Archive for febbraio 2012

“LA BAMBINA DEI SOGNI” SI PUO’ SCARICARE GRATIS

La bambina dei sogni - Carlo Menzinger di Preussenthal

La Bambina dei Sogni - Carlo Menzinger (copertina di Angelo Condello)

Ci siamo! A questo punto direi che posso varare il mio nuovo libro.

Ho appena realizzato la versione .epub per lettori di e-books del romanzo LA BAMBINA DEI SOGNI.

Alla pagina del mio sito www.menzinger.too.it è possibile scaricare gratuitamente il libro nei seguenti formati:

.pdf

.html

.epub

Nella stessa pagina trovate anche i link per leggerlo on-line sul sito www.liberodiscrivere.it ovvero qui o qui

Gli ebook ve li offro in lettura gratuita. Anzi, copiateli e regalateli a tutti i vostri amici.

Questo è il copyleft, signori e signore!

Per gli affezionati al fruscio delle pagine tra le dita ho anche realizzato una versione cartacea che può essere ordinata direttamente qui

Il prezzo di copertina è di € 15,00. Non mi interessa però guadagnarci. Consiglio a tutti la lettura gratuita in e-book.

Se preferite la carta, ordinando ora  su Lulu potete averlo a € 12,00.

Chi ne volesse una copia con dedica e, soprattutto, uno sconto speciale può chiederlo direttamente a me, contattandomi qui o scrivendomi.

Se la chiedete a me, posso mandarvela a € 10,00, comprese le spese di spedizione con “piego libro”.

Intendo, infatti, ordinare un buon numero di volumi, per poter usufruire di uno sconto consistente.

Fatemi sapere se siete interessati al volume su carta, in modo che io possa ordinare il maggior numero di copie per volta.

Se invece avete scaricato il volume, mi farebbe piacere saperlo. Segnalate che avete il libro su anobii e dopo che l’avrete letto, per favore, lasciateci un commento. Potete lasciare commenti anche su Lulu.

Grazie a tutti!

Di seguito la trama.

TRAMA

Paolo incontra sulla metropolitana una bambina di quattro anni, Elena, e sospetta che sia stata rapita.

Scopre poi che sua madre è morta da poco e la piccola vive ora in orfanatrofio. La bambina pare, stranamente, legarsi a lui e Paolo le si affeziona, al punto che decide di prenderla con sé, nonostante abbia già una figlia di sei anni, Laura.

Elena diventa sempre più presente nei sogni di Paolo e della sua famiglia, fino ad assumere un’inquietante corporeità.

Buon download e buona lettura!

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I RICCI ALIENI VENUTI DAL PASSATO

L’eleganza del riccio – Muriel Barbery

L’eleganza del riccio” di Muriel Barbery è un libro stimolante ed emozionante. Credo che questo gli vada riconosciuto e vada detto subito, prima di addentrarsi in maggiori precisazioni.

La prima di queste è che per apprezzarlo bisogna accettare un presupposto: si tratta di un romanzo fantasociologico. Il genere letterario non credo esista, ma mi spiego meglio. La storia è vista da due diversi punti di vista, quello delle due protagoniste, una portinaia colta e una dodicenne iperintelligente.

Ebbene, questi due personaggi sono assolutamente poco realistici, pensano e si esprimono come dubito che nessuna portinaia (“La fenomenologia mi sfugge, e questo mi è insopportabile”, è una delle preoccupazioni di Madame Michel) e nessuna dodicenne abbiano mai pensato. Questo, però, l’autrice lo sa, lo capisce e ce lo dice subito.

La tentazione di alcuni però immagino sia quella di dire: queste caratterizzazioni sono inverosimili, dunque il libro non si regge. Penso però che sbaglierebbero a pensare così, come uno che, prendendo in mano un libro di fantascienza, esclami “perbacco, ma qui si immagina che gli alieni esistano e siano scesi sulla terra! Questo è assurdo!” e quindi chiuda il libro, accantonandolo.

