo che parlasse della Sesta Estinzione di Massa (se ne conoscete segnalatemeli).

Mi è parso subito chiaro che “Estinzione” non avesse nulla a che fare con quanto cercavo, ma mi ha incuriosito lo stesso.

Thomas Bernhard è un importante autore austriaco ed “Estinzione” racconta di un gentiluomo austriaco che vive a Roma. Sebbene io sia nato a Roma e sia di lontane origini austriache, questo non mi ha fatto particolarmente immedesimare nel protagonista, anche se alcuni luoghi romani da lui citati sono in zone in cui ho vissuto e questa aria da nobiltà decaduta non mi è nuova.

Estinzione” è quasi un atto d’accusa contro il modo di vivere austriaco, visto in contrapposizione con quello romano (parla sempre di Roma, piuttosto che d’Italia), che il protagonista sembra preferire di gran lunga.

Forse, Franz-Josef Murau più che prendersela con l’Austria post-bellica, che definisce cattolico-nazional-socialista, se la prende con quel piccolo feudo di proprietà della sua famiglia, Wolfsegg, luogo simbolico al punto da poter sembrare immaginario, anche se una simile località esiste davvero in alta Austria.

Il romanzo si caratterizza stilisticamente per un uso ossessivo delle ripetizioni di parole, di espressioni e di concetti.

Wolfsegg Castle and the Hole: Ghosts of Germany - Amy's Crypt

Wolfsegg

Come autore mi capita spesso di revisionare o di farmi revisionare dei testi, miei o altrui. Gli editor tendono spesso a evidenziare ogni minima ripetizione, invitando l’autore a eliminarla. Scrive, per esempio, Sergio Calamandrei: “Ho sviluppato una vera e propria idiosincrasia per le ripetizioni”. Se Bernhard fosse un autore minore e magari autoprodotto, si sarebbe potuto dire che questo lavoro di editing sia mancato al testo e in modo clamoroso. Credo che potrebbe essere agevolmente ridotto a un terzo o forse un quinto della sua lunghezza senza perdere nulla nella sostanza, nei contenuti, nei pensieri e nelle sensazioni che si vogliono esprimere. Bernhard è però poeta, narratore e drammaturgo di fama e questo non è certo il caso. Perché dunque si ripete? Io credo che abbia voluto rendere il flusso dei pensieri: quando pensiamo, certe idee e certe parole si muovono ostinatamente nella nostra testa, come il ritornello di una canzone, e non riusciamo a liberarcene. Inoltre, credo che un uso simile delle ripetizioni “scolpisca” i personaggi, i nomi, le idee nella testa del lettore, assai più del razionale “non ripetersi”. Del resto, anche la letteratura antica, penso ai classici greci, per esempio, o addirittura alla Bibbia, sono una ripetizione continua. Il mio quesito è dunque questo: se un autore vuole scrivere un testo che abbia una sua consistenza e non sia solo un esercizio scolastico, dovrebbe davvero evitare espressioni come “Già in passato avrei potuto portare Gambetti a Wolfsegg, pensai, ma a ragion veduta me ne ero sempre astenuto, sebbene molto spesso mi fossi detto che andare a Wolfsegg con Gambetti avrebbe potuto essere utile, oltre che per me, anche per Gambetti stesso. Con una verifica in prima persona da parte di Gambetti, i miei racconti su Wolfsegg acquisterebbero ai suoi occhi un’autenticità che nulla, altrimenti, potrebbe loro conferire. Conosco Gambetti ormai da quindici anni e non l’ho portato a Wolfsegg neppure una volta, pensai” di cui “Estinzione” è pieno in ogni pagina (questa l’ho scelta a caso)? Si noti il ripetersi dei nomi Gambetti e Wolfsegg, senza il ricorso a pronomi, perifrasi o sinonimi.

Oppure si veda qui come ricorrono il termine “fiducia”, presente anche nel paragrafo successivo, e “deluso”: “Mio fratello aveva sempre accordato subito a tutti la sua fiducia, e poi si era sempre sentito ferito quando la sua fiducia, in quasi tutti i casi, era stata delusa, io al contrario non ho quasi mai accordato subito a qualcuno la mia fiducia e di conseguenza raramente sono stato deluso nella mia fiducia.

 

Estinzione” è occasione per molte riflessioni sui rapporti familiari (qui descritti come tutt’altro che facili), l’arte e la cultura in genere, la società, l’Austria, Roma, la Chiesa, la filosofia, la caccia, la politica e molto altro ancora.

