Archive for dicembre 2012

LA NARRAZIONE CONCENTRICA DEL NOBEL CINESE

Mo Yan - Il Supplizio del Legno di Sandalo

Mo Yan – Il Supplizio del Legno di Sandalo

Mo Yan, Colui che Tace, pseudonimo di Guan Moye, ha da poco vinto il Premio Nobel per la Letteratura. Questo di per sé non mi spinge sempre a leggere un autore, ma l’occasione ha suscitato la mia curiosità. Si tratta di uno scrittore che ancora non conoscevo, ma avevo visto e apprezzato anni fa la trasposizione cinematografica del suo “Sorgo Rosso”. Mi sono allora procurato “Il Supplizio del Legno di Sandalo”, senza saperne molto altro. Il titolo ha un sapore esotico, ma non ho pensato subito che si riferisse a una vera tortura. Mi venivano in mente, piuttosto, immagini di giovani donne cinesi che camminano con scomodi zoccoli di legno. Nulla di tutto ciò. Si tratta della storia di una donna cinese, figlia di un attore dell’Opera dei Gatti (una forma di recitazione popolare), sposata con lo scemo del paese, che ritrova dopo anni il proprio suocero, di mestiere boia, ed è amante del suo padrino, un importante magistrato. Sarà il padrino a ordinare a suo suocero di uccidere suo padre.

Tutto questo lo intuiamo già dalla prima pagina del libro. L’intera trama del romanzo è già lì. È questa la vera magia di Mo Yan: ci offre subito tutta la sua storia, con le cause e la conclusione, ma poi allarga la visione e ci dona nuovi dettagli e ogni dettaglio ne contiene uno nuovo, che più avanti sarà dilatato e sviluppato, in un crescendo che, poco per volta, ci fa scoprire tutta la complessità di un mondo. Una struttura affascinante, che di per sé merita la lettura.

Nel prologo leggiamo alcuni versi dell’Opera dei Gatti in cui si dice tutto quello che sarà raccontato di centinaia di pagine:

Mo Yan

Che orrore spaventoso!

Catturano mio padre e lo gettano in prigione,

e mio suocero, col legno di sandalo compie l’esecuzione.

Scopriremo così, passo dopo passo, perché ogni personaggio è come è e fa quello che fa.

Non è un romanzo per cuori teneri. Si parla spesso del boia e del suo mestiere e non immaginatevi i “buoni” boia della nostra tradizione, con cappuccio nero e ghigliottina o mannaia. No! Quelli in confronto erano dei gentiluomini, che cercavano di rendere la morte veloce e precisa.

impalazione

I boia cinesi (e stiamo parlando della Cina di un secolo fa!) erano dei veri torturatori. La condanna a morte indicava il modo in cui il condannato doveva morire e non era una scelta tra fucilazione e sedia elettrica. Il condannato doveva soffrire, la scelta era solo su quanto grande e lunga dovesse essere tale sofferenza. Nel libro vengono presentati vari esempi di esecuzioni/ torture. Ne cito solo uno per rendere l’idea: la condanna a essere tagliati in 500 pezzi (nella Cina antica potevano essere anche molti di più!). L’arte del boia stava nello scegliere con cura quali parti tagliare e quando, perché il condannato doveva assolutamente morire solo al cinquecentesimo taglio, non prima e non dopo, pena il disonore del boia o magari la sua stessa condanna. Considerate che questa esecuzione, e non è la sola, occupa svariate pagine. Quella che dà il titolo al romanzo è, invece, una versione “raffinata” dell’impalazione. Il boia deve cercare di tenere in vita la sua vittima per vari giorni.

Certo vederlo al cinema potrebbe essere sconvolgente, ma Mo Yan è uno che sa davvero scrivere e riesce a essere un elegante cronista di un mondo per noi quasi sconosciuto, un mondo di cui riesce a mostrarci la magia, dove la magia è una visione delle cose particolare, come quella che ha il marito sciocco di Meiniang usando il suo (falso) baffo di tigre, grazie a cui, il suo cervello malato, vede le persone sotto forma di animali, ma anche la magia di un mondo sospeso, di uno sguardo sorpreso, come quello di un bambino che, pian piano, mette a fuoco le cose e le comprende, anche se le aveva sotto gli occhi da tempo.

Firenze, 26/11/2012

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ILLUSTRARE IL QUARTO CAPITOLO DI JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI

Sto cercando illustratori e revisori per JACOPO FLAMMER NELLA TERRA DEI SURICATI, il secondo volume della serie I GUARDIANI DELL’UCRONIA, che segue JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE.