Alla fantascienza ormai siamo abituati e giudicheremmo oltremodo sciocco che qualcuno ne rifiuti la lettura perché parla di mondi che non esistono. Se un libro parla di alieni non vuol dire che non parli anche di  uomini e donne e che non abbia più “profondità” (sempre che questa sia un pregio!) di altri libri che non lo fanno. Occorre accettare la premessa fantastica.

Allo stesso modo dobbiamo accettare che Muriel Barbery ci parli di una portinaia che legge Tolstoj, ascolta Mozart, ama la pittura olandese e degusta il sashimi e di una dodicenne che riflette sui Movimenti delle cose e delle persone e fa riflessioni da laureata in filosofia (come è l’autrice).

Risultati immagini per l'eleganza del riccio film

L’eleganza del riccio – il film

Accettiamo queste due extraterrestri e caliamoci nel loro mondo. Sarà ovviamente un mondo alieno, pieno di cultura e di riflessioni. Calandoci, scopriremo che è anche un mondo umano, ricco di sentimenti e emozioni . Del resto anche Muriel Barbery ammette, per bocca della piccola Pandora, che “molte persone intelligenti hanno una specie di bug: credono che l’intelligenza sia un fine. Hanno un’unica idea in testa: essere intelligenti, e questa è una cosa stupidissima.

Se ci lasceremo trasportare, allora tutte le citazioni e riferimenti colti che ci offre la Barbery non ci indisporranno come un gioco saccente, ma ci culleranno e ci stimoleranno, ci spingeranno a voler leggere Anna Karenina (se per caso non l’abbiamo ancora fatto), a imparare il Go, a scoprire i manga, a conoscere qualcosa di più della pittura olandese, a guardare Tokyo-Ga di Wenders o i film giapponesi di Otzu, a leggere gli haiku (l’autrice parla di “hokku”, i tre versi iniziali di una poesia giapponese, quelli che ne contengono il senso,  e da cui poi nascerà l’haiku).

Per questo è un libro stimolante.

Se poi sapremo apprezzare l’amore per la vita delle protagoniste (sebbene una sia un’aspirante suicida!), la loro ricerca di un senso nelle cose, il loro desiderio di Bellezza, la loro difficoltà di rapportarsi con un mondo che credono non possa capirle, per il loro essere così diverse dai canoni cui dovrebbero appartenere (la portinaia zotica e ignorante e la bambina allegra e superficiale che non sono), staremo entrando nello spirito del libro.

Nel leggerlo mi sono poi posto un quesito: sto leggendo un libro moderno?

Direi che ha una sua originalità, che deriva proprio dalla anomala caratterizzazione dei personaggi, ma se penso a quanti riferimenti ci sono alla cultura antica e a quanto ha scritto Baricco sui Barbari, sulla fine della “profondità” e sulla cultura che trova la propria ricchezza in “superficie”, allora mi viene fortemente da dubitare che lo sia. È soprattutto questo insistere della dodicenne sulla “profondità” (in decisa controtendenza rispetto alle sue coetanee) che mi fa dubitare. La nostra è un’epoca di relazioni (non il tempo del “riccio” che si chiude in se stesso). La cultura non è più ricerca del senso, ma ricerca delle relazioni, dei rapporti tra le cose. Questo la Barbery sembra ignorarlo. La portinaia iperistruita che non comunica le proprie conoscenze (se non alla fine) e la ragazzina iperintelligente che reprime le proprie capacità per non sembrare “strana” sono davvero antimoderne.

Poco male. Vorrà dire che questo sarà uno degli ultimi buoni libri del XX secolo, anche se è stato scritto in questo terzo millennio.