Eccolo dunque Franz-Josef Murau esprimere l’odio per la fotografia, che descrive un mondo deformato e perverso (“Quelli che fotografano commettono uno dei crimini più meschini che si possano commettere, perché nelle loro fotografie trasformano la natura in uno spettacolo perverso e grottesco”), per la caccia (“Fra tutte le passioni odiose, la caccia la odiava con la massima profondità”), la disapprovazione per la mania per l’arte antica, come ostentazione di cultura, l’impossibilità di comprendere la natura senza capire l’arte (“Quelli che sostengono di vedere la natura, ma non hanno una concezione dell’arte, vedono la natura solo superficialmente e mai in maniera ideale, ossia in tutta la sua infinita grandiosità”), preferendo gli artisti vivi a quelli morti, la vacuità di disporre di tante librerie senza leggere (come facevano i suoi parenti), il disprezzo verso i titoli accademici (“Quanto più imponente suona il titolo, tanto più grande è l’imbecille che lo porta”), la differenza tra l’ozio della gente comune e quella degli intellettuali (“Per l’uomo di pensiero il cosiddetto far nulla non è neanche possibile”), il suo disprezzo per insegnanti e giudici (“Gli insegnanti e i giudici sono i più meschini servi dello Stato”).

L’attacco contro la meschinità è quanto mai ricorrente. Oltre a caratterizzare docenti e magistrati, riguarda l’intera Austria (“non perdo occasione per attribuire agli austriaci meschini e abietti sentimenti cattolico-nazionalsocialisti”) e, in particolare, la sua stessa famiglia.

nuvole-3Amara è l’immagine dell’Austria che emerge da questo libro: “è già una menzogna perversa parlare dell’Austria, ancora oggi, come di un bel paese, in verità è da tempo ormai soltanto un paese distrutto, deliberatamente devastato e sfigurato, diventato vittima di perfidi affari, dove ormai, in effetti, la cosa più difficile è trovare un angolo intatto. È una menzogna dire che questo paese è un bel paese, perché in verità è un paese ucciso.” Vedendo questo Paese devastato dalla mancanza di cultura, non posso non pensare a un’altra mia recente lettura, “Gli esclusi” (1980) di Elfriede Jelinek, opera austrica contemporanea a “Estinzione”, che parla dei difficili rapporti nella famiglia austriaca di un ex-gerarca nazista mutilato e privo di uno scopo nella vita. Due mondi diversi, ma due facce della stessa Austria cattolico-nazionalsocialista. Non ama, però neanche gli pseudo-socialisti che sono succeduti ai nazionalsocialisti.

Dell’Austria e della Germania non risparmia certo la letteratura:

Siamo dinanzi a una letteratura piccolo borghese da funzionari, quando siamo dinanzi alla letteratura tedesca, anche i grandi esempi di questa letteratura tedesca non sono null’altro, Gambetti, Thomas Mann, lo stesso Musil, dissi, che fra tutti questi produttori di letteratura da funzionari metto ancora al primo posto. Ma anche Musil non ha scritto altro che una pietosa letteratura da funzionari.”

L’impiegato Kafka, ho detto a Gambetti, è stato il solo a non produrre una letteratura da funzionari e impiegati, bensì una grande letteratura, cosa che non si può certo affermare di tutti i cosiddetti grandi scrittori tedeschi di questo secolo, a meno di non volersi allineare ai milioni di chiacchieroni da pagine culturali”.

Non risparmia neppure Goethe:

Nell’insieme, ho detto a Gambetti, l’opera goethiana è l’orticello di periferia di un filisteo della filosofia. In nulla Goethe è arrivato alle vette, dissi, in tutto non è mai andato oltre la mediocrità. Non è il più grande lirico, non è il più grande prosatore, ho detto a Gambetti, e le sue opere teatrali, paragonate per esempio alle opere di Shakespeare, sono come un bassotto spelacchiato dei sobborghi di Francoforte di fronte a un colossale cane da pascolo alpino svizzero. Faust, avevo detto a Gambetti, che megalomania!”

Quanto ai filosofi, prova per loro attrazione e repulsione.

 

Se con il suo Paese non ci va leggero, anche nei confronti della Chiesa cattolica, non mostra alcuna simpatia:

La Chiesa cattolica fa tanti danni nelle giovani teste”.