CERCO CORRETTORI DI BOZZE!

È in corso la fase di web-editing: chiunque vuole può dare suggerimenti per migliorare il romanzo, dalla correzione di errori a consigli per la trama.

Chi volesse contribuire alla revisione on-line può farlo qui.

Scoiattolo-tigre di Govinia - elaborazione grafica di Carlo Menzinger

Scoiattolo-tigre di Govinia – elaborazione grafica di Carlo Menzinger

CERCO ILLUSTRATORI!

Si tratta di un romanzo di fantascienza per ragazzi, percui vorrei che come il precedente possa avere dei disegni.

JACOPO FLAMMER E IL POPOLO DELLE AMIGDALE è stato illustrato da Niccolò Pizzorno e Ludwig Brunetti.

Questa volta vorrei fare un lavoro simile a quello de Il Settimo Plenilunio, cioè trasformarlo in una “gallery novel“, ovvero in un romanzo illustrato da numerosi artisti.

Chiedo, quindi, a chi voglia partecipare un impegno ridotto eventualmente anche a un solo disegno. Se ne volete fare di più, questo però non può che farmi piacere. Vorrei solo una certa coerenza con le immagini già realizzate sia per questo romanzo, sia per il precedente (prima parteseconda parteterza parte). Trovate i disegni ai link precedenti.

Parlo di questo libro anche nel mio sito.

I personaggi da disegnare saranno oltre ai tre ragazzini, numerosi animali nati da evoluzioni alternative dei suricati, degli orsi, dei velociraptor, dei maiali, dei pappagalli. Inoltre, alcuni capitoli si svolgono nella terra di Govinia dove ogni passato e ogni futuro possibili si incontrano, dove è, quindi possibile incontrare gli esseri più strani, le architetture più misteriose, gli ambienti più irreali che possiate immaginare. Insomma dei paesaggi su cui sbizzarrire tutta la vostra fantasia!

Penso che un disegnatore potrà divertirsi a reinventare tutto ciò!

Finora hanno inviato i loro disegni:

Niccolò Pizzorno

Fabio Balboni

Marco Divaz

e altri hanno già promesso di contribuire (ma aspetto di vedere i loro disegni prima di citarli).

Ecco l’inizio del QUARTO CAPITOLO:

GOVINIA

“Govinia, Govinia, ah Govinia! Come vivere senza aver visitato almeno una volta Govinia, l’incredibile ombelico degli Universi Divergenti, il magico cuore pulsante in cui tutti i tempi passati, futuri e presenti si ritrovano. Govinia: il più incredibile crogiolo di razze, culture e epoche. Govinia, misteriosa fortezza celata agli occhi dei comuni mortali, quartier generale della resistenza interuniversale dei Guardiani dell’Ucronia contro l’oscuro, malefico e osceno dilagare degli stravador.”

Sapur, l’ossuto scimpanzé, così declamando, si appoggiava dondolandosi lievemente alla balaustra del Tempio Orientale, da cui la vista si perdeva senza fine apparente sulle morbide colline della capitale, ricoperte di minareti, pinnacoli, cattedrali, ponti, immensi formicai, nidi aerei, monumentali ingressi di tane e gallerie sotterranee. Era arrivato da molto lontano. 

 

CONTINUA QUI:

http://www.liberodiscrivere.it/biblio/scheda.asp?OpereID=161486

Gli altri capitoli li trovate qui.

Ecco alcune immagini di questa strana città.

Palazzo sospeso di Govinia - Illustrazione di Carlo Menzinger

Palazzo sospeso di Govinia – elaborazione grafica di Carlo Menzinger

Govinia - Illustrazione di Niccolò Pizzorno

Govinia – Illustrazione di Niccolò Pizzorno

Uno snurtz (gatto di lago) – rielaborazione grafica di Carlo Menzinger

Uno snurtz (gatto di lago) – rielaborazione grafica di Carlo Menzinger

Conigli che ballano per le strade di Govinia- Elaborazione grafica di Carlo Menzinger
Conigli che ballano per le strade di Govinia- Elaborazione grafica di Carlo Menzinger

BUONE NATALE E FELICE 2013

TANTI AUGURI A TUTTI

albero d'acqua

BUONE FESTE

Albero di libri

Come augurio di buon Natale

vorrei regalarvi un libro.