Muriel Barbery

Del resto ha il merito di fare interessanti osservazioni come:

La maggior parte della gente, quando si muove, beh, si muove in funzione di ciò che ha intorno”. Sembra un concetto banale, ma, come scopre la protagonista più giovane, ci si può anche muovere a prescindere. C’è allora un’arte del movimento. Qualcosa che l’arte figurativa da sempre cerca di cogliere. È un’importante sottolineatura. Il suo corollario è espresso poco più avanti: “La forza di un soldato non sta nell’energia che impiega per intimidire l’avversario inviando un mucchio di segnali, ma nella capacità di concentrare in sé la forza focalizzandosi su sé stesso.

E che dire di riflessioni sull’importanza dei nomi buttate lì con frasi come “la coscienza per manifestarsi ha bisogno di un nome” o sulla prevalenza delle capacità relazionali e oratorie che portano alla considerazione che “gli uomini vivono in un mondo in cui sono i deboli a dominare”. E qui si esprime la paura baricchiana dell’Antico per il Nuovo Barbaro! Siamo entrati in un’epoca in cui la forza fisica non basta più per dominare. È più importante la capacità di creare consensi, di trasmettere messaggi, di fare rete.

L’eleganza del riccio – Muriel Barbery – il film

Anche la nostra portinaia, però ha sprazzi di filosofica modernità quando si interroga pensando “la contaminazione tra le mie aspirazioni alla cultura legittima e la propensione alla cultura illegittima non è un marchio imputabile alla mia bassa estrazione e al mio accesso solitario ai lumi della mente, bensì una caratteristica delle odierne classi intellettuali dominanti”: il cinema, la musica leggera, i murales, il web fanno cultura come (e ormai di più) delle Università e delle Accademie (“Mi domando perché l’università si ostini a insegnare i princìpi narrativi a colpi di Propp, Greimas o altre torture simili invece di investire in una sala di proiezione”).

Eppure Madame Michel continua ad essere legata fortemente alla vecchia cultura. Adora persino la grammatica, cui l’autrice dedica persino uno dei suoi haiku:

La grammatica

lo stadio di coscienza

che porta al bello”.

Questo perché “Io credo che la grammatica sia una via d’accesso alla bellezza. Quando parliamo, quando leggiamo o quando scriviamo, ci rendiamo conto se abbiamo scritto o stiamo leggendo una bella frase”, come pensa la portinaia.

Parole sante, che sottoscrivo, ma non certo moderne.

Questi due “ricci” sono esseri antichi che cercano il contatto umano e che lo troveranno grazie a un altro alieno (in senso geografico, questa volta), un giapponese comparso nel loro condominio di ricchi francesi (“per la prima volta ho incontrato qualcuno che cerca le persone e che vede oltre”), quasi a testimoniare l’incapacità dell’Occidente di creare rapporti umani del vecchio tipo (del resto i rapporti virtuali qui non compaiono: nessuna delle due naviga nel web, chatta o fa parte di community).

Riccio

Sono due “ricci” che alla totalità, all’universalità delle cose preferiscono la delicata finezza delle piccole cose (“una camelia può cambiare il destino”), il senso dell’haiku: un particolare ha in sé l’universo.

Forse proprio per questo ci suscitano simpatia: sono due aliene venute da un passato ormai morto ma cui siamo ancora fortemente e romanticamente legati. In fondo questa loro grande cultura e intelligenza, ci fanno piacere, ci rincuorano, ci parlano di un mondo migliore che forse non esiste più, che forse non è mai esistito. Come una bella favola pre-moderna.

P.S. E’ il primo libro che ho letto in e-book (sul PC, perchè ancora non avevo un e-reader).

Firenze, 27/08/2010

LA STELLA LUCENTE DI KEATS

il poeta John Keats

John Keats

Già da un po’ avevo voglia di leggere questa raccolta di poesie (“Keats – Poesie – con un saggio di Jorge Luis Borges – Oscar Mondadori) di John Keats, il poeta romantico inglese prematuramente scomparso (Londra, 31 ottobre 1795 – Roma, 23 febbraio 1821).