Milioni, e infine miliardi di persone debbono alla Chiesa cattolica il fatto di essere state distrutte alle radici e rese inservibili per il mondo, il fatto che la loro natura è stata trasformata in contronatura. La Chiesa cattolica ha sulla coscienza l’uomo distrutto, restituito al caos, in definitiva infelice fino al midollo, questa è la verità, non il contrario. Perché la Chiesa cattolica tollera solo l’uomo cattolico, nessun altro, questo è il suo intento e il suo fine perenne. La Chiesa cattolica trasforma gli uomini in cattolici, in individui ottusi che hanno dimenticato il pensiero autonomo e l’hanno tradito per la religione cattolica.

Il vescovo Spadolini, amante della madre, è oggetto di ammirazione per l’arte teatrale dei suoi discorsi ma, nel contempo, di grande disprezzo.

 

Se il protagonista disprezza la cultura morta, vede nell’esagerazione i massimi livelli dell’arte.

Per rendere comprensibile una cosa dobbiamo esagerare, gli avevo detto, solo l’esagerazione dà alle cose forma visibile”.

Ho educato a tal punto la mia arte dell’esagerazione che a buon diritto posso definirmi il più grande artista dell’esagerazione che io conosca.

L’arte dell’esagerazione è un’arte del superare, superare l’esistenza così come l’ho in mente io”.

I grandi maestri nel superamento dell’esistenza sono sempre grandi artisti dell’esagerazione”.

Il pittore che non esagera è un cattivo pittore, il musicista che non esagera è un cattivo musicista, dissi a Gambetti, così come lo scrittore che non esagera è un cattivo scrittore, ma può anche accadere che la vera arte dell’esagerazione consista nel minimizzare tutto, allora dobbiamo dire, costui esagera la minimizzazione ed in tal modo fa della minimizzazione esagerata la sua arte dell’esagerazione, Gambetti. Il segreto della grande opera d’arte è l’esagerazione, ho detto a Gambetti, il segreto del grande pensiero filosofico altrettanto, l’arte dell’esagerazione è, in assoluto, il segreto dello spirito, ho detto a Gambetti”.

Forse, questo concetto di esagerazione spiega anche l’esagerato uso delle ripetizioni in questo romanzo.

La trama si dipana attorno all’arrivo di un telegramma che annuncia al protagonista che i suoi genitori e il fratello maggiore sono morti in un incidente d’auto. Franz-Josef Murau deve, dunque, lasciare Roma e tornare nell’odiata Wolfsegg. Riesamina, dunque, il carattere dei suoi familiari e i loro rapporti.

Il protagonista sente “il dovere di procedere a una spietata osservazione di Wolfsegg e di render conto di quella spietata osservazione.” In tale resoconto si propone di “mostrare i miei così come sono, anche se allora saranno sulla carta solo come io li ho visti e come io li vedo”. Per tale resoconto ha scelto “il titolo Estinzione, perché il mio resoconto è lì solo per estinguere ciò che in esso viene descritto, per estinguere tutto ciò che intendo con Wolfsegg, e tutto ciò che Wolfsegg è, tutto”.

Ecco, quindi, questi genitori che vanno a teatro per dovere sociale, perché “vivono la loro vita in abbonamento, e tutti i giorni entrano nella loro vita come a teatro, a vedere una commedia orrenda, e non si vergognano”.

I miei, dopo aver terminato il liceo, il cosiddetto classico, non si sono più adoperati per raggiungere nulla e sono Estinzione | Thomas Bernhard - Adelphi Edizionirimasti fermi per tutta la vita su quelle posizioni in effetti del tutto insoddisfacenti. Ma è disgustoso questo atteggiamento di chi ritiene non più necessario l’arricchimento dello spirito, superfluo l’ampliamento delle proprie conoscenze, qualunque esse siano, tempo sprecato l’ulteriore e continua formazione del carattere.”

Eccoli, dopo la fine della Guerra, ospitare e nascondere nella dependance decaduta detta Villa dei Bambini i nazisti. Ecco l’odio per i cacciatori della tenuta che vede come nazisti, in contrapposizione ai giardinieri, visti come esempio di persone semplici, verso cui va la sua simpatia.

Le sorelle sono trattate dai genitori narcisisti non come persone ma come bambole da vestire.

Il suo proposito di restaurare la Villa dei Bambini, appare come il proposito di restaurare l’infanzia, ma è solo un’idea passeggera, perché il suo vero istinto è di estinguere quei luoghi.