Lo potete scaricare qui

http://sites.google.com/site/carlomenzinger/home-1/home/la-bambina-dei-sogni

E’ gratis! Se no che regalo sarebbe!

il nuovo romanzo di Carlo Menzinger

La Bambina dei sogni – Carlo Menzinger

Pinguini natalizi

Albero di scatole uova

Albero di legno

SOGNARE LA LUNA

Logo Apollo 11

Logo Apollo 11

La notte del 21 luglio 1969 ero con la mia famiglia al mare a Lavinio, vicino Roma, a casa di una zia di mio padre. Avevo cinque anni ma ricordo ancora quel momento, che forse non ha condizionato la mia vita, ma i miei pensieri sì. Alle 4,57 il primo uomo avrebbe messo piede sulla Luna!

Ricordo che eravamo tantissimi in quella stanza, oltre ai miei genitori c’erano tanti parenti e guardavamo tutti quella piccola scatola rossa che trasmetteva la telecronaca del primo allunaggio. Un oggetto assai diverso dai moderni megaschermi ultrapiatti!

Non ricordo se mi fu permesso di resistere fino all’ultimo, ma ricordo che quelle immagini le rividi nei giorni successivi in tante forme diverse.

Credo che fu allora che nacque la mia passione infantile per l’astronomia e fu allora, penso, che posi le basi per il mio amore giovanile per la fantascienza.

Dieci anni dopo, per festeggiare la ricorrenza, Mondadori pubblicava nella collana Oscar un volume intitolato “Mille e una Luna”, sottotitolo “Storie fantastiche e fantascientifiche di tutti i tempi”. Allora non lo lessi. L’ho scoperto solo ora.

Mille e una Luna” è una preziosa raccolta di alcuni dei più significativi racconti o estratti di opere maggiori che parlano del sogno dell’uomo di posare i piedi sull’astro notturno.

Alcuni di questi brani li avevo già letti in altri contesti, ma ritrovarli tutti assieme è stata una bella sorpresa.

Il secondo brano è un’altra pietra miliare della mia infanzia, un estratto dal secondo romanzo da me letto: “Le Avventure del Barone di Münchhausen”, una storia che all’età di sei anni mi aveva molto affascinato.

Questo volume, che riporta solo la parte del viaggio sulla luna, mi ha fatto scoprire come questo romanzo, o almeno la parte riportata sia un grande plagio.

Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen

Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen

Il volume procede cronologicamente, dal testo più antico al più moderno. Si comincia così con il fantasioso viaggio descritto dal greco Luciano di Samosata ben 1789 anni prima dell’allunaggio vero. Si passa poi all’Astolfo ariostesco, che sulla Luna cerca il senno dell’Orlando furioso, al racconto tecnico di Keplero, ai due viaggi di Cyrano de Bergerac (altro mito della mia infanzia), per arrivare quindi al Barone di Münchhausen, scritto “solo” 184 anni prima dell’allunaggio.

Quanto somiglia questo racconto alla Storia Vera di Luciano!

Luciano scrive:

Verso il mezzodì, disparita l’isola, un improvviso turbine roteò la nave, e la sollevò quasi tremila stadii in alto, né più la depose sul mare: ma così sospesa in aria un vento, che gonfiava tutte le vele, ne la portava. Sette giorni ed altrettante notti corremmo per l’aria: nell’ottavo vedemmo una gran terra nell’aere, a guisa d’un’isola, lucente, sferica e di grande splendore.” (pag.40)

Parafrasa Raspe:

un ciclone sollevò la nostra nave di almeno mille miglia dalla superficie dell’acqua e la tenne parecchio tempo a quell’altezza. Un vento gagliardo gonfiò finalmente le vele e ci fece procedere con incredibile velocità. Avevamo viaggiato sei settimane sopra le nuvole quando scoprimmo un grande paese rotondo e luminoso come un’isola lucente” (pag. 101).

A proposito degli animali lunari scrive il greco:

Questi Ippogrifi son uomini che vanno sovra grandi grifi, come su cavalli alati: i grifi sono grandi e la più parte a tre teste: e se volete sapere quanto sono grandi immaginate che hanno le penne più lunghe e massicce d’un albero di un galeoneQ” (pag. 40).

Riprende l’immagine l’autore del Barone:

vedemmo grandi figure a cavallo di avvoltoi con tre teste. Perché possiate farvi un’idea della grandezza di questi uccelli, vi dirò che l’apertura delle ali misurava sei volta la lunghezza della gomena più lunga che avessimo a bordo” (pag. 101).