Mi è capitato poi di vedere il piacevole film di Jane Campion “Bright Star”, la storia romanzata del difficile amore dell’autore per Fanny Brawne e ho quindi finalmente deciso di prendere in mano la silloge.

 

Bright Star

Sebbene la lettura sia gradevole, non mi ha però entusiasmato e le aspettative, suscitate da precedenti letture e dal recente film sono rimaste un po’ deluse, forse per certi toni un po’ giovanilistici e per un senso dell’amore e della vita troppo legati alla visione di un giovane uomo, stroncato dalla malattia a soli 25 anni d’età e per una sorta di voluta sudditanza culturale verso i vari autori da lui spesso citati (“a loving-kindness for the great man’s fame”), da cui si libererà solo nelle liriche dell’ultimo periodo. Chissà cosa mai avrebbe potuto produrre in maturità quest’uomo, comunque considerato uno dei maestri del romanticismo inglese e tanto apprezzato persino da Oscar Wilde (forse per l’uso di paradossi e ossimori di cui proprio quest’ultimo è stato un campione).

Quello che traspare dal film – credo giustamente – è un uomo ossessionato dalla Poesia, cui si dedica anima e corpo (“Sono convinto che… lo scrivere bene sia, dopo l’agire bene, la cosa più nobile del mondo”; “O for ten years, that I may overwhelm Myself in poesy”) e per il quale l’umanità in fondo pare poco portata (“Is there so small a range / In the present strenght of manhood, that the high / Imagination cannot freely fly / As she was wont of old?”).

Per quanto a volte i riferimenti ai classici del passato e ai grandi modelli pesino un po’, altre volte, comunque, i versi si dispiegano in veri e propri piccoli racconti o in delicati quadretti.

Poesie - John Keats

 

 

Ma lasciamo parlare i suoi versi almeno per un poco:

 

WOMAN! when I   behold thee flippant, vain,
  Inconstant,   childish, proud, and full of fancies;
  Without that modest   softening that enhances
The downcast eye, repentant of   the pain
That its mild light creates to   heal again:

        5

  E’en then, elate,   my spirit leaps, and prances,
  E’en then my soul   with exultation dances
For that to love, so long, I’ve   dormant lain:
But when I see thee meek, and   kind, and tender,
  Heavens! how   desperately do I adore

        10

Thy winning graces;—to be thy   defender
  I hotly burn—to be   a Calidore—
A very Red Cross Knight—a stout   Leander—
  Might I be loved by   thee like these of yore.
 
Light feet, dark violet eyes,   and parted hair;

        15

  Soft dimpled hands,   white neck, and creamy breast,
  Are things on which   the dazzled senses rest
Till the fond, fixed eyes,   forget they stare.
From such fine pictures,   heavens! I cannot dare
  To turn my   admiration, though unpossess’d

        20

  They be of what is worthy,—though   not drest
In lovely modesty, and virtues   rare.
Yet these I leave as   thoughtless as a lark;
  These lures I   straight forget—e’en ere I dine,
Or thrice my palate moisten:   but when I mark

        25

  Such charms with   mild intelligences shine,
My ear is open like a greedy   shark,
  To catch the   tunings of a voice divine.
 
Ah! who can e’er forget so fair   a being?
  Who can forget her   half retiring sweets?

        30

  God! she is like a   milk-white lamb that bleats
For man’s protection. Surely   the All-seeing,
Who joys to see us with his   gifts agreeing,
  Will never give him   pinions, who intreats
  Such innocence to   ruin,—who vilely cheats

        35

A dove-like bosom. In truth   there is no freeing
One’s thoughts from such a   beauty; when I hear
  A lay that once I   saw her hand awake,
Her form seems floating   palpable, and near;
  Had I e’er seen her   from an arbour take

        40

A dewy flower, oft would that   hand appear,
  And o’er my eyes   the trembling moisture shake.

 

Firenze, 02/08/2010

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