Tutto lo disturba, persino il cinguettio degli uccelli pare un ostacolo allo spirito.

Una simile dirompente carica di esagerato disprezzo non può che confluire nell’Estinzione di quel mondo.

MULTINAZIONALI OGM E CYBER SEXY DOLL IN THAILANDIA

Mentre leggevo “Antropocene”, il volume curato da Francesco Verso e Roberto Paura, tra i titoli citati in uno dei saggi, ho notato “La ragazza meccanica” (2009) di Paolo Bacigalupi (Paonia, 6 agosto 1972), romanzo di fantascienza che avevo appena iniziato a leggere in e-book (sono, infatti, solito leggere in contemporanea un libro in cartaceo e uno digitale). Nonostante il nome, che ne denota le origini italiche, l’autore è statunitense.

The new world | News | Palo Alto Online |

Paolo Bacigalupi

Si tratta di opera, in effetti, di una certa rilevanza, avendo vinto alcuni importanti premi come Hugo, Nebula e John Wood Campbell.

Definito biopunk da wikipedia, ha una trama complessa, ambientata, insolitamente, in Thailandia, descrive un mondo che è “andato avanti”, nel senso però non di progresso ma di decadenza, come usato da Stephen King per la sua saga della “Torre Nera”: un mondo in cui il surriscaldamento globale, oltre a rendere l’ambiente eccessivamente caldo, ha portato all’innalzamento dei mari, mentre moltissime specie (si parla soprattutto di quelle vegetali) si sono estinte. Alcune multinazionali, le Compagnie Caloriche, fanno i propri profitti diffondendo frutta e verdura geneticamente modificata, essendo introvabili quelle naturali.

In questo contesto si muove una dei protagonisti, la “sexy-doll” creata in laboratorio Emiko, una cyborg creata dai giapponesi e abbandonata in Thailandia, dove è rimasta a lavorare in un bordello.

Le cosiddette “neo persone” come lei, sebbene geneticamente condizionate all’obbedienza, sembrano avere una loro coscienza, propri sentimenti e un desiderio di procreazione. Impossibile non pensare a “Blade runner” e al racconto di Dick da cui fu tratto il film o alla serie TV “Westworld”, ma la mia mente corre anche all’Aracne di “Via da Sparta” (come lei una schiava manipolata geneticamente, sessualmente a disposizione di chi le voglia, in fuga alla La Ragazza Meccanica eBook: Bacigalupi, Paolo: Amazon.it: Kindle Storericerca di un mondo diverso e migliore) e magari all’investigatrice sintetica Lidy di “Karma avverso” di Mecati e Seganti. Chi è davvero questa Emiko? Solo una bambola erotica o piuttosto una spietata macchina da guerra, capace di stragi efferate con la letalità dello Srhike dei Canti di Hyperion di Dan Simmons?

Attorno a lei un mondo di trafficanti e malfattori, virus e batteri, ma anche altre creature geneticamente modificate come i megodonti, degli elefanti OGM, o i camaloeontici stregatti di carroliana memoria, per non parlare dell’insidiosa micoruggine. Questa Thailandia è uno dei pochi regni della Terra a essersi conservato nella sua struttura originale, ancora con una stirpe regnante al potere, mentre il resto del mondo, dagli USA all’UE, si è andato disgregando.

Importante il messaggio ecologico, articolata la trama, originale e intensa l’ambientazione, ma la storia non mi ha preso come mi sarei aspettato, disperdendosi un po’ troppo in rivoli diversi e dimenticandosi troppo spesso di parlare della vera protagonista, Emiko, che avrebbe dovuto e potuto essere l’anima della storia.

SESSO, VIOLENZA, RELIGIONE E ALTRE PERVERSIONI POST-NAZISTE

Elfriede Jelinek

Sesso, violenza, religione, masturbazione, foto pornografiche con presunzioni artistiche, prostituzione, armi, esplosivi e altre perversioni nell’Austria post-nazista del secondo dopoguerra sono gli ingredienti de “Gli esclusi” (1980) di Elfriede Jelinek, un romanzo che parla dei difficili rapporti nella famiglia di un ex-gerarca nazista mutilato e privo di uno scopo nella vita. Ingredienti esplosivi che deflagheranno in un finale di estrema crudeltà.