Scrive l’autore di Samosata:

Quando l’uomo invecchia non muore, ma come fumo svanisce nell’aere” (pag. 45).

Evidentemente entrambi sono stati “davvero” nello stesso luogo, poiché anche per il Barone:

Quando gli abitanti della luna invecchiano, non muoiono, ma si dissolvono nell’aria come fumo” (pag. 102)!

Se Luciano scrive:

ed io pensomi che quando qualche vento scuote quelle viti, si spiccano quegli acini e cade fra noi la grandine” (pag. 46)

L’autore che riporta le avventure del Barone di Münchhausen, si dimostra il vero inventore del “taglia e incolla” scrivendo:

Nella luna i vinaccioli sono esattamente come la nostra grandine e io sono fermamente convinto che quando lassù un temporale stacca i grappoli dalla pianta, gli acini cadono sulla terra e formano la grandine” (pag. 103).

Cyrano de Bergerac

Cyrano de Bergerac

E gli esempi non sono finiti qui! Non sarebbe però giusto parlare di plagio, perché le avventure del Barone nascono in modo particolare. Il vero Barone Karl Friedrich Hieronymus von Münchhausen (vissuto tra il 1720 e il 1797) era solito raccontare storie incredibili sulla propria vita, ma lo faceva tanto per divertire, non certo per creare un’opera letteraria. Potrebbe quindi aver attinto alle proprie letture per alimentare le panzane che amava raccontare. Le sue “invenzioni” furono poi riprese in inglese da un autore anonimo (che si scoprì poi essere l’erudito Rudolf Erich Raspe) su una rivista umoristica berlinese. Le vicende furono quindi tradotte in tedesco e adattate da Gottfried August Bürger che fu a lungo considerato l’autore, anche perché Raspe non ne rivendicò (giustamente!) la paternità, forse conscio che il libro fosse tutto un gran plagio! Insomma una storia senza un vero autore, come le antiche leggende.

Dopo la nave di Raspe, eccoci finalmente con Edgar Allan Poe a un viaggio un po’ più “tecnico” anche se la tecnologia di riferimento è quella del tempo: una mongolfiera. Poe con questo racconto si rivela non solo, come noto, un precursore del giallo e dell’horror, ma anche della fantascienza. Il suo animo razionale lo porta a preoccuparsi anche di problematiche reali di una simile ascensione, quale la rarefazione dell’aria.

Grande assente in questa rassegna è Jules Verne con i suoi due romanzi Dalla Terra alla Luna” e “Intorno alla Luna”.

Da Poe si salta subito al geniale e ancora futuribile Heinlein che nel racconto “L’uomo che vendette la Luna” mostra moltissime delle opportunità economiche di sfruttamento della Luna. Se alcune, come i diamanti lunari, sembrano di pura fantasie, altre sono ancora attuali e attuabili, quale lo sfruttamento come spazio pubblicitario, come luogo di vacanza, come riserva di minerali, come opportunità di speculazione immobiliare.

Peccato che la conquista della Luna si sia fermata a quei pochi passi e che dopo la passeggiata di Eugene Cernan che scese dall’Apollo 17 nel lontano dicembre del 1972, l’anno prossimo saranno 40 anni che l’uomo non c’è più tornato. Un sogno spezzato! Eppure la conquista dello spazio potrebbe essere molto importante per l’umanità. Ci si dimentica della fragilità del nostro pianeta. Abitare la Luna, anche solo con un migliaio di persone, potrebbe voler dire avere una modesta scialuppa di salvataggio per la nostra civiltà contro sciagure apocalittiche, ma anche la base per cercare di andare più lontano. Sarebbe una grave mancanza per la nostra specie rinunciarci.

L’Agenzia Spaziale Europea e la Repubblica Popolare Cinese hanno entrambe piani per esplorare la Luna, la prima mediante sonde e la seconda, secondo notizie recenti, con un programma di esplorazione umana.

La Cina, oltre all’esplorazione umana, sta considerando la possibilità di sfruttare minerariamente la Luna, in particolare per l’isotopo Elio-3, da usare come fonte d’energia sulla Terra

La raccolta prosegue con un racconto di Paul Anderson, che, quasi ucronicamente, immagina un Leonardo Da Vinci che riesce a raggiungere il nostro satellite, il racconto di un’astronave fatta “in casa” di Clyde Brown, e una corsa, inventata da Arthur C. Clarke, per raggiungere Selene fatta in contemporanea da americani, russi e inglesi, che arriveranno in contemporanea quasi a voler simboleggiare ciò che 11 anni dopo sarà scritto sulla targa depositata nel Mare della Tranquillità dall’Apollo 11:

Qui uomini del pianeta Terra per primi misero piede sulla Luna – Luglio 1969 – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità” (pag. 335).

Targa Apollo 11

Targa Apollo 11: Qui uomini del pianeta Terra per primi misero piede sulla Luna – Luglio 1969 – Siamo venuti in pace per tutta l’umanità

Firenze, 23/04/2011

Alterazioni temporali e ucronie al cinema

Ritorno al futuro

Ritorno al futuro

Se in letteratura gli esempi sono numerosissimi, anche nel cinema non mancano esempi di alterazione del flusso temporale, quali la celeberrima trilogia di “Ritorno al futuro” che descrive le possibili vite del protagonista al verificarsi di dati eventi nel suo passato. Non si tratta, però di ucronia, perché le alterazioni degli eventi storici non sono rilevanti, l’impatto è soprattutto sulla vita del protagonista e dei suoi familiari, personaggi oltretutto immaginari e non storici.

Questi film sono generalmente considerati “fantascienza” e tra la fantascienza, in effetti, si possono trovare esempi nascosti di ucronie, come certi episodi di Star Trek.

Un’altra storia in cui, pur senza fare riferimento a fatti da libro di Storia, si ha un’alterazione divergente del flusso temporale è il film “Ricomincio da capo“, in cui il protagonista Bill Murray impara ad amare Andie McDowell, vivendo all’infinito lo stesso giorno, con piccole modifiche che lo portano a comprendere lei e sé stesso. Con questo film siamo dunque dalle parti dell’ucronia anche se la mancanza di un’ambientazione nel passato o in tempi diversi dal presente lo rende, a mio avviso, meno degno di comparire nel genere. Lo stesso potrebbe dirsi dell’imperdibile “Sliding Doors”. Siamo però sempre nell’ambito delle alterazioni “private” del Tempo.

Sliding Doors

Sliding Doors

Una visione del tempo ucronica si ritrova in varie pellicole, tra cui l’ultimo episodio di Shrek e la Sesta Stagione di Lost. Manca però sempre l’alterazione della Storia.

 

Più correttamente ucronico potrebbero essere considerati il film “I vestiti nuovi dell’Imperatore” nel  quale Napoleone fugge da Sant’Elena e torna in Francia (regia di Alan Taylor, GB 2001) o “L’ultima tentazione di Cristo”, tratto dall’omonimo romanzo, in cui Gesù rifiuta la Croce. Ai limiti della fantascienza “I ragazzi venuti dal Brasile”, con Gregory Peck, in cui si scoprono dei cloni di Hitler o, ancora “Bastardi senza gloria” di Tarantino, in cui Hitler viene ucciso.

Le vicende di “Watchmen” sono ambientate in una realtà alternativa molto simile a quella del mondo reale, in un 1985 in cui Stati Uniti e Unione Sovietica sono in piena Guerra Fredda e sull’orlo di una guerra nucleare. La principale differenza con la realtà è la presenza di supereroi nella società comune, cosa che allontana il film dai canoni dell’ucronia classica.

I vestiti nuovi dell'imperatore

I vestiti nuovi dell’imperatore

 

 

“It Happened Here” è un film del 1965, scritto, diretto e prodotto da Kevin Brownlow e Andrew Mollo. È una storia fantapolitica ucronica, in cui, con uno stile semi-documentaristico, viene mostrato quello che sarebbe potuto accadere se la Germania nazista avesse occupato l’Inghilterra durante la seconda guerra mondiale.

Iron Sky” è una commedia basata sull’idea che un gruppo di nazisti sia riuscito a nascondersi per anni sulla luna, preparando la loro rivincita per la caduta del terzo Reich.

 

Il cinema, insomma, sembrerebbe ancora povero di ucronie, ma certo potete aiutarmi a scoprirne altre.

Sono comunque convinto che, se la letteratura si è tanto sviluppata nell’ultimo periodo, certo il cinema finirà per accorgersene.

Pare, a esempio, che sia in lavorazione un film tratto da “La svastica sul sole” e il regista sarebbe Riddley Scott!