Una storia di apparente vita quotidiana, se non fosse malata da prevaricazioni, istinti incestuosi, desideri di rivalsa, invidie, debolezze, che vede al centro le Gli esclusidifficoltà dell’adolescenza in un ambiente tutt’altro che protetto. Qualcosa dalle parti di “Arancia meccanica”, con la normalità del sadismo fine a se stesso, dell’aggressione come passatempo.

L’autrice, austriaca, politicamente impegnata nella denuncia sociale, nel 2004 ha vinto il Premio Nobel per la Letteratura.

VECCHI GIOVANOTTI NELLO SPAZIO

Scrittori: John Scalzi, contratto record per 10 anni | Umbria e ...

John Scalzi (Fairfield, 10 maggio 1969) è uno scrittore e blogger statunitense conosciuto soprattutto per i suoi romanzi di fantascienza.

Non c’è verso: nessuna lettura scorre bene come un buon romanzo di fantascienza. “Morire per vivere” (2005) di John Scalzi appartiene senz’altro a questa categoria. Per giunta, tra le opere di questo genere, seppur con forti elementi da space opera (che non sono tra i miei preferiti), credo si possa definire un romanzo con un elevato grado di creatività. Tra tutti gli autori, i miei preferiti sono proprio i creatori di mondi.

Non ci sono trovate nuove in assoluto in questo romanzo, ma è il contesto generale a renderlo un mondo con un alto coefficiente di immaginazione.

L’idea di base è che la gente, arrivata a settantacinque anni d’età possa decidere se continuare a invecchiare mollemente o arruolarsi in una misteriosa forza armata interstellare e andare a combattere in mondi alieni. Una soluzione migliore della condanna a morte riservata ai “vecchi” ne “La fuga di Logan”.

I volontari non sanno assolutamente nulla di che cosa li aspetti, perché questi mondi extraterrestri e i relativi conflitti sono tenuti nascosti ai comuni mortali, quasi come in “Men in black”, anche se tutti qui sanno dell’esistenza di tale forza speciale.

Quello che sperano gli arzilli vecchietti e di venire “curati” per tornare un po’ meno anziani e più efficienti, ma Amazon.it: Morire per vivere - Scalzi, John, D'Addetta, C. - Librinessuno sa se questo avverrà davvero.

Ovviamente li aspetta una sorpresa quando si saranno arruolati. I mondi in cui combattere, comunque, esistono davvero e, sebbene non descritti in particolare dettaglio, hanno una discreta varietà.

Il mezzo usato per raggiungere la stazione spaziale da cui i vecchietti partiranno è un ascensore gravitazionale, come quello che nel 1894 immaginò il fisico russo Konstantin Ciolkovskij e che è al centro del romanzo del 1979 di Arthur Clarke “Le fontane del paradiso” e che si ritrova persino in “Il tempo è come un fiume” di Franco Piccinini (Edizioni Della Vigna, 2018).

L’idea di uomini anziani in corpi giovani non è di per sé certo idea nuova, si pensi al classico “Ritratto di Dorian Gray” di Oscar Wilde o al più recente Trevor Holden nella serie TV (2016-18) “The Travellers”, in cui i viaggiatori nel tempo si ritrovano in corpi altrui, a volte più giovani, a volte più vecchi, ma questo esercito di vecchietti ringiovaniti ha la sua notevole originalità.

In questo libro, nelle cosiddette “Brigate Fantasma” c’è persino un archetipo come Frankestein, umanizzato e militarizzato nel contempo (l’idea di individui nati adulti parte da lì e si sviluppa in vario modo nella fantascienza). C’è la manipolazione genetica, che attinge dal patrimonio di altre specie, vegetali o aliene. Ci sono in viaggi spaziali connessi alle teorie sui tachioni. Ci sono possibili sviluppi dell’intelligenza artificiale applicata alla cibernetica umana e a sviluppi della personalizzazione degli smartphone. Ci sono razze dalle filosofie aliene.

Insomma, un bel libro ricco di trovate e di avventure, un po’ troppo space opera ma sufficientemente creativo da farselo del tutto perdonare.

LA GUERRA DELLE AMAZZONI

Enrico Zini in Esperia, La rivolta | Il Blog di Eleonora Marsella

Enrico ZIni

Enrico Zini, pisano del 1974, è un autore della “scuderia” del Gruppo Editoriale Tabula Fati (con cui ho pubblicato in ottobre “Apocalissi fiorentine”) nonché membro come me dell’associazione degli operatori professionali della fantascienza “World SF Italia” di cui è presidente Donato Altomare.