A quando un film su “Il Colombo divergente”?     😉

 

Leggi anche:

–          Ucronia, la Storia sognata

–          I principali romanzi ucronici

–          Il Colombo divergente

–          Giovanna e l’angelo

–          Ucronie per il terzo millennio

–          Jacopo Flammer e il Popolo delle Amigdale

–          Jacopo Flammer nella Terra dei Suricati

–          Tutti i post sulle ucronie

–          romanzi con una divergenza preistorica

–          La svastica sul sole

–          Invasione

–          Fatherland

–          Il Libro degli Yilané

–          Il mondo perduto

–          22/11/’63

–          Darwinia

–          Bastardi senza gloria

–          Lost

–          Dylan Dog

–          Shrek Forever After

–          IF – Insolito & Fantastico

–          Il Vangelo secondo Gesù Cristo

–          L’Ultima Tentazione di Cristo

–          Finzioni

–          Nero italiano

–          L’inattesa piega degli eventi

–          Roma eterna

–          Quali sono i principali romanzi ucronici (vecchio elenco)

–          Cos’è un ucronia? (precedente versione)

IL NOVECENTO DI FOLLETT

La caduta dei giganti: 1 (Omnibus)

La Caduta dei Giganti – Ken Follett

Di Ken Follett avevo già apprezzato “I pilastri della terra” e gradito “Nel bianco”, “Il martello dell’Eden” e il “Pianeta dei bruchi”.

La Caduta dei Giganti – The Century Trilogy – Volume Primo” è un volume (mai parola è stata più appropriata!) la cui qualità mi ha lasciato a lungo incerto durante la lettura.

La pretesa di narrare in un romanzo la storia del mondo nell’arco di quasi un secolo, è, in effetti, non poca cosa. La scelta è di farlo attraverso diversi personaggi (e le rispettive famiglie) appartenenti a diverse nazioni: americani, tedeschi, inglesi, russi. Eh, già, ovviamente niente italiani.

Nel volume, che tratta principalmente della Prima Guerra Mondiale, ai “disordinati italiani” (sic!) vengono solo riservati due accenni di un paio di righe. Viene quasi da chiedersi se abbiamo davvero partecipato alla Grande Guerra o se, all’epoca, l’Italia esistesse. Questa non è una colpa di Follett. Il fatto è che l’Italia contava poco nella Storia e conta poco nell’immaginario americano. Del resto gli altri popoli del mondo non hanno più spazio di noi in queste pagine. Si tratta in fondo di un romanzo e non di un trattato, anche se il tema induce a fare confusione.

La scelta di unire in un solo volume storie diverse è sempre difficile. Qui però è comunque motivata: il mondo nel Novecento è diventato un luogo solo. La globalizzazione sta cominciando. La scelta narrativa contribuisce a illustrare il concetto. Questo non la rende però di più facile attuazione.

Le varie famiglie si spostano, soprattutto per esigenze belliche, e s’incontrano tra loro. Persino i vari ceti sociali si mescolano (anche questo rappresenta bene il secolo, ma certe ascese sociali sono forse un po’ troppo americane per i nostri gusti gattopardeschi). Tutto ciò rende più omogenea la narrazione e giustifica la sovrabbondanza di trame autonome al suo interno.

Statua di Ken Follett

Statua di Ken Follett

In altri libri la vera unità narrativa nasce dall’aver scelto un protagonista “non umano”. Penso ad esempio a “Roma eterna” di Silverberg, in cui protagonista è davvero l’Impero Romano.

Qui però non c’è un Impero o uno Stato solo. Il protagonista, se vogliamo, potrebbe essere il Mondo o forse la Guerra. Non è quello che si percepisce, però. I singoli personaggi “umani” hanno un peso troppo determinante perché sia così. A volte si ha dunque un po’ l’effetto telenovela, con l’attenzione che si sposta da una vicenda all’altra. A essere protagonista non è neanche la Guerra, perché, nonostante non si faccia altro che parlarne, viene mostrata ben poco. Dove sono le grandi battaglie, gli eroismi, il dolore e gli orrori? Ce ne è qualche cenno, perché l’autore è comunque un fuoriclasse, ma non abbastanza da rendere questo un romanzo di Guerra. Quanto al Mondo, come dicevo, in realtà è assai poco rappresentato.

Insomma, Follett mi pare abbia vinto solo a metà la sfida di trasformare un’antologia di racconti in un romanzo.

Quanto alla narrazione in sé, è innegabile che più volte dimostri la sua maestria regalandoci momenti di emozione vera. Lo fa soprattutto quando parla del “popolo”, dei minatori, dei soldati, della sofferenza. Alcuni brani sono gradevoli, ma per mille pagine di testo è forse un po’ poco.

Quando ci parla della nobiltà, è troppo vicino alla Storia e se ne lascia tentare. Diventa freddo e didattico e ci mostra i potenti che discutono di politica, per farci vedere cosa succede nel mondo. Le discussioni politiche s’insinuano prepotenti in ogni dialogo, persino in quelli delle gente comune.

Un altro aspetto che non mi ha convinto per nulla sono le scene di sesso. Innanzitutto, ci sono troppe prime volte, troppe vergini (persino un vergine) che provano la loro prima emozione sessuale. In un romanzo una volta basta e avanza. Quando poi entra nei dettagli, si muove come un principiante, rasentando la banalità. È un argomento ormai troppo trattato da miriadi di autori, con magia, con passione, con brutalità, con violenza, con ironia e in tantissimi altri modi, perché un autore del livello di Follett, possa limitarsi a descrivere dei noiosi palpeggiamenti. Altrettanto banale mi è parso quando descrive le coppie separate dalla guerra.

Il lavoro storico è comunque egregio, credo di poterlo affermare anche senza essere andato a fare verifiche certosine. Del resto basta leggere alla fine del volume quanto vasto sia stato il suo staff, per non avere dubbi che il libro, se non altro possa essere storicamente istruttivo. Nei Ringraziamenti finali leggo i nomi di nove storici, su uno staff complessivo di ventotto elementi, compresi cinque parenti. Ancora una volta noto come la differenza tra un bestseller e un libro poco conosciuto spesso sia non solo nell’impari forza promozionale e distributiva, ma anche nelle forze “creative” di cui dispongono gli autori di fama.

Questo, insomma, è un libro che ha i suoi difetti, il primo dei quali è certo la lunghezza, perché non c’è nessun motivo perché un romanzo debba essere lungo mille pagine, neanche se ha la pretesa di narrare tredici anni di Storia dell’Occidente, mostrando, tra l’altro dei Tedeschi ormai non più cattivi degli altri, del resto, ormai sono alleati. Solo verso i bolscevichi si sente una certa presa di posizione (ma almeno non mangiano i bambini). In effetti, l’assenza di veri “cattivi” rende tutto più melenso.

È comunque un buon prodotto industriale, costruito con tecnica e precisione da professionisti, capace di regalare un bell’affresco della Grande Guerra, come ancora ce ne sono pochi, ma non si legge in fretta. Io, tra un impegno e l’altro, ho impiegato un mese e venti giorni per finirlo: non è mai un buon segno, per uno che legge decine di libri l’anno.

 

Firenze, 26/03/2011

Armentano, Arco e Zanetti

IL PAESE DELLE DONNE

Con “Libero ArbitrioCaterina Armentano ci parla di donne, amiche, vicine, parenti, che convivono o s’incrociano in uno spazio e un tempo ristretti, che ha i contorni della Calabria, ma potrebbe essere anche altrove nella provincia italiana. È un mondo fatto di donne, in cui gli uomini ci sono, ma sono comparse, perché sembra valere e contare di più quest’amicizia/ inimicizia che avvicina e allontana ogni donna all’altra e in cui gli uomini sono, al più, le scuse per questi moti femminili.

Nelle prime pagine si ha quasi l’impressione di perdersi in un variegato universo gimnoforme, ma poi due figure emergono nitide, la voce narrante di Rebecca ed Ester, la sua miglior amica, di cui Rebecca ci parla.

Le vite vissute da queste calabresi sono esistenze difficili, non per motivi ambientali specifici, quali la povertà o la criminalità del sud, ma perché la nostra quotidianità è sempre complessa e piena di sorprese non sempre gradite.

La vita di Ester e Rebecca lo è forse più delle altre. I loro crucci sono familiari. La loro pena nasce da delle mancanze. Carenze di mariti o compagni, che e se vanno. Carenze di figli, che non arrivano.

Caterina Armentano

Caterina Armentano

La più debole è Ester e Rebecca la sostiene. La gratitudine di Ester arriva discontinua, più assente che presente. La sua debolezza la rende incapace anche di questo. La sua debolezza la travolgerà.

Questo in sintesi è il romanzo “Libero Arbitrio”, il primo che leggo della brava Caterina Armentano, che si dimostra una narratrice piacevole, precisa, organizzata e che ha prodotto un libro con un piccolo editore, 0111 Edizioni, ma avrebbe potuto benissimo essere pubblicata da case maggiori, se solo queste avessero più risorse per fare n po’ di serio scouting su autori minori e per promuoverli come meritano.