L’ho incontrato dunque due volte, la prima in occasione del raduno annuale 2019 dell’associazione all’Impruneta (Firenze) e la seconda in occasione del festival milanese del fantastico Stranimondi 2019.

In tali occasioni, mi aveva lungamente parlato di questa sua saga “Cronaca Hamaxoni”, di cui pubblicò nel 2017 il primo volume “Esperia, la rivolta” (finalista al Premio Vegetti 2018) e nel 2018 “Esperia, la fuga”.

Ho, dunque, ora letto questo secondo volume, pur non avendo letto il primo e posso dire che è ben comprensibile anche così.

Si tratta di una saga fantasy con qualche riferimento al mito greco delle Amazzoni, le donne guerriere della Scizia e a quello di Atlantide.Amazon.it: Esperia, la fuga - Zini, Enrico - Libri

Le sue guerriere, tutte bellissime e sensuali, sono però altra cosa, anche se vivono in un mondo antico e in cui non manca qualche piccolo accenno di magia, si pensi per esempio all’episodio della pantera che protegge la famiglia in fuga in modo quasi sovrannaturale o a certi sogni.

Esperia, la fuga”, come si intuisce dal titolo, è quindi libro di avventure, di battaglie, di scontri per il dominio.

Quando Zini me ne parlò pensai che, per l’ambientazione greca e per la centralità della fuga, potesse avere maggiori punti di contatto con la mia saga ucronica “Via da Sparta” in cui anche io racconto una fuga, quella della schiava ilota Aracne, attraverso un Impero di Sparta alternativo giunto sino ai giorni nostri, ma le opere, a parte questi punti in comune si svolgono su piani diversi, anche se entrambe non indulgono nel fantasy più classico, quello nordico popolato di draghi, elfi e gnomi ed entrambi evitano il ricorso a divinità ultraterrene.

Lettura densa e piena di eventi, da leggere tutta d’un fiato.

 

AL VIA IL PREMIO ITALIA PER LA LETTERATURA FANTASTICA!

Da domani, 30 Marzo 2020, si aprono le segnalazioni degli operatori per le opere di fantascienza e fantastico candidate al Premio Italia 2020.

Il Premio Italia rappresenta la celebrazione dell’apprezzamento dalla comunità degli appassionati di fantascienza e fantastico italiani per la produzione italiana dell’anno precedente. Il premio è assegnato durante Italcon, il convegno nazionale del settore; è la comunità dei partecipanti dell’Italcon e alla loro assemblea che assegna il premio e ne determina il regolamento.

Il Premio Italia è stato istituito nel 1972, in occasione della prima grande convention italiana, l’Eurocon di Trieste. In quella occasione venne assegnato per la prima volta il Premio Europa (oggi chiamato ESFS Award) con alcune categorie dedicate alla produzione italiana; questa premiazione viene considerata la prima edizione del Premio Italia, anche se questo nome sarebbe arrivato solo dopo diversi anni.

Organizzato ogni anno, anche con formule leggermente diverse, dagli organizzatori delle varie Italcon che si sono succedute, è ancora una volta in occasione di un’Eurocon, quella del 1989 a San Marino, che avviene una svolta importante: l’organizzazione del premio viene affidata a un ente di controllo esterno, la World SF Italia, per Associazione World SF Italiaassicurarne la continuità e la regolarità.

 

Il calendario delle votazioni è il seguente:

FASE 1: SEGNALAZIONI     Votazione aperta da 30 marzo a 22 aprile 2020

FASE 2: VALUTAZIONE       Spoglio da 23 aprile a 27 aprile 2020

FASE 3: VOTAZIONE FINALISTI  Votazione aperta da 27 aprile a 15 maggio 2020

FASE 4: VALUTAZIONE       Spoglio da 16 maggio (votazioni chiuse)

ANNUNCIO RISULTATI E PREMIAZIONI      La notte di 13 giugno 2020

 

Se potete votare, queste sono le mie opere in concorso:

Altri suggerimenti di voto sono:

  • Curatore: Lugi Petruzzelli
  • Traduttore: Paola Cartoceti
  • Collana: Sci-Fi Collection, Tabula Fati
  • Rivista professionale: Dimensione Cosmica, Tabula Fati
  • Antologia: Luca Ortino, Gian Filippo Pizzo, Fantaetruria, Carmignani Editrice
  • Romanzo fantastico: Pierfrancesco Prosperi, Il 9 maggio, Homo Scrivens

 

Buon voto e buone letture!

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