Firenze, 01/11/2012

AVVENTURE ALL’OMBRA DEL MONTE ROSA

Lorenzo Arco - Monterosa Blues

Lorenzo Arco – Monterosa Blues

Perché le avventure di ragazzi continuano a piacermi, anche se ho quasi cinquant’anni?

Certo, non è che ogni volta che leggo un romanzo che ne parla, lo metta subito in top-ten, però ci sono alcune storie di questo tipo che riescono ancora a stimolarmi. Penso, per esempio, a “It” di Stephen King o al nostrano “L’ultima estate che giocammo ai pirati” di Alessandro Soprani o magari persino a “Harry Potter” della Rowling.

Con “Monterosa Blues”, Lorenzo Arco ci porta da quelle parti. Ci fa tornare ragazzi, ci fa vedere le cose con quello sguardo magico che solo i giovanissimi hanno.

La storia si svolge ai piedi del Monte Rosa, che ogni tanto occhieggia dall’alto la scena. Ci mostra l’incontro del giovane protagonista con la banda dei Diodi, un gruppetto di ragazzini dodicenni così svegli però che chiamarli banda è un po’ sminuirli, perché sono colti (quasi nel modo innaturale della bambina de L’eleganza del Riccio della Barbery), come non sono più gli adolescenti di oggi, capaci di costruire i più strani marchingegni, sempre pronti a risolvere misteri e a cacciarsi nei guai. Del resto loro si definiscono una libera associazione di scienziati. Veri “ragazzi universali” che si interessano di tutto, dalla musica, all’archeologia, all’astronomia. Forse un po’ troppo bravi e precisi, ma va bene lo stesso.

Lorenzo Arco

Lorenzo Arco

Certo, ogni tanto, l’autore si fa prendere un po’ la mano e quando li manda a combattere addirittura con dei reduci nazisti il racconto prende un po’ troppo i toni da cartone animato, con i tedeschi a far da macchiette, ma per il resto si apprezzano le teleferiche caserecce, l’interpretazione di strane mappe, le scalate, le esplorazioni subacquee, le cerbottane, le torce speciali.

Insomma, una lettura forse più adatta a un dodicenne che a un adulto, ma comunque piacevole.

Leggendo la biografia, scopro che l’autore, è un musicista che viene dal mondo dello spettacolo (Maurizio Costanzo Show, Zelig Circus, Colorado Café e molto altro).

Firenze, 05/11/2012

UN URBAN FANTASY ITALIANO

Occhi Grigi - Irene Zanetti

Occhi Grigi – Irene Zanetti

Occhi Grigi”, il romanzo autoprodotto da Irene Zanetti con Lulu credo si possa definire “urban fantasy”.

La storia di alcuni ragazzi dotati di particolari poteri telepatici (quando questi si attivano, i loro occhi diventano grigi o rossi), infatti, potrebbe anche essere definita paranormale o fantascientifica, ma la contrapposizione tra i buoni dagli occhi grigi e i cattivi dagli occhi rossi fa troppo pensare al classico manicheismo del fantasy. Certo qui non ci sono elfi, gnomi e draghi, dato che l’ambientazione è moderna e “realistica”, ma lo spirito che si respira è lo stesso.

Le avventure peraltro sono di sicuro assai meno mirabolanti di quelle dei principali fantasy e ogni tanto il ritmo narrativo rallenta e indugia in descrizioni e dettagli. La presenza di protagonisti giovani vuole dare una certa vivacità alla narrazione.

Irene Zanetti

Irene Zanetti

I problemi dell’autopubblicazione mi sono ben noti e creando il gruppo anobiiano “Web-editing” (per la revisione reciproca di testi) ho cercato di ovviarvi. Credo che anche questo volume, se fosse passato per una rilettura attenta, se ne sarebbe potuto giovare, riordinando almeno la punteggiatura ed eliminando qualche inutile refuso.Irene Zanetti

Se non altro, avendo autopubblicato, immagino che l’autrice avrà potuto mantenere i propri diritti e penso che non le sarà difficile realizzare presto una nuova edizione più limata. Del resto neppure i piccoli editori fanno (di norma) editing, ma, rivolgendosi a loro, poi fare una seconda edizione può essere più problematico.

Firenze, 26/11/2012